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	<title>ian urbina &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.6</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[angelo aquaro]]></category>
		<category><![CDATA[Brady Campaign to Prevent Gun Violence]]></category>
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					<description><![CDATA[  di Fabrizio Tonello Al Capone? Un chierichetto. Bonnie e Clyde? Due dilettanti. I film di Quentin Tarantino? D’ora in poi li trasmetteranno nei programmi per bambini, al posto di Melevisione. Sì, perché la realtà supera di molte lunghezze la fantasia: secondo la Repubblica di giovedì scorso, negli Stati Uniti ci sono stati, dal 1 [&#8230;]]]></description>
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<p>di <strong>Fabrizio Tonello </strong></p>
<p>Al Capone? Un chierichetto. Bonnie e Clyde? Due dilettanti. I film di Quentin Tarantino? D’ora in poi li trasmetteranno nei programmi per bambini, al posto di <em>Melevisione</em>. Sì, perché la realtà supera di molte lunghezze la fantasia: secondo <em>la Repubblica </em>di giovedì scorso, negli Stati Uniti ci sono stati, dal 1 gennaio al 24 febbraio di quest’anno, 16.354 omicidi con arma da fuoco (più strangolamenti, accoltellamenti, botte in testa, annegamenti nella vasca da bagno e altro arsenico e vecchi merletti).</p>
<p>Mamma mia!<br />
<span id="more-31109"></span><br />
Tutto nasce, come al solito, con un articolo del <em>New York Times </em>che l’inviato a New York Angelo Aquaro decide di scopiazzare: <em>Fearing Obama Agenda, States Push to Loosen Gun Laws</em>. Nella versione italiana diventa: <em>Obama si arrende alle lobby/l’America riprende la pistola</em>. Il titolo originale sembrerebbe un po’ dire il contrario di quello italiano, e cioè che temendo le restrizioni di Obama alcuni Stati stanno liberalizzando la regolamentazione delle armi. Ma non soffermiamoci sulle quisquilie.</p>
<p>L’articolo di Ian Urbina (NYT) non riporta cifre e si vede che a <em>la Repubblica</em> hanno deciso che ci voleva un po’ di infografica, così hanno confezionato una mappa degli Stati Uniti sotto la quale campeggiano questi numeri: <em>16.354 le persone uccise con arma da fuoco negli Usa nel 2010</em> e <em>109.518 le persone uccise da colpi di arma da fuoco ogni anno negli Usa</em>. Fonte: Brady Campaign to Prevent Gun Violence.</p>
<p>Ora, per quanti spaghetti-western i redattori abbiano visto da piccoli, 16.354 morti in 55 giorni (dal primo gennaio al 24 febbraio) fa 297,34 morti al giorno, cioè 108.531 morti l’anno: neanche nei film di Joe Dante proiettati a nastro 24 ore su 24. E questi sarebbero, per di più, solo gli omicidi con armi da fuoco: il pensionato che ammazza a martellate la moglie, il nipote che avvelena la nonna per ereditare e il ragazzotto portoricano che accoltella il rivale in amore non sono conteggiati.</p>
<p>Guardiamo all’altro numero, cioè alle 109.518 persone <em>uccise da colpi di arma da fuoco </em>ogni anno in America. Ogni anno? Non succede mai che ne ammazzino 109.517 o 109.519? No, caschi il mondo, i regolarissimi americani si sparano sempre nella stessa misura (quest’anno siamo un po’ in ritardo perché, come dicevamo sopra, le vittime nei primi 55 giorni dell’anno darebbero un totale di soli 108.531 morti nei dodici mesi; a meno che non ci sia una tredicesima di ammazzamenti in dicembre, of course).</p>
<p>Già sento le obiezioni del povero Aquaro: <em>Questi sono i numeri del Brady Campaign to Prevent Gun Violence, che volete da me?</em>. Effettivamente, esiste un rapporto di questa organizzazione, molto critico verso Obama per i cedimenti alla lobby delle armi. Peccato che in nessuna delle 29 pagine del rapporto compaiano i numeri citati da Repubblica.</p>
<p>Il rapporto Brady, a dire la verità, non è un modello di precisione, ma le cifre che offre sono queste: 30.000 morti l’anno per le armi da fuoco e 110.000 sparatorie. Ma i 30.000 morti sono la somma approssimativa dei suicidi (16.883) e degli omicidi (12.785) commessi con armi da fuoco e il dato si riferisce al 2006, ultimo anno disponibile. Quindi, gli omicidi di questo tipo negli Stati Uniti sono poco più di 12.000 in un anno, e non 109.518, nove volte di meno di quanto fanfaroneggi Repubblica.</p>
<p>Malgrado accurati sforzi, non sono riuscito a trovare statistiche per il 2010, che dubito esistano vista la lentezza con cui un paese di dimensioni continentali come gli Stati Uniti raccoglie e aggrega le sue statistiche criminali. Però possiamo ragionevolmente ipotizzare che, se la media annuale rimane stabile, siano stati circa 2.000 e non 16.354, otto volte di meno.</p>
<p>Come si è detto, la Brady Campaign parla anche di 110.000 sparatorie, ma questa cifra (simile al precisissimo 109.518 di Repubblica) comprende tutti gli episodi in cui sono state usate armi da fuoco, sia che ne sia risultato un omicidio, un suicidio o un incidente. Soprattutto, l’episodio può essersi concluso con morti, o solo feriti, o nessun danno. Sempre per il 2006, sappiamo che ci sono stati 48.676 feriti da armi da fuoco, il che è un po’ diverso dal parlare di 109.518 uccisioni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/telefono.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-31119  aligncenter" title="telefono" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/telefono-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/telefono-249x300.jpg 249w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/telefono.jpg 328w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" /></a></p>
<p>Passiamo da <em>la Repubblica</em> a <em>la Stampa</em>, dove pure troviamo un <em>100.000</em> bello tondo. Si tratta della proposta di Luca Ricolfi, stimato professore di Metodologia della ricerca psicosociale all’università di Torino, di mettere un tetto alle intercettazioni. Il punto di partenza è che <em>forse le intercettazioni sono davvero troppe</em> perché nel 2001 <em>i bersagli intercettati erano 32.000, da allora il loro numero è aumentato sempre, a un ritmo medio del 23% all’anno. Così, in 7 anni, dal 2001 al 2008, sono più che quadruplicati</em>. A suo avviso, i magistrati devono essere liberi di intercettare ma il Parlamento potrebbe <em>riportare gradualmente il numero totale delle intercettazioni a un livello più ragionevole di quello di oggi</em>, appunto 100mila (ora sarebbero 140.000).</p>
<p>Da queste cifre, il lettore è autorizzato a pensare che ci siano 140.000 cittadini i cui telefoni sono sotto controllo e forse gli verrà il dubbio che i magistrati-spioni ascoltino le conversazioni di tutti, magari per curiosità morbosa. Peccato che le cose non stiano esattamente così: sono 140.000 le utenze telefoniche su cui, in un momento o nell’altro dell’anno, è stato esercitato un controllo e questa cifra è il frutto dell’abitudine di mafiosi e camorristi di cambiare continuamente le schede dei cellulari, al limite usandole una volta sola, proprio per evitare di essere intercettati. Quindi le persone ascoltate sono un numero assai più ristretto e le portinaie di via Po non devono temere per la loro privacy.</p>
<p>Ma, si chiede Ricolfi, <em>com’è possibile che in un distretto di corte d’appello il rapporto fra bersagli intercettati e procedimenti penali sia 15 volte più alto che in un altro</em>? Già: com’è possibile che a Taormina si faccia il bagno 15 volte di più che a Madonna di Campiglio?</p>
<p>Così, partendo dalla premessa che <em>le intercettazioni sono davvero troppe</em> il nostro commentatore arriva facilmente a una proposta di questo tipo: fissare <em>uno stock di intercettazioni nazionale affidando al Consiglio superiore della magistratura o a un organismo indipendente il compito di ripartire tale stock fra i 29 distretti giudiziari</em>.</p>
<p>Facile immaginare cosa succederebbe in Procura a Palermo:<br />
<em>&#8211; Dottore, in città si dice che Totò O’ Assassin&#8217; abbia sciolto nell’acido la figlia di Beppe O’ Animal&#8217;: uno sgarro. Avviamo le intercettazioni</em>?<br />
&#8211; <em>Maresciallo, scherziamo? Abbiamo già consumato quasi tutto lo stock dell’anno e siamo solo in giugno. Ho dovuto chiedere in prestito alla procura di Aosta un pacchetto da un mese di intercettazioni, promettendo di restituirle l’anno prossimo. No, no, niente intercettazioni: veda se salta fuori qualche testimone oculare, piuttosto</em>.</p>
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