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	<title>La caduta dell&#8217;impero &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il colpo di biliardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2014 12:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[La caduta dell'impero]]></category>
		<category><![CDATA[michelangelo zizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Michelangelo Zizzi Poesia per il Padre Quando s'incagliò il treno di sud-est nel letame tu del sud all'insegna di bar intermittente sapesti che la vita allotria invecchia come nella resistenza di fanghiglia una chiglia d'antiquario mentre tu la trama disfatta ricuci e non da sarto di contrada perché davvero possiedi congruo filame di carne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Michelangelo Zizzi</strong><br />
<em><br />
Poesia per il Padre </em></p>
<pre>Quando s'incagliò il treno di sud-est
nel letame
tu del sud
all'insegna di bar intermittente
sapesti che la vita allotria invecchia
come nella resistenza di fanghiglia
una chiglia d'antiquario
mentre tu la trama disfatta ricuci
e non da sarto di contrada
perché davvero possiedi congruo filame di carne
nella tessitura d'occhio di rosone d'iride
di donna che ami
mentre i rami i rami
nella palude la fossa stigia 
sbruga
e il Novecento tutto
sfiaccola sulle candele scivolanti
verso il buio democratico e vano
per questo risali la china la corrente 
e di te l'origine trova
l'ascendente delle tue nascite celesti
e stai nel vestito pure cucito
alla domenica mattina
il suolo strusciando con cuoio di suole
su stradoni di paese.

Così io del grave inno d'imperio cartesiano
delle metropoli canto la fine
perché della lima che il cuore corrode
fui supremo fabbro
e un'urgente ferita slaccio.

Ama pertanto nella vita che bruciacchia
e alla resistenza di ristoppia di campi andati
resta
nel magistero di occulta fiamma che ti arde
come il mistero di essere venuto fuori
al mondo in vagito in sala d'ostetricia
alla luce cimmeria d'ogni nascita
in grido cesario
e sfiacca della monotona allegria
ogni inutile scusa
ma riposa in cuore
ma torna alla cura della rosa
che spinge cinabrina risalita di petali
torna risalendo nel vincolo di sangue di un paese antico 
il vicolo 
e ricuci pure il tempo perfetto del '39
e se pure fosse un tugurio il mondo
un incrocio mercatale
alla fine della fiera
anche accendi ogni tanto la sigaretta al crocicchio
o alla contrada
al bar dirotto dove vecchi a biliardo stanno
sfiaccando le buche
o con le scope in mano restano
sbalorditi dei punti
ricordando la neve del '56.

Insomma ritorna in alcove sempiterne
che il fulvo pelo
d'amante di volpe adorna
e svia la via imperfetta
e della palude il brago stura
e all'angolo ben vestito di sola carne resta
e alla sera ferina resta
come creatura mortale
resisti sul Novecento tutto
e soffia ora sulle candele sfiaccolanti
perché smodelli la cera
in formula vana
non vera
e torna pertanto all'angolo
all'albore
all'evento
alla stanza di giochi
e la corrente risali destrorso
sversa della sinistra riva ogni opificio 
e rimani come l'esule non allagato
scorna sul duro cozzo della morte 
che a questa latitudine è una bara
riuscita nel pomeriggio
col lucore di tintinnanti campane
e come Giuliano fece ritirati
in rara via.

Ora ritira ogni dado
mentre la questione meridionale naviga
per icone futili fino al mare del caso
e ricompare nella pigna lasciata 
nell'atrio dei basiliani presso al cortile molti anni fa
con mio padre che disse riprendila
la riprendo padre
nell'orto inconcluso che naviga per rotte di monaci benedettini
dove siedo
all'allotria vita lasciando gli episodi di cose morte.
Qui per ventura devono ancora passare garibaldini
e giubbe rosse ben bardate
e forse non passeranno
e io riposo per troppo amore
nel letto d'aghi di pino
al caldo governo di sole d'aprile
e chiedo che la resistenza che arranca
sia più lieve della carezza di nonna
tornata a casa dopo le compere
e stanca
più grave dello sguardo di nonno maestro nel '50
in contrada di rossa mora.

Per questo sto nel retro del retrò
nel bistrò
dove fiaccheggio sfiascando vino
e saccheggio parole inutili e vane
del radical chic
e vi vedo che passa  
il fantasma del moderno
ma con un cartografia immateriale
utopia di città silenziose
e vi vedo la mappatura della terra incognita
del giornale che uscirà domani
e che ha il confine delle ferraglie al silicio
e un bituminoso ottimismo
di cose socratiche e ridette.

Per il resto rimango nella resistenza dell'Impero
nella desinenza
nella risulta
come fosse un cesto senza fasto
o cado nella paglia fratta d'alcova
fino ai baci che le giovani attrici dei boschi
mi davano nel pelo non lavato

Fino a te padre
quando la questione meridionale è lo squalo
che con trafile d'uguale dentiera azzanna
per bere invece le risulte d'olio
consunto della storia.


Ma tu padre il fato azzardasti come Cesare
nel dado ben tratto e gettato all'azzardo
di verde panno di tavolo
ed io che nella pozzanghera condominiale sosto
che insomma sto nel trionfo
medicale della teoria della salvezza
dell'evoluzione occidentale
nella retta cartesiana
io lo raccolgo e lo cifro col mio sangue
ben lavato e marchiato
nel fato dell'essere nato
e per quanto l'Impero stia sfatto
quanto la talpa che in terriccio rincula 
in franata tana
oh padre io per l'amore di Plato
tutto a te consacro
e nel tempo delle cose che se ne vanno
nel rosone rivedo come in iride
il colore che in infanzia mi davi:
la giulia azzurra nei campi verdi
la nera 1750
truccata quanto alla sera la puttana 
nei tratturi di murgia affranta. </pre>
<pre></pre>
<p>*<br />
(da <em>La resistenza dell&#8217;Impero</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
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