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	<title>junk knowledge &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Arte dell’oblio, Tempo che passa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Dec 2008 11:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
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					<description><![CDATA[[Si pubblica qui l&#8217;editoriale che Enrico De Vivo ha scritto in occasione dell&#8217;uscita dell&#8217;ultimo numero di Zibaldoni.] di Enrico De Vivo L&#8217;Italia, la Romania, Napoli e la Sicilia resteranno esattamente dov&#8217;erano l&#8217;anno passato. Godranno di sogni ben profondi verso fine quaresima, talvolta avranno le traveggole col sole a picco &#8211; François Rabelais, &#8220;Predizione pantagruelina per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>[Si pubblica qui l&#8217;editoriale che Enrico De Vivo ha scritto in occasione dell&#8217;uscita dell&#8217;ultimo numero di <a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/" target="_blank">Zibaldoni</a>.]</p></blockquote>
<p>di <strong>Enrico De Vivo</strong></p>
<p style="padding-left: 120px;"><em>L&#8217;Italia, la Romania, Napoli e la Sicilia resteranno esattamente dov&#8217;erano l&#8217;anno passato. Godranno di sogni ben profondi verso fine quaresima, talvolta avranno le traveggole col sole a picco</em></p>
<p style="padding-left: 120px;">&#8211; François Rabelais, &#8220;Predizione pantagruelina per l&#8217;anno perpetuo&#8221;</p>
<p>A guardarsi in giro, di questi tempi, è pieno di gente che mostra di sapere come andrà a finire. Potrebbe dirsi, la nostra, un&#8217;epoca di astrologhi e di aruspici. Sviscerano le scienze economiche, e ti promettono che prima o poi andrà meglio, basta avere pazienza e fare quello che ti ordinano; sviscerano le scienze politiche, e ti dicono quanti governi buoni e quanti cattivi si avvicenderanno sui troni del mondo; sviscerano le scienze mediche, e ti dicono in che percentuale saremo ancora umani e in che percentuale no, aggiungendo magari la promessa della vita eterna. Scrutano con acume anche le scienze morali, e naturalmente sanno già chi starà dalla parte del giusto e chi invece sarà irrimediabilmente perduto.<span id="more-12756"></span></p>
<p>Questo eccesso di sapere, quasi uno <em>junk knowledge, </em>veicolato come un virus dalle multinazionali dell&#8217;informazione moderna, ci viene propinato da esperti e comparse che sembrano sapere tutto, ma in realtà non sanno niente, come i cibi spazzatura non sanno di niente. Ciechi come i poeti antichi, a differenza di questi, sono stonatissimi: la prova è che quante più cose ci spiegano in tempo reale, tanto più sprofondiamo in qualcosa di irriconoscibile, tanto più ci sentiamo perduti.</p>
<p>È per sfuggire a tutto questo che ci siamo messi in ascolto di un consiglio che <strong>Rabelais </strong>offre nella &#8220;Predizione pantagruelina per l&#8217;anno perpetuo&#8221;, ottimo antidoto a tutti i deliri di preveggenza scientifica, che presentiamo in questo numero di fine anno in una traduzione inedita di <strong>Eolo Lapo Marmigli</strong>. Dopo aver fatto, a modo suo, le previsioni per i prossimi dodici mesi, paese per paese, il fine dicitore pantagruelino, mentre ammette di non sapere niente di preciso riguardo a cosa accadrà in Austria, Ungheria e Turchia, suggerisce: &#8220;Se dovesse verificarsi il caso che voi ne sappiate qualcosa, farete meglio a star zitti e aspettare il passaggio del Tempo, quel vecchio zoppo&#8221;.</p>
<p>Ah, se i nostri aruspici fossero capaci di tanta saggezza! Se fossero capaci di tacere e aspettare il passaggio del Tempo! Invece tutti ansiosi e verbigeranti, instaurano un rapporto sballato con il &#8220;vecchio zoppo&#8221;, cercando in tutti i modi di ingannarlo per non vederlo (passare). Preferiscono lo sfarfallio della chiacchiera, vestita sempre di nuovo, alla precarietà del silenzio, vestito sempre di vecchio e di oblio.</p>
<p>Con un simile atteggiamento pantagruelino &#8211; sempre un po&#8217; bislacco, comico e folle &#8211; nei confronti delle cose della vita, deve essere imparentato in qualche modo il curioso invito (&#8220;Dimentica tutto quello che hai imparato&#8221;) che il maestro Khalaf rivolge al giovane poeta Abū Nuwās, in una storiella araba classica riportata in uno dei libri più belli di questi anni, &#8220;Ecolalie&#8221;, di <strong>Daniel Heller-Roazen</strong> (<em>Quodlibet, 2007</em>). &#8220;Dimentica tutto quello che hai imparato&#8221; vuol dire esattamente: cancella quello che sai davanti alle scorrevoli immagini del mondo, ristabilisci la potenza della <em>tabula rasa</em>, fai silenzio &#8211; perché alla base delle attività umane non c&#8217;è l&#8217;aspetto possessivo o padronale di una sapienza, ma la sua ombra, la sua dimenticanza, molto più ardua e difficile da praticare di qualsiasi mnemotecnica. Soltanto chi si trova nella condizione di aver perduto la (propria) lingua &#8211; come la mucca che fu ninfa &#8211; può cominciare a scrivere, e forse a intuire qualcosa di quello che è accaduto o sta per accadere. La scrittura, e quella cosa ad essa collegata che, ai tempi di Rabelais e di chi era capace di farsi un baffo di tutto lo scibile e il controscibile, si chiamava ancora &#8220;saggezza&#8221;, si fonda, infatti, su qualcosa che è molto prossimo allo spossessamento, all&#8217;oblio e allo star zitti a guardare il vecchio zoppo che passa.</p>
<p>In questo senso, tutti i testi che presentiamo in questo numero di fine anno di &#8220;Zibaldoni e altre meraviglie&#8221; &#8211; dal racconto di <strong>Aldo Gianolio</strong> delle ultime tre misteriose note di <strong>Anthony Braxton</strong> nel corso di un concerto bolognese, alle lettere apocrife in forma di &#8220;sonata postuma&#8221; di <strong>Marco Ercolani</strong>; dalle poesie immaginifiche di <strong>Walter Kempowski</strong> e <strong>Franco Arminio</strong>, alle ricerche romanzesche di <strong>Stefano Zangrando</strong> e <strong>Ingo Schulze</strong>; dalle narrazioni fisiche e gnomiche di <strong>Enrico Sgnaolin</strong> e del &#8220;Novellino&#8221;, a quelle metafisiche di <strong>Piero Chiaranz</strong>, <strong>Gianfranco Mammi</strong> e <strong>Walter Nardon</strong> &#8211; ci sembrano discreti omaggi a una tale arte, se così possiamo dire, dell&#8217;oblio della lingua.</p>
<p>Ma ecco qui la storiella del giovane poeta Abū Nuwās, con la quale, prima di passare al SOMMARIO, auguriamo Buon Natale e Buon Anno a tutti i lettori di &#8220;Zibaldoni e altre meraviglie&#8221; (<a href="http://www.zibaldoni.it/">www.zibaldoni.it</a>). Il consiglio è di leggerla, o rileggerla, per augurio, qualche minuto prima della fine dell&#8217;anno. Qualche minuto o qualche ora dopo la medesima fine del medesimo anno, invece, è vivamente consigliata la lettura, ad alta voce e in compagnia possibilmente allegra, della &#8220;Predizione pantagruelina&#8221;.</p>
<p>Abū Nuwās chiese a Khalaf il permesso di comporre poesia, e Khalaf disse: &#8220;Rifiuto di lasciarti comporre un poema finché non avrai mandato a memoria mille brani di poesia antica, inclusi canti, odi e versi d&#8217;occasione&#8221;. Allora Abū Nuwās scomparve; e dopo molto tempo fece ritorno e disse: &#8220;L&#8217;ho fatto&#8221;.</p>
<p>&#8220;Recitali&#8221;, disse Khalaf.</p>
<p>Allora Abū Nuwās cominciò, e arrivò alla fine di questa mole di versi in un periodo di molti giorni. Allora chiese ancora il permesso di comporre poesia. Disse Khalaf: &#8220;Rifiuto, a meno che non dimentichi completamente i mille versi, come se tu non li avessi mai appresi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ma questo è troppo difficile&#8221;, disse Abū Nuwās. &#8220;Li ho mandati accuratamente a memoria!&#8221;.</p>
<p>&#8220;Rifiuto di lasciarti comporre fino a che non li avrai dimenticati&#8221;, disse Khalaf.<br />
Allora Abū Nuwās si ritirò in un monastero e ivi rimase in solitudine per il tempo che occorse a dimenticare i versi. Tornò allora da Khalaf e disse: &#8220;Li ho dimenticati così bene che è come se mai li avessi mandati a memoria&#8221;.</p>
<p>Allora disse Khalaf: &#8220;Ora vai e componi!&#8221;.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Predizione pantagruelina per l&#8217;anno perpetuo</strong><br />
<em></em><em>François Rabelais</em> tradotto da <em></em><em>Eolo Lapo Marmigli</em><em></em></p>
<p><em></em><strong>Il resto</strong><br />
di <em></em><em>Walter Nardon</em></p>
<p><strong>Double face. Note a cura dell&#8217;autore</strong><br />
di <em></em><em>Ingo Schulze</em></p>
<p><strong>Sonata opera postuma</strong><br />
di <em></em><em>Marco Ercolani</em></p>
<p><strong>Atleti </strong><br />
di <em></em><em>Franco Arminio</em><em></em></p>
<p><em></em><strong>Immàginati un canto</strong><br />
<em></em><em>Walter Kempowski</em> tradotto da <em></em><em>Stefano Zangrando</em><em></em></p>
<p><em></em><strong>L&#8217;uomo nel francobollo</strong><br />
di <em></em><em>Gianfranco Mammi</em></p>
<p><strong>Hermann Broch e il romanzo polistorico</strong><br />
di<em> </em><em></em><em>Stefano Zangrando</em><em></em></p>
<p><em></em><strong>Ivano e Mariotta</strong><br />
di <em></em><em>Enrico Sgnaolin</em></p>
<p><strong>Jazz oltre la quiete</strong><br />
di <em></em><em>Aldo Gianolio</em></p>
<p><strong>Un altro Novellino/ 4</strong><br />
di <em></em><em>Enrico De Vivo</em></p>
<p><strong>Polvere ellenica</strong><br />
di <em></em><em>Piero Chiaranz</em></p>
<p><em></em><em> </em></p>
<p><em><a href="http://www.zibaldoni.it/"><strong>www.zibaldoni.it</strong></a></em></p>
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