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	<title>La caduta delle consonanti intervocaliche &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Cristovão Tezza, La caduta delle consonanti intervocaliche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2016 05:00:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cristovão Tezza]]></category>
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		<category><![CDATA[La caduta delle consonanti intervocaliche]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Verri Heliseu da Motta e Silva è un professore di filologia, è il professore per eccellenza, un “bracciante” della mente, uno scienziato che “racimola le cose pian pianino”, sui libri, nella mente, nell&#8217;aula – suo regno –, sacerdote della parola dalle facoltà ludiche e della lezione dai poteri curativi. Una carriera di prestigio, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Verri</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-64496" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Caduta-consonanti-194x300.jpg" alt="caduta-consonanti" width="250" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Caduta-consonanti-194x300.jpg 194w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Caduta-consonanti.jpg 500w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></p>
<p>Heliseu da Motta e Silva è un professore di filologia, è <em>il</em> professore per eccellenza, un “bracciante” della mente, uno scienziato che “racimola le cose pian pianino”, sui libri, nella mente, nell&#8217;aula – suo regno –, sacerdote della parola dalle facoltà ludiche e della lezione dai poteri curativi. Una carriera di prestigio, da che all&#8217;inizio superò “tutti gli esami e i concorsi per scandaloso eccesso di competenze”, a oggi, questa mattina in cui, a settant&#8217;anni, riceverà una medaglia per meriti accademici. <em>O professor</em> di Cristovão Tezza (magistralmente portato in italiano da Daniele Petruccioli nel titolo infedele ma splendido, intuizione di Valentina Bortolamedi, di <em>La caduta delle consonanti intervocaliche</em>) è un&#8217;autobiografia suonata a ritroso dal flusso di coscienza di un vecchio, abbracciato ormai sempre a un nemico – il corpo, la memoria, la mancanza di senso? –, vittima della consueta “catena di angosce mattutine”; alle spalle il matrimonio sbagliato con Mônica, la paternità guasta con il figlio gay (che ha lasciato il Brasile e tutto quanto, parla adesso un inglese perfetto, “eppure non sono mai riuscito a comunicare con lui in nessuna lingua”), i trascorsi con Therèse, dottoranda e amante, e quella sapienza – utile, inutile? – intorno alla caduta delle consonanti intervocaliche che generò mill&#8217;anni or sono lo iato tra Spagna e Portogallo.</p>
<p>Il tempo del racconto è chiuso nella manciata d&#8217;ore di un mattino; Heliseu si alza, va in cucina per il caffè con l&#8217;immancabile dona Diva, tenace signora di servizio, prende una doccia e, vestito, cerca di farsi il nodo alla cravatta. Intanto ricorda una vita intera, quella pubblica che funzionava bene, e la privata della quale “non c&#8217;era più niente da salvare, immersa com&#8217;era in una sequela di piccoli ma irrimediabili disastri”. Che era successo? Aveva lasciato Mônica la Mnemônica alla sua memoria sbalorditiva e inutile (“cosa ha ricavato da questa sua spettacolare capacità riepilogativa della vita e del mondo? Niente”), aveva dimenticato il figlio e i doveri coniugali per abbracciare la bella Therèse (un accento perduto nel documento di convalida della cittadinanza brasiliana), si era invaghito dell&#8217;“innocente ricatto” della sua bellezza non conciliata e della “razionalità tranquillamente aggressiva” della sua mente, immerso nell&#8217;odore di una casa diversa e ambigua, di conserva, forse, al tema della ricerca accademica condotta dalla fanciulla, “il non detto brasiliano”, mai ironico e necessario sempre come l&#8217;aria per respirare.</p>
<p>Come sia accaduto tutto quanto, Heliseu non lo sa dire chiaramente. La sua è una memoria infedele, a volte assetata di oblivione. Forse è successo per rabbia, o per noia, o perché con Mônica il rapporto, mai salvificamente formale, li condusse a essere “<em>pericolosamente intimi</em>”. Forse Therèse aveva una marcia in più, o era solo giovane e bella; forse Heliseu, forse questo anziano corpo intento a denudarsi per farsi bello, è ingannato dalla vecchiaia stessa, nocchiera che conduce ognuno “al limitare dell’utopia”.</p>
<p>Buon rimedio l&#8217;utopia. Per mettere a tacere i sensi di colpa sulla tragica morte di Mônica, sul rapporto d&#8217;estraneità con il figlio, sull&#8217;amore naufragato anche con la dolce francesina. “<em>Sto bene</em>”, dice alla fine. Se ne convince, il nodo alla cravatta non viene (“<em>questo nodo di merda</em>”), ma la vita è trascorsa comunque e il professore si è salvato da tutto e da tutti, dalla noia per le traversie politiche del Brasile, dall&#8217;ansia di credere in qualcosa (come quei giovani comunisti universitari). Disidratata la memoria da ogni illusione, consapevole che i sogni viaggiano senza grammatica e che “il mondo basta a se stesso”, Heliseu si lascia però andare alla più sottile di tutte le chimere, all&#8217;unico rimedio per restare umani: darsi cioè alla “lotteria delle piccole scelte” che è la vita, offrirsi in olocausto alla parabola del tempo che non pareggia i conti neppure quando aleggia la morte. È l&#8217;unico sentiero praticabile, ché “la vita può anche essere priva di senso, però ha una direzione, <em>è instradata</em> verso qualcosa, per quanto non sia qualcosa di troppo bello”.</p>
<p>“<em>Sto bene</em>”, dice Heliseu. Nonostante le delusioni, nonostante il tempo passato e dal quale “non ci si redime”, mai. Con un colpo di mano che scarnifica, Tezza consegna, nel romanzo da certi definito  “il più proustiano” dei suoi, la lezione forse <em>meno</em> proustiana che si sia ascoltata nell&#8217;ultimo secolo: “la turbolenza emotiva della vita, col tempo, si era staccata dai ricordi per scomparire – restava soltanto, ormai, la memoria fredda dei fatti, un gioco di costruzioni a incastro”.</p>
<p>Cristovão Tezza, <em>La caduta delle consonanti intervocaliche</em>, Fazi, pp. 237, euro 17,50</p>
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