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	<title>instar libri &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Marino Magliani: La spiaggia dei cani romantici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 09:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Stefano Zangrando Ho conosciuto tardi la scrittura di Marino Magliani e ho letto solo una piccola parte dei suoi libri. Pure ho la sensazione, che avranno avuto in molti, di essermi imbattuto in uno scrittore, come si dice, di razza. Di solito non uso quest’espressione stereotipata, “scrittore di razza”, ma quando leggo Magliani mi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Stefano Zangrando</strong></p>
<p>Ho conosciuto tardi la scrittura di Marino Magliani e ho letto solo una piccola parte dei suoi libri. Pure ho la sensazione, che avranno avuto in molti, di essermi imbattuto in uno scrittore, come si dice, di razza. Di solito non uso quest’espressione stereotipata, “scrittore di razza”, ma quando leggo Magliani mi torna in mente spesso, per conto suo. Con ciò intendo forse uno scrittore che asseconda la propria vocazione, o scelta, senza grilli accademici o aspirazioni mondane, inseguendo invece un proprio demone molto terragno, forte, che solo dopo, per virtù riflessa, si specchia con sognante vaghezza nel firmamento dei propri modelli. Probabilmente questa impressione è corroborata anche dal percorso esistenziale di Magliani, che se ho capito bene è quello di un cercatore di felicità passato per terre e calori diversi, un migrante irrequieto stanziatosi infine in un canto defilato d’Olanda, dopo aver lentamente appreso, guidato dagli anni, un altro edonismo, più puro e nascosto. <span id="more-38334"></span>Ma forse dico questo un po’ suggestionato dalla lettura del suo ultimo romanzo, <em>La spiaggia dei cani romantici</em>, uscito da pochi giorni per Instar Libri di Torino, che come i romanzi precedenti è ambientato nei luoghi in cui Magliani ha vissuto, ma dove ciò che vi è di personale è travasato nell’impasto narrativo in cui l’autore affonda mani esperte e appassionate, plasmandone vera e buona letteratura. Di questa attitudine, che è anche dedizione e forse devozione al mestiere, è indizio già il titolo, che riecheggia quello di una raccolta poetica di Roberto Bolaño, autore cult da qualche anno e con la cui opera, in effetti, ogni romanziere vivente dovrebbe avere l’umiltà e la fortuna di fare i conti. Magliani tuttavia dà un taglio basso al proprio omaggio, preferendo appunto il Bolaño poeta e facendolo apparire nel romanzo, un cameo nella seconda parte, in un bar di Blanes. Col Bolaño prosatore sembra invece condividere il piacere ritrovato del racconto, la <em>verve</em> narrativa scaturita dalle spinte più lungimiranti del postmoderno. Poi magari nel firmamento di Magliani ci sono anche Calvino e il conterraneo Biamonti, come qualcuno ha visto, ma la storia, stavolta, è specialmente ispanica.</p>
<p>Chi sono i cani romantici? Sono i <em>chicos piola</em>, ragazzi argentini dei primi anni Ottanta del secolo scorso che alla fine di ogni estate australe emigrano in Spagna per lavorare sulle spiagge di Lloret De Mar. Fanno propaganda ai locali e scopano turiste a frotte, ci dice ammirato il narratore, che è di Lincoln come loro, non lontano da Buenos Aires, e un giorno decide di prendere anche lui la via dell’Europa, accompagnato. La lingua è sapidissima, costellata di espressioni gergali e straniere, a caratterizzare un personaggio popolare, il buon Almeja, che però è un eccentrico, uno spettatore. Non sarà mai come loro, come questi miti di strada latino-americani e il loro compare italiano, il «tano» Gregorio, e lo sa. Del resto Almeja, che di cognome fa Dronero, non è diretto in Costa Brava, ma in Liguria, la terra d’origine del nonno; qui aspira a ottenere il passaporto italiano e far carriera come calciatore. E in campo ha talento, in effetti, ma le cose non andranno come spera. La donna che è con lui passa nel letto di un lontano cugino Dronero, che li ospita in una magione dell’entroterra, e il passaporto tarda ad arrivare. Così il melanconico Almeja, che aveva combattuto alle Malvinas e ha lasciato nella pampa i privilegi da figlio di papà, cede alle sirene di Lloret De Mar. Qui trova ciò che aveva già orecchiato, la movida e il sangue: frequenta i <em>chicos piola</em>, che lo accolgono quasi come una mascotte, e apprende di certi omicidi di soldati inglesi. Finirà per avere un ruolo decisivo nell’individuazione dei responsabili – e questa è la prima metà del romanzo. La seconda, che ha per co-protagonista una presentatrice televisiva olandese, ritorna sulle tracce di quei personaggi a trent’anni di distanza. Il racconto ora è scandito da cambi di ambientazione e un po’ alla volta, con il passo fluente di una lingua più alta, ci mostra i protagonisti di quel secolo inabissato, le loro mutazioni e permanenze. Non svelo altro, se non che emerge infine qualcosa di profondo, eppure impalpabile. C’è un che di virtuoso nel modo che il narratore e i suoi eroi perdenti hanno di dissimulare nostalgie e sogni perduti. Ed è una virtù in egual misura poetica, della composizione, e umana. Questo Magliani ispanico, insomma, è un romantico stoico, e i personaggi che qui fa vivere – o rivivere, alcuni erano già apparsi nel suo mondo romanzesco – hanno l’icasticità dimessa e toccante delle comparse di una storia sociale.</p>
<p><em>[questo pezzo è apparso su &#8220;Alias&#8221; del 05.03.11]</em></p>
<p><em><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/magliani_cop_Cani-Romantici-bassa_rid1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-38372" title="magliani_cop_Cani Romantici bassa_rid" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/magliani_cop_Cani-Romantici-bassa_rid1-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/magliani_cop_Cani-Romantici-bassa_rid1-201x300.jpg 201w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/magliani_cop_Cani-Romantici-bassa_rid1-688x1024.jpg 688w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/magliani_cop_Cani-Romantici-bassa_rid1.jpg 829w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a><br />
</em></p>
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		<title>l&#8217;appello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 13:26:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[de i mulini a vento La legge sul prezzo del libro che è passata alla Camera e sta per essere discussa al Senato ha provocato moltissimo scontento fra gli editori indipendenti, piccoli e medi, che non sono stati ascoltati in nessun modo nella sua formulazione. La legge stabilisce un tetto agli sconti sui libri del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/index1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-36696" title="index1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/index1.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>de <strong><a href="https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/">i mulini a vento</a></strong></p>
<p>La legge sul prezzo del libro che è passata alla Camera e sta per essere discussa al Senato ha provocato moltissimo scontento fra gli editori indipendenti, piccoli e medi, che non sono stati ascoltati in nessun modo nella sua formulazione. La legge stabilisce un tetto agli sconti sui libri del 15% (sconto assai più alto di quello previsto da quasi tutte le leggi europee analoghe), ma questo tetto apparente viene poi smentito dalla possibilità per qualsiasi editore di fare tutte le promozioni che vuole, della durata di un mese, per undici mesi all’anno.</p>
<p>Nessun prodotto commerciale è trattato con tanto disprezzo! Qualsiasi prodotto commerciale, infatti, può essere svenduto o saldato solo due volte l’anno e per il resto del tempo ha il suo prezzo. Questa legge libera, in pratica, il prezzo del libro, non meno della disastrosa legge inglese, che ha rovinato e fatto chiudere tante librerie e case editrici indipendenti. Mentre la legge francese e tedesca le hanno salvate e protette e continuano a farlo, con la semplice regola di vietare o limitare radicalmente gli sconti.</p>
<p>Questa legge, di fatto, non ha a cuore né l’interesse del libro e della cultura, né quello dei librai o degli editori, <span id="more-36695"></span>ma esclusivamente quello dei grandi gruppi editoriali e delle catene libraie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla Grande Distribuzione.</p>
<p>E’ sotto gli occhi di tutti la trasformazione già in atto delle librerie di carena in ‘outlet’, dove le pareti e i tavoli sono dedicati agli sconti. Sconti che gli editori indipendenti non si possono permettere, che le librerie indipendenti non ottengono, che divide editori e librai in due categorie orizzontali: da una parte gruppi e catene che a forza di sconti occupano tutto lo spazio disponibile, svendendo il libro come un prodotto d’occasione, ed editori e librai indipendenti, che invece di essere sostenuti dalla legge e dallo stato nella difesa della cultura e della bibliodiversità, sono abbandonati a se stessi e stanno chiudendo i battenti.</p>
<p>Chiediamo che la legge sul prezzo del libro mantenga le sue premesse, guardi alle leggi europee e, come dovrebbe fare ogni legge, protegga la cultura e difenda i soggetti più deboli.</p>
<p>Da numerosi dibattiti e convegni fra editori e librai indipendenti, siamo arrivati per parte nostra a una linea di compromesso: possiamo accettare uno sconto che vada dal preferibile 5% all’appena accettabile 15%, purché le promozioni siano limitate come per ogni altro prodotto a due mesi l’anno.<br />
Questa è la condizione perché il libro resti al centro della nostra cultura.</p>
<p>Ribadiamo le condizioni indispensabili per noi e alle quali una vera politica del libro non può rinunciare:</p>
<p>1. Far riferimento a modelli culturali e a una legislatura sul libro che ha avuto eccellenti esiti, come quelle francese e tedesca.</p>
<p>2. Limitare le promozioni, come avviene per tutte le altre merci e prodotti, a due mesi l’anno, gli stessi per tutti, in modo da facilitare i controlli.</p>
<p>3. Istituire un organo di controllo che preveda sanzioni per chi trasgredisce, sia alzando lo sconto oltre il 15%, sia proponendolo in periodi diversi dai due mesi previsti (non necessariamente consecutivi), e dunque tanto per gli editori che per i librai o catene librarie che vìolino le regole.</p>
<p>4. Delimitare il tempo in cui un libro è considerato ‘novità’ ed è quindi sottoposto a restrizioni particolari.</p>
<p>I Mulini a Vento: Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, minimum fax, nottetempo, Voland</p>
<p>per firmare l&#8217;appello scrivete <a href="https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/2010/07/25/scegliete-i-libri-non-gli-sconti/">qui </a></p>
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		<title>(chi) Legge sul libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 07:30:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[Il progetto di legge sul libro è stato approvato ieri in commissione alla Camera. A seguire la versione integrale della lettera indirizzata a La Repubblica e pubblicata il giorno 12 luglio. Martedì 13 Luglio, Simonetta Fiori ha raccolto (qui e qui) alcune importanti adesioni alla protesta degli editori indipendenti.] Caro Direttore, nei prossimi giorni verrà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/banned-books-eyechart.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-36105" title="banned-books-eyechart" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/banned-books-eyechart.jpg" alt="" width="306" height="371" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/banned-books-eyechart.jpg 306w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/banned-books-eyechart-247x300.jpg 247w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><span style="color: #800000;">[Il progetto di legge sul libro è stato approvato ieri in commissione alla Camera. A seguire la versione integrale della lettera indirizzata a <em>La Repubblica</em> e pubblicata il giorno 12 luglio. Martedì 13 Luglio, Simonetta Fiori ha raccolto (<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/07/12/la-battaglia-degli-sconti-se-la-legge.html">qui</a> e <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/07/13/nuove-critiche-alla-legge-sullo-sconto.html">qui)</a> alcune importanti adesioni alla protesta degli editori indipendenti.]</span></p>
<p>Caro Direttore,</p>
<p>nei prossimi giorni verrà portata alla Camera la nuova legge che disciplinerà il prezzo del libro, ovvero che regolamenterà gli sconti. Siamo sicuri che ben pochi italiani, tediati dalle ricorrenti denunce sullo sconsolante panorama della lettura nel nostro Paese, avrebbero pensato che bastasse regolamentare uno sconto per risolvere tutti i problemi. Invece il legislatore esordisce così: “La presente legge ha per oggetto la disciplina del prezzo dei libri. Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione.” E dire che sono dieci anni che rincorriamo una legge civile sul libro, e per tutto questo tempo abbiamo avuto la soluzione sotto gli occhi. Già, peccato che a nostro avviso questo cappello introduttivo sia falso, e la legge vada nella direzione contraria a quanto proclama di voler ottenere.<br />
<span id="more-36104"></span><br />
La Legge Levi è molto breve: in pratica pone un tetto allo sconto che il libraio può fare all’acquirente finale del libro. Questo tetto è fissato al 15%. Vi sono alcune deroghe per le vendite on line (tetto del 20%), alle biblioteche o associazioni, ai libri fuori catalogo. E poi c’è un comma che permette agli editori di fare promozioni per 11 mesi all’anno (salvo dicembre e purché ciascuna non più lunga di un mese) su tutti i loro libri (vecchi e nuovi), senza alcun tetto di sconto. Ovvero un piccola clausola che di fatto vanifica qualsiasi tentativo di limitazione dello sconto, rivelando dunque che questa “disciplina del prezzo” è fittizia. A questo si aggiunge che i controlli e le sanzioni previsti paiono inefficaci.</p>
<p>Ma il colmo è che questa legge è stata redatta con l’accordo delle associazioni di categoria (AIE, Associazione Italiana Editori, e ALI, Associazione Librai Italiani), quindi viene fatta passare come una legge “voluta unanimemente da editori e librai”.</p>
<p>Ebbene, noi riteniamo che questo non sia vero, e ci auguriamo che gli editori e librai che la pensano come noi scrivano e chiamino il suo giornale a centinaia, per dire che questa unanimità non c’è, per manifestare la loro contrarietà a questa legge e per appoggiare la richiesta di una legge sul modello francese o tedesco (che spiegheremo brevemente più avanti).</p>
<p>La Legge Levi, di fatto, è voluta dai grandi gruppi editoriali, che sono gli unici che possono permettersi con continuità l’arma commerciale dello sconto elevato e vedono così sancito per legge questo loro privilegio, e dalle catene di librerie, che vi vedono un argine alla grande distribuzione, il loro principale concorrente. Questi sono argomenti piuttosto tecnici che non possono interessare il lettore (colui che compra e legge libri); se facciamo questa affermazione è per spiegare perché cinque di noi (il sesto non è socio), non sentendosi rappresentati dall’AIE, abbiano annunciato l’intenzione di uscire dall’associazione se l’AIE non chiederà di modificare il progetto di legge. E anche perché non vengano a dirci: ma siete voi editori e librai che l’avete voluta. Semplicemente non è vero.</p>
<p>Normalmente, quando si affronta il tema degli sconti, la prima obiezione che viene fatta è la seguente: siamo un Paese che legge poco, lo sconto è un incentivo all’acquisto del libro, dunque alla lettura; e poi sono tempi duri, perché vogliamo privare il consumatore (e di proposito non usiamo più il termine lettore) del vantaggio economico dello sconto? In altre parole la nostra sembra una posizione impopolare. Ma ai lettori attenti non sfuggirà che molto spesso un libro “molto scontato” finisce con il costare come un libro altrettanto buono di una casa editrice indipendente a prezzo pieno. Non di rado dunque lo sconto è uno specchietto. E poi… e poi è necessaria una breve divagazione sul libro.</p>
<p>Proviamo a fare qualche affermazione di principio: “Il libro è un bene fondamentale per la cultura, lo sviluppo, la democrazia, la circolazione delle idee e la realizzazione personale; sul libro si regge buona parte della formazione, dell’educazione, della comunicazione e del fermento culturale di una Nazione; per questo motivo deve esserne garantita la massima pluralità di produzione (case editrici) e diffusione (librerie indipendenti e di catena, edicole, grande distribuzione).</p>
<p>La comunità dei lettori (e di proposito non usiamo il termine mercato) deve premiare o punire l’editore e il libraio in base alla qualità del suo lavoro e non in base a fattori puramente economici e finanziari.</p>
<p>La legge dello Stato deve stabilire delle regole che, senza alterare indebitamente il mercato, assicurino pari opportunità a tutti gli operatori del settore, in modo che la forza economica e finanziaria di alcuni non possa nuocere od ostacolare gli altri a scapito della “bibliodiversità” (concetto mutuato dal termine biodiversità, che rende molto bene e in maniera sintetica un’importante esigenza culturale di una Nazione). Infatti a stabilire il valore di un libro deve essere la sua qualità e non il prezzo o lo sconto.”</p>
<p>Siamo tutti d’accordo su queste affermazioni? In fondo non sono così dissimili dal cappello introduttivo della legge. Se anche voi siete d’accordo, allora dobbiamo provare a spiegarvi, in maniera meno tecnica possibile, perché la Legge Levi vada nella direzione opposta.</p>
<p>È una questione dimensionale, sia per gli editori, sia per le librerie.</p>
<p>Nella composizione del costo del libro ci sono delle voci fisse (eventuale traduzione, lavoro redazionale, studio grafico della copertina e impaginazione, correzione bozze, preparazione delle lastre, avviamento della stampa e della confezione) che incidono molto su tirature basse e si riducono aritmeticamente con l’aumentare della tiratura. Se la tiratura raddoppia, queste voci incidono per la metà nella composizione del costo finale del prodotto. Questo significa che il margine di un editore è molto basso per una tiratura bassa e aumenta rapidamente al crescere della tiratura (nel caso di una tiratura bassa, l’editore potrebbe recuperare il margine aumentando il prezzo di copertina, ma questo metterebbe fuori mercato il suo libro). La conseguenza è che un editore piccolo o medio non ha la possibilità di utilizzare, se non in rari casi, l’arma commerciale dello sconto, perché rinuncerebbe a tutto o quasi il suo margine. La grande casa editrice, invece, avendo margini molto più ampi (in percentuale sul prezzo di copertina) può rinunciare a una parte del guadagno per mettere fuori causa la concorrenza.</p>
<p>Una piccola libreria, sui libri che acquista, ha normalmente uno sconto (che diventa il suo margine) che si aggira sul 28-30%. Una grande libreria, o una libreria di catena, ha uno sconto che può essere anche del 50% maggiore, e questo le dà la possibilità di preservare un certo margine anche applicando sconti importanti.</p>
<p>Quali le conseguenze, allora? Una legge che permetta sconti elevati mette a repentaglio l’esistenza degli editori e delle librerie di piccole dimensioni e dei libri a bassa tiratura, che costituiscono la stragrande maggioranza delle cinquanta o sessantamila novità che escono ogni anno. E se editori e librai cominceranno a chiudere, se libri anche importanti che non hanno un elevato potenziale di vendita non potranno più essere pubblicati, la cultura italiana continuerà a deteriorarsi.</p>
<p>Senza contare che questo orientamento commerciale svilisce il libro: invece di vendere contenuti (perché interessanti, divertenti, importanti, belli ecc.) si finisce sempre più spesso con il vendere prezzi di copertina scontati. A trasformare il lettore in consumatore.</p>
<p>Non sarebbe meglio se il lettore entrando in libreria si potesse concentrare solo e unicamente sui libri e i loro contenuti, invece di essere accalappiato dai cartellini dello sconto? Non sarebbe meglio se al lettore venisse data l’opportunità di confrontare il vero prezzo di copertina dei vari libri quando deve stabilire se e che cosa comprare?</p>
<p>I legislatori di Francia e Germania, Paesi dove si legge molto, ma molto di più che da noi e dove il libro non è l’eterno malato cronico delle nostre statistiche, hanno da anni preso atto di quanto raccontato in questa lettera e promulgato leggi che vietano (Germania) o riducono moltissimo (Francia) lo sconto sui libri usciti da meno di un paio di anni. Anche la regolamentazione delle promozioni è molto più restrittiva, e soprattutto ci sono organismi di controllo che verificano e sanzionano chi tenta gli escamotage. Il risultato è che in questi Paesi si legge di più, case editrici e librerie indipendenti riescono a stare sul mercato (in Germania ci sono 19.000 case editrici contro le 7000 italiane), la legge viene rispettata, i prezzi di copertina vengono calmierati dal mercato e i lettori sono educati a scegliere i libri per quel che contengono e non perché sono in offerta.</p>
<p>Si ha dunque la sensazione che in questi due Paesi il legislatore si sia preoccupato del bene culturale dei cittadini e non degli interessi di alcune lobby. Come mai in Italia questo non può avvenire? (La domanda è chiaramente retorica.)</p>
<p>Se la Legge Levi non dovesse passare, in che situazione ci troveremmo? In questo momento non ci sono praticamente regole, o meglio c’è una legge del 2001 che è stata vanificata da successivi decreti che hanno liberalizzato sconti e promozioni. Per questo motivo, anche parecchi librai ed editori indipendenti, pur convinti che la Legge Levi sia una brutta legge, pensano che sia meglio che nessuna legge, e che possa essere il punto di partenza per successivi miglioramenti.</p>
<p>Noi siamo convinti invece che si possa e si debba fare subito una buona legge, e che se la Legge Levi dovesse passare così com’è ce la terremo per altri dieci anni. Dunque invitiamo tutti, editori, librai, e perché no, lettori indipendenti che la pensano come noi a farsi sentire perché la Legge Levi venga modificata secondo i modelli che hanno dato così buoni risultati all’estero.</p>
<p>La ringraziamo per lo spazio che vorrà dedicarci.</p>
<p>Gaspare Bona (Instar Libri), Emilia Lodigiani e Pietro Biancardi (Iperborea), Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi (nottempo), Daniela Di Sora (Voland)</p>
<p><span style="color: #800000;">[Dopo la pubblicazione parziale di questa lettera su <em>La Repubblica</em>, al momento, sono arrivate al quotidiano le richieste di adesione di Marco Tropea (Marco Tropea Editore), Marco Vicentini (Meridiano Zero), Piero Cademartori e Silvia Tessitore (Editrice ZONA), Maurizio Gatti (O barra O edizioni), Massimo Scrignòli (Book Editore), Anita Molino (FIDARE Federazione Italiana Editori Indipendenti), Odilia Negro (Associazione TRA ME, libreria indipendente, Torino), Nicola Cavalli (Libreria Ledi &#8211; International Bookseller, Milano), Angelo Biasella (Neo Edizioni), Paola Belotti (Premiana libreria Marconi, Bra)]</span></p>
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