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	<title>Ioan Es. Pop &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un giorno ci svegliamo vivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 06:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Clara Mitola]]></category>
		<category><![CDATA[Ioan Es. Pop]]></category>
		<category><![CDATA[poesia rumena contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[[Esce per Valigie Rosse, Premio Ciampi 2016 per la poesia straniera, l&#8217;antologia di Ioan Es. Pop, straordinario poeta rumeno. Qui alcuni testi, in coda un brano dell&#8217;introduzione che ho scritto per il libro. a. i.] di Ioan Es. Pop traduzione di Clara Mitola . (arco di trionfo) &#160; questo faccio ora: torno a oltețului 15. è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-66176" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/ian-es-pop-404x640-189x300.jpg" alt="ian-es-pop-404x640" width="189" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/ian-es-pop-404x640-189x300.jpg 189w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/ian-es-pop-404x640.jpg 404w" sizes="(max-width: 189px) 100vw, 189px" /></p>
<p><em>[Esce per Valigie Rosse, Premio Ciampi 2016 per la poesia straniera, l&#8217;antologia di Ioan Es. Pop, straordinario poeta rumeno. Qui alcuni testi, in coda un brano dell&#8217;introduzione che ho scritto per il libro. a. i.]</em></p>
<p>di <strong>Ioan Es. Pop</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Clara Mitola</strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span><span id="more-65753"></span></p>
<ol start="4">
<li><strong> (arco di trionfo)</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>questo faccio ora: torno a oltețului 15.</p>
<p>è venerdì ed è sera.</p>
<p>da venerdì a lunedì non abbiamo più motivo di vivere.</p>
<p>allora hans s’infuria e compra dell’alcool sanitario</p>
<p>e zoli s’infuria e compra dell’alcol sanitario</p>
<p>e io m’infurio e dico anch’io perché</p>
<p>e loro dicono perché e dopo mescoliamo</p>
<p>il tutto con dell’acqua e cominciamo a essere felici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>non dicono più perché, non lo dico più.</p>
<p>da venerdì a lunedì non ci sentiamo più.</p>
<p>prendiamo ciascuno la propria parte e cominciamo a essere</p>
<p>un po’ meno infelici, un po’ meno vivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e fino a domenica notte è tutto OK</p>
<p>e non conta se o se non.</p>
<p>si affaccia hans alla finestra e zoli alla finestra ma</p>
<p>non c’è nave che appaia da corinto.</p>
<p>e dicono non è ancora lunedì e io dico ancora no.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e a oltețului c’è di nuovo grande allegria.</p>
<p>arriva il venerdì e da venerdì a lunedì</p>
<p>è il nostro giorno notte giorno libero</p>
<p>e cantiamo da far tremare le pareti –</p>
<p>marinai navigati che sperano una domenica di veder spuntare</p>
<p>all’orizzonte, tra i palazzi di colentina,</p>
<p>la nave da corinto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e lunedì, quando sono tutti via, alla fine arriva</p>
<p>anche qui il Figlio a redimere;</p>
<p>con la camicia sporca, gli occhi gonfi d’insonnia,</p>
<p>con la bottiglia vuota in una mano, barcollando e canticchiando.</p>
<p>s’arrampica su per le scale fino alla trecentocinque, allunga la mano e dice:</p>
<p>legami al suo legno, per dormire un po’anch’io, amico.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="7">
<li><strong> quattro mughi con la barba girano intorno all’alloggio degli scapoli.</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>l’amministratore li rincorre a forbici sguainate.</p>
<p>noi siamo preti, gridano quelli, non possiamo essere rasati.</p>
<p>noi siamo magi, non possiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>sono tre mesi che veniamo a vedere</p>
<p>il miracolo della camera trecentocinque –</p>
<p>sporco erode, noi siamo magi e siamo venuti a confermare</p>
<p>la sua nascita e a portarlo al cimitero.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="8">
<li><strong> l’uccello hans</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>è arrivato un uccello stanotte dalla finestra</p>
<p>e sono certo fosse hans.</p>
<p>era calvo come lui e ubriaco fradicio.</p>
<p>oh, ha detto, prendi 50 lei, vai qua di fronte, hanno un</p>
<p>grappa favolosa. <strong>nevermore</strong>, gli ho risposto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dice: da quando vi ho lasciato, dice, mi hanno</p>
<p>assunto come custode di notte al belu. ho una</p>
<p>lanterna eccezionale. di giorno dormo. lavoro con</p>
<p>la polizia. con i soldi che ho vi ci seppellisco. sono la civetta</p>
<p>di minerva. apro gli occhi solo all’imbrunire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ora mi hanno decorato. ho grandi medaglie al</p>
<p>fegato. questo già da quando stavo</p>
<p>qui con voi. oh! e le ferite mi fanno ancora male.</p>
<p>dai, su, vai a prendere qualcosa che festeggiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>hansi</strong>, gli ho detto, <strong>nevermore</strong>.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong> nello ieud senza uscita anche noi ci siano, anche noi ci siamo stati una volta.</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>e ci siamo anche adesso e ci saremo anche domani dopodomani e</p>
<p>in eterno l’acqua dello stesso fiume ci lambirà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>quanti mesi non sono stati altro che giorno e notte</p>
<p>quanti mesi l’ho cercato ovunque?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>passante, tienilo a mente: lo spazio in quel punto</p>
<p>si piega bruscamente a sinistra, il capo del rettile si</p>
<p>stacca dal corpo, il gesso della nuca s’incrina e si crepa. quel capo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>solo galleggia ora su sterpaglie e acque,</p>
<p>solo se ne sta lì il solitario sul</p>
<p>bastione di sebastian.</p>
<p>ma tu tienilo a mente: se scivoli lì,</p>
<p>nessuna mappa ti sarà più d’aiuto,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>invano ti affannerai a cercare l’uscita l’entrata l’uscita,</p>
<p>invano ti affretterai a strappare il sudario dello spazio</p>
<p>in cui sei scivolato. da quella parte non troverai altro</p>
<p>che l’ombra del tuo piede da questa parte.</p>
<p>senza margini è lo ieud e senza uscita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nessuna geografia è ancora riuscita a stabilirne la grandezza.</p>
<p>nessun’aurea a preannunciarlo</p>
<p>nessuna coda di cometa a seguirlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>come una nuvola sulle atmosfere galleggia su</p>
<p>sterpaglie e acque, nessun’aurea</p>
<p>a preannunciarlo nessuna coda di cometa</p>
<p>a seguirlo.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li><strong> ho pregato mircea gli detto mircea, mura una buona volta</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>questa finestra, qui non c’è nessuno,</p>
<p>forza, riempila di malta e mattoni, altrimenti un giorno</p>
<p>mi strapperà di nuovo fuori,</p>
<p>non posso stare tutto il tempo rannicchiato sotto di lei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ma mircea ha detto eh! e tutti hanno detto eh! io ho detto</p>
<p>eh!, ha detto volevo prestarti da molto questa teiera</p>
<p>per mettertela in testa quando passi da una stanza all’altra,</p>
<p>sarà il tuo elmo scintillante nel bel mezzo della notte</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e prendi la bacchetta con cui insegno io la spagna in geografia</p>
<p>sarà la tua lancia gloriosa –</p>
<p>alzati e vai a lottare contro te stesso, in-</p>
<p>figgi a sangue gli scarponi</p>
<p>nel ventre del nostro cavallo di legno</p>
<p>scendi nella granada della vasca da bagno, abbatti</p>
<p>le farfalle sulla lampada è il mostro che ci dà la caccia</p>
<p>il sole del bagno –</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>in cucina c’è cordoba, ci si sono installati i topi</p>
<p>del dubbio. vinci il dubbio, abbiamo vissuto con loro troppo a lungo</p>
<p>per sapere ancora chi dà la caccia a chi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e nei nostri nuovi panni non siamo noi; da soli</p>
<p>sventolano disperati, coraggio,</p>
<p>lanciati verso la mancia dei nostri panni</p>
<p>trapassali con la tua lancia e liberali da noi,</p>
<p>sei il solo ad aver vissuto tutta la vita nella</p>
<p>spagna di questa stanza,</p>
<p>solo tu sai come.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="7">
<li><strong> bussiamo alla porta perché ci aprano perché</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>ci lascino uscire, ma dall’altra parte non ci sentono e</p>
<p>bussano anche loro alla porta perché gli si apra perché escano</p>
<p>e quando si apre incontriamo noi stessi</p>
<p>ma non ci badiamo e diciamo vogliamo uscire</p>
<p>e loro dicono vogliamo entrate, non prendete con voi la porta</p>
<p>o non avremo cosa aprire all’uscita,</p>
<p>rimarrà un vuoto nel muro,</p>
<p>non avremo da dove uscire.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>in questa solitudine in cui d’inverno non ho più</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>il coraggio di accendere il fuoco nella stufa perché la stufa</p>
<p>fa più fumo che fuoco</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>in questa felicità provvisoria da</p>
<p>novembre a marzo</p>
<p>come ieri so che domani non sarà altro domani che</p>
<p>il solito oggi e oggi e oggi e oggi tutto il tempo</p>
<p>e oggi per oggi non si può fare granché.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>è giusto, in questa solitudine non qualsiasi uomo solo</p>
<p>durerebbe a lungo. eppure c’è</p>
<p>una gran quantità di sciocchezze che bisogna onorare:</p>
<p>il desiderio di essere ad ogni costo</p>
<p>l’impotenza di amare ancora anche</p>
<p>il giorno di ieri.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>12 ottobre 1992</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>torno a casa dopo anni e anni di cammino per bucarest</p>
<p>e torno con una sporta vuota in mano</p>
<p>e si affaccia lei sulla soglia e mi dice ma</p>
<p>nostro caro, pare dicessi che andavi a far soldi,</p>
<p>pare dicessi che in due anni tu guadagnerai quanto gli altri in quattro</p>
<p>e guarda ora non porti niente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>beh ecco, cari, proprio niente ho guadagnato.</p>
<p>e porto a casa così tanto niente come non ha potuto accumularne</p>
<p>nessuno in questi due anni.</p>
<p>non ho potuto nemmeno trasportarlo da solo tutto</p>
<p>il niente che ho guadagnato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dietro di me arrivano carri stracolmi di niente,</p>
<p>quasi schiantati dal peso.</p>
<p>quando si scaricheranno nel nostro cortile,</p>
<p>nessuno avrà tanto niente come noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tra un anno o due sarà più ricercato dell&#8217;oro.</p>
<p>lo venderemo solo al prezzo più alto.</p>
<p>statene certi, cari, tanto niente non ce l&#8217;ha nessuno.</p>
<p>per due anni non ho fatto che metterlo insieme pensando solo a voi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>Da <em>Voci del sottosuolo</em></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>Leggendo i testi di quest’antologia, ho cercato di evocare la fisionomia di chi potesse enunciare le parole in essi custodite. Chi potrebbe averle pronunciate? Sappiamo che le ha scritte Ioan Es. Pop. Le attribuiamo al fantomatico “io lirico”? A un io autobiografico, oppure ad un semplice soggetto grammaticale, neutro e incorporeo, che agisce da dentro il testo, ben al riparo dalle miserie biografiche e storiche? Mi sembra che l’autore abbia raccolto tante voci nel corso della sua vita – voci sue, di amici, di familiari, di vicini di casa, di sconosciuti ascoltate in coda alla posta – e che da questa somma di voci, per trasformazione poetica, ossia sillabazione rituale, ossessiva, incantatoria, abbia tratto una voce di sepolto vivo, una voce di persona che non conta niente, di quelle appena percepibili in certi individui solitari, all’ultimo stadio di una sbronza, di una demenza senile, di un delirio paranoico. Non che siano voci lontanamente <em>mimetiche</em> di soggetti storici e reali, perché nessuno può veramente sentire le voci di questi soggetti del sottosuolo. Esse sfuggono in varie maniere alle nostre capacità sociali di captazione e riproduzione, sono mormorii inintelligibili, rumori di fondo, sfasature nel tessuto ordinario della comunicazione. Bisogna essere familiari con una certa <em>miseria</em> della vita e delle cose, per poter parlare da un tale luogo spoglio di aspettative, illusioni, speranze. Luogo che è tremendamente simile alla morte, dal momento che solo in esso realizziamo quel pieno distacco da tutte le immagini che ci tengono in vita e che ci sospingono verso un nuovo movimento, una nuova volontà di parola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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