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	<title>infinita notte &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>non Sanremo mai più gli stessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 06:00:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[indiani]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Adesso è avviato, non si ferma più. La storia d’Italia attraverso le canzoni, il Festival è l’ultimo romanzo popolare, la gara è il racconto collettivo di una società affaticata ma non arresa. La grande metafora, la sfida dei linguaggi, tradizione e contaminazione. Infinita notte di Alessandro Zaccuri è un romanzo composito, montato, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone" title="sanremo" src="http://euromusica.files.wordpress.com/2008/11/sanremo.jpg" alt="" width="450" height="304" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Adesso è avviato, non si ferma più. La storia d’Italia attraverso le canzoni, il Festival è l’ultimo  romanzo popolare, la gara è il racconto collettivo di una società affaticata ma non arresa. La grande metafora, la sfida dei linguaggi, tradizione e contaminazione</em>. <em>Infinita notte</em> di Alessandro Zaccuri è un romanzo composito, montato, colto. Quindi contemporaneo e popolare. Che attira aggettivi come fossero ciliegie e così, per me che sono golosa, non è proprio una lettura. È una vertigine.<br />
<span id="more-15533"></span><br />
La storia è epica. C’è un giovanotto che viene dal niente ma che ha scritto un best seller e che è stato chiamato dalla televisione nazionale a firmare addirittura il festival di Sanremo. C’è un ingegnere raffinato, un tipo walseriano, con un loden e un cappello che ha perso la testa, anzi, che ha pensato di perdere la testa per una creola dagli occhi indaco, lo sguardo arguto e le natiche avvenenti. C’è la creola che è davvero bella e incredibilmente dolente come una Giovanna d’Arco, e che legge Quicherat. C’è un ragazzo che prima è uno skater e poi un artista minimal e che non viene dal niente, ma dal tutto, e al tutto deve tornare.</p>
<p>Il tutto è il Festival della canzone italiana. In una edizione x di un anno y con un conduttore z e mille variabili che se fosse matematica e non letteratura risulterebbero incontrollabili. Perché il ragazzo che ha scritto il best seller non pensa davvero di essere uno scrittore e tentenna, perché l’ingegnere perfetto col loden è arrivato a Sanremo per perdersi dietro una donna e si ritrova sperduto dentro una organizzazione losca, perché la creola è una pedina anche se respira e talvolta ansima e perché il giovane cantante minimal è un rivoluzionario che non può perdere altro che se stesso e se stesso, ovviamente, non è abbastanza per nessuna sommossa. <em>“Non so che farmene”, “del talento?”, “di tutto non so che farmene. Non l’ho ancora scritto un pezzo mio, a te posso dirlo, sei un artista.”</em></p>
<p>Il tutto è il Festival della canzone italiana dove le vicende si intrecciano e si sciolgono nelle scalette emotive e nelle sovrastrutture mirabili di Zaccuri, autoreggenti grazie a una lingua capace di inanellare <em>lampi di testosterone in sommossa sotto la grisaglia</em>, <em>gessato plateale</em>, <em>regimental daltonica</em>, <em>cultura intermittente</em> e <em>sorriso indiziario</em>. Quelli che hanno letto <a href="http://juliacraye.wordpress.com/2008/02/26/rassegna-di-narrativa-italiana-2007/">Il signor figlio </a> sanno che Infinita notte è un’altra declinazione de l’opera, che è l’opera stessa (de)strutturata in canzonette, in canzoni popolari, che infatti nascondono ed echeggiano meccaniche divine. <em>(…) si calma, è l’uomo asserragliato nella banca, gli ostaggi sotto tiro, faccio un macello, una strage, un comunicato stampa</em>.</p>
<p>Il tutto è il festival della canzone italiana e non c’è altra trama che possa essere raccontata senza fare la figura di quello meglio informato dei fatti. Pettegolo, traffichino, pitocco. Perché Infinita notte trasforma il lettore in spettatore e lo spettatore in personaggio narrato. E quindi leggere è un po’ come guardarsi allo specchio, ridimensionarsi, ridere di sé, sentirsi eroi, avere una poltrona all’Ariston. Essere l’Ariston e grazie dei fiori grazie dei fiori grazie dei fiori bis. <em>Al suo fianco, sul tavolino, una mazzetta imponente di quotidiani già letti, sottolineati, assimilati. Il potere che si nutre della conoscenza, l’informazione che si fa sistema</em>.</p>
<p>E se io dovessi fare un appunto al sistema direi solo che manca un controesempio, una sbavatura. <em>L’arte nasce dal limite, la forza pure. La rabbia, non ne parliamo</em>. Che avrei voluto che l’ingegnere sporcasse non solo le Church e che il cantante oltre a prendere l’<em>endless night</em> di Blake fosse anche e quasi tiger tiger. Detto questo. Io adoro i sistemi. Ci credo.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" title="copertina infinita notte" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788804584407" alt="" width="136" height="207" /></p>
<p><strong>A. Zaccuri, Infinita notte, Mondadori (2009), pp. 272, € 18,50</strong>.</p>
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