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	<title>LIBRERIA DEL MONDO OFFESO Milano &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Mondi offesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Apr 2014 06:30:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/04/mondo_offeso.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47981" alt="mondo_offeso" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/04/mondo_offeso.jpg" width="454" height="324" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/04/mondo_offeso.jpg 454w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/04/mondo_offeso-300x214.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/04/mondo_offeso-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 454px) 100vw, 454px" /></a>di <b>Romano A. Fiocchi</b></p>
<p>All’inizio di via Rovello, a Milano, c’era un’antica libreria antiquaria gestita da un bibliofilo per eccellenza, Mario Scognamiglio, presidente dell’Associazione Internazionale di Bibliofilia Aldus Club. La libreria ha chiuso i battenti il 29 dicembre 2012, i locali a tutt’oggi sono ancora vuoti. Poco più in là, nello stesso periodo, ha chiuso la Libreria di Brera (su <a href="https://www.google.it/maps/place/Via+Mercato/@45.470995,9.184289,3a,75y,321.61h,88.19t/data=!3m4!1e1!3m2!1sUhtiZ6CKnZ6sJHNOILPF8A!2e0!4m2!3m1!1s0x4786c14ce992e593:0xa87bd4cb0dfef520">Google Maps</a> si può ancora vedere l’insegna). Al suo posto c’è un negozio di camicie. Se prosegui per corso Garibaldi, nell’interno suggestivo di un cortile trovi la vecchia sede della Libreria del Mondo Offeso. Ora è occupata dallo showroom di una piccola azienda artigianale di abbigliamento. La libreria ha traslocato più in periferia, verso l’Arco della Pace, dove insieme ai libri offre un servizio di caffetteria e tavola calda. Andando oltre, sull’angolo con via della Moscova, sino a poco più di un anno fa c’erano le vetrine della Libreria dell’Utopia, ora trasferita in zona Lambrate. Non reggono nemmeno i remainder: quello storico delle Librerie Riunite, nella centralissima via Dante, ha cessato l’attività nel febbraio scorso. Affitti e spese fisse li stanno decimando. Non solo a Milano, la sensazione è che il fenomeno sia generalizzato. A Pavia, la mia città, la Libreria il Delfino ha lasciato la prestigiosa piazza della Vittoria per una piazza più caratteristica ma più nascosta. I nuovi locali sono ora abbinati a un esercizio di bar e ristorazione. Il tutto con affitto inferiore, si intende.</p>
<p>La domanda è: cosa sta succedendo? Questa non è la crisi, è qualcosa di epocale, è la fine di un mondo e l’inizio di un altro. Colpa dell’e-book, dice qualcuno. Ma il libro digitale non c’entra, è soltanto un supporto diverso, e poi è appena partito, non ha ancora i numeri per poter influenzare il mercato. Colpa dell’abolizione delle licenze avvenuta nel 2006, dice chi ha l’occhio del commerciante, così finisce per comandare il dio denaro: le multinazionali arrivano e si comprano gli spazi che vogliono. Le librerie, con il loro modesto giro d’affari, non possono competere. Il fatto è che la libreria non è un negozio qualsiasi. È uno spazio per le idee, è l’habitat della cultura e degli strumenti che la diffondono. Certo, si possono vendere libretti più o meno erotici e best seller di grido sia in un negozio di intimo che tra i banchi di frutta del supermercato. Ma la libreria, quella dove c’è un libraio con cui parlare, dove anche i piccoli editori hanno il loro spazio, dove il successo di un libro non si misura dal numero di copie vendute, ebbene, la libreria è qualcos’altro. E questo qualcos’altro sta evolvendo. Verso quale forma, è ancora da capire. Ma prima di qualsiasi ipotesi bisogna rispondere a una domanda ineludibile: cos’è la libreria.</p>
<p>Sono allora entrato in una delle “sopravvissute” citate più sopra: la Libreria del Mondo Offeso. Tra un’autorizzazione e l’altra è passato un anno, ma da alcuni mesi ha finalmente la nuova insegna. Tre vetrine, angolo caffetteria (in realtà quasi metà locale), un pianoforte, sedie, sgabelli, tavolini, tavoli espositivi, poster in bianco e nero sulla sezione alta delle pareti: Chaplin, Sordi, scene di vita ritratte dagli Alinari, e così via. Il resto, scaffalature e libri, compresi quelli per bambini. Prima, quando si trovava in corso Garibaldi, era libreria e basta, solo una macchinetta per il caffè accanto alla cassa. I muri con i mattoni a vista creavano un’atmosfera bohémien in perfetta sintonia con il nome, il Mondo Offeso, preso in prestito da Vittorini. Da qui ecco lo spunto per il primo tentativo di definizione: la libreria è un centro di materializzazione di fantasmi letterari. I personaggi che popolano la Libreria del Mondo Offeso sono appunto quelli di <i>Conversazione in Sicilia</i>. C’è l’arrotino, con la sua grande bocca da magro, la faccia nera e gli occhi scintillanti sotto il vecchio copricapo da spaventapasseri. C’è la faccia paffuta dell’uomo Ezechiele, gli occhi piccini che guardano intorno con tristezza. C’è l’immenso uomo Porfirio, occhi azzurri, barba castana e mani rosse. E poi Colombo, il nano delle miniere di vino. E poi gli uomini che cantano seduti su una panca. E i due giovani senza vino che piangono seduti per terra, nonostante il vino, in questa libreria, sia ampiamente disponibile.</p>
<p>Ma c’è dell’altro. Sulla vetrina è applicata la sagoma presa dalla vecchia insegna di corso Garibaldi: un gentiluomo di spalle con cappello e ombrello. Se in origine anche lui era soltanto il personaggio di un libro, Tristano, ora incarna il ricordo di uno scrittore che la Libreria del Mondo Offeso ebbe ospite nella sua vecchia sede e che è ormai scomparso da un paio d’anni. O meglio, non è scomparso. Antonio Tabucchi è qui anche lui, seduto ad un tavolino dell’angolo caffetteria come se fosse alla Brasileira di Lisbona. Sorseggia un caffè, sfoglia qualche libro, magari scambia un’occhiata di intesa con l’uomo Ezechiele e con l’uomo Porfirio. Eh, a guardare ce ne sono di fantasmi usciti dai libri, maggiori e minori… Tra i tavoli, ansioso di sedersi per mangiare un boccone, si aggira persino l’ispettore Ferraro, scappato fuori da un librettino basso basso, quasi sentisse il disagio di trovarsi <i>nelle mani di Dio</i> e volesse prendere una boccata d’aria. Arrampicato su una scaffalatura trovi invece Cosimo Piovasco di Rondò. È chiaro, lui non posa un piede per terra. Ma c’è anche il fantasma di un’armatura vuota che cammina davanti al bancone dei caffè, nonché un tale Marcovaldo che cerca di barattare la sua salciccia con un piatto caldo. Insomma, la fauna narrativa di Calvino al completo. Non per nulla sugli scaffali sfila la sua opera omnia, così come quella di Pasolini, di Bilenchi, di D’Annunzio, di Sciascia, di Scerbanenco, di Gadda, della Romano, di Soldati, di Pirandello e di altri mostri sacri del Novecento italiano di cui la libreria è fornita.</p>
<p>Con un accostamento che lascia un po’ perplessi, la Libreria del Mondo Offeso è specializzata in zuppe, risotti, taglieri di salumi e di formaggi, dolci artigianali, presentazioni di libri, incontri con autori, piccoli concerti. Andrea Tarabbia, Giorgio Falco, Andrea Bajani, Piersandro Pallavicini, Giorgio Manacorda, questi soltanto alcuni tra gli scrittori che sono di casa o quasi. Ecco allora lo spunto (a dire il vero suggerito da Tabucchi) per un secondo tentativo di definizione: la libreria è luogo dove si manifesta una visione del mondo differente da quella imposta dal pensiero dominante, o per meglio dire dal pensiero al potere, qualsiasi esso sia. Come a dire, una libreria che fa la libreria mette insieme un mucchio di idee così eterogenee da fare scintille. Per di più non le lascia latenti, ci soffia sopra in modo che le scintille diventino un fuoco sempre acceso: il fuoco della cultura.</p>
<p>Sono tempi grami, per la cultura, appiattita sempre di più dai mezzi di comunicazione di massa che sfruttano il loro potenziale non certo per diffonderla ma per inseguire il gradimento dei fruitori. Del resto è più semplice ed economicamente produttivo adeguarsi al ribasso piuttosto che educare verso l’alto. In questo scenario, dove l’immagine fa da padrona, tutto ciò che è parola e ragionamento è considerato noia, pesantezza, inutilità. Remare contro il dilagare – non diciamo dell’ignoranza, ma della non cultura – è una delle funzioni della libreria. La libreria oggi è quindi anche questo: una scommessa. Molto difficile, visti i tempi. Anche se va detto che per le librerie, come del resto per l’editoria, i tempi sono <i>sempre</i> difficili.</p>
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		<title>Murene a Milano: sabato 5 Febbraio alla Libreria del Mondo Offeso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 07:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
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		<category><![CDATA[Ingo Schulze (Murene)]]></category>
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					<description><![CDATA[Presentazione di L’angelo, le arance e il polipo di Ingo Schulze (Murene) Ne discuteranno insieme ai lettori il traduttore Stefano Zangrando e lo scrittore Andrea Inglese (curatore del progetto Murene). Saranno presenti altri redattori di Nazione Indiana, Antonio Sparzani, Gianni Biondillo, Jan Reister, Helena Janeczek. La presentazione avverrà alle ore 21 del giorno sabato 5 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/A60983570_LG.gif"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-38014" title="A60983570_LG" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/A60983570_LG.gif" alt="" width="200" height="84" /></a><br />
Presentazione di<a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/11/29/murene-il-secondo-volume-ingo-schulze-langelo-le-arance-e-il-polipo/"> L’angelo, le arance e il polipo di Ingo Schulze (Murene)</a> Ne discuteranno insieme ai lettori il  traduttore Stefano Zangrando e lo scrittore Andrea Inglese (<a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/05/27/murene-la-collana/">curatore del progetto Murene</a>).  Saranno presenti altri redattori di Nazione Indiana, Antonio Sparzani, Gianni Biondillo, Jan Reister, Helena Janeczek.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/M-logo-head-black-only-2001.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-38015 alignleft" title="M-logo-head-black-only-2001" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/M-logo-head-black-only-2001.jpg" alt="" width="160" height="153" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>La presentazione avverrà alle ore 21 del giorno sabato 5 febbraio presso la:</strong><br />
<a href="http://www.paginegialle.it/libreriadelmondooffeso"> LIBRERIA DEL MONDO OFFESO</a></p>
<p style="text-align: right;">20121 Milano (MI) &#8211; 50, c. Garibaldi<br />
tel: 02 36520797, 347 2529821<br />
fax: 02 36521821<br />
email: libreriadelmondooffeso@fastwebnet.it</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Ricordiamo ai lettori che non  abbonarsi è facile ma abbonarsi è essenziale. </strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/06/03/murene-abbonarsi-e-semplice/">Qu</a>i</p>
<p><span id="more-38012"></span></p>
<p>Un viaggio intorno a Napoli, quello di <strong>Schulze</strong>, scandito da un <em>angelo</em> per il presepe, da chili e chili di <em>arance</em> e da un meraviglioso <em>polipo</em> dell&#8217;Acquario di Napoli, ascoltate:<br />
<em> </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">«<em>Finalmente scendemmo nell’acquario, dove l’odore era ormai molto meno penetrante che al nostro arrivo; ci fermammo subito davanti alla prima vasca, nella quale un grande polipo se ne stava immobile sopra le pietre.<br />
Non è un’invenzione a posteriori affermare che il suo atteggiamento ricordava quello di una persona seduta su una </em>chaise longue<em>, anzi, in qualche modo mi ricordava il Goethe di Tischbein: la testa possente e il tronco — difficile distinguere l’una dall’altro — era appena reclinata verso sinistra, mentre tutti i tentacoli erano distesi verso destra. Era strano guardare le ventose, le conoscevo sotto forma di insalata di polpo o come frutti di mare. Anna chiese se il mollusco era vivo. Effettivamente somigliava piuttosto a un ammasso di alghe. Senza le spiegazioni della signora Groeben saremmo passati presto oltre. Ci spiegò che aveva tre cuori e inoltre il sangue blu. Era una creatura nobile, disse: considerando il rapporto tra massa cerebrale e peso complessivo, era infatti più sviluppata dell’uomo. “E per quanto riguarda l’eleganza,” aggiunse con un tremito agli angoli della bocca, “abbandonare l’acqua è stato senza dubbio un errore dell’evoluzione.” </em>»</p>
<p style="padding-left: 30px;">«<em>Le estremità dei tentacoli cominciarono a muoversi: mi chiesi se quel lieve incresparsi provenisse dal polipo o fosse effetto nel della corrente. Poi però apparve evidente che i tentacoli erano  attraversati da un moto ondulatorio che si faceva sempre più intenso, come un motore che sale lentamente di giri. Parevano tutti uguali nel modo che avevano di divincolarsi, ma il loro moto era tutt’altro che sincronico. Non era incredibile che i movimenti di quella massa potessero appartenere a una sola, unica creatura ed essere sottomessi a una sola, unica volontà? Alcune estremità si attorcigliavano, altre si srotolavano, le une si sollevavano, le altre si abbassavano, le une si slanciavano più forte, le altre meno. Quell’animazione composita eppure unitaria aveva un effetto addirittura ipnotico.</em>»</p>
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