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	<title>L&#8217;arcolaio Editore &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Biagio Cepollaro, undici poesie da La curva del giorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 12:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[L'arcolaio Editore]]></category>
		<category><![CDATA[La curva del giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Le qualità]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[di Biagio Cepollaro * il corpo scrive il suo poema e lo fa a giornate questa è la sua scansione accordata al pianeta e alle stelle che gli coprono il sonno ogni mattina prova a riprendere dove di sera aveva lasciato talvolta aspetta che asciughi talvolta mescola e sovrappone &#160; * il corpo cresciuto su [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-69261" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/29-SETT-2014-PROTOTIPO-COPERTINA-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/29-SETT-2014-PROTOTIPO-COPERTINA-210x300.jpg 210w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/29-SETT-2014-PROTOTIPO-COPERTINA-768x1097.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/29-SETT-2014-PROTOTIPO-COPERTINA-717x1024.jpg 717w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/29-SETT-2014-PROTOTIPO-COPERTINA.jpg 1654w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></p>
<p>di <strong>Biagio Cepollaro</strong></p>
<p>*<br />
il corpo scrive il suo poema e lo fa a giornate<br />
questa è la sua scansione accordata al pianeta<br />
e alle stelle che gli coprono il sonno<br />
ogni mattina prova a riprendere dove<br />
di sera aveva lasciato talvolta aspetta<br />
che asciughi talvolta mescola e sovrappone</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>il corpo cresciuto su se stesso per più di cinque<br />
decenni ha visto mutare forme e modi del desiderio<br />
ora nell’abbraccio non sente distanza ma sempre di più<br />
avverte il medesimo: il comune diventa motivo<br />
di compenetrazione tenera come prendendosi cura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
il corpo sente la sua felicità come uno stato assai precario<br />
ma anche miracoloso e vorrebbe dirne e scriverne quasi<br />
che queste operazioni scolpissero nella pietra i segni<br />
del suo giubilo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
il corpo conduce la sua vita facendo astrazione dalla collettiva<br />
mitologia che unica attraversa il globo condizionando immagini<br />
e azioni: è come se in memoria avesse un altro tempo quando<br />
i corpi nel loro insieme si pensavano come storia e come progetto<br />
quando la speranza non era solo di sopravvivere ma di vivere insieme</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
il corpo si sa storico per sua intrinseca durata e per suo inevitabile<br />
e progressivo decadimento ma si sa storico anche per contrasto<br />
una volta gli altri erano avvertiti da lui come compartecipi non era<br />
felicità se non collettiva e da soli uno poteva solo riprendere<br />
fiato ma non vivere la vera vita se non come diminuzione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
il corpo è stato a lungo sollecitato nel piacere e anche<br />
ogni mattina nell’andare al lavoro grazie alla prontezza<br />
degli arti alle buone articolazioni che danno il giusto<br />
vincolo al moto. ora alla finestra si sofferma di fronte<br />
al parco mentre da sopra il nuvolo scoraggia ad uscire.<br />
una brulicante umanità si muove e così anche tra le foglie</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>il corpo sa che il palazzo di fronte non si regge<br />
per la sua grammatica ma per la pietà del sisma<br />
che lo risparmia: è questione di proporzione ed è<br />
meglio abituare lo sguardo al grande per non<br />
credere che il piccolo basti e che sia tutto: la forza<br />
del fragile è stare dentro una certa verità delle cose</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
il corpo fa del pensiero un modo per meglio<br />
godere della luce: trattiene tra le sue dita<br />
e accarezza così come può fare l’ultimo<br />
riflesso prima di sparire dallo specchio<br />
questo ha sapore e questo sapore è l’unico<br />
sapere che sa: il resto è scala da rigettare</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
il corpo nel verso dice la sua presenza<br />
sfuggita al racconto della storia e non compresa<br />
neanche dalla presunta compattezza<br />
di un io: lui è là che si muove o sta<br />
nella consumazione cellulare che viene<br />
non detta -prima e dopo- ogni parola</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
il corpo nel verso si sottrae al senso<br />
stabilito e si muove come se non vi fosse<br />
argine e direzione: è luogo questo<br />
dove sembra fermarsi il potere<br />
tale è l’impatto del singolo corpo<br />
che di sé nella lingua fa allegoria</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
il corpo non chiede al verso di mentire e di rendere<br />
importante quello che è solo un gioco di parole chiede<br />
solo modo di spandersi nel suono e nell’immagine così<br />
come si spande in altro corpo mescolando sempre<br />
all’ascolto il piacere di dimenticare sé in altro nome</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>La registrazione video di una lettura di questi testi si può trovare <a href="http://youtu.be/Go5Hlh6SYq0">qui</a></p>
<p>Un video di una lettura di altri testi  si può trovare <a href="http://youtu.be/7MT03BmxijM?list=UUK1h9sP7H2yVvnybx49aF0w">qui</a>   (Teatro Elfo Puccini di Milano,  25 novembre 2013 )</p>
<p><em>La curva del giorno (2011-2014)</em>, L&#8217;arcolaio editore, Forlì 2014, è il secondo libro della trilogia <em>Il poema delle qualità</em>.</p>
<p>Il primo libro è stato editato da <em>La camera verde </em>di Roma nel 2012 e raccoglieva testi poetici scritti tra il 2008 e il 2011.Il testo in pdf  è archiviato <a href="http://www.cepollaro.it/Le%20qualit%C3%A0.pdf">qui</a>.</p>
<p>Il terzo libro, dal titolo <em>Al centro dell&#8217;inverno</em>, che conclude la trilogia è in corso di lavorazione presso L&#8217;arcolaio editore.</p>
<p>Relativamente al primo libro de <em>Le qualità </em>si rimanda a delle conversazioni in <a href="http://www.cepollaro.it/Conversazioni%20su%20Le%20Qualita.pdf">interventi critici</a>, mentre gli interventi su <em>La curva del giorno</em> sono reperibili <a href="http://www.cepollaro.it/Su%20La%20curva%20del%20giorno.pdf">qui</a></p>
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		<title>Carmen Gallo: Paura degli occhi</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/05/22/carmen-gallo-la-paura-degli-occhi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2015 12:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Carmen Gallo]]></category>
		<category><![CDATA[L'arcolaio Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Paura degli occhi]]></category>
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					<description><![CDATA[Come avere paura degli occhi come sapere che tutte le bocche professeranno il falso e per prima la tua dirà cose che non vuole vedrà cose che non sa ma il vero più del falso resta nelle parole che non riconosco perché non hanno la tua forma la calce bianca dei tuoi sensi deformati per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/carmen-gallo-oggi.jpg"><img decoding="async" class="alignnone  wp-image-53782" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/carmen-gallo-oggi-300x300.jpg" alt="carmen-gallo-oggi" width="198" height="198" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/carmen-gallo-oggi-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/carmen-gallo-oggi-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/carmen-gallo-oggi-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/carmen-gallo-oggi-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/carmen-gallo-oggi.jpg 640w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" /></a></p>
<p>Come avere paura degli occhi<br />
come sapere che tutte le bocche<br />
professeranno il falso<br />
e per prima la tua<br />
dirà cose che non vuole<br />
vedrà cose che non sa<br />
ma il vero più del falso<br />
resta nelle parole che non riconosco<br />
perché non hanno la tua forma<br />
la calce bianca dei tuoi sensi<br />
deformati per l’occasione<br />
parole annerite, scartavetrate<br />
cercano rifugio tra le mie<br />
ma non trovano<br />
che una pace fatta di spilli<br />
di mura che non tengono<br />
di soldati che non parlano la tua lingua</p>
<p>*</p>
<p>Come abitare in un paese straniero<br />
ogni notizia che giunga da te<br />
abbatte aerei, rovina raccolti<br />
costruisce mura intorno<br />
a un cielo bucato</p>
<p>*</p>
<p>Barcollare sulle tue facce distese<br />
inciampare nella tua fronte<br />
farsi largo tra le voci<br />
e chinarsi a raccogliere solo le mani più mature<br />
lasciare le acerbe a macerare sugli occhi<br />
chiusi, sempre chiusi<br />
avanzare tra ciglia nere<br />
aggrappandosi al ricordo<br />
dell’Orsa, cancellare sguardi<br />
ammutolire salive<br />
e rimettere al loro posto le labbra cadute<br />
gli zigomi divelti</p>
<p>*<br />
È arrivato il dono, il fuoco<br />
il rosso<br />
è arrivata la terra, la città<br />
che non conosco<br />
e dovrebbe essere facile<br />
a questo punto<br />
sistemarvi al centro<br />
la trama visibile dei polsi<br />
la schiena curva delle parole<br />
e lasciare che gli occhi sentano<br />
che la pelle infine veda<br />
ma qualcosa ancora trema<br />
ed io resto immobile<br />
a guardare la trama<br />
che hai scelto per me<br />
la sollevo e penso<br />
scegli me<br />
scegli me</p>
<p>*<br />
Non restare buchi neri<br />
fondi fedeli al vuoto<br />
affilare la lama che separa<br />
i lati bianchi della strada<br />
nel paese che nasconde<br />
il cielo nelle cave<br />
essere terra non chiamata<br />
invocazione senza nome<br />
distanza da percorrere sottovoce</p>
<p>*<br />
Prima degli occhi, al posto degli occhi<br />
le palpebre al muro<br />
e la sfilata delle ciglia divelte<br />
poi i capelli da incendiare all’alba<br />
dei nostri migliori propositi<br />
contarsi in segreto le dita<br />
incollando i palmi<br />
alle regioni dei vivi<br />
prima degli occhi, al posto degli occhi<br />
dividere le mani<br />
in vagoni da espatriare</p>
<p>*</p>
<p>Non basteranno gli anni<br />
gli involucri di vuoto<br />
in cui affondano le braccia<br />
per ogni parola<br />
che resta in gola e che si fa<br />
alone umido intorno agli occhi<br />
e sguardo cavo<br />
nel petto ancora umano<br />
*</p>
<p>Abitarsi nelle mani e addormentarsi<br />
a poche bocche di distanza<br />
al riparo della corteccia<br />
della sua forma improvvisata<br />
c’è un vento che ci ascolta<br />
arrivare da lontano<br />
da dove è profondo e non si tocca<br />
da dove si resta vivi a guardare<br />
a largo, ancora più a largo ci teniamo<br />
la terra si fa grido fermo, e non ci vede<br />
noi soli la sentiamo<br />
nelle sere che non riempiamo<br />
nelle facce che risalgono il fondo<br />
crespo di ogni superficie<br />
la luce ci sorprenderà estranei<br />
da ciò che non abbiamo scelto<br />
nella perdita degli occhi<br />
tutto sembrerà inseguirci<br />
ma noi impareremo a vivere<br />
a essere senza di noi<br />
polmoni pieni d’aria<br />
sotto il vetro dell’acqua</p>
<p>*<br />
E mai più cercare ragione del torto<br />
perché il torto lo portiamo al collo<br />
come una pietra levigata nella stretta<br />
un silenzio da osservare da vicino<br />
allentare la presa non è ancora<br />
respirare ma entra l’aria lo senti<br />
nelle spalle che accolgono il colpo<br />
nelle braccia liberate in dispersione<br />
come se gli occhi fossero finalmente<br />
da un’altra parte come se la fronte<br />
non stesse lì a dividere il soffitto dalla gola<br />
e la caduta è rivendicazione silenziosa<br />
di ogni cosa al di qua della visione<br />
una domanda che scende dagli occhi<br />
e non si riempie e non si svuota</p>
<p>*</p>
<p>Portarsi i pazzi a casa<br />
dare loro da mangiare<br />
la nostra lunghissima sera<br />
togliere il nome alle cose che non tornano<br />
prima che sia troppo tardi anche per noi<br />
afferrarsi le maniche e chiedere ragione<br />
di questi occhi che non si chiudono<br />
di queste risa strette contro il giorno<br />
oggi si accendono le luci<br />
i cani non girano più armati</p>
<p>*</p>
<p>Nella gravità delle cose<br />
che non cadono<br />
sostenere lo sguardo<br />
del disastro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nota</em></p>
<p>Le poesie sono tratte da <em>Paura degli occhi,</em> edito da L&#8217;arcolaio Editrice nel 2014.</p>
<p>Carmen Gallo è nata e vive a Napoli, dove al momento insegna Letteratura inglese.<br />
Nel 2014 ha pubblicato con L’Arcolaio, Forlì, la sua prima raccolta, <em>Paura degli occhi</em>.<br />
Ha scritto sulla poesia di John Donne. Traduce dall’inglese poesia contemporanea, e collabora con riviste e lit-blog di poesia.</p>
<p>Con Bernardo De Luca e Alice Colantuoni ha curato la rassegna “Poeti all’Asilo”, all’ex Asilo Filangieri di Napoli.</p>
<p>[Una mia lettura di <em>Paura degli occhi,</em> si può trovare <a href="https://poesiadafare.wordpress.com/2015/05/05/carmen-gallo-paura-degli-occhi-proposta-di-lettura-di-biagio-cepollaro/">qui.</a> B.C.]</p>
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		<title>Non possiamo abituarci a morire. Per Luigi Di Ruscio</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/04/08/non-possiamo-abituarci-a-morire-per-luigi-di-ruscio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2015 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Adam Vaccaro]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Tito]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Ballabio]]></category>
		<category><![CDATA[Fabbrica del Vapore]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[L'arcolaio Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Cannillo]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Di Ruscio]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Panzarino]]></category>
		<category><![CDATA[Nino Iacovella]]></category>
		<category><![CDATA[Rosemary LiedlPorta]]></category>
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					<description><![CDATA[Scriviamolo sui muri, la resistenza è ancora possibile, l’urgenza delle parole si frapponga fra noi e il resto. La sconfitta non è definitiva, la speranza è tutta nella nostra capacità di ridere. L.Di Ruscio &#160; NON POSSIAMO ABITUARCI A MORIRE ( Festa-tributo-incontro sull’opera di Luigi Di ruscio ) A partire dall&#8217;opera di questo grande scrittore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/di-DiRuscioLocandina.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-52432" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/di-DiRuscioLocandina-212x300.jpg" alt="di DiRuscioLocandina" width="212" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/di-DiRuscioLocandina-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/di-DiRuscioLocandina-724x1024.jpg 724w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/di-DiRuscioLocandina.jpg 744w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a><em>Scriviamolo sui muri, la resistenza è ancora possibile, l’urgenza delle parole si frapponga fra noi e il resto.</em></p>
<p><em>La sconfitta non è definitiva, la speranza è tutta nella nostra capacità di ridere.</em></p>
<p><em>L.</em><em style="line-height: 1.5">Di Ruscio</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NON POSSIAMO ABITUARCI A MORIRE</strong></p>
<p><strong><em>( Festa-tributo-incontro sull’opera di Luigi Di ruscio )</em></strong></p>
<p>A partire dall&#8217;opera di questo grande scrittore e poeta,  attraverso la proiezione di piccoli cortometraggi e frammenti video sulla sua figura e la lettura di suoi testi ad opera di poeti, scrittori e amici che l&#8217;hanno ammirato e conosciuto, questo evento vuole essere insieme  un momento di festa e di riflessione. In questi tempi dove l&#8217;uomo, la poesia e la bellezza vengono continuamente offesi, aspira ad essere un&#8217;alternativa il più possibile concreta alla volgarità e all&#8217;ignoranza che tentano di soffocare la nostra vita di uomini liberi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><strong>INTERVENGONO:</strong></p>
<p style="text-align: center">Fabrizio Bianchi</p>
<p style="text-align: center">Luigi Cannillo</p>
<p style="text-align: center">Biagio Cepollaro</p>
<p style="text-align: center">Nino Iacovella</p>
<p style="text-align: center">Rosemary Liedl Porta</p>
<p style="text-align: center">Christian Tito</p>
<p style="text-align: center">Adam Vaccaro</p>
<p style="text-align: left"><strong>Programma</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nino Iacovella presenta e introduce la serata :</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Proiezione di un estratto dal web</strong> in cui Di Ruscio legge alcuni suoi versi sul ritorno dalla fabbrica e viene intervistato sulla sua poesia.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Lettura del primo blocco di lettere sulla speranza in poesia</strong>, estratte dal libro &#8221; lettere dal mondo offeso&#8221;, ultimo libro postumo di Di Ruscio e Christian Tito, edito dall&#8217;Arcolaio a fine 2014.</li>
</ul>
<p>(Tutte le lettere saranno lette da Luigi Cannillo che leggerà le lettere di Di Ruscio e Christian Tito che leggerà le sue lettere.)</p>
<ul>
<li><strong>Lettura e intervento di Rosemary Liedl Porta</strong>.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Proiezione di un altro breve estratto dal web</strong> che ritrae Luigi nei vicoli della sua infanzia a Fermo e successiva proiezione di LUIGI DI RUSCIO-OSLO ( ritratto di  Di Ruscio ad Oslo nel 2010, immagini girate da Alessandro Ansuini e montate da Stefano Massari)</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Lettura e intervento di Fabrizio Bianchi</strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Lettura secondo blocco di lettere sulla fabbrica. </strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>PROIEZIONE DI I Lavoratori Vanno Ascoltati</strong> , Documentario di Christian Tito sull’Ilva di Taranto con testi estratti dall’opera di Di Ruscio.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Lettura e intervento di Adam Vaccaro</strong>.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Lettura ultimo blocco di lettere</strong>, quelle della dolorosa separazione tra il giovane allievo e il vecchio maestro.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Lettura e Intervento di Biagio Cepollaro. </strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Lettura di Christian Tito</strong> che legge l’ultima lettera scritta a Di Ruscio a un anno dalla sua morte.</li>
</ul>
<p style="text-align: center"><strong>Intervallo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Concerto di chitarra classica </strong>con i musicisti  <strong>Claudio Ballabio </strong>e <strong>Nicola Panzarino.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><strong>Venerdì, 10 aprile, ore 19.00.</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Milano presso Spaziotu di Maschere Nere, </strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Fabbrica del Vapore, Via procaccini, 4.</strong></p>
<p>[ Sono particolarmente legato a Luigi Di Ruscio. Sia per la sua opera che per l’amicizia che ho nutrito per lui a partire dai primi anni ’90. Un mio breve contributo alla comprensione della figura di Di Ruscio come poeta e come maestro, avvicinato pur nelle tante differenze a Elio Pagliarani e a Giancarlo Majorino, relativamente al tema del poema,  si trova <a href="https://poesiadafare.wordpress.com/2013/01/15/lidea-del-poema-pagliarani-di-ruscio-majorino/">qui</a> . B.C.]</p>
<p style="text-align: center"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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