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	<title>letteratura generale &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Verso una letteratura generale? Riflessioni a margine del progetto Ex.it.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2013 06:46:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[Premetto che queste riflessioni nascono da un&#8217;adesione e una partecipazione all&#8217;incontro e al volume di cui si parla.] di Andrea Inglese Queste note non hanno come scopo di definire i contorni di un progetto ampio e ambizioso, come quello ideato da Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli e Michele Zaffarano. Tale progetto ha un nome, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Premetto che queste riflessioni nascono da un&#8217;adesione e una partecipazione all&#8217;incontro e al volume di cui si parla.]</em></p>
<p>di <b>Andrea Inglese</b></p>
<p>Queste note non hanno come scopo di definire i contorni di un progetto ampio e ambizioso, come quello ideato da Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli e Michele Zaffarano. Tale progetto ha un nome, <i>Ex.it</i>, e ha già preso consistenza attraverso tre giornate di incontri ad Albinea (12–14 aprile 2013) e un libro di 249 pagine, che raccoglie i “materiali” grafici, fotografici e testuali dei 33 autori coinvolti. <span id="more-46387"></span>Gli incontri e il libro costituiscono, però, un punto di riferimento significativo e concreto, a partire dal quale cominciare a interrogarsi su ciò che siamo usi chiamare “poesia”. Innanzitutto vale la pena di soffermarsi su alcune delle caratteristiche più evidenti di <i>Ex.it</i>. Partiamo dal sottotitolo del libro: <i>Materiali fuori contesto</i>. Il termine “materiali” indica un’indecisione assunta consapevolmente, riguardo alle categorie che si vogliono mettere in campo. Sebbene gli scrittori fossero in maggioranza, alle giornate di Albinea hanno partecipato anche musicisti e artisti che lavorano con l’immagine, grafica o video. Nulla di nuovo o di particolarmente eccentrico. Proprio per questo <i>Ex.it</i> riconosce la necessità di rendere <i>indifferente</i> la questione delle forme, dei generi e dei <i>media</i> utilizzati. Vi è un’aria di famiglia tra queste diverse pratiche artistiche e di scrittura che trascende le partizioni istituzionali. L’indicazione “fuori contesto” ha poi un sapore esplicitamente polemico. Fuori da quale “contesto”? Quello della “poesia”, così come è concepita in Italia? Fuori dall’orizzonte letterario italiano <i>tout-court</i>? Fuori dagli angusti confini generazionali? In effetti, dei 33 autori coinvolti nel progetto <i>Ex.it</i> ben 11 non sono italiani. Tra gli ospiti stranieri, prevalgono quelli provenienti dagli Stati Uniti e dalla Francia. Lo spettro generazionale è ampio, e include autori nati dagli anni Quaranta agli anni Ottanta. Ciò non toglie che gli ideatori del progetto sono dei quarantenni. Fanno parte, quindi, assieme ai trentenni, di quella generazione considerata con ambivalenza: vittimisti, secondo alcuni, prime vittime certe della contro-rivoluzione neo-liberista secondo altri. Innegabile pregio degli ideatori di <i>Ex.it</i> è stato quello di rovesciare entrambe le prospettive. La ricchezza culturale del progetto affonda le sue radici in un preciso atteggiamento politico, quello dell’<i>autonomia</i>. E qui il termine autonomia può essere declinato in vari modi: autonomia, innanzitutto, rispetto ai finanziamenti pubblici e agli attori del mercato editoriale. Autonomia rispetto alle cornici critico-teoriche, che garantiscono generalmente una legittimità istituzionale. C’erano parecchi critici giovani tra il pubblico di Albinea, ma l’attenzione era incentrata esclusivamente sui testi e le opere. Autonomia dai padri e dai nonni, soprattutto quelli italiani. Nessuna volontà di eliminare padri o madri, semmai la voglia di trovarsi zii e zie fuori dai confini nazionali.</p>
<p>Globalmente, si può leggere <i>Ex.it</i> come un progetto di <i>cartografia</i>, che raccogliendo una costellazione di scritture, sia per ciò stesso capace di suscitare un nuovo sguardo su di esse. Uno sguardo, innanzitutto, autoriflessivo, che permette agli autori stessi di percepirsi a partire da un insieme più vasto e denso d’intrecci. Uno sguardo rinnovato, poi, da parte dei critici, come effetto di una verifica di strumenti a fronte di una geografia emergente. E sguardo, infine, inedito da parte dei lettori, che vengono confrontati a qualcosa di più coeso e radicato di una semplice collezione di eccentricità stilistiche.</p>
<p>A partire da un tale progetto, c’è almeno un’indicazione di percorso che si può fin da subito formulare. Vorrei saltare a piè pari la questione assai intricata della soggettività, che ruota intorno alla definizione dell’io lirico. Nonostante sia ancora uno dei nodi dirimenti quando si affronta il panorama della poesia contemporanea, propongo di abbracciare un’altra visuale, apparentemente più ingenua. Guardiamo alla marginalità editoriale della poesia come ad un’occasione per sottrarre la scrittura letteraria <i>tout court</i> agli imperativi di popolarità e di vendibilità, che condizionano il romanzo. Rovesciamo la retorica <i>kitsch</i> e nostalgica della poesia come “resistenza”. La poesia è il nostro lasciapassare verso la <i>letteratura generale</i>. Lo hanno capito per tempo in Francia i curatori della <i>Revue de littérature générale</i>, Pierre Alferi e Olivier Cadiot. A metà degli anni Novanta individuavano il territorio della poesia non come uno spazio residuale da difendere, bensì come una zona di frontiera, capace di combattere il “romanzo pensiero unico”. E s’intenda qui il romanzo nell’accezione normativa, che si è imposta nel mercato editoriale degli ultimi trent’anni.</p>
<p>La letteratura generale non celebra né un’avanguardistica abolizione né una post-moderna obsolescenza dei generi. Essa designa la scrittura come lo spazio in cui i confini tra i generi letterari così come il confine tra la “letteratura” e ciò che non lo è sono costantemente ridisegnati.</p>
<p>*</p>
<p><em>[Questo articolo è apparso su &#8220;l&#8217;immaginazione&#8221;, n° 276, luglio-agosto 2013.]</em></p>
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