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	<title>lavoro editoriale &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>«il manifesto» dell’editoria italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 10:37:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro editoriale]]></category>
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		<category><![CDATA[valerio cuccaroni]]></category>
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					<description><![CDATA[Per una critica dell’industria editoriale &#160; di Valerio Cuccaroni &#160; La serie di testimonianze di lavoratori e lavoratrici del mondo dell&#8217;editoria italiana, pubblicate dal 19 al 30 agosto scorsi da «il manifesto» con il titolo “Protagonisti dell’editoria” e riproposta per gentile concessione del quotidiano su www.generazionetq.org, potrebbe contribuire ad avviare, assieme ad altre analisi e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><em>Per una critica dell’industria editoriale</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Valerio Cuccaroni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La serie di testimonianze di lavoratori e lavoratrici del mondo dell&#8217;editoria italiana, pubblicate dal 19 al 30 agosto scorsi da «il manifesto» con il titolo “Protagonisti dell’editoria” e riproposta per gentile concessione del quotidiano su <a href="http://www.generazionetq.org">www.generazionetq.org</a>, potrebbe contribuire ad avviare, assieme ad altre analisi e azioni in atto e in programma, una nuova fase della produzione letteraria italiana? In che modo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Propongo, a caldo, alcuni piccoli spunti di riflessione, consapevole che ben altre sono e saranno le menti capaci di sviluppare il dibattito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Qualche passo indietro: la dimensione artigianale del lavoro editoriale</em></p>
<p>Nel XX secolo l&#8217;elaborazione di complesse e articolate poetiche ha aperto la strada all&#8217;elaborazione di più complesse e articolate opere, capaci di confrontarsi con un mondo non più chiuso, ma aperto, non più determinato, ma indeterminato, caotico. Eppure le poetiche degli autori e delle autrici del XX secolo si inserivano in una dimensione ancora sostanzialmente artigianale della produzione letteraria.<span id="more-40004"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Qualche passo avanti: l’industria editoriale</em></p>
<p>Con l&#8217;avvento delle tecnologie informatiche, che a partire dagli anni Ottanta hanno rivoluzionato tutto il lavoro editoriale, dalla fase aurorale della creazione a quella finale della composizione e della stampa passando per le campagne promozionali, si è entrati, anche in Italia, in una dimensione pienamente industriale dell&#8217;editoria, con un proliferare di opere tale da saturare l&#8217;orizzonte di attesa dei lettori (analizzato e plasmato a tavolino dagli uffici marketing) e cancellare il dibattito estetico sui giornali, sommersi dalle sempre più cospicue e indistinguibili novità (formattate ad uso del cronista dagli uffici stampa).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Cineletteratura: la catena di montaggio dell’editoria</em></p>
<p>Era già chiaro prima, ma ora che ci sono le testimonianze di chi finora era rimasto pubblicamente nell’ombra, è acclarato: il lavoro letterario è in tutto e per tutto un lavoro d‘équipe, collettivo, nel senso che altre figure professionali, oltre l’autore, finiscono per condizionare strutturalmente la resa finale dell’opera, per cui l&#8217;opera letteraria finisce per assomigliare sempre più all&#8217;opera cinematografica.</p>
<p>Finora, però, mentre i meccanismi produttivi dell&#8217;industria cinematografica erano conoscibili da tutti (basta visionare i bonus track dei dvd, con le interviste ai registi, direttori della fotografia, sceneggiatori, attori, ecc.), le regole della produzione editoriale erano note ai soli addetti ai lavori e non a tutti, perché, come spesso accade nelle catene di montaggio, chi si trova in un settore ignora principi e mansioni di chi si trova in un altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L’alienazione dei padroni</em></p>
<p>In un sistema produttivo in cui l&#8217;eccesso alla produzione e al consumo letterario è aumentato proporzionalmente all&#8217;aumento dell&#8217;alfabetizzazione, della scolarizzazione, dei lettori, le logiche industriali stanno tacitamente soffocando qualsiasi altra logica &#8211; intellettuale, estetica, relazionale, ecc. Questo ha finito per provocare un paradossale senso di alienazione, di espropriazione di sé e del proprio lavoro, che nell&#8217;editoria è strutturalmente altro, diverso, rispetto alla produzione delle merci comuni, anche nel proprietario dei mezzi di produzione, cioè nell&#8217;editore. La lotta per la decrescita editoriale, lanciata da minimum fax, nasce in questo contesto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Capire per cambiare</em></p>
<p>Entrare nel laboratorio di redattori, editor, addetti stampa, agenti letterari, direttori artistici, direttori editoriali potrebbe aiutare gli autori e le autrici del XXI secolo a comprendere quei meccanismi che hanno schiacciato e continuano a schiacciare molti loro colleghi,  omologandoli, nel peggiore dei casi, o relegandoli, nel migliore, al ruolo di comparse nella scena culturale nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per tutte queste ragioni, presa in blocco la serie “Protagonisti dell&#8217;editoria” potrebbe equivalere, parafrasando Barthes, a una sorta di “grado zero dell&#8217;editoria”: ovvero l&#8217;editoria considerata come il rapporto che intrattengono i lavoratori e le lavoratrici del settore con gli autori e la società, il rapporto tra letteratura e storia. Un necessario punto di partenza, dunque, per instaurare un nuovo patto tra lavoratori e lavoratrici dell&#8217;editoria (autori, agenti letterari, redattori, addetti stampa, editori), tra loro e il lettore.</p>
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