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	<title>joe zawinul &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Joe Zawinul: in a silent way</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 17:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[joe zawinul]]></category>
		<category><![CDATA[lisa sammarco]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Lisa Sammarco Stanotte prima di addormentarmi leggevo qualche pagina del libro  &#8220;Memorie di un artista della delusione&#8221; di Jonathan Lethem. È una autobiografia dello scrittore. In realtà più vado avanti e più la leggo come una dichiarazione d’amore che Lethem  rivolge a tutto quanto; nel corso degli anni che vanno dalla sua infanzia fino [&#8230;]]]></description>
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<p>di <strong>Lisa Sammarco</strong></p>
<p>Stanotte prima di addormentarmi leggevo qualche pagina del libro  &#8220;Memorie di un artista della delusione&#8221; di Jonathan Lethem. È una autobiografia dello scrittore. In realtà più vado avanti e più la leggo come una dichiarazione d’amore che Lethem  rivolge a tutto quanto; nel corso degli anni che vanno dalla sua infanzia fino ad adesso, si è fuso seguendo una illogica quanto magica alchimia, che probabilmente lo ha portato alla scrittura. Lethem scompone  nel libro con amore e lucidità tutti quegli elementi : luoghi, persone, letture e la musica.<span id="more-4441"></span></p>
<p>Proprio stanotte leggevo di quel suo incontro con James Brown, alla spettacolarità del suo gruppo, a come si creasse nell’esecuzione dei  brani che precedevano l’ingresso dell’artista sul palco  il desiderio urgente che ciò avvenisse al più presto, alla “<em>contemplazione</em>”  con cui assistette poco più che ventenne al suo primo concerto : “<em>tutto questo è già successo, solo che io non c’ero</em>” scrive Lethem.</p>
<p>Ecco sì, l’esserci.</p>
<p>Ho pensato a questo quando stamattina ho letto la notizia della morte di Joe Zawinul. Ad un tratto ho capito quanto l’esserci sia importante e come a volte lasciarsi prendere dal puro istinto nel decidere le cose  faccia diventare eccezionale un evento.</p>
<p>Ed è stato solo merito di un impulso che mi ha spinto ad uscire e fare un piacevolissima passeggiata di un paio di chilometri piuttosto che starmene rintanata cercando di contrastare con la mia apatia la confusione estiva, che in una dolcissima serata di questo luglio mi ha portato ad assistere  a quello che forse è stato uno degli ultimi concerti dal vivo di Joe Zawinul.</p>
<p>Ripensare alle parole di Lethem, a quel suo definire la band di James Brown un monumento in viaggio fuori dal tempo e dallo spazio ha immediatamente fatto riemergere la sensazione che anch’io avevo provato nel ritrovarmi travolta da un ciclone di note carico di energia che all’improvviso ha scoperchiato la tenera notte della Costiera.</p>
<p>Perché se è vero che il <em>funk</em> di Brown e la <em>fusion</em> di Zawinul hanno ben poco in comune se non la “madre-jazz”  “Zawinul Syndacate” è il monumento a Zawinul stesso.</p>
<p>Note. Voci. Suoni. Movimento. Terre che si riuniscono in una primordiale Pangea.</p>
<p>Tutto questo è Joe Zawinul che con le sue tastiere tesse le trame elettriche e straordinariamente calde e pulite su cui scorrono gli altri elementi, fluidi come se seguissero un unico destino.</p>
<p>Ed è alla composta linea delle sue spalle, al cappellino blu all’uncinetto, ai suoi occhi severi e smentiti da un accenno di sorriso ironico e dolcissimo che sfugge di tanto in tanto ai folti baffi, alla sua schietta ritrosia che si oppone la fisicità  travolgente della band.</p>
<p><em>Zawinul Syndacate</em> è un confluire di correnti che vibra. Venti caldi  che corrono l’aria per arrivare alla sorgente.</p>
<p>Ogni nota cantata è un giro del mondo, ogni nota suonata è un voltare una pagina, ogni nota  che sgorga dalle  tastiere è una sfida alla convenzione dei confini fra i quattro elementi.</p>
<p>Pangea. Questo è Joe Zawinul.</p>
<p>È il sogno di un universo in movimento. È l’elettromagnetismo del suo ritmo che ti tira dentro l’occhio del ciclone. Lì dove tutto è calma. Lì dove tutto nasce.</p>
<p>E lì dove finalmente si può ascoltare e fondersi al resto del mondo“<em>in a silent way</em>” .<br />
 </p>
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		<title>Apprendo da un commento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 09:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[joe zawinul]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[lasciato su Lipperatura da Girolamo (De Michele?) che ieri è scomparso Joe (Josef) Zawinul. Invito ad ascoltare o riascoltare questo grandissimo musicista. https://youtube.com/results?search_query=joe+zawinul&#38;search=Search]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/09/zawinul.jpg" title="zawinul.jpg"><img decoding="async" align="left" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/09/zawinul.thumbnail.jpg" alt="zawinul.jpg" title="zawinul.jpg" /></a> lasciato su Lipperatura da Girolamo (De Michele?) che ieri è scomparso Joe (Josef) Zawinul.<br />
Invito ad ascoltare o riascoltare questo grandissimo musicista.</p>
<p><a href="https://youtube.com/results?search_query=joe+zawinul&amp;search=Search">https://youtube.com/results?search_query=joe+zawinul&amp;search=Search</a></p>
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