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	<title>Guillaume Apollinaire &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>NApolinaire Sud n°18- Editoriale + Pasquale Panella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2019 07:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Pedrazzini]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Guillaume Apollinaire]]></category>
		<category><![CDATA[Napolinaire]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale effeffe   Diciotto   18 Novembre. Una data importante per noi ex allievi della Nunziatella. Anniversario della nascita del Real Collegio, anno 1787, che anno dopo anno vede nel cuore della città di Napoli, in questo giorno, schiere di ex-allievi, famiglie, cittadini che hanno a cuore quella che è insieme una istituzione e un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-77825" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/cover-181-copie-2-716x1024.jpg" alt="" width="412" height="589" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/cover-181-copie-2-716x1024.jpg 716w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/cover-181-copie-2-210x300.jpg 210w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/cover-181-copie-2-768x1098.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/cover-181-copie-2-250x357.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/cover-181-copie-2-200x286.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/cover-181-copie-2-160x229.jpg 160w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></p>
<p><strong>Editoriale effeffe</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Diciotto</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>18 Novembre. Una data importante per noi ex allievi della Nunziatella. Anniversario della nascita del Real Collegio, anno 1787, che anno dopo anno vede nel cuore della città di Napoli, in questo giorno, schiere di ex-allievi, famiglie, cittadini che hanno a cuore quella che è insieme una istituzione e un vanto di un tempo oltre il tempo e di uno spazio che corre ben oltre le mura del Rosso Maniero che domina da Montedidio la città. Novembre è un mese importante per noi di Sud. La data di nascita del primo numero della rivista diretta da Pasquale Prunas, è il 15 novembre 1945 con il sottotitolo di &#8220;Quindicinale di letteratura ed arte&#8221;, lo stesso che abbiamo conservato insieme al logo disegnato dal suo direttore che nel suo editoriale avverte che la rivista sarà &#8220;contro ogni classificazione, numerazione, sezionamento, contro ogni politica suddivisione del sentimento, contro ogni barriera doganale&#8221;. <em>Contro</em>, è la parola che ripete Pasquale Prunas per ben tre volte, con una foga che quasi ci pare di sentirglielo dire. Contro vuol dire schierarsi, prendere posizione e difenderla, anche a costo della propria vita, anche pagando il prezzo di una sconfitta per quanto inevitabile, nonostante ogni ragionevole dubbio di riuscire nell’impresa. Novembre è un mese importante per l’arte intesa come avanguardia. Il 9 novembre 1918 Guillaume Apollinaire moriva stroncato dalla febbre spagnola pochi anni dopo essere stato ferito gravemente sul fronte il 17 marzo del 1916. Come viene magnificamente ricordato nel testo scritto da Laurence Campa, curatrice presso Gallimard dell’opera del poeta e autrice di quella che viene considerata come la migliore biografia di Apollinaire in circolazione, “<em>Guardare il mondo con gli occhi di Apollinaire, vuol dire tenere d’occhio “le belle cose nuove” e accoglierne la loro epifania. Vuol dire cercare delle meraviglie.” </em>Ci sono tempi in cui indugiare su di esse, farsene allo stesso tempo testimoni e beneficiari, conservatori e custodi, non potrà che significare essere inevitabilmente contro . Contro parole d’ordine urlate in ogni angolo d’Europa e che intimano, invece, separazione, barriere, classificazioni. Il valore dell’amicizia è fondamentale nella grande avventura delle avanguardie, avventura che vale la pena ricordarlo si è sempre fondata sulla vita delle riviste, sulle vite di chi ha sempre creduto all’arte e alla letteratura come a una missione oltre ogni ragionevole calcolo, al di là di tutte le ambizioni personali. Come ai tantissimi e spesso rimasti ignoti poeti caduti sul fronte di quella terribile guerra. E abbiamo voluto rendere omaggio anche ai nostri <em>brothers in arms</em> d’oltralpe, a Lakis Proguidis direttore dell’<em>Atelier du Roman</em>, rivista internazionale e al nostro fianco sin dal numero zero della nuova serie di Sud e che festeggia i suoi venticinque anni di vita in questi nostri stessi giorni. Allo stesso modo va letta la pagina che vede celebrato l’amore di due nostre storiche firme, l’americano Roger Salloch e Yvonne Baby, immortalati da Henri Cartier-Bresson perché significa per noi soffermarci sul meraviglioso. Ma qual è il misterioso legame che unisce il grande poeta francese al Rosso Maniero? Alla nostra città dell’origine? Da qualche anno con il presidente Giuseppe Catenacci, ci confrontavamo su fonti probabili d’appartenenza del padre del poeta alla nostra valorosa per quanto irregolare schiera degli ex allievi. Il punto di partenza era stato una bellissima mostra allestita al Musée de l’Orangerie: <em>Apollinaire : lo sguardo del poeta</em>. Tra le varie opere e fotografie presenti a quella magnifica mostra, una aveva catturato la mia attenzione, quella in cui si fa riferimento al <em>pére militaire napolitain inconnu</em>. Conoscendo la sensibilità degli ex allievi alle belle donne una campanella d’allarme è risuonata in me e così immediatamente con Il Presidente Catenacci ci siamo messi alla ricerca del nostro piccolo tesoro storiografico. Tra l’altro l’ex allievo Renato Benintendi, pubblicava su <em>Loro di Napoli</em> sempre nello stesso periodo una nota stringata ma estremamente precisa.</p>
<p>Così è nato il titolo <em>Napolinaire</em> (in origine con due elle ma poi come suggerito da Jean- Charles Vegliante corretto nella versione attuale) <em>un mot valise</em> che ci rendeva possibile il viaggio che pagina dopo pagina i nostri lettori faranno. Per la prima volta alcuni testi saranno leggibili nella lingua originale perché volevamo rendere visibile la dimensione internazionale del nostro progetto oltre che dei nostri lettori. Ultima annotazione. Al principio della nostra corrispondenza Lawrence Campa, da vera studiosa ci suggeriva di indicare al lettore che l’identità del padre del poeta rimaneva a tutt’oggi non provata e che la pista da noi battuta sembrava appartenere più alla leggenda che alla realtà storica. Ecco perché lasceremo ai nostri lettori la possibilità di scegliere, tra la realtà e l’immaginazione, sapendo pur tuttavia come quest’ultima possa in maniera quasi involontaria produrre delle vere e proprie meraviglie, speriamo, come questo numero diciotto che graficamente porta la stessa firma, quella di Marco De Luca e il gesto generoso della sezione estera degli ex allievi. Buona lettura. Segue il magnifico testo di Pasquale Panella scritto per noi.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-77826" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Capture-d’écran-2019-02-09-à-11.34.41.png" alt="" width="450" height="668" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Capture-d’écran-2019-02-09-à-11.34.41.png 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Capture-d’écran-2019-02-09-à-11.34.41-202x300.png 202w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Capture-d’écran-2019-02-09-à-11.34.41-250x371.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Capture-d’écran-2019-02-09-à-11.34.41-200x297.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Capture-d’écran-2019-02-09-à-11.34.41-160x238.png 160w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pasquale Panella</strong><br />
<em>QUESTA POESIA NON È</em></p>
<p>Questa poesia è un calligramma ossia<br />
una poesia in forma di poesia<br />
È il gatto Jago, è la cana Musa,<br />
così ritratti a mente con le lettere<br />
Si vede che hanno i baffi? Sì, si vede</p>
<p>Sono i suoi capelli, le parole,<br />
le frasi che le scendono sul collo,<br />
le ciocche e i riccioli delle cì, delle esse,<br />
anche le doppie punte delle doppie lettere<br />
Di chi? Si vede: i suoi di Lei<br />
(diciamo Lou)<br />
E le sue labbra, tutte<br />
È il sole della O in corpo<br />
grande grande, coi raggi delle frasi<br />
tutt’intorno, che non significano niente<br />
finalmente, o cose terra terra, dal sole<br />
sopra questa terra, cose come:<br />
io sono la frase luminosa, io sono<br />
la frase accecante, io sono la frase<br />
calda calda, io sono la frase della foto<br />
sintesi clorofilliana (e questa raggiunge<br />
le frasi a forma di foglia a pagina aperta,<br />
perché si chiama pagina la faccia della foglia)</p>
<figure id="attachment_77827" aria-describedby="caption-attachment-77827" style="width: 388px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="wp-image-77827" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/andrea-pedrazzini-disegni-del-penultimo-26-2011-953x1024.jpg" alt="" width="388" height="416" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/andrea-pedrazzini-disegni-del-penultimo-26-2011-953x1024.jpg 953w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/andrea-pedrazzini-disegni-del-penultimo-26-2011-279x300.jpg 279w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/andrea-pedrazzini-disegni-del-penultimo-26-2011-768x825.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/andrea-pedrazzini-disegni-del-penultimo-26-2011-250x269.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/andrea-pedrazzini-disegni-del-penultimo-26-2011-200x215.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/andrea-pedrazzini-disegni-del-penultimo-26-2011-160x172.jpg 160w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /><figcaption id="caption-attachment-77827" class="wp-caption-text">Immagine di copertina e per editoriale di Andrea Pedrazzini</figcaption></figure>
<p>Perché, l’ho sempre detto, non vorrei essere<br />
letto ma guardato, visto,<br />
non io in persona ma io pagina, io scritto,<br />
oppure anch’io, però che faccio un fischio,<br />
che m’esce pieno d’effe e i e u dalla bocca<br />
(le congiunzioni stanno dentro il fischio),<br />
e per gambe ho due frasi articolate,<br />
e per piede ho un piede classico,<br />
tarso, metatarso, arsi, tesi,<br />
manciate di sillabe ossee<br />
lanciate come dadi<br />
Ci si diverte, sì, ci<br />
si diverte a far<br />
passi poetici<br />
Ma sì, queste parole se ne vanno<br />
(ma sì che si può dire, sì, dillo:)<br />
come le rondinelle in volo<br />
vanno, e il filo della frase<br />
oscilla abbandonato<br />
come un tratto di<br />
frazione, ottima<br />
in aritmetica<br />
se poi vuoi<br />
fare due<br />
conti</p>
<p>Questa poesia è un calligramma ossia<br />
una poesia in forma di poesia<br />
così ti rendi conto che la parola non è<br />
che scritta (la parola scritta)<br />
Ti sei mai reso conto, tu, di questo:<br />
che la parola è scritta?<br />
E questo basta perché la carta canti?</p>
<p>Ora, Guglie’, tu dici: i calligrammi<br />
per convincere l’occhio a accettare<br />
una visione totale della parola scritta<br />
(ossia ch’essa non sia soltanto scritta)<br />
Ma questo da che ti viene? Dillo<br />
Dall’insopportazione di accettare<br />
che la parola porti in carico tutt’altro:<br />
pesi parziali, però pesanti più della visione<br />
totale che, in quanto tale, è appunto<br />
apparizione leggerissima di cose<br />
come in sogno, soprannaturali,<br />
sopra per leggerezza, ecco perché sopra<br />
Ti viene dalla sofferenza, questa:<br />
che la parola, carico e carretta in un tutt’uno,<br />
porti al mercato il suo significato<br />
e addirittura l’interpretazione<br />
costringendo l’utente a un lavorìo<br />
da scaricatore, sottopagato, anzi pagato<br />
niente, con dissennato sciupio<br />
di forza lavoro in pluslavorìo<br />
e con esiti, tra l’altro, assai fallati<br />
a danno e scapito e ammaccature<br />
dei pezzi della macchina poetica</p>
<p>Allora è giusto fare i fiorellini,<br />
le rondini, il gatto coi baffetti,<br />
il cavallino, un ritratto<br />
con le guance bianche,<br />
un liofante, una cravatta<br />
sul petto della pagina,<br />
la pioggia e l’orologio,<br />
il mandolino, il garofano e il bambù,<br />
e il cuore trafitto dalla freccia, sì,<br />
sulla corteccia dell’albero a parole,<br />
che sono tutte rondini, poi, quelle parole,<br />
storni, tordi, mosche, moschini,<br />
corvi, cornacchie, passeri, colombi,<br />
api melense, le pungenti vespe<br />
E allora se ne volino<br />
se tu batti le mani alla poesia<br />
Ma sì, se ne voli la parola scritta<br />
poi che è stata messa in riga,<br />
forzata a lavorare sul binario<br />
unico del rigo, ma sì, evada,<br />
se ne vada in evasione</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-77828" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/colombe.jpg" alt="" width="289" height="557" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/colombe.jpg 289w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/colombe-156x300.jpg 156w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/colombe-250x482.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/colombe-200x385.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/colombe-160x308.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 289px) 100vw, 289px" /><br />
E se ne voli<br />
per un battito di ciglia pure il mare<br />
(o in un altro battito<br />
tenendo gli occhi chiusi, ti ritorni)</p>
<p>Infatti me ne sto<br />
(stavo ma me ne sto)<br />
sullo scoglio a Sorrento<br />
nemmeno diciottenne, me ne sto<br />
tra noi fiocinatori in costume storico<br />
ossia lo slip del mare punto e basta,<br />
col sole che è pungente sugli arpioni<br />
In queste condizioni parlare di poesia,<br />
che cosa molle sarebbe, nemmeno la medusa<br />
morta a riva. I versi? Ma che versi?<br />
La murena a bocca aperta, quella sì.<br />
I tentacoli del polpo, altro che versi,<br />
la spigola invincibile, la seppia<br />
che di notte è luminosa<br />
e ’a fess’ ’e sòrete</p>
<p>O scorrettezza, sta’ accorta<br />
a non correggerti col tempo</p>
<p>Ma che bellezza, quando scrivere<br />
era solo immaginario, quando<br />
undicimila tonni vergavano il mare<br />
come versi, crescendo a nuoto,<br />
sodi, penetranti dentro il Golfo</p>
<p>Poi si diventa fessi appresso ai versi<br />
sulla carta: le parole scritte dai terrestri<br />
(ma i tonni hanno più corpo e pinne<br />
e guizzo e una tremante morte)<br />
Perché dico questo? Perché ho in mente<br />
i poeti corretti, i poeti correnti, i poeti<br />
serali a passeggio in Corso d’Opera,<br />
insomma, i poeti che, m’è parso di capire,<br />
colano sulla pagina, sì, essi colano<br />
E poi non so chi siano, ma chi sono?<br />
Poeta è chi ti dà del poeta, perché non sa<br />
chi sei, se lo sapesse non s’azzarderebbe</p>
<p>Iscritta nel Vesuvio, ho visto da Sorrento<br />
la tua testa a pera, o Apollinapoli, come<br />
nello specchio dei tuoi versi estroversi,<br />
usciti fuor di segno (socievoli, espansivi,<br />
tonni, forse?, e le forme poetiche, forse,<br />
sono formazioni migratorie?, dirette<br />
alla tonnara sanguinaria di chi legge?)<br />
e la fiamma rovesciata del tuo cuore<br />
e i re che muoiono sulla corona scritta<br />
e, gira gira, rinascono nel cuore dei poeti<br />
E che vuol dire? Questo: che i re rinascono<br />
nel cuore dei poeti, più chiaro di così<br />
si muore anche da re, fiocinando<br />
in un tutt’uno un re, un poeta e un cuore,<br />
bel colpo, bella mossa, e nello specchio<br />
tu sei chiuso vivo e vero come gli angeli<br />
immaginati e non come riflesso umano<br />
Anche questo vuol dire esattamente<br />
quel che è detto, come è vero<br />
che con ‘surrealista’ tu intendevi<br />
‘sopra detta’ l’opera, tu la volevi<br />
surrealizzare ovvero ‘sopra-dire’,<br />
sovrapponendo alla parola scritta<br />
un tuo disegno, inteso anche come<br />
macchinazione, un macchinario scenico<br />
a parole, perché scrivere (e figuriamoci<br />
scrivere da poeta) è cosa fantasiosa, sì,<br />
ma la parola scritta è un limite reale,<br />
così tu illimitasti la parola in vignetta<br />
ingenua, in costellazione di lettere<br />
nel profondo spazio bianco della pagina<br />
(non sopra e basta ma nella pagina<br />
ossia in un sopra-ovunque come se essa<br />
non fosse più piattamente piana),<br />
in un disegno (che come quello<br />
composto dalle stelle è un’illusione umana)<br />
fatto di parole e sfatto dalle stesse<br />
che, dirompenti dal rigo, espansive,<br />
chissà dove poi vanno a non più dire</p>
<p>E come scrisse Aragon? (E quel che è scritto<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-77829" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Foto-di-Picasso-ad-Apollinaire.jpg" alt="" width="332" height="414" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Foto-di-Picasso-ad-Apollinaire-250x313.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Foto-di-Picasso-ad-Apollinaire-160x201.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 332px) 100vw, 332px" /><br />
può essere letto al contrario<br />
anche per dritto). Scrisse che tu conoscevi<br />
la volgarità turbativa che al meglio<br />
si esprime nelle vignette delle cartoline<br />
rispetto alle quali la sincerità e la vita<br />
fanno le loro pessime figure<br />
E c’è da decidere chi ci rimette:<br />
se le vignette o la sincerità e la vita<br />
(chi legge decida in quale verso legge il verso)<br />
Insomma, se non c’è un disegno,<br />
c’è forse, nella vita, un disegnino,<br />
un calligramma candido sul bianco<br />
della pagina, il più sincero segno<br />
(perché ingenuo, quindi rivoltoso)<br />
di una sfacciata sfiducia nella parola<br />
scritta se non è scritta come fosse un gioco,<br />
perché se non è un gioco è solo scritta,<br />
stampata come un calco macchinoso,<br />
un pezzo della macchina poetica,<br />
e poesia significa produrre, e se appartiene<br />
a un mondo è al mondo della produzione<br />
che appartiene, basta saperlo, basta<br />
sapere che anch’essa produce i suoi fumi<br />
e le scorie soffocanti dell’umano,<br />
senza poi fare troppo i sensibili e i contriti<br />
e i suscettibili al destino dell’umanità,<br />
che è palesemente solo uno:</p>
<p>l’onesta distruzione di sé stessa<br />
(e sarà l’unica onestà di cui è capace)<br />
anche ridendo del piagnisteo conservatore<br />
di chi oppone il suo lamento all’estinzione<br />
E che sarà mai? Un calligramma sarà<br />
Il verso che si allontana dal suo rigo,<br />
tutta la poesia in un disegnino, verso<br />
un destino espansivo che è lo stesso<br />
della cipria sotto uno starnuto,<br />
della farina sotto una manata,<br />
della polvere di stelle assai cantata:<br />
la polverizzazione nello spazio</p>
<p>Per farcela una volta, la volta buona,<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-77830" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/apollinaire-8.jpg" alt="" width="423" height="577" /><br />
a non diventare merce citabile<br />
né materiale da interpretazione<br />
ma (guarda che ti dico) verso d’amore,<br />
divertimento e amenità per gli occhi,<br />
goduria e bellezza, il piacere,<br />
nel quale noi sfoghiamo la certezza<br />
che dopo il godimento c’è estinzione<br />
Hai voglia a fare, voglia, sì, voglia<br />
a dire, hai voglia, hai quella voglia<br />
di sparire</p>
<p>Ché basta col pensare di pensare,<br />
parlare di parlare, scrivere di scrivere<br />
Il gatto coi baffetti sta lì (questo<br />
è il significato) per abbandonare<br />
la pagina senza nemmeno dover scrivere<br />
con che rumore, perché non fa rumore<br />
(come si dice?, si dice: felpato, felpato<br />
il suo pensiero, felpato il suo parlare,<br />
o recondita armonia dell’aggettivo<br />
che, sotto sotto e accanto accanto,<br />
più del sostantivo rende, esso, l’idea:<br />
ti sei mai reso conto che l’aggettivo<br />
rende ideale la parola, non più cosa?),<br />
le rondini taglienti la taglieranno, la pagina<br />
(senza stare a cercare un sinonimo del taglio)<br />
e il rumore dello strappo è sì un garrito,<br />
le vocali del cavallo sono zoccolate<br />
sempre più lontane dalla pagina,<br />
il liofante aspirerà con la proboscide<br />
la pagina e sé stesso, e il ritratto di Lou<br />
è soltanto un invito, un manifesto<br />
delle nuove regole del testo, svanente<br />
casomai lei si facesse viva col suo viso,<br />
in carne e ossa, non soltanto annuncio<br />
ossia in tournée in una lontananza assai da te,<br />
e io mi slaccio la cravatta dal petto<br />
della pagina, la pioggia ha raggiunto<br />
il taglio basso e scola come le poesie<br />
dei poeti, appunto, e l’orologio segna<br />
la sua unica ultima ora, il mandolino<br />
coglie l’ultimo tremito della mano<br />
che lo suona, il garofano sfoga gli ultimi<br />
suoi petali, e nel bambù passa l’ultimo<br />
ritmo cavo come l’ultima corsa della metro,<br />
e questo è il momento del finale, il momento,<br />
non dico di quale tempo, se dell’anno, del mese,<br />
della settimana, del giorno, qui non è più<br />
questione di racconto, e questa poesia non è,<br />
è il momento e basta, questo, qui, il momento<br />
in cui ti dico: fai di me, fai di me, fai<br />
(invece di far io la poesia, fai tu di me, foutu)<br />
E quel che voglio è quello che vuoi farmi,<br />
fuor di significato ma in pieno senso, o Lou</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>VivaVoce#04: Guillaume Apollinaire [1880–1918]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 09:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[blaise cendrars]]></category>
		<category><![CDATA[calligrammi]]></category>
		<category><![CDATA[Francis Poulenc]]></category>
		<category><![CDATA[Guillaume Apollinaire]]></category>
		<category><![CDATA[Léo Ferré]]></category>
		<category><![CDATA[le Bateau-Lavoir]]></category>
		<category><![CDATA[Le mammelle di Tiresia]]></category>
		<category><![CDATA[Le Pont Mirabeau]]></category>
		<category><![CDATA[Marie Laurencin]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Picasso]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[VivaVoce]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Pont Mirabeau dalla viva voce di Apollinaire [1913] [ musicata e cantata da Léo Ferré (1953) ] &#160; Le Pont Mirabeau &#160; Sous le pont Mirabeau coule la Seine Et nos amours Faut-il qu&#8217;il m&#8217;en souvienne La joie venait toujours après la peine &#160; Vienne la nuit sonne l&#8217;heure Les jours s&#8217;en vont je [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center></p>
<div style="width:600px; float:center; text-align:justify">
<p align="center"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/mirabeau.gif" border="0" alt="" width="405" /></p>
<p align="center"><big><strong><span style="font-family: Garamond;">Le Pont Mirabeau<br />
dalla viva voce di Apollinaire [1913]</span></strong></big></p>
<p><center></p>
<div style="width:300px;">
    <!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');</script><![endif]-->
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</div>
<p></center></p>
<p align="center"><strong><span style="font-family: Garamond;">[ musicata e cantata da Léo Ferré (1953) ]</span></strong></p>
<p><center></p>
<div style="width:300px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-6137-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/leo-ferre-le-pont-mirabeau.mp3?_=2" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/leo-ferre-le-pont-mirabeau.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/leo-ferre-le-pont-mirabeau.mp3</a></audio>
</div>
<p></center><br />
&nbsp;<br />
<center></p>
<table border="0" cellspacing="4" cellpadding="4" width="100%">
<tr>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><br />
<big><strong>Le Pont Mirabeau</strong></big><br />
&nbsp;</p>
<p align="left">Sous le pont Mirabeau coule la Seine<br />
Et nos amours<br />
Faut-il qu&#8217;il m&#8217;en souvienne<br />
La joie venait toujours après la peine<br />
&nbsp;<br />
Vienne la nuit sonne l&#8217;heure<br />
Les jours s&#8217;en vont je demeure</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></td>
<td><em><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><br />
<strong><big>Il Ponte Mirabeau</big></strong><br />
&nbsp;</p>
<p align="left">Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna<br />
E i nostri amori<br />
Tocca che me lo rammenti<br />
La gioia sempre veniva dopo la pena<br />
&nbsp;<br />
Venga la notte suoni l&#8217;ora<br />
I giorni vanno qui m’è dimora</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></em></td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<span id="more-6137"></span><br />
<center></p>
<table border="0" cellspacing="4" cellpadding="4" width="100%">
<tr>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"></p>
<p align="left">Les mains dans les mains restons face à face<br />
Tandis que sous<br />
Le pont de nos bras passe<br />
Des éternels regards l&#8217;onde si lasse<br />
&nbsp;<br />
Vienne la nuit sonne l&#8217;heure<br />
Les jours s&#8217;en vont je demeure</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></td>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><em></p>
<p align="left">Le mani nelle mani restiamo faccia a faccia<br />
Mentre giu<br />
Dal ponte delle nostre braccia passa<br />
D&#8217;eterni sguardi l’onda così spossata<br />
&nbsp;<br />
Venga la notte suoni l&#8217;ora<br />
I giorni vanno qui m’è dimora</p>
<p>&nbsp;<br />
</em></span></td>
</tr>
</table>
<p></center><center></p>
<table border="0" cellspacing="3" cellpadding="3" width="100%">
<tr>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"></p>
<p align="left">L&#8217;amour s&#8217;en va comme cette eau courente<br />
L&#8217;amour s&#8217;en va<br />
Comme la vie est lente<br />
Et comme l&#8217;Espérance est violente<br />
&nbsp;<br />
Vienne la nuit sonne l&#8217;heure<br />
Les jours s&#8217;en vont je demeure</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></td>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><em></p>
<p align="left">L&#8217;amore se ne va come  quest’acqua corrente<br />
L&#8217;amore se ne va<br />
Come la vita è lenta<br />
E come la Speranza è violenta<br />
&nbsp;<br />
Venga la notte suoni l&#8217;ora<br />
I giorni vanno qui m’è dimora</p>
<p>&nbsp;<br />
</em></span></td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<center></p>
<table border="0" cellspacing="3" cellpadding="3" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"></p>
<p align="left">Passent les jours et passent les semaines<br />
Ni temps passé<br />
Ni les amours reviennent<br />
Sous le pont Mirabeau coule la Seine<br />
&nbsp;<br />
Vienne la nuit sonne l&#8217;heure<br />
Les jours s&#8217;en vont je demeure</p>
<p>&nbsp;<br />
</span></td>
<td><span style="font-size:11pt; font-family: Garamond"><em></p>
<p align="left">Passano i giorni e passano le settimane<br />
Nulla del tempo passato<br />
Nulla degli amori riviene<br />
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna<br />
&nbsp;<br />
Venga la notte suoni l&#8217;ora<br />
I giorni vanno qui m’è dimora</p>
<p>&nbsp;<br />
</em></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></center></p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p>[ <em><strong>Wilhelm Albert Vladimir Popowski de La Selvade Apollinaris de Wąż-Kostrowitcky</strong> nasce a Roma da una nobildonna polacca e da un aristocratico ufficiale italiano, che mai riconobbe lui e il fratello. Infanzia in collegio, mentre la madre con alterne fortune passa da un Casinò all&#8217;altro. Nessun titolo o diploma: come Università la Parigi di inizio &#8216;900, dove tutti sembrano arrivare e tutto sembra accadere. Come aula <strong>le Bateau-Lavoir</strong> con in cattedra e fra i banchi la cosmopolita e vivace <strong>Bande de Picassò</strong>. Molti lavori per sopravvivere, perfino il precettore, immancabilmente innamorandosi dell&#8217;istitutrice inglese della sua alunna, che lo rifuterà: il primo di una lunga serie di amori infelici. Compone versi e traduce dall&#8217;italiano. Fonda fugaci riviste di qualche numero soltanto, partecipa al <strong>Mercure de France</strong> e persino ad un giornale femminile con lo pseudonimo di Louise Lalanne. Nel 1903 scrive una opera teatrale, l&#8217;ironica e straniata <strong>Le mammelle di Tiresia</strong>, rappresentata nel &#8217;17 fra i clamori del pubblico e le stroncature della critica, nella cui introduzione conia la parola <strong>sur-realiste </strong>che tanta fortuna poi avrà. L&#8217;opera sarà musicata nel 1944 da <strong>Francis Poulenc</strong> (1899-1963). Nella divertentissima aria<br />
<center><strong><em>Non, monsieur mon marie</em></strong></p>
<div style="width:300px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-6137-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://www.suave-est-nus.org/poulenc.mp3?_=3" /><a href="http://www.suave-est-nus.org/poulenc.mp3">http://www.suave-est-nus.org/poulenc.mp3</a></audio></div>
<p></center><br />
la protagonista Teresa si ribella al ruolo storico femminile di fattrice e, sbottonandosi la camicetta, si libera delle mammelle e assume l&#8217;dentità maschile di Tiresia. Il marito da solo riuscirà a dare alla luce 40.049 figli in un solo giorno in un assurdo avvicendarsi di personaggi e di equivoci alla Helzapoppin. Intanto l&#8217;infaticabile Guillaume scrive racconti erotici e riesce addirittura ad essere accusato ingiustamente ed imprigionato per il furto della Gioconda al Louvre. Sarà critico d&#8217;arte e lascerà ad un certo punto correre via le parole dalle righe a comporre le immagini dei suoi <strong>calligrammi</strong>.<br />
&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>§</strong></p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Le Pont Mirabeau</strong>, compresa nella raccolta <strong>Alcools</strong> del 1913, nasce dalla fine dell&#8217;amore tumultuoso per la giovane pittrice <strong>Marie Laurencin</strong>, presentatagli da <strong>Pablo Picasso</strong>, talento delicato di figure eteree con visi bianchi da geisha, di trasparenze acquarellate e fiori. Lei gli preferirà un solido barone tedesco e l&#8217;ambiente mondano di cui diverrà la ritrattista ufficiale. Nel ritratto di gruppo, in cui ha immortalato con appena accennata ironia Picasso, Fernand Olivier, Apollinaire e se stessa, s&#8217;incarna lo spirito speciale di quegli anni che ormai volgono verso la Grande Guerra. Ugualmente in <strong>Le Pont Mirabeau</strong>, &#8220;la chanson triste de cette longue liaison brisée&#8221;, come la definisce Apollinaire in una lettera dal fronte a Madeleine Pagès, scorre via con l&#8217;acqua della Senna un&#8217;epoca felice ed irripetibile. Come Apollinaire molti poeti e scrittori, animati da entusiasmo patriottico e dal grano di follia militare interventista del futurismo, partono volontari: <strong>Genevoix, Dorgelès, Péguy, Alain-Fournier, Céline, Bernanos, Duhamel, Green, Pergaud</strong>, alcuni senza ritorno, ed anche il suo grande amico <strong>Blaise Cendrars,</strong> che perderà il braccio destro e scriverà con mancina oggettività della Prima Guerra Mondiale e di tutte le guerre passate e future la vera epigrafe finale in &#8220;J&#8217;ai tué&#8221;, [ Ho ucciso ], 1918:</em><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p>
Sfiderò l&#8217; uomo. Il mio simile. Una scimmia. Occhio per occhio, dente per dente. A noi due ora. A colpi di pugno, a colpi di coltello. Senza pietà. Salto sul mio antagonista. Gli sferro un colpo terribile. La testa è quasi decapitata. Ho ucciso il crucco. Sono stato più sveglio e più rapido di lui. Più diretto. Ho colpito per primo. Ho il senso della realtà, io, poeta. Ho agito. Ho ucciso. Come quello che vuole vivere. </p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<em>Nessuna &#8220;igiene del mondo&#8221;, ma solo una terrible carneficina: mors tua vita mea. Apollinaire tornerà ferito alla testa, dopo aver subito un&#8217;operazione di trapanazione cranica. Indebolito morirà a soli 38 anni per l&#8217;epidemia di Spagnola, nel &#8217;18.<br />
&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>§</strong><em></em><em></em></p>
<p>&nbsp;<br />
Delle immagini del breve filmato che lo vede conversare e scherzare con un amico, il fisico massiccio, molto elegante con papillon a pois e Borsalino all&#8217;indietro, resta il sorriso aperto dell&#8217;uomo entusiasta della vita nonostante i dolori, che scrive la parola Speranza con la lettera maiuscola. Fra il fruscio della riproduzione meccanica la declamazione della poesia, quasi una melopea con musicalità da spartito, sottolinea le rime dei versi tutte al femminile&#8230; </em>Seine, peine, heure, demeure, courente, lente, semaines ed ancora Seine&#8230;<em> e le assonanze interne, il girotondo del ritornello. Dalla voce, che ci arriva scavalcando quasi un secolo, traspare la piccola ambiguita di senso dell&#8217;assenza di punteggiatura, l&#8217;ondeggiare alterno fra soggetto ed oggetti reali ed una vaga malinconia, che va solo un poco accentuandosi di tono nel finale, ma senza dramma o attrazione verso quell&#8217;acqua. Da quello stesso ponte, fratello di ferro fiorito della Tour Eiffel, dopo altra guerra mondiale ed altre tragedie, il 20 aprile 1970, salterà nella corrente <strong>Paul Celan</strong>.</em>]<br />
&nbsp;<br />
<small><em>[ traduzioni ed animazione di Orsola Puecher ]</em></small><br />
&nbsp;<br />
<small><em>[ Léo Ferré, Le Pont Mirabeau, 2005, Les Annees Odeon 1953-1955,Sony BMG Music ]</em></small><br />
<small><em>[ file audio di Apollinaire da <a href="http://www.ubu.com/" target="_blank">www.ubu.com</a> ]</em></small></p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p>,\\&#8217;</p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/04/21/vivavoce-01-thomas-stearn-eliot-1888–1965/" target="_blank">VivaVoce#01: Thomas Stearns Eliot [1888–1965] </a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/05/01/vivavoce02-gherashim-luca-23-luglio-1913-–-9-febbraio-1994/" target="_blank">VivaVoce#02: Gherasim Luca [1913–1994] </a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932–1963/" target="_blank">VivaVoce#03: Sylvia Plath [1932–1963]</a></p>
<p ALIGN="center">&nbsp;</p>
</div>
<p></center></p>
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