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	<title>LOME &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>PREFAZIONE AGLI AUTISMI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 09:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[autismi]]></category>
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					<description><![CDATA[Gentile Giacomo Sartori, forse la misura breve si adatta meno alla sua scrittura che ha bisogna di tempi più lunghi. Questi racconti, minute parabole che sfiorano il paradosso, ci sono parsi un po&#8217; squilibrati: la causticità delle intenzioni è trasferita su un piano iperrealistico poco funzionale all&#8217;idea di base,  e greve nel risultato finale. I temi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<address> </address>
<address><em>Gentile Giacomo Sartori, </em></address>
<address><em>forse la misura breve si adatta meno alla sua scrittura che ha bisogna di tempi più lunghi. Questi racconti, minute parabole che sfiorano il paradosso, ci sono parsi un po&#8217; squilibrati: la causticità delle intenzioni è trasferita su un piano iperrealistico poco funzionale all&#8217;idea di base,  e greve nel risultato finale. I temi sono poco identificabili e, quando lo sono, troppo frequentati dalla letteratura.</em></address>
<address><em>La scrittura molto spesso scade nel grottesco pur cercando soluzioni comiche, altre volte è un po&#8217; scontata. </em></address>
<address><em>Insomma, a differenza di altre cose sue, i racconti non ci sono piaciuti.</em></address>
<address><em>La ringrazio però per averceli inviati</em></address>
<address><em>Cari saluti</em></address>
<address>X. X.</address>
<address> </address>
<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5635_ridotta1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37505" title="FMR_5635_ridotta" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5635_ridotta1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I diciassette <em>Autismi</em> sono stati postati nell’arco di un anno su <em>Nazione Indiana</em> (all’inizio da Andrea Raos, e poi da me, perché nel frattempo ero stato accolto nel blog). Come spesso succede per i racconti, perché la volontà conta fino a un certo punto, tutto è nato con un primo testo che ha per così dire aperto la via, e poi alla spicciolata sono venuti anche gli altri, che avevano con quel primo scritto un legame di necessità ma anche di libertà, forse di sfida aperta, proprio come succede nelle nidiate. I lettori erano in genere abbastanza numerosi, anche se certo molto meno numerosi di quelli di altri contenuti più gettonati di <em>Nazione Indiana</em>. E questo nonostante fossero in molti casi piuttosto lunghi.<span id="more-37491"></span> Viene quindi sfatato il pregiudizio, spesso sbandierato come una verità assoluta, che sulla rete i tempi di permanenza sulla pagina siano necessariamente molto brevi. Ma questo importa fino a un certo punto.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5627_ridotto2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37513" title="FMR_5627_ridotto" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5627_ridotto2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>A volte i commenti straripavano di rancorosa o anche solo frettolosa egolatria, come spesso succede nei blog, e in particolare quelli italiani, spesso invece erano molto posati e pertinenti, o addirittura molto acuti. Io leggevo attentamente tutti questi commenti positivi o negativi, perché davvero mi interessavano, e mi facevano riflettere. Viviamo in un’epoca di letture corrive (ho sempre trovato assurdi gli argomenti degli adepti della lettura veloce, o addirittura &#8211; orrore! &#8211; incompleta; per me la letteratura è per definizione il regno della lentezza), e forse i miei stessi interlocutori &#8211; nell’accezione di Natalia Ginzburg, le persone cioè delle quali per motivi i più diversi mi fido e che per prime giudicano i miei testi &#8211; sono lettori frettolosi. Per non parlare dei recensori della stampa (li si può capire, sono pagati a cottimo).</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5612_rid.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37560" title="FMR_5612_rid" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5612_rid-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Poi a un certo punto, senza che io possa dire il perché, la vena si è esaurita, e il cantiere è stato dismesso, le attrezzature sono state trasferite altrove. Ma nella terra sono rimaste le cicatrici. Ne avevo già fatto a più riprese l’esperienza: ogni nuovo registro che esploro, e per me di questo si trattava con gli <em>Autism</em>i, viene integrato nella mia paletta, ed è quindi destinato a riemergere più tardi, nella sua veste originaria o ulteriormente meticciato. O comunque rimane dietro le quinte come un possibile intervenente, un amico già pronto a dare una mano.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5618_ridotto1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37507" title="FMR_5618_ridotto" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5618_ridotto1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Come faccio da anni con i miei testi, ho mandato poi o fatto avere tramite conoscenti (secondo un nefasto ma ineludibile costume italiano) gli <em>Autismi</em> a qualche casa editrice, e come al solito queste case editrici, nonostante abbia all’attivo, per usare questa brutta espressione contabile, qualche romanzo e qualche raccolta di racconti, anche tradotti all’estero, non mi hanno risposto. Il che suppongo voglia dire (ma ho ancora da capire bene come raziocinano gli editori, e forse comincia a essere un po’ tardi) che non solo i testi non erano stati giudicati degni di essere pubblicati, ma nemmeno di suscitare quel quantum di urbanità per cui per esempio nella sala di aspetto di un dentista ci si saluta, o si tiene la porta al paziente successivo, anche se non lo si conosce (per chi volesse approfondire l’argomento: <em>Lettere a nessuno</em> di Antonio Moresco).</p>
<p>Una persona di una grossa e prestigiosa casa editrice mi ha però risposto. Un’eccezione c’è sempre. Mi ha mandato la lettera che ho incollato in epigrafe.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5624_ridotto1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37511" title="FMR_5624_ridotto" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5624_ridotto1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Io sono molto e sinceramente riconoscente nei confronti di questa dipendente della prestigiosa casa editrice, perché dopo tanti anni di invii è appunto la sola interlocutrice (è una donna, e non l’ho mai incontrata) nel cosiddetto mondo editoriale che si prenda la briga di prendere in mano i miei testi, di pensarci sopra, e di mandarmi un breve commento (all’inizio si parlava anche di possibilità di pubblicazione, ora non più, come in una coppia nella quale l’eventualità di accasarsi sia ormai, dopo tante esitazioni, e vista forse l’opposizione di una parte della famiglia, definitivamente scemata). Non proprio semprissimo, però di solito sì. Come al solito io non ero per nulla d’accordo con le sue osservazioni, anzi dissento per così dire ferocemente, ma come sempre non ho ribattuto nulla, ha prevalso la riconoscenza. Del resto anche questa volta quelle poche frasi mi erano servite per chiarirmi le idee, che è forse quello che conta.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5626_rid.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37561" title="FMR_5626_rid" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5626_rid-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Leggendo questa stroncatura ho avuto la certezza, a controcorrente per dirla così con il suo più che esplicito contenuto, che la forma breve mi sia congeniale (cosa del resto che pensava anche il mio pure lui prestigioso primo editore, il quale mi ha implacabilmente lasciato proprio perché “i racconti ti vengono bene ma non sai scrivere i romanzi”). Quella prova di sfiducia mi dava la certezza che continuerò a scrivere racconti. Perché? Non lo saprei dire. Intuizione, diciamo.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5615ridotta3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37515" title="FMR_5615ridotta" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5615ridotta3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Leggendo quella critica negativa ho però avuto anche certezze meno vaghe. Non posso adesso ricostruire la cruenta e caparbia autopsia di ogni singola frase del messaggio, il raffronto con le mie autoanalisi e le mie intenzioni esplicite e velleità, tenendo conto beninteso di quelle che mi sembrano essere le mie possibilità e abilità, e ovviamente i miei limiti, i molti limiti, che qualche volta per una piroetta inopinata diventano altre possibilità, altre abilità. Sarebbe un esercizio molto tortuoso e forse non interessante al di fuori di quella che è la mia fucina di scrittura, forse troppo intimo. Diciamo però che alla fine di questo lavorio ho avuto la certezza che i miei racconti avevano un’unità, che affrontavano di petto temi complessi e importanti, che avevano un giusto e non imbalsamato equilibrio tra i vari registri, zigzagando in  modo non scontato tra epidermide e profondità, una profondità anche abissale. Il che corrispondeva esattamente alla mia idea di scrittura. E quindi rappresentavano forse un qualcosina di originale nel panorama della nostra narrativa, valeva forse la pena di pubblicarli. Forse però mi sbaglio, intendiamoci.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5622ridotto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37512" title="FMR_5622ridotto" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5622ridotto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel frattempo s’era fatta sotto spontaneamente, non mi era mai successo, una casa editrice, che si diceva ben contenta di pubblicare gli <em>Autismi</em>. La cosa si è subito conclusa, e adesso i racconti escono per quel piccolo editore, che si chiama “<a href="http://www.editoriaindipendente.net/category.php?id_category=29">Sottovoce</a>”. Nome che mi sembra più che pertinente: è normale e giusto che i miei racconti, snobbati da chi ha molta voce, escano “sottovoce”. A questo punto ho ripreso in mano i testi, eliminandone uno,  potandoli e rilavorandoli per quanto riguarda la lingua (dopo la decantazione le imperfezioni vengono in superficie: possono essere scremate). E per rendere il tutto più conviviale (pare che per lottare contro l’autismo una delle strategie sia questa), un pittore di nome LOME se ne è ispirato per una serie di olii, uno dei quali è finito, in riproduzione, nel libro. Proprio perché la nostra unione fosse più incestuosa, LOME ha preteso che fossi io a individuare le frasi sulle quali avrebbe lavorato. Ho cercato di fare del mio meglio, anche se naturalmente a questo punto i racconti non mi appartenevano più, e mi guardavano per certi versi con un po’ di risentimento (ma forse mi mettevo solo in testa).</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5633_ridotto1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-37509" title="FMR_5633_ridotto" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/FMR_5633_ridotto1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Qui finisce la prefazione agli <em>Autismi</em>. La quale del resto non prefazionerà proprio nulla, perché non credo che i testi letterari, a parte forse qualche rarissima eccezione, abbiano bisogno di prefazioni. Ma resta però pur sempre la prefazione agli <em>Autismi</em>. La posto allora su <em>Nazione Indiana</em>, senza la quale questi testi non sarebbero venuti a quel piccolo mondo, per molti aspetti sempre più piccolo (come quei signori che invecchiando si accartocciano su se stessi, invece di irradiare bellezza morale, viepiù sordidi e meschini), ma questo sarebbe un altro discorso, che è l’Italia, e con cui ogni scrittura in italiano pena a non confrontarsi.</p>
<p><em>[Le immagini: <a href="http://www.lomearte.it">LOME</a>, &#8220;Autismi&#8221;, olio su carta, 50&#215;70 cm]</em></p>
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