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	<title>Laura Pugno &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>In territorio selvaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 05:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Remotti]]></category>
		<category><![CDATA[Furio Jesi]]></category>
		<category><![CDATA[Gilles Clément]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Pugno]]></category>
		<category><![CDATA[Massimiliano Manganelli]]></category>
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					<description><![CDATA[ dialogo tra Laura Pugno e Massimiliano Manganelli MM: Il tuo nuovo piccolo libro In territorio selvaggio mi pare un s(ond)aggio dentro una serie di questioni interessanti. Nell&#8217;andamento del testo – che non risponde a una forma predefinita – ho trovato utile lo sguardo duplice che adotti: quello di chi, cioè, pratica tanto la poesia quanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-79645 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Pugno_Selvaggio_Cover_01-185x300.jpeg" alt="" width="185" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Pugno_Selvaggio_Cover_01-185x300.jpeg 185w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Pugno_Selvaggio_Cover_01-768x1243.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Pugno_Selvaggio_Cover_01-633x1024.jpeg 633w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Pugno_Selvaggio_Cover_01-250x405.jpeg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Pugno_Selvaggio_Cover_01-200x324.jpeg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Pugno_Selvaggio_Cover_01-160x259.jpeg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/06/Pugno_Selvaggio_Cover_01.jpeg 791w" sizes="(max-width: 185px) 100vw, 185px" /> dialogo tra <strong>Laura Pugno</strong> e <strong>Massimiliano Manganelli</strong></p>
<p><strong>MM</strong>: Il tuo nuovo piccolo libro <a href="https://www.edizioninottetempo.it/it/prodotto/in-territorio-selvaggio" target="_blank" rel="noopener"><em>In territorio selvaggio</em></a> mi pare un s(ond)aggio dentro una serie di questioni interessanti. Nell&#8217;andamento del testo – che non risponde a una forma predefinita – ho trovato utile lo sguardo duplice che adotti: quello di chi, cioè, pratica tanto la poesia quanto il romanzo. Comincerei però dal titolo, perché riguardo al selvaggio e al naturale dentro il libro ho trovato alcune precisazioni con le quali concordo, in particolare in relazione al carattere reazionario dei discorsi sulla naturalezza.</p>
<p><strong>LP</strong>: Ci sono, a questo proposito, appunto due precisazioni da fare. In primo luogo, <em>In territorio selvaggio</em> nasce come un libro che mi è stato chiesto. Fa parte di una collana, &#8220;Trovare le parole&#8221;, che è curata da Daniele Giglioli e dall’editore di Nottetempo, Andrea Gessner. L’idea è di affidare a scrittori parole che siano risuonate all’interno della loro opera, identificate da loro ma anche per loro. L’aspetto affascinante di questa scrittura, per me, è che in un certo senso mi ha colto di sorpresa. Ho scritto poesie, racconti, romanzi, scritture performative, non avevo però mai veramente pensato alla scrittura saggistica. Già solo decidere di immergermici ha quindi richiesto un atto di esplorazione.<span id="more-79642"></span> E, ammesso che sia possibile, di nuova esplorazione, dato che mi sembrava, su questa parola che ha attraversato molta della mia scrittura – e dei miei titoli: naturalmente, <a href="http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3172430/la-ragazza-selvaggia" target="_blank" rel="noopener"><em>La ragazza selvaggia</em></a> (Marsilio, 2016) – di avere già detto quello che avevo da dire. Non era, invece, così. Il libro ha quindi l’andamento di un pensiero che si cerca, di un taccuino di note, di qualcosa che apre, invece di chiudere. Di una domanda che si pone, prima e più di una risposta che si dà.<br />
La seconda precisazione è che, pur ritenendo di grande importanza, a tutti i livelli, quello che ampiamente chiamerei il pensare la natura, la mia intenzione era (ed è) quella di scrivere un saggio letterario. Il sottotitolo del libro è <em>Corpo, romanzo, comunità</em>. Un libro in cui la natura c’entri, perché è dalle nostre avventure in natura che il concetto di selvaggio ci viene, diversamente in ogni epoca, ma che parli di come questa forma del pensiero si traduce nel momento in cui si applica a un’opera, alla funzione di un’opera. <em>In territorio selvaggio</em> è un’esplorazione di quello che nel libro chiamo il romanzo di ricerca, del luogo che può avere nello scrivere oggi, delle sue possibilità di sopravvivenza nel momento in cui il suo ecosistema, tanto per continuare la metafora, si impoverisce.<br />
La mappa, quindi, qui, non è – non può essere, non è mai – il territorio.<br />
In quanto al possibile carattere reazionario di un pensare la natura, possiamo dire con un rovesciamento che dove cresce la salvezza cresce anche il pericolo: c’è ed è concreto, c’è in ogni asimmetria, in ogni polarità in cui uno dei poli sia identificato come dominante a scapito dell’altro. Qualsiasi natura ci sembri di esperire, non può non essere culturale, ogni natura è storia. Qui in Europa, lo sono persino i boschi che attraversiamo nella realtà, le specie vegetali che li abitano sono state profondamente influenzate, modificate dalla presenza umana. Non esiste, oggi, una presenza, una specie o un luogo che sia non contattato, non nel senso assoluto del termine.</p>
<p><strong>MM</strong>: Infatti, mi fa sorridere spesso chi crede, uscendo semplicemente dalla città, di avventurarsi nella “natura incontaminata”, come se la semplice presenza di un paesaggio verde fosse una garanzia di spontaneità. E peraltro spesso la natura spontanea – o per lo meno più spontanea di un campo coltivato o di un bosco ceduo – si trova nell’aiuola abbandonata sotto casa. Se riportiamo il discorso alla letteratura, l’ideologia (perché di questo si tratta) dell’autentico e dello spontaneo è ancora piuttosto diffusa, anche in forme più ingannevoli e insidiose, anche in alcune zone dell’autofiction, dove vale l’equazione tra la mancanza di una trama inventata e l’autenticità del narrato.<br />
Per quanto riguarda la forma del tuo libro, più che un saggio lo considero un ibrido, perché spesso sembra assumere la forma del diario in pubblico, perciò hai ragione tu quando dici che ha l’andamento di un pensiero che si cerca. Io aggiungerei che il libro dà l’idea di un flusso di pensiero, di un pensiero che sta cercando la propria forma.</p>
<p><strong>LP</strong>: Siamo necessariamente nell’ibrido? È un tema che è emerso con molta nettezza anche in un recente incontro a Parma, nel ciclo <a href="http://www.leparoleelecose.it/?p=35611" target="_blank" rel="noopener"><em>Poesia ed ecologia</em></a> organizzato da Italo Testa, con Niccolò Scaffai. Quanto scrivi adesso mi fa venire in mente la questione dell’autenticità del linguaggio, del linguaggio ricevuto che deve essere necessariamente attraversato per poter essere restituito alla comunità. In primo luogo siamo parlati, e allo stesso tempo, potremmo dire, “siamo visti”: per riuscire a parlare e a vedere con una misura, sempre imperfetta, di verità – nel senso umano di questa parola, senza assoluti – è necessario uno sforzo.<br />
Verità artistica, se non assoluta, quindi attraverso comunque una forma di bellezza, quale che sia la declinazione e percezione di questa parola. Preferisco non usare autenticità perché in qualche modo si ricollega all’idea di io, di espressione dell’io: il che in certa misura è inevitabile essendo soggetti, ma può essere un orizzonte lontano.<br />
Nel saggio – misteriosamente sommario nella <em>pars costruens</em>, che a un certo punto si affida addirittura a altrettanto sommari disegni, per dire fino a che punto siamo nel “non mappato” – <a href="https://www.quodlibet.it/libro/9788874627431" target="_blank" rel="noopener"><em>L’Alternativa ambiente</em></a> (Quodlibet, 2015), sempre Gilles Clément, che a un certo punto in <em>In territorio selvaggio</em> cito in merito al Terzo paesaggio come possibile immagine e analogia per la poesia di oggi, analizza la parola <em>environment/environnement</em> come i dintorni: ciò che sta intorno, ma intorno a chi? Sempre un soggetto umano. Come l’io, questo soggetto umano è ovunque, e per noi è probabilmente in certa misura inevitabile che sia così, perché è così che percepiamo il mondo. Ma ciò che è interessante è lavorare ai confini: della percezione, dello straniamento, del sentimento, della lingua. È il lavoro della poesia, che va portato dentro il resto: il saggio, l’azione, la prosa, direi lo stare al mondo. Quell’opera richiedeva quella vita? Ma anche, quella vita richiede quell’opera. Che opera è richiesta adesso?</p>
<p><strong>MM</strong>: Sono un fautore degli ibridi, soprattutto ora che siamo in tempi in cui si rivendica una presunta purezza (su questo, molto sarebbe da dire, rifacendosi a quanto Furio Jesi ha scritto giusto quarant’anni fa in <a href="https://www.edizioninottetempo.it/it/prodotto/cultura-di-destra" target="_blank" rel="noopener"><em>Cultura di destra</em></a>), proprio perché – e in questo caso si percepisce quanto il campo merceologico abbia invaso quello letterario – il richiamo “pubblico” ai limiti e ai generi è costante. Naturalmente il fenomeno è ancora più evidente se si guarda oltre l’orizzonte della letteratura. Ed essendo inoltre contrario all’ideologia dell’identità, e qui mi dichiaro seguace di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-remotti/" target="_blank" rel="noopener">Francesco Remotti</a>, non posso non accogliere con favore i testi che contro l’identità lavorano, sia sul piano dell’identità di genere (il dibattito sulle differenze tra poesia e prosa, per esempio, tende ad annoiarmi, e so che probabilmente si tratta di una posizione snobistica), sia su quello dell’identità intesa come costruzione di un soggetto definito e monolitico. Ecco, se pensassimo il soggetto umano come un soggetto mutevole e non definito una volta per sempre – a volte penso che Gadda, per dirne solo uno, sia passato invano –, sarebbe più comprensibile l’idea di una scrittura che non necessariamente si dà come espressione di qualcuno, ma al massimo di una determinata temporalità.<br />
La metafora che utilizzi tu, quella del terzo paesaggio, rimanda alla spazialità, circostanza che trova molte consonanze con tante esperienze odierne (e anche con le mie preferenze personali, che però qua non rilevano). Il terzo paesaggio si può interpretare, in una certa misura, come il nostro cronotopo, quindi non soltanto quale allegoria della poesia contemporanea?<br />
Quando chiedi che opera è richiesta adesso, poni una domanda cruciale, perché in sostanza ti interroghi su cosa è necessario per essere assolutamente contemporanei. Credo che ciò che indichi, cioè i confini, sia l’orizzonte giusto.</p>
<p><strong>LP</strong>: Che ancora si riesca a pensare al soggetto come qualcosa di definito per sempre, di sostanzialmente astorico – e neanche biologico, sappiamo che anche la biologia cambia – mi sorprende sempre. Credo che qualcosa che possiamo chiamare soggetto in noi esista, la questione della coscienza è non risolta e infinitamente affascinante: ma è mutevole, forse intermittente, va a lampi e oscurità. (O vogliamo dire che è solo questione di attriti? non lo direi, ma comunque sul piano inclinato, forse per un proprio clinamen, si fa attrito sempre negli stessi punti. Magari ci sono lenti spostamenti, oppure scavi, oppure cicatrici.) Non ho mai fatto poesia dell’io, in tanti anni che scrivo, volutamente, questa parola l’avrò fatta affiorare due o tre volte, il che non vuol dire che sia assente, spesso è in posizione mobile, nella posizione del tu. Per definizione in posizione mobile: del resto il tu è ciò e chi viene riconosciuto, <em>ognuno riconosce i suoi</em>.<br />
Perché, traslando la tua domanda, il terzo paesaggio è oggi percepito – sentito – come un tu da tanti? e il terzo paesaggio è doppio, è allo stesso tempo l’incolto e l’abbandonato, residui e insiemi primari. Il residuo vuole tornare a essere insieme primario, la metafora – è una metafora, ricordiamolo – può capovolgersi in se stessa?</p>
<p><strong>MM</strong>: È curioso che uno spazio abbandonato – provo a leggere così, piuttosto grossolanamente – qual è il terzo paesaggio possa diventare la metafora di un’apertura verso il futuro. E per tornare alla poesia e provare a sciogliere la tua metafora, gli spazi abbandonati dal <em>mainstream</em> letterario, che spesso ma non necessariamente corrisponde al romanzo, costituiscono oggi gli spazi di sopravvivenza della scrittura poetica stessa. Cioè il luogo di un residuo, dunque costitutivamente legato al passato, diventa un luogo vitale, dove nonostante tutto brulicano le attività. E allora mi chiedo, e ti chiedo, se proprio la poesia non sia, se non addirittura un’attività residuale, non “contemporanea”, almeno l’unico spazio letterario in cui il tempo è visibile nella sua doppia direzione, verso il passato e verso il futuro. Perché il romanzo, spesso, mi dà la sensazione che esista solamente il presente. Mi viene in mente quella che in Benjamin è l’immagine dialettica, in cui appunto presente e passato si incontrano; la poesia è oggi questo?</p>
<p><strong>LP</strong>: È interessante provare a seguire questo ragionamento. Paradossalmente in questo senso oggi tutta la poesia è avanguardia, non nel senso classicamente attribuito a questo termine, diciamo molto largamente di innovazione formale, rottura degli schemi, contestazione, etc. etc.: una metafora bellica per un tempo che combatteva guerre fisicamente sul proprio territorio. Nel senso, invece, di un avventurarsi, di esplorazione in uno spaziotempo non mappato, altro, che è quello in cui ci si trova quando si è espulsi dal luogo onnipresente che è il mercato. Tutto questo in senso asintotico, chiaramente, ma è più o meno quello che è accaduto per la poesia, e che sta accadendo per la prosa letteraria, che a poco a poco viene allontanata dagli spazi letterari più visibili. È così che questi “luoghi” diventano/sono residui? (fare sempre attenzione alla metafora, che la mappa non diventi il territorio). Se una scrittrice, o uno scrittore, pratica poesia e prosa, attraversa questi mondi diversi, distanti, nota le loro differenze, ma è sempre più raro, come se i confini di questi territori non si toccassero.<br />
Allo stesso tempo, in poesia, chi fa libri, registra con sempre maggiore frequenza due fenomeni: raccolte che dialogano con l’immagine, la fotografia soprattutto, includendo brandelli di visibile con uno statuto che però è ancora tutto da indagare, in cui si ibridano volontà di ricerca ma anche asimmetrie e soggezioni; e testi che, pure con sempre maggiore frequenza, e in modo sempre più ampio includono lacerti o strati di prosa (e poesia in prosa, e “prosa in prosa”), anche qui con uno statuto misto, nel senso in cui dicevo prima. Come se la poesia non bastasse? Il residuo non può fare a meno di pensarsi, di viversi come residuale? o si tratta di qualcos’altro, o entrambe le cose?</p>
<p><strong>MM</strong>: Quest’ultimo fenomeno è assai visibile da anni; la risposta che mi do è duplice. Da un lato, la poesia, nel senso di un certo genere (letterario) con i suoi vincoli e le violazioni di quei vincoli, in un certo senso non basta più a sé stessa, o non si giustifica più da sola, ha bisogno di altro per sussistere, e quest’altro può essere l’immagine – ma devo ammettere che dell’immagine, negli ultimi anni, ho visto un certo abuso ingiustificato – come la parola extrapoetica. Potrebbe sembrare il sintomo di una vita residuale, ma dall’altro lato è anche il segno di una sostanziale apertura, di una disponibilità della scrittura poetica nei confronti di ciò che le sta fuori, che la attornia (e torniamo ancora una volta ai dintorni). Qui vale ancora la tua metafora del terzo paesaggio, abbandonato ma disponibile, appunto, a un riuso.<br />
Lo sfruttamento intensivo che il mercato editoriale ha compiuto nei confronti del romanzo ci ha condotti a una situazione curiosa: un tempo era infatti il romanzo il genere aperto alle sollecitazioni esterne, era il romanzo il genere senza forma, capace di adattarsi e di dare una configurazione letteraria al cronotopo, mentre la poesia appariva come un sistema chiuso. Oggi direi che ci troviamo a parti invertite, con il romanzo, almeno nella gran parte della sua produzione, che non riesce a sfuggire alla mimesi, alla pura e semplice rappresentazione, mentre la poesia può permettersi di tutto, anche di dialogare con l’altro da sé.</p>
<p><strong>LP</strong>: È inevitabile che questo dialogo non finisca, ma si fermi, e poi magari riprenda, su una questione aperta. Molte questioni aperte. Cos’è questo non bastare a se stessi, un aprirsi al mondo da una posizione di forza, com’è stato a un certo punto per il romanzo, o un aver bisogno di, un cercare giustificazioni di sé e a sé altrove, da una posizione di debolezza? È un potersi permettere o un chiedere permesso? Cosa accade, in quegli spazi-metafora, che poi sono anche tempi-metafora, sono la stessa cosa, del terzo paesaggio visto sotto la specie della poesia? Mi piacerebbe che a partire da qui, da qualche parte, una conversazione – una serie di conversazioni continuasse.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La metà di bosco</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/11/la-meta-di-bosco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 05:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Zambelli]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Pugno]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Edoardo Zambelli Laura Pugno, La metà di bosco, Marsilio, 2018, 139 pagine …Salvo si sentiva stranamente sereno, come non gli capitava da giorni. Sapeva cosa doveva fare, ed era come se fosse passato in un altro mondo, retto da altre leggi. L’ospedale, Lili, Adele, la sua vita, tutto ora era presente e sfocato allo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-78584" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/pugno.jpg" alt="" width="306" height="470" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/pugno.jpg 306w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/pugno-195x300.jpg 195w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/pugno-250x384.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/pugno-200x307.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/03/pugno-160x246.jpg 160w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" />di <strong>Edoardo Zambelli</strong></p>
<p style="text-align: left;"><a name="La_meta_di_bosco_Pugno"></a><strong>Laura Pugno,<em> La metà di bosco</em>, Marsilio, 2018, 139 pagine</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><em>…Salvo si sentiva stranamente sereno, come non gli capitava da giorni. Sapeva cosa doveva fare, ed era come se fosse passato in un altro mondo, retto da altre leggi. L’ospedale, Lili, Adele, la sua vita, tutto ora era presente e sfocato allo stesso tempo, come una fotografia, qualcosa che ha fissato su carta, o fermato nella materia viva e impalpabile degli schermi, un tempo che è accaduto ma che non per forza continua ad accadere o esistere ora.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Salvo è un medico, lavora all’Unità del Sonno, e da qualche tempo non riesce a dormire. Ha una moglie da cui è separato e una figlia che vede poco. Costretto a prendersi una pausa dal lavoro &#8211; la mancanza di sonno inizia a comprometterne l’efficenza -, su suggerimento di un amico decide di fare un viaggio, di andare a stare per qualche tempo su una piccola isola greca, Halki, che ha visitato da giovane e di cui conserva piacevoli ricordi. Il ritorno all’isola sembra fargli bene, ricomincia a dormire, e bene gli fa anche la vicinanza con Nikos e Cora, due adolescenti, anche loro lì in vacanza.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è la situazione d’avvio dell’ultimo romanzo di Laura Pugno, <em>La metà di bosco</em>, che parte con un passo lento e dimesso &#8211; ma un po’ tutto il narrare di Laura Pugno è così -, descrivendo un piccolo microcosmo in cui sempre è centrale il rapporto tra l’uomo e la natura che lo circonda, portando avanti una routine &#8211; quella del protagonista &#8211; fatta di piccoli gesti, comportamenti ripetuti, rapporti sfumati.</p>
<p align="JUSTIFY">La quiete del recupero di Salvo &#8211; e della vita sull’isola &#8211; viene spezzata dall’improvvisa morte di Cora, uccisa durante un gita notturna al vicino isolotto di Krev in compagnia del fidanzato, Nikos. Inutile qui continuare a raccontare una trama che da lì in poi prende una piega che sconfina nel fantastico. È importante però segnalare che l’evento delittuoso non è di per sé il motore della trama, lo sono piuttosto le sue conseguenze: il confronto di Salvo, e Nikos, e di tutti i personaggi con la morte. Anzi, con<em> i morti</em>.</p>
<p align="JUSTIFY">Guardandosi indietro a romanzo finito, si ha quasi l’impressione di aver letto una favola, la cui morale è da ricercare nella risposta ad una domanda: quanto è bene rimanere attaccati a una persona perduta? Quello che all’inizio può essere sollievo diventa, a lungo andare, veleno. In buona sostanza ci racconta una storia universale, abitata dalle presenze che tutti, in un modo o nell’altro, siamo prima o poi costretti ad ospitare: le presenze di chi non c’è più.</p>
<p align="JUSTIFY">A confrontarsi con la perdita, Laura Pugno mette in scena tutto un insieme di solitudini. I personaggi, anche quando sono insieme, non sembrano mai davvero “appartenere” l’uno all’altro, si incontrano &#8211; e in certo modo si scontrano &#8211; ma solo per brevi momenti, pur lasciandosi addosso segni importanti.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Tutto questo per Nikos faceva parte del lutto, pensò Salvo, era un modo di lottare con il dolore, di sentire una vicinanza con Cora, come se non l’avesse abbandonata e lei in qualche modo, in quel luogo lontano da tutto, quell’isolotto dimenticato, fosse ancora con lui. Presto Nikos sarebbe tornato in sé, avrebbe capito l’inutilità del tentativo. Non c’era modo di insegnargli la morte, doveva impararla da solo.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>La metà di bosco </em>è un romanzo splendido, la bravura di Laura Pugno sta sempre, a mio avviso, nella capacità di unire la ricerca linguistica ad un forte senso della trama e del romanzesco. La narrazione non è mai frenetica, le svolte, anche quelle più drammatiche, arrivano quasi come carezze &#8211; questo anche grazie ad una lingua che è sempre precisa e tersa, non fa mai troppo né troppo poco. Il suo è un raccontare che è un prendere per mano il lettore e con passo lento portarlo in un mondo altro, fatto spesso di dolori profondi, di lutti, un<em> territorio selvaggio</em> (per citare il titolo di un saggio della stessa Pugno, uscito per l’editore Nottetempo) in cui, proprio per la delicatezza del narrare, viene voglia &#8211; e direi addirittura che viene facile &#8211; perdersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tutto accade ovunque</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/08/20/tutto-accade-ovunque/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2016 05:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
		<category><![CDATA[I camminatori]]></category>
		<category><![CDATA[i domani]]></category>
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		<category><![CDATA[Laura Pugno]]></category>
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		<category><![CDATA[nino aragno editore]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[Tutto accade ovunque]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta &#160; anche oggi ho visto qualcosa che di continuo ritorna anche oggi ho visto qualcosa indistintamente Pubblicato ad aprile 2016 da Nino Aragno Editore, nella bella collana i domani, curata da Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno, Tutto accade ovunque è l’ultima raccolta poetica di Italo Testa. Composta da quattro sezioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64072" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa-192x300.jpg" alt="Testa" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa.jpg 332w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" />anche oggi ho visto qualcosa<br />
che di continuo ritorna<br />
anche oggi ho visto qualcosa<br />
indistintamente</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Pubblicato ad aprile 2016 da Nino Aragno Editore, nella bella collana <em>i domani</em>, curata da Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno, <span style="text-decoration: underline;">Tutto accade ovunque</span> è l’ultima raccolta poetica di Italo Testa.<span id="more-64071"></span><br />
Composta da quattro sezioni (<em>la casa perfetta</em>, <em>g.c.</em>, <em>i camminatori</em>, <em>non ero io</em>), il libro ospita anche alcuni testi apparsi precedentemente sulla rivista <em>Il caffè illustrato</em>, il sito <em>gammm.org</em> e nella plaquette <em>i camminatori</em>, vincitrice del Premio Ciampi &#8211; Valigie Rosse nel 2013, e oggi diventata opera video-musicale, con traduzione inglese di Paul Vangelisti.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">spalanco le porte<br />
e le immagini si annullano<br />
fermo gli occhi<br />
e le immagini si schiudono</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questa è esattamente la sensazione predominante, che percorre tutta la prima sezione del testo &#8211; e poi, via via, l’intera raccolta: una sorta di sconfinato, mai pago straniamento, un’apparentemente quieta e laconica distonia, lo slittamento congiunto di piani, di spazio, di tempo, di sentimento, di rigore stilistico, di ragionamento intellettuale.<br />
Tutto sembra sgretolarsi per poi ricomporsi in maniera arbitraria e immaginifica, sotto gli occhi complici di autore e lettore, che finiscono per viaggiare all’unisono, quasi sulla scia di note flautate, con passi felpati, attraversando uno schock evidente senza però grossi strappi, senza incappare in davvero brusche lacerazioni: un trauma che, se c’è, è ben nascosto, celato, persino accarezzato, mai veramente divelto.<br />
Un’ossessione senza rimedio, e perciò ossessione divenuta amica, sorella, compagna di sguardi, di sogni, amante di parola. Amante di parola sì, e di contatto: con l’altro, l’esterno, il passante, lo sconosciuto.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">mi sfiorano<br />
e sono io a toccarli<br />
li sfioro<br />
e sono loro a dire</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Vive di scambi continui, il verso di Italo Testa, che tanto più nel confronto con l’altrui e l’altrove trova la sua ragion d’essere più intima, la parola più acuta, la possessione che diremmo universale.<br />
Trova a volte la scelta, tra essere felice o triste, come in <em>g.c.</em>, o piuttosto l’attesa, il momento opportuno, come ne <em>i camminatori</em>.  Ma infondo è una cosa, sostanzialmente, quella che &#8211; forse &#8211; l’autore cerca, e quella che senz’altro il libro, magistralmente, raggiunge: l’equilibrio.<br />
Un solido equilibrio fra paura e convinzione, fra oblio e lucidità, fra dinamismo e stasi; un equilibrio che si mostra tanto più solido, appunto, quanto più lievi appaiono i tempi verbali, quanto più addolcite le aggettivazioni, quanto più incredibilmente rarefatti i nomi e le ambientazioni, mentali e fisiche, che incontriamo attraversando tutta la raccolta.<br />
E, del resto, già il titolo ci aveva avvertiti: Tutto accade ovunque. Anche se poi non succede niente.<br />
E perciò, addirittura, anche l’autore arriva alla fine all’estremo tentativo di spersonalizzazione: <em>non ero io</em>, così l’ultima sezione, che cambia improvvisamente ritmo alle passeggiate oniriche precedenti, scardina il verso e si riaccosta alla prosa, per scatenarsi in un vortice ancora più perseverante di surrealtà, una rincorsa senza fiato verso il paradosso, l’ossimoro, il più totale e inappellabile disincanto.<br />
O forse no. Un omicidio (freudiano)? Una violenza feroce? Un odio panico, mal dissimulato, l’annientamento di quel tanto cercato &#8211; e raggiunto &#8211; equilibrio, proprio nel momento, a parer mio, più alto, più ragionevole, più assennato. O forse no.<br />
Qui Testa sente il bisogno di far precipitare ogni cosa: la casa alberata e ventosa dell’inizio si riduce a un cumulo di lenzuola stropicciate, il muro è una facciata di calce viva, il rubinetto della doccia resta aperto; i corpi indefinibili, se non per qualche accennata tumefazione, per una colluttazione continua, ostentata e negata, negata e perciò ancora più fortemente asserita, perché non c’è vero scambio, sembra concludere l’autore, se non nel disumanar.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">ma non conta, ancora una volta, sembrava qui, proprio qui, qui e ovunque, non vedi, come tutto, come tutto sembri definito, netto, e poi niente, è proprio qui, è proprio qui che accade, è proprio qui, ancora, come tutto, ovunque.</p>
</blockquote>
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		<title>Esce L&#8217;Ulisse n.18. Poetiche per il XXI secolo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 16:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo. &#160; INDICE &#160; Editoriale, di Stefano Salvi &#160; IL DIBATTITO IDEE DI POETICA Fabiano Alborghetti Gian Maria Annovi Vincenzo Bagnoli Corrado Benigni Vito Bonito e  Marilena Renda Gherardo Bortolotti Alessandro Broggi Maria Grazia Calandrone Gabriel Del Sarto Giovanna Frene Vincenzo Frungillo Florinda Fusco Francesca Genti Massimo Gezzi Marco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-53613" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg" alt="Doug Aitken New opposition  II - 2001" width="384" height="333" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001-300x260.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px" /></a></p>
<p><a href="http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/ULISSE-182.pdf" target="_blank">L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>INDICE</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Editoriale</strong>, di Stefano Salvi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL DIBATTITO</strong></h3>
<h3></h3>
<p><em>IDEE DI POETICA</em></p>
<p>Fabiano Alborghetti</p>
<p>Gian Maria Annovi</p>
<p>Vincenzo Bagnoli<span id="more-53599"></span></p>
<p>Corrado Benigni</p>
<p>Vito Bonito e  Marilena Renda</p>
<p>Gherardo Bortolotti</p>
<p>Alessandro Broggi</p>
<p>Maria Grazia Calandrone</p>
<p>Gabriel Del Sarto</p>
<p>Giovanna Frene</p>
<p>Vincenzo Frungillo</p>
<p>Florinda Fusco</p>
<p>Francesca Genti</p>
<p>Massimo Gezzi</p>
<p>Marco Giovenale</p>
<p>Mariangela Guatteri</p>
<p>Andrea Inglese</p>
<p>Giulio Marzaioli</p>
<p>Guido Mazzoni</p>
<p>Renata Morresi</p>
<p>Vincenzo Ostuni</p>
<p>Gilda Policastro</p>
<p>Laura Pugno</p>
<p>Stefano Raimondi</p>
<p>Andrea Raos</p>
<p>Stefano Salvi</p>
<p>Luigi Socci</p>
<p>Italo Testa</p>
<p>Mary Barbara Tolusso</p>
<p>Giovanni Turra</p>
<p>Michele Zaffarano</p>
<h2><em> </em></h2>
<p><em>NUOVI CRITICI SUL NOVECENTO</em></p>
<p>Vittorio Sereni</p>
<p>di Mattia Coppo</p>
<p>Attilio Bertolucci</p>
<p>di Giacomo Morbiato</p>
<p>Franco Fortini</p>
<p>di Filippo Grendene</p>
<p>Corrado Costa</p>
<p>di Riccardo Donati</p>
<p>Anni Novanta. Individui e fluidità</p>
<p>di Maria Borio</p>
<p>Poesia e ispirazione</p>
<p>di Raoul Bruni</p>
<p>Poetiche dell’informale</p>
<p>di Filippo Milani</p>
<p>Poetiche della relazione</p>
<p>di Jacopo Grosser</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>FUOCHI TEORICI</em></p>
<p>Domande ingenue</p>
<p>di Jean-Marie Gleize</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>POETICHE DEL ROMANZO</em></p>
<p>Le idee letterarie degli anni Zero</p>
<p>di Morena Marsilio e Emanuele Zinato</p>
<p>Walter Siti</p>
<p>di Gian Luca Picconi</p>
<p>Don DeLillo</p>
<p>di Federico Francucci</p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><strong>LETTURE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mariasole Ariot</p>
<p>Daniele Bellomi</p>
<p>Alessandra Cava</p>
<p>Claudia Crocco</p>
<p>Francesca Fiorletta</p>
<p>Franca Mancinelli</p>
<p>Luciano Mazziotta</p>
<p>Manuel Micaletto</p>
<p>Fabio Orecchini</p>
<p>Giulia Rusconi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>I TRADOTTI </em></p>
<p>Thomas James</p>
<p>tradotto da Damiano Abeni</p>
<p>Óskar Árni Óskarsson</p>
<p>tradotto da Silvia Cosimini</p>
<p>Dieter Roth</p>
<p>tradotto da Ulisse Dogà</p>
<p>Thomas Sleigh</p>
<p>tradotto da Luigi Ballerini</p>
<p>Eva Christine Zeller</p>
<p>tradotta da Daniele Vecchiato</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Una prima presentazione della monografia, che vedrà presenti Vincenzo Bagnoli, Vito Bonito, Alessandro Broggi, Mariangela Guatteri, Morena Marsilio, Luciano Mazziotta, Italo Testa ed Emanuele Zinato, si terrà venerdì 8 maggio alle 19.00 presso l&#8217;Atelier Sì, in via San Vitale 69, a Bologna)</p>
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		<title>Poesia 13 (e oltre) &#8211; Tre nuove collane di poesia e letture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 10:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ESCargot – Scrivere con lentezza e Più libri più liberi  presentano                                                         POESIA 13 (E OLTRE)   Giovedì 28 novembre, presso la Biblioteca di Villa Mercede (Via Tiburtina 113, San Lorenzo)   [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2008" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2007" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;font-size: large"><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2360"><a id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2359" href="https://www.facebook.com/escargot.scrivereconlentezza" target="_blank" rel="nofollow">ESCargot – Scrivere con lentezza</a></b> e <b id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2006"><a id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2004" href="http://www.piulibripiuliberi.it/" target="_blank" rel="nofollow">Più libri più liberi</a></b> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2010" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2358" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">presentano</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2011" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2357" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">                                                       </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2012" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2356" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2355"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2354" style="font-size: large">POESIA 13 (E OLTRE)</span></b></span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2216" style="text-align: center" align="right"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2217" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2352" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Giovedì <b id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2351">28 novembre</b>, presso la <b>Biblioteca di Villa Mercede</b></span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2277" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2329" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">(Via Tiburtina 113, San Lorenzo)</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2327" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2326" style="text-align: center"><i id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2325"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2323" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Dopo POESIA 13, lo scorso maggio a Rieti, il gruppo ESCargot ripropone la sua formula di lettura-ascolto, mettendo a fuoco nuovi autori e nuovi progetti editoriali </span></i></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2350" style="text-align: center"><b><i><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></i></b></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2322" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2321" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="color: #ff0000"><b>17.30</b> <b><span style="text-decoration: underline">Nuove collane di poesia</span></b></span><span style="color: #000000">:</span> Nino Aragno «i domani», IkonaLíber «Syn», Tielleci «Benway Series»</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><b>         </b><b> </b><b>Intervengono</b>: Andrea Cortellessa, Marco Giovenale e Giulio Marzaioli</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><b>         </b><b> </b><b>Leggono</b>: Damiano Abeni e Moira Egan (testi di John Ashbery), Maria Grazia Calandrone (testi di Alfonso Guida e propri), Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli, Gilda Policastro, Laura Pugno (testi di Giulio Mozzi e propri) e Michele Zaffarano</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2319" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2318" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><b>         </b><b> </b><b>Coordinano</b>: Francesca Fiorletta e Massimiliano Manganelli</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="color: #ff0000"><b>20.30</b> <b><span style="text-decoration: underline">Letture</span></b></span><span style="color: #000000"> di </span>Marco Caporali, Elisa Davoglio, Roberta Durante, Paolo Febbraro e Lidia Riviello</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">L&#8217;evento su facebook:</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><a href="https://www.facebook.com/events/418589124936087/" target="_blank" rel="nofollow">https://www.facebook.com/events/418589124936087/</a><span style="color: #000000"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">ESCargot:</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><a href="https://www.facebook.com/escargot.scrivereconlentezza" target="_blank" rel="nofollow">https://www.facebook.com/escargot.scrivereconlentezza</a><span style="color: #000000"><br />
</span></span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2309" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2308" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Più libri più liberi:</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2301" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><a href="https://www.facebook.com/piulibri.piuliberi" target="_blank" rel="nofollow">https://www.facebook.com/piulibri.piuliberi</a><br />
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<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2302" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2303" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Il flyer in rete: </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2304" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2315" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2314" style="color: #000000"><a id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2313" href="http://esc-argot.blogspot.it/2013/11/escargot-villa-mercede-28-novembre-2013.html" target="_blank" rel="nofollow">http://esc-argot.blogspot.it/2013/11/escargot-villa-mercede-28-novembre-2013.html</a></span></span></p>
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		<title>Contemporary Italian Poetry</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2013 00:53:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho curato una piccola antologia di poesia italiana contemporanea per la rivista Free Verse. Enjoy.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho curato una piccola antologia di poesia italiana contemporanea per la rivista <a href="http://english.chass.ncsu.edu/freeverse/Archives/Spring_2013/prose/ContemporaryItalianPoetryAndreaRoss.html" target="_blank">Free Verse</a>. </p>
<p>Enjoy.</p>
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		<title>Dieci per Elio Pagliarani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2013 06:55:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[In occasione del primo anniversario della morte di Elio Pagliarni è appena uscito per la collana I domani di Nino Aragno un volume celebrativo a cura di Andrea Cortellessa, con contributi poetici, saggistici e testimoniali portati da autori e critici che ne hanno conosciuto, studiato e amato la poesia (Cetta Petrollo, Edoardo Albinati, Luca Archibugi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<pre><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/pagliarani.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45628" alt="pagliarani" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/pagliarani.jpeg" width="200" height="260" /></a></pre>
<p><i>[In occasione del primo anniversario della morte di Elio Pagliarni è appena uscito per la collana </i>I domani<i> di Nino Aragno un volume celebrativo a cura di Andrea Cortellessa, con contributi poetici, saggistici e testimoniali portati da autori e critici che ne hanno conosciuto, studiato e amato la poesia<span id="more-45577"></span> (</i><i>Cetta Petrollo, Edoardo Albinati, Luca Archibugi, Mariano Bàino, Nanni Balestrini, Luigi Ballerini, Renato Barilli,Cecilia Bello Minciacchi, Francesca Bernardini, Gherardo Bortolotti, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Marco Caporali, Simone Carella, Biagio Cepollaro, Carla Chiarelli, Laura Cingolani, Orazio Converso, Franco Cordelli, Andrea Cortellessa, Maurizio Cucchi, Fausto Curi, Claudio Damiani, Elisa Davoglio, Carla De Bellis, Raffaella D’Elia, Cesare De Michelis, Tommaso Di Francesco, Enzo Di Mauro, Giorgio Falco, Paolo Febbraro, Giulio Ferroni, Michele Fianco, Francesca Fiorletta, Gabriele Frasca, Vincenzo Frungillo, Enzo Golino, Elio Grasso, Angelo Guglielmi, Andrea Inglese, Jolanda Insana, Niva Lorenzini, Rosaria Lo Russo, Mario Lunetta, Romano Luperini, Valerio Magrelli, Giorgio Manacorda, Massimiliano Manganelli, Francesco Muzzioli, Aldo Nove, Vincenzo Ostuni, Tommaso Ottonieri, Marco Palladini, Giorgio Patrizi, Elio Pecora, Gabriele Pedullà, Walter Pedullà, Plinio Perilli, Jonida Prifti, Laura Pugno, Massimo Raffaeli, Lidia Riviello, Tiziano Scarpa, Alberto Scarponi, Siriana Sgavicchia, Gabriella Sica, Francesco Targhetta, Alberto Toni, Roberto Varese, Carla Vasio, Sara Ventroni, Lello Voce e Ade Zeno). Un ampio percorso critico e umano per e attraverso un poeta di importanza capitale, anche per le generazioni di autori a lui successive; e allo stesso tempo un testo utile anche per un primo avvicinamento alla sua opera. Per </i>Nazione Indiana<i>, ho provato a trascegliere pochi assaggi esemplificativi. </i>AB<i>]</i><i></i></p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px"> </span></pre>
<p>Da <em>Ma dobbiamo continuare. 73 per Elio Pagliarani a un anno dalla morte</em>, Aragno/I domani, 2013.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ELIO PAGLIARANI</strong></p>
<p>Libera labirintiche litanie<br />
Inventa ignote ibridazioni<br />
Ordisce olimpici oltraggi</p>
<p>Privilegia pindariche pipate<br />
Annuncia agguerriti alfabeti<br />
Galvanizza giocose girandole<br />
Lampeggia lussureggianti lallazioni</p>
<p>Improvvisa incantevoli illusioni<br />
Abita acrobatiche allegorie<br />
Rivendica ruggenti rivelazioni</p>
<p>Accumula apocalittiche aurore<br />
Narra numinose navigazioni<br />
Incendia ipotetiche iridescenze</p>
<p style="text-align: right"><em>Nanni Balestrini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>«Non ho capito!»</strong></p>
<p>«Non ho capito» premessa di un taciuto «ma che state<br />
combinando» fu, del monologo a pause, il punto più<br />
esplicito e lacerante. Altro che «mehr licht» (Goethe)<br />
o «What is the question» (Stein): un ricapitolo di chi<br />
nel dirci addio, con un suo garbo e ritmo da rime aspre<br />
e chiocce ci ricorda con chi abbiamo avuto a che fare:<br />
bisogna che sia robusta la poesia, se il suo fine è la gioia<br />
(«se scriverai di me dirai di gioia, e che sia gioia attiva,<br />
trionfante, che sia una barzelletta spinta, magari»),<br />
senza <em>nec ultra crepidam</em>, e con intatta la voglia di fare<br />
del valore d’uso una merce non esclusa. Ce n’è che<br />
basta per dire, rovesciando il verdetto, che tutto nella<br />
sua vita conferma il modo con cui volle prenderne<br />
commiato. «Ancora non resuscita questo Lazzaro».<br />
E «io vi dico che bisogna rompere questo sepolcro».</p>
<p style="text-align: right"><em>Luigi Ballerini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Dittico per Elio</strong></p>
<p style="text-align: right">s.t.t.l</p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">    
I

Cimitero di Viserba le fotografie
Di quelli che conosci o conoscevi
Zie dei padri
E vittime delle moto i transigenti
Nipoti.
A loro modo una comunità,
        Un piccolo paese,
Mentre nella metropoli di niente
Hanno conferma i vivi dei seppelliti
Nei falansteri fuori porta
O in transito verso la civiltà
Del vaso delle ceneri
In tinello.

II

Cade così non lontana
Dall’esistenza
La bestemmia a gote piene
Reiterata
Al distruttore fulmine
Che per quest’anno ha cancellato
La vendemmia a ottobre
L’acino che si gonfia.
</span></pre>
<p style="text-align: right"><em>Franco Buffoni</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Pagliarani sul Niagara</strong></p>
<p>Parlavi dei bambini,<br />
dicevi della loro furia molecolare,<br />
davanti alla cascata,<br />
anzi, dietro il suo velo,<br />
dentro un cunicolo scavato nella roccia<br />
per sbucare sul retro delle acque.</p>
<p>Al buio, fra la guazza,<br />
con quel film bianco che scorreva in fondo<br />
velando il mondo,<br />
come ficcati dentro un ombelico,<br />
parlavi della nascita,<br />
descrivevi la nascita,<br />
affidavi alla nascita<br />
la parola segreta di ogni storia:</p>
<p>CONTINUA.</p>
<p style="text-align: right"><em>Valerio Magrelli</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">La persona, che diventa personaggio se solo ne scriviamo una riga, e che nel caso di Elio Pagliarani diventa personaggio due volte, non fu per me meno saettante del poeta. Quel che si dice personaggio – Pagliarani aveva le stimmate per esserlo. Lavorare con lui – con tale persona, con tale personaggio, così esuberante – per quindici anni, ha prodotto una quantità di aneddoti (per dire il minimo) cui gli amici più giovani hanno attinto con giusta voluttà. Poiché Elio negli ultimi anni l’ho visto poco, non posso aggiungere altri aneddoti. E poiché questa non è la sede per infine rivolgersi al poeta (in realtà non l’ho mai fatto, anche se sapevo <em>Inventario privato</em> a memoria), mi piace allora rivederlo nelle vesti di bibliofilo goloso, felice tra i suoi libri antichi e antichissimi negli intervalli d’un luminoso pranzo domenicale. Eravamo nella casa alle pendici di Monte Mario, con la moglie Cetta e la figlia Lia Rosa – con me venne Maria Pia, che per lui ha grande affetto. Aggiungo una parola sul sentimento che ho condiviso con un buon numero di persone. Di questo sentimento si parlò il giorno dell’ultimo saluto, il dieci marzo, sui gradini della Chiesa Nuova. Tutti eravamo stupiti d’esser lì, usciti da una chiesa, per quanto prestigiosa. Certo, rispettiamo le volontà familiari. Ma è proibito non pensare a Elio come a un uomo il più provvisto d’una religione laica, e solo laica. Pagliarani era fedele alle sue radici romagnole, il suo senso di giustizia era feroce e terreno. A che cosa erano dovute le sue pazze ire se non all’idea che ogni acquiescenza, ogni rinuncia, ogni mortificazione sarebbero risultate (a se stessi prima di tutti) inique, indegne, suscettibili d’altra ira, d’altro furore? Era in questo modo che anche il dieci marzo a lui pensavamo; ed è così che ora preferisco ricordarlo.</p>
<p style="text-align: right"><em>Franco Cordelli</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Il vero battesimo, me ne rendo conto adesso, senza volerlo me l’ha dato Pagliarani. Doveva essere il Novantacinque. Tornavamo assieme in macchina da Reggio Emilia, mi aveva battezzato critico il mio primo Ricercare, ed ero tutto contento. Elio pure era tutto contento perché alla guida c’era Tommaso che, secondo lui, al volante era il migliore. Lui e Cetta stavano seduti dietro, io accanto al guidatore. Unico intruso in una macchina colma di poeti, mi sentivo in dovere di parlare di poesia. Prima Elio, a bassa voce, aveva avuto parole colme d’ammirazione per Sandro Penna e io sfoggiai un libretto fresco di stampa, il suo carteggio con Montale, dicendo qualcosa sulla bellezza di quest’amicizia fra poeti. Una cosa molto retorica, suppongo; Elio s’incazzò però non per il tono, ma per l’ignoranza. Ma come amici! Ma se Montale gli ha fatto le scarpe tutta la vita! Per la prima volta, stupefatto e terrorizzato, assistevo alla sua collera omerica; tanto urlava e si agitava che l’auto, un paio di volte, ha sbandato sensibilmente. Ecco, in quegli zigzag ho capito una cosa che nessuno mi aveva mai spiegato – che la poesia non sta tutta nei libri. La lezione di quel viaggio non era stata solo di mestiere, ma di vita.</p>
<p style="text-align: right"><em>Andrea Cortellessa</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Ho sempre pensato che Elio Pagliarani avesse un modo tutto suo di rapportarsi alla realtà, come avvertendone il ritmo nascosto, afferrando le sfasature e le dislocazioni in cui si dispiegano le cose, le presenze umane, i linguaggi, ruminando in sé quelle sfasature e riproiettandole, complicandole espandendole nella propria voce e nella propria poesia. Una poesia dall’eccezionale tensione ritmica, che ci ha trasmesso in modo potente, vorticoso, avvolgente, straniante, tutto il senso della complicazione e della contraddizione del mondo che egli si è trovato ad attraversare e che con lui abbiamo attraversato. Elio ha conquistato questa poesia traendo frutto da quella «asimmetria» a cui l’aveva costretto, come racconta nel bellissimo <em>Pro-memoria a Liarosa</em>, la perdita di un occhio all’età di 19 mesi: questa asimmetria ha vivificato e sostenuto la sua illimitata passione «romagnola» per il presente e per la concretezza del mondo, la sua disposizione all’ascolto delle cose, delle persone, dei linguaggi, e lo ha portato a sperimentare, insieme da dentro e da fuori, l’asimmetria costitutiva del mondo e dell’esperienza. <em>Proviamo ancora col rosso</em>, Elio; proviamo a risentire la tua voce e la forza dislocante della tua poesia!</p>
<p style="text-align: right"><em>Giulio Ferroni</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">C’è una corrispondenza fra politica e poetica in Pagliarani. Come sul piano politico Pagliarani mescola istanze moralistiche, populistiche, riformatrici, interpretazione classista della storia e atteggiamenti libertari e anarchici, così su quello letterario l’accettazione di una «funzione sociale», consistente nel compito di «mantenere in efficienza, per tutti, il linguaggio», si accompagna all’esigenza di non accontentarsi della «negazione» radicale sul piano del linguaggio ma di puntare a una «opposizione» o «contrapposizione determinata», verificata sul reale, e capace di produrre «nuovi significati». Pagliarani subisce indubbiamente l’influenza della tradizione illuministica e realistica lombarda, e la fonde col proprio sperimentalismo letterario e con la forza travolgente e corporale con cui inventa il ritmo del verso soppiantando tutta una tradizione metrica di stampo lirico. Di qui un certo isolamento di Pagliarani all’interno del Gruppo 63: era troppo classista e «rivoluzionario» per i fenomenologi e i neopositivistici asettici, troppo riformista per i puri eversori del linguaggio. In fondo, almeno all’altezza della <em>Ragazza Carla</em>, è più l’erede di «Officina» (col suo moralismo e i suoi poemetti narrativi) che un seguace delle nuove teorie elaborate nella redazione del «verri». E per questo giustamente Sanguineti nella sua antologia del 1969 lo pone nella sezione dello «Sperimentalismo realistico» e non in quella della «Nuova avanguardia», dove colloca invece gli altri Novissimi. Fra <em>La ragazza Carla</em> e <em>La ballata di Rudi</em> Pagliarani è stato il maggior poeta espresso dalla temperie sperimentale del secondo Novecento, quello che in modo più realizzato e compiuto ha saputo fondere «opposizione» politica determinata e una innovazione radicale capace di portare alle estreme conseguenze la crisi del genere lirico e la negazione dell’io, non tramite lo sprofondamento in labirinti o in paludi di putredine bensì attraverso il recupero della narratività, e l’invenzione di una espressività realistica nutrita di una coralità e di un ritmo che è giusto definire epici.</p>
<p style="text-align: right"><em>Romano Luperini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Proviamo con l’invettiva, si disse Pagliarani, e scrisse <em>Epigrammi ferraresi</em>. Ferrarese come Savonarola, «il suo blasone», confessa il poeta evocando la bile. Che in lui rima sempre con pile, la scossa elettrica che si alterna con gli umori del fegato per fulminare le Chiese e gli Imperi di ogni tempo. Il corpo e la tecnica sono uniti dallo stesso scopo, come sempre in Pagliarani il dire e il fare, che qui si corrono incontro lungo la scorciatoia. Prima il linguaggio (l’invettiva), il significato verrà poi in uno sperimentalista le cui forme sono sempre gravide di contenuti da estrarre con dolore, sdegno e sarcasmo. Il messaggio s’è fatto più breve, appuntito, rovente e spezzato dal furore del «moralista padano» e dalla memoria del genere. La frase è una lama di coltello o mannaia <em>(«Quelli</em> sei con la mannaia furono angeli»), dove il ritmo scandisce le parole come strumento a percussione («Ancora non resuscita questo Lazzaro / Io vi dico che bisogna rompere questo sepolcro»). Se è in gioco la giustizia, tocca dire brutalmente la verità, senza timor di Dio («Tommaso Muntzer disse che cacava addosso a quel Dio che non parlava con lui»). Nel mondo nessuno può dirsi innocente: Pagliarani non salva nemmeno se stesso («Non so se avete capito: siamo in troppi a farmi schifo»). Con l’invettiva il poeta ferisce e picchia, flagella e si autoflagella. L’esperimento riesce sempre a Pagliarani: il linguaggio oggettivo incontra sempre la sua vicenda personale.</p>
<p style="text-align: right"><em>Walter Pedullà</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Muore un poeta, e non si può fare a meno di pensare a quel che ha significato per te, al di là della storia della letteratura, del canone, delle antologie e dei monumenti. Un pensiero semplicistico, forse, che riguarda quella cosa chiamata «vita», parola impresentabile, ma che insomma rende l’idea. Allora ripenso al mio incontro con Pagliarani, con la poesia di Pagliarani, non tanto con la sua cara persona, che ho visto qualche volta, da vecchio, quel che si dice un vecchio amabilmente burbero, con i vestiti gualciti, la voce abrasiva, le guance molli, una voce abrasiva foderata di guance molli. All’università ho registrato <em>La ragazza Carla</em> in un’audiocassetta, per poterla ascoltare con le cuffiette. Ascoltavo il poemetto di Pagliarani e riuscivo a sopportare la mia voce che lo leggeva, che lo infettava. Altri poeti invece non sopportavo che fossero infettati dalla mia voce, avrei voluto avere a disposizione una voce impersonale, assoluta, per registrare le loro poesie, invece la poesia di Pagliarani no, mi sembrava che bisognasse sentire che c’era qualcuno che la leggeva, con un’inflessione e un carattere, e allora riuscivo a sopportare persino la mia voce. Ricordo che poi l’ho pure «portato all’esame», Pagliarani, mi fecero una domanda su una poesia, era <em>provano ancora con l’oro</em>, mi chiesero di leggerla, e mi domandarono che cosa voleva dire, secondo me, provare ancora con l’oro, per una poesia, non ricordo cosa dissi ma so che non fu gran che, perciò continuai a chiedermelo, me lo chiedo ancora, che cosa significa, provare ancora con l’oro, ora che ci penso la mia vita è un tentativo di dare una risposta all’altezza di quella poesia, provare ancora con l’oro, dare fiducia all’oro, alla parola che lo nomina, che non vale niente, che non è oro, provare a vedere se dà un po’ di valore alla frase, se dà valore al provare, provo ancora a provare con l’oro, ogni volta che scrivo, che penso, che parlo, riprovo con l’oro ancora con l’oro ci provo.</p>
<p style="text-align: right"><em>Tiziano Scarpa</em></p>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 22:01:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; dal 17 al 19 maggio a Rieti &#160; &#62; presso la ex chiesa di San Giorgio e la Sala San Giorgio della Biblioteca &#60; tre giorni di letture e discussioni aperte al pubblico, con poeti e critici. &#160; Incontro &#160; (https://www.facebook.com/events/191832644300119/) a cura di ESCargot (https://www.facebook.com/pages/ESCargot-Scrivere-con-lentezza/379992238774953) Intervengono: Gian Maria Annovi Vincenzo Bagnoli Cecilia Bello Minciacchi Maria [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="center"><b><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45601" alt="poesia13" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg" width="850" height="340" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg 850w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13-300x120.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13-700x280.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px" /><br />
</a><br />
</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>dal 17 al 19 maggio a Rieti</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">&gt; presso la ex chiesa di San Giorgio e la Sala San Giorgio della Biblioteca &lt;</p>
<p align="center">tre giorni di letture e discussioni aperte al pubblico, con <b>poeti e critici</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>Incontro</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">(<a href="https://www.facebook.com/events/191832644300119/" target="_blank">https://www.facebook.com/events/191832644300119/</a>)</p>
<p align="center">a cura di <b>ESCargot</b></p>
<p align="center">(<a href="https://www.facebook.com/pages/ESCargot-Scrivere-con-lentezza/379992238774953" target="_blank">https://www.facebook.com/pages/ESCargot-Scrivere-con-lentezza/379992238774953</a>)</p>
<p align="center">Intervengono:</p>
<p style="text-align: center" align="center">Gian Maria <strong>Annovi</strong><br />
Vincenzo <strong>Bagnoli</strong><br />
Cecilia Bello <strong>Minciacchi</strong><br />
Maria Grazia <strong>Calandrone</strong><br />
Alessandra <strong>Cava</strong><br />
Fiammetta <strong>Cirilli</strong><br />
Andrea <strong>Cortellessa</strong><br />
Elisa <strong>Davoglio</strong><br />
Paolo <strong>Febbraro</strong><br />
Giulio <strong>Ferroni</strong><br />
Michele <strong>Fianco</strong><br />
Francesca <strong>Fiorletta</strong><br />
Federico <strong>Francucci</strong><br />
Florinda <strong>Fusco</strong><br />
Roberto <strong>Galaverni</strong><br />
Paolo <strong>Giovannetti</strong><br />
Marco <strong>Giovenale</strong><br />
Mariangela <strong>Guatteri</strong><br />
Antonio <strong>Loreto</strong><br />
Massimiliano <strong>Manganelli</strong><br />
Giovanna <strong>Marmo</strong><br />
Giulio <strong>Marzaioli</strong><br />
Renata <strong>Morresi</strong><br />
Vincenzo <strong>Ostuni</strong><br />
Tommaso <strong>Ottonieri</strong><br />
Giorgio <strong>Patrizi</strong><br />
Maria Concetta <strong>Petrollo</strong><br />
Gilda <strong>Policastro</strong><br />
Laura <strong>Pugno</strong><br />
Marilena <strong>Renda</strong><br />
Lidia <strong>Riviello</strong><br />
Luigi <strong>Socci</strong><br />
Sara <strong>Ventroni</strong><br />
Michele <strong>Zaffarano</strong><br />
Fabio <strong>Zinelli</strong><br />
Paolo <strong>Zublena</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center" align="center">Con il sostegno della <strong>Fondazione Varrone</strong><br />
In collaborazione con la <strong>Libreria Moderna</strong> di <strong>Rieti</strong><br />
Sarà presente il fotografo <strong>Dino Ignani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center" align="center">*</p>
<p>ESCargot è un gruppo di poeti e critici unito da un&#8217;esigenza di confronto sulle forme e i modi della scrittura contemporanea. A partire dal 2009, ESCargot ha dato vita a una lunga serie di incontri letterari soprattutto presso l&#8217;atelier occupato ESC di San Lorenzo a Roma.</p>
<p>Tra gli eventi più significativi organizzati negli anni si segnalano le serate dedicate a Edoardo Sanguineti, a cinema e poesia, al cinquantenario dei Novissimi, alla prosa contemporanea, a Elio Pagliarani, oltre a presentazioni collettive di libri di poesia. Critici e autori esterni al gruppo sono stati regolarmente coinvolti nelle attività di ESCargot.</p>
<p>Nel tempo, tra i suoi componenti, si è consolidata l&#8217;idea di sviluppare un vero e proprio laboratorio di confronto fra poetiche: &#8220;Poesia13&#8221; è la prima risposta a questa comune esigenza. L&#8217;appuntamento riunirà a Rieti diciannove poeti e quattordici critici, che saranno impegnati per tre giorni in letture e commenti ai testi ascoltati e, più in generale, in interventi relativi allo stato della poesia contemporanea.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Tre poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Maria Annovi]]></category>
		<category><![CDATA[italics]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Pugno]]></category>
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		<category><![CDATA[nino aragno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gian Maria Annovi Da Italics, Aragno/I domani, 2013. LA GLORIOLA La gloriola... O povero fanciullo! Giovanni Pascoli la neonata dentro il cassetto forse dimenticata nella credenza o dietro la pila dei giornali di ieri ha certamente fame (morirà, probabilmente) tu invece sopravvivi al cadere dei tronchi di pino nella legnaia alla lezione su Dante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Annovi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-45364" alt="Annovi" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Annovi-191x300.jpg" width="191" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Annovi-191x300.jpg 191w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Annovi.jpg 332w" sizes="auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px" /></a></p>
<p style="text-align: right">di <strong>Gian Maria Annovi</strong></p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">Da<em> Italics</em>, Aragno/I domani, 2013.

LA GLORIOLA

                                                                        <em>La gloriola...
                                                                       O povero fanciullo!</em>
                                                                          Giovanni Pascoli

la neonata dentro il cassetto
forse dimenticata nella credenza
o dietro la pila dei giornali di ieri
ha certamente fame

(morirà, probabilmente)

tu invece sopravvivi
al cadere dei tronchi di pino
nella legnaia
alla lezione su Dante
nel fienile:

la gloria della lingua
(pare)
non piange per farsi nutrire

ma se la gloria è gloria
(dunque)
sappia dire la gloria delle cose

ad esempio
il nome per dire
l’ossatura delle piante:
legnanza o legnagione o
legnosura oppure semplicemente
un segno inciso sulla corteccia del cervello
illeggibile se non ti spaccano la testa coi manganelli

sappia dire le cose nuove

ad esempio
il nome dei suoi nuovi cittadini
il nome del paese che ha confini
di corpi affogati e vulcani:

(questo paese ha un nome
impronunciabile)

lingua che cede e cade dalle gengive

che dica l’assoluto tremore
di questa donna: sulla barca che sbanda
di notte col neonato schiacciato
tra le cosce
che non respira<span id="more-45356"></span>

                                                           --

la lingua che ti riceve sull’isola
tra lampàre e turisti e sirene
non ha la grazia né la gloria
di una madre:

dici il tuo nome
poi dici: <em>water </em>dici
ti manca la parola per dire sete
(dice la tua disperazione)

allora ti danno pane ti danno
parecchia televisione
e impari a dire:

mia figlia galleggia nel mare

                                                           --

lingua perduta in assoluta
sommessa rabbia:

<em>cunîn </em>ripete alla badante
polacca: fanciulla del dialetto
adesso che l’alzheimer le
ha sepolta la voce nel cervello:
vuole dire <em>coniglio</em>

mai ha saputo del latino <em>cuniculus</em>
e che a <em>Coney </em>coniglio è <em>rabbit</em>

cosa che s’insabbia
tra pannolini e rifiuti
lunaparkolo semi-russo
pendula appendice e
penisola nella bocca:

incompresa lingua che interra

</span></pre>
<p>&#8212;</p>
<p>Un file (non incluso nel volume) con la lettura di questi stessi testi da parte dell&#8217;autore è scaricabile e ascoltabile a questo link: https://www.dropbox.com/s/nt0f4nyxd6z14lw/Italics.wav.</p>
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		<title>La caccia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 06:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Pugno]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[   di Gianni Biondillo Laura Pugno, La caccia, Ponte alla grazie, 131 pagine, 2012 &#160; Mai parlare di “genere” se vuoi essere ben voluto dalla critica, né di racconti se vuoi che un editore ti venda (mistero di una tradizione letteraria in realtà fatta sostanzialmente di racconti, quale quella in lingua italiana). È per questo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/cover_la_caccia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45352" alt="cover_la_caccia" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/cover_la_caccia.jpg" width="200" height="298" /></a>   di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Laura Pugno</strong>, <i>La caccia</i>, Ponte alla grazie, 131 pagine, 2012</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mai parlare di “genere” se vuoi essere ben voluto dalla critica, né di racconti se vuoi che un editore ti venda (mistero di una tradizione letteraria in realtà fatta sostanzialmente di racconti, quale quella in lingua italiana). È per questo che <i>La caccia</i> di Laura Pugno viene presentato come un romanzo “letterario”, quando è a tutti gli effetti un racconto “fantastico”. La mia è una semplice constatazione non un (pre) giudizio, e dalla mia so che la fortuna dell’autrice sta nell’essere un’ottima poeta, e i poeti mediamente leggono (e scrivono) fantasy, gialli, fantascienza senza pregiudizi.</p>
<p>Due i personaggi messi in scena in questo onirico racconto, tutti e due portatori di passati indicibili e presenti sfocati e inquietanti: Mattias, un ragazzo capace di entrare in contatto telepatico con chi tocca e Nord, il fratello scomparso da una città, Leilja, dove vige un regime postbellico opprimente e militaresco. Di lui Mattias segue le tracce telepatiche che lo portano sui monti selvaggi del Gora, dove è scomparso, proprio come scomparve anni addietro il loro padre. Entrambi alla ricerca affannata di un mistero: la Bestia. Animale o mostro? Vero o illusorio?</p>
<p>La storia si apre col corpo di una ragazza bellissima ritrovata morta nella casa di Nord, ma il sangue rappreso non è di lei, è del fuggiasco. Come si dipanano tutti questi misteri, a caccia di chi prima il fratello maggiore e poi quello minore vanno nel bianco accecante della neve di montagna?</p>
<p>Al di là di una certa prevedibilità dell’intreccio, la ricchezza di questo lungo racconto sta, come è ovvio, proprio nella scelta linguistica: asciutta, pietrificata, scabra. Laura Pugno sembra quasi, in altra forma e genere, dialogare con la lingua poetica che ben conosce: la bestia che i suoi protagonisti cercano è davvero molto simile a quella descritta da Giorgio Caproni ne <i>Il Conte di Kevenhüller</i>. I protagonisti la cercano ma ci sono dentro. O “dietro la Parola”.</p>
<p>(<em>pubblicato su</em> Cooperazione <em>n. 50 dell&#8217;11 dicembre 2012</em>)</p>
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