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	<title>imu &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Una tassa sulla proprietà? . . . Noooooooooooo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2013 13:25:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marini]]></category>
		<category><![CDATA[imu]]></category>
		<category><![CDATA[Karl Marx]]></category>
		<category><![CDATA[Manoscritti economico-filosofici del 1844]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà privata]]></category>
		<category><![CDATA[William Shakespeare]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani «O padrone non lo fare siamo in pochi ma a lottare e per farla scomparire la maledetta proprietà». [Giovanna Marini, “Se ci avessi cento figli”, 1966] Volevo ben dire che in questo paese ci fosse permesso di tenere una tassa sulla proprietà. Vi rendete conto? Ho detto una tassa sulla proprietà, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/Karl-Marx1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-46298" style="float: left; margin: 0 15px 0 0;" alt="Karl Marx" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/Karl-Marx1-300x278.jpg" width="300" height="278" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/Karl-Marx1-300x278.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/08/Karl-Marx1.jpg 370w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>«<em>O padrone non lo fare<br />
siamo in pochi ma a lottare<br />
e per farla scomparire<br />
la maledetta proprietà</em>».<br />
[Giovanna Marini, “Se ci avessi cento figli”, 1966]</p>
<p>Volevo ben dire che in questo paese ci fosse permesso di tenere una tassa sulla proprietà. Vi rendete conto? Ho detto <em>una tassa sulla proprietà</em>, che è sacra e inviolabile: non saremo per caso pazzi, o, per dire, tutti kommunistacci e kommunistacce senza ritegno e rispetto per le cose sacre. Adesso l’ordine è stato ristabilito, alleluja.<span id="more-46297"></span><br />
Non vorremmo per caso rifarci a quei vetusti <em>manoscritti del ’44</em> (sì, intendo 1844, non dopo) che così recitavano (non scoraggiatevi, certe letture, o ri-letture, ogni tanto, rincuorano, fanno respirare, valgono tutti i minuti impiegati e anche più). Provate un po&#8217;:</p>
<p>K. Marx, <em>Manoscritti economico-filosofici del 1844</em>, <em>Primo manoscritto</em>, cap. XXV: in rete <a href="http://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1844/2/Manoscritti/Lavoro%20estraneato.html">qui</a>:  </p>
<blockquote><p> Abbiamo preso le mosse da un fatto dell&#8217;economia politica, dall&#8217;estraniazione dell&#8217;operaio e della sua produzione. Abbiamo espresso il concetto di questo fatto: il lavoro estraniato, alienato. Abbiamo analizzato questo concetto e quindi abbiamo analizzato semplicemente un fatto dell&#8217;economia politica.<br />
Ora, proseguendo, vediamo come il concetto del lavoro estraniato, alienato, debba esprimersi e rappresentarsi nella realtà.<br />
Se il prodotto del lavoro mi è estraneo, mi sta di fronte come una potenza estranea, a chi mai appartiene ?<br />
Se un&#8217;attività che è mia non appartiene a me, ed è un&#8217;attività altrui, un&#8217;attività coatta, a chi mai appartiene ?<br />
Ad un essere diverso da me.<br />
Ma chi è questo essere ?<br />
Son forse gli dèi? Certamente, in antico non soltanto la produzione principale, come quella dei tempi, ecc., in Egitto, in India, nel Messico, appare eseguita al servizio degli dèi, ma agli dèi appartiene anche lo stesso prodotto. Soltanto che gli dèi non furono mai essi stessi i soli padroni. E neppure la natura. Quale contraddizione mai sarebbe se, quanto più col proprio lavoro l&#8217;uomo si assoggetta la natura, quanto più i miracoli divini diventano superflui a causa dei miracoli dell&#8217;industria, l&#8217;uomo dovesse per amore di queste forze rinunciare alla gioia della produzione e al godimento del prodotto.<br />
L&#8217;essere estraneo, a cui appartengono il lavoro e il prodotto del lavoro, che si serve del lavoro e gode del prodotto del lavoro, non può essere che l&#8217;uomo.<br />
Se il prodotto del lavoro non appartiene all&#8217;operaio, e un potere estraneo gli sta di fronte, ciò è possibile soltanto per il fatto che esso appartiene ad un altro uomo estraneo all&#8217;operaio. Se la sua attività è per lui un tormento, deve essere per un altro un godimento, deve essere la gioia della vita altrui. Non già gli dèi, non la natura, ma soltanto l&#8217;uomo stesso può essere questo potere estraneo al di sopra dell&#8217;uomo.<br />
Si ripensi ancora alla tesi sopra esposta, che il rapporto dell&#8217;uomo con se stesso è per lui un rapporto oggettivo e reale soltanto attraverso il rapporto che egli ha con gli altri uomini.<br />
Se quindi egli sta in rapporto al prodotto del suo lavoro, al suo lavoro oggettivato come in rapporto ad un oggetto estraneo, ostile, potente, indipendente da lui, sta in rapporto ad esso in modo che padrone di questo oggetto è un altro uomo, a lui estraneo, ostile, potente e indipendente da lui. Se si riferisce alla sua propria attività come a una attività non libera, si riferisce a essa come a un&#8217;attività che è al servizio e sotto il dominio, la coercizione e il giogo di un altro uomo.<br />
Ogni autoestraniazione dell&#8217;uomo da sé e dalla natura si rivela nel rapporto che egli stabilisce tra sé e la natura da un lato e gli altri uomini, distinti da lui, dall&#8217;altro. Perciò l&#8217;autoestraniazione religiosa appare necessariamente nel rapporto del laico col prete, oppure &#8211; trattandosi qui del mondo intellettuale &#8211; con un mediatore, ecc. Nel mondo reale pratico l&#8217;autoestraniazione può presentarsi soltanto nel rapporto reale pratico con gli altri uomini. Il mezzo, con cui avviene l&#8217;estraniazione, è esso stesso un mezzo pratico. Col lavoro estraniato l&#8217;uomo costituisce quindi non soltanto il suo rapporto con l&#8217;oggetto e con l&#8217;atto della produzione come rapporto, con forze estranee ed. ostili; ma costituisce, pure il rapporto in cui altri uomini stanno con la sua produzione e col suo prodotto, e il rapporto in cui egli sta con questi altri uomini. Come l&#8217;uomo fa della propria produzione il proprio annientamento, la propria punizione, come pure fa del proprio prodotto una perdita, cioè un prodotto che non gli appartiene, cosi pone in essere la signoria di colui che non produce, sulla produzione e sul prodotto. Come egli rende a sé estranea la propria attività, cosi rende propria all&#8217;estraneo l&#8217;attività che non gli è propria.<br />
Abbiamo sinora considerato il rapporto soltanto dal lato dell&#8217;operaio e lo considereremo più tardi anche dal lato del non-operaio.<br />
Dunque, col lavoro estraniato, alienato, l&#8217;operaio pone in essere il rapporto di un uomo che è estraneo e al di fuori del lavoro, con questo stesso lavoro. Il rapporto dell&#8217;operaio col lavoro pone in essere il rapporto del capitalista &#8211; o come altrimenti si voglia chiamare il padrone del lavoro &#8211; col lavoro. La proprietà privata è quindi il prodotto, il risultato, la conseguenza necessaria del lavoro alienato, del rapporto di estraneità che si stabilisce tra l&#8217;operaio, da un lato, e la natura e lui stesso dall&#8217;altro.<br />
<em>La proprietà privata si ricava quindi mediante l&#8217;analisi del concetto del lavoro alienato, cioè dell&#8217;uomo alienato, del lavoro estraniato, della vita estraniata, dell&#8217;uomo estraniato</em>.</p></blockquote>
<p>Dice: ma tu, Sparz, saresti disponibile a rinunciare alle tue proprietà, nel tuo privato particulare? Risposta: non possiedo beni immobili, ho un’auto, un pc e tanti libri che volentieri condivido con chi me lo chiede. Che cosa non vorresti condividere? Solo beni immateriali e poi, quelli sì, i piccoli regali, piccoli oggetti che contengono un volto, un sorriso, un ricordo, solo quelli.</p>
<p>Perfino il <strong>Bardo</strong> faceva dell’ironia:</p>
<blockquote><p><em>Property was thus appall&#8217;d,<br />
That the self was not the same;<br />
Single nature&#8217;s double name<br />
Neither two nor one was call&#8217;d</em>.</p></blockquote>
<p>[William Shakespeare, <em>The phoenix and the turtle</em>, 37-40]</p>
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		<title>Stato e Chiesa: qualcosa si muove</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 20:21:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
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		<category><![CDATA[chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[concordato]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Ici]]></category>
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		<category><![CDATA[mario monti]]></category>
		<category><![CDATA[paolo bonetti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Paolo Bonetti Le pressioni esercitante sul governo Monti da tanta parte dell’opinione pubblica, a proposito delle esenzioni fiscali di cui, in base all’attuale normativa, gode la Chiesa cattolica in Italia, pare non siano state inutili. Il nostro presidente del Consiglio ha comunicato ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la volontà del governo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paolo Bonetti</strong></p>
<p>Le pressioni esercitante sul governo Monti da tanta parte dell’opinione pubblica, a proposito delle esenzioni fiscali di cui, in base all’attuale normativa, gode la Chiesa cattolica in Italia, pare non siano state inutili. Il nostro presidente del Consiglio ha comunicato ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la volontà del governo italiano di presentare in Parlamento un emendamento alla legge attualmente in vigore che consente alla Chiesa di non pagare l’Ici (diventata Imu) sulle sue proprietà adibite a usi “non esclusivamente commerciali”.<span id="more-41641"></span> Queste proprietà, come anche Italialaica ha ampiamente documentato, sono tante e spesso con scopi prettamente commerciali, inutilmente mascherati da finalità falsamente religiose o assistenziali. Si pensi soltanto a settori come quello scolastico o quello sanitario, dove l’aspetto affaristico è talora talmente evidente da apparire perfino comico. Perché Monti ha fatto questo passo, comunque meritevole, e la Chiesa stessa, che avrebbe volentieri perseverato nell’evasione, ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco? Ma perché, dopo un esposto del Partito radicale che risale all’ottobre del 2010, la Commissione europea aveva aperto un’inchiesta per violazione della concorrenza che minacciava di concludersi con una severa condanna del governo italiano. Come ha scritto Maria Antonietta Calabrò sul Corriere della Sera, l’iniziativa di Monti può bloccare la procedura contro l’infrazione che dovrebbe concludersi entro maggio. Se questo accadrà, saranno però i comuni italiani a scapitarci, perché perderanno gli arretrati dovuti dalla Chiesa, che vengono calcolati, prudenzialmente, attorno al miliardo e duecento milioni.<br />
È evidente che il governo italiano, prima di arrivare a prendere questa decisione, ha dovuto trattare con le autorità vaticane e con la conferenza episcopale per giungere a un accordo che, senza compromettere troppo i rapporti con la Chiesa, ponesse fine allo scandalo di un’esenzione fiscale che si aggiungeva ai tanti altri privilegi di cui il cattolicesimo ancora gode in Italia, a cominciare dall’otto per mille. Ora si tratterà di vedere, e sta qui l’aspetto delicato della questione, come saranno effettivamente censite le proprietà ecclesiastiche, con quali criteri saranno in concreto distinte quelle che sono davvero non profit e quelle che, invece, hanno magari qualche elemento religioso o caritativo, ma sono fondamentalmente indirizzate a fini di lucro. Naturalmente la regola di imporre la nuova Ici su tutte le attività integralmente o parzialmente commerciali deve valere anche per le varie associazioni laiche che si muovano sul confine, talora incerto, fra gratuità e profitto e che oggi ancora non pagano l’imposta comunale sugli immobili. I Comuni, d’altra parte, hanno un bisogno urgente, nelle attuali circostanze di restrizione dei bilanci, di riscuotere questa imposta per far fronte a tutta una serie di servizi sociali che sono di loro stretta competenza. Come scrive Calabrò, il gettito che si spera di ricavare dall’Imu applicata anche agli immobili ecclesiastici è calcolato in modo differente a seconda dei parametri adottati, dal momento che “le proprietà fanno capo a una galassia di soggetti giuridici diversi tra loro, che vanno dalle diocesi alle congregazioni, dagli ordini religiosi alle proprietà italiane del Vaticano vero e proprio”. Più che mai opportuno sarà, quindi, un rigoroso censimento di questi immobili, visto che molti, come ha dichiarato il presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani, non sono neppure denunciati al catasto.</p>
<p>I liberali, in gran parte cattolici, che dettero vita nell’Ottocento, allo Stato unitario, ebbero il coraggio, fin dagli anni che precedettero l’unificazione, di colpire duramente i privilegi economici e civili della Chiesa cattolica. Nel 1850, il Parlamento piemontese, con le leggi Siccardi, aboliva i tribunali ecclesiastici e il diritto d’asilo negli edifici religiosi per coloro che avevano commesso un qualche crimine; nei primi dieci anni dell’unità i governi della Destra colpirono le congregazioni religiose per fare entrare i beni da esse posseduti nel circolo di una rinnovata e più dinamica vita economica; il 13 maggio del 1871 veniva approvata quella legge delle guarentigie che, pur assicurando alla Chiesa il libero esercizio delle sue funzioni spirituali, poneva limiti precisi alla sua ingerenza nell’amministrazione civile e politica. Questa legge, che non fu mai riconosciuta dai papi, regolò comunque i rapporti dello Stato con la Chiesa fino al 1929, quando fu sostituita dal Concordato voluto dal regime fascista, che restituì alla Chiesa i privilegi che lo Stato liberale le aveva tolto. Come tutti sanno, il Concordato venne poi inserito nella Costituzione repubblicana del 1948, con il concorso decisivo del partito comunista che sacrificò i principi della laicità dello Stato ai suoi interessi politici. Nel 1984 ci fu, con Craxi, una revisione, che non ha però intaccato la struttura di base del documento. Mario Monti e i suoi ministri sono in gran parte cattolici praticanti e liberali; sarebbe un grande merito per il loro governo se, pur con tutte le prudenze che il loro moderatismo esige, aprissero nei rapporti fra Stato e Chiesa quel nuovo corso che né il centro-destra né il centro-sinistra hanno avuto il coraggio di inaugurare.</p>
<p><a href="http://www.Italialaica.it" target="_blank">www.italialaica.it</a> 17/02/12</p>
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