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	<title>la fisica per tutti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La rivoluzione non è una festa letteraria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 07:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio La perdita dell’abitudine a ritrovarsi e confrontarsi in piazza, al bar, dal parrucchiere è uno dei molti motivi che rendono la nostra democrazia un guscio vuoto. La rivoluzione non è una festa letteraria e questa non è una recensione. Le piazze del sapere di Antonella Agnoli (Laterza 2009) è un libro che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-21140" title="le20piazze20del20sapere" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/le20piazze20del20sapere.jpg" alt="le20piazze20del20sapere" width="200" height="299" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>La perdita dell’abitudine a ritrovarsi e confrontarsi in piazza, al bar,<br />
dal parrucchiere<br />
è uno dei molti motivi che rendono la nostra democrazia<br />
un guscio vuoto.</em></p>
<p>La rivoluzione non è una festa letteraria e questa non è una recensione. <em><strong>Le piazze del sapere </strong></em>di <strong>Antonella Agnoli </strong>(Laterza 2009) è un libro che una parte di me vorrebbe mettere all’Indice se ancora esistesse, o comunque vorrebbe bruciare. Perché una parte di me, che vive nell’immaginario bellepoque dell’intellettuale settario di sinistra, appena conformista, utopista, elitista, e tanti altri <em>–ista </em>che nemmeno voglio elencare, oltre che snob e la-miseria-del mondo-mi straccia-il-cuore quindi me ne sto fuori a bere finché non piove, suppone, anzi sa, che <em>Le piazze del sapere</em> possono mutarsi in roghi del sapere e soprattutto sono posti dove facilmente, per parafrasare Saramago, il rametto d’ulivo di Pasqua (leggere tutti) diventa la prima frasca per la pira del supplizio (leggere cosa?). Quando ho letto <em>Le piazze del sapere </em>ho sentito molto odore di bruciato.<br />
<span id="more-21133"></span><br />
Già perché mentre il mio problema (nel caso io avessi mai guardato il mondo) è sempre stato cosa leggono le persone, il problema (risolto) della Agnoli è invece come far arrivar loro i libri in mano. Come avvicinare le persone alle biblioteche pubbliche, come farle rimanere, come eliminare le difettività nel gesti di un individuo che non ha mai allungato le mani su un libro. E incredibilmente, Agnoli non vuole cambiare le persone, non ci pensa nemmeno, non vuole parlare di generali astratti in un salotto con i divani a righe e braccioli, vuole (e lo ha fatto) cambiare i luoghi affinché risultino accoglienti. Agnoli che il mondo lo guarda e lo studia da più di trenta anni, attraverso lo specchio convesso del lavoro in biblioteca, non ha paura di usare statistiche e di procedere per approssimazioni successive. Di aggiustare il tiro, di costruire scaffali di romanzi rosa e di lasciare i libri per bambini nelle ceste sul pavimento. Antonella Agnoli è una empirista, una umanista e tanti altri <em>-ista</em> che non voglio nemmeno elencare ma che fanno di lei una maledetta, pericolosissima, rivoluzionaria. Rivoluzionaria pure perché contraddicendo Mao Tze Tung, la rivoluzione di Agnoli è proprio <em>un disegno o un ricamo</em>. È provare a sedurre i passanti, siano professori, casalinghe, bambini o pensionati, siano di destra o di sinistra, e trasformarli in lettori, aggregarli in forma di insieme. Potete capire che per me che vivo ancora come un adolescente nel mito di Ulisse, imbattersi in Circe che trasforma i libri in mezzane, e che potrebbe trasformarci me, è un incubo. <em>L’impoverimento della lingua usata anche dai giovani inseriti nel sistema scolastico è tale che la comprensione dei testi è difficile per molti di loro, il che significa essere persone che non possono leggere un libro o un giornale, e soprattutto, cittadini a rischio nei loro diritti elementari perché in difficoltà a capire una bolletta della luce o un estratto conto. La drammaticità del problema nasce dal fatto che Nella società dell’informazione l’alfabetizzazione è una necessità fondamentale in quanto funzionale ai fin del consumo dell’informazione stessa, e dunque dell’intero volano economico sul quale si regge l’Occidente contemporaneo</em>. Pensare che le biblioteche pubbliche possano servire, anche e in un paese come il nostro soprattutto, alle persone per leggere le bollette del gas o dell’acqua. O per interpretare le offerte delle televisioni via cavo mi fa venire la pelle d’oca. Siamo forse un paese di analfabeti? <em>Le biblioteche devono qualificarsi come luoghi dove si fanno esperienze comuni: questa deve essere la dimensione nuova delle loro azioni sul territorio.</em> Perché?</p>
<p>Perché finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere, partendo dai libri, che prima di fare cultura, bisogna fare alfabetizzazione. Ho scritto alfabetizzare. La biblioteca per tutti di Antonella Agnoli, come <em>La fisica per tutti </em>di Lev Landau. Siamo forse un paese di analfabeti (di ritorno?).</p>
<p>Ma come è possibile che una casa editrice solida, accademicamente di riferimento come Laterza (e il motto dell’accademia è <em>Fa che nulla cambi</em>), abbia deciso di pubblicare un libro sovversivo, irriverente, che schiaffeggia tutta la sinistra italiana (dovunque si nasconda) e parli con consapevole e arguta veemenza, di classi sociali, di scuola pubblica, analizzi e progetti una urbanistica culturale e dica che se le biblioteche devono somigliare a centri commerciali purché la gente ci vada, allora che si faccia, che si pensi, che si cambi. <em>Ciascuno di noi viene addestrato fin dalla più tenera età a valutare con esattezza la situazione sociale in cui si trova: anche chi non è mai entrato in biblioteca, sulla base della sua esperienza in altri ambienti pubblici, capirà ugualmente il messaggio implicito nell’arredamento dei locali. Occorre pochissimo tempo a un potenziale lettore per capire, grazie a una quantità di indizi, quale sarà il suo posto all’interno dell’istituzione e valutare se rischia di rendersi ridicolo o di perdere la faccia. Il nostro compito, all’ingresso, è convincerlo che la biblioteca è anche per lui</em>. Io parlo di sinistra italiana perché la cultura è un sistema che è stato gestito dal dopoguerra a oggi (con le eccezioni ministeriali della democrazia cristiana) dai partiti di sinistra. Perché la cultura è sempre stato un punto di forza dei loro programmi elettorali. Io che sono nata nel millenovecentosettantotto (da genitori comunisti e in una casa piena di libri, anche nel vano ferro da stiro) posso solo dire che da quando sono entrata all’università mi è sempre sembrato che le cattedre fossero utilizzate dalla sinistra come l’impiego alle poste dalla destra. Collocamento puro. Per questo mi accanisco, per questo una parte di me è innamorata di questo libro e un’altra vorrebbe che non esistesse, che non mi sbattesse in faccia la mia idea (anacronistica) di cultura, che non mi dicesse che io posso dire che la bellezza, e i bei libri salvano il mondo perché io so che i libri esistono e so che esistono le biblioteche pubbliche, che mi facesse sentire una privilegiata che ha scelto sì di leggere, ma leggere apparteneva comunque allo skyline culturale che ha sempre avuto di fronte. Ed è per questo che in barba a tutti i collocamenti accademici, alle pagine culturali dei quotidiani appannaggio di una certa sinistra, reazionaria e non sempre meritocratica, <em>Le piazze del sapere</em> mi pare veramente, finalmente, definitivamente un libro di sinistra, di quella sinistra che ben lungi dallo starsene seduta in qualche luogo ben ventilato si preoccupa di far studiare tutti.</p>
<p>Perché dire alle persone i libri che devono leggere è ideologia, lasciare che leggano e basta è democrazia. E quindi possibilità di evoluzione ancora prima che di rivoluzione.</p>
<p>Io non so cosa voti Antonella Agnoli e non mi interessa, perché ho letto che cosa ha fatto. E anche se io non farei che immaginarmi felice a fumare discettando di Huysmans, Satyajit Ray, le sfumature degli aggettivi, Blob, e a pensare che un mondo nuovo è possibile ma che lo facciano altri, e a convincermi che prima o poi tutti leggeranno tutto perché i libri sono la salvezza del mondo, devo ringraziare con sdegno Antonella Agnoli per avermi sbattuto in faccia le mie pochezze, la mia natura meticcia e apostata. <em>Il pubblico fischiava, applaudiva, partecipava: solo a fine Ottocento la strategia di imporre una contemplazione totalmente passiva si impose, segmentando i pubblici e trasformando un divertimento comune a tutte le classi sociali in una pratica culturale delle sole persone colte. Nel novecento, Shakespeare fu “trasformato da un autore per l’intero pubblico in uno per una audience specifica. La metamorfosi fu da cultura popolare a cultura educata, da intrattenimento a erudizione, dalla proprietà dell’uomo della strada al possesso di circoli elitari.</em></p>
<p><em>Si può diventare eretici solo se si è padroni dell’ortodossia</em> (Carla Ida Salviati, <em>Poesie e antologia contemporanee per la scuola media</em>). Non che mi piaccia essere un eretico, avrei preferito essere donna di una sinistra colta e intellettuale, di una sinistra da biblioteche di marocchino e <em>blasoni che comportano terre e residenze di campagna; che generano semplicità, eccentricità, agio; e una tale sicurezza del proprio stato che ci si può circondare il piatto di orologi di Waterbury e dare con le mani ossi sanguinolenti al cane</em> (V. Woolf, Sono una Snob?).</p>
<p>Ma mio nonno faceva il muratore.
</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-21142  aligncenter" title="DE HE BUCHMESSE" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/frankfurter_buchmesse_buchmesse20081008144420-300x180.jpg" alt="DE HE BUCHMESSE" width="300" height="180" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/frankfurter_buchmesse_buchmesse20081008144420-300x180.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/frankfurter_buchmesse_buchmesse20081008144420.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A. Agnoli, Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, Laterza (2009), € 18,00.</strong></p>
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