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	<title>L.R.Carrino &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>L&#8217;Horror di Napoli- II</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 04:54:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Céline]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
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					<description><![CDATA[Scheletri della Cappella San Severo I critici, soprattutto in Francia, sono fin troppo vanitosi per non parlare mai di null&#8217;altro che non sia il loro magnifico se stesso. Mai del tema. Tanto per cominciare, sono troppo coglioni. Non sanno nemmeno di che cosa si tratti. E’ uno spettacolo di grande vigliaccheria vederli, questi stomachevoli, sbattersi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/scheletri.jpg' alt='scheletri.jpg' /><br />
Scheletri della <a href="http://www.museosansevero.it/">Cappella</a> San Severo</p>
<p><em><br />
I critici, soprattutto in Francia, sono fin troppo vanitosi  per non parlare mai di null&#8217;altro  che non sia il loro magnifico </em><em>se stesso</em><em>. Mai del tema. Tanto per cominciare, sono troppo coglioni. Non sanno nemmeno di che cosa si tratti. E’ uno spettacolo di grande vigliaccheria vederli, questi stomachevoli, sbattersi, offrirsi una stretta di mano subdola alla vostra buona salute, approfittare della vostra povera opera, per fare gli splendidi, pavoneggiarsi per l&#8217;uditorio, camuffati, sedicenti &#8220;critici&#8221;.<br />
</em><br />
<strong>Louis Ferdinad Céline</strong>, <em>Bagatelles pour un massacre </em></p>
<p>Perché introdurre con queste parole di Monsieur <a href="http://fr.youtube.com/watch?v=qir8sFYvXiE">Destouches</a> la lettura che sto per proporvi? Perché aver tradotto un brano del genere tratto dal più odioso libro mai scritto, dalla voce tra le più autentiche del Novecento, per parlare di <a href="http://www.meridianozero.it/new/index.htm">Acqua Storta</a>, di L.R.Carrino? Forse per alludere al marcio del sistema delle lettere italiche, tutto cronometrato sui rinvii d&#8217;ascensore dei critici / autori, autori /critici?<br />
<span id="more-5388"></span><br />
Può darsi, o ancora per l&#8217;incazzatura che  mi è venuta dalla lettura di alcuni articoli &#8211; non tutti per fortuna- della rassegna stampa disponibile sul <a href="http://www.meridianozero.it/">sito</a> dove si riassumeva l&#8217;opera in tre segmenti: <em>camorristi ricchioni</em>, <em>Napoli e la monnezza</em>, <em>pagine di ringraziamento finali</em>?<br />
Vi confesserò che è la prima volta, del resto, che mi capita di leggere più di una recensione con un&#8217;attenzione &#8220;particolare&#8221; ai  ringraziamenti, ovvero a quelle pagine che, almeno nelle intenzioni dell&#8217;autore, costituiscono la parte più personale, intima, privata  di un libro. Cosa volete che gliene freghi ad un lettore anonimo, della mamma, del papà, che normalmente i romanzieri italiani ringraziano e allora  figuriamoci cosa potrà fottergliene  se ad essere ringraziati siano altri autori&#8230;</p>
<p><strong>E invece no</strong>. Nel sistema <em>letteratura italiana</em>, che per fortuna nostra e vostra non significa la <em>letteratura italiana</em>, le dinamiche di una diffusa critica, di molti giornalisti letterari è tutta imperniata sul dispositivo delle affiliazioni. E se L.R. Carrino si affilia a una certa letteratura una ragione c&#8217;è ed è compito del bravo media inquisitore scoprire perché.</p>
<p>A noi invece, più modestamente interessa <strong>il libro</strong>.<br />
Nelle varie recensioni si legge, ma va detto che è lo stesso autore a suggerirlo in un&#8217;intervista, di <strong>Napoli come location del noir</strong>.<br />
<em>Location</em> come molti di voi sanno è il termine cinematografico che sta ad indicare il luogo dove avverranno le riprese del film. Lo stesso termine si usa anche per gli eventi, convention, concerti, e non sta a significare assolutamente l&#8217;appartenenza di un&#8217;azione al luogo. Tanto per fare un esempio, nel suo ultimo film, <strong>Il divo</strong>, Sorrentino  ha identificato la location dell&#8217;impiccagione di Calvi sotto un ponte torinese, laddove, come molti sanno, il suicidio (omicidio?) avvenne a Londra. Diciamo che la location è allora un luogo che allo spettatore appare verosimilmente lo stesso in cui la storia accadde, veramente. E così, la storia di camorra montata da Carrino, come da intenzioni dell&#8217;autore, non è una storia vera ma verosimile. Non è un reportage ma un romanzo. Sempre che abbia ancora senso parlare di letteratura per generi. </p>
<p>Ma quando luogo e storia del luogo sono indissolubilmente legati, ha ancora senso parlare di location? E ancora, perché attardarsi sui luoghi? Perché <strong>Acqua Storta</strong>, al pari di poche altre narrazioni &#8211; citerei a tal proposito <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-morganti_davide/sku-12304390/moremo_.htm">Moremò</a> di Davide Morganti- interpreta, realizza una possibilità narrativa molto napoletana dell&#8217;abbandono della via maestra per inoltrarsi nelle budella della città, strategia che definirei dello scarto.<br />
La parola <a href="http://www.forza-juventus.com/images/Causio.jpg">scarto</a>, come molti sanno contiene differenti significati, eppure mai come in questo caso, i due significati più correnti, degli scarti, come i messi da parte, i non eletti e dello scarto, come improvviso movimento laterale, deviazione, coincidono.</p>
<p>A Napoli più che in altre città, puoi liberamente percorrere una delle vie più di passeggio che è via Chiaia costeggiando i quartieri spagnoli, o la stessa Montedidio che è a ridosso del Palazzo Reale e dove via Serra di Cassano, elegantissima e sede di palazzi nobiliari delimita il Pallonetto altro quartiere altamente sconsigliato ai turisti. Come narratore allora io posso sicuramente scegliere di restare sulle strade maestre &#8211; e di maestri lì se ne incontrano davvero- o al contrario virare e abbandonarsi totalmente alla legge/non legge dell&#8217;imprevisto. A meno che non si trovi, come ha fatto <a href="http://fr.youtube.com/watch?v=03k9su2y58E">Erri de Luca</a> nella sua splendida favola Montedidio, un artificio, ovvero addentrarsi sì nel pallonetto ma scegliere la terrazza come Topos co-protagonista della narrazione.</p>
<p>In <strong>Acqua Storta</strong> ricorrono a più riprese gli attraversamenti della città come quando  L.R. Carrino, descrive il ritorno in città del figlio del boss, appena uscito dal carcere minorile.</p>
<p><em>Passo davanti al Policlinico e scendo per dietro la Cappella san Severo: esco di fianco a piazza San Domenico. Mi butto per Mezzocannone, lascio la macchina davanti all&#8217;officina di Stefano (&#8230;) risalgo a piedi  un poco di Via Mezzocannone (&#8230;) come appena svolto l&#8217;angolo li vedo(&#8230;) un altro sale da via croce come una scheggia (&#8230;) un altro ancora che sta appoggiato al muro proprio a Piazzetta Nilo (&#8230;) uno strafatto di eroina all&#8217;ultimo stadio si squaglia giù verso via Paladino. </em></p>
<p>Gli estratti che vi ho proposto tengono tutti su una sola pagina. I movimenti sono rapidi, <strong>ci si butta</strong>, <strong>si squaglia</strong>, <strong>si scende per dietro</strong>. E così a fronte di un plot narrativo che sicuramente avrà reso felici molti giornalisti, &#8211; me li vedo esclamare,  <em>ah una storia omosessuale tra camorristi</em>, pare perfino facile la provocazione, in un paese bigotto come il nostro. Eppure, l&#8217;autore da vero narratore, non &#8220;compone&#8221; i fatti e le psicologie dei personaggi allineandoli alla tesi di partenza ma utilizzando ogni tipo di materiale di scarto, dalla Bibbia del padre, alle canzoni dei neomelodici, per innalzare la storia d&#8217;amore &#8220;irregolare&#8221;,  &#8220;lasciarla parlare&#8221; &#8220;dire&#8221;, &#8220;fare&#8221;, attraverso un linguaggio sobrio e violentissimo, senza maniera.<br />
Ed è proprio in nome dell&#8217;amore che nonostante tutto , Acqua Storta si anima rivelando le sue pagine più belle, dove il linguaggio diventa perfino poetico.</p>
<p><em>Stanotte ’o mare è senza sale, è morto con un’onda sola. Pure l’acqua è storta, storta come certe volte è ’o bbene. Le onde sugli scogli stanno nervose. Ma che tiene ’sto mare da stare così incazzato? Che gli abbiamo fatto a questo mare?</em></p>
<p>Dalle ombre dei vicoli si sale allora per impervie scale, ancora una volta, in uno spazio- e non diciamo location vi prego!- che non pone più ostacoli tra camorristi e cielo. Quando questi muoiono ammazzati.  </p>
<p><strong>Nota</strong><br />
oggi alle 18, alle <a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/eventi/Torino/2008/FebbraioEventi/FebbraioEventi5.html">Feltrinelli</a> di Torino, Enrico Remmert presenta Acqua Storta</p>
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