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	<title>Goffman &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>(Nuove) vite indegne di essere vissute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2018 05:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[180]]></category>
		<category><![CDATA[Basaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Goffman]]></category>
		<category><![CDATA[malati psichiatrici]]></category>
		<category><![CDATA[manicomi]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[opg]]></category>
		<category><![CDATA[Società psichiatrica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Vite indegne di essere vissute]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot   Alla sera abbiamo preso un paio di birre, e mangiato del chili; è stato magnifico, veramente magnifico. E non ho scordato un solo istante di essere libera.*                                                   [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong>di Mariasole Ariot  </strong></p>
<p style="text-align: right;">Alla sera abbiamo preso un paio di birre,<br />
e mangiato del chili; è stato magnifico, veramente magnifico.<br />
E non ho scordato un solo istante di essere libera.*</p>
<p>                                                                                                                                                                                          <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-75254" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/salvini.jpg" alt="" width="1114" height="467" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/salvini.jpg 1114w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/salvini-300x126.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/salvini-768x322.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/salvini-1024x429.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/salvini-250x105.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/salvini-200x84.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/salvini-160x67.jpg 160w" sizes="(max-width: 1114px) 100vw, 1114px" /><br />
&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è novità : la legge 180 viene messa in discussione dalla sua nascita, nella sua alba dagli stessi medici, successivamente in piccole zone liminari, nei bar di periferia, tra le nuove forze di estrema destra e non solo : <em>il pazzo  è un pericolo per la società!, dovrebbe essere internato, riaprano i manicomi!</em></p>
<p>Un cicaleggio,  frastornante per chi – già stigmatizzato – ne paga le conseguenze sulla propria pelle, nei propri organi interni, ma pur sempre un cicaleggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma il cicaleggio restava un rumore di fondo avvertito solo da chi aveva l’udito troppo fine o già riempito di un vociare continuo, avvertito da corpi in lotta che lottano per riaggiudicarsi uno statuto di dignità.</p>
<p>Quando invece è un Ministro dell’Interno a dirlo pubblicamente, non si tratta più di un rumore di sottofondo ma di un sottosuolo che riappare ed esonda, un rumore dato dalla voce di chi ha voce per imporsi e cavalcare il sottovoce di chi nel lamento ha bisogno di sempre nuovi capri espiatori.</p>
<p>La società psichiatrica ha risposto. Non solo a questa dichiarazione fintamente buonista (come se a Salvini importasse delle famiglie dei malati psichiatrici e dei malati stessi), ha risposto anche ad altre dichiarazioni fatte a voce dallo stesso che dicono “<strong>esplosione di aggressioni da parte di persone affette da disturbi mentali</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(dunque i fatti degli ultimi giorni : le pistole alle finestre a sparare al migrante o alla bambina rom : malati psichiatrici?)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure, anche questa risposta non basta, non basterà, è necessario aprire le bocche dal basso. Perché, sfortunatamente, nel tentativo lodevole di negare le parole del Ministro degli Interni, anche la società psichiatrica cede e si contraddice. Prima afferma che forse il ministro non sa che l’Italia in questo campo è un’eccellenza, poi, nella contraddizione, chiede che piuttosto vengano dati fondi dove fondi non ce ne sono, dove i fondi sono stati tagliati e continuano a essere tagliati, dove gli operatori addetti alla salute mentale sono troppo pochi per lavorare bene, e le risorse troppo poche per accogliere e prendersi cura di chi ne ha bisogno.</p>
<p>La realtà italiana non è un’eccellenza. Eppure vi sono delle sacche di resistenza che abbracciano la prospettiva basagliana in modo onesto e civile. Mancano i soldi, e questo purtroppo crea una lacerazione tra il voler fare e il poter fare.<br />
Tagli alla sanità, e il taglio è ancor più profondo quando si ritiene che in fondo si ha a che fare con esseri umani di poche pretese, che possono accontentarsi di un pasto, 50 euro al mese per uno stage lavorativo per la reintroduzione al mondo del lavoro , farmaci, un letto, una sala del fumo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Purtroppo esistono ancora i legacci attorno alle sbarre del letto. Le falle del sistema sono tante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma il punto è : l’Italia più buona, per Salvini, non sarebbe quella di aiutare seriamente i servizi territoriali per permettere ai malati (specialmente a chi si affida ai servizi pubblici) cure dignitose e spazi di cura decenti, un incremento delle possibilità per i curanti di essere presenti in modo costante e continuativo. L’Italia più buona, per Salvini, è quella di retaggio fascista. Un’Italia in cui i soggetti più deboli vengono rinchiusi o fatti affondare. Un’Italia in cui quelle vite che nel programma Aktion t4 veninivano considerate indegne di essere vissute, per razza o per disabilità, vanno eliminate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Certo – si dirà – nessuno ha parlato di eliminare fisicamente nessuno.<br />
Ma riaprire i manicomi o gli OPG, mettere in discussione una delle poche leggi che hanno segnato un’apertura in questo paese, una fuga in avanti, un passo verso la restituzione della libertà e della soggettività a coloro ai quali era stata sottratta, non è forse, ancora una volta, l’ennesimo tentativo di questo governo di eliminazione, di epurazione?</p>
<p>Si tratti di ri-confinare o di alzare i confini, l’idea di fondo resta la stessa : un ritorno fascista e autoritario che decide come va trattato, operato chirurgicamente nell’esercizio biopolitico di un potere perverso, esseri umani a cui non dev’essere concesso il diritto di vivere una vita degna di essere vissuta.</p>
<p>*testimonianza tratta dalle note di campo di Erving Goffman per la stesura di Asylums</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La famiglia su YouTube. Dai bagnetti ai prediciottesimi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2015 06:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Brodesco]]></category>
		<category><![CDATA[archivio trentino]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Goffman]]></category>
		<category><![CDATA[prediciottesimi]]></category>
		<category><![CDATA[registrabilità]]></category>
		<category><![CDATA[registrazione]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alberto Brodesco Un estratto dall&#8217; Archivio Trentino, 1/2014, numero speciale “Pratiche del film di famiglia. Memorie amatoriali dall&#8217;archivio alla rete”. «Emerson &#8211; Mommy&#8217;s Nose is Scary! (Original)» riprende per 58 secondi un bambino su un seggiolone. La descrizione del video, caricato dalla madre, recita: «My five-and-a-half-month old son Emerson isn&#8217;t sure what to think [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">di <strong>Alberto Brodesco</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Un <i>estratto dall&#8217; </i>Archivio Trentino<i>, 1/2014, numero speciale “Pratiche del film di famiglia. Memorie amatoriali dall&#8217;archivio alla rete”.</i></p>
<p align="JUSTIFY">«Emerson &#8211; Mommy&#8217;s Nose is Scary! (Original)» riprende per 58 secondi un bambino su un seggiolone. <span lang="en-US">La descrizione del video, caricato dalla madre, recita: «My five-and-a-half-month old son Emerson isn&#8217;t sure what to think when I blow my nose. </span>Sometimes he&#8217;s terrified, then he can&#8217;t stop laughing». Il video conta in data 15 luglio 2014 quasi 56 milioni di visualizzazioni e 216.000 ‹like›. «Baby Laughing Hysterically at Ripping Paper (Original)» mostra un bambino che ride mentre il papà strappa una lettera: 70 milioni di visualizzazioni e 236.000 like. Un altro video assunto alla celebrità è «David After Dentist». Mostra un bambino che delira sotto l&#8217;effetto di un sedativo ed è stato visto da 125 milioni di persone. Il video dei record, infine, riprende due fratellini. Il più piccolo morde l&#8217;altro, che esprime il commento eponimo «Charlie bit my finger». Si contano qui 740 milioni di visualizzazioni e 1 milione e 300 mila like.</p>
<p align="JUSTIFY">Queste sono solo le piccole star familiari di YouTube, le stelle più brillanti di un universo sconfinato di autorappresentazioni familiari di cui cercheremo di individuare e analizzare alcune sedimentazioni discorsive in grado di segnare i punti cardine della vera e propria mutazione socio-culturale avvenuta nella transizione dal passato analogico al presente digitale.</p>
<p align="JUSTIFY">Il salto da un&#8217;epoca di scarsità, in cui la pellicola era un bene prezioso che andava risparmiato, alla suddetta era dell&#8217;abbondanza o dello «spreco iconico» (Gilardi, 2000, p. 311) produce una prima distanza tra lo ieri e l&#8217;oggi. Non è più necessario impegnarsi in quella che era la vera questione chiave per il cineasta amatoriale, ovvero l&#8217;accurata selezione di specifiche porzioni di realtà. Venendo meno il bisogno di preoccuparsi dell&#8217;esauribilità del supporto materiale, cioè di delimitare una frazione di tempo, la durata di osservazione si estende, le riprese si allungano, lo sguardo si sofferma e permane.</p>
<p align="JUSTIFY">I modi con cui viene rappresentato su YouTube un momento canonico del film di famiglia, il ‹bagnetto› del neonato, forniscono un buon punto di osservazione su questo primo effetto. Bisogna intanto prendere atto dell&#8217;enorme disponibilità di bagnetti su YouTube: digitando in italiano ‹primo bagnetto› (fra virgolette) il motore di ricerca restituisce 7.310 video; utilizzando l&#8217;inglese ‹first bath› come parola chiave si trovano circa 140.000 filmati. I primi trenta risultati delle ricerche nelle due lingue, raccolti come campione, mostrano che i video con ‹primo bagnetto› nel titolo o nella descrizione hanno una durata media di 4 minuti e 37 secondi (mediana: 3&#8217;48&#8221;), mentre i video taggati ‹first bath› durano in media 7&#8217;52&#8221; (mediana 6&#8217;36&#8221;). A volte i genitori riprendono integralmente<i> </i>il bagnetto, con durate che giungono fino ai 19 minuti. Al di là dell&#8217;esigenza di risparmiare, all&#8217;epoca della pellicola la stessa durata fisica delle bobine rendeva impossibile girare delle sequenze di tale lunghezza.</p>
<p align="JUSTIFY">Strettamente associata a questa, una seconda conseguenza della digitalizzazione del video di famiglia ha a che fare con i contenuti, con ciò che viene registrato dalla videocamera. Ai momenti canonici che continuano a essere filmati (matrimoni, compleanni, primi passi&#8230;) si sommano ora i fatti più minuti, considerati un tempo scarsamente rilevanti, non meritevoli di essere ripresi. Entrano nell&#8217;inquadratura i piccoli momenti del quotidiano. I video esplorano senza fretta i territori dell&#8217;effimero.</p>
<p align="JUSTIFY">[&#8230;]</p>
<p align="JUSTIFY">Le parole svolgono una funzione fatica, servono a ribadire l&#8217;esistenza di chi le pronuncia. È facile per lo spettatore porsi in una posizione di superiorità rispetto a tale esposizione ingenua del quotidiano più minuto e alle considerazioni verbali che la accompagnano. Eppure i numeri dimostrano che vlog come questi richiamano un interesse di massa. PepperChocolate84 è una ‹fashion e make-up guru›, una partner di YouTube, una professionista in grado di guadagnare grazie al suo canale, la star di uno «<i>star system</i> tutto interno a YouTube» (Nencioni, 2013, p. 75). In data 6 giugno 2014, PepperChocolate84 è autrice di 687 video – tutorial, consigli di abbigliamento e di stile, racconti di viaggio e di vita privata. Il suo canale ha 137.677 iscritti. La concezione di ‹famiglia› che viene così a stabilirsi assume evidentemente una forma particolare: PepperChocolate84 non solo condivide pubblicamente la sua vita familiare, ma la vende.</p>
<p align="JUSTIFY">La somma tra prolungamento dello sguardo sull&#8217;oggetto inquadrato e ripresa dell&#8217;effimero finisce per estendere il territorio del filmabile, la cui capienza abbraccia ora tutti gli spazi e tutti i luoghi, come se la realtà fosse divenuta un lunghissimo piano sequenza. Dal punto di vista tecnologico tale apertura degli orizzonti del possibile è simbolizzata dall&#8217;invenzione dei Google Glass e dalla progettazione della videocamera GoPro. La camera diventa un terzo occhio, raddoppia la percezione, conserva traccia registrata di tutto ciò che l&#8217;individuo ha percepito. La rassicurazione psicologica fornita da questa opzione ne decreta il successo: «la memoria privata è ormai perfettamente controllabile grazie al suo spostamento dalle incertezze dell&#8217;organico alla sicurezza dell&#8217;inorganico» (Eugeni, 2009, p. IX).</p>
<p align="JUSTIFY">Se, prima, la presenza della cinepresa stabiliva un&#8217;eccezione, ora l&#8217;ubiquità della videocamera o del videofonino è la regola, l&#8217;ordinario. La registrazione (o la registrabilità) del quotidiano fa parte dell&#8217;orizzonte degli eventi della società contemporanea.</p>
<p align="JUSTIFY">[&#8230;]</p>
<p align="JUSTIFY">La disponibilità costante di dispositivi mobili a portata di mano dell&#8217;individuo produce inoltre degli effetti legati alle modalità stesse della rappresentazione o dell&#8217;autorappresentazione. Si può infatti osservare la perdita dell&#8217;«afflato corale e inclusivo» (Cati, 2013, p. 106) che contraddistingueva l&#8217;home movie, con un conseguente passaggio enunciativo dal ‹noi› all&#8217;‹io›. Oggi i racconti di sé ‹familiari› o collettivi sono decisamente minoritari rispetto all&#8217;enorme mole di video concentrata non sulla famiglia ma sull&#8217;individuo.</p>
<p align="JUSTIFY">[…]</p>
<p align="JUSTIFY">Il cineamatore in pellicola svolgeva un ruolo sociale, filmando la famiglia <i>per</i> la famiglia, per lasciare un lascito al nucleo domestico o ai propri figli. La visione collettiva nel corso delle serate di proiezione rinsaldava l&#8217;unità degli affetti. Di preferenza, i video sono invece oggi destinati alle pagine o ai canali <i>personali</i> di FaceBook, YouTube, eccetera. Se prima la comunicazione mirava a un ‹noi› condiviso e voleva sedimentare anche una testimonianza per le future generazioni, ora ci si indirizza prevalentemente al presente parlando in prima persona singolare. Lo stesso payoff di YouTube, «Broadcast Yourself», è da intendere come un ‹tu› più che come un ‹voi›. La celebre copertina di <i>Time</i> del 2006 che celebra l&#8217;avvento del web 2.0 eleggendo ‹You› come «person of the year» si può interpretare alla luce della stessa connotazione. La copertina mostra lo schermo di un computer ricoperto di una superficie riflettente, lasciando già spazio alle interpretazioni culturali che puntano l&#8217;indice contro la presunta «epidemia di narcisismo tra i giovani» – ormai un luogo comune segnalato con toni preoccupati da quotidiani felici di pescare tali dati dal <i>mare magnum</i> della ricerca accademica («ben il 70% dei ragazzi è ‹malato› di narcisismo, fenomeno che sta dunque raggiungendo dimensioni epidemiche»). Eppure sin dagli anni settanta, scrivendo di videoarte, Rosalind Krauss (1976, p. 50) suggeriva che una deriva narcisistica fosse interna a un medium come il video che induce l&#8217;artista a cercarvi uno specchio. Il videofonino, portatile, agile e personale, non ha fatto altro che accentuare (mcluhanianamente) questo aspetto.</p>
<p align="JUSTIFY">I processi di mediazione e di auto-mediazione, prerequisiti essenziali per la soggettivazione, attraversano dunque un&#8217;evoluzione tecnologica. La costruzione del sé si ricalibra all&#8217;interno dell&#8217;interazione sociale offerta dai Social Network Sites. La presentazione o rappresentazione del sé – un&#8217;operazione drammaturgica, concepita per una pluralità di palcoscenici e per una molteplicità di audience (Goffman, 1969) – è calata in un&#8217;era di vetrinizzazione sociale (Codeluppi, 2007), di auto-spettacolarizzazione o di confezione del sé a fini spettacolari. I SNS sono luoghi dove formulare, moltiplicare e negoziare identità, dove essa viene ‹messa in forma› o inventata. Giorgio Agamben (2006, p. 23) parla di una «disseminazione che spinge all&#8217;estremo l&#8217;aspetto di mascherata che ha sempre accompagnato ogni identità personale». Rappresentarsi vuol dire anche ri-presentarsi, ri-conoscere se stessi dopo aver attraversato un processo di oggettivazione: lo specchio della foto o del video serve a vedersi a distanza, a creare un gap, una separazione tra il sé e il mondo esterno. Tale piazzamento a distanza del sé presuppone tuttavia una separazione minima. Il selfie prevede che la fotocamera si collochi a distanza di braccio o di <i>selfie stick</i>. Non ci si allontana mai davvero troppo da se stessi.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b>Riferimenti bibliografici</b></span></p>
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Agamben, Giorgio</span></p>
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">2006</span> <span style="font-size: medium;"><i>Che cos&#8217;è un dispositivo?</i></span><span style="font-size: medium;"> Roma: nottetempo.</span></p>
<p align="JUSTIFY">Cati, Alice</p>
<p align="JUSTIFY">2013 <i>Immagini della memoria. Teorie e pratiche del ricordo tra testimonianza, genealogia, documentari</i>. Milano-Udine: Mimesis.</p>
<p align="JUSTIFY">Codeluppi, Vanni</p>
<p align="JUSTIFY">2007 <i>La vetrinizzazione sociale. Il processo di spettacolarizzazione degli individui e della società</i>. Torino: Bollati Boringhieri.</p>
<p align="JUSTIFY">Eugeni, Ruggero</p>
<p align="JUSTIFY">2009 «Mrs. Bathurst. Il cinema come operatore della memoria privata». Prefazione in: <i>Pellicole di ricordi: film di famiglia e memorie private (1926-1942)</i>. Di Alice Cati. Milano: Vita &amp; Pensiero: VII-IX.</p>
<p class="sdfootnote"><span style="font-size: medium;">Gilardi, Ando</span></p>
<p class="sdfootnote"><span style="font-size: medium;">2000</span> <span style="font-size: medium;"><i>Storia sociale della fotografia</i></span><span style="font-size: medium;">. Milano: Bruno Mondadori.</span></p>
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Goffman, Erving</span></p>
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">1969</span> <span style="font-size: medium;"><i>La vita quotidiana come rappresentazione</i></span><span style="font-size: medium;">. Bologna: Il Mulino (ed. orig. </span><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><i>The Presentation of Self in Everyday Life</i></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">. Garden City, NY: Doubleday, 1959).</span></span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Kraus, Rosalind</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="en-US">1976 «Video: The Aesthetics of Narcissism». </span><i>October</i>. Cambridge, MA, v. 1: 50-64.</p>
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Nencioni, Giacomo</span></p>
<p class="sdfootnote" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">2013</span> <span style="font-size: medium;">«I make up tutorial di YouTube e il caso Clio make up: gli stardom di Internet e i transiti tra web e nuova tv». In: </span><span style="font-size: medium;"><i>Factual, reality, makeover Lo spettacolo della trasformazione nella televisione contemporanea</i></span>V<span style="font-size: medium;">. A cura di Veronica Innocenti e Marta Perrotta. Roma: Bulzoni: 75-84.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
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