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	<title>la cerva cornuta &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La cerva cornuta [Eracle #3]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 07:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[Eracle fu perciò un semidio: nessun tedio umano lo risparmiò. Quelle di Perseo, di Teseo, furono imprese. Le sue, fatiche. di Ginevra Bompiani È probabile che prima di mettersi a correre non l’avesse neppure vista. Gliela avevano descritta, naturalmente, come qualcosa di bello. Ha le corna. Al sole si vedono splendere. Ma poiché la sua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-19409" title="goldencalf_hirst" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/07/goldencalf_hirst.jpg" alt="goldencalf_hirst" width="235" height="379" /></p>
<p style="text-align: right;"><em>Eracle fu perciò un semidio: nessun tedio umano lo risparmiò.<br />
Quelle di Perseo, di Teseo, furono imprese.<br />
Le sue, fatiche</em>.</p>
<p>di <strong>Ginevra Bompiani</strong></p>
<p>È probabile che prima di mettersi a correre non l’avesse neppure vista. Gliela avevano descritta, naturalmente, come qualcosa di bello. Ha le corna. Al sole si vedono splendere. Ma poiché la sua caratteristica era la corsa veloce, è difficile che qualcuno l’abbia guardata da vicino. Di lei si sapeva che razziava nei campi. Ma chi non razziava nei campi? E che appetito poteva mai avere una cerva da rappresentare un flagello? Ma era quel baluginare delle corna, in una femmina, quel rutilio nella penombra del bosco a farne una preda degna di lui. Volevano che la prendesse per non essere tentati di inseguirla.<br />
<span id="more-19407"></span><br />
La loro vita era chiusa in quei campi dove lei appariva quand’erano deserti, e i contadini serrati in casa spiavano dalle porte, e quando lei se ne andava, si illanguidivano dalla voglia di andarle dietro. La cerva non rappresentava altro pericolo che quello del desiderio. Il desiderio di andarsene. Anche per sempre.</p>
<p>Quello era il desiderio che lui doveva spegnere, accollandoselo; una vertigine, lo spasimo di buttarsi nel vuoto precipizio; bisognava che lui scendesse vertiginosamente, rischiando di ruzzolare fino in fondo, sollevando sterpi sassi e radici sotto ogni passo, perché la loro saggezza si risolvesse un’altra volta a star ferma, ad accontentarsi, a non desiderare più.</p>
<p>Quindi appena si avvicinò, e lei prese a correre, la inseguì subito a rotta di collo spiando le sue tracce nell’erba senza nemmeno alzare gli occhi. E mentre correva, col pensiero ragionava sulla strada fatta, e sapeva bene dove lo stava portando.</p>
<p>Eracle fu perciò un semidio: nessun tedio umano lo risparmiò. Quelle di Perseo, di Teseo, furono imprese. Le sue, fatiche. Ogni volta ci entrava a capofitto. E la sua consapevolezza gli serviva tanto poco quanto al centauro frenetico che rincorre la femmina è inutile quel cervello sospeso sulle zampe. Rincorreva un desiderio non suo e lo faceva suo.</p>
<p>Ma la corsa della cerva aveva qualcosa di speciale: la focosità del cavallo che torna alla stalla; infatti correva verso l’entrata del mondo sotterraneo; quel mondo che era casa per lei, divina, e per i morti. E dietro a lei, ancora una volta, verso quella stessa meta, si affannava Eracle, come un aspirante suicida, non come un eroe guerriero. Non doveva combattere la morte quanto catturare il desiderio di morte: e per ben mostrare la sua vittoria, riportare la sua preda viva.</p>
<p>Ci sono varie versioni per la cattura: o che avvenisse già nell’aldilà; o sulla soglia, mentre l’animale attraversava a nuoto il fiume di confine. Eracle l’afferrò, le legò le zampe e se le caricò sulle spalle. Poi intraprese il viaggio di ritorno. Dall’Istria a Micene. Tutto si era svolto come un inseguimento amoroso; simile a quelle galoppate di Zeus, sotto forma di toro o di altro animale, per acciuffare una vergine scontrosa; inseguimenti così furibondi e accesi da far tremate chi avesse a cuore l’incolumità della vergine come se fosse in palio la sua vita.</p>
<p>Fu così che, arrivato in Arcadia, l’inseguitore si trovò di fronte all’improvviso le due divinità fraterne, Apollo e Artemide, che gli rinfacciavano l’uccisione della sacra preda: Apollo già gliela voleva strappare, ché i morti sono cosa sua, e Artemide punirlo del misfatto, se Eracle non li disingannava, come bambini che han malinteso il senso della caccia: Ma è viva!, e gli mostrava il suo bottino indenne; e proseguiva, carico del suo trofeo, ormai privo di fascino perché strappato per sempre alla sua vocazione mortifera.</p>
<p>Ma era veramente un desiderio di morte quello che la cerva suscitava? O non piuttosto il desiderio puro, assoluto, che appare tremendo a chi vi si affaccia per la prima volta, perché trascina in una regione sconosciuta, nel proprio altrove, là dove non si sarà più se stessi, come nell’ebrietà, nel sogno, nell’ira; quel desiderio che Dioniso avrebbe chiamato divino, ma che per i devoti di Apollo significava soltanto rottura dell’equilibrio vitale? Di nuovo, di nuovo, Eracle, tornando vivo con la sua preda viva, aveva chiuso gli occhi affacciati sugli dei.</p>
<p><span style="color: #008080;">[Questo è il terzo di tredici racconti sulle dodici fatiche di Eracle e resto. E per dare altri numeri <em>La cerva cornuta</em> è incluso in una raccolta intitolata <em>Le specie del sonno</em> uscita nel millenovecentosettantacinque per i tipi di Franco Maria Ricci e riedita da Quodlibet nel millenovecentonovantotto. Nella prefazione Italo Calvino ha scritto <em>Per i miti una prima volta non c’è mai stata; o ogni geroglifico si sovrappone la storia delle sue decifrazioni; è così che nel nostro confronto col mito, sia la sua immagine che la nostra immagine si moltiplicano come in una stanza foderata di specchi</em>. E specchio sia, anche NI. La prima fatica di Eracle è <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/07/18/il-leone-zodiacale-eracle-1/">qui</a>, la seconda <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/07/27/il-serpente-dacqua-eracle-2/">qui</a>, l&#8217;opera in apice è di Damien Hirst.]</span></p>
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