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	<title>Lotte dei minatori &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>I minatori contro la Thatcher: storia di un&#8217;eroica sconfitta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2013 09:28:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[davide orecchio]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Lotte dei minatori]]></category>
		<category><![CDATA[Salvo Leonardi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Salvo Leonardi A voler stilare un’ideale classifica delle lotte che più epicamente hanno segnato la storia e l’iconografia del movimento operaio internazionale, quella dei minatori inglesi del 1984-85 occupa a buon diritto una posizione di assoluto rispetto. È stato il più lungo sciopero di massa dell’Occidente dai tempi della Prima guerra mondiale: un anno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-46122" alt="thatcher" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/thatcher.jpg" width="618" height="510" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/thatcher.jpg 618w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/thatcher-300x247.jpg 300w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></p>
<p>di <strong>Salvo Leonardi</strong></p>
<p>A voler stilare un’ideale classifica delle lotte che più epicamente hanno segnato la storia e l’iconografia del movimento operaio internazionale, quella dei minatori inglesi del 1984-85 occupa a buon diritto una posizione di assoluto rispetto. È stato il più lungo sciopero di massa dell’Occidente dai tempi della Prima guerra mondiale: un anno esatto fra il marzo ’84 e quello dell’85. Fu <strong>una guerra, di classe</strong>, combattuta su un campo di battaglia vasto quanto la Gran Bretagna.</p>
<p>Nelle brughiere di Scozia, Galles, Yorkshire e Kent <strong>si fronteggiano per mesi 165.000 minatori</strong> e alcune <strong>decine di migliaia di poliziotti</strong>. Ci sono i generali (<strong>Thatcher </strong>e MacGregor, il falco a capo del <em>National Coal Board</em>, da un lato, e Arthur Scargill, per il Num, il potente sindacato dei minatori dall’altro), i piani (quello Ridley per la privatizzazione e l’uscita dal carbone), le tattiche (i <em>picchetti volanti</em>), le battaglie campali che segneranno le sorti finali del conflitto, come ad Orgreave, nella primavera ’84.</p>
<p>Alla fine <strong>si conteranno 2 morti, 1750 feriti ufficiali, 11.312 arresti, 5.653 processi per direttissima</strong>, un <strong>migliaio di licenziamenti</strong> solo per rappresaglia. Decine di film, romanzi e canzoni emozioneranno il pubblico di mezzo mondo, inducendolo a schierarsi coi “vinti” (<em>Which side are you on</em> è allora il titolo di una celebre canzone), immortalando per sempre l’<em>eroica sconfitta</em> di una comunità di uomini e donne, incarnazione di un intero pezzo della storia e dell’identità della Gran Bretagna moderna.</p>
<p><strong>Ai primi anni 80 il carbone è divenuto troppo costoso</strong> e i sindacati troppo potenti per chi, come la Thatcher, intende aprire una nuova era nei rapporti sociali del suo paese. Il negoziato non è un’opzione. Il sindacato dei minatori chiede una politica di sovvenzioni statali al settore, come quella che nel 1982 stanzia 17 miliardi di sterline in Francia e Belgio, 8 in Germania e solo 3 nel Regno Unito, che è il secondo produttore europeo. <strong>Thatcher ha una visione opposta</strong>. È da poco al secondo mandato, ha vinto nelle Falkland, e coi minatori, nucleo militante del sindacalismo britannico, ha <strong>un conto in sospeso</strong> da quando, fra il ’72 e il ’74, li aveva visti sconfiggere il governo di Heath, suo mentore e primo ministro.</p>
<p>Maggie ha fatto tesoro di quella sconfitta, e quando <strong>parte all’attacco, il 1° marzo 1984</strong>, ha preparato con cura ogni mossa. L’annuncio della chiusura dei primi 20 pozzi avviene a fine inverno, quando lo stoccaggio è alto e il fabbisogno di carbone destinato a calare. Ci <strong>si accorda comunque con Jaruzelski</strong> per l’acquisto di altre scorte, per <strong>l’immane imbarazzo di <em>Solidarnosc </em>e dei minatori della Slesia</strong>. Si inizia da Cortonwood (South Yorkshire), tagliando 20.000 posti ma contando sulla storica moderazione degli operai di quel bacino.</p>
<p>La reazione è immediata e si propaga subito; <strong>in poche settimane tutti i pozzi del paese sono bloccati</strong>, eccetto nel Nottinghamshire, dove si costituisce anche un sindacato giallo. I picchetti volano da un sito all’altro, provando ad aggirare i presidi stradali di una polizia da stato di assedio. I media sono scatenati, e c’è persino chi raccoglie fondi per quanti vogliono tornare al lavoro. La legislazione sugli scioperi è stata già modificata e lo sarà del tutto più tardi. Le famiglie hanno appena subito un taglio dei benefit di 15 sterline alla settimana.</p>
<p>Tutto spinge per una rapida desistenza. E invece.<strong> Intorno alla lotta si coagula un imponente movimento di solidarietà</strong>; delle donne, che organizzano le mense comunali, dei negozianti di zona che fanno credito e sconti, dei sindacati internazionali, persino del <strong>movimento gay</strong>, che ospiterà fra applausi scroscianti una delegazione alla parade di Londra di quell’anno.</p>
<p><strong>Portuali e ferrovieri</strong> rallentano l’approvvigionamento delle acciaierie, snodo cruciale del conflitto; ma non i camionisti. <strong>Latita il Labour di Kinnock </strong>laddove l’ondivago Tuc del moderato Murray – che solo a settembre annuncia l’intenzione di estendere la mobilitazione – lascerà i minatori al loro destino, non cogliendo il carattere definitivo che quella vertenza è destinata ad assumere.</p>
<p>Sarebbe andata diversamente se l’azione si fosse propagata agli altri settori? Se ne dibatte ancora, come pure se non fosse stato il caso di indire una consultazione referendaria sullo sciopero, resa poi obbligatoria con esiti devastanti – il timore del Num non era infondato – sul movimento sindacale inglese. O se non fosse stato più opportuno negoziare caso per caso, piuttosto che su scala nazionale e settoriale, il destino dei pozzi. È quello che accadrà dopo la sconfitta, e che tuttavia non potrà impedire di portare in un solo decennio il numero di addetti da 181.000 a 8.000, quasi tutti in autogestione, col Regno Unito che importa oggi 40 milioni di tonnellate di carbone l’anno. Così come non si potrà più impedire lo smantellamento del welfare britannico, insieme al suo lungamente glorioso movimento sindacale.</p>
<p>C’era un’alternativa dinanzi a quella nuova icona mondiale della teoria che “non ci sono alternative” (al liberismo)? In quei giorni si dice: “<strong>Se Maggie non la sconfiggono i minatori, chi altro potrà farlo</strong>?”. <strong>Nessuno, e infatti i Tories restano in sella per altri 12 anni</strong>. Ma quell’anno c’erano voluti 7 milioni di sterline e un calo della produzione industriale del 2,5 per cento per piegare quell’indomito “nemico interno”.</p>
<p>Quando il 3 marzo 1985 la dirigenza del Num delibera con 98 voti a 91 la fine dello sciopero, quei “musi neri”, ormai estenuati e malincuore, decidono di tornare nei pozzi, accompagnati però dalle fanfare e dai gonfaloni sindacali. Memori dell’umiliante rientro patito dai loro padri e nonni nel 1926, imploranti una riassunzione. Entrano a testa alta, fieri di quel loro orgoglio operaio, così tipicamente <em>British</em>, consci di aver scritto comunque una memorabile pagina di storia. Nell’unica maniera che era stata loro concessa: quella di chi si oppone, finanche col proprio corpo, a quanti hanno deliberato la desertificazione della sua comunità, della sua storia individuale e collettiva.</p>
<p>(da <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2013/04/15/99194/i-minatori-contro-la-thatcher-storia-di-uneroica-sconfitta" target="_blank"><strong>rassegna.it</strong></a>)</p>
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		<title>Campi Sterminati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 07:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Patellani]]></category>
		<category><![CDATA[Lotte dei minatori]]></category>
		<category><![CDATA[Manlio Massole]]></category>
		<category><![CDATA[Miniere in Sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[Manifestazione a Cagliari di Manlio Massole Fiorirono i mandorli quando chiudemmo il pugno contro il ministro Piccoli. “ Le mi – nie – re non si chiu-dono! Le mi- nie –re non si chiu –dono! ” La domenica si fece rossa per i ricordi allo striscione: “BUGGERRU SIAMO GLI STESSI DEL ‘904”, per la giovinezza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_41191" aria-describedby="caption-attachment-41191" style="width: 336px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/ridimensiona-diridimensiona-difederico-patellani.jpg" alt="" title="ridimensiona-diridimensiona-difederico-patellani" width="336" height="350" class="size-full wp-image-41191" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/ridimensiona-diridimensiona-difederico-patellani.jpg 336w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/ridimensiona-diridimensiona-difederico-patellani-288x300.jpg 288w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" /><figcaption id="caption-attachment-41191" class="wp-caption-text">Immagine di Federico Patellani,</figcaption></figure>
<p><strong>Manifestazione a Cagliari</strong><br />
di<br />
<a href="http://www.sardolog.com/perso/m-massole/index.htm">Manlio Massole</a></p>
<p>Fiorirono i mandorli<br />
quando chiudemmo il pugno<br />
contro il ministro Piccoli.<br />
“ Le mi – nie – re<br />
non si chiu-dono!<br />
Le mi- nie –re<br />
non si chiu –dono! ”<br />
<span id="more-41190"></span></p>
<p>La domenica si fece rossa<br />
per i ricordi allo striscione:<br />
“BUGGERRU<br />
SIAMO GLI STESSI DEL ‘904”,<br />
per la giovinezza delle bandiere Guspinesi.<br />
Andammo in pace, senza dinamite,<br />
ma pronti a tutte le battaglie.<br />
Giovanni Battista Melis, il Sardo,<br />
fu soltanto un grido d’amore<br />
per la patria antica e martoriata:<br />
ci sciolse la quarzite del cuore<br />
e noi uomini delle miniere<br />
fummo ragazzi all’assalto del futuro.</p>
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