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	<title>Laurent Grisel &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La vicina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 06:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Laurent Grisel]]></category>
		<category><![CDATA[materiali per un libro su Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[prosa contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[(Questo testo è incluso nel progetto &#8220;Musée Vivant&#8221; realizzato da Robert Cantarella. Prossima esposizione, il 16 e 17 novembre 2013 al Musée de la Chasse di Parigi all&#8217;interno del &#8220;Festival Paris en toutes lettres&#8221;. La traduzione francese, a cura di Laurent Grisel, appare in contemporanea sul sito remue.net) di Andrea Inglese Questa vicina è una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>Questo testo è incluso nel progetto<a href="http://www.mucem.org/fr/node/1595"> &#8220;Musée Vivant&#8221;</a> realizzato da Robert Cantarella. Prossima esposizione, il 16 e 17 novembre 2013 al Musée de la Chasse di Parigi all&#8217;interno del &#8220;Festival Paris en toutes lettres&#8221;. <a href="http://remue.net/spip.php?article6298">La traduzione francese</a>, a cura di <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/06/07/pp-2/">Laurent Grisel</a>, appare in contemporanea sul sito <a href="http://remue.net/">remue.net</a></em>)</p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Questa vicina è una vecchia, ha tutto quel che, sul viso, nei modi, nell’indolenza maligna, malfidente, nell’insistenza dello sguardo, lanciato da dietro le sbarre del suo cancello, la rende vecchia, il mutismo, l’asciuttezza del corpo, quasi fosse bidimensionale, una sagoma di cartone, i capelli corti e slavati, non grigi ma bianchi, non le occhiaie ma le borse, ossia dei rigonfiamenti lividi sotto gli occhi, la vecchia di cui non so nulla, tranne che è vecchia,<span id="more-46837"></span> e che si comporta in modo totalmente adeguato alla vecchiaia, senza illusioni, compiacenze, slanci, ma secchezza e sorveglianza, perché quasi sempre, se è visibile, compare nella medesima posa, appoggiata come un’ergastolana alle sbarre del suo cancello, con i gomiti che sporgono, lo sguardo fisso su di me, dal lato opposto della strada, che esco, tentando di estrarmi dalla porticina del giardino, che raschia per terra, traballa, chiude male, cosicché io, uscendo, sono quasi certo di trovarla al suo posto, la sentinella, con tutta la sua vecchiaia ostile, e nel migliore dei casi solo ostinata e muta, che mi fissa, e allora io ricambio lo sguardo, mi rendo indagatore, poliziesco, ottuso, a volte mi sorge l’idea astrusa di attraversare la strada, e di domandarle i documenti, sostenendo che si tratta di un normale controllo di polizia, dal momento che io stesso, nonostante lei non l’abbia mai sospettato, date le mie abitudini di vita apparentemente disordinate, sono un poliziotto, e per questo stesso motivo mi sento legittimato, e persino obbligato a interrogarla, a chiederle da quanti anni è diventata vecchia, e per quanti anni ancora pensa di perseverare in questa sua commedia acida della vecchiaia, non sarebbe forse ora di smetterla, essere vecchi va bene, ma uno può anche riparare in casa, nel proprio soggiorno, tirare le tende e appisolarsi sulla poltrona più comoda… Ma poi rinuncio al mio piano, mi dirigo alla macchina, e qui compio alcuni gesti automatici, all’incirca sempre gli stessi, mi tolgo il borsello che ho a tracolla, cercando di non rimanere impigliato nel cordoncino, o di non agganciare con quest’ultimo il freno a mano, afferro la cintura di sicurezza, infilo la chiave di avviamento nel comparto apposito, sblocco lo sterzo e, guardando nello specchietto retrovisore a lato, non posso ignorare che la vecchia è sempre al suo posto, quindi mi sporgo verso di lei, osservandola dal finestrino che si trova dal lato opposto al conducente, ma la vecchia ha cessato di fissarmi, sovrana, altezzosa, si è messa di colpo a scrutare altrove, come se il mio caso non l’avesse mai interessata, ma sappiamo entrambi che non è vero, che tutto ciò fa parte di un diversivo, io so bene che le interesso, sono ancora troppo giovane per non interessarla, lei sa bene che i giovani, a maggior ragione quando non sono più giovanissimi, ma ormai quarantenni, riservano sorprese: possono impazzire, tornare a casa con un braccio rotto, venir aggrediti per la strada da uomini incappucciati, possono essere perseguitati da una donna, che li attende sempre all’uscita, pronta da urlare contro di loro alla minima reazione, anche la più calma e affettuosa, la vecchia non può fingere che io non lo sappia, mentre lei aspetta di morire, e con pazienza vaga nei recessi della sua vecchiaia, cerca con una certa serena costanza il mio punto di squilibrio, vuole vedermi cadere fuori, strisciare sulla soglia, vuole le mie urla, i pianti, una barba lunga, un’ambulanza davanti a casa, una sbornia violenta, con aggressione, o infrazione grave del vivere civile, come il lancio di sassi contro le finestre del vicino. Io so bene quel che lei si aspetta da me. Non ha tutti i torti, d’altra parte, questa vecchia, vuole che io sia all’altezza della mia non più recentissima giovinezza, vorrebbe almeno vedermi in fuga, spaventato, confuso. Tutto ciò sta già accadendo, ma io cavalco gli spaventi con grande noncuranza, affinché lei, quando io esco sul marciapiede, non ne sorprenda nel mio sguardo alcuna traccia, e così pure la confusione, è qualcosa che mi sono abituato a sospendere, come una partita di gruppo che malgrado la frenesia s’interrompe al fischio dell’arbitro, almeno per qualche istante, così accade del mio stato mentale, quando devo espormi alla sua ispezione visiva, anche da lontano, per questo salgo in automobile, o mi dirigo lungo il marciapiede, con una straordinaria presenza di spirito, senza esitare, o sbandare, o poggiare la fronte contro i tronchi dei castagni che crescono lungo la carreggiata. E pure avendo una concreta, urgente, improcrastinabile necessità di correre, di far perdere le mie tracce, di sfuggire alle grinfie di persone per me grandemente pericolose, benché insomma sia nei miei interessi smetterla completamente di pensare ad altro che alla corsa, affinché mi rimanga una qualche flebile speranza di uscirne indenne, dal momento che tutto intorno a me sta precipitando, io nonostante ciò non corro, anzi indugio sull’uscio del giardino, come a cercare un possibile motivo per tornare indietro, mi sembra l’unico modo questo, pur avendo conseguenze catastrofiche sulla mia vita futura, per non soddisfare queste sue brame da vecchia, brame che sebbene siano naturali, in qualche modo automatiche, meccaniche, ferree come leggi di natura, nel contempo non vanno, per nessun motivo, assecondate. Questa è una delle mie quotidiane battaglie. Forse la meno politica, la meno gloriosa, ma certo la più difficile, e io giorno per giorno, a fronte alta, la porto avanti.</p>
<p>*</p>
<p><em>[Questo testo è già apparso su NI nel 2010. Riappare oggi come parte di un lavoro di traduzione in francese realizzato con Laurent Grisel.]</em></p>
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		<title>H mi telefona da Parigi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2013 14:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Laurent Grisel]]></category>
		<category><![CDATA[materiali per un libro su Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>
		<category><![CDATA[prosa contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[[La traduzione in francese di questo testo, realizzata da Laurent Grisel, appare in contemporanea sul sito remue.net] di Andrea Inglese H mi telefona da Parigi, mi telefona sempre dalla stessa cabina, una cabina che si trova in una piazzetta di Montmartre, io comincio a conoscere questa piazzetta, ora quando mi chiama non m’immagino più solo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[La <a href="http://remue.net/spip.php?article6064">traduzione in francese</a> di questo testo, realizzata da <a href="http://www.imagine3tigres.net/">Laurent Grisel</a>, appare in contemporanea sul sito <a href="http://remue.net/">remue.net</a>]</em></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>H mi telefona da Parigi, mi telefona sempre dalla stessa cabina, una cabina che si trova in una piazzetta di Montmartre, io comincio a conoscere questa piazzetta, ora quando mi chiama non m’immagino più solo la cabina, con il congegno telefonico e il supporto triangolare di metallo, e qualche adesivo incollato sul vetro, in parte grattato via, gli aloni misteriosi sulle pareti di vetro, le cartacce a terra, o dei piccoli rametti spezzati che un paio di scarpe hanno trascinato fin lì, ora mi immagino dell’altro, appena lei inizia a parlare esploro ciò che si trova intorno alla cabina,<span id="more-45877"></span> la piazzetta, sento che è animata, vi passa della gente, per lo più vecchiette, che battono il selciato col bastone come a risvegliare i morti, anche un bambino sul monopattino, che cerca un modo per farsi male, un gatto che salta attraverso la cancellata, inseguendo una chimera, e i platani, un paio di grandi platani, che ramificano ampi e solenni verso l’azzurro, ma soprattutto la chiesa, piccola probabilmente, poco frequentata, ma che scampana spesso, scampana puntuale, ogni volta che H chiama suonano le campane, è come se le campane fossero dentro la cabina e appena stacca la cornetta si mettessero a suonare, sembra Charles Trenet, come se mi telefonasse da uno scenario di Trenet, con lui silenzioso che ascolta accanto, magari fuori dalla cabina, appoggiato alla parete di vetro, e roteando i suoi occhi, i suoi bulbi gonfi e giganteschi, e dovendo stare dietro a tutto questo, faccio una certa fatica a seguire H, non bado neppure a quello che dico, anche perché la telefonata è breve, è per forza breve, non brevissima, devo fare in tempo a sentire le campane, a immaginare dove le vecchie finiranno per sedersi, dev’esserci per forza una panchina, e il rumore secco del bambino, quando finisce a terra, il tonfo del gatto, ora che piomba nel giardino, ben attutito dal tappeto d’erba, ma con uno sforzo mi concentro sulla voce di H, non c’è più nient’altro, solo H che parla, la posso vedere di spalle, con un abito scollato, e immagino bene la sua nuca, la schiena, la massa di capelli, le vedo ai piedi delle scarpe diverse, anche i vestiti che indossa, nel corso di una semplice telefonata, sono sempre più di uno, quello a fiori, che le mette bene in risalto i seni, quello bianco che la rende irresistibile e più alta, quello scherzoso, tutto aperto, dove posso introdurmi di colpo, contro la sua pelle, ma ora devo ascoltarla, devo prestare attenzione a quello che accade, è solo la voce adesso, esiste solo la voce, e oggi H si è messa a piangere, mentre finiva la telefonata ho sentito che piangeva, cercava non tanto di trattenere il pianto, ma di piangere poco e piano, ma si capisce lo stesso quando uno piange, anche se piange poco è sempre triste, se poi piange a migliaia di chilometri di distanza, e neppure le campane suonano, allora è una brutta giornata, è una telefonata triste, per via dell’insonnia, H non sa più come dormire, ha disimparato a dormire, e quindi vive troppo, cioè non ce la fa più, è distrutta, vive tutte le ore, tutte le ventiquattrore e dopo di nuovo, altre ventiquattrore, senza pausa, intervallo, ricreazione, e quindi fa i pensieri neri, mentre non dorme, occupa tutto il tempo della notte con i pensieri neri, e tutto va male, non c’è nulla che si salva in quei pensieri, non salvano nulla quei pensieri della sua vita, sembra una cosa da buttare, uno scarto, quasi un piccolo veleno, la sua vita, sia che guardi indietro sia che guardi avanti, e nel mezzo, tra l’uno e l’altro, c’è l’agitazione nera dei pensieri, e la mattina poi è difficilissimo fare tutto, perché il vecchio giorno si cumula con il nuovo, pesa sul nuovo, tutti i giorni precedenti, quelli in cui non ha dormito, si trascinano nel nuovo giorno, e per uno che ha disimparato a dormire, il sonno non sa più cos’è, come si fa, come prenderlo, da che parte entrare nel sonno, non sa più dove sgorgava il sonno, lo cerca, ma non si capisce bene, il sonno non è un organo, che uno potrebbe toccarsi, massaggiare, accudire, e neppure un oggetto personale, che prima o poi salta fuori, anche se sembra che si sia perso, in realtà è da qualche parte, di sicuro, ma il sonno da dove viene, e soprattutto come ci si entra, in che posizione, perché il sonno è di sicuro ciò in cui devi glissarti, nel punto e al momento giusto, e H finisce che non dorme, cerca di imparare di nuovo a dormire, fa anche finta, simula il sonno, si mette giù, la testa sul cuscino, il lenzuolo sul viso, e chiude gli occhi, li tiene chiusi, come se dormisse, ma invece del sonno, che poi magari porta i sogni, ci sono i pensieri neri, passano di continuo i pensieri neri e riempiono tutta la notte, tutte le ore della notte, e dicono che la sua vita è niente, è fatta male, è da buttare via, che anche se morisse non conterebbe nulla, e ad un certo punto H ha preso lo stilnox, lo stilnox è una cosa che ti porta il sonno, ti porta il sonno a casa, è una cosa che compri, lo metti in bocca, lo fai scivolare dentro il tuo corpo, e lui ti porta il sonno dove sei tu, se sei a letto ti porta il sonno a letto, te lo caccia dentro a forza, è abbastanza risoluto lo stilnox, te lo preme dentro, sembra quasi che ti cada addosso il sonno, come un peso, come qualcosa che ti tramortisce, sembra un colpo in testa, come quelli nei film, per far svenire la sentinella, è un colpo secco sulla testa, e poi uno scivola a terra svenuto, e dorme, ma non fa niente, non lascia lividi, non c’è rischio di spaccarsi la testa, è lo stilnox, ma se ti mette nel sonno, se ti tira dentro nel sonno, è un sonno diverso dal tuo, non è come il sonno che avevi, il sonno dentro cui sprofondavi, è un sonno parallelo, eccentrico, quando ti svegli, e poi ti alzi, ti sembra in realtà di non aver dormito, il corpo ha dormito, tu sei meno stanco, hai più forza, come se avessi dormito, in effetti hai dormito, ma la sensazione è diversa, non hai conosciuto il tuo sonno, lo stilnox tramortisce, ti fa dormire, ma non ti fa conoscere il sonno, è un segreto, sarà per una questione di proprietà intellettuale, è un sonno segreto, il farmaco stilnox ti porta un sonno segreto, non può fartelo conoscere, ti prende alla sprovvista, di spalle, e poi se ne va via, ma poi H volendo conoscere il sonno, volendoci entrare alla luce del giorno, senza segreti, ha razionato progressivamente lo stilnox, e adesso non lo prende più, perché aveva riappreso a dormire, ma non ieri notte, e neppure l’altro ieri notte, è spaventata, perché per due notti ha dimenticato come si fa, le è andato via di mente, l’aveva sottomano il sonno, e poi nulla, sparito, e al suo posto i pensieri neri, per questo ora piange piano, io vorrei toccarle le labbra, lo so che non è immediato, uno tocca le labbra, e poi deve andare avanti, seguire quell’orientamento, fino a quando sei sul corpo dell’altro, tutto il tuo corpo è contro quello dell’altro, e a mano a mano la pelle tutta è contro tutta la pelle dell’altro, quando c’è solo la pelle, la guarigione è quasi totale, è sicura, pelle contro pelle, è il rimedio vecchio, il solito, ma non funziona mica così, è un rimedio vecchio ma difficile, tra di noi funziona, è perfetto, si può dire senza esagerare che è un rimedio perfetto, ma al telefono non si può fare, non nella cabina, con la chiesetta che chiude la piazza, e le vecchie che saettano i bastoni, e i gatti che fanno balzi di molti metri, e bambini riversi a terra in pozze di sangue.</p>
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		<title>PP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 08:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Laurent Grisel]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[PP]]></category>
		<category><![CDATA[Testo a fronte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Laurent Grisel a cura di Andrea Inglese Laurent Grisel, classe 1952, è forse uno dei pochi poeti francesi contemporanei, il cui lavoro si pone come esplicitamente e programmaticamente politico. Sarebbe inappropriata per la sua poesia la dicitura “poesia civile”, che rimanda al sogno di una comunità e dei suoi valori condivisi, di cui il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Laurent Grisel</strong></p>
<p>a cura di <strong>Andrea Inglese </strong></p>
<p>Laurent Grisel, classe 1952, è forse uno dei pochi poeti francesi contemporanei, il cui lavoro si pone come esplicitamente e programmaticamente politico. Sarebbe inappropriata per la sua poesia la dicitura “poesia civile”, che rimanda al sogno di una comunità e dei suoi valori condivisi, di cui il poeta si farebbe custode e difensore. La poesia “politica” di Grisel si è formata nello spirito di Brecht, ossia nell&#8217;idea che le forme letterarie, nate dall&#8217;esercizio di un privilegio sociale e culturale, siano da porre al servizio dell&#8217;umanità sfruttata e senza storia. Questa inattualità d&#8217;approccio pone Grisel al riparo dalle più facili opzioni delle poesia francese contemporanea: l&#8217;opzione umanistica e altisonante che prosegue la lezione di Char e quella anti-umanistica che rinnova la lezione degli avanguardisti di <em>Tel Quel</em>. <span id="more-39230"></span>Grisel va davvero per vie poco battute, ma la sua propensione allegorica gli permette di utilizzare in modo critico e consapevole un ampio patrimonio di forme, in un modo anche più spregiudicato di quanto abbia fatto, qui da noi, un Fortini. In ogni suo componimento – in genere predilige la serie tematicamente organizzata o il pometto –, l&#8217;autore concepisce la forma <em>assieme</em> al soggetto, negando così preminenza all&#8217;esibizione di uno stile individuale. Poco importa, infatti, ciò che rende inconfondibile la voce dell&#8217;autore, in quanto l&#8217;autore stesso si concepisce come un apparato di ricezione di voci di volta in volta diverse. E nel suo lavoro, contrariamente a quanto accade per lo più nella poesia contemporanea nostra e d&#8217;oltralpe, Grisel si basa anche su materiali documentari più o meno estesi.</p>
<p>“<em>PP</em> (abbreviazione di “polipropilene”) è una serie di quindici testi ispirati al ciclo di vita di questa materia plastica utilizzata nei cruscotti delle automobili, nei raccoglitori, ecc. Questi testi raccontano il ciclo di vita del polipropilene: dall&#8217;impianto petrolifero alla fabbricazione del monomero (il propilene), del polimero, dei fogli di PP, all&#8217;inceneritore e alla discarica, ecc. I testi di <em>PP</em> si susseguono secondo l&#8217;ordine delle tappe del ciclo di vita del polipoprilene e non hanno né inizio né fine: si può iniziarne la lettura da qualsiasi testo.</p>
<p>La versione qui tradotta, <em>Ciclo di vita (4)</em>, presenta i quindici testi a partire dai quali si possono comporre <em>n</em> versioni di questo insieme. Una delle versioni possibili di questo insieme, <em>Ciclo di vita (3)</em>, è stata pubblicata nella rivista elettronica remue.net (inverno 2005). Un&#8217;altra versione, <em>Ciclo di vita (1)</em>, è stata pubblicata da “The Saint Ann&#8217; Review” (inverno 2008) nella traduzione di Penny Allen. Uno dei testi, “noi. genia di combustione lenta” è stato pubblicato sul sito <a href="https://www.nazioneindiana.com/">www.nazioneindiana.com</a> nella traduzione di Andrea Raos.</p>
<p><em>PP</em> è stato scritto per l&#8217;artista Antoine Perrot.</p>
<p><em>PP </em>è dedicato a Philippe Osset, a tutti gli amici di Eco-bilan.”</p>
<p><em>L. G.</em></p>
<p>**</p>
<pre style="text-align: left;">Estrudetemi questo, e passate tra
due rulli: placche da tranciare,
sogni da tranciare, calandre,
fogli da tranciare, gambe da tranciare,
cesoie, lame, cesoiate
senza grida, senza calore, senz’acqua –
e quindi «senza inquinamento delle fonti»
(pubblicità del fabbricante). 

*

E abbiamo del pimpante imputrescibile,
insensibile all’acqua, all’olio, alle dita
grasse – dell’allegro, del chiaro per sempre,
rapporti di dominazione resi euforici,
eufemistici, un etere che dice cosa?
Bene, tutto va bene, lampadari, raccoglitori,
archiviazioni eternamente giovani, gialle,
grige, azzurre, traslucide – design.

*

Liscio, chiaro, rigido per sempre,
mischiato ai cartoni friabili, alle buc-
ce umide, ai legni marcescenti,
che tornano carbone,
e vapore – alla gravità terrestre –
terra – terra nella terra –

*

terra imprigionata nella terra – dove
le radici scaveranno, linee
sensibili, affamate – terra ben presto
nella terra – terra amata dai vermi
– vermi amati dagli uccelli – amati dal cielo
– piume e scheletri leggeri che
ricadranno morti al suolo
verde, nero, bruno, grigio, nero, bianco, giallo.

*

L’eterno ha il suo punto di fusione:
174°C – legami rotti, atomi liberati,
abbandonati al fuoco: C, H danzando
una giga fatale, imprevedibile, vortici
non calcolabili, non determinati –
fiamme gialle, fumi bianchi – 

*

noi, stirpe di combustione lenta –
finché viviamo – sappiamo
la stranezza di ciò: l’inammissibile
stranezza del fuoco. Distruzione
dell’uomo come legame, l’orrore d’
essere ridotti ad atomi danzanti.

*

Vapore greve, carico di quali
polveri, metalli, pene, pianti,
e che ricade in goccioline iridate,
calore perso, veleni al vento,
occasioni mancate, pene perdute,
smarrite nell’aria e sulla terra –

*

C nei fumi, trascinato al cielo,
invisibile ad occhio nudo, presto
concentrato sino a 450 ppm? Oceano acido,
correnti mutevoli, che rallentano –
permafrost che sgela, rilascia
metano – e noi, trascinati via.

*

Poco, pochissimo s’ammucchia, discende. Di cui
poco, pochissimo si ricompone in gas, olio, carbone,
bitumi. Di cui poco, pochissimo rimane
intrappolato sotto il manto. Cumulo di milioni d’anni.
I cinghiali vi si rotolano, di generazione
in generazione, per uccidere i parassiti.
Torce inutili, uomini fradici,
neri d’olio, dritti, luccicanti, al lavoro.

*

L’indipendenza, Mossadegh, soffocata nel sangue
e la tristezza. E la tristezza. “Rivolta popolare
contro il patriota”, il “populista” – non conta
il paese, l’ora, il nome – non contano i morti –
“colpi di Stato”, “conflitti etnici” – sofferenze
non calcolate, storie raccontate e ripetute,
manipolate fino alla nausea. Impersonale, inumano.
Grida in qualsiasi lingua. 

*

Nello steamcracker – fabbrica alta, tubature
illuminate di notte – introdurre nafta o qualunque altra
lunga catena di carbone – il vapore l’attende,
da 5 a 600 gradi Celsius – non si vede nulla...

*

Incidenti non ce ne sono, nel trasporto del propilene – o quasi
ma il campeggio di Los Alfaquès – a San Carlos de la Rápita,
Costa Brava, Spagna – l’11 luglio 1978, verso le 14.30,
un camion carico di 23,5 tonnellate invece delle 19 consentite, ecc.
proiettato in pezzi a 300 metri – in dieci secondi
una palla di fuoco, alta forse 100 metri, 100 morti
subito, abiti in fiamme, nuotatori ustionati sotto
la cascata, serbatoi d’auto turistiche e bombole
di gas: bombe secondarie, 67 persone ustionate per sempre –
si è appresa la lezione: leggi, norme tecniche, controlli – questo,
la tecnica, invisibile, inosservato, ma molto rumorosa, la retorica:
una data e un nome citati tra virgolette – e delle cifre
inesatte, 150 morti, perché no?, ce ne furono 217 alla fine,
butano al posto del propilene, ecc. – inscenare un dramma.

*

Senza catalizzatore non si potrebbero assemblare
le molecole di propilene: C3 e H6–
9 atomi non liberi, semplicemente o
doppiamente vincolati, violenza estrema, energia
che noi preferiamo ignorare nella nostra,
più propria, materia. Vita e non vita, legamento
e scioglimento. Resa: da 60 a
80 gradi Celsius, 35 tonnellate di PP ogni chilo.

*

PP, propilene, C3H6 ma
guardate com’è assemblato.
atattico: in disordine CH3
da una parte all’altra della catena C
arbonioso – risultato: in reticolo.
Isotattico: in ordine, CH3
ben disposti, tutti dalla stessa parte
della catena C: un cristallo, ah –
*

E gloria agli ingenieri
che trovarono – oh trovatori –
il catalizzatore che assembla
iso- e atattici in co-
polimeri in sequenza, iso-
e atattici susseguentesi
sulla lunga catena, gomitolo
or- e disordinato.

*

Estrudetemi questo, e passate tra
<em>[ecc.]</em></pre>
<p>*</p>
<p><strong>Nota bio-bibliografica.</strong></p>
<p>Nato nel 1952 a Boulogne-Billancourt. Lavora per sei anni come operaio nella periferia parigina poi nella regione di Dunkerque. Per nove anni è reponsabile nazionale di un&#8217;associazione di consumatori, Dal 1992 al 2001 è consulente ambientale. Oggi dedica la maggior parte del suo tempo alla scrittura.</p>
<p>Poesia</p>
<p><em>Poèmes brefs, poèmes faciles à lire</em>, Plein Chant éd., Bassac; Du Lérot éd., Tusson, 1985.</p>
<p><em>La Nasse, Die Reuse, La Nassa, The Fishtrap</em> (testo originale e traduzioni in tedesco di Rüdiger Fischer, in italiano di Fabio Scotto, e in inglese di Cid Corman), Éditions en Forêt, Rimbach, 2002.</p>
<p><em>S&#8217;en sauver</em>,Wigwam éd., Rennes, 2002.</p>
<p><em>Qui ne disent mot</em>, nella rivista “Triages”, Anthologie 2005, Tarabuste éditeur, Saint-Benoît-du-Sault, aprile 2005.</p>
<p><em>Bestiaire corse</em>, (disegni e impaginazione di Benoît Jacques), Benoît Jacques Books, Montigny-sur-Loing, février 2006.</p>
<p><em>Sito Internet</em></p>
<p><big><span style="font-family: Garamond;"><a href="http://www.imagine3tigres.net/" target="_blank">http://www.imagine3tigres.net</a></span></big></p>
<p>*</p>
<p><em>[L&#8217;articolo è tratto dal n° 43 (II semestre 2010) di &#8220;Testo a fronte&#8221;]</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>PP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2007 05:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[Laurent Grisel]]></category>
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					<description><![CDATA[(estratto) di Laurent Grisel traduzione di Andrea Raos noi, genia di combustione lenta &#8211; intanto che viviamo &#8211; sappiamo la stranezza di ciò: l&#8217;inammissibile estraneità del fuoco. Distruzione dell&#8217;uomo in quanto legame, l&#8217;orrore di essere ridotti a una danza di atomi. * nous, gens de combustion lente &#8211; tant que nous vivons &#8211; savons l&#8217;étrangeté [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><small>(estratto)</small></p>
<p>di <strong><a href="http://www.poesieschoisies.net">Laurent Grisel</a></strong></p>
<p>traduzione di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>noi, genia di combustione lenta &#8211;<br />
intanto che viviamo &#8211; sappiamo<br />
la stranezza di ciò: l&#8217;inammissibile<br />
estraneità del fuoco. Distruzione<br />
dell&#8217;uomo in quanto legame, l&#8217;orrore di<br />
essere ridotti a una danza di atomi.</p>
<p><span id="more-3216"></span></p>
<p>*</p>
<p>nous, gens de combustion lente &#8211;<br />
tant que nous vivons &#8211; savons<br />
l&#8217;étrangeté de cela: l&#8217;inadmissible<br />
étrangeté du feu. Destruction de<br />
l&#8217;homme comme lien, l&#8217;horreur d&#8217;<br />
être réduits à atomes dansants.</p>
<p><small>Vedi anche <a href="http://www.remue.net/spip.php?article1342">qui</a>.</small></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>LA NASSA</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/07/07/la-nassa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2004 16:57:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Scotto]]></category>
		<category><![CDATA[Laurent Grisel]]></category>
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					<description><![CDATA[<i>Intercalare 3</i>

<b>I giochi non sono mai del tutto fatti</b>

<i>I giochi non sono mai del tutto fatti.
Perfino durante il regime nazista, Bertold Brecht
si chiedeva come sarebbe stato possibile dire
la verità in Germania. Nel suo saggio del 1935, </i>
Le cinque difficoltà di scrivere la verità,
<i>egli diede una lista di ciò che è necessario per scrivere la verità:
1. Il coraggio di scriverla.
2. L’intelligenza di discernerla.
3. L’arte d’impiegarla come arma.
4. Il buon senso di scegliere quelli nelle mani dei quali essa sarà efficace.
5. L’astuzia di divulgarla a molta gente</i> (1)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intercalare 3</em></p>
<p><strong>I giochi non sono mai del tutto fatti</strong></p>
<p><em>I giochi non sono mai del tutto fatti.<br />
Perfino durante il regime nazista, Bertold Brecht<br />
si chiedeva come sarebbe stato possibile dire<br />
la verità in Germania. Nel suo saggio del 1935, </em><br />
Le cinque difficoltà di scrivere la verità,<br />
<em>egli diede una lista di ciò che è necessario per scrivere la verità:<br />
1. Il coraggio di scriverla.<br />
2. L’intelligenza di discernerla.<br />
3. L’arte d’impiegarla come arma.<br />
4. Il buon senso di scegliere quelli nelle mani dei quali essa sarà efficace.<br />
5. L’astuzia di divulgarla a molta gente</em> (1)<br />
<span id="more-528"></span><br />
<strong>Uscire</strong></p>
<p>Tra l’esperienza concreta d’una vita ordinaria, in questo momento su questo pianeta, e i racconti pubblici fatti per dare un senso a questa vita, il fosso, l’abisso sono realmente spalancati.<br />
John Berger, dicembre 1991, <em>Calling out</em>, Paroles d’Aube éd., 1993.</p>
<p>1</p>
<p>Dà delle idee, Hans Haacke,<br />
il suo modo rude di andar incontro<br />
agli eventi e alle genti.</p>
<p><em>Bisognerebbe che lei fosse<br />
una sorta di consigliere tecnico<br />
di tutti i movimenti sovversivi</em> (2)</p>
<p>Ma bisognerebbe allora scegliere e<br />
(che ci si lasci portare dal cuore<br />
o che si decida per calcolo)<br />
prendere il rischio d’ingannarsi, d’ingannare, d’essere ingannati</p>
<p>essere politici:<br />
saper riconoscere il mobile partito<br />
del movimento,<br />
saper cambiare, far cambiare ciò che cambia,<br />
condursi, umanamente,<br />
più lontano</p>
<p>prendere il rischio di mettere alla prova il proprio giudizio,<br />
di trovarsi trascinato a discutere<br />
con l’uno o l’altro tattico, uscito non si sa da dove,<br />
forse e per definizione, per sfortuna,<br />
messo alla prova in questo àmbito di competenza<br />
strano, distante,</p>
<p>un politico<br />
che avrà appreso il combattimento<br />
su banchi diversi da quelli della scuola,<br />
la parola e la scrittura<br />
con pubblici diversi da quelli degli allievi deferenti,<br />
da quelli dei vecchiacci dubbiosi,<br />
da quelli dei colleghi in piena traiettoria professionale,<br />
da quelli degli amici confidenti.</p>
<p>2</p>
<p>Zola è l’esempio? Ascoltiamo Zola!<br />
<em>È il denaro, il guadagno legittimamente realizzato con le proprie opere<br />
che ha liberato l’autore da ogni protezione umiliante,<br />
che ha fatto del vecchio buffone d’anticamera<br />
un uomo che dipende unicamente da sé stesso.<br />
Con il denaro, ha osato dire tutto.<br />
Ha esteso il suo giudizio ad ogni cosa<br />
fino al re, fino a Dio,<br />
senza timore di perdere il pane.<br />
Il denaro ha emancipato lo scrittore,<br />
il denaro ha creato le lettere moderne</em> (3)</p>
<p>La questione non è<br />
d’<em>imparare a servirsi contro lo Stato<br />
della libertà che</em> (ci) <em>assicura lo Stato</em> (4)<br />
ma d’imparare a fare a meno dello Stato<br />
come d’ogni altro cappello.</p>
<p>3</p>
<p>Noi andremo dove vorremo, liberamente,<br />
senza preoccuparci dei divieti promulgati dal nostro stesso ambiente.<br />
Noi andremo come vorremo</p>
<p>in modo <em>che ciò sia divertente, che sia<br />
piacevole e che ciò dia piacere al pubblico</em> (5)<br />
o semmai disgusto</p>
<p>e la voglia di metter la testa fuori dall’acqua.<br />
Certamente noi non ci limiteremo<br />
alla denuncia delle polveri dominanti.</p>
<p>C’è sempre da imparare dagli uccelli, dai fiori,<br />
dai pesci. Ci sono vite da cogliere sott’acqua,<br />
nella savana corrente, con la punta del coltello.</p>
<p>C’è l’assenza, la vita confusa d’inanità sonora.<br />
Il folle vuoto, da colmare, tra quel che si dice<br />
pubblicamente delle nostre vite e quel che se ne vive.</p>
<p>C’è il silenzio. I denti stretti. L’ultimo respiro.<br />
Ci sono vite ciarliere, alla ricerca della ricerca,<br />
e le bellezze della logica ad uncinetto —</p>
<p>tutto ciò che dà gioco, fa vedere la luce,<br />
il divenire, il disincanto, l’angoscia<br />
d’essere umano e d’andare senza aver avuto il tempo.</p>
<p>Tutto ciò che crea la distanza e permette di vedere<br />
dieci volte, venti volte ciò che è e sarebbe<br />
nei mondi possibili, rifatti, da rifare<br />
e da riprendere, ricucire, da ricominciare<br />
sempre, sempre qui, sempre mai qui.</p>
<p>4</p>
<p>Saremo liberi in quanto esposti<br />
alla vista e ai critici, all’incontro.<br />
Non solo l’opera è da creare<br />
anche il pubblico<br />
e la relazione con esso</p>
<p>e se vuole dei nostri gesti e un po’ di quel che sarebbe detto,<br />
svelato, contro i suoi puntelli, le sue credenze, fasciature,<br />
pretesti per vivere —<br />
contro e con, in tutta complessa onestà —<br />
se vuole che ciò esista<br />
liberamente, indipendentemente,<br />
lo riconoscerà e lo farà vivere.</p>
<p>5</p>
<p>E se non va?<br />
Bisogna soltanto continuare.</p>
<p>No?</p>
<p>Non è la libertà di creare<br />
che conta al di sopra di tutto?<br />
Non è la libertà di dire la verità<br />
perfino contro ogni evidenza, contro ogni immediata intuizione,<br />
perfino in modo deludente,<br />
disillusorio,<br />
che dà la gioia di vivere, le sensazioni<br />
di velocità, d’immobilità, di scivolata,<br />
di scoperta?</p>
<p>Ciò che hai preso passando, è fatto per giocare,<br />
è fatto per esser dato, ricevuto, lanciato e rilanciato.<br />
E’ una forza andante.<br />
Ecco, è lasciato, è ripreso.</p>
<p>L’arte è d’andare incontro<br />
solo o non solo<br />
con ciò che si è raccolto passando<br />
con o senza rischio.</p>
<p><em>Intercalare 4</em></p>
<p><strong>Esoteriche</strong></p>
<p>Ne farò altre ancora più raggomitolate e annodate,<br />
di queste poesie poco facili da capire e da disfare.<br />
È il tema che lo richiede.<br />
È così.<br />
Ci sono legami complessi, strani, riannodati,<br />
la loro anche ardua ricerca.<br />
Io voglio offrirli nella loro evidenza e violenza.<br />
E ciò non si disfa, neanche dopo<br />
lungo tempo di lavoro maturato.</p>
<p>(1) Citazione di B. Brecht quasi uguale a quella ripresa da Hans Haacke in <em>Libre échange</em>, p. 114.</p>
<p>(2)Pierre Bourdieu, p. 36.</p>
<p>(3) Émile Zola, in <em>L’argent et la littérature</em> (<em>Le roman expérimental</em>, 1880).</p>
<p>(4) Pierre Bourdieu, p. 77 : […] <em>quando lo Stato si mette a pensare e ad agire secondo la logica del rendimento e del profitto in materia d’ospedali, di scuole, di radio, di televisioni, di musei o di laboratorî, sono le più alte conquiste dell’umanità ad essere minacciate : tutto ciò che appartiene all’ordine dell’universale, ovvero dell’interesse generale, del quale lo Stato, che piaccia o no, è il garante ufficiale.<br />
È per questo motivo che è necessario che gli artisti, gli scrittori e gli scienziati, i quali sono depositarî di alcune delle più rare acquisizioni della storia umana, imparino a servirsi contro lo Stato della libertà che lo Stato assicura loro. È necessario che essi lavorino simultaneamente, senza fastidio né cattiva coscienza, ad accrescere l’impegno dello Stato e la vigilanza nei confronti dell’impresa di Stato.</em></p>
<p>(5) Hans Haacke, p. 111.</p>
<p>*****</p>
<p>Presento, nella traduzione di <strong>Fabio Scotto</strong>, un estratto da <em>La nassa</em>, « poema-recensione » scritto dal poeta <strong>Laurent Grisel</strong> in risposta ad un dialogo, purtroppo non tradotto in italiano, fra il sociologo <strong>Pierre Bourdieu</strong> e l’artista <strong>Hans Haacke</strong> : <em>Libre échange</em>, Le Seuil / Les presses du réel, 1994, p. 152. Molto in sintesi, direi che il tema di <em>Libre échange</em>, come anche di <em>La nassa</em> è la questione della libertà dell’artista e dell’intellettuale rispetto alle istituzioni e all’ « ambiente » dei produttori di cultura. Da cui il titolo emblematico di questa sezione : « Uscire ».<br />
Questo poema complesso, intessuto di citazioni da varie fonti, accompagnato da note dettagliate, è uscito per l’editore tedesco <strong>Éditions en forêt / Verlag im Wald</strong> (Rimbach), <a href="http://www.verlag-im-wald.de">www.verlag-im-wald.de</a>, in edizione quadrilingue : la traduzione inglese è di <strong>Cid Corman</strong>, quella tedesca di <strong>Rüdiger Fischer</strong>, quella italiana di <strong>Fabio Scotto</strong>. L’originale francese di questa sezione, « Uscire », può essere letto sul sito animato dal romanziere <strong>François Bon</strong>, <a href="http://www.remue.net/revue/TXT0205Grisel.html">www.remue.net/revue/TXT0205Grisel.html</a>.<br />
Laurent Grisel, nato nel 1952, ha pubblicato libri di poesia e di estetica, tra cui : <em>Poèmes brefs, poèmes faciles à lire</em>, Plein Chant / Du Lérot, 1985, <em>Une anthologie</em>, Du Lérot, 1996. Grisel è anche animatore del sito <a href="http://www.poesieschoisies.net">www.poesieschoisies.net</a>, che sperimenta la costruzione di « percorsi di lettura in rete » sulla poesia francese e straniera. Ne consiglio la visita, sia per la qualità dei testi pubblicati che per l’originalità di concezione del sito. [A.R.]</p>
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