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	<title>la scuola pubblica &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La scuola, a casa mia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[evelina santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 09:58:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[attacco alla scuola pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[Da «il Fatto Quotidiano» &#8211; mercoledì 2 marzo 2011 A proposito dei valori che si trasmettono in classe: i miei genitori erano professori, mi hanno insegnato l’importanza della conoscenza e della capacità critica. di Evelina Santangelo A casa mia c’erano molti libri e non erano sugli scaffali come parte dell’arredamento per fare scena. Si leggevano. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da <span style="color: #800000;">«il Fatto Quotidiano»</span> &#8211; mercoledì 2 marzo 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A proposito dei valori che si trasmettono in classe: i miei genitori erano professori, mi hanno insegnato l’importanza della conoscenza e della capacità critica.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
di <strong>Evelina Santangelo</strong><br />
A casa mia c’erano molti libri e non erano sugli scaffali come parte dell’arredamento per fare scena. Si leggevano. C’erano i libri dei miei genitori, i libri delle zie di mio padre e dei miei nonni paterni. Perché, a casa mia, si erano succedute generazioni di professori di ogni disciplina. E quasi tutte le mie zie e i miei zii – paterni e materni – hanno continuato a svolgere orgogliosamente quello che ritenevano un compito tra i più delicati.<br />
A casa mia, quando si doveva fare un complimento a qualcuno, si diceva: «È una bella testa, una bella intelligenza». E se si faceva invece un apprezzamento che aveva a che vedere con la bellezza fisica si pronunciava sempre con garbo, per non offendere.<br />
A casa mia, quando i miei volevano sapere com’era andata a scuola, non ci chiedevano «Quali competenze avete acquisito?», volevano sapere piuttosto cosa avevamo appreso, capito. Né era possibile esprimere un’opinione con arroganza, se si desiderava essere ascoltati.</p>
<p><span id="more-38295"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A casa mia giravano molti ragazzi e molte ragazze tutt’altro che bacchettoni. Quando alcuni di essi li ho incontrati in seguito mi hanno detto che, studiando latino e greco, frequentando la mia casa avevano imparato qualcosa che aveva a che vedere anche con la dignità umana e la libertà. Eppure ho sentito spesso dire a mio padre: «Non giurare mai sulla parola dei maestri, discutila, anche se ti sembra infallibile, soprattutto se ti sembra infallibile».<br />
A casa mia, quando è stato ritrovato il corpo di Aldo Moro è stato un giorno di lutto. Come in molte famiglie d’Italia, ritengo. Perché, anche se i miei genitori non erano democristiani, avevano rispetto per il profilo morale, umano e intellettuali di uomini come Aldo Moro.<br />
A casa mia, non si raccontavano tante barzellette. Si preferiva l’ironia, ritenuta dai miei genitori una delle manifestazioni più sottili e alte dell’intelligenza, soprattutto se si era capaci di esercitarla su se stessi. Una buona prassi per non incorrere in tutte le forme più ridicole dell’amor proprio.<br />
A casa mia, i miei, proprio perché erano professori, non pensavano che la scuola fosse perfetta. Anzi ritenevano che avesse ancora molti limiti: il fatto stesso ad esempio che non fossero contemplati nei programmi i dibattiti in corso nella letteratura, nella storia, nell’arte, nella fisica, nelle scienze applicate&#8230; o almeno l’eco di alcuni di quei dibattiti, pensavano costituisse un limite, non solo in termini di conoscenza, ma anche sotto il profilo politico e morale.<br />
A casa mia, certo, non si è mai apprezzato chi confonde un paese con un’azienda. Per una questione di evidenti priorità, se non altro. Essendo le priorità di un’azienda i profitti, a discapito di tutto il resto, se è il caso. Mentre le priorità di un paese democratico e della scuola in un paese democratico attengono alla qualità della vita associata, alla piena esplicazione dei diritti e dei doveri civili, alla formazione di un’opinione pubblica capace di formulare giudizi, compiere scelte, sviluppare professionalità, cosa ben diversa dal plotone di esecutori di competenze che probabilmente andrebbero benissimo per selezionare il personale di una qualche azienda.<br />
A casa mia, mio padre – ho scoperto in seguito – diceva a noi figli quello che diceva ai suoi studenti: «Tutto può essere messo in discussione tranne la propria e l’altrui dignità, tranne essere uomini liberi in un mondo libero».<br />
Così, dunque, andavano le cose a casa mia dove i ruoli del professore e del genitore spesso si confondevano.</p>
<p>A casa sua, signor presidente del Consiglio, cosa le hanno trasmesso, mi chiedo? visto che coglie un tale abisso tra i valori su cui si fonda la scuola pubblica e i valori della famiglia, come se ogni famiglia poi non fosse «fatta a suo modo», nel bene e purtroppo anche nel male, nella felicità e nell’infelicità, direi, forzando il Tolstoj di <em>Anna Karenina</em>. Né, perciò, la famiglia (nemmeno quella che sta bene a lei, signor presidente) può mai farsi misura su cui modellare la scuola pensata per tutti.</p>
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