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	<title>legge mancino &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>OMOFOBIA DI STATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 19:22:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Bijoy M. Trentin Non è la prima volta che un disegno di legge anti-omofobia/transfobia viene proposto in Parlamento. Quando fu affossato per “pregiudiziali di costituzionalità” nel 2009, negli USA veniva approvata una specifica norma che tra i crimini d’odio elenca le violenze per motivi di religione, razza, colore della pelle, origine nazionale, genere, identità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Bijoy M. Trentin</strong></p>
<p>Non è la prima volta che un disegno di legge anti-omofobia/transfobia viene proposto in Parlamento. Quando fu affossato per “pregiudiziali di costituzionalità” nel 2009, negli USA veniva approvata una specifica norma che tra i crimini d’odio elenca le violenze per motivi di religione, razza, colore della pelle, origine nazionale, genere, identità di genere, orientamento sessuale, disabilità (è il cosiddetto «Matthew Shepard Act»). Questo è il minimo che oggi una democrazia dovrebbe garantire per definirsi tale, insieme a una regolamentazione non discriminatoria per le coppie LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender): e su tali questioni l’Italia disattende numerose norme e raccomandazioni dell’Unione Europea, dimostrandosi incapace di avviare un processo di approfondimento dell’inclusività e della laicità dello Stato.</p>
<p>Considerato anche il recente aumento dei crimini basati sull’intolleranza nei confronti delle persone LGBT, ultimamente pure Amnesty International ha sottolineato che «le autorità italiane dovrebbero contrastare con maggiore decisione gli atteggiamenti omofobici in modo da garantire una maggiore sicurezza delle persone LGBT» (Rapporto Annuale 2010). E cosa si fa in Parlamento?<span id="more-39555"></span> Si gioca con la vita delle persone, adducendo “pregiudiziali di costituzionalità” pretestuose: fittizie perché frutto di vieti pregiudizi che si basano su usanze discriminatorie, solitamente di origine religiosa (anche se è necessario tenere presente il fatto che oggi le posizioni, all’interno anche delle stesse religioni o persino singole confessioni, sono talora diversificate).</p>
<p>C’è chi afferma che i termini “orientamento sessuale”, “omofobia”, “transfobia” ecc. non sono chiaramente definiti e definibili e che dunque ciò che a essi si riferisce (quindi anche i reati correlati) non è di facile identificazione. Nella letteratura scientifica tutti i concetti sono stati precisamente perimetrati: per esempio, non c’è la possibilità di confondere l’“orientamento sessuale” con fenomeni di tipo totalmente diverso, come pedofilia, zoofilia, necrofilia, poligamia, incesto ecc. Chi, invece, produce tale confusione concettuale e terminologica ha come obiettivo solo quello di procacciarsi un corrivo consenso facendosi portabandiera di princípi che perpetuano ideologie che incentivano la segregazione.</p>
<p>E c’è anche chi sostiene che indicare una categoria specifica di persone da proteggere va contro l’articolo 3 della Costituzione, ma è proprio questo articolo a essere, invece, la base di partenza per l’eliminazione di ogni discriminazione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Il dibattito è già stato affrontato in fase di discussione della legge Mancino, che ingloba tra i motivi di odio e violenza la razza, l’etnia, la nazione, la religione e che basterebbe integrare con il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale: non accettare tale prospettiva equivale a dire che è discriminatorio prevedere specifiche sanzioni per chi attacca, per esempio, un rom in quanto rom, un canadese in quanto canadese, un ebreo in quanto ebreo, un cattolico in quanto cattolico ecc. Per questo motivo, la proposta di legge n. 2802  in questione appare un poco zoppa, visto che tratta solo dei delitti non colposi e non include anche l’incitamento e la provocazione all’odio e alla violenza: non è sufficiente, però è un passo in avanti.</p>
<p>In Italia, oggi, anche per l’estenuante non-dibattito, visto che gli slogan retrivi si sprecano, non includere il genere, l’identità di genere e l’orientamento sessuale tra i motivi di odio e violenza in una legge relativa a determinate aggravanti significa dare un messaggio forte e chiaro a tutti: «L’omofobia e la transfobia non sono reati, quindi procedete pure indisturbati!»: siamo di fronte all’omofobia e alla transfobia di Stato. Cosí chi vota contro una legge anti-omofobia/transfobia esprime e avalla l’omofobia e la transfobia stesse, sentendosi già di per sé scagionato da ogni possibile reato che potrebbe commettere, per esempio, anche nel solo invocare «forni crematori per i culattoni» o anche nel semplice insinuare o affermare esplicitamente che le persone LGBT sono malate in quanto LGBT: invece, con l’approvazione di una legge anti-omofobia/transfobia, viene meno tutto il progetto politico di molti avventurosi (e avventati) rampichini.</p>
<p>Un moderno Stato democratico, per definirsi tale, non solo approva una legge anti-omofobia/transfobia, ma anche norme che regolino tutte le coppie in modo uguale, indistintamente rispetto anche al genere, all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Ciò significa procedere in modo deciso verso la definizione di diritti civili per tutti, cioè dei matrimoni e delle unioni civili (piú ‘leggere’ dei matrimoni rispetto ai diritti e ai doveri) sia per gli eterosessuali sia per gli omo-/bi-/trans-sessuali. Anche qui la Costituzione non oppone ostacoli di alcun tipo, poiché – contrariamente ai proclami di alcuni politici – non vi è scritto che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. La formulazione dell’articolo 29 non impedisce affatto un processo di inclusione della molteplicità delle formazioni familiari: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E mediante l’articolo 2, «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Il benessere dell’individuo e della coppia partecipa al benessere della collettività; la sua instabilità, al contrario, rende vacillante anche la struttura sociale complessiva.</p>
<p>Abbiamo altri problemi ora? L’economia, i debiti, la crisi? Secondo alcuni la legge anti-omofobia/transfobia, le unioni civili e i matrimoni anche per le persone LGBT non sono delle priorità rispetto a altre problematiche. A costoro si può rispondere che anche su questo piano si gioca la tenuta del modello democratico di un paese: l’inclusione e la laicità sono fondamentali, quindi sono prioritarie, almeno quanto altri princípi di base. Cosí, mentre in altri Stati europei e extra-europei (si pensi, per esempio, ai cattolicissimi Brasile e Spagna…) l’ampliamento dei diritti civili alle persone LGBT è globale, in Italia manca persino una minima legge anti-omofobia/transfobia e ci sono ancora ministri che se la prendono con una pubblicità in cui due uomini o due donne si tengono per mano e ministri che affermano che per un bambino è meglio crescere orfano piuttosto che essere adottato da due uomini o due donne: questi politici non smettono mai di ricercare il fantomatico voto cattolico, senza rendersi conto che la società si sta evolvendo, è divenuta piú laica e che quindi ha bisogno di progettualità nuove.</p>
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		<title>CREDENZE E AGGRESSIONI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 22:09:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Una grande città europea: uno studente ventiduenne molto carino e piuttosto effeminato conversa al tavolo di un bar con due ragazze. Il gruppetto non si avvede di essere diventato oggetto di attenzione da parte di tre coetanei “machi”. Cominciano a piovere insulti omofobi pesantissimi. Non reagiscono. I veri maschi si avvicinano facendosi più minacciosi. Il ragazzo si alza, seguito dalle amiche, e tenta di allontanarsi. Viene inseguito e di nuovo insultato. Si ferma, coraggiosamente cerca di reagire, e qui i veri maschi lo aggrediscono fisicamente, ferendolo al padiglione auricolare sinistro con un frammento di vetro. Se il taglio fosse stato inferto pochi centimetri più in basso, all&#8217;arteria, avrebbe rischiato la vita.<br />
La città: Roma; il quartiere: Trastevere. La sera: il 28 dicembre scorso.<br />
La stessa aggressione a Barcellona, Berlino o Parigi comporterebbe l’aggravante della motivazione omofoba. In Italia no. Perché il Parlamento italiano &#8211; sobillato da coloro che credono, o fingono di credere, nell’ordine del creato &#8211; nel 2009 ha bocciato la proposta di legge Concia.</p>
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		<title>VIOLENZA OMOFOBA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 19:48:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Lo scorso fine settimana, mentre erano in corso i festeggiamenti per la festa della birra a Pignataro, presso Cassino, due trentenni inglesi sono stati accerchiati da un gruppo di ragazzi e picchiati selvaggiamente. La coppia, regolarmente sposata in Gran Bretagna, era in vacanza nel frusinate perché uno dei due è originario della zona. I due uomini si stavano baciando su una panchina quando sono stati oggetto prima di invettive e poi di violenza. Gli aggressori, dopo aver rotto il setto nasale ad uno e colpito al capo l’altro, hanno fatto perdere le proprie tracce. I due coniugi, dimessi dall’ospedale, hanno subito fatto rientro in Inghilterra.<span id="more-36694"></span><br />
Questo ennesimo episodio di violenza ci induce nuovamente a richiedere il riconoscimento pubblico, giuridico, per le coppie omosessuali. Mentre il parlamento italiano, nell’ottobre 2009 non si è dimostrato disposto nemmeno a difendere i cittadini fatti oggetto di violenza fisica. Con la bocciatura della proposta di legge Concia contro omofobia e transfobia venne scritta una pagina tristissima della nostra democrazia. Un parlamento sempre più delegittimato e distante dai problemi dei cittadini &#8211; un parlamento di nominati pronti a vendersi &#8211; decise di tapparsi occhi e orecchie di fronte alla crescente violenza contro omosessuali e transessuali, riesumando il vergognoso paragone dell’omosessualità alla pedofilia, all’incesto e alla zoofilia.<br />
Non stupisce che un Parlamento sostanzialmente omofobo, nel discutere tale proposta di legge, abbia parlato di “privilegi” e di legge “contro la libertà di pensiero”: ovviamente dei clericali e dei loro preti, che potrebbero divenire oggetto di sanzione per gli anatemi che pronunciano.<br />
Mi limito al riguardo a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso”, condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
Tornando alla bocciatura della proposta di legge Concia, quel che davvero risulta inaccettabile è l’utilizzo dello stratagemma della pregiudiziale di costituzionalità, che spinge sempre più ai margini della cittadinanza il 10% dei cittadini. Il Parlamento italiano si è fatto così sostanzialmente istigatore di violenza e di odio e porta il peso della responsabilità dell’evidente imbarbarimento culturale di cui gli omosessuali sono vittime. Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra.<br />
E’ importante anche fare chiarezza su un altro punto della proposta di legge respinta, concernente l’orientamento sessuale. Una legge che preveda aggravanti sulla base di questa motivazione non introdurrebbe elementi di discriminazione in base al soggetto che subisce violenza, ma in base al movente di chi commette il reato. È scandaloso che alcuni parlamentari e giornalisti (tra gli altri Buttiglione, Volontè, Storace, Renato Farina del Giornale) abbiano cercato di fare bieca speculazione su questo punto.<br />
Nessuna discriminazione verrebbe introdotta ma una norma di responsabilità che, come già accade da anni per violenze motivate da odio razziale o religioso (legge Mancino, 1993), riconosca la realtà della violenza motivata da odio omofobo e transofobo. Una norma di civiltà elementare presente ormai nella legislazione di tutti gli stati moderni, avanzati e civili.</p>
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		<title>Un monito alle vittime dell&#8217;emergenza omofobia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 07:04:01 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Pubblico un estratto della conferenza tenuta da <a href="mailto:lorenzo.bernini@univr.it">Lorenzo Bernini</a> il 5 novembre 2009 presso l’università di Verona, su invito del gruppo studentesco <a href="mailto:eglbtvr@yahoo.it">EGLBT</a> (etero, gay, lesbo, bisex and transgender) corredato da fotografie di <a href="http://www.linapallotta.com">Lina Pallotta</a>. &#8211; Jan Reister]</em></p>
<h3>Fate l&#8217;amore non la guerra &#8211; di Lorenzo Bernini</h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26417" title="1-450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/1-450.jpg" alt="1-450" width="450" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/1-450.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/1-450-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>Non mi piacciono le fiaccolate. O meglio non mi piace il fatto che ultimamente la fiaccolata sembra essere diventata la modalità di manifestazione prediletta dal movimento lesbico gay trans. Come non mi piace lo slogan che è stato scelto per l’ultima manifestazione nazionale contro l’omofobia a Roma: cioè “<a href="http://uguali.wordpress.com/">uguali</a>”. Questo perché in quanto appartenente a una minoranza oppressa, oggetto di discriminazione e di odio, non solo non mi sento uguale, ma soprattutto non aspiro a essere uguale a chi esprime posizioni omofobiche, a chi incarna quello stile di vita eterosessuale che mi esclude, e da cui dipende la mia discriminazione. Aspiro piuttosto a rivendicare la mia diversità, e a farne un punto di partenza per la trasformazione.<span id="more-26206"></span></p>
<p>Condivido la necessità di reclamare uguali diritti. I diritti dobbiamo esigerli tutti: non solo una legge antidiscriminatoria e i pacs, ma anche il matrimonio, l’adozione, l’accesso alle tecniche di riproduzione assistita. Però dobbiamo anche riflettere su ciò che ce ne faremo di questi diritti, se mai riusciremo a conquistarli in Italia. Dovremmo anche riflettere su quale mondo vorremmo una volta che fossimo riusciti a diventarne pienamente cittadini. È importante che lottiamo per avere uguali diritti, per raggiungere un’eguaglianza giuridica anche nello Stato italiano.</p>
<p>Però la parola d’ordine “uguali” rischia di esprimere un desiderio di omologazione sociale, di inclusione nella società così come già è, mentre il mio desiderio, il modo in cui interpreto il mio impegno politico in quanto gay, è quello di contestare questa società, così come essa è e come oggi sta diventando, e di lavorare per il cambiamento. Per questa ragione non riesco a sentirmi rappresentato da manifestazioni che assomigliano a cortei funebri in cui ognuno racconta la sua storia personale di sofferenza per commuovere i presenti e per reclamare una “sicurezza” intesa come la sicurezza repressiva della polizia. E non mi sento rappresentato da manifestazioni in cui si invitano i cittadini italiani a partecipare senza alcuna insegna politica, come se non ci fosse alcuna differenza oggi in Italia tra maggioranza e opposizione parlamentare e sociale, tra destra e sinistra, tra neoliberali e anticapitalisti, tra gerarchie cattoliche e attivisti laici.</p>
<p>In quanto militante gay non riesco insomma a identificarmi nel ruolo di una “povera vittima” che insieme ad altre “povere vittime” si limita a piangere il lutto delle violenze subite dalla comunità omo/trans-sessuale. Non riesco a riconoscermi in iniziative che hanno lo scopo di rivendicare protezione, o meglio di mendicare protezione da quel governo il cui atteggiamento misogino, omofobico, transfobico e razzista è il vero responsabile del nuovo clima di crescente intolleranza per tutte le minoranze che si è ormai ampiamente diffuso in Italia – per le minoranze sessuali, ma anche per la minoranze etniche, religiose e culturali, per i migranti. E di conseguenza sono spaventato dal fatto che la parlamentare del PD Paola Concia, che per quanto non provenga da una militanza nel movimento lesbico è oggi considerata la rappresentante del movimento lesbico gay trans in parlamento, ha aperto addirittura un dialogo con gruppi neofascisti come <a rel="nofollow" href="http://www.casapound.org">casa Pound</a>.</p>
<p>Per queste ragioni al titolo che mi avete proposto per questo incontro sull’emergenza omofobia,  “Fate l’amore, non la guerra” ho scelto di aggiungere un sottotitolo: “Un monito alle ‘vittime’ dell’‘emergenza’ omofobia”, dove le parole “vittime” ed “emergenza” sono tra virgolette, perché sono le parole chiave del mio intervento, quelle su cui vorrei soffermarmi, che vorrei interrogare e mettere in discussione.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26418" title="2-450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/2-450.jpg" alt="2-450" width="450" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/2-450.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/2-450-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p><em>Il coordinamento di associazioni trans <a href="http://www.sylviarivera.org/">Sylvia Rivera</a>. Da sinistra a Destra: Juana Ramos (Associazione Transexualia – Madrid), Laurella Arietti (circolo Pink – Verona), Porpora Marcasciano e Marcella Di Folco (<a href="http://www.mit-italia.it/">Movimento d’Identità Transessuale</a>)</em></p>
<p>Prima di soffermarmi su queste parole del sottotitolo, vorrei però iniziare dal commentare il titolo. Il motto che avete scelto, “Fate l’amore, non la guerra”, è ben diverso dalla parola d’ordine “uguali” – e personalmente mi sarebbe piaciuto molto che il movimento lesbico gay trans avesse scelto uno slogan come questo per l’ultima manifestazione romana. La contrapposizione tra fare l’amore e fare la guerra esiste già in Ovidio (nelle Eroidi). “Gli altri facciano la guerra, Protesilao faccia l’amore”: queste sono le parole che Laodamia pronuncia pensando al marito, il guerriero greco Protesilao che sta per partire per la guerra di Troia &#8211; sarà il primo dei guerrieri greci a toccare terra e il primo a essere ucciso dai Troiani.</p>
<p>Il motto “Fate l’amore non fate la guerra” come noi lo conosciamo non deriva però da Ovidio, ma è generalmente attribuito al filosofo inglese Bertrand Russell (1872-1970), che fu un intellettuale pacifista e anticonformista, laicista e socialista, difensore dei diritti delle donne e della libertà sessuale – un intellettuale che pagò caro il suo impegno politico. Russell si oppose infatti all’ingresso della Gran Bretagna nella prima guerra mondiale, e per questo perse il suo posto di insegnamento al Trinity College, fu arrestato e trascorse ben sei mesi in carcere. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale invece Russell accantonò il suo pacifismo, e sostenne la necessità che l’Inghilterra intervenisse militarmente contro Hitler. Negli anni della guerra fredda tornò invece a difendere le ragioni del pacifismo, fu un sostenitore del disarmo nucleare e fu condannato a un’altra settimana di prigione in seguito a una manifestazione per il disarmo. Morì nel 1970, e fece in tempo a prendere parte anche alle manifestazioni pacifiste contro la guerra del Vietnam. Alla sua morte il suo “fate l’amore, non la guerra” divenne uno dei motti più ricorrenti nel movimento pacifista e della contestazione.</p>
<p>Erano gli anni della rivoluzione sessuale, in cui i giovani dei movimenti studenteschi americani ed europei sognavano un mondo diverso da quello dei loro padri e delle loro madri, un mondo in cui il sesso fosse libero, senza costrizioni, in cui l’amore potesse prendere forme diverse dalla famiglia eterosessuale riproduttiva che nella sua struttura classica è sinonimo di oppressione della moglie da parte del marito, dei figli e delle figlie da parte dei genitori. I giovani degli anni settanta sognavano un mondo rinnovato, in cui la logica dell’amore prevalesse sulle logiche della sopraffazione sessuale e generazionale, e sulle logiche della guerra e della violenza.</p>
<p>È appunto da questa effervescenza politica e sociale che nacquero tanto i movimenti femministi, quanto i movimenti gay lesbici e transessuali. E non nacquero come movimenti di vittime che chiedono pietà e protezione alla società così come essa esiste, ma come movimenti audaci e coraggiosi che aspirano a trasformare la società. Ad esempio allo Stonewall Inn di New York il 28 giugno 1969 transessuali gay e lesbiche non chiesero la protezione della polizia, ma al contrario reagirono contro la polizia che abitualmente faceva irruzione nei locali gay maltrattandone e arrestandone gli avventori. In quel caso non si trattò di una reazione non violenta, ma di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Stonewall">una guerriglia urbana</a> che durò alcuni giorni – e che fu iniziata dalla transessuale Sylvia Rivera che lanciò una bottiglia contro un poliziotto.</p>
<p>Questa è la ricorrenza che il movimento festeggia ogni 28 giugno come giornata dell’orgoglio lesbico gay trans. Questa è la ricorrenza che tradizionalmente il movimento festeggia esibendo provocatoriamente corpi seminudi, grandi seni siliconati, paillettes, lustrini e indumenti di cuoio nelle gay parade come segno della rivoluzione sessuale, come segno dell’aspirazione a un mondo creativo e gioioso, “anormale” forse, ma certamente “favoloso”.</p>
<p>La parola “gay” che negli anni settanta è stata scelta dal movimento anglosassone al posto del più tradizionale “omosessuale”, che è un termine che deriva dal lessico medico, allude proprio al desiderio di essere diversi dagli altri, di essere provocatoriamente gioiosi, gai appunto. La parola “gay” designa inizialmente anche la volontà di non manifestare nel modo serioso e austero dei movimenti marxisti di quegli anni, la volontà di rigettare l’organizzazione di stampo militarista che caratterizza alcuni di quei movimenti, per privilegiare l’ironia, la provocazione, la gioia di esibire il proprio corpo. “Gay” negli anni settanta ha più o meno il significato politico che oggi, mutatis mutandis, ha acquistato la parola “queer”, con cui una parte del movimento ha scelto di rinominarsi, mentre un’altra parte del movimento rigetta quel modo gaio di manifestare, e plaude a un nuovo modo di scendere in piazza, più educato e disciplinato – un modo di manifestare che dovrebbe renderci più rispettabili, non più orgogliosi della nostra differenza ma appunto “uguali”, non più inclini a scandalizzare ma al contrario impegnati a dichiarare i nostri buoni sentimenti, a raccontare le nostre storie per impietosire chi ha il buon cuore di ascoltarci.</p>
<p>Anche in Italia abbiamo avuto la nostra Stonewall: il 5 aprile 1972 si tenne a Sanremo un convegno di psichiatri, organizzata dal Centro Italiano di Sessuologia, un organismo di ispirazione cattolica, che tra le altre cose si proponeva di discutere le possibili cure dell’omosessualità. Una quarantina di militanti del FUORI (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), protestarono di fronte al convegno con slogan come “psichiatri, siamo venuti a curarvi!”. Mentre gli psichiatri cattolici entravano nella sala del convegno, i manifestanti li irrisero urlando loro “normali!”, come un insulto. Naturalmente vennero sgomberati dalla polizia, ma Angelo Pezzana, uno dei fondatori del movimento, riuscì a prendere la parola durante il convegno. Non dichiarò “sono una vittima di voi psichiatri”, “sono infelice a causa vostra e di quelli come voi”, ma al contrario dichiarò <a href="http://books.google.com/books?id=2cJ1zT70ucwC&amp;pg=PA57&amp;lpg=PA57&amp;dq=gianni+rossi+barilli+sanremo&amp;source=bl&amp;ots=yT1pv3BcD9&amp;sig=UdrPRef4gZDS1-DA0jiQIEZmGJo&amp;hl=it&amp;ei=djf0SrGAOJTSmgPE98W1Aw&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=1&amp;ved=0CAgQ6AEwAA#v=onepage&amp;q=&amp;f=false">“sono omosessuale e felice di esserlo”</a>. E a me dispiace molto che questo richiamo alla felicità, e anche alla felicità della partecipazione politica, alla felicità del manifestare assieme agli altri per costruire un mondo diverso, sembra essersi persa nel nostro movimento.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26419" title="3-450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/3-450.jpg" alt="3-450" width="450" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/3-450.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/3-450-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><br />
<em> Vinicio Diamanti e Porpora Marcasciano</em></p>
<p>Sono passati molti anni da allora, tante cose sono cambiate in meglio nelle vite dei gay delle lesbiche, delle donne e degli uomini trans italiani, anche se oggi ci troviamo ad affrontare questa “emergenza” omofobia. Il movimento è cresciuto moltissimo, oggi le nostre manifestazioni non sono più composte da pochi militanti coraggiosi, ma riempiono le strade e le piazze delle città e coinvolgono anche molti simpatizzanti eterosessuali. Per fortuna oggi la polizia non ci carica e non ci arresta, ma piuttosto protegge le nostre manifestazioni dal rischio di aggressioni esterne.</p>
<p>E tuttavia anziché aver acquistato maggior grinta, maggior forza trasformativa, il movimento sembra essersi assestato su posizioni moderate. Anziché promuovere cambiamento, sappiamo chiedere soltanto l’accesso agli stessi diritti di cui godono le persone eterosessuali, e l’assimilazione sociale. Anziché dichiarare la nostra felicità, il nostro orgoglio di non essere uguali agli altri, il nostro desiderio di non essere “normali”, impersoniamo il ruolo di vittime che supplicano protezione a chiunque, che chiedono l’approvazione di qualsiasi forza politica, che aspirando a essere “normali” come tutti gli altri, dialogando persino con i neofascisti.</p>
<p>Non sto negando che siamo anche delle vittime, vittime della violenza omofobia e transfobica. Omofobia e transfobia sono realtà nella nostra società e nell’ultimo anno e negli ultimissimi mesi sono stati sempre più frequenti gli episodi di violenza verso le persone lesbiche gay e transessuali. Però essere vittime non neutralizza la nostra responsabilità, non ci esime cioè dalla decisione su che cosa possiamo e dobbiamo fare a partire dalla violenza che subiamo.</p>
<p>Un’importante riflessione filosofica sulla responsabilità delle vittime è stata sviluppata dopo la seconda guerra mondiale da alcuni filosofi di origine ebraica, come la tedesca Hannah Arendt (1906-1975) e il lituano-francese Emmanuel Lévinas (1905-1995). Arendt ne Le origini del totalitarismo sostiene che il popolo ebraico in Europa prima della Shoah è stato responsabile di non aver compreso l’importanza della politica, e di aver confuso l’eguaglianza giuridica e l’assimilazione sociale con l’emancipazione politica – con la rivendicazione politica dei diritti per gli ebrei e per tutte le minoranze. Sempre Arendt in Vita activa ha poi difeso l’importanza dell’azione politica, arrivando a sostenere che la politica è l’attività più propriamente e pienamente umana, quella in cui l’esistenza umana trova maggiormente senso e realizza la sua felicità.</p>
<p>Lévinas, in testi come Totalità e infinito e Altrimenti che essere o aldilà dell’essenza ha invece condotto un’importante riflessione non-violenta sul concetto di responsabilità, secondo cui la responsabilità si definisce non in relazione a ciò che si è fatto, ma in relazione alla presenza dell’altro che è sempre di fronte a noi, anche quando non abbiamo agito un atto, ma lo abbiamo subito. La filosofa ebrea lesbofemminista Judith Butler (1956-) in tempi recenti ha riformulato il pensiero di Lévinas per criticare l’attuale politica dello Stato di Israele verso il popolo palestinese. Una vittima può reagire alla violenza subita con l’autodifesa (come accadde a Stonewall), oppure esercitando violenza su altri (come quella che oggi il governo israeliano esercita sul popolo palestinese), oppure restando congelata nel proprio ruolo di vittima e reclamando protezione, oppure ancora scegliendo di rifiutare la violenza e di costruire un mondo pacifico. Quest’ultima a mio avviso, quando è possibile, è la scelta propriamente morale, e propriamente politica.</p>
<p><em><del datetime="2009-11-18T12:49:01+00:00">[intervento redazionale &#8211; JR]</del><br />
</em></p>
<p>Come sapete anche gli omosessuali sono stati rinchiusi e uccisi nei campi di sterminio nazisti: quella che oggi chiamiamo “emergenza” omofobia non è che l’“emergere”, sui giornali e in tv, di una violenza che lesbiche gay e transessuali hanno da sempre subito nella storia. L’emergenza omofobia sui nostri media segue altre emergenze: l’emergenza bullismo, ad esempio – che è ad essa legata perché i bambini e gli adolescenti più bersagliati a scuola dai compagni come ben sappiamo sono i bambini e gli adolescenti effeminati, quelli che non si conformano agli standard di virilità ritenuti accettabili dai loro coetanei.</p>
<p>Un’altra emergenza che ha preceduto l’emergenza omofobia è l’emergenza della violenza sulle donne – l’emergenza stupri. Il movimento femminista ha più volte denunciato che la maggior parte degli stupri in Italia è sempre avvenuta e continua ad avvenire tra le mura domestiche: nelle famiglie eterosessuali tradizionali da sempre i mariti violentano le mogli, i padri da sempre violentano le figlie. Ma come sapete la cosiddetta emergenza stupri riguarda altre violenze, quelle compiute per strada dai cosiddetti “extracomunitari”: questi per i giornali e le tv costituiscono l’emergenza, perché sono una tragica novità, mentre i “normali” stupri familiari non fanno notizia.</p>
<p>Emergenza omofobia, emergenza bullismo ed emergenza stupri rientrano poi in quella che giornali e tv hanno presentato come una più ampia emergenza sicurezza, che tende a rappresentare tutti i cittadini italiani come vittime potenziali di un crimine generalizzato in crescita nella società italiana a causa dell’immigrazione. Un’emergenza che per questo governo deve essere risolta con l’impiego della polizia e dell’esercito: non stanziando fondi per l’educazione alla non violenza, per un’educazione sessuale nelle scuole incentrata sui diritti delle donne e delle minoranze sessuali, e ancora per un’educazione alla diversità culturale che possa far sentire i migranti più accolti nel nostro paese (questo governo sta continuamente tagliando fondi per l’istruzione, dalla scuola elementare all’università), ma attraverso l’esercizio della repressione poliziesca – una violenza istituzionale che deve essere più forte della violenza criminale.</p>
<p>Di nuovo non sto negando affatto che bullismo stupri e omofobia siano realtà con cui dobbiamo fare i conti, e che dobbiamo contrastare. Né sto negando che l’aumento di alcuni crimini in Italia sia legato alla presenza nel nostro paese di migranti poveri e disperati – poveri e disperati, ma non per questo privi di responsabilità per ciò che fanno. Vorrei però sottolineare il fatto che le politiche securitarie e repressive di questo governo, e anche i tagli al sistema scolastico e universitario che riguardano me come ricercatore e voi come studenti, sono concause di queste emergenze.</p>
<p>È come se oggi in Italia si fossero infranti degli argini morali, e di conseguenza stessero “emergendo” razzismi e intolleranze che sono sempre state parte della nostra società, ma che prima i cittadini italiani avevano più remore a esprimere pubblicamente. Ed è indubbio che il fatto che certi personaggi siedano nel nostro parlamento e appartengano al nostro governo faccia sentire gli italiani maggiormente legittimati a esprimere pubblicamente il loro razzismo e la loro intolleranze.</p>
<p>Di fronte al vice presidente del Senato Calderoli che chiama i gay “culattoni” e porta provocatoriamente un maiale a passeggiare sul luogo destinato alla costruzione di una moschea; di fronte al ministro dell’Interno Maroni che voleva prendere le impronte digitali ai bambini rom e che ha sostenuto che occorre “essere cattivi con i clandestini”; di fronte ai respingimenti dei barconi dei migranti a Lampedusa; oppure di fronte al presidente del Consiglio Berlusconi che anche di fronte agli “scandali sessuali” di cui è protagonista si vanta della sua virilità, che racconta barzellette sui gay agli operai impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo e che si dichiara contrario a un’Italia multietnica; di fronte a tutto questo, e sono solo degli esempi, perché dovremmo stupirci se il nostro vicino di casa si sente legittimato a dire quanto gli facciano schifo il colore della nostra pelle o le nostre abitudini sessuali? Se in seguito al pacchetto sicurezza un anno fa a Roma la polizia ha organizzato violente retate contro le prostitute transessuali – più che delle retate, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wj_X2Tn6fyg">delle vere e proprie cacce alle trans</a> – perché dovremmo stupirci se alcuni gruppetti di balordi si sentono legittimati a proseguire questa caccia alle minoranze sessuali? Anche l’atteggiamento del governo italiano oggi è razzista, anche quella istituzionale è omofobia e transfobia – e questo è il terreno di coltura su cui si sviluppano gli episodi più estremi della violenza di cui siamo vittime.</p>
<p>Siamo vittime della violenza omofobica e transfobica, quindi. E se un tempo di questa violenza l’informazione non faceva parola, negli ultimi tempi per fortuna giornali e televisioni non ce la nascondono più. Quello della vittima sembra anzi essere il ruolo che più volentieri ci viene attribuito dai media. Un ruolo “rispettabile” che gli stessi membri del governo e i loro colleghi e amici sono disposti a riconoscerci. Tutti infatti (o meglio: quasi tutti), anche quando ci hanno insultato con barzellette o male parole il giorno prima, sono poi disposti a difenderci – almeno nelle dichiarazioni ufficiali – quando appariamo come vittime di violenza. Persino il sindaco di Roma Alemanno, ex estremista di destra poi entrato in AN e nel PdL, ha preso parte alla fiaccolata romana contro le violenze omofobiche, per poi dire che come buona parte dei parlamentari del PdL avrebbe votato contro l’approvazione del disegno di legge Concia per l’introduzione nel codice penale dell’aggravante di omofobia nei casi di violenza.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-26421" title="5-450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/5-450.jpg" alt="5-450" width="300" height="450" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/5-450.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/5-450-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Di fronte a questa situazione a mio avviso, anche se siamo vittime della violenza omofobica e transfobica, dovremmo sforzarci di non essere soltanto delle vittime, e di recuperare almeno un po’ della volontà trasformativa che caratterizzava gli inizi del nostro movimento. Dovremmo seguire l’insegnamento di Arendt, e riacquistare il senso della felicità pubblica, della partecipazione attiva alla politica, non solo per reclamare protezione da questa società così com’è, ma anche per contribuire alla trasformazione della società in nome dei principi di eguaglianza giuridica e di rispetto per le differenze.</p>
<p>Lo scrittore Christopher Isherwood (1904-1986) – l’autore di Addio a Berlino da cui è stato tratto nel 1972 il famoso musical di Bob Fosse Cabaret con Liza Minnelli – sosteneva che l’omosessualità era stata per lui motivo di ispirazione, perché gli aveva permesso di esercitare uno sguardo obliquo sul mondo, uno sguardo queer, che è lo sguardo curioso di chi non si accontenta di guardare il mondo così come solitamente appare, come lo guardano i più, ma lo osserva secondo una prospettiva imprevista e inedita.</p>
<p>Il filosofo francese Michel Foucault (1926-1984), autore di capolavori come Storia della follia, Sorvegliare e punire, La volontà di sapere, intervistato sulla propria omosessualità nel 1981, dichiarò invece: “Bisogna diffidare dalla tendenza a ricondurre la questione dell’omosessualità al problema del ‘chi sono?’, ‘qual è il segreto del mio desiderio?’. Forse sarebbe meglio domandarsi: ‘Quali reazioni possono, attraverso l’omosessualità, essere stabilite, inventate, moltiplicate, modulate?’”. E poi continuò: “L’omosessualità è una grande occasione storica per riaprire virtualità relazionali ed affettive, non tanto per le qualità intrinseche dell’omosessuale, ma perché la sua posizione in un certo senso ‘trasversale’, le linee diagonali che può tracciare nel tessuto sociale, permettono di fare emergere tali virtualità”.</p>
<p>A mio avviso sarebbe importante che il movimento lesbico gay trans, anche a partire dal fatto che essere lesbiche gay trans in Italia oggi, come purtroppo da sempre, significa essere esposti alla violenza omofobica e transfobica, continuasse a vivere l’omosessualità e la transessualità come osservatori privilegiati sul mondo, come occasioni di trasformazione e di cambiamento, o almeno, di fronte alla deriva neoautoritaria che sta prendendo la politica italiana, come occasioni di resistenza, di difesa della nostra costituzione antifascista e dei diritti che sancisce, e anche di difesa delle conquiste sociali e culturali – anche se per il momento non giuridiche – che la comunità omo/trans-sessuale ha comunque ottenuto anche in Italia dagli anni settanta ad oggi.</p>
<p>In questa prospettiva, ad esempio, il movimento avrebbe dovuto essere più radicale nell’affermare che avremmo voluto non l’introduzione dell’aggravante per omosessualità nel codice penale, come proponeva il disegno di legge Concia, ma l’introduzione dell’omofobia e della transfobia nella legge Mancino. Anziché appoggiare direttamente il disegno di legge Concia con una manifestazione intitolata “uguali”, a mio avviso il movimento avrebbe dovuto appoggiarlo indirettamente (obliquamente, in modo queer) indicendo una manifestazione dal titolo diverso – magari “fate l’amore, non la guerra”, oppure “orgogliosi di essere diversi e antifascisti” – chiedendo l’ampliamento della legge Mancino.</p>
<p>La differenza tra il disegno di legge Concia che è stato discusso e bocciato e la legge Mancino infatti non è di poco conto: accontentandosi del disegno di legge Concia gli omosessuali hanno assunto il ruolo di vittime che chiedono protezione giuridica e poliziesca solo per se stessi, dimenticando la responsabilità dell’impegno politico verso gli altri – solo gli omosessuali hanno assunto questo ruolo, perché il disegno di legge concia non nominava uomini e donne transessuali, né gli uomini e le donne migranti. Se il movimento lesbico gay trans avesse invece manifestato unito per l’ampliamento della legge Mancino, a mio avviso avrebbe assunto il ruolo di una forza politica che difende le ragioni dell’antifascismo contro i rischi di neoautoritarismo, di esautorazione delle prerogative parlamentari, di cancellazione dei diritti costituzionali, di razzismo, di omofobia e di transfobia presenti oggi nel nostro paese.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26422" title="6-450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/6-450.jpg" alt="6-450" width="450" height="295" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/6-450.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/6-450-300x196.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /><br />
<em> Marcella Di Folco e Vladimir Luxuria</em></p>
<p>Il disegno di legge Concia avrebbe introdotto nel codice penale, all&#8217;articolo 61, tra le circostanze aggravanti in caso di aggressione, il fatto che il reato sia stato commesso per ragioni relative all’orientamento sessuale della persona aggredita – quindi nel caso in cui la vittima sia un gay o una lesbica, non un/una transessuale o un/una migrante (per ora l’articolo 61 considera aggravanti i futili motivi, oppure il fatto che l’aggressione serva per coprire un precedente reato o per commetterne un altro, o ancora l’uso di sevizie e la crudeltà nell’esercizio della violenza, o il fatto che la violenza sia associata a un abuso di potere…).</p>
<p>Al disegno di legge Concia, che sulla carta era appoggiato da parte del PD, parte del PdL e persino da parte della Lega, sono state opposte due obiezioni: la prima era relativa alla presunta ambiguità del termine “orientamento sessuale” – tutti sappiamo a che l’espressione indica l’omosessualità, tranne alcuni parlamentari del PdL, secondo cui l’espressione comprende anche la pedofilia, la necrofilia o la zoofilia, e che pertanto hanno chiesto che il disegno di legge fosse rimandato in Commissione…</p>
<p>La seconda, che è stata determinante per la bocciatura del disegno di legge durante la discussione parlamentare, è stata sollevata dall’UdC, ed era relativa al fatto che questa aggravante avrebbe compromesso il principio costituzionale dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Anche questa è una motivazione pretestuosa, perché l’articolo 3 non sostiene soltanto “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ma continua: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.</p>
<p>Nello spirito di quanto affermato dall’articolo 3 della Costituzione, sostenere che un’aggressione di una minoranza oppressa è più grave di un’aggressione compiuta a scopo di rapina non è affatto una discriminazione a favore della minoranza – come è stato pretestuosamente obiettato a disegno di legge Concia – ma rientra nel tentativo da parte dello Stato di rimuovere gli ostacoli culturali e sociali che impediscono l’eguaglianza giuridica dei cittadini (come avviene nelle politiche di pari opportunità per le donne). Il rilievo di incostituzionalità era quindi evidentemente pretestuoso. E infatti la corte costituzionale non ha mai obiettato che la legge Scelba o la legge Mancino contraddicano l’articolo 3 della costituzione.<br />
Quando fu scritta la costituzione, nel 1946 e nel 1947, i costituenti la corredarono di una norma, la XII norma transitoria, che afferma inderogabilmente il principio secondo cui “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Da questo principio generale la norma transitoria trae come conclusione che per 5 anni, in deroga all’articolo 48 (secondo cui tutti i cittadini maggiorenni, uomini e donne, hanno uguale diritto di partecipare alle elezioni e di esercitare il diritto di voto), i “capi responsabili” del partito fascista non potevano candidarsi alle elezioni. La XII norma transitoria ha avuto applicazione nel 1952 nella legge 645 o legge Scelba, che introduce il reato di apologia di fascismo che consiste non solo nel fare propaganda per ricostituire il partito fascista, ma anche nell’“esaltare, minacciare o usare la violenza come metodo di lotta politica, nel denigrare i principi democratici e le libertà sancite dalla costituzione” e nel fare “propaganda razzista”.</p>
<p>Anche la legge 205 del 1993, o legge Mancino, è un’applicazione della XII norma transitoria. La legge Mancino punisce con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sull&#8217;odio razziale o etnico, e chi incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La proposta originaria avanzata dal movimento lesbico gay e trans era di aggiungere la discriminazione per ragioni relative all’orientamento e all’identità sessuali alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi già punite dalla legge Mancino. Ma su una tale proposta non si sarebbe mai raggiunto un accordo con le destre né con i cattolici, e allora si è ripiegato – a mio avviso sbagliando – sul sostegno incondizionato e diretto del disegno di legge Concia.</p>
<p>A mio avviso si è trattato di una scelta sbagliata, perché la differenza tra le leggi Scelba e Mancino e il disegno di legge Concia è enorme, e le prime hanno un significato politico che l’ultimo non avrebbe potuto avere. Le leggi Scelba e Mancino non hanno infatti introdotto un’aggravante a un reato, ma hanno introdotto nuovi reati: l’apologia di fascismo e la discriminazione o l’incitazione alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi – a cui originariamente e giustamente il movimento lesbico gay trans chiedeva di aggiungere la discriminazione per motivi relativi all’orientamento e all’identità sessuali. Si tratta quindi, in questo caso, non solo di reati di violenza e di omicidio, ma anche di reati di opinione – si tratta di affermare il principio che non possono essere pronunciate parole di odio contro le minoranze. Un principio tanto più necessario in una società come è diventata oggi quella italiana, in cui come dicevo prima sembrano essere saltati degli argini morali, e sembra che tutto possa essere detto impunemente, senza ricevere alcun biasimo – né giuridico, né morale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26423" title="7-450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/7-450.jpg" alt="7-450" width="450" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/7-450.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/7-450-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /><br />
<em> Valerie Taccarelli (Movimento d’Identità Transessuale)</em></p>
<p>Quando furono promulgate le leggi Scelba e Mancino, esponenti del Movimento Sociale Italiano e di Allenanza Nazionale sostennero che queste due leggi fossero in contrasto non con l’articolo 3, ma con l’articolo 21 della Costituzione, che è l’articolo che garantisce la libertà di pensiero. Ad oggi però nessuno ha richiesto l’intervento della corte costituzionale per la legge Mancino. La corte costituzionale si è invece pronunciata sulla legge Scelba, che fu applicata contro alcuni esponenti del Movimento Sociale Italiano. Durante i processi fu sollevata l’obiezione di anticostituzionalità, ma in due sentenze del 1957 e del 1958 la corte costituzionale rispose che proprio per garantire la libertà di pensiero la costituzione italiana proibisce la riorganizzazione del partito fascista, e che quindi è coerente con la costituzione bandire anche quelle forme di propaganda che potrebbero condurre a tale riorganizzazione.</p>
<p>Secondo queste sentenze della corte costituzionale, quindi, alla base della struttura della nostra costituzione sta un principio classico del liberalismo – affermato per la prima volta alla fine del 1600 dal filosofo britannico John Locke (1632-1704) contro i “papisti”, cioè contro i cattolici –, che è un principio molto semplice secondo il quale per garantire la tolleranza in democrazia è necessario bandire l’intolleranza: non si può insomma essere tolleranti con gli intolleranti. La democrazia liberale non è infatti il regime in cui si può dire tutto e in cui la volontà della maggioranza non ha alcun freno, ma è il regime che pone a proprio fondamento i principi della libertà e dell’uguaglianza, che pone questi principi al di sopra della volontà della maggioranza, che difende questi valori da chi tenta di metterli in discussione attraverso forme di propaganda.</p>
<p>A mio avviso questo principio di Locke è un principio politico che anche il movimento lesbico gay e trans dovrebbe fare suo, e che dovremmo aggiungere come auspicabile motto del movimento: “Fate l’amore, non la guerra”, “siate orgogliosi di essere diversi e antifascisti”, “non siate tolleranti con gli intolleranti”! Perché non si può dialogare politicamente con i neofascisti di casa Pound. Non si può cercare di fare una “leggiucchia” contro l’omofobia – e non contro la transfobia e il razzismo – assieme al PdL e alla Lega. E non ha senso chiedere protezione a coloro che hanno creato quel clima d’odio per le minoranze che è un ottimo terreno di coltura per le violenze omofobiche e transfobiche. Siamo vittime di violenza, ma questo non ci condanna a essere solo vittime di violenza – e non ci esime dalle nostre responsabilità politiche.</p>
<p>Chi si identifica con la vittima, chi si accontenta del ruolo di vittima che oggi i giornali e le tv cuciono addosso a noi lesbiche gay e transessuali, può accontentarsi di supplicare protezione a chiunque, di qualsiasi parte politica faccia parte, di destra o di sinistra, cattolico o laico.</p>
<p>Ma fare politica non è supplicare protezione – è un’altra cosa. Fare politica significa non rimanere neutrali ed equidistanti rispetto agli attori politici presenti, ma significa prendere posizione – non in nome del proprio personale interesse, ma in nome di una giustizia che riguarda tutti e tutte. Ad esempio significa difendere i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo, fare opposizione contro le derive neoautoritarie e razziste di questo governo, e interpretare la difesa di un documento antico ma prezioso come la costituzione – questa resistenza oggi necessaria – non come un gesto di conservazione ma come un gesto di trasformazione volto al futuro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26424" title="8-450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/8-450.jpg" alt="8-450" width="450" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/8-450.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/8-450-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p><em> Lorenzo Bernini, Valerie Taccarelli e Mirca Vergnano (associazione Evadamo di Torino) al seminario trans organizzato dal coordinamento Sylvia Rivera a Terranova Bracciolini (FI) nel maggio 2008<br />
</em></p>
<p>&#8212;</p>
<p>L’autore:</p>
<ul>
<li> Le pecore e il pastore. Critica, politica, etica nel pensiero di Michel Foucault <a href="www.liguori.it/schedanew.asp?isbn=4495">Liguori</a></li>
<li> Transessualità e scienze sociali. Identità di genere nella postmodernità.<a href="http://books.google.com/books?id=kuOUvzS9Y_oC&amp;pg=PA49&amp;lpg=PA49&amp;dq=%22Lorenzo+Bernini%22#v=onepage&amp;q=%22Lorenzo%20Bernini%22&amp;f=false">ebook</a></li>
<li> Intervista <a href="www.arcigaymilano.org/dosart.asp?ID=21892">arcigay</a></li>
<li> Intervista <a href="www.c6.tv/component/library?task=view&amp;id=2165">C6 TV</a></li>
<li><a href="www.fuoriaula.com/fuori-aula-network/news/romeo-love-23-chi-siamo">Romeo in Love</a> &#8211; Podcast sulla cultura gay, lesbica, bisessuale e transessuale (GLBT*)</li>
<li><a href="http://www.la7.it/intrattenimento/dettaglio.asp?prop=universication&amp;video=31995">universication</a> La7  (minuto 14:51)</li>
<li>Altri <a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/lorenzo-bernini">articoli di Lorenzo Bernini</a> su Nazione Indiana.</li>
</ul>
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		<title>CIVILTA&#8217; BOCCIATA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 20:50:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[andrea maccarrone]]></category>
		<category><![CDATA[circolo mario mieli]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[legge mancino]]></category>
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		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Maccarrone Presidente Circolo Mario Mieli &#8211; Roma Con la bocciatura della proposta di legge contro omofobia e transfobia, consumatasi intorno a una pregiudiziale di costituzionalità, è stata scritta un’altra pagina tristissima della nostra democrazia. Un Parlamento sempre più delegittimato e distante dai problemi dei cittadini; un Parlamento di nominati &#8211; che dimostra la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Andrea Maccarrone<br />
Presidente Circolo Mario Mieli &#8211; Roma</p>
<p>Con la bocciatura della proposta di legge contro omofobia e transfobia, consumatasi intorno a una pregiudiziale di costituzionalità, è stata scritta un’altra pagina tristissima della nostra democrazia.</p>
<p>Un Parlamento sempre più delegittimato e distante dai problemi dei cittadini; un Parlamento di nominati &#8211; che dimostra la sua efficienza solo nell’approvare norme liberticide o ad personam – ha deciso di tapparsi occhi e orecchie di fronte alla crescente violenza contro omosessuali e transessuali, riesumando il vergognoso  paragone dell’omosessualità alla pedofilia, all’incesto e alla zoofilia.</p>
<p>Non stupisce che un Parlamento sostanzialmente omofobo, nel discutere questa legge, parli di “privilegi” e di legge “contro la libertà di pensiero”. Quel che davvero risulta inaccettabile è l’utilizzo dello stratagemma della pregiudiziale di costituzionalità che spinge sempre più ai margini della cittadinanza il 10% dei cittadini. L’impressione è che ancora una volta le pesanti sollecitazioni sotterranee del Vaticano abbiano pesato in modo determinante.<span id="more-24345"></span></p>
<p>Questo Parlamento si fa così sostanzialmente istigatore di violenza e di odio e porta il peso della responsabilità dell’evidente imbarbarimento culturale di cui gli omosessuali sono vittime. Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra.</p>
<p>E’ importante anche fare chiarezza su un altro punto della norma appena respinta, concernente l’orientamento sessuale. Una legge che introduca aggravanti sulla base di questa motivazione non introdurrebbe elementi di discriminazione in base al soggetto che subisce violenza, ma in base al movente di chi commette il reato.<br />
È scandaloso che alcuni parlamentari e giornalisti (tra gli altri Buttiglione, Volontè, Storace, Renato Farina del Giornale) intendano fare bieca speculazione su questo punto.</p>
<p>Nessuna discriminazione verrebbe introdotta ma una norma di responsabilità che, come già accade da anni per violenze motivate da odio razziale o religioso (legge Mancino) riconosca la realtà della violenza motivata da odio omofobo e transofobo. Una norma di civiltà elementare presente ormai nella legislazione di tutti gli stati moderni, avanzati e civili.</p>
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