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	<title>Indypendentemente &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>No WorKing Class</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2014 15:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Indypendentemente]]></category>
		<category><![CDATA[Laquinzaine]]></category>
		<category><![CDATA[livio borriello]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; La riforma che riduce la disoccupazione di Livio Borriello (pubblicato su laquinzaine N°6 Indypendentemente &#160; &#160; 1 l’allestimento prospettico del mondo. la mia presenza nel mondo è pesante, violenta. io sconvolgo l’esistenza neutra, silenziosa, lenta delle cose. il fatto che io esista è incalcolabilmente più denso del fatto che esista quel tetto. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/Catturaok.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft  wp-image-48094" alt="Catturaok" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/Catturaok.jpg" width="563" height="321" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/Catturaok.jpg 1564w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/Catturaok-300x171.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/Catturaok-1024x584.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/Catturaok-900x513.jpg 900w" sizes="(max-width: 563px) 100vw, 563px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La riforma che riduce la disoccupazione</b></p>
<p>di</p>
<p><strong>Livio Borriello</strong></p>
<p>(pubblicato su laquinzaine N°6 <a href="http://indypendentemente.com/it/editoria-la-quinzaine.html">Indypendentemente</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1</strong></p>
<p>l’allestimento prospettico del mondo.</p>
<p>la mia presenza nel mondo è pesante, violenta.</p>
<p>io sconvolgo l’esistenza neutra, silenziosa, lenta delle cose.</p>
<p>il fatto che io esista è incalcolabilmente più denso del fatto che esista quel tetto.</p>
<p>la mia presenza nel mondo è un evento decisivo.</p>
<p>ciò che rende decisiva la mia presenza, è che io coincida con il luogo dove sono.</p>
<p>qui c’è carne, una congerie molle, rosacea, umida, massiccia. dunque io sono immerso e coincido con una carne, con questa carne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2</strong></p>
<p>tu sei memoria. la memoria tecnica di un istante fa, e quella romantica della tua infanzia. il tessuto che costituisce un’individualità, è un tessuto di tempo digerito, e trasformato in linguaggio. tu non sei in te, in te sei solo un morto, il morto che coincide col tuo corpo. la tua armatura, il tuo sviluppo, è fatto dei minuti, di questo materiale fatiscente e invisibile, che qualcosa (soggetto) allucina, dei minuti toccati al tuo corpo, così come esso li ha trattenuti in qualche forma ancora non chiara alla logica. quando il corpo sente la loro profondità, e la loro irreversibilità, i ricordi lancinano. dunque tu sei fatto di questa vertigine inaccettabile e inconoscibile, e puoi sopravvivere solo se la neutralizzi, se la mineralizzi, se la lasci nel corpo ad agire meccanicamente. i moti muscolari e chimici intanto ti incalzano, e producono incessantemente – sulla cresta del presente &#8211; nuovo passato, nuovo L.. sei una macchina che produce passato, che produce memoria, che ti produce. e questa è l’unica cosa che sei, che sei individualmente – questa operazione sul tempo.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/strike.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-48095" alt="strike" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/strike.jpg" width="282" height="331" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/strike.jpg 282w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/strike-255x300.jpg 255w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /></a></p>
<p><strong>3</strong></p>
<p>se questo è il passato – se tutto finisce in questa voragine– io ho diritto alla più feroce, più violenta, più dissennata felicità. nessuna felicità ci ripagherà dello sprofondamento della vita.</p>
<p>i fiori di carne delle donne, che sbocciano nel limo del grigio pomeriggio piovoso. il tepore, la nudità, la motilità, l’organicità  delle carni.</p>
<p>le psichi invece sbiadite, rattrappite, marcite, asfissiate nelle loro lingue.</p>
<p>poi ci sono io, cosa delle cose, cosa dal cui interno si esiste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>4</strong></p>
<p>altri, ci sono nel mondo, in una situazione stranamente simile alla mia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>5</strong></p>
<p>fra me e gli altri, il mondo si alleggerisce, diminuisce. prima che il mondo da che era me sia un altro, si attraversano estesi spazi insignificanti, poco significanti. fra me e l’altro c’è l’aria.</p>
<p>questo, mi impedisce di sentirlo bene. io sono sempre io, e anche lui.</p>
<p>tutti sono “un altro essere”, senza saperlo, anzi un dio – scivolante fra le vetrine, un dio che compra la pizzetta,  in quanto hanno ben complicato la polvere che erano. noi siamo questa congerie di aria, di suoni, di macelleria e di intenzioni, di cui una frazione infinitesima compra una pizzetta &#8211; 1 euro e mezzo &#8211; segno che esiste il reale, prova contabile e funzionante. e dopo era passato pure un minuto!!</p>
<p>il fatto che io mi sia infine depositato in me, è del tutto casuale. il corpo dell’altro, mi assicura la scienza, è fatto con strutture e liquidi e umidità e fori e pori e dinamismi straordinariamente simili ai miei.</p>
<p>ma le sue braccia, non obbediscono  al mio comando, il segnale dovrebbe arrivare troppo lontano, attraversare troppi valichi e barriere.</p>
<p>io non sento il suo dolore.</p>
<p>io non godo il suo orgasmo.</p>
<p>se è mio figlio, se mi innamoro, onde si ripercuotono fra me e l’altro, e rendono molti più intensa la rispondenza. quasi mi sembra di essere dal suo corpo. ma non è proprio così, e poi dura poco&#8230;</p>
<p><strong> 6</strong></p>
<p>e tuttavia,  se io metabolizzo questo sentimento, se io mi posiziono in quello stesso punto e in quello stesso istante in cui tutto coincide, se io mi concentro in me fino al punto in cui dileguo, se mi esproprio, se mi sporgo dal mio orlo, se colliquo dal mio contorno, se affino la carne fino a sentire la pastosità e la conduttività dell’aria, se mi ricordo del mio non essere ancora – del mio non essere mai stato &#8211; se sbaglio ad essere stato, se vacillo dai suoni e segni della mia lingua, io posso sentire, come una risonanza, come una ripercussione, quello che diversamente, che altrimenti sono. ci sarà un giorno in cui il dovere sarà il de-habere, il non più essere. ci sarà un giorno in cui sentiremo il dolore di denti del nemico, e godremo della carezza nella sua mano.</p>
<p><strong> 7</strong></p>
<p>questo è per me l’atto politico più urgente, la riforma che riduce la disoccupazione.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/TheWorkingClass_Twitter_logo.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-48096" alt="businesscard-85mmx55mm-h" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/TheWorkingClass_Twitter_logo.jpg" width="500" height="292" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/TheWorkingClass_Twitter_logo.jpg 500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/TheWorkingClass_Twitter_logo-300x175.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Poesia da Camera a Torino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 15:21:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[andrea semerano]]></category>
		<category><![CDATA[Indypendentemente]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[Voyelles & visions]]></category>
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					<description><![CDATA[A Torino, giovedì 6 febbraio 2014, alle ore 18:30, presso la Galleria Voyelles &#38; Visions [ via San Massimo 9/A ] nel contesto della rassegna CameraIndy (con http://indypendentemente.com/) a cura di Francesco Forlani e Giovanni Andrea Semerano letture da tre testi di Marco Giovenale èditi dalla Camera verde : SOLUZIONE DELLA MATERIA Politica delle variabili. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">A <b>Torino</b>, giovedì <b>6 febbraio</b> 2014, alle <b>ore 18:30</b>,<br />
</span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">presso la <b>Galleria Voyelles &amp; Visions<br />
</b></span>[ via San Massimo 9/A ]</p>
<p style="text-align: center;">nel contesto della rassegna <a href="http://slowforward.wordpress.com/2014/01/22/cameraindy-a-torino-dal-9-gennaio-al-15-febbraio-2014/" target="_blank">CameraIndy</a> (con <a href="http://indypendentemente.com/" target="_blank">http://indypendentemente.com/</a>)<br />
<span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">a cura di Francesco <b>Forlani </b>e Giovanni Andrea <b>Semerano</b></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"> </span>letture da tre testi<br />
di Marco Giovenale<b><br />
</b><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">èditi dalla <a href="http://www.lacameraverde.com/" target="_blank">Camera verde</a> <b>:</b></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.facebook.com/events/650227121689796/" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter  wp-image-33838" style="border: 1px solid black; margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" alt="3" src="http://slowforward.files.wordpress.com/2014/02/3.jpg" width="385" height="142" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><b><a href="http://slowforward.wordpress.com/2009/04/03/soluzione-della-materia-11-testi-in-versi-1-in-prosa/" target="_blank">SOLUZIONE DELLA MATERIA<br />
</a></b><i>Politica delle variabili. (11 testi in versi, 1 in prosa, viceversa)<br />
</i>&#8211; Collana Calliope, 2009 &#8211;</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://slowforward.wordpress.com/2006/10/15/mail-g-superficie-battaglia/" target="_blank"><strong>SUPERFICIE DELLA BATTAGLIA</strong><br />
</a>&#8211; Collana Cartoline d’artista, 2006 &#8211;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b><a href="http://slowforward.wordpress.com/2013/12/17/frammento-per-tagli-tmesi/" target="_blank">TAGLI/TMESI<br />
</a></b></span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">&#8211; Collana Elzeviri, 2014 &#8211;</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Interventi critici di<br />
</span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Francesco <b>Forlani</b></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Sarà presente l&#8217;autore</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.facebook.com/events/650227121689796/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>https://www.facebook.com/events/650227121689796/</strong></span></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"> </span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"> </span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Una poesia da <i>Superficie della battaglia</i>:<br />
</span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><a href="http://www.absolutepoetry.org/IMG/pdf/una_poesia.pdf" target="_blank">http://www.absolutepoetry.org/IMG/pdf/una_poesia.pdf</a></span></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #808080;">Si parlerà anche di <strong>LIE LIE</strong>: </span><br />
<span style="color: #808080;">cfr. il video e gli allegati all&#8217;indirizzo </span><br />
<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #808080;"><a href="http://www.lacameraverde.org/internocamera.html" target="_blank"><span style="color: #808080; text-decoration: underline;">http://www.lacameraverde.org/internocamera.html</span></a></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">_</span></p>
<p><strong><br />
programma completo:</strong><br />
<strong><br />
9 gennaio 2014</strong><br />
Biagio Cepollaro<br />
LE QUALITA’<br />
(Collana Metra, 2012)<br />
<strong><br />
25 gennaio 2014</strong><br />
Andrea Inglese<br />
QUANDO KUBRICK INVENTO’ LA FANTASCIENZA – 4 CAPRICCI SU 2001<br />
(Collana Visioni dal Cinematografo, 2011)<br />
<strong><br />
4 febbraio 2014</strong><br />
Massimo Rizzante<br />
RICORDI DELLA NATURA UMANA<br />
(Collana Talìa, 2010)</p>
<p>Nikos Kachtitsis<br />
PUNTO VULNERABILE – 14 POESIE DELLA GIOVINEZZA<br />
A cura di<br />
Massimo Rizzante<br />
(Collana Metra, 2012)</p>
<p><strong>5 febbraio 2014</strong><br />
Francesco Forlani<br />
MANHATTAN EXPERIMENT – 1997 FUGA DA NEW YORK<br />
(Collana Visioni dal Cinematografo, 2010)</p>
<p><strong>6 febbraio 2014</strong><br />
Marco Giovenale<br />
SOLUZIONE DELLA MATERIA<br />
(Collana Calliope, 2009)<br />
TAGLI/TMESI<br />
(Collana Elzeviri, 2014)<br />
SUPERFICIE DELLA BATTAGLIA<br />
(Collana Cartoline d’Artista, 2006)</p>
<p><strong>7 febbraio 2014</strong><br />
presentazione delle<br />
29 Cartelle d’artista<br />
Alfredo Anzellini, Franco Belsole, Umberto Bignardi, Alessandro De Francesco, Gerardo Di Fabrizio, Matteo Di Giamberardino, Francesco Forlani, Lugi Francini, Massimo Fusaro, Elisabetta Gazziero, Marco Giovenale, Matias Guerra, Aram Kebabdijan, Olivier Kervern, Andrea Inglese, Anna Macchi, Franco Mancini, Eugenio Marzaioli, Grazia Menna, Paolo Mussat Sartor, Raffaella Nappo, Gianni Nigro, Andrea Pacioni, Marco Perri, Nicola Ponzio, Ilaria Scarpa, Zeno Tentella, Francesca Vitale, Caroline Zekri</p>
<p><strong>8 febbraio 2014</strong><br />
Toni D’Angela<br />
IL CUORE DELL’ESSERE E IL PENSIERO SENSIBILE – L’ATTO DEL VEDERE DI STAN BRAKHAGE<br />
Introduzione di<br />
Nicole Brenez<br />
10 tavole di<br />
Matias Guerra<br />
(Collana Il Cinematografo, 2013)<br />
<strong><br />
15 febbraio 2014</strong><br />
Giusi Drago<br />
TEMPO NEGOZIATO<br />
(Collana Calliope, 2014)</p>
<p>§</p>
<p>sempre<br />
alle h. 18:30 presso Voyelles&#038;Visions<br />
Via San Massimo 9<br />
(Torino)</p>
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		<title>da &#8220;Inventari&#8221; (2001)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/01/31/da-inventari-2001/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2014 11:07:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Indypendentemente]]></category>
		<category><![CDATA[Inventari]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese RILIEVI . Belletrista dai nervi scoperti sotto scossa elettrica inarcato: stacco dal silenzio un fumetto per schizzo cinetico o furia o soltanto facezia lo allungo e lo gonfio con zeppe lo taglio con chimiche scorie quando scoppia è rumore bianco copriti il volto: te lo spedisco. *     *     * Cose stesse Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>RILIEVI</strong></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p>Belletrista dai nervi<br />
scoperti sotto scossa<br />
elettrica inarcato: stacco<br />
dal silenzio un fumetto<br />
per schizzo cinetico o furia<br />
o soltanto facezia<br />
lo allungo e lo gonfio con zeppe<br />
lo taglio con chimiche scorie<br />
quando scoppia è rumore bianco<br />
copriti il volto: te lo spedisco.<span id="more-47465"></span></p>
<p>*     *     *</p>
<p><strong>Cose stesse</strong></p>
<p>Il ragionamento sta in piedi<br />
e poggia sulla frase falsa<br />
che fa da assioma, detta<br />
dalla maschera che non cela<br />
un volto, ma forse un ritratto<br />
ormai stinto sulla parete<br />
bianca, dentro una cornice vuota<br />
e se qualcosa è stato (qualcuno<br />
colpevole ha colpito) lo sai<br />
al risveglio, per il pugno<br />
senza traccia ma dolente ancora<br />
sul sopracciglio, che poi è finto:<br />
matassina di lana e acrilico<br />
di un già passato carnevale.</p>
<p>*     *     *<br />
<strong> Forma chiusa</strong></p>
<p>Paesaggi scomponibili<br />
ad esemplare unico: l&#8217;albero<br />
a cavolfiore, la loggia, il sasso,<br />
l&#8217;inclinato viandante.<br />
Li dispongo di giorno<br />
e li ripongo di sera<br />
nella scatola quadra.<br />
Vario quel tanto che basta<br />
a suggerire il moto<br />
del mondo, un intreccio,<br />
una didattica favola<br />
di rana e lupo.<br />
Ma sparecchiato il presepio,<br />
pulita la scena della storia,<br />
è l&#8217;incontenibile fondo<br />
che albeggia, lampo<br />
d&#8217;insaturabili spazi<br />
che nessuna cornice<br />
finale felice o truce<br />
obbliga nella forma chiusa,<br />
nell&#8217;orma finita.</p>
<p>*     *     *</p>
<p><strong>Dettaglio</strong></p>
<p>lasciate che appaia un&#8217;asola,<br />
un&#8217;unghia, un angolo di carta<br />
da sotto il mantello,<br />
un&#8217;otturazione di metallo<br />
dalla testa reclinata<br />
sul marmo, lasciate<br />
che la scena immane sbocciata<br />
tra cavalieri, banchetti, ascensioni<br />
sia lacerata, rasa<br />
da un dettaglio, e che un chiodo<br />
sporga, luminescente, dal legno<br />
e l&#8217;impronta di fango<br />
sul muro, e la piega affilata<br />
della veste, lasciate che remoto<br />
il rammendo<br />
come una lebbra sfiguri<br />
cena, deposizione, martirio<br />
e una venuzza spaccata<br />
sia rasoio nell’occhio<br />
dei papi di Velasquez</p>
<p>*     *     *</p>
<p><strong>Ospiti</strong></p>
<p>Dove alloggi tutta questa folla<br />
che non sai se amica o nemica,<br />
che ignori da che attimo e mondo,<br />
da che fallo di senno sortita?<br />
Come la sfami, la disseti, la vesti?</p>
<p>È gente che ti conosce, esce<br />
da ogni angolo ghignando,<br />
ti s&#8217;impiglia nei passi, è sparsa<br />
ovunque, ciondolante, vacua,<br />
pencola da pareti e parapetti,<br />
infila braccia tra le grate<br />
dei tombini, passa la testa<br />
dallo sfogatoio di grondaia,<br />
accampa nel camino murato,<br />
ti sfrega le mani sul petto,<br />
ti s&#8217;appende alla cinta, tutti<br />
li ritrovi: lamie dagli occhi<br />
sporgenti d&#8217;insetto, tutori<br />
a squadre dentro le aule vuote,<br />
alcolisti dai denti rari, bimbi<br />
che girano ululando per le stanze,<br />
amici che ti porgono aghi, pubi<br />
d&#8217;amanti tappezzati di zecche<br />
e commercianti azzimati, sporti<br />
da chilometrici banconi. Devi<br />
dargli nome, alloggio, razza,<br />
provenienza, intreccio, in luce<br />
porli sopra un piedistallo,<br />
farli passeggiare in greggi<br />
sotto porticati, con mano<br />
dolce portarli sulla via maestra,<br />
a suon di flauto sull&#8217;argine<br />
del pozzo, nel buio dell&#8217;oblio<br />
a uno a uno, per sempre,<br />
rovesciarli.</p>
<p><strong>*     *     *</strong></p>
<p><strong>Ecosistema 1</strong></p>
<p>Un intrigo di cinque o sei formiche<br />
in riga, sballottando febbrili un cadavere<br />
di mosca (torso senz&#8217;ali e zampe),<br />
tuba squillante, vittoriose infrangono</p>
<p>il dormiveglia delle mattonelle,<br />
gli echi macchinali di cane<br />
rimbalzati a scoppi uguali dal cortile,<br />
l&#8217;inesistenza che moltiplica anonima</p>
<p>dentro le teste ragionanti, guardinghe,<br />
tese con liste di clausole allo scatto<br />
d&#8217;un becco, al creparsi improvviso<br />
della scorza, al capillare esploso.</p>
<p>*     *     *</p>
<p><strong>Clausole di felicità</strong></p>
<p>Un tuffo di frodo un attimo solo lassù<br />
a gomitolo, un salto, usurpando un posto<br />
nel bene sommo, sul pasto di perle,<br />
nel fiore utero di divina eroina,<br />
stando come sabbia su sabbia, rinchiusi<br />
a mollo nel velluto, mallo di papi, globi<br />
di loto nel sangue, come lische in midollo,<br />
nutriti, cullati dal siero, educati dalle voci<br />
ovattate: senza tutte le fatiche, il taglio<br />
delle felci giganti con le seghe e le falci,<br />
le zolle voltate e rivoltate con le vanghe,<br />
il pezzo scuoiato di montone, cotto, messo<br />
a digestione nel sacco, in veleno ridotto,<br />
e dopo ancora conato, buio uguale di fame.</p>
<p>Voglio, per formula succinta, l&#8217;essere<br />
all&#8217;ingrosso, stagno, senza crucci, feci,<br />
pori, sogno blindato senza fori di fiato,<br />
moto ignaro, vivo non specchiato,<br />
chiedo tepore di seni su senziente<br />
palmo in ozio, privo di callo e sudore,<br />
né vizio di talenti o semi da far frutto,<br />
ma mani in mano, a maniglia sull&#8217;aria,<br />
solo valve di vasche e paperelle a nuoto<br />
sul ventre di pesca, barlumi di more<br />
nel palato asciutto, senza falle d&#8217;esofago<br />
o denti, ma piedi in lutto di passi, obliati<br />
piedistalli nell’erba, e non sia mai lotta<br />
di vespe o vermi, di germi nei buchi,<br />
ma risaie di stelle sfuocate, godendo<br />
caldani di galassie, a flutti d’amore<br />
endovenoso, non tagliato, puro.</p>
<p>*     *     *</p>
<p><strong>Comparse</strong></p>
<p>non c&#8217;è da dubitare, saranno ancora<br />
individui cosmico-storici a fare<br />
quel tanto di storia che basta, da zone<br />
a noi remote sorgono dettagliate<br />
realtà, s&#8217;insinuano nell&#8217;aria, viaggiano<br />
celate in una frase accattivante<br />
e s&#8217;incarnano, batterio per batterio,<br />
come a caso: un mal di testa, una tosse</p>
<p>tutto qui dentro è obsoleto, senti<br />
come fuori cambiano gli affetti, i timbri<br />
delle voci, i lineamenti, gli umori,<br />
la plastica respira in fotosintesi, l&#8217;acqua<br />
di fonte è colorata e solida, il latte<br />
in polvere polverizza gli stomaci,<br />
tutto qui dentro è lento, caduto,<br />
noi siamo puri accidenti nel corso<br />
del mondo, non abbiamo neppure<br />
depositato un marchio, inventato<br />
un modo sagace di fare denaro</p>
<p>il tuo neo sotto l&#8217;ombelico passerà<br />
inosservato, non ne parleranno<br />
in nessuna storia ufficiale,<br />
non comparirà neppure in un porno<br />
amatoriale, come una gemma<br />
rimarrà incastonato in un punto<br />
della mia mente, tra la memoria<br />
olfattiva e tattile, senza una trama,<br />
un tema preciso, una funzione,<br />
non lo conosceranno le questure<br />
né i confessori pagati, ma solo<br />
fluttua come cometa, stemma, idolo,<br />
nei nostri vaneggiamenti vegetali<br />
assieme al mio taglio sotto il labbro<br />
che tasti assorta, i poli sono questi</p>
<p>e questo il mondo: le pareti, gli abiti<br />
in terra, i paraggi dei corpi, le pose,<br />
le cose organiche, inorganiche,<br />
gli scorci del volto quando ti posi<br />
sopra di me come un&#8217;ombra di pioppi<br />
ma non c&#8217;è mare o sabbia e siamo desti,<br />
non stiamo sognando, sono labbra vere<br />
le tue, le mie mani non scompaiono<br />
come miraggi quando ti serrano<br />
la nuca, eppure non abbiamo orologi<br />
e vaghe sono le nozioni geografiche</p>
<p>(storicamente siamo comparse<br />
già uscite, liquidate, ma ancora<br />
s&#8217;ode il canto e il ballo del corso<br />
del mondo: uomini acrobatici<br />
si danno fuoco davanti alle ambasciate,<br />
i cingolati a gara accostano fuggiaschi<br />
in bicicletta, sotto di noi si urla, si spacca<br />
un labbro per una giacca fuori posto)</p>
<p>*     *     *</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>[Grazie all&#8217;iniziativa di <a href="http://www.indypendentemente.com/">Indypendetemente </a>e alle sollecitazioni di Maestro Forlani ho riproposto in rete </em>Inventari<em>, il mio secondo libro di poesia edito da Zona nel 2001. Qui presento alcuni testi di una delle sezioni intitolata </em>Rilievi<em>. Spero che 13 anni non siano stati sufficienti per far invecchiare troppo velocemente questo lavoro. L&#8217;iniziativa Indypendentemente mette a disposizione <a href="http://indypendentemente.com/it/editoria-libri.html">gratuitamente in rete libri </a>che non sono più in circolazione o che in ogni caso circolano al di fuori dei grandi distributori. D&#8217;altra parte, nel mondo non solo poetico, ma più in generale di tutta la letteratura nulla rimane per lungo tempo in circolazione. a. i.]</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Due azioni poetiche torinesi: il 24 alla Trebisonda e il 25 a Voyelles et Visions</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 12:07:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[enrico donaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
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		<category><![CDATA[Indypendentemente]]></category>
		<category><![CDATA[La Camera Verde]]></category>
		<category><![CDATA[La grande anitra]]></category>
		<category><![CDATA[Lamberto Curtoni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Trebisonda]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Quando Kubrick inventò la fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Sparajurji]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
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					<description><![CDATA[ Venerdì 24 gennaio 2014 alle ore 21.00  Libreria Trebisonda a Torino (via s. anselmo 22)  presentazione dei libri Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic-Pequod, 2013  &#38;  La grande anitra, Oèdipus, 2013  di  Andrea Inglese * Inconsueti interverranno Francesco Forlani e il collettivo Sparajurji Letture dell’autore °          °          °  Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> Venerdì <b>24 gennaio</b> 2014 alle ore <b>21.00</b></p>
<p align="center"> Libreria<b> Trebisonda </b>a<b> Torino </b>(via s. anselmo 22)</p>
<p align="center"> presentazione dei libri</p>
<p align="center"><i>Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, </i>Italic-Pequod, 2013</p>
<p align="center"> &amp;</p>
<p align="center"> <i>La grande anitra, </i>Oèdipus, 2013</p>
<p align="center"> di</p>
<p align="center"> <b>Andrea Inglese<span id="more-47378"></span></b></p>
<p align="center">*</p>
<p align="center">Inconsueti interverranno <b>Francesco Forlani</b> e il collettivo <b>Sparajurji </b></p>
<p align="center">Letture dell’autore</p>
<p align="center">°          °          °</p>
<p><i> Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato</i> si presenta come un epistolario in versi monco, di cui conosciamo sole le 17 lettere scritte dal mittente. Quest’ultimo, un uomo senza lavoro, si rivolge ad un’entità dai contorni vaghi, la “Reinserzione Culturale”, che avrebbe come compito derisorio l’integrazione del disoccupato nella vita culturale. Questa “Reinserzione” assume di volta in volta l’aspetto anonimo e astratto dell’istituzione o quello concreto e individuale del funzionario, a cui il mittente attribuisce tratti femminili. A partire da questa doppia ambiguità – una corrispondenza che forse non ha mai avuto luogo e un destinatario dall’identità incerta – l’argomento stesso delle lettere appare instabile e sfuggente. Di cosa vuole parlare il disoccupato? Di una straziante delusione amorosa, della propria salute mentale, di un’identità sociale fragile, del disgusto per il lavoro?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>La grande anitra</i>. Tre personaggi chiusi dentro un’anitra cotta, tre visioni parziali e incomponibili della realtà, una prigionia che è forse una strategia di fuga e di opposizione radicale, una paesaggio allucinatorio che ospita residui del mondo storico, un viaggio fumettistico al centro della terra o una claustrofobica meditazione metafisica. Una narrazione inceppata, impossibile, in versi e in prosa.</p>
<p>“Tre parti non significano necessariamente (o esclusivamente) tre gradi morali al modo di un viaggio tripartito, catabasi o anabasi che sia – benché a profondità e sensi morali si alluda, da «Giona» evocato qui per differenza di situazione, fino al <i>Viaggio al centro della terra</i> di Jules Verne –; significano piuttosto tre prospettive sul reale o sulle sue possibili slogature o modificazioni. I tre pseudo-autori – autori <i>in persona</i>, ovvero “in maschera”, e insieme personaggi, «privilegiati viaggiatori» – sono di fatto tre focalizzazioni che hanno la compattezza di “blocchi”, ciascuno in sé compiuto, ciascuno diverso nell’approccio percettivo e nello stile.” Dalla postfazione di <b>Cecilia Bello Minciacchi</b>.</p>
<p><i>L’anitra verrà servita calda, portatevi i coperti.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>Trebisonda</b></p>
<p align="center">libreria indipendente a san salvario</p>
<p align="center">via s. anselmo 22 &#8211; 10125 torino</p>
<p align="center">tel. 011 7900088</p>
<p align="center"><a href="http://www.trebisondalibri.com" target="_blank">www.trebisondalibri.com</a><b></b></p>
<p align="center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/cristaux.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-47386" alt="cristaux" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/cristaux-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/cristaux-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/cristaux-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p align="center">/ / / / / / / / / /</p>
<p align="center">Sabato <b>25 gennaio</b> 2014 alle ore <strong>18.30</strong></p>
<p align="center">Galleria<strong> Voyelles &amp; Visions,</strong> via San Massimo 9/A, <strong>Torino</strong></p>
<p style="text-align: right;" align="center">.</p>
<p align="center">lettura performativa &amp; cinematografica</p>
<p align="center"><em>Quando Kubrick inventò la fantascienza </em>(Camera Verde, 2011)</p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: center;">Interventi di <strong>Enrico Donaggio</strong>, <strong>Biagio Cepollaro</strong> e <strong>Gabriella Giordano</strong></p>
<p style="text-align: center;">al violoncello <strong>Lamberto Curtoni</strong></p>
<p style="text-align: center;">°     °     °</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;evento rientra nel programma &#8220;CameraIndy Roma/Torino all&#8217;inseguimento della Pietra Verde&#8221; curato da<strong> Giovanni Andrea Semerano</strong> (<a href="http://www.lacameraverde.com/">Centro Culturale La Camera Verde</a>, Roma)  in collaborazione con<a href="http://www.indypendentemente.com/"><strong> IndypendenteMente</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/programma-festival-indy-Torino-2014.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-47392" alt="programma festival indy Torino 2014" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/programma-festival-indy-Torino-2014-212x300.jpg" width="212" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/programma-festival-indy-Torino-2014-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/programma-festival-indy-Torino-2014-724x1024.jpg 724w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/programma-festival-indy-Torino-2014.jpg 1654w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a></p>
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		<item>
		<title>Indymaps- cartografia dei luoghi indipendenti- Libreria Trebisonda (San Salvario-Torino)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2013 08:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Indypendentemente]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Trebisonda]]></category>
		<category><![CDATA[Malvina Cagna]]></category>
		<category><![CDATA[San Salvario]]></category>
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					<description><![CDATA[Su Laquinzaine di questo mese, nella sezione dedicata agli spazi indipendenti in Italia abbiamo intervistato Malvina (1) Ci parli della tua libreria? Presentazione, storia, caratteristiche sul territorio, criticità e anche dei momenti belli tosti, se ti va. La Trebisonda è nata nel febbraio 2011, in un quartiere vivace e multiculturale: San Salvario, vicino alla stazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/rastello-gobetti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/rastello-gobetti-300x225.jpg" alt="rastello gobetti" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-46901" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/rastello-gobetti-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/rastello-gobetti.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Su <a href="http://indypendentemente.com/it/editoria-la-quinzaine.html">Laquinzaine</a> di questo mese, nella sezione dedicata agli spazi indipendenti in Italia abbiamo intervistato Malvina<br />
<strong>(1) Ci parli della tua libreria? Presentazione, storia, caratteristiche sul territorio, criticità e anche dei momenti belli tosti, se ti va.</strong></p>
<p>La Trebisonda è nata nel febbraio 2011, in un quartiere vivace e multiculturale: San Salvario, vicino alla stazione di Porta Nuova, a Torino. Un’attenzione particolare è rivolta alla piccola e media editoria, alla narrativa straniera e per l’infanzia. I lettori grandi e piccoli possono sedersi e sfogliare i libri: c’è anche un divano su cui leggere e degli espositori ad altezza bimbi. La libreria occupa l’angolo tra due vie piene di locali e ristoranti, ed è aperta, oltre che alcune sere la settimana per incontri di vario genere, anche il sabato fino all&#8217;una di notte. Delle otto vetrine, una è dedicata ai fumetti e agli illustrati, una ai remainder, due alle novità e una a un paese straniero (finora: Iran, Russia, Finlandia e Romania). La libreria ha proposto, oltre che incontri con gli autori e reading di prosa e poesia, corsi di scrittura (con Paolo Cognetti e Elena Varvello) e di poesia (con Anna Lamberti-Bocconi e Carlo Molinaro), di avvicinamento ad alcune lingue (arabo, persiano, portoghese); la lettura dei classici, in collaborazione con diversi autori (tra cui Andrea Bajani, Margherita Oggero, Enrico Remmert, Amara Lakhous, e altri) e altre iniziative e rassegne, come il ciclo di incontri sulla violenza contro le donne Nessuno tocchi Eva organizzata con la giornalista Federica Tourn. La primavera del 2013 ha visto nascere “GiraLibro a SanSalvario”, una sorta di biblioteca diffusa con libri donati da 24 piccoli e medi editori italiani come minimum fax, Iperborea, Del Vecchio, Marcos y Marcos, la Nuovafrontiera, Voland, Hacca, Miraggi, Scritturapura, distribuiti in trenta “Punti GiraLibro”: locali, ristoranti, bar, associazioni, B&#038;B e negozi del quartiere. I lettori possono prendere in prestito i libri (anche per bambini) e restituirli in uno qualsiasi dei punti. Il progetto è della Trebisonda ed è sostenuto dall&#8217;Associazione commercianti San Salvario (di cui la libreria fa parte) e della Circoscrizione 8 di Torino. Il sito http://giralibro.com contiene l&#8217;elenco completo degli editori, dei libri donati, dei punti GiraLibro e gli ultimi sviluppi del progetto. Esiste, ovviamente, anche un GiraLibro Junior.</p>
<p><strong>(2) Quando entri in una libreria (da lettore, cliente) cosa osservi? Che cosa attira la tua attenzione?</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/davanti-alla-libreria.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/davanti-alla-libreria-300x225.jpg" alt="davanti alla libreria" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-46903" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/davanti-alla-libreria-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/davanti-alla-libreria.jpg 922w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>La mia esperienza di libraia è limitata a due anni e mezzo. Credo di guardare ancora le librerie con gli occhi della compratrice efferata che sono stata in passato. Quindi, le vetrine: mi chiedo il perché di certi accostamenti, mi ritrovo a sognare su certe copertine, mi chiedo come sarà l&#8217;ultimo nato di un autore che amo o il libro di un autore e di un editore che non conosco; entrando, mi colpiscono gli scaffali con le copertine bene in vista, e i tavoli con poche copie per titolo: gli ammassi di merci, in particolare le pile di libri, mi provocano un disagio quasi fisico che finisce per farmi uscire dal negozio. Da libraia osservo le scelte dei titoli e degli editori, mi colpiscono le case editrici minori, specie se non le conosco.</p>
<p><strong>(3) Come definiresti oggi una libreria indipendente?</strong></p>
<p>Il punto di vista di una libreria indipendente non può non essere particolare e di nicchia rispetto a quanto accade a chi muove grandi numeri: di titoli, tiratura e di vendite. Rimanere costantemente aggiornati, specie se si è soli a gestire la libreria, è quasi impossibile; preferisco allora concentrarmi su pochi ma buoni titoli da poter consigliare a ragion veduta, in modo da creare un rapporto di fiducia con i clienti. La differenza rispetto alle grandi catene la fa il conoscere sempre meglio l&#8217;offerta della piccola e media editoria, anche perché spesso i lettori si orientano sui grandi marchi come se fossero garanzia di qualità. Un mito da sfatare, anche perché chi pubblica tanto ormai tende a risparmiare sui costi di traduzione e di correzione di bozze a scapito, appunto, della qualità del prodotto finale.</p>
<p><strong>(4) Come vedi il futuro delle librerie indipendenti? Quali strategie devono adottare i librai indipendenti per darsi un futuro?</strong></p>
<p>Vorrei poter dire che alle librerie indipendenti basta, per sopravvivere, una buona conoscenza dei libri belli da consigliare ai clienti, e una grande efficienza nel procurare loro testi anche fuori catalogo, o in lingua straniera. Purtroppo non credo sia più così: infatti a patire la crisi sono anche tante librerie &#8220;classiche&#8221;, aperte da decenni, con un patrimonio di sapere da condividere. Credo sia fondamentale reinventarsi: ognuno può trovare la sua vocazione, la sua strada, basandosi magari sul tessuto sociale e culturale del territorio, cercando di stringere alleanze, di portare avanti progetti comuni. La Trebisonda, in un quartiere come questo, non può non essere aperta di sera. Tanti lettori, poi, mi dicono che agli incontri nel classico orario delle 17.00-18.00 non riescono a partecipare, perché lavorano!<br />
Ma quello che più manca, nei librai indipendenti, è la capacità di fare rete per rivendicare il ruolo di promotori della cultura. Parlo di ciò che conosco: a Torino è difficilissimo trovarsi per fare qualcosa insieme. Ognuno preferisce andare per la sua strada, e alla fine ci rimettiamo tutti.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/concerto-espresso-atlantico-2-by-luigi-masella.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/concerto-espresso-atlantico-2-by-luigi-masella-300x225.jpg" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-46902" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/concerto-espresso-atlantico-2-by-luigi-masella-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/concerto-espresso-atlantico-2-by-luigi-masella.jpg 605w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
<strong><br />
(5) Consigliaci un libro: qual è il più significativo, il libro-simbolo della tua libreria?</strong></p>
<p>Il Don Chisciotte. Un libro che mi accompagna fin dall&#8217;infanzia e che ho riletto più volte, trovandolo sempre avvincente, divertente, malinconico. Moderno. Anche da qui, la ferrea volontà di non lasciare i classici a impolverarsi sugli scaffali, tentando sempre nuove strade per farli conoscere. In questo momento, parte di una delle vetrine è dedicata al capolavoro di Cervantes, nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa realizzata coi commercianti del quartiere per il salone del libro Off, “San Salvario ha un libro nel cuore”; e poi, la sirena-polena della Trebisonda ha un libro per le mani: indovina quale.</p>
<p>Nome: <strong>TREBISONDA libreria indipendente a San Salvario</strong><br />
Titolare: <strong>Malvina Cagna</strong></p>
<p>Indirizzo: <strong>Via S. Anselmo 22, 10125 TORINO</strong><br />
Telefono:  <strong>011 7900088</strong><br />
Sito Web: <strong>www.trebisondalibri.com</strong><br />
E-mail: <strong>trebisondalibri@gmail.com</strong><br />
Skype:<strong> libreria trebisonda</strong><br />
Facebook: <strong>libreria trebisonda</strong><br />
Orario: <strong>DOM e LUN chiuso, MER 16.00-20.00; MAR, GIO, VEN E SAB 10.00-13.00 e 16.00-20.00; SAB aperto dalle 23.00 alle 1.00 </strong></p>
<p><strong>Indyzionario</strong><br />
<em>la parola a Trebisonda.</em></p>
<p>COSTANZA, ma anche PERSEVERANZA … che fa rima con RESISTENZA: vd. s.v. “trebisonda, (non) perdere la)</p>
<p>PERSEVERANZA, vd. s.v. “costanza”.</p>
<p>COSTANZA, vd. s.v. “perseveranza”</p>
<p>TREBISONDA, (NON) PERDERE LA<br />
di Malvina Cagna (libreria Trebisonda, Torino)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/presentazione-IL-CAVALLINO.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/presentazione-IL-CAVALLINO-300x225.jpg" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-46904" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/presentazione-IL-CAVALLINO-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/presentazione-IL-CAVALLINO.jpg 512w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>In molti chiedevano, e chiedono, perché Trebisonda. Più di un anno fa avevo in mente diversi nomi; tra questi, non so perché, Ondina. Che, scoprivo, era anche il diminutivo di Trebisonda Valla, un&#8217;atleta nata nel 1916 e morta novant&#8217;anni dopo. L&#8217;antica Trabzon, grande porto sul Mar Nero, era un crocevia, un punto di riferimento importante, come la stella polare. Ecco il perché dell&#8217;espressione &#8220;non perdere la trebisonda&#8221;, con cui sarebbe stato bello giocare, pensavo. E quale nome migliore per una libreria che apriva, un anno fa, a San Salvario, quartiere che è a sua volta un approdo, stretto com&#8217;è tra la stazione e il fiume. L&#8217;angolo tra via Sant&#8217;Anselmo e via Pellico continua a essere più frequentato di sera che di giorno. Ma non dispero. Voglio continuare a immaginare modi di far vivere i libri perché diventino compagni di vita quotidiana, non un lusso, un di più, ma strumenti indispensabili per aprire le menti di qualsiasi età. I libri ci portano a casa la varietà del mondo e della natura umana, ci avvicinano a autori e personaggi lontani migliaia di chilometri, vissuti centinaia di anni fa. Qualcosa di simile a un&#8217;ondina, una sirena che è in realtà una polena, se ne sta da novembre appesa a una parete della libreria; legge il Quijote. Forse tutto, prima o poi, torna al suo posto, e così, fra qualche anno, tra via Sant&#8217;Anselmo e via Silvio Pellico ci sarà la vera Trebisonda.<br />
Spesso capita che entrino mamme e papà con i loro bambini; si fermano sulla soglia e mi chiedono: &#8220;C&#8217;è un&#8217;area bimbi?&#8221;. &#8220;Sì&#8221;, dico indicando il divano, il tappeto, e i libri per bambini. E mentre lo faccio mi accorgo che sempre, sempre, il bambino o la bambina sono già seduti sul divano, con un libro aperto sulla pancia. Magari al contrario: un piccolissimo errore di rotta.</p>
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		<title>Indypendentemente: The Others</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 11:05:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Si segnala inoltre la presentazione del libro di Maurizio Lazzarato alla libreria Comunardi di Torino]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/cruciverba-stampa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/cruciverba-stampa.jpg" alt="cruciverba stampa" width="777" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-46878" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/cruciverba-stampa.jpg 777w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/cruciverba-stampa-300x206.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/cruciverba-stampa-100x70.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /></a></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/MANIF-OTHERS-copia1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-46879" alt="MANIF OTHERS copia(1)" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/MANIF-OTHERS-copia1.jpg" width="1296" height="5282" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/MANIF-OTHERS-copia1.jpg 1296w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/MANIF-OTHERS-copia1-251x1024.jpg 251w" sizes="auto, (max-width: 1296px) 100vw, 1296px" /></a></p>
<p><em><br />
Si segnala inoltre la presentazione del libro di Maurizio Lazzarato alla libreria Comunardi di Torino</em></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/comunardi-verso.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/comunardi-verso.jpg" alt="comunardi verso" width="777" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-46877" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/comunardi-verso.jpg 777w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/comunardi-verso-300x206.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/comunardi-verso-100x70.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /></a></p>
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		<title>Indypendentemente: nuovo numero de laquinzaine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2013 10:51:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
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		<category><![CDATA[Carmine Vitale]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi si inaugura  a Torino la mostra del fotografo francese di origine vietnamita, Remy Gastambide . Ve ne abbiamo dato notizia qui     . Oggi è uscito il numero 2 de Laquinzaine, il periodico gratuito, prodotto da Indypendentemente, che racconta storie e personaggi di Voyelles &#38; Visions,  che vorremmo diventasse una vera e propria factory [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi si inaugura  a Torino la mostra del fotografo francese di origine vietnamita, Remy Gastambide . Ve ne abbiamo dato notizia <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/09/17/indypendentemente-remy-gastambide/">qui   </a>  .</p>
<p>Oggi è uscito il numero 2 de Laquinzaine, il periodico gratuito, prodotto da <a href="http://indypendentemente.com/it/editoria-la-quinzaine.html">Indypendentemente,</a> che racconta storie e personaggi di Voyelles &amp; Visions,  che vorremmo diventasse una vera e propria <em>factory </em>nel cuore della città. Laquinzaine, creata da Francesco Forlani e Carmine Vitale,  è a cura di Chiara Lasagni e il progetto grafico è di Angela Pellecchia. In questo numero dedicato al Vietnam lo scrittore Gian Luca Favetto ci ha offerto questo suo racconto.  <em>Grazia Coppola e Gabriella Giordano.     </em><strong> </strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/cover-01.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-46456" alt="cover-01" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/cover-01-723x1024.jpg" width="420" height="595" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/cover-01-723x1024.jpg 723w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/cover-01-212x300.jpg 212w" sizes="auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>APPUNTI DI VIETNAM</strong></p>
<p>di  <strong>Gian Luca Favetto</strong></p>
<p><em>Tredici anni fa sono andato in Vietnam per cercare mia nonna. Per trovare la sua tomba. Non l’ho trovata. Mi sono rimasti questi appunti.</em></p>
<p>Ho lasciato Saigon per risalire verso Tuyên Quang, a Nord, dove la nonna viveva e ha incontrato il nonno ed è nato mio padre: ci dovrebbero essere una piccola piazza con una villa in stile coloniale, due piloncini e un cancelletto.</p>
<p>Da Saigon mi sono portato via il traffico, la vita in strada, l’Hôtel Continental, il quartiere cinese di Cholon, i sorrisi e un senso di fluidità dove nulla si perde per sempre, dove tutto è di continuo nuovo, qualcosa di accogliente, un luogo che tiene insieme sorpresa e tradizione. L’impatto con il traffico è impressionante: clacson, biciclette, motorini, risciò, pedoni, pullman, pulmini, taxi e macchine che vanno come un fiume lento e inesorabile, e tu, anche sul marciapiede, ti senti in mezzo al suono e alla visione, fai parte di quel traffico, di quello scorrere, tanto vale buttarsi. All’inizio può sembrare caos e anarchia; invece senti che è una corrente, e la corrente non ha gabbie e non ha caos, è libera, richiede più attenzione, più decisione, più tranquillità: nessuno che s’arrabbia, che sbuffa o se la prende, niente stress.<br />
Poi, ci sono i sorrisi. Anch’essi fluidi. Non puoi incontrare uno sguardo senza che si sciolga in un sorriso. Comincia dagli occhi, scuri, profondi, prende gli zigomi che si distendono e finisce come un fiore che si schiude sulle labbra. Sembrano musica, i sorrisi.</p>
<p>Ad Hanoi arrivo dopo una dozzina di giorni, lentamente, un po’ di treno, un po’ di auto, un po’ di corriere e minibus, passando per Dalat, Nha Trang, Hoi An, Danang, Hué, Halong e la sua Baia.</p>
<p>Sul treno per Hué ho conosciuto un padre e una figlia. Lui si chiama Vinh, lei Chao. Lui, vestito di bianco, il volto aperto, settant’anni portati con leggerezza. Era tenente colonnello nell’esercito di Van Thieu, combatteva contro il Nord. Quando nel 1973 gli americani si sono ritirati, l’hanno portato via. La figlia lo ha raggiunto in California nel 1989, lavora in un Casinò di San Josè, ha trentacinque anni e parla un americano perfetto. Lui preferisce usare il francese. Con il passaporto americano è la terza volta che ritorna in Vietnam. Dice: le guerre sono finite, tutti abbiamo avuto sempre una sola patria, la nostra terra non potrà più essere separata. Lo dice in mezzo ad altri mille discorsi, raccontando la sua fuga, la vita in California, la prima volta che ha rivisto il figlio maschio, la casa che aveva a Saigon in Tu-do Street. Parla con dolcezza, lo sguardo fiero che a poco a poco si fa umido.<br />
Chao, invece, lascia cadere due lacrime. Non le asciuga. Sta andando a sposarsi a Hué, l’antica capitale imperiale, il suo ragazzo vive lì. La commozione non c’entra con il matrimonio, c’entra con quella che lei chiama la terra dei padri.<br />
Dice: è la seconda volta che dal 1989 torno nella terra dei miei padri, mi manca, mi mancano i campi di riso e i fiumi, mi manca tutta l’acqua che c’è qui e i suoni; negli Stati Uniti la vita è decisamente migliore, posso lavorare, vedere chi voglio, guadagnare bene, è un paese libero, ma l’unica cosa che tengo nel cuore è la terra dei padri, è il posto dove sono nata; sai, negli Stati Uniti posso fare tutto quello che mi viene in mente, posso fare tanti soldi, però ci sono alcune cose che non puoi comprare nemmeno con i dollari, nemmeno se sei il migliore o il più forte; senza la tua terra, non sei nessuno. Senza il luogo da dove vieni non hai nemmeno un luogo dove andare, dice.</p>
<figure id="attachment_46458" aria-describedby="caption-attachment-46458" style="width: 400px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy-quatre.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-46458 " alt="© Foto di Remy Gastambide. Hồ Chí Minh-Ville 1993" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy-quatre-667x1024.jpg" width="400" height="614" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy-quatre-667x1024.jpg 667w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy-quatre-195x300.jpg 195w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a><figcaption id="caption-attachment-46458" class="wp-caption-text">© Foto di Remy Gastambide. Hồ Chí Minh-Ville 1993</figcaption></figure>
<p>In quella mia terra dei padri, che per me è stato a lungo solo un pacchetto di fotografie, adesso ci sono in mezzo: a Tuyên Quang, 160 chilometri da Hanoi, distesa fra basse colline che sembrano rigonfiamenti del terreno e un fiume. Nessuno parla inglese o francese, ma tutti salutano, si incuriosiscono e pronunciano le poche frasi che conoscono come a voler mettere in comune qualcosa.<br />
Due giorni così, senza far niente, dopo un po’ senza nemmeno cercare. Non c’è più niente da cercare, solo stare, camminare, guardare. Non c’è più la piazza, non ci sono le ville coloniali di inizio secolo, non c’è una balconata, un terrazzo, quattro gradini che abbiano la forza e la voglia di dire: ehi, sono qui, guardami, vieni da qui tu. C’è solo l’ingresso di quello che doveva essere un ambulatorio, dove mio padre dice di essere nato.</p>
<p>Dico Tuyên Quang e viene fuori questo: sei strade parallele e altre sei che le tagliano, un fiume largo e sabbioso, un ampio lungofiume, quattro incroci animati, una scacchiera di case basse, un ponte disadorno e imponente, due mercati vivaci, una serie di officine chiuse in un recinto, molte facce curiose, frotte di bambini che ti seguono gridando “Hallo!”, un ufficio postale, un po’ di corriere, due o tre ruderi, qualche poliziotto, gli uomini quasi tutti con il casco verde di stampo coloniale, gente ferma sul marciapiede, un diffuso pudore, i sorrisi naturalmente, poi una ragazza che si pettina al sole i capelli bagnati, l’odore dei cibi, la notte che arriva presto e presto ritorna il mattino, i gatti legati in sala e una foto di mio padre a cinque anni: era piccolo, vestito da marinaretto, solo, con gli occhi grandi, un velo di malinconia nello sguardo, come se già si interrogasse su ciò che gli doveva succedere nel giro di un anno.<br />
Perché essere allontanato dalla madre, trasferito in Italia, in Valchiusella? Ritrovargli la madre, ritrovarmi la nonna, sarebbe stato il minimo, forse dovevo pensarci prima, così lui avrebbe smesso di fuggire. E anch’io.</p>
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		<title>Indypendentemente: Remy Gastambide</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Sep 2013 09:45:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Chiara Lasagni]]></category>
		<category><![CDATA[Indypendentemente]]></category>
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					<description><![CDATA[Su Repubblica di oggi, Vittorio Zucconi intitola il suo articolo: Vietnam, ultima missione, i reduci americani a caccia dei figli perduti. A quarantanni di distanza dagli accordi di pace di Parigi del 17 gennaio 1973 che di fatto posero fine all&#8217;intervento americano, va detto. Remy Gastambide, che presenteremo a Torino il 26 settembre prossimo, ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Su Repubblica di oggi, Vittorio Zucconi intitola il suo articolo: <em>Vietnam, ultima missione, i reduci americani a caccia dei figli perduti.</em> A quarantanni di distanza dagli accordi di pace di Parigi del 17 gennaio 1973 che di fatto posero fine all&#8217;intervento americano, va detto. Remy Gastambide, che presenteremo a Torino <a href="http://indypendentemente.com/it/agindy/dettaglievento/1018/-/bui-doi-polvere-di-vita-di-remy-gastambide.html">il 26 settembre</a> prossimo, ha un&#8217;altra storia da raccontarci. effeffe</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-46393" alt="remy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy1-1024x667.jpg" width="420" height="273" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy1-1024x667.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy1-300x195.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p><em>Gli amerasiatici del Vietnam</em><br />
<strong>Bui Doi- Polvere di Vita</strong><br />
di <strong>Remy Gastambide</strong><br />
<em>traduzione di Chiara Lasagni</em></p>
<p>Mi chiamo Rémy Gastambide. Sono nato in Vietnam, durante la guerra, da una relazione tra un soldato afroamericano e una donna vietnamita, entrambi a me sconosciuti. Gli Amerasiatici sono i figli illegittimi nati durante la guerra americana in Vietnam (1965-1975). Chiamati dai Vietnamiti “bambini misti” (Con Lai) o, più comunemente, “polvere di vita” (Bui Doi)*, e dimenticati dai loro padri americani (se questi non erano già morti&#8230;),conducono un’esistenza assai dura, come paria della società vietnamita. Le loro madri vietnamite, per coloro che ne hanno ancora una, sovente si vergognano nei confronti dei propri compatrioti, capita che siano prese per “ragazze facili” o per ex-prostitute.<br />
Gli illegittimi che hanno avuto la sfortuna di nascere neri soffrono ancora di più. Così come i loro padri di colore nelle forze armate statunitensi, essi sono vittime dell’odio razziale. Tutti sperano un giorno di poter andare negli Stati Uniti e di raggiungere quel padre da loro idealizzato: un sogno utopico di una vita migliore in questo paese che è stato così crudele nei confronti dei loro antenati d’Africa. Ma il paese dei sogni può diventare per loro un vero incubo.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy-bassa-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-46394" alt="remy bassa 2" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy-bassa-2-667x1024.jpg" width="400" height="614" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy-bassa-2-667x1024.jpg 667w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/remy-bassa-2-195x300.jpg 195w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>Sono ritornato in Vietnam per la prima volta nel 1991. Ho potuto constatare il discredito di cui questi bambini, divenuti giovani adulti, sono fatti oggetto. Sento l’amarezza, la rabbia di questa indicibile angoscia. E capisco la loro “vergogna di vivere”. Ho voluto condurre questo saggio di ritratti fotografici nel quadro di uno spirito di compassione. Questo lavoro rappresenta la mia lotta contro l’oblio e il dolore; mi aiuta nella ricerca delle mie radici. Io mi sento il portavoce di questi Amerasiatici che mi vedono come “uno di loro”.<br />
Noi Amerasiatici apparteniamo alla storia di questa guerra a causa della quale noi siamo nati. Noi siamo i veri perdenti di una guerra che né gli Americani né i Vietnamiti sono riusciti a vincere. Noi siamo divenuti una razza dentro la razza vietnamita, un gruppo etnico distinto ma senza coesione, un prolungamento di quel famoso melting-pot americano disperso nel sud-est asiatico.</p>
<p>* “Polvere di vita”: malgrado l’aspetto poetico di questa metafora, il suo impiego nel linguaggio parlato traduce il disprezzo e l’esclusione.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/locandina-bassa-remy.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-large wp-image-46395" alt="locandina  bassa remy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/locandina-bassa-remy-731x1024.jpg" width="700" height="980" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/locandina-bassa-remy-731x1024.jpg 731w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/09/locandina-bassa-remy-214x300.jpg 214w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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		<title>Rivista Sud on line</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 06:22:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Dante e Descartes]]></category>
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		<category><![CDATA[Martina Mazzacurati]]></category>
		<category><![CDATA[Raimondo di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[rivista Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[Da qualche settimana l&#8217;intera collezione di Sud è scaricabile gratuitamente qui Moltissime sono state le collaborazioni eccellenti per i quindici numeri pubblicati ma anche gli esordi che la nostra rivista ha reso possibili. Il testo che vi propongo è stato scritto da Luis de Miranda per noi ed è stato pubblicato sul numero tre, edito [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche settimana l&#8217;intera collezione di Sud è scaricabile gratuitamente<a href="http://indypendentemente.com/it/sud-periodico.html"> qui </a> Moltissime sono state le collaborazioni eccellenti per i quindici numeri pubblicati ma anche gli esordi che la nostra rivista ha reso possibili. Il testo che vi propongo è stato scritto da Luis de Miranda per noi ed è stato pubblicato sul numero tre, edito da Raimondo di Maio <a href="http://www.dantedescartes.it/">(Dante &amp; Descartes</a>) .(effeffe)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/Pages-from-SUD-03.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/Pages-from-SUD-03-716x1024.jpg" alt="Pages from SUD 03" width="700" height="1001" class="alignleft size-large wp-image-45756" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/Pages-from-SUD-03-716x1024.jpg 716w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/Pages-from-SUD-03-209x300.jpg 209w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/Pages-from-SUD-03.jpg 1006w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p><strong>Divenite plastico. Poi esplodete</strong>.<br />
di<br />
<strong>Luis de Miranda</strong><br />
<em>traduzione di Laura Toppan</em></p>
<p>Un libro uscito di soppiatto lo scorso marzo, intitolato <em>Che fare del nostro cervello?</em>, esprime un concetto ‘politico-neuronale’ che potrebbe divenire la parola-chiave del prossimo decennio: plasticità. O quando il nostro cervello ridiventa dinamite.</p>
<p>Altolà: tutti quelli che si disperano, perché non credono più in una possibile rivoluzione all’interno del nostro nuovo mondo concentrazionario, aspettino prima di suicidarsi. Un barlume di speranza sembra ancora permesso, e non arriva né dalla Cina né da Cuba, ma esplode dall’interno del nostro cervello.</p>
<p>Jean-Pierre Changeux, nel suo libro <em>L’uomo dei neuroni</em>, ci aveva messo in guardia vent’anni fa: la <em>«scoperta della sinapsi e delle sue funzioni sarà rivoluzionaria tanto quanto quella del DNA»</em>. Alla lettura di questo libercolo fondamentale della filosofa Catherine Malabou (Che fare del nostro cervello?, edito da Bayard) siamo costretti a constatare che il DNA fascista si sta opponendo ad una teoria moderna che fa della corteccia (e non solamente del pensiero) un alleato dell’ideale della liberazione. Di che cosa si tratta? Innanzitutto di una buona notizia, in questi tempi di mimetismo gregario, perché «sono gli uomini che costruiscono il loro cervello e non sanno nemmeno di farlo: quindi il nostro cervello è un’opera». Ed è questa la plasticità, perché il cervello non è mai fissato una volta per tutte: durante tutta la vita i neuroni si attivano o si disattivano a seconda della storia e della volontà dell’individuo; così il cervello non è una macchina, ma è capace di rimodellarsi. E in che cosa è una nuova potenza rivoluzionaria? Per capirlo bisogna passare attraverso <em>Il nuovo spirito del capitalismo</em> di Luc Boltanski ed Eve Chiapello, che notano come <em>«il funzionamento dei neuroni e il funzionamento sociale si diano mutuamente forma, come se il funzionamento dei neuroni si confondesse con il funzionamento naturale del mondo»</em>. Ma questa situazione potrebbe anche essere rovesciata.</p>
<p>Sappiamo, almeno sin dai tempi di Deleuze, che viviamo in una società reticolare. «Abbiamo compreso da un pezzo &#8211; sottolinea Catherine Malabou &#8211; che oggi sopravvivere significa essere connessi in rete, essere capaci di modulare la propria efficacia. Sappiamo bene che ogni perdita di flessibilità corrisponde ad una pura e semplice messa in gioco». Insomma, bisogna essere flessibili, ma è proprio qui che prende forma una tesi illuminante: la flessibilità nel lavoro, divenuta il leitmotiv del neocapitalismo, non ha nulla a che vedere con la plasticità autocreatrice. O, detto in termini più filosofici, <em>«la flessibilità è la metamorfosi ideologica della plasticità. Essere flessibili significa ricevere la forma o l’impronta, poter piegarsi, essere docili, non esplodere. Manca, alla flessibilità, il potere di creare, di stilare, di inventare o anche di cancellare un’impronta. La flessibilità è la plasticità meno il suo genio»</em>. E non si tratta di divagazioni filosofiche, perché il biologo Jean-Pierre Ameisen aveva già insistito (nel 1999 ne <em>La scultura del vivente</em>) sul fatto che il cervello, lontano dall’essere &#8211; come si è creduto a lungo &#8211; un organo ben costituito interamente sin dalla nascita, è un’istanza che riceve e si dà forma allo stesso tempo. Da cui riconciliare con la natura quelli che sarebbero tentati, ancora una volta, dal disprezzo del corpo. <em>«L’idea</em> &#8211; sottolinea Catherine Malabou &#8211; <em>di un rinnovamento cellulare, di una rigenerazione, di una risorsa ausiliare della plasticità sinaptica, mette in luce la potenza della guarigione &#8211; cura, cicatrizzazione, compensazione, rigenerazione, capacità del cervello di elaborare delle protesi naturali» </em>e di diffondere le sue trovate attraverso la contaminazione (per esempio attraverso un articolo in un’altra rete: il Net). Sembrerebbe quindi, visti i risultati recenti delle neuroscienze, che il famoso mind-body problem &#8211; come lo chiamano i cognitivisti &#8211; prenda un nuovo orientamento. Già due anni prima Marc Jeannerod concludeva così il suo libro <em>La natura dello spirito:</em> «<em>il paragone tra cervello e computer non è pertinente»</em>. Deleuze, uno dei rari filosofi a interessarsi alle ricerche neuroscientifiche degli anni ’80, l’aveva presentito nel suo libro sul cinema <em>L’image-temps</em>, in cui parla del cervello come di un «sistema accentrato», di un «effetto di rottura» con l’immagine classica che ci si fa di lui. <em>«La scoperta di uno spazio celebrale probabilistico o semi-fortuito, an uncertain system </em>&#8211; afferma Deleuze &#8211;<em> evoca l’idea di un’organizzazione multipla, frammentaria, un insieme di micro-poteri piuttosto che la forma di un comitato centrale</em>». Si può allora paragonare il cervello a un regista cinematografico, poiché la sua plasticità diventa l’immagine reale del mondo. Un’immagine che ispirerà altri registi, non sempre ben intenzionati. «<em>Così</em> &#8211; nota Catherine Malabou &#8211; <em>è in riferimento a questo tipo di funzionamento che la letteratura di management di oggi raccomanda il lavoro di squadra flessibile, di neuroni, ove il capo è un connettivo. Chi non è flessibile deve scomparire»</em>. E prima di scomparire, merita di soffrire.</p>
<p>In <em>Fatica di essere se stessi</em>, libro dedicato all’esaurimento nervoso e alla nuova psichiatria, il sociologo Alain Erhenberg dimostra che esiste una frontiera tra sofferenza psichica e sofferenza sociale. La depressione è ciò che un altro sociologo, Robert Castel, chiama la «dis-affiliazione». In entrambi i casi si tratta spesso di una sofferenza d’esclusione, che si declina in altrettante malattie della flessibilità. «In un mondo ‘connessionista’, ove la grandezza sociale presuppone lo spostamento &#8211; aggiungono Boltanski e Chiapello &#8211; i grandi approfittano dell’immobilità dei piccoli; l’immobilità è infatti la fonte principale della miseria di quest’ultimi. Ognuno vive così nell’angoscia permanente di essere sconnesso, lasciato, abbandonato da coloro che si spostano». Ma, ed è l’altra buona notizia veicolata dalla plasticità, la depressione, che è divenuta oggi un fenomeno troppo massiccio per non annunciare un cambiamento più generale, potrebbe essere la prima tappa dialettica di una riconfigurazione collettiva delle coscienze. Jean-François Allilaire, professore di psichiatria all’università Sorbonne Paris-VI, ha messo in evidenza i legami tra depressione e spostamenti di neuroni: «la depressione, cioè la sofferenza psichica in generale, è associata ad una diminuzione delle connessioni di neuroni»; una diminuzione che corrisponde, la maggior parte delle volte, ad una inibizione né involontaria né tangibile. Insomma, la depressione potrebbe essere una forma collettiva di resistenza passiva contro la flessibilità. Nonostante ciò, a livello individuale, «dobbiamo imparare nuovamente &#8211; afferma Christine Malabou &#8211; a metterci in collera, a esplodere contro una certa cultura della docilità, dell’amenità, della cancellazione del conflitto; proprio ora che viviamo in uno stato di guerra permanente».</p>
<p>Il cervello sta forse riscoprendo, all’alba del XXI secolo, che è un processo dialettico ed è quindi giunto il momento di rileggere Hegel e anche Bergson, per il quale ogni movimento vitale è plastico, nel senso che deriva da un’esplosione e allo stesso tempo da una creazione: è solo fabbricando degli esplosivi che la vita dà forma alla propria libertà e che volta le spalle al determinismo. E poiché oggi le parole sono più potenti degli esplosivi creati dalla natura con la complicità del cervello, leggiamo, per concludere, questo passaggio dall’Energia spirituale: «l’artificio costante della coscienza, dalle sue origine più umili e nelle forme viventi più elementari, è di cambiare la legge della conservazione dell’energia ottenendo dalla materia una fabbricazione sempre più intensa di esplosivi sempre più utilizzabili. È sufficiente allora un’azione estremamente debole, come quella di un dito che preme senza sforzo il grilletto di una pistola, per liberare, al momento voluto e nella direzione prescelta, una somma il più grande possibile di energia accumulata. Fabbricare ed utilizzare degli esplosivi di questo genere sembra essere la preoccupazione continua ed essenziale della vita, dalla sua prima apparizione nelle masse protoplasmatiche deformabili a volontà fino alla sua completa espansione in organismi capaci di azioni libere». A tutti gli attentatori al plastico, arrivederci.</p>
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		<title>Rivista Sud on line</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2013 09:18:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche settimana l&#8217;intera collezione di Sud è scaricabile gratuitamente<a href="http://indypendentemente.com/it/sud-periodico.html"> qui </a> Moltissime sono state le collaborazioni eccellenti per i quindici numeri pubblicati ma anche gli esordi che la nostra rivista ha reso possibili. Il testo che vi propongo è stato scritto da Yasmina Khadra per noi ed è stato pubblicato sul numero uno, edito da Raimondo di Maio <a href="http://www.dantedescartes.it/">(Dante &amp; Descartes</a>) .(effeffe)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Pages-from-SUD-011.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-45712" title="Sud n.1" alt="Pages-from-SUD-011-700x500" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Pages-from-SUD-011-700x500.jpg" width="700" height="500" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Pages-from-SUD-011-700x500.jpg 700w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Pages-from-SUD-011-700x500-300x214.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Pages-from-SUD-011-700x500-250x180.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Pages-from-SUD-011-700x500-100x70.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p><strong>Viva il talento</strong><br />
di<br />
<strong>Yasmina Khadra</strong><br />
<em>traduzione di Martina Mazzacurati</em></p>
<p>Sono rimasto pensieroso, quel sabato 30 novembre 2002. Pensieroso e scosso. Letteralmente preso in contropiede. La Francia sempiterna rendeva omaggio ad uno dei suoi più sbalorditivi romanzieri, Alexandre Dumas, innalzandolo all’empireo del Pantheon. Il presidente Chirac ostentava la sua più solenne gratitudine nel rivolgersi alla spoglia di Alexandre Dumas, quel mulatto dai capelli crespi la cui pelle non abbastanza chiara offriva in passato il fianco a tanta indelicatezza. Quella sera, in una Parigi completamente sedotta, abbiamo capito una cosa essenziale: il genio si sottrarrà sempre alla meschinità.</p>
<p>Eppure, in altri tempi, questa stessa Francia non era stata così tenera con i suoi scrittori. Hugo, Zola, Jules Vallès, per citarne solo alcuni, erano stati messi al bando, con schiere di creditori alle calcagna, di sbirri zelanti, quando non si trattava di oscuri critici allergici alla luce radiosa del talento.<br />
Quanti poeti eccelsi, vero, Baudelaire? Quanti romanzieri illuminati, giganti straordinari hanno dovuto subire l’esclusione e la crudeltà dei loro detrattori, restando a vegetare in condizioni penose, aspettandosi il peggio solo perché offrivano ai loro simili il meglio di sé?</p>
<p>Ma la Francia, che non perdona mai, sa come farsi perdonare. Dopo le grettezze e le piccole ingratitudini, ecco arrivata l’ora degli omaggi tardivi, belli, sinceri, magici, grandiosi, per ridare evidenza alla grandezza incontestabile della nazione. Parigi ricorda e si raccoglie; le sue strade si prestano straordinariamente alla messinscena della mitizzazione; la guardia repubblicana cadenza il passo sulla marcia funebre; la Francia degli dei riscopre il suo olimpo, raramente ha superato sé stessa come in quel sabato.</p>
<p>E tuttavia, proprio nel momento in cui Alexandre Dumas viene innalzato al rango che compete alla sua generosità, le consorterie segregazioniste di ieri si preparano a infierire. La cerimonia è appena terminata e già la falsa bohème rimette in campo le sue frustrazioni, le lingue biforcute, abilissime nel dire tutto e il contrario di tutto, riprendono il volo e i guru delle Lettere rinnovano la loro stupefacente vocazione: proscrivere il colpo di genio, destituire i meriti, dequalificare il talento autentico e consacrare volgari scempiaggini a scapito di opere sublimi.</p>
<p>In quella medesima settimana, mentre i Francesi esumavano il loro Grande estinto per portarlo alle stelle, in Algeria si continuava a profanare le tombe e a “resuscitare” i nostri cari dispersi solo per buttarli nel fango. Un superbo poeta, Tahar Djaout, assassinato dagli integralisti nel 1993, viene bruscamente strappato al sonno eterno per essere esposto agli anatemi. Ed è così che un tale scrittore fallito, Tahar Ouettar, autore di lingua araba nonché guru nei suoi momenti bui, trova che il fatto di scrivere in francese sia gravemente oltraggioso.<br />
Oltraggioso per chi?</p>
<p>Per la letteratura algerina o per quei pennivendoli da serraglio, a lungo adulati in mancanza di concorrenza nell’epoca in cui le vere vocazioni erano imbavagliate dalla canaglia messianica che ci governava e che oggi si ritrovano faccia a faccia con la loro mediocrità?<br />
A quei nostalgici del tempio virtuale vorrei dire che la letteratura non è una questione di lingua, ma una questione di “verbo”. E il “verbo” è innato, viscerale – lo si possiede o non lo si possiede. E certo non s’improvvisa, né se ne fa merce di scambio, e se – per le esigenze della Causa – lo si dovesse costruire di tutto punto, non durerebbe che il tempo di uno slogan, perché l’autenticità del talento si valuta a conti fatti, in funzione della sua longevità. Gogol non è un genio perchè è russo, lo è grazie alle eccezionali doti di domatore di parole, come Camus, Naguib Mahfouz, Mutis, o Musil. Questi esseri divini addomesticano la lingua a beneficio delle parole; quando scrivono, si innalzano al di sopra dei vocaboli per raggiungere gli spiriti; diventano maghi, incantatori, visionari illuminati, e mettono il loro talento al servizio degli uomini, di tutti gli uomini senza distinzione di razza o di costumi perché la letteratura è la patria di tutti.</p>
<p>Lo scrittore che non ha ancora centrato il problema, commette un grossolano errore di processo; il suo posto non è nei libri, ma nel disprezzo degli assennati.<br />
“Scrivere” non ha bisogno di complementi, è un verbo autosufficiente. In arabo, in cinese, poco importa; tutti gli incantesimi si assomigliano, a patto che non ci siano guastafeste. La felicità di uno scrittore sta nell’essere letto. I lettori non sono più Australiani, Indiani, Fiamminghi, Croati, Italiani o Libanesi; sono i SUOI lettori. Le frontiere non hanno senso quando gli uomini si capiscono. E quando degli energumeni riescono a perdere il treno, quando sanno che non hanno niente da dare, quando la loro insignificanza li riacciuffa, diventano malvagi come iene.<br />
Non c’è peggiore orrore della gelosia.</p>
<p>Invece di mobilitarsi intorno ad uno splendido progetto, di consolidare i bastioni delle nostre ambizioni e di operare perché l’intelligenza dia scacco matto al gioco d’astuzia e alle connivenze, nel mio paese ci si accanisce a sgozzare le teste che predominano.<br />
Brahim Llob scrive al riguardo: <em>“ In Algeria, le cose vanno così, senza scampo. C’è in noi una sorta di piacere perverso nel non dissociare il successo altrui dall’eresia, o dalla fellonia. Questo pregiudizio esercita su di noi un prurito doloroso e piacevole al tempo stesso; potremmo grattarci a sangue senza pertanto volerci fermare. Cosa volete? Ci sono persone strutturate così: contorte perché incapaci di restare dritte, cattive perché hanno perso la fede, infelici perché amano profondamente esserlo. A memoria di Algerino, non abbiamo mai nemmeno tentato di riconciliarci con la nostra verità. Quale salvezza possiamo mai prescrivere ad una nazione quando il fior fiore dei suoi figli, che dovrebbe risvegliare le coscienze, comincia con il travestire la sua?”</em></p>
<p>Quello che dovremmo ritenere della nostra rovina odierna è, senza ombra di dubbio, questa cecità morbosa che ci impedisce di vedere la bellezza di ognuno di noi, questa ostilità cretina che ci aizza come un’orda di cani rabbiosi contro le nostre prodezze, questa grettezza che ci rende fragili ogni volta che la notorietà apre le braccia ad uno di noi. Dal momento che una rondine non fa primavera, nessuno scrittore può, da solo, incarnare la letteratura.<br />
Così come, quando il talento eccelle, diventa ridicolo contestarlo. Anzi, bisogna saperlo salutare. E’ là che risiede il buonsenso. La grandezza non consiste nello sminuire gli altri nello scopo di sovrastarli; essa è il coraggio e la probità intellettuali di inchinarsi davanti alla magnificenza che li distingue.</p>
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