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	<title>Harry Benjamin &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Maschio e femmina dio li creò!? Il binarismo sessuale visto dai suoi zoccoli (1)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 05:00:47 +0000</pubDate>
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<p><em>Pubblico un estratto della lezione su transgenderismo e intersessualità che <strong>Lorenzo Bernini</strong> ha tenuto il 9 settembre 2008 presso il <a title="lezione di Lorenzo Bernini" href="http://www.unipa.it/~articom/html/dottorato/dott_quadro.html">corso di dottorato di ricerca in Studi Culturali</a> dell&#8217;Università degli Studi di Palermo, corredato da fotografie scattate da <strong><a title="le foto di Giovanni Hänninen su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/sanoi/">Giovanni Hänninen</a></strong> agli ultimi gaylesbiantransgender pride di Milano (7 giugno 2008) e Bologna (28 giugno 2008). Il 27 giugno, in occasione del pride bolognese, Bernini era intervenuto sugli stessi temi all&#8217;<a href="http://isole.ecn.org/agaybologna/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=167">iniziativa &#8220;intersex pride&#8221;</a> organizzata dal collettivo &#8220;antagonismogay&#8221; JR.</em></p>
<p>di <strong>Lorenzo Bernini</strong></p>
<p><strong>1. Perché questi punti, perché questi zoccoli</strong>: Il titolo che ho scelto per questa lezione è una citazione del versetto 1, 27 della Genesi &#8211; &#8220;Maschio e femmina Dio li creò&#8221; &#8211; a cui ho aggiunto un punto esclamativo e uno interrogativo. E per iniziare vorrei spiegarvi il senso di questa aggiunta poco elegante e piuttosto &#8220;pop&#8221;. Ho aggiunto il punto esclamativo per esprimere un tono imperativo: infatti, dal momento che tutto quello che Dio fa è cosa buona e giusta, le descrizioni degli atti divini contenute nella Bibbia devono essere lette come prescrizioni. In particolare, il versetto 1, 27 della Genesi deve essere letto come una frase che ci ordina: &#8220;Tu devi essere maschio oppure femmina &#8211; punto esclamativo! &#8211; perché così vuole Dio&#8221;. Il punto interrogativo simboleggia, invece, la collocazione che ho scelto di assumere di fronte a questa ingiunzione divina. Per illustrarvi questa collocazione, mi è però necessaria una breve digressione.<span id="more-8130"></span><br />
In un breve saggio del 1950, Hannah Arendt riflette sul proverbio secondo cui &#8220;non si può fare una frittata senza rompere le uova&#8221;, e per farlo assume il punto di vista delle uova. Il testo si intitola, infatti, <em>The Eggs Speak Up: Le uova prendono la parola</em>. La filosofa ebrea sostiene che al proverbio secondo cui &#8220;non si può fare una frittata senza rompere le uova&#8221;, le uova preferirebbero il principio enunciato da Clemenceau in occasione dell&#8217;<a title="il caso Dreyfus su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Affaire_Dreyfus">affaire Dreyfus</a>. Nel 1894, quando Alfred Dreyfus, capitano dello stato maggiore francese di origini ebraiche, fu ingiustamente accusato di alto tradimento, Georges Benjamin Clemenceau (che sarebbe poi diventato presidente del consiglio francese) ne prese le difese sostenendo che &#8220;l&#8217;affare di uno è affare di tutti&#8221;. Con queste parole, Clemenceau intendeva affermare che nessun cittadino francese poteva sentirsi garantito nelle sue libertà di fronte a uno stato che discriminava gli ebrei, perché la libertà delle minoranze è garanzia anche della libertà della maggioranza. Parole che non dovremmo dimenticare di fronte alle attuali politiche sull&#8217;immigrazione del governo italiano, ma che ci saranno utili anche per comprendere l&#8217;attuale biopolitica dei sessi.<br />
Con il punto interrogativo ho voluto segnalare che la mia collocazione, nell&#8217;analisi che sto per fare, non sarà quella di un soggetto che si pretenda universale e neutrale, ma sarà consapevolmente particolare e parziale. L&#8217;oggetto del mio intervento sarà il binarismo sessuale, cioè quel dispositivo biopolitico che impone alla nostra sessualità una divisione netta a due termini: maschio-femmina, uomo-donna. Seguendo la lezione di Arendt, nelle mie riflessioni cercherò di dare la parola a quelle uova che devono essere rotte per fare quelle frittate che sono le identità tradizionali degli uomini e delle donne &#8211; ai soggetti intersessuali e transgender che non si conformano a queste identità, che di fronte alle alternative binarie del sesso e del genere non sanno che cosa scegliere e restano perplessi. Per usare un&#8217;altra metafora che chiarirò in seguito, potrei dire che vorrei dare la parola a quegli zoccoli che restano piantati, e stritolati, negli ingranaggi della fabbrica della sessualità. Questo spiega il sottotitolo che ho scelto per questo seminario: &#8220;il binarismo sessuale secondo i suoi zoccoli&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8133" title="450_white-2741" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_white-2741.jpg" alt="" width="450" height="464" /></p>
<p><strong>2. Premesse di metodo</strong>. Ma prima di parlarvi dei soggetti intersessuali e transgender, vorrei soffermarmi sui tre criteri diagnostici, sulle tre coppie di concetti opposti &#8211; di concetti binari &#8211; con cui oggi psichiatri, psicologi e sessuologi classificano le identità sessuali delle persone. E ancor prima vorrei fare qualche precisazione sul mio metodo: nella mia analisi seguirò l&#8217;impostazione inaugurata da Michel Foucault nel primo volume della sua <em>Storia della sessualità</em>, intitolato <em>La volontà di sapere</em> (1976). In questo libro, il filosofo francese sostiene, contro le teorie della &#8220;rivoluzione sessuale&#8221; che erano molto in voga nei movimenti della contestazione degli anni settanta, che la relazione che lega potere e politica non è principalmente la repressione: a suo avviso il potere, piuttosto che reprimere la sessualità, la produce. Agendo attraverso la cultura, la socializzazione, l&#8217;educazione, il potere produce dialetticamente tanto la norma sessuale, quanto le identità perverse che le sono correlate. La sessualità per Foucault, lungi dall&#8217;essere un nucleo di desideri originario e naturale come volevano le teorie della &#8220;rivoluzione sessuale&#8221;, è un dispositivo della biopolitica &#8211; è uno dei meccanismi attraverso cui il potere esercita la sua presa sulla vita biologica della specie umana plasmandola in una specifica forma di vita. Nell&#8217;analisi di Foucault, che poi è stata ripresa dal pensiero femminista e dalla rielaborazione che di quest&#8217;ultimo ha operato Judith Butler, il dispositivo di sessualità è un meccanismo culturale complesso attraverso cui convenzioni linguistiche, religiose, morali, scientifiche, giuridiche si applicano all&#8217;individuo condizionando i suoi rapporti con gli altri e con se stesso. Gilles Deleuze ha sostenuto che uno dei grandi insegnamenti di Foucault consiste proprio nell&#8217;aver messo in evidenza che &#8220;il dentro&#8221; altro non è se non &#8220;un fuori ripiegato&#8221; &#8211; che il modo in cui il soggetto pensa la propria interiorità deriva da significati culturali che provengono dall&#8217;esterno. Ognuno impara infatti a nominare se stesso, a interpretare i propri desideri, a relazionarsi alle altre persone attraverso l&#8217;educazione, la cultura, la morale: attraverso un mondo esterno che lo determina, e che gli offre i sostantivi, gli aggettivi, tutti gli strumenti linguistici e teorici con cui gli è possibile pensarsi come dotato di un&#8217;identità.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8134" title="450_white-2777" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_white-2777.jpg" alt="" width="450" height="428" /></p>
<p><strong>3. La recente storia degli invertiti</strong>. Affermare che la sessualità non è legata alle profondità della natura, significa aprire la possibilità di analizzare la sessualità nella superficialità dei suoi eventi, tratteggiandone una storia. Secondo le ricostruzioni di Foucault, ad esempio, l&#8217;omosessualità non è esistita da sempre: l&#8217;omosessuale è, piuttosto, un personaggio che appare soltanto nell&#8217;Ottocento. Presso gli antichi, nel Medioevo e ancora all&#8217;inizio dell&#8217;età moderna, la sodomia designava infatti una tipologia di atti vietati, ma non un&#8217;identità: solo a partire da uno studio del 1870 dello psichiatra Karl Friedrich Westphal (<em>Die Konträre Sexualempfindung</em>) l&#8217;omosessuale maschio è diventato invece un «tipo umano». Da quel momento in avanti, l&#8217;omosessualità ha cessato di essere un problema di atti ai quali il soggetto può decidere se abbandonarsi o no, ed è diventata una questione di desideri, di fantasie, di personalità che richiede tutto un lavoro di comprensione e di decifrazione che il soggetto può condurre nel confessionale con il prete, sul lettino con l&#8217;analista, o attraverso un silenzioso dialogo con se stesso. Questo lavoro coinvolge non solo gli omosessuali, ma anche gli eterosessuali: anch&#8217;essi sono costretti a confessare i loro desideri omosessuali, a riconoscerli per allontanarli da sé e per accedere così all&#8217;identità eterosessuale.<br />
Ne <em>La volontà di sapere</em>, Foucault rivolge però la sua attenzione al solo concetto di omosessualità, trascurando di ricostruire la genealogia del concetto di transessualità. In realtà la categoria di <em>könträre Sexualempfindung</em> (sensibilità sessuale invertita), coniata da Westphal e a lungo utilizzata nella letteratura medica, non faceva differenze tra omosessualità e transessualità, e le comprendeva entrambe in quanto inversioni tra gli elementi maschili e femminili della psiche. Soltanto nel 1953, nel saggio <em>Transvestitism and Transexualism</em> di Harry Benjamin, l&#8217;identità dell&#8217;invertito si è &#8220;sdoppiata&#8221; nelle due identità dell&#8217;omosessuale e del transessuale come le conosciamo oggi. È stata così concettualizzata la differenza tra sesso, genere e orientamento sessuale con cui oggi medicina e psicologia pensano non solo l&#8217;omosessualità e la transessualità, ma anche l&#8217;eterosessualità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8135" title="450_white-2758" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_white-2758.jpg" alt="" width="450" height="428" /></p>
<p><strong>4. Criteri diagnostici della sessualità contemporanea</strong>. Come sapete, per &#8220;sesso&#8221; si intende la dotazione genotipica e fenotipica di un individuo: essere maschi significa avere nella propria dotazione genetica un cromosoma X e uno Y, avere pene e testicoli, e poi avere spalle larghe, barba baffi e un po&#8217; di peli, il pomo d&#8217;adamo e la voce profonda; essere femmine significa invece avere due cromosomi X, avere vagina ovaie e seni, avere fianchi larghi e meno peli, e una voce sottile e possibilmente aggraziata. Per &#8220;<em>genere</em>&#8221; si intende invece l&#8217;adesione al modello culturale di mascolinità e femminilità che agisce nella propria società di appartenenza. Non basta essere maschi per essere uomini, né essere femmine per essere donne. Ad esempio un maschio che indossi abitualmente minigonna e tacchi alti difficilmente dirà di sentirsi uomo nella nostra società. Il sesso quindi è una dimensione fisica, il genere una dimensione psicologica e assieme culturale. L'&#8221;<em>orientamento sessuale</em>&#8221; designa invece la direzione prevalente dei propri desideri: è eterosessuale chi desidera persone di sesso opposto al proprio, omosessuale chi desidera persone del proprio stesso sesso.<br />
Nelle società del nostro mondo globalizzato, attraverso la psichiatria, la psicologia, la medicina, ma anche e soprattutto attraverso la cultura e &#8211; come vedremo &#8211; attraverso il diritto, sull&#8217;identità sessuale agisce quindi una sorta di «operatore logico», che possiamo chiamare <em>binarismo sessuale</em>. Questo operatore logico impone alle identità sessuali alternative a due termini che riguardano il sesso, il genere e l&#8217;orientamento sessuale. Combinando i concetti del binarismo sessuale si possono comporre differenti identità: uomini etereossesuali, gay, bisessuali; donne eterosessuali, lesbiche, bisessuali; donne transessuali o transessuali MtF (male to female: persone nate maschi che vogliono diventare donne) che possono a loro volta essere eterosessuali, lesbiche o bisessuali; uomini transessuali, o transessuali FtM (female to male: persone nate femmine che vogliono diventare uomini) che possono a loro volta essere eterosessuali, gay o bisessuali. Ci sono poi le persone transgender, di cui vi parlerò tra poco, che possono desiderare uomini, donne, o altre persone transgender. Se consideriamo tutte queste soggettività nella prospettiva teorica di Foucault, se li consideriamo come prodotti di quel dispositivo di sapere-potere che è la sessualità, appare evidente come i concetti di sesso, genere e orientamento sessuale, messi a punto negli anni cinquanta del secolo scorso, definiscano ancora oggi tanto la norma sessuale quanto la &#8220;perversione&#8221;. Non si tratta, infatti, di categorie puramente descrittive, ma di concetti che servono per istituire una gerarchia: per classificare gli esseri umani attribuendo solo ad alcuni di essi, considerati &#8220;normali&#8221;, e non ad altri, considerati &#8220;anormali&#8221;, lo statuto di un&#8217;umanità &#8220;piena&#8221; &#8211; di un&#8217;umanità pienamente meritevole di godere dei diritti umani, pienamente tutelata giuridicamente.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8136" title="450_white-2760" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_white-2760.jpg" alt="" width="450" height="301" /></p>
<p><strong>5. Una nuova Bibbia che fabbrica zoccoli</strong>. Nel <a title="link alla voce DSM su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/DSM">DSM</a> (<em>Diagnostical and Statistical Manual of Mental Disorders</em>), l&#8217;elenco ufficiale dei disturbi mentali dell&#8217;American Psychiatric Association che dagli anni cinquanta del secolo scorso è considerato una sorta di Bibbia della psichiatria, l&#8217;identità sessuale viene definita appunto attraverso quei tre &#8220;criteri diagnostici&#8221; che sono il sesso, il genere e l&#8217;orientamento sessuale. Ma in questa definizione, la Bibbia della psichiatria contemporanea ha ereditato il punto esclamativo della Bibbia ebraico-cristiana. Infatti, sulle pagine delle quattro edizioni del <em>DSM</em>, l&#8217;eterosessualità non è mai comparsa come malattia mentale, mentre vi sono comparse altre identità prodotte dal dispositivo binario della sessualità. L&#8217;omosessualità è stata definitivamente depennata dal <em>DSM</em> solo il 17 maggio 1990 &#8211; e questa è la ragione per cui la data del 17 maggio è stata scelta come &#8220;giornata mondiale contro l&#8217;omofobia&#8221;. Mentre ancora oggi transessualità e transgenderismo sono considerate affezioni psichiatriche e catalogate come <a title="la voce GID su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gender_identity_disorder">GID</a>: Gender Identity Disorder, disturbo dell&#8217;identità di genere &#8211; definizione rispondente all&#8217;imperativo che impone coerenza tra sesso, genere e orientamento sessuale. Quindi: se nasci maschio ma ti senti donna, o se nasci femmina e ti senti uomo, per il DSM sei affetto da un disturbo psichiatrico. L&#8217;intersessualismo invece non compare nel DSM &#8211; non perché l&#8217;associazione psichiatrica americana non lo consideri un malattia, ma perché non lo considera un malattia <em>mentale</em>. Come dirò più avanti, dalla medicina contemporanea l&#8217;intersessualismo è infatti considerato una malattia <em>fisica</em>, e quindi una malattia da correggere con il bisturi prima che con gli psicofarmaci.<br />
Nella prospettiva costruttivista di Foucault, quindi, anche transessualità, transgenderismo e intersessualismo sono prodotti del dispositivo di sessualità &#8211; ma prodotti difettosi, scarti, malfunzionamenti. Io vorrei invitarvi, appunto, a porvi nella prospettiva di questi malfunzionamenti, a cercare di immaginare la loro perplessità, il punto interrogativo che è la loro reazione di fronte agli imperativi del binarismo sessuale. Vorrei invitarvi a seguire il principio di Clemenceau e di Arendt (&#8220;l&#8217;affare di chi viene patologizzato dall&#8217;attuale dispositivo biomedico di sessualità è affare di tutti&#8221;), dando la parola alle uova che servono per cucinare la frittate delle identità di genere &#8211; a quelle uova che però preferisco chiamare zoccoli &#8211; e ora vi dirò perché.<br />
Provate a pensare al dispositivo binario della sessualità come a una fabbrica di zoccoli, che con i suoi ingranaggi produce soprattutto zoccoli &#8220;normali&#8221; &#8211; zoccoli maschi e uomini e zoccoli femmine e donne &#8211; ma che ogni tanto, con gli stessi ingranaggi  produce per errore anche &#8220;zoccoli difettosi&#8221;: gay, lesbiche, transessuali, transgender, intersessuali&#8230; In francese zoccolo si dice &#8220;sabot&#8221;, e dal sostantivo &#8220;sabot&#8221; deriva il verbo &#8220;saboter&#8221;, che significa &#8220;fabbricare zoccoli&#8221;, ma anche &#8220;sabotare&#8221;! Lo zoccolo era infatti, un tempo, la calzatura dei poveri, e quindi degli operai. Calzatura che all&#8217;occorrenza poteva diventare un efficace strumento di lotta politica: lo zoccolo poteva infatti essere incastrato ad arte tra gli ingranaggi di una fabbrica, anche della stessa fabbrica che lo aveva fabbricato, per arrestarne la produzione. Questa è la ragione per cui ho scelto di utilizzare questa poco elegante metafora degli zoccoli. Nella prospettiva interpretativa di Foucault, o almeno nella mia lettura di essa, le identità perverse, le minoranze sessuali &#8211; e in particolare le soggettività transgender e intersessuali -, non sono situate &#8220;prima&#8221;, &#8220;fuori&#8221;, o &#8220;oltre&#8221; il dispositivo binario della sessualità (come vorrebbero le teorie della rivoluzione sessuale): esse stanno, semmai, piantate (e stritolate) come zoccoli tra le sue ruote dentate. Ed è proprio da questa posizione, e non da un immaginario &#8220;fuori&#8221; (&#8220;prima&#8221; o &#8220;oltre&#8221;) della fabbrica, che le minoranze sessuali possono sabotare il sistema che le produce, senza pretendere di farlo saltare in aria, ma cercando di rinnovarlo per renderlo più accogliente, cercando di assumere al suo interno una posizione più confortevole. Si tratta sicuramente di un progetto riformista, e non rivoluzionario, che oggi potrebbe scontentare un certo pensiero queer, ma a me sembra un progetto autenticamente libertario e soprattutto mi sembra l&#8217;unico progetto realmente praticabile. Anzi mi sembra che questa sia la strada fino ad ora percorsa, più o meno consapevolmente, dal movimento lesbico gay trans &#8211; una strada tutt&#8217;altro che conclusa che occorre continuare a edificare.<br />
La mia proposta è quindi di abbandonare ogni progetto di fuoriuscita dal dispositivo binario della sessualità, per tentare di mobilitare le categorie del dispositivo dal suo interno. Per tentare di reinterpretarle, di renderle più vivibili per tutti senza pretendere di sussumere l&#8217;identità di tutti sotto un&#8217;unica categoria &#8211; come a volte mi sembra accadere in una certa vulgata queer. Judith Butler utilizza a questo proposito il verbo &#8220;to displace&#8221;, dislocare. Per Butler è possibile dislocare i significanti del binarismo sessuale, senza illudersi si dislocarsi al di fuori di essi. Come una lingua parlata evolve nel tempo a opera dei parlanti, così è possibile modificare i significanti culturali dell&#8217;identità mediante la stessa ripetizione delle pratiche che li generano. È quello, mi pare, che è successo nel movimento lesbico-gay-trans quando è stato coniato il termine &#8220;transgender&#8221;: categoria che non pretende di designare un oltre del binarismo sessuale, ma che opera una risignificazione fluida e non esclusiva della sua logica binaria. È, appunto, di questa categoria che vorrei parlarvi ora&#8230;</p>
<p>Testo di <strong>Lorenzo Bernini</strong> (<a href="mailto: lorenzo.bernini@unimi.it ">lorenzo.bernini@unimi.it</a>)<br />
Foto: © <a href="mailto: sanoi@email.it ">Giovanni Hänninen&lt;</a> 2008 all rights reserved.</p>
<p>fine prima parte &#8211; leggi la <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/17/maschio-e-femmina-dio-li-creo-il-binarismo-sessuale-visto-dai-suoi-zoccoli-2/">seconda parte</a> in uscita mercoledì 17 settembre</p>
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