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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.13</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 08:30:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Fabrizio Tonello La polemica sul celibato dei preti, riattizzata dai casi di pedofilia nel clero cattolico esplosi nelle ultime settimane, ha permesso al Mohammed Ali delle profezie, al secolo l’italiano Antonio Socci, di regolare i conti con Hans Küng, il teologo ribelle che si era permesso di criticare papa Ratzinger in un articolo su [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/Sindone.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-33485" title="T sindone:T sindone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/Sindone-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/Sindone-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/Sindone.jpg 279w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>La polemica sul celibato dei preti, riattizzata dai casi di pedofilia nel clero cattolico esplosi nelle ultime settimane, ha permesso al Mohammed Ali delle profezie, al secolo l’italiano Antonio Socci, di regolare i conti con Hans Küng, il teologo ribelle che si era permesso di criticare papa Ratzinger in un articolo su <em>Repubblica</em>. Cosa aveva scritto Küng? “L’obbligo del celibato non è una verità di fede ma solo una norma ecclesiastica che risale all’XI secolo”.</p>
<p>“E’ un errore!” tuona il devoto Socci su <em>Libero</em> del 19 marzo, indignato che si dia spazio per l’ennesima volta alla “prevedibile e noiosa invettiva”del teologo tedesco. Fortunatamente c’è un libro dove “si dimostra che è vero il contrario”. Saranno i Vangeli? O l’agostiniana <em>Città di Dio</em>? Forse la <em>Summa Theologica</em>? Purtroppo no, il libro di Georg Denzler e Carl Andresen citato da Socci come pezza d’appoggio si intitola <em>Wörterbuch Kirchengeschichte</em> e si compra su Amazon-Deutschland per 3,06 euro (vedi <a href="http://www.amazon.de/gp/offer-listing/3937715231/ref=dp_olp_used?ie=UTF8&amp;qid=1268996569&amp;sr=1-1-spell&amp;condition=used">qui</a>).<br />
<span id="more-33483"></span><br />
Certo, nulla vieta che un libro fondamentale, un pilastro della teologia e della civiltà occidentale costi 3 euro, ci mancherebbe. Semmai, appare strano che per confutare le tesi di Hans Küng, un autore con alcune decine di libri di teologia alle spalle, Socci scelga un dizionario enciclopedico. Già, perché <em>Wörterbuch</em> questo vuol dire: dizionario, e la pagina di Amazon dedicata al volume precisa che esso contiene oltre 700 voci: quanto approfondite lo si può immaginare.</p>
<p>Ma il nostro <em>Wörterbuch</em> ha anche altri pregi oltre al basso costo e alla concisione delle informazioni: nella scheda del volume, il poliglotta Socci avrà di sicuro notato che l’editore tedesco garantisce “wie ein spannender Krimi liest”, ovvero “si legge come un romanzo giallo”, il che non può che testimoniare della sua profondità e attendibilità teologica. Beccati questa, pseudoteologo Küng!</p>
<p>Qualche tempo dopo, il 14 aprile, Socci torna in scena su <em>Libero</em> per commentare l’inizio dell’ostensione della sindone a Torino, con un articolo prudentemente intitolato: “Nella sindone le tre prove che Dio esiste”. Il nostro Mike Tyson dell’esegesi biblica, il RIS di Parma delle analisi scientifiche sulla sindone mette fine ai dubbi sull’autenticità della reliquia: “la sindone porta traccia proprio dell’evento della sua [di Cristo] resurrezione.Ce lo dicono la medicina legale e le scoperte scientifiche fatte con lo studio dettagliato del lenzuolo per mezzo di sofisticate apparecchiature”.</p>
<p>Quando ero alle elementari dalle suore Imeldine, parecchi anni fa, la mia adorata maestra insisteva che “La fede è la fede” e che non bisognava chiedere conferme scientifiche di eventi misteriosi come la presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’Eucarestia. Inutile analizzare l’ostia con il microscopio elettronico o stupirsi perché la sua composizione rivela soltanto farina e acqua: il Mistero è il Mistero e la fede deve portarci in territori che la scienza non conosce.</p>
<p>Socci no. Della resurrezione ci sono le “prove”, fornite da “specialisti”.Grazie alla moderna tecnologia” è stato possibile scoprire la verità; il “microscopio” mostra che sulla sindone “non c’è traccia di putrefazione”. Oggi “i computer hanno permesso di rintracciare altri dettagli racchiusi nella sindone” tra cui “i 77 pollini, alcuni dei quali tipici dell’area di Gerusalemme (quello dello <em>Zygophillum dumosum</em>)”. E infine, “lo studio dei coaguli al microscopio rivela che quel corpo si è sottratto al lenzuolo senza alcun movimento, come passandogli attraverso”. Insomma, solo degli anticlericali ottusi e ignoranti, tutta gente che non ha neppure giocato da bambino con il kit del Piccolo chimico può dubitare: la scienza ha messo la parola fine ai dubbi sull’autenticità della sindone (per un chiarimento sulla storia dei pollini si veda “Sindone, pollini e bugie” su <em>Micromega</em> n. 4/2010).</p>
<p>Paziente, il nostro Primo Carnera delle prove storico-archeologiche offre tutti i particolari: si sa che i lettori moderni sono come San Tommaso nel quadro di Caravaggio, che doveva infilare tutto il dito nella piaga del Cristo risorto per convincersi che era proprio lui. Per illuminare i dubbiosi, Socci cita Barbara Frale in un suo libro recente: “enormi fiotti di sangue erano penetrati nelle fibre del lino in vari punti, formando tanti grossi coaguli, e una volta secchi tutti questi coaguli erano diventati grossi grumi di un materiale duro, ma anche molto fragile, che incollava la carne al tessuto proprio come farebbero dei sigilli di ceralacca”.</p>
<p>Enormi fiotti di sangue. Fiotti? Se le mie memorie di ciò che diceva suor Giuseppina non sono errate, Gesù di Nazareth sarebbe stato staccato dalla croce solo da morto e anche parecchio tempo dopo il decesso perché il vangelo di Marco (15,43) scrive: “Giuseppe d’Arimatea (…) andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce”.</p>
<p>Dal che si deduce che qualche tempo è passato: appuntamento da Pilato, discussione, acquisto del lenzuolo, salita sul Golgota, distacco del corpo dalla croce… Problema: i cadaveri sanguinano? Anzi, gettano “enormi fiotti di sangue”? Secondo i manuali di medicina, apparentemente no.</p>
<p>Ma supponiamo pure che qualche piccolo residuo di sangue coagulato sia rimasto sul lenzuolo usato da Giuseppe di Arimatea: le innumerevoli analisi svolte sulla sindone ne hanno trovato traccia? Negativo: le analisi condotte negli anni da Giorgio Frache, da Guido Filogamo e da Alberto Zina non individuarono nulla. Naturalmente, un pizzico di buon senso è sufficiente per capire che, se anche fossero state trovate tracce di sangue, nulla proverebbe che si tratti precisamente del sangue lasciato su <em>quel</em> lenzuolo, da <em>quel</em> condannato a morte: il sangue si può usare anche per dipingere un’immagine su una tela, come farebbe un falsario di almeno mediocre abilità.</p>
<p>Socci non esita a citare ampiamente il fantasioso libro di Barbara Frale (sul quale vale la pena di leggere l’analisi critica di Andrea Nicolotti, sempre su <em>Micromega</em>) ma ha difficoltà proprio con i testi che dovrebbe conoscere meglio, come il vangelo di Giovanni, che lui riassume in questo modo: “Quando Pietro e Giovanni entrano nel sepolcro dove erano corsi per le notizie arrivate dalle donne, si rendono conto che è accaduto qualcosa di enorme proprio perché trovano il lenzuolo esattamente com’era, legato attorno al corpo, ma come afflosciato su di sé perché il corpo dentro non c’era più. Più tardi, aprendo quel lenzuolo, scopriranno un’altra cosa misteriosa: quell’immagine”.</p>
<p>“Aprendo quel lenzuolo…” proviamo ad aprire una Bibbia e controllare se le cose stiano davvero così. Vangelo secondo Giovanni, 20, 3: “Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” (<em>La Bibbia di Gerusalemme</em>, edizioni Dehoniane, p. 2313).</p>
<p>Prima di tutto, l’evangelista Giovanni non parla come se fosse presente: racconta che Pietro, insieme a un altro discepolo non identificato, entra nel sepolcro. Poi non si parla affatto di lenzuolo “afflosciato”, ma di “bende” (<em>othonia</em>) al plurale e di “sudario che gli era stato posto sul capo” (<em>soudarion</em>), un pezzo di stoffa che si trovava “piegato in un luogo a parte”. Da questa descrizione si capisce che non esisteva un unico lenzuolo strettamente avvolto al corpo, sul quale sarebbe rimasta impressa l’immagine “fotografica” di Gesù, bensì vari pezzi di stoffa. Soprattutto, nella Bibbia, nessuno apre nulla, men che meno una inesistente sindone.</p>
<p>Inesistente, già: invece di affaticarsi a contestare con argomenti puerili la datazione al carbonio 14 che ha stabilito l’origine medievale del telo (1260-1390), i neodevoti potrebbero accontentarsi della parola del vescovo di Troyes, che nel 1389 spiegò, laicamente, che il lenzuolo era stato “dipinto in modo ingegnoso”. O, se proprio tutto questo non bastasse, Socci potrebbe almeno rileggersi la bolla con cui papa Clemente VII, il 6 gennaio 1390, ordinava che ad ogni futura ostensione del telo si dovessero avvisare i fedeli “ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero sudario di N.S. Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a raffigurazione o imitazione del sudario”. Un laicista peggio di Richard Dawkins, questo papa. O forse era l’Anticristo? Socci dovrebbe illuminarci su questo punto.</p>
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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.9</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 09:00:46 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/ALLBAIONETTA.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-32085" title="ALLBAIONETTA" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/ALLBAIONETTA.jpg" alt="" width="400" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/ALLBAIONETTA.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/ALLBAIONETTA-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello </strong></p>
<p>Questa settimana avremmo voluto occuparci del noto pensatore Antonio Socci che, dall&#8217;alto della sua cattedra di ex conduttore televisivo di Excalibur, rimbrotta il teologo Hans Küng spiegandogli che non ha capito nulla dell&#8217;importanza del celibato dei preti. (leggere per credere: <em>Libero</em> 19/3/2010, p. 19).</p>
<p>Socci dovrà aspettare perché Pietro Del Re, su <em>Repubblica</em> di venerdi scorso, lancia una notizia clamorosa: &#8220;La guerra è cambiata, addio alla baionetta&#8221;. E l&#8217;occhiello aggiunge: &#8220;La svolta dopo secoli di combattimenti all&#8217;arma bianca&#8221; (p.54).<br />
<span id="more-32082"></span><br />
Come tutti sanno, nel 2003 l&#8217;Iraq è stato invaso dai marines che hanno attraversato il deserto di corsa, baionette inastate, e hanno travolto la resistenza degli iracheni, inchiodati nelle loro posizioni con inutili armi come cannoni, carri armati e gas velenosi.</p>
<p>Né va dimenticato il ruolo che ebbero le baionette israeliane nella guerra del Kippur (1973) quando accerchiarono le divisioni corazzate egiziane, costringendole ad arrendersi: solo la diplomazia fermò il generale Sharon che stava per aprirsi la via verso il Cairo e Damasco sbudellando tutti i soldati arabi che incontrava, uno per uno.</p>
<p>Il buon Del Re ci informa che l&#8217;esercito americano &#8220;archivia quest&#8217;arma bianca diventata un accessorio secondario per via del progressivo diffondersi di armi automatiche, bazooka e kamikaze&#8221; (qualcuno potrebbe obiettare che il &#8220;progressivo diffondersi di armi automatiche &#8221; come la mitragliatrice inizia con l&#8217;anno di grazia 1880, ma non facciamo i sofistici).</p>
<p>La baionetta, continua l&#8217;articolo, ebbe &#8220;un ruolo decisivo&#8221; nella guerra di Secessione americana, così come nelle trincee delle Fiandre nel 1916 o ancora sulle spiagge della Normandia nel 1944 o, più recentemente, nei combattimenti corpo a corpo contro i Vietcong nella giungla tropicale&#8221;. Ma ora &#8220;alcuni corpi dell&#8217;esercito hanno cominciato a sostituire le baionette agganciando in punta dei loro fucili altre armi, quali una rivoltella o un machete&#8221;.</p>
<p>Certo, dev&#8217;essere pratico avere una pistola agganciata in punta a un fucile: chissà come si farà per premere il grilletto…</p>
<p>Parliamo dai &#8220;combattimenti corpo a corpo contro i Vietcong&#8221;: qualsiasi amante del cinema ricorderà che i soldati americani arrivavano nei villaggi vietnamiti su elicotteri (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=vHjWDCX1Bdw">Apocalypse Now</a>) e che si facevano strada sparando raffiche dai loro M-16, lanciando bombe a mano, incenerendo tutto ciò che trovavano sulla loro strada con i lanciafiamme. I vietnamiti rispondevano per le rime: il generale Giap, nella giungla tropicale, aveva delle divisioni corazzate non i fantaccini con una baionetta fissata sulla punta del moschetto.</p>
<p>Spiagge della Normandia: rimandiamo per informazione ai testi classici come Antony Beevor (D-Day) dove in 608 pagine le baionette sono citate nemmeno una dozzina di volte, compresi episodi in cui vengono usate sul corpo di tedeschi uccisi (p. 68). Oppure si potrebbe riguardare la scena iniziale di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gZgKo46X8CI&amp;feature=related">Salvate il soldato Ryan</a>, dove i marines vengono fatti a pezzi dalle mitragliatrici tedesche e non si vedono baionette, picche o alabarde da nessuna parte.</p>
<p>Fiandre nel 1916: effettivamente francesi e inglesi iniziarono la guerra ignorando il problema centrale della baionetta, un oggetto inventato per trarre profitto della lentezza e della difficoltà con cui si caricavano i fucili fino a 60 anni prima. Questo costò loro alcune centinaia di migliaia di morti, ma si sa che i generali sono un po&#8217; lenti a imparare.</p>
<p>Prima dell&#8217;invenzione della cartuccia moderna, a metà Ottocento, <a href="http://www.dhr.virginia.gov/Armor/images/Musketeer.jpg">i fucili si caricavano versando la polvere da sparo nella canna</a>, o in un apposito alloggiamento, e introducendo poi una pallottola tonda. Questa operazione era così lunga che nessun soldato addestrato poteva sparare più di un colpo al minuto, due se era particolarmente abile e fortunato.</p>
<p>Schioppi e moschetti del XVIII secolo avevano una precisione decente solo fino a 80 metri circa. Ora, poiché un fantaccino ben allenato poteva percorrere 80 metri in circa 30 secondi, avere un lungo pugnale fissato sotto la canna del fucile permetteva, appena arrivati alla distanza giusta, di scattare in avanti dopo l&#8217;ultima salva dei nemici, con una ragionevole speranza di arrivare al corpo a corpo prima di essere bersagliati di nuovo dalle pallottole.</p>
<p>Nel 1831, i polacchi insorsero contro la dominazione zarista e il poeta francese Casimir Delavigne scrisse la Varsovienne su musica di Karol Kurspinski; il ritornello faceva: &#8220;Polonais, à la baïonnette ! C&#8217;est le cri par nous adopté, Qu&#8217;en roulant le tambour répète ! Vive vive la liberté ! Vive vive la liberté !&#8221;. Le baionette, però, poterono poco di fronte alla superiorità dei russi in uomini e armamenti.</p>
<p>La fine delle baionette come arma militarmente significativa avvenne durante la guerra di Secessione americana, quando entrarono in scena fucili che usavano cartucce dette &#8220;a percussione anulare&#8221; (brevettate dai celebri Smith &amp; Wesson) permettendo di ricaricare molto più velocemente e di avere un tiro utile per alcune centinaia di metri. Le due cose insieme rendevano un suicidio qualsiasi carica di fanteria in campo aperto, come scoprirono i sudisti a Gettysburg <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Edwin_Forbes_Pickett%27s_Charge.jpg">cercando di sfondare il centro dell&#8217;esercito unionista, trincerato su una collinetta.</a></p>
<p>L&#8217;offensiva voluta dal generale Lee, con 15.000 uomini ammassati su un fronte ristretto, con oltre un chilometro da percorrere in salita era chiaramente una pazzia, come disse il generale James Longstreet, ma gli ordini erano ordini. La divisione di George Pickett, 7000 uomini, perse i suoi 3 brigadieri, 13 colonnelli e quasi 5000 uomini nel giro di mezz&#8217;ora. Le cariche con la baionetta inastata mostrarono di essere una sicura ricetta per la sconfitta già quel giorno, 3 luglio 1861, un secolo e mezzo fa. Forse non era proprio una notizia di giornata …</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/baionetta1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-32087  aligncenter" title="baionetta1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/baionetta1.jpg" alt="" width="280" height="208" /></a></p>
<p><span style="color: #333333;">p.s. Una rapida ricerca nell&#8217;archivio di Repubblica avrebbe permesso a Del Re di accertare che n</span><span style="color: #333333;">el 1985, ovvero un quarto di secolo fa, la sua collega Laura Laurenzi aveva scitto un articolo intitolato <strong>Addio Baionetta e grazie, non sei più un&#8217;arma da guerra</strong>. La Laurenzi commentava una sentenza della Cassazione, secondo la quale &#8220;la baionetta non può essere qualificata arma da guerra non ricorrendo nè il requisito della potenzialità offensiva &#8220;spiccata&#8221;, nè quello della destinazione, attuale o potenziale, al moderno armamento di truppe per l&#8217; impiego bellico&#8221;. Se n&#8217;era accorta la Cassazione nel 1985, ma il quotidiano romano ci annuncia nel 2010: &#8220;La svolta dopo secoli di combattimenti all&#8217;arma bianca&#8221;.</span></p>
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