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	<title>la questione del male &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Bric à Broch</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 09:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Hermann Broch]]></category>
		<category><![CDATA[la questione del male]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Il problema di Hermann Broch Se nello sviluppo della civiltà fossero sempre l’arte e gli stili artistici a esprimere in termini sensibili il modo di vita delle diverse epoche, in conformità con questa legge l’arte dovrebbe oggi esprimere il carattere estremistico della nostra. Architettura, pittura, scultura, poesia, musica dovrebbero dimostrare come l’epoca attuale indichi all’uomo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il problema</strong><br />
di<br />
<strong>Hermann Broch</strong> <br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/Hiphone.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/Hiphone-300x300.jpg" alt="" title="Hiphone" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-28781" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/Hiphone-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/Hiphone-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/Hiphone.jpeg 630w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
Se nello sviluppo della civiltà fossero sempre l’arte e gli stili artistici a esprimere in termini sensibili il modo di vita delle diverse epoche, in conformità con questa legge l’arte dovrebbe oggi esprimere il carattere estremistico della nostra. Architettura, pittura, scultura, poesia, musica dovrebbero dimostrare come l’epoca attuale indichi all’uomo e al suo spirito di sacrificio i più alti compiti morali e come, malgrado queste sue eminenti aspirazioni etiche, essa sia piena di sangue, di brutalità e di ingiustizia, e inoltre pronta a passar sopra a questi orrori con molta leggerezza. L’arte dovrebbe anche riflettere l’intensità — sconosciuta da secoli — con cui il nostro tempo tende ad un nuovo equilibrio spirituale e platonico, dimostrando contemporaneamente come esso sia prigioniero del pensiero positivistico e cioè di una ossessione per il ‘dato’ che esclude in partenza qualsiasi platonismo e qualsiasi deduttivismo e che lo pone in singolare opposizione con la propria volontà etica.<br />
Ma, esprime tutto ciò l’arte del nostro tempo? È all’altezza di un simile compito l’arte moderna? Inoltre: può ancora l’arte in generale assolvere ad una funzione di questo tipo? <span id="more-28774"></span></p>
<p>Le preminenti esigenze etiche cui l’uomo si sente nuovamente sottoposto, non sono per avventura tanto radicalmente ostili ad ogni atteggiamento artistico da rendere addirittura assurda la pretesa che il nuovo stile di vita debba esprimersi concretamente negli stili dell’arte? E non è forse inevitabile che un mondo radicalmente deplatonizzato e dominato dallo spirito positivistico, liquidando ogni speculazione metafisica finisca coll’esiliare nella sfera dei falsi problemi filosofici anche qualsiasi riflessione estetica?<br />
Già l’epoca che ha preceduto la nostra (e cioè il periodo prebellico che siamo soliti definire come epoca borghese) non ha certamente espresso il proprio stile di vita negli stili ecclettici che ha prodotto. Questo periodo è stato bensì rappresentato artisticamente dalla grande Opera, ma l’arte, pur godendovi ancora di una sua particolare posizione spirituale e sociale, è stata in gran parte degradata a faccenda delle dame altrimenti sfaccendate della borghesia. È vero; da allora è iniziato un processo di purificazione che rispecchia, entro certi limiti, il nuovo rigore morale del mondo e che, almeno nel campo dell’architettura, ha portato alla creazione di uno stile adeguato alla nostra epoca; ma l’attenzione per questi problemi artistici è rimasta confinata agli ambienti di coloro che ne sono direttamente interessati dando luogo ad una discussione ‘interna’ tra gli artisti.<br />
Risulta ora estremamente chiaro ciò che si era venuto preparando già nel corso del secolo diciannovesimo; l’epoca si esprime assai più sensibilmente nella tecnica meccanica e nelle manifestazioni sportive che nell’architettura delle città e nelle opere d’arte. </p>
<p>Sarebbe troppo comodo limitarsi ad affermare che i problemi spirituali ed estetici sono stati soffocati dalla più attuale di tutte le questioni e cioè dalla questione del ‘cibo’. (Contro questa unilaterale tesi materialistica sta il fatto che furono proprio le epoche più amaramente tormentate dal bisogno a creare, nel medioevo, le più sublimi opere d’arte). Ancor più comodo sarebbe sostenere che le guerre fanno ammutolire le muse (altra tesi puntualmente smentita dalla storia). Queste spiegazioni sono assai semplicistiche e ci porterebbero soltanto ad abbozzare una stravagante patologia della nostra epoca. La guerra è stata certamente il grande catalizzatore che ha accelerato e fatto addirittura esplodere tutti i processi di sviluppo, e può essere a sua volta considerata come il risultato di un catastrofico sviluppo tecnico-economico e forse persino dello stesso spirito scientifico. Rimane il fatto che tutti questi fenomeni, sebbene possano vicendevolmente illuminarsi e dipendere l’uno dall’altro e spesso anche reciprocamente esaltarsi, non sono altro che sintomi paritetici di un unico e dominante processo logico e cioè di quel secolare processo che ha gradatamente dissolto la concezione del mondo sviluppatasi in Europa durante il medioevo, rendendo autonome e indipendenti le sfere dei singoli valori. </p>
<p>Durante questo processo di disgregazione l’uomo è stato travolto da una crescente confusione e lacerato costantemente dal conflitto tra le proprie tendenze distruttive e le proprie tendenze ricostruttive ed è infine divenuto incapace di impedire il crollo definitivo della organica gerarchia di valori, di scongiurare il finale caos sanguinoso. L’umanità si è venuta via via estraniando dalla propria coscienza, e, ciò malgrado, ha incominciato a sentir rintronare nella propria anima, sempre più insistente e ossessiva la domanda sul ‘che fare’. L’uomo si pone sempre questo interrogativo quando si sforza di rispondere alle esigenze e ai bisogni della propria epoca. E la domanda erompe oggi con una così incalzante e veemente imperatività etica da lasciar presagire che persino la questione del cibo verrà risolta partendo non dal punto di vista materiale ma da quello etico, poiché anche la crisi della sfera dei valori economico-materiali deve essere considerata come una particolare manifestazione del crollo del generale sistema dei valori. Che la coscienza comune abbia ormai colto questo nesso è un fatto evidentissimo. Oggi si avverte chiaramente che lo stadio intermedio tra il Non-Più e il Non-Ancora, questo spazio interstiziale in cui la confusione del declino si mescola con la confusione della ricerca, deve diventare il punto di partenza per un nuovo equilibrio spirituale; e si sente la necessità di giungere ad una nuova sistemazione dei valori, ad una nuova armonia dello spirito che ci fornisca criteri certi e razionali per poter stabilire ancora una volta che cosa è valore e che cosa non lo è Malgrado l’avversione positivistica per le definizioni speculative e teologiche, malgrado la tendenza (alimentata dagli stessi orientamenti positivistici) a fondare i giudizi di valore soprattutto sul sentimento e sull’intuizione, questo è l’obiettivo cui tende l’umanità, un obiettivo platonico perché rappresentato da un razionale sistema di valori a cui si chiede di rendere plausibile il mondo e di fondare i suoi valori su una sistematica razionalità. </p>
<p>Il disprezzo con cui l’uomo pratico e l’uomo di scienza guardano alla filosofia non ha impedito la rinascenza nietzschiana cui assistiamo oggi in tutto il mondo e che può essere senz’altro considerata come un sintomo estremamente significativo, non tanto per i contenuti morali di Nietzsche (che sotto quest’aspetto è ancora pienamente radicato in un humus borghese ed estetizzante e resta perciò legato al suo tempo) quanto per le esigenze di principio e di metodo che egli ha sollevato facendo del concetto di valore il nucleo metodologico della filosofia e in modo particolare della filosofia della storia. Ciò che ha mosso Nietzsche (e Kierkegaard non meno di lui) è stata la scoperta, quasi passionale, dell’importanza, oggi ancora difficilmente valutabile in tutta la sua portata, del concetto di valore. Per quanto grandi siano stati il ritardo e la riluttanza con cui la filosofia ufficiale, sia di orientamento post-kantiano che di altri orientamenti, ha accolto il concetto di valore, essa tuttavia non ha potuto farne a meno, mentre tutto testimonia a favore della funzione decisiva che questo concetto (così repentinamente impostosi alla meditazione filosofica) è destinato ad esercitare come possibile ponte tra una speculazione in declino, sopravvissuta a se stessa, e una nuova possibile metafisica. La fortissima tensione tra ‘bene’ e ‘male’ e la polarità quasi insopportabile di tutte le coppie di contrari (tensione e polarità che sono proprie di questa epoca e a cui anzi imprimono uno specifico carattere estremistico), la necessità cui soggiacciono gli uomini di accogliere nella loro vita, per poterla vivere, tanto i più alti imperativi etici quanto gli aspetti più ripugnanti e quasi inconcepibili di una terribile realtà, indicano una direzione agli orientamenti spirituali del nostro tempo e conferiscono alla loro problematica una legittimità che sembrava ormai perduta. </p>
<p>È in questo senso che l’arte (sebbene la stima riservatale dalla società sembri dimostrare il contrario) rivela nuovamente la sua validità di fenomeno rappresentativo dell’epoca, diventando così, ancora una volta, un importante problema del nostro tempo. Anzi, il problema dell’arte in quanto tale è esso stesso diventato un problema etico. E infatti la poesia e le arti figurative stanno trasformandosi sempre più in poesia e arte di tendenza e cercano di esprimere la tipologia etica della nostra epoca sia in termini positivi e didascalici che in termini satirici; la stessa polarità tra ‘bene’ e ‘male’, e cioè la fortissima tensione etica che domina tutti i fenomeni del nostro tempo incomincia a manifestarsi e assai chiaramente, anche nel campo dell’arte. Se si parla di una perdita di validità da parte di quest’ultima ciò avviene perché si ha sotto gli occhi uno solo dei poli, il polo del ‘bene’, vale a dire il concetto di arte come è stato legittimamente inteso per secoli. Nei periodi caratterizzati dalla presenza di solide gerarchie di valori, ancorché la tensione tra il polo positivo e il polo negativo sia minore, il ‘male’ viene eliminato dai singoli settori con molta maggior facilità di quanto non avvenga in epoche dilaniate, come la nostra, dalla anarchia dei valori. In essi si sa bene che cosa intendere per arte, e in genere ciò che viene considerato tale è in effetti ottima arte. E se anche oggi esiste della buona arte (quella, ad esempio, che accetta, nella sua purezza, il primato del momento etico), essa rappresenta però solo una sezione della sfera dei valori artistici, sicché (sia o meno riuscita a elaborare un proprio stile) non la si può considerare come espressione del modo di vita del nostro mondo e della nostra epoca. </p>
<p>Questo fatto è quanto mai evidente nel campo musicale. Malgrado il processo di radicale rinnovamento che la musica sta attraversando attualmente, l’area della sua validità universale, l’area della sua influenza sulla società va progressivamente restringendosi; e ciò sebbene in tutto il mondo essa venga praticata in proporzioni mai viste. Accanto alla musica come arte nel senso tradizionale è comparso infatti il Kitsch musicale, sicché parlando della espressione artistica della nostra epoca dobbiamo sempre tener presente questo polo negativo che è senza dubbio assai più importante di quello, positivo, dell’arte autentica.<br />
Meglio: l’espressione artistica della nostra epoca va individuata nella fortissima tensione tra ‘bene’ e ‘male’ cui soggiace l’arte moderna, non dimenticando che in arte il male è rappresentato dal Kitsch.<br />
Lo sconvolgimento dei giudizi di valore e l’influenza del ‘male’ sulla società vengono portati al loro limite estremo proprio dal Kitsch che è — significativamente — un prodotto dell’epoca borghese e che compare nel momento in cui —. con un perfetto parallelismo tra aspetto reale e aspetto spirituale — il mondo crea la civiltà delle macchine consolidando al tempo stesso le proprie tendenze positivistiche nella più rigorosa formulazione del materialismo. E poiché questo mondo positivistico e antiplatonico è spinto a scegliere, come formula più comoda e a suo modo teorica, il principio: «bello è ciò che piace » (e a viverlo anche fino in fondo), il Kitsch, pur rappresentando soltanto una parte della complessiva produzione artistica contemporanea, appare come la forma più adatta ad assolvere al tradizionale compito dell’arte e ad esprimere la nostra epoca in termini sensibili. Rimane da stabilire in che modo questo settore parziale possa diventare simbolo del più generale destino riservato oggi ai valori, in che modo la struttura etica della nostra epoca possa trasparire attraverso il fenomeno del Kitsch. Ma questo è un problema che si può risolvere solo partendo dalla struttura fondamentale del concetto di valore.</p>
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