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		<title>Verso un ritorno della “razza”?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2008 05:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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					<description><![CDATA[(Con il quarto governo Berlusconi, mi sembra che sia ormai cambiato il contesto che ha visto su questo blog prendere corpo un dossier intitolato “Razzismi quotidiani”. Il motivo di questo cambiamento è semplice. Molti di noi hanno continuato a pensare in termini di “denuncia” del pregiudizio e della discriminazione. Si partiva dall’assunto che, nella nostra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><em><span lang="ES-MX">(Con il quarto governo Berlusconi, mi sembra che sia ormai cambiato il contesto che ha visto su questo blog prendere corpo un dossier intitolato “Razzismi quotidiani”. Il motivo di questo cambiamento è semplice. Molti di noi hanno continuato a pensare in termini di “denuncia” del pregiudizio e della discriminazione. Si partiva dall’assunto che, nella nostra società, la maggioranza delle persone non potesse sostenere a chiare lettere un atteggiamento discriminatorio nei confronti di altri esseri umani. Uno dei nostri obiettivi era l’esigenza di “svelare” un razzismo che spesso si presentava sotto vesti più innocenti o decenti. Oggi, invece, chi palesa i suoi pregiudizi e chi invoca a chiare lettere l’esigenza di discriminare, riscuote successo. È un po’ quello che succede con il fascismo. C’è ancora chi denuncia “gesti”, “attitudini”, “discorsi” fascisti. </span>Ma è proprio in quanto “fascisti” che quei gesti, attitudini e discorsi piacciono. </em><span lang="ES-MX"><em>Detto questo, è doveroso non tacere. E anzi, di fronte al trionfo della semplificazione del reale, è importante confrontarsi con le comunità di studio, con tutti coloro che non producono esclusivamente “sapere” televisivo e giornalistico. A. I.)</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="ES-MX"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT">di <strong>Simone Morgagni</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT">Il problema della legalità è all’ordine del giorno. Si tratta forse della questione sociale che gode da qualche anno a questa parte di maggiore attenzione da parte dei media e dei cittadini, da parte dei governanti e dei governati dei paesi occidentali. Nella quasi totalità dei casi la tematica della legalità e della sicurezza si incrociano con fenomeni di emarginazione, di violenza e di insicurezza che sembrano porre domande sempre più pressanti riguardo ai legami che intercorrono tra tutte queste nozioni.</span><span id="more-5948"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT">Il disastro provocato dall’uragano Katrina in Louisiana alla fine dell’agosto 2005; le proteste e gli scontri nelle banlieues francesi, durante l’autunno dello stesso anno proseguiti, con maggiore o minore intensità, fino ad oggi, fino ad arrivare al clamore mediatico ottenuto dagli stupri ad opera degli &#8220;extracomunitari&#8221; <strong>(come se lo stupro fosse una loro prerogativa esclusiva)</strong>, sembrano chiamare in causa <strong>&#8211;</strong> ancora una volta <strong>&#8211;</strong> il vecchio concetto di razza. <span>Questa volta, tuttavia, sembra non trattarsi semplicemente, di un semplice ritorno delle vecchie forme di razzismo istituzionalizzato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT">La situazione attuale sembra piuttosto metterci<span> </span>di fronte ad un suo parziale ritorno che si presenta accompagnato da una pletora di nuove forme di discriminazione ed esclusione che, nonostante un’apparenza spesso meno inquietante, possono probabilmente essere riportate alla stessa matrice. In</span><span lang="IT"> questa stessa ottica si potrebbero ad esempio leggere gran parte delle politiche “securitarie” che vengono proposte, attuate e propagandate con lo scopo dichiarato di riportare ordine nel caos prodotto dai processi di globalizzazione delle merci, delle persone e delle paure. Basti pensare alla costituzione di banche dati sempre più numerose, alle ispezioni sempre più intime, all’identificazione delle persone attraverso il riconoscimento delle loro sole specificità fisiche. Sembra allora tornare ad emergere, dalla considerazione di questi scenari, la possibilità di utilizzare specificamente la nozione di “razza” come categoria interpretativa, come strumento di diagnosi dell’impatto che questi fenomeni hanno sullo spazio della nostra vita pubblica, della nostra politica, delle nostre istituzioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT">Si assiste in tal modo ad un imprevisto capovolgimento di quel percorso intellettuale che, dopo aver messo in discussione la nozione di razza come entità tassonomica sostenuta da prove genetiche, fa riapparire quella stessa categoria come elemento comunitario, portatore di cultura, di esclusione come di solidarietà. Questo perché la categoria viene recuperata sia nei discorsi delle minoranze che in quelli dei gruppi oppressori, mostrandone una progressiva ed inedita doppia utilizzazione, non più limitata alla creazione di una distanza da non superare, ma espansa anche alla costruzione stessa di una identità collettiva. Se il termine “razza” sembra ormai non aver più alcun senso, scientificamente parlando, la tanto auspicata eliminazione dello stesso termine, inteso come struttura culturale, potrebbe avere conseguenze ancora più nefaste<span>. Le nostre società, infatti, sembrano mostrare serie difficoltà nell’assorbire questa nozione all’interno di quelle preesistenti, come quella di “cultura” o quella di “etnia”. Di conseguenza si assiste ad un tendenziale mantenimento di modalità di dominio e sopraffazione spesso estremamente reali, ma nascoste dietro la cortina di una nuova tipologia di attività discriminatorie, meno appariscenti e visibili rispetto al passato. Per questa ragione, all’interno delle società multiculturali, i dilemmi posti dalle questioni di eguaglianza, libertà, inclusione, sicurezza devono tornare ad essere indagati secondo una nuova ottica capace di ricostruire il legame tra vecchie e nuove forme di discriminazione. Questa rinnovata attività di indagine ci pare del resto la sola possibilità per comprendere più in profondità quel diffuso senso di<span> </span>inquietudine verso il “diverso” che si propaga attualmente senza che si riescano ancora a trovare le categorie adatte per poterlo comprendere, e combattere. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT">Tutte queste motivazioni ci hanno spinto a proporre ai lettori di <em>Nazione Indiana</em> questa piccola serie di quattro interventi che vogliono tentare di fornire una sorta di mappa concettuale, di diario minimo delle attuali riflessioni su due tematiche fondamentali quali “la discriminazione di soggetti vulnerabili derivante dal fenomeno delle migrazioni”  e “la crisi della capacità delle istituzioni e del diritto di operare in base a valori condivisi”. Si tratta di una selezione dell’attività di ricerca svoltasi in questi ultimi anni e promossa in Italia soprattutto <strong>presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche</strong> dell’Università di Modena e Reggio Emilia e presso il <strong>Dipartimento di Teoria e Storia del diritto</strong> dall’Università di Firenze. Questa attività è stata accompagnata da una serie di pubblicazioni online che indichiamo qui di seguito e si è conclusa con la pubblicazione, nel novembre 2007, di un doppio volume a titolo <a href="http://www.diabasis.it/Database/diabasis/diabasis.nsf/b4604a8b566ce010c125684d00471e00/0eb2ae482ad95d2dc125735a003d3956!OpenDocument">“Differenza razziale, discriminazione e razzismo nelle società multiculturali”</a> edito dalla casa editrice<strong> Diabasis </strong>di Reggio Emilia e a cura di <strong>Thomas Casadei</strong> e <strong>Lucia Re</strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT">Sarà proprio da questa pubblicazione che saranno tratti i tre interventi che verranno pubblicati nei giorni a venire. Proporremo dapprima un approccio teorico sulla questione de “La costruzione del razzismo”, formulato dal filosofo francese <strong>Etienne Balibar,</strong> cui seguirà una breve analisi delle pratiche discriminatorie e dei possibili trattamenti uguaglianti a firma di <strong>Costanza Margiotta</strong> per concludere poi con la trattazione di alcuni problemi legati alla libertà di espressione e posti a confronto con le recenti Teorie Critiche della Razza. Speriamo possano rivelarsi utili strumenti per avvicinarsi ad un fenomeno quantomai reale e purtroppo così poco analizzato, se non con gli strumenti, evidentemente inadatti, della repressione e della soppressione progressiva delle libertà fondamentali dell’uomo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span lang="IT">Indichiamo, qui di seguito, una serie di collegamenti ipertestuali che conducono ad alcune raccolte di testi disponibili in rete ed elaborati all’interno del quadro d’analisi che è stato brevemente presentato. Segnaliamo in particolare:</span></p>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><strong><span style="font-weight: normal; font-family: Symbol;"></span></strong><span lang="IT">Il dibattito <strong>“</strong><strong><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.sifp.it/eventomese.php"><span>Razza e diritto: tra sicurezza, discriminazioni e cittadinanza</span></a>” che si svolto sul sito Internet della Società Italiana di Filosofia Politica.</span></strong></span></li>
<li><!--[if !supportLists]--><span class="sommario"><span style="font-family: Symbol;"></span></span><!--[endif]--><strong><span style="font-weight: normal;" lang="IT">Il numero della rivista Cosmopolis dedicato alla tematica “</span></strong><span class="sommario"><span lang="IT"><a href="http://www.cosmopolisonline.it/20070705/sommario%20razza.html">I dilemmi della &#8216;razza&#8217;: tra cittadinanza ed esclusione</a>”</span></span></li>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family: Symbol;"></span><span class="sommario"><span lang="IT">Il numero della rivista Jura Gentium dedicato alla tematica “</span></span><span lang="IT"><a href="http://www.juragentium.unifi.it/it/forum/race/index.htm">Legge, ‘razza’ e diritti a partire dalla Critical Race Theory”</a></span></li>
</ul>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"><span lang="IT"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span lang="IT">Approfittiamo di questo primo intervento per ringraziare le Edizioni Diabasis e Thomas Casadei per la collaborazione che ci hanno fornito e per l’autorizzazione alla ‘liberazione’ online dei testi pubblicati. Teniamo inoltre particolarmente a ringraziare Etienne Balibar, Costanza Margiotta e <strong>Giorgio</strong> <strong>Pino </strong>per la loro cortesia nel<span> </span>concederci l’autorizzazione alla pubblicazione dei loro testi e per la disponibilità dimostrata anche con la loro volontà, tempo permettendo, di seguire l’eventuale dibattito generato dalla<span> </span>pubblicazione.</span></p>
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