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	<title>Luciano Mazziotta &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Vittoriano Masciullo: Dicembre dall&#8217;alto o del desiderio del crollo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 06:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Mazziotta]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[vittoriano masciullo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Luciano Mazziotta È dicembre, forse, il mese più crudele dell&#8217;anno, non Aprile, se è vero che Petrarca colloca la morte della sua Laura il giorno di natale, ed è sempre il 25 dicembre, il giorno in cui uno degli eroi fondatori della modernità, Werther, decide di spararsi con la rivoltella presa in prestito dalla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luciano Mazziotta</strong></p>
<p>È dicembre, forse, il mese più crudele dell&#8217;anno, non Aprile, se è vero che Petrarca colloca la morte della sua Laura il giorno di natale, ed è sempre il 25 dicembre, il giorno in cui uno degli eroi fondatori della modernità, Werther, decide di spararsi con la rivoltella presa in prestito dalla mano della sua Lotte. Si aggiunga che, se hanno ragione le statistiche, il periodo natalizio è quello in cui si conta il maggior numero di suicidi. Dicembre, dunque, che per il giovane Werther è stato un mese vissuto (o morto) in pieno, quello che ha avvolto e soffocato il protagonista nella sua miseria di lutto e declino, in <em>Dicembre dall&#8217;alto</em> di Vittoriano Masciullo è il mese in cui il bilancio, la retorica della fine è contemplata dall&#8217;alto, a distanza, ma non senza coinvolgimento emotivo. “Tutto è presente, è qui”, chiosa non a torto Cecilia Bello Minciacchi nella postfazione.<br />
Strutturato in tre sezioni – <em>Inaspettata, Ueno, Nessuno spiega Chirone</em>, già dal titolo della prima il libro ci mette in guardia su ciò che vi troveremo all’interno. Si tratta di un continuo movimento di inatteso e sorpresa, come quell&#8217;atteggiamento speculativo di chi, guardando dall&#8217;alto, in realtà non fa che aspettare il crollo. Ma come scrive Winnicot, nel momento in cui nel soggetto si verifica la paura del crollo, il crollo è già avvenuto. E qui, in <em>Dicembre dall&#8217;alto</em>, l&#8217;altezza sembra desiderio di caduta a capofitto nei luoghi amati e nella storia, forse per scomparire.<br />
L&#8217;inaspettato è, insomma, inscritto nella dialettica tra desiderio e paura di caduta, come, del resto, reso in modo magistrale nella versificazione. Si possono leggere, infatti, versi singhiozzanti, troncati, dove le ellissi assumono una molteplicità di significati, non ultimo quello di rappresentare sintatticamente il salto dal pieno al vuoto. Ogni verso è una conquista, ma anche un ulteriore tentativo di suicidio o di morte che non si realizza mai completamente, come la parabola degli eroi senecani.<br />
Però si nasconde dell&#8217;altro dietro queste cadute: talvolta il procedere dei versi, la sottrazione delle parole, la sospensione subito dopo le preposizioni, sembrano non tanto “togliere”, quanto riprodurre poeticamente il fatto che, nel percorso a ritroso della propria memoria, alcune parole siano andate perse o, più precisamente, non si vogliano pronunciare. E non si vogliono dire sia per evitare semplificazioni del verso (in almeno un caso l&#8217;autore ci fa immaginare soltanto la rima, senza dichiararla), sia perché “rimosse” e “dolorose”, come quei non detti nel corso di una seduta analitica.<br />
E di percorso analitico, di tanto in tanto, possiamo parlare per <em>Dicembre dall&#8217;alto</em>, specie quando nella silloge sembra che qualcuno dia del lei al soggetto: cosa inusuale per un libro di poesia, serio ma non serioso, tragico, e molto più tipico di diverse forme apparentemente autoironiche come quelle di Giovanni Giudici. Qui il lei sembra proprio quello pronunciato da un analista al paziente, mentre, per esempio, lo spinge a riconoscere che tutti i morti sognati non sono nient&#8217;altro che le varie frammentazioni dell&#8217;io disperse nell&#8217;universo («ma non è lei che piangeva/non è lei che muore dice/ma tutti suoi sé/che l&#8217;aspettano nell&#8217;universo»).<br />
Tra analisi e racconto, così, tra analisi della realtà e racconto di sé, si susseguono le pagine, come in un “diario di guerra”, della guerra storica e privata che l&#8217;autore cerca invano di possedere.<br />
La diaristica, tuttavia, è cosa ben differente da un libro di poesie: altrimenti a che sarebbe servito pubblicare la silloge, se fosse stata soltanto un diario privato?<br />
Masciullo si pone continuamente il dubbio dell&#8217;utilità della scrittura, di tutto ciò che esiste e consiste, della analisi stessa che porta avanti, mettendo in crisi o abbassando sia la sua voce autoriale, sia la veridicità stessa della ricostruzione. «A che serve?», «Altrimenti a che serve?», «Salva, salva, altrimenti a che serve», ripete spesso il poeta come una sorta di refrain in testi dispiegati omogeneamente in tutte le tre sezioni della silloge.<br />
Seppure apparentemente il discorso possa sembrare sfumato nell&#8217;ideale e nell&#8217;irreale, è bene specificare che in questa raccolta esistono continui appigli alla realtà circostante; e il non detto, sebbene resti non detto, viene comunque temporalmente e spazialmente collocato. Una conferma è offerta dal continuo rimando alla toponomastica, a vie e quartieri vicini e lontani. Se poche città vengono citate esplicitamente, il libro è tuttavia cosparso di nomi ben definiti, di date, di riferimenti a mesi precisi, oltre a dicembre, che ne collocano chiaramente il lasso temporale e il rapporto tra soggetto e storia.<br />
Il movimento, così, è quello di una “visione” che da distante si fa sempre più vicina: dalla visione allegorica di un quartiere lontano, alle vie della città in cui l&#8217;autore vive, Bologna.<br />
Se, del resto, la seconda sezione prende il nome da un quartiere di Tokyo, <em>Ueno</em>, il libro è ricco di nomi di vie riconoscibili a chiunque viva o attraversi Bologna anche per una sola volta: in sequenza troviamo <em>via Rialto, via san Vitale, via san Michele, via Barontini, piazza Aldrovandi</em>. Un esempio tra tutti valga il verso in cui incontriamo l&#8217;io lirico piangere da «via rialto sino alla fine della fine», un procedimento versuale che da una parte colloca precisamente l&#8217;autore in uno spazio ben determinato e dall&#8217;altro, invece, lo sfuma fino a disperdere ogni tipo di coordinata, in una schizofrenia che non lascia scampo alla risoluzione dei conflitti (storici e individuali). Ma le vie non sono vie il cui significato è soltanto privato, ovvero: non si tratta di vie in cui possiamo tracciare soltanto i confini dell&#8217;esperienza dell&#8217;io-lirico. Da una parte, infatti, c&#8217;è <em>Ueno</em>, la sezione in cui il quartiere giapponese è osservato dall&#8217;alto e in cui sembra non si atterri mai, dove si passa senza “disfare le valigie” e non si scatta nemmeno una foto, come se non si potesse né si dovesse fermare l&#8217;immagine nella memoria. Dall&#8217;altra parte, però, quando ci si avvicina ai luoghi familiari, nell&#8217;esperienza immanente e non passeggera, subentra con forza e distruzione anche la storia della Bologna che ha visto sia il tracollo delle esperienze degli anni Settanta, sia il barbaro omicidio di Aldrovandi.<br />
Dopo il viaggio in aereo sulle luci del quartiere di Tokyo, ci immettiamo subito nel ritorno dettato dall&#8217;ultima sezione, Nessuno spiega Chirone, lungo la quale il conflitto è portato all&#8217;ennesima potenza, quando tutte le certezze e i dati sembrano esplodere. Chiamarlo “ritorno”, tuttavia, sarebbe consolatorio. Il termine ha necessità di essere più marcato: chiamiamo ritorno qualcosa che ricompone, che ricongiunge, nel bene e nel male. A ogni modo, si tratterebbe di un percorso a ritroso che implica un livello di maturazione e consapevolezza. Al contrario Masciullo non vuole suggerire né maturazione né consapevolezza. Questo suo libro non è un romanzo di formazione in versi al termine del quale si giunge a un qualche barlume di verità. Qui, per indicare il senso del viaggio, ci viene in soccorso il poeta stesso, suggerendo la parola adatta: <em>ritirata</em>.<br />
È una <em>ritirata</em> quella tematizzata in <em>Nessuno spiega Chirone</em>, termine posto a suggerire non solo che il viaggio non è servito a niente, ma persino che il tentativo di presa di coscienza di sé non è andato a buon fine. Così come non sono andati a buon fine i tentativi di spiegare e razionalizzare la storia degli ultimi quarant&#8217;anni da Aldrovandi a Cucchi.<br />
In questa epica al contrario, in questo semi <em>nostos</em>, l&#8217;autore teme soltanto i <em>lapsus</em>, le cadute, anche se talvolta pare che la memoria storica possa essere un piccolo conforto persino per la sfera personale. Se niente è servito a niente, almeno ci resta la possibilità di <em>ricordare</em>, «altrimenti a che serve aver scritto prima di». Ma il buio cosmico è sempre vicino, sempre a un passo, perché «morire [&#8230;] è quando gli occhi diventano palpebre/e niente» e, nonostante tutti gli sforzi, conclude lapidariamente l&#8217;autore: «nessuno//rimane//comunque».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da Vittoriano Masciullo, <em>Dicembre dall&#8217;alto</em>, (L&#8217;Arcolaio 2018)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
e continua ricordi<br />
se riesce quel ragazzo sul lago<br />
qualcosa mi dice era già precipitato<br />
prima cosa se riesce e dice guardi<br />
stia attento un filo porta da questa seconda<br />
lettera spuria dell&#8217;alfabeto ai capricci di bregenz<br />
e poi verso zurich e munich e<br />
ai malori di lexington di al hoceima<br />
e poi dove ha<br />
nascosto il primo momento<br />
l&#8217;attimo in cui implode madre<br />
siderale per cui ha pianto da<br />
via rialto sino alla fine della fine<br />
ma non è lei che piangeva<br />
non è lei che muore dice<br />
ma tutti i suoi sé<br />
che l&#8217;aspettano nell&#8217;universo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
ultima preghiera nel tempio di asakusa<br />
so per chi cosa devi<br />
piove rientri così scrivi<br />
ma col tempo sai anche<br />
questi senza fine giorni<br />
irripetibili più feroci delle spine<br />
infragiliti dalla tosse<br />
col tempo sai la morsa del palmo<br />
in silenzio formicolio che non si<br />
più al buio di quella<br />
delle analisi del sangue o<br />
linfa da parte terrei ti servisse<br />
ma cresciuta non più libera<br />
dalla luce suicida<br />
col tempo sai<br />
(vicino i fiori galleggiano<br />
presto verso il bianco<br />
che qui è l&#8217;addio)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
spegni la luce tutto trova la sua lingua<br />
anche al buio parla trova tempo<br />
cambia il tempo delle<br />
cose cambia infinite cose<br />
imparare la pace dai senza pace<br />
tornare dai viaggi dai libri<br />
bisogna imparare altrimenti<br />
dalle macerie di piazza dal<br />
perdere la guerra vincendo la ritirata<br />
anni e che parola ora dopo venti<br />
(venti come niente) asettici<br />
nel bere nel celare<br />
opportune distanze ma<br />
ricorda la sopravvivenza dei cani<br />
il pericolo dall&#8217;alto (erano le parole di<br />
francesca woodman o i superotto in sala<br />
da pranzo le capriole sul prato<br />
dicembre dall&#8217;alto) ricorda o<br />
cosa infinisce ricordate come io<br />
ricordo nel rizoma delle nostre<br />
o cosa è memoria<br />
ovunque siate</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*<br />
l&#8217;elioterapia degli occhi azzurrissimi<br />
selce nel cambia la lingua al buio<br />
delle cose finite cambia le<br />
cose infinite senza pace<br />
imparando a tornare<br />
da e col tempo i suoi occhi<br />
malatissimi nel dirmi io qui senza te penso<br />
(e ci voleva molto a scrivermi<br />
cose così per forza l&#8217;esperienza della<br />
malattia in età adulta) ma elena<br />
stanca che per tutti è penelope e tacita non<br />
ma soprattutto queste parole adesso<br />
foglie innervate dal sapore nostro<br />
vedi la bicicletta il giardino davanti casa<br />
la salvezza a portata il non odore<br />
insegui non interrompere<br />
ora nessun infarto il<br />
nebivololo ogni mattina<br />
aspettala rispettala<br />
chiamala con le parole migliori<br />
nella sola lingua rimasta (la prima lingua<br />
madre) perdici la vita<br />
nei suoi azzurrissimi<br />
e niente.<br />
*</p>
<p>Nell&#8217;immagine: <em>Blatt Grün</em>, di Miriam Hüning</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Da &#8220;Posti a sedere&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 05:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Mazziotta]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Luciano Mazziotta &#160; [Quattro testi da Posti a sedere, Valigie Rosse, 2019. ] &#160; &#160; perché si odiano diluiscono le colpe nel caffè miscelano antefatti girando il cucchiaino prima in senso orario a consistere decenni dopo li riavvolgono come se fosse spago incatenato alla scogliera e sembra riva. e prima in senso orario a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luciano Mazziotta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Quattro testi da <em>Posti a sedere</em>, Valigie Rosse, 2019. ]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>perché si odiano diluiscono le colpe nel caffè</p>
<p>miscelano antefatti girando il cucchiaino</p>
<p>prima in senso orario a consistere decenni</p>
<p>dopo li riavvolgono</p>
<p style="padding-left: 150px;">come se fosse spago</p>
<p>incatenato alla scogliera e sembra riva.<span id="more-79655"></span></p>
<p>e prima in senso orario a sbattere sui lati della tazza</p>
<p>e dopo alla rovescia a cancellarne i segni</p>
<p>finché dal fondo affiora una scusa sulla schiuma</p>
<p>o spesso una domanda che almeno uno dei due</p>
<p>si pone a mente alzando lo sguardo all’orologio.</p>
<p>sono istanti in cui ci ritiriamo dalla scena</p>
<p>frazioni di secondo che infrangono paralisi</p>
<p>quando l’edificio è sul punto di crollare</p>
<p>se viene pronunciata la parola del mattino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>a volte è un pomeriggio e non si odiano a vicenda</p>
<p>frequentano piuttosto il disagio faccia a faccia</p>
<p>si danno delle regole instaurando una distanza</p>
<p>tra l’uno e l’altro e in mezzo</p>
<p style="padding-left: 240px;">il cellulare silenziato</p>
<p>che vibra in superficie alla penisola</p>
<p>ai lati della quale faccia a faccia non si odiano</p>
<p>del tutto.</p>
<p style="padding-left: 90px;">non rispondono al telefono</p>
<p>lo ignorano vibrare sulla patina di marmo</p>
<p>non saprebbero reagire alle richieste di conferma</p>
<p>di essere felici o sopraffatti dalla calma</p>
<p>narrativa del momento che per caso non si odiano.</p>
<p>e un graffio si produce sulla patina di marmo</p>
<p>un buco una frattura che si vede il pianoterra:</p>
<p>una camera da letto gli inquilini in prospettiva</p>
<p>la domanda di un supporto cui almeno uno dei due</p>
<p>preannuncia una catastrofe in forma di sospiro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da che si odiano assumono l’invidia come presupposto</p>
<p>per invitare a cena. inducono sospetti</p>
<p>una conversazione. discutono a priori</p>
<p>di ciò che li riguarda e il loculo è inagibile</p>
<p>la sala che comprendono è il posto dove stare.</p>
<p>si scrivono nel libro le frasi inopportune</p>
<p>distinguono tra vere vere in parte e le più vere</p>
<p>a rintracciare il pungolo allo sgarbo l’accesso</p>
<p>alla ferita di almeno uno dei due. tolgono</p>
<p>il disturbo. fingendo si rintanano</p>
<p>in stanze raccontate dal chiodo che è sottratto.</p>
<p>discutono:</p>
<p style="padding-left: 120px;">a provocare il male è stato che</p>
<p>si odiano. impongono si senta che loro due</p>
<p>si odiano. ci lasciano da soli tra scaglie di cornici.</p>
<p>ci fanno andare – sognano alveari in ascensore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ci aspettano tornare in shock anafilattico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>se a volte non si odiano esigono presenzi un testimone</p>
<p>gli chiedono a sproposito di esprimere pareri</p>
<p>sul benessere raggiunto a evitarsi e non ascoltano.</p>
<p>si limitano a riassumere il contesto della notte:</p>
<p>quello che avverrà è una voragine tra loro</p>
<p>un pozzo in cui tuffarsi riepilogando i torti</p>
<p>e non si incrociano a cadere</p>
<p>non si odiano evitandosi.</p>
<p style="padding-left: 210px;">sorvegliano</p>
<p>con l’occhio semiaperto le dita al testimone</p>
<p>man mano che trascrive i loro fiati e sembra alzarsi</p>
<p>se almeno uno dei due raccoglie le lenzuola</p>
<p>come se fosse un corpo accartocciato</p>
<p>tra le braccia.</p>
<p style="padding-left: 120px;">gli sfilano le scarpe.</p>
<p>pretendono che resti a cospirare al buio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>RIASSUNTO DI OTTOBRE</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/10/19/riassunto-di-ottobre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 18:59:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Greco]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Franceschini]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Salvi]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia romagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Canella]]></category>
		<category><![CDATA[Lidia Riviello]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Zanini]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Mazziotta]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[michele zaffarano]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Rotino]]></category>
		<category><![CDATA[simona menicocci]]></category>
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					<description><![CDATA[dodici voci della scrittura contemporanea &#160; seconda edizione, 2017 ​a cura di Sergio Rotino &#160; ​Letture di ​ ​testi editi e inediti di ​ Leonardo Canella, Anna​​ Franceschini, Marco Giovenale, Alessandra Greco, Luciano Mazziotta, Simona Menicocci, Renata Morresi, Lidia Riviello, Giorgia Romagnoli, Claudio Salvi, Michele Zaffarano, Luca Zanini &#160; ​L&#8217;incontro su facebook: ​ https://www.facebook.com/events/302380626907291/ &#160; &#160; ​ ​ORARI​ delle letture​: &#160; Apertura salone primo piano, ore 10​:30 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>dodici voci della scrittura contemporanea</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>seconda edizione, 2017<br />
​a cura<br />
di Sergio Rotino</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>​Letture di ​</strong></p>
<p><strong>​testi editi e inediti di</strong></p>
<p>​</p>
<p>Leonardo <strong>Canella</strong>,</p>
<p>Anna<strong>​​ </strong><strong>Franceschini</strong>,</p>
<p>Marco <strong>Giovenale</strong>,</p>
<p>Alessandra <strong>Greco</strong>,<span id="more-70613"></span></p>
<p>Luciano <strong>Mazziotta</strong>,</p>
<p>Simona <strong>Menicocci</strong>,</p>
<p>Renata <strong>Morresi</strong>,</p>
<p>Lidia <strong>Riviello</strong>,</p>
<p>Giorgia <strong>Romagnoli</strong>,</p>
<p>Claudio <strong>Salvi</strong>,</p>
<p>Michele <strong>Zaffarano</strong>,</p>
<p>Luca <strong>Zanini</strong></p>
<p><!--more--></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>​L&#8217;incontro su facebook:</p>
<p>​</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/events/302380626907291/">https://www.facebook.com/events/302380626907291/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>​</p>
<p>​ORARI​ delle letture​:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Apertura salone primo piano, ore 10​:30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inizio letture​ di testi​<strong>​​</strong></p>
<p><strong>INEDITI</strong> ore 11​:00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pausa 13:30 &#8211; ​1​5:30​ circa​</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inizio letture<strong>​​</strong></p>
<p><strong>EDITI</strong> ore 16​:00 ​- 20:30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>​Conclusione ore 21:00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>​*​</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>​</p>
<p>​</p>
<p>​<a href="https://www.facebook.com/costarena1/">https://www.facebook.com/costarena1/</a>​</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>​<a href="http://www.costarena.it/">http://www.costarena.it/</a>​</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>​</p>
<p>​</p>
<p>​​* * *</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">70613</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Posti a sedere</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/07/18/posti-a-sedere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2017 05:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Mazziotta]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Luciano Mazziotta &#160; in casa invece c&#8217;è quello che occorre. tre facce due parlano e l&#8217;altra li osserva. poi quella che osserva inizia a parlare e l&#8217;una che prima parlava si ferma che adesso li osserva oppure si alza si lava le mani girata che allora non guarda.                                    come se a turno l&#8217;una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luciano Mazziotta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">in casa invece c&#8217;è quello che occorre.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">tre facce due parlano e l&#8217;altra</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">li osserva. poi quella che osserva</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">inizia a parlare e l&#8217;una che prima</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">parlava si ferma che adesso</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">li osserva oppure si alza</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">si lava le mani girata</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">che allora non guarda.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">                                   </span><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">come se a turno</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">l&#8217;una o l&#8217;altra o quell&#8217;altra</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">dovesse star muta in un angolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">tre facce due parlano e l&#8217;altra</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">dovesse fare la spia.</span><span id="more-68979"></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">*</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><i><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">tutto diventi altissimo mare.</span></i></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">e la casa una nave.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">sul piano le ancore. sul ciglio</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">le alghe. e alghe e mare sempre più mare.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">questa casa si muova sbatta</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">le porte e nessuno si accorga</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">di niente. nessuno richiami</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">il vicino perduto e niente</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">prima. dopo. niente nell&#8217;esca</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">tra ragnatele e corrente: corrente.</span><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">  </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">liquida lingua di ghiaccio di neve.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">noi non siamo all&#8217;interno di un presente.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">*</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">dove la madia è poggiata su un incubo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">ma ne è valsa la pena</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">venire a vedere</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">ché dentro c&#8217;è farmaci e pasta</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">e miele. le blatte le blatte.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">dopo però quando l&#8217;apri</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">è tutto al suo posto. se c&#8217;era</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">qualcuno ha finto di no. e allora</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">la sposti la madia e quell&#8217;incubo</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">che riga i mattoni a rettangolo</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">s&#8217;irradia manda scintille al soffitto.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">adesso è accesa la luce. dovreste</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">uscire. lasciare a riposo</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">la casa: guarda</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">c&#8217;è che questo spazio si regge</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">da sé. e cade.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">*</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">possiamo anche morirci &#8211; ora, subito dopo</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">l&#8217;acquisto, il restauro &#8211; ora che sono levate</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">le porte dai cardini &#8211; stipate in un angolo muto</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">tra la parete &#8211; e lo spazio infinito di impronte</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">sottili.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">          </span><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">forse cadranno &#8211; cadranno, di certo, di notte</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">durante il buio profondo &#8211; quando i sonnambuli</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">parlano ai morti &#8211; e il tonfo rimbomba per tutti</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">gli ambienti &#8211; per l&#8217;unico ambiente che è ora la casa</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">bosco, interno, ossimoro &#8211; intanto labirinto</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">come però se gli fossero tolti gli appigli</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">possiamo morirci &#8211; ora che sono in possesso</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">gli immobili, i mobili &#8211; perfino la polvere</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">soffiata da terra &#8211; come dei cerchi di fumo</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">che rotola ovunque possiamo comunque morirci</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">e basta e questo &#8211; e nient&#8217;altro e nient&#8217;altro e nient&#8217;altro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">*</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">eppure una data c&#8217;era una data che avremmo allora dovuto</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">svendere, prima che questi poveri figli nascessero</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">a vivere come futuri pazienti dei nostri analisti</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">o di quello che ancora sconosce le colpe che abbiamo</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">raccolto e concesso in eredità: mostri e miracoli</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">e martiri e maschere. meglio</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">                                              </span><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">se avessimo allora interrotto</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">il progetto la casa la culla le frasi dotate di senso</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">soltanto qua dentro. la data era quella, una cifra qualunque</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">sfogliata come una pagina bianca in agenda:</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">era quella la data, prima che fossimo posti a sedere</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">a comporre, ogni giorno, la scena finale di </span><i><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">melancholia.</span></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">*</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">da questo punto esatto, oltre l&#8217;impaccio, c&#8217;è: l&#8217;impero della luce</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">serrande aperte e chiuse, finestre aperte e chiuse</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">e lampadari accesi, e un albero, e un lago nascosto</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">o un ostacolo altro al portone murato.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">                                                            </span><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">se è plenilunio allora</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">vuol dire notte d&#8217;insonnia per noi; per ore il prospetto di fronte</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">rimane lo stesso, tra l&#8217;una e le quattro che è quando</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">la luce non cambia e il palazzo è davvero impero di luci.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">soltanto, ogni ora, si spegne una lampada, si alza</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">una donna svestita, un cane si lancia sul letto,</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">e, infine, in penombra, s&#8217;illumina un vetro. ogni ora</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">come dovesse non accadere mai più, come se fosse</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">questo per loro esistere: esistere a tratti</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">per l&#8217;insonnia degli altri. nel palazzo di fronte.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">ma quello che accade, se accade, ci accade alle spalle</span></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Paesaggi di poesia 7 (Bologna, febbraio-maggio 2016)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/02/24/paesaggi-di-poesia-7-bologna-febbraio-maggio-2016/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2016 17:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Mazziotta]]></category>
		<category><![CDATA[Paesaggi di poesia 7]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Rotino]]></category>
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					<description><![CDATA[Rassegna di incontri e dialoghi a cura di Sergio Rotino e Luciano Mazziotta &#160; 26 febbraio &#8211; Nadia AGUSTONI, “Lettere della fine” (Vydia editore); “[mittente sconosciuto]” (CollanaIsola), introduce Vito BONITO Ibs.it bookshop ore 18 &#160; 3 marzo &#8211; Marco SIMONELLI, “Il pianto dell&#8217;aragosta” (D&#8217;If), dialoga con l&#8217;autore Luciano MAZZIOTTA Ibs.it bookshop ore 18 &#160; 11 marzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Rassegna di incontri e dialoghi a cura di <strong>Sergio Rotino</strong> e<strong> Luciano Mazziotta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>26 febbraio</strong> &#8211; Nadia AGUSTONI, “Lettere della fine” (Vydia editore); “[mittente sconosciuto]” (CollanaIsola), introduce Vito BONITO</p>
<p>Ibs.it bookshop <strong>ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3 marzo</strong> &#8211; Marco SIMONELLI, “Il pianto dell&#8217;aragosta” (D&#8217;If), dialoga con l&#8217;autore Luciano MAZZIOTTA</p>
<p>Ibs.it bookshop <strong>ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>11 marzo</strong> &#8211; Leila FALÀ, “Mobili e altre minuzie” (DARS), dialoga con l&#8217;autrice Daniele BARBIERI</p>
<p>Ibs.it bookshop <strong>ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>17 marzo</strong> &#8211; Matteo BIANCHI, “La metà del letto” (Barbera editore)</p>
<p>Ibs.it bookshop <strong>ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>22 marzo</strong> &#8211; Marco GIOVENALE, “Maniera nera” (Nino Aragno editore), introduce Cecilia BELLO MINCIACCHI</p>
<p>Ibs.it bookshop <strong>ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1 aprile</strong> &#8211; Vincenzo FRUNGILLO, “Le pause della serie evolutiva” (Oedipus)/Laura DI CORCIA, “Epica dello spreco” (Dot.com press), introduce Luciano MAZZIOTTA</p>
<p>Ibs.it bookshop<strong> ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>6 aprile</strong> &#8211; Vito BONITO, “Soffiati via” (Ponte del sale)/Marilena RENDA, “La sottrazione” (Transeuropa), introduce Luciano MAZZIOTTA</p>
<p>Ibs.it bookshop<strong> ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>15 aprile</strong> &#8211; Stelvio DI SPIGNO, “Fermata del tempo” (Marcos Y Marcos), dialoga con l&#8217;autore Gianni MONTIERI</p>
<p>Ibs.it bookshop<strong> ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>16</strong> <strong>aprile</strong> – Elio TALON, “Che dei sogni che resta” (Kammeredizioni), interviene Loredana MAGAZZENI</p>
<p>Libreria Trame<strong> ore 12</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>20 aprile</strong> – Loredana MAGAZZENI, Fiorenza MORMILE, Brenda PORSTER, Anna Maria ROBUSTELLI presentano con Maria Luisa VEZZALI e a Silvia ALBERTAZZI “La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese” (La vita felice)</p>
<p>Libreria Trame<strong> ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>27 aprile</strong> – Laura SERGIO, “Il filo della scure” (Manni editore)</p>
<p>Libreria Trame<strong> ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>29 aprile</strong> – Afric Mc GLINCHEY, “La buona stella delle cose nascoste” (L&#8217;arcolaio), ne parlano con l&#8217;autrice Gino SCATASTA e il traduttore e curatore del volume Lorenzo MARI</p>
<p>Libreria Trame<strong> ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4 <strong>maggio</strong> – Luca RIZZATELLO/Giusi MONTALI, “Faria” (Dot.com Press)</p>
<p>Ibs.it bookshop<strong> ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>12 maggio</strong> – Francesco TARGHETTA, “Le cose sono due” (Valigie rosse)</p>
<p>Ibs.it bookshop<strong> ore 18</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ibs.it bookshop, piazza dei Martiri, 5 – Libreria Trame, via Goito 3/C</em></p>
<p><em>Bologna</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Esce L&#8217;Ulisse n.18. Poetiche per il XXI secolo.</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/05/05/esce-lulisse-n-18-poetiche-per-il-xxi-secolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 16:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo. &#160; INDICE &#160; Editoriale, di Stefano Salvi &#160; IL DIBATTITO IDEE DI POETICA Fabiano Alborghetti Gian Maria Annovi Vincenzo Bagnoli Corrado Benigni Vito Bonito e  Marilena Renda Gherardo Bortolotti Alessandro Broggi Maria Grazia Calandrone Gabriel Del Sarto Giovanna Frene Vincenzo Frungillo Florinda Fusco Francesca Genti Massimo Gezzi Marco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-53613" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg" alt="Doug Aitken New opposition  II - 2001" width="384" height="333" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001-300x260.jpg 300w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></a></p>
<p><a href="http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/ULISSE-182.pdf" target="_blank">L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>INDICE</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Editoriale</strong>, di Stefano Salvi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL DIBATTITO</strong></h3>
<h3></h3>
<p><em>IDEE DI POETICA</em></p>
<p>Fabiano Alborghetti</p>
<p>Gian Maria Annovi</p>
<p>Vincenzo Bagnoli<span id="more-53599"></span></p>
<p>Corrado Benigni</p>
<p>Vito Bonito e  Marilena Renda</p>
<p>Gherardo Bortolotti</p>
<p>Alessandro Broggi</p>
<p>Maria Grazia Calandrone</p>
<p>Gabriel Del Sarto</p>
<p>Giovanna Frene</p>
<p>Vincenzo Frungillo</p>
<p>Florinda Fusco</p>
<p>Francesca Genti</p>
<p>Massimo Gezzi</p>
<p>Marco Giovenale</p>
<p>Mariangela Guatteri</p>
<p>Andrea Inglese</p>
<p>Giulio Marzaioli</p>
<p>Guido Mazzoni</p>
<p>Renata Morresi</p>
<p>Vincenzo Ostuni</p>
<p>Gilda Policastro</p>
<p>Laura Pugno</p>
<p>Stefano Raimondi</p>
<p>Andrea Raos</p>
<p>Stefano Salvi</p>
<p>Luigi Socci</p>
<p>Italo Testa</p>
<p>Mary Barbara Tolusso</p>
<p>Giovanni Turra</p>
<p>Michele Zaffarano</p>
<h2><em> </em></h2>
<p><em>NUOVI CRITICI SUL NOVECENTO</em></p>
<p>Vittorio Sereni</p>
<p>di Mattia Coppo</p>
<p>Attilio Bertolucci</p>
<p>di Giacomo Morbiato</p>
<p>Franco Fortini</p>
<p>di Filippo Grendene</p>
<p>Corrado Costa</p>
<p>di Riccardo Donati</p>
<p>Anni Novanta. Individui e fluidità</p>
<p>di Maria Borio</p>
<p>Poesia e ispirazione</p>
<p>di Raoul Bruni</p>
<p>Poetiche dell’informale</p>
<p>di Filippo Milani</p>
<p>Poetiche della relazione</p>
<p>di Jacopo Grosser</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>FUOCHI TEORICI</em></p>
<p>Domande ingenue</p>
<p>di Jean-Marie Gleize</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>POETICHE DEL ROMANZO</em></p>
<p>Le idee letterarie degli anni Zero</p>
<p>di Morena Marsilio e Emanuele Zinato</p>
<p>Walter Siti</p>
<p>di Gian Luca Picconi</p>
<p>Don DeLillo</p>
<p>di Federico Francucci</p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><strong>LETTURE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mariasole Ariot</p>
<p>Daniele Bellomi</p>
<p>Alessandra Cava</p>
<p>Claudia Crocco</p>
<p>Francesca Fiorletta</p>
<p>Franca Mancinelli</p>
<p>Luciano Mazziotta</p>
<p>Manuel Micaletto</p>
<p>Fabio Orecchini</p>
<p>Giulia Rusconi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>I TRADOTTI </em></p>
<p>Thomas James</p>
<p>tradotto da Damiano Abeni</p>
<p>Óskar Árni Óskarsson</p>
<p>tradotto da Silvia Cosimini</p>
<p>Dieter Roth</p>
<p>tradotto da Ulisse Dogà</p>
<p>Thomas Sleigh</p>
<p>tradotto da Luigi Ballerini</p>
<p>Eva Christine Zeller</p>
<p>tradotta da Daniele Vecchiato</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Una prima presentazione della monografia, che vedrà presenti Vincenzo Bagnoli, Vito Bonito, Alessandro Broggi, Mariangela Guatteri, Morena Marsilio, Luciano Mazziotta, Italo Testa ed Emanuele Zinato, si terrà venerdì 8 maggio alle 19.00 presso l&#8217;Atelier Sì, in via San Vitale 69, a Bologna)</p>
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		<title>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA  &#8211; 21 marzo a Torino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 17:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Unione Culturale Franco Antonicelli organizza le prime iniziative culturali del progetto Liberazioni del nuovo Polo del 900 LIBERA OCCUPAZIONE POETICA La giornata mondiale della poesia all&#8217;Unione Culturale Sabato 21 marzo 2015 Via Cesare Battisti, 4/b – Torino (ingresso libero e gratuito) ⇓⇓⇓ Programma 17.30-18.30 Inaugurazione della mostra Descrizione del mondo Si tratta di un’installazione collettiva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-51752" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-300x300.png" alt="cartolina-fronte" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-300x300.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-60x60.png 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-144x144.png 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-900x900.png 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte.png 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">L&#8217;Unione Culturale Franco Antonicelli organizza le prime iniziative culturali<br />
del progetto Liberazioni del nuovo Polo del 900</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA</strong><br />
La giornata mondiale della poesia all&#8217;Unione Culturale<br />
Sabato <strong>21 marzo 2015</strong><br />
Via Cesare Battisti, 4/b – <strong>Torino</strong><br />
(ingresso libero e gratuito)</p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓<span id="more-51751"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Programma</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>17.30-18.30</strong><br />
Inaugurazione della mostra <strong>Descrizione del mondo</strong><br />
Si tratta di un’installazione collettiva di oggetti-reperti (pagine di libri, fotografie, fogli scritti e disegnati a mano, registrazioni audio) del modo “analogico” di descrivere il mondo. Ogni descrizione del mondo è sempre, contemporaneamente, una sua complicazione, un’estensione materiale, una stratificazione ulteriore. A questa impresa contribuiscono poeti e artisti da tutta Italia. La mostra, inaugurata attraverso letture e performance, durerà fino all’estate e sarà aperta al pubblico. Si prevede l&#8217;invio di opere da parte di <strong>Mariasole Ariot</strong>, <strong>Nanni Balestrini</strong>, <strong>Dario Bellini</strong>, <strong>Carlo Bordini</strong>, <strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Lorenzo Casali</strong>, <strong>Alessandra Cava</strong>, <strong>Gianluca Codeghini</strong>, <strong>Elisa Davoglio</strong>, <strong>Carlo Dell&#8217;Acqua</strong>, <strong>Francesco Forlani,</strong>  <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Mariangela Guatteri</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Giulio Lacchini</strong>, <strong>Antonio Loreto</strong>, <strong>Giulio Marzaioli</strong>, <strong>Francesca Matteoni</strong>, <strong>Luciano Mazziotta</strong>, <strong>Simona Menicocci</strong>, <strong>Manuel Micaletto</strong>, <strong>Renata Morresi</strong>, <strong>Bruno Muzzolini</strong>, <strong>Vincenzo Ostuni</strong>, <strong>Davide Orecchio</strong>, <strong>Mattia Paganelli</strong>, <strong>Vittorio Passaro</strong>, <strong>Enrico Passetti</strong>, <strong>Chiara Pergola</strong>, <strong>Stefano Piva</strong>, <strong>Nicola Ponzio</strong>, <strong>Gabriella Presutto</strong>, <strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Micol Roubini, Jennifer Scappettone</strong>, <strong>Beppe Sebaste</strong>, <strong>Gianluca Stazi</strong>, <strong>Fabio Teti</strong>.<br />
↓<br />
<strong>18.30-19.30</strong><br />
<strong>Estranei al mondo: a cosa servono i poeti?</strong><br />
Discussione con <strong>Paolo Costa</strong> (filosofo), <strong>Italo Testa</strong> (poeta e filosofo), <strong>Andrea Inglese</strong> (poeta).<br />
Introduce <strong>Enrico Donaggio</strong>.<br />
↓<br />
<strong>20.00-21.00</strong><br />
<strong>Banchetto poetico</strong><br />
Lettura di manifesti, versi, inni al piacere del cibo e della convivialità. Si prevede la partecipazione di <strong>Gabriella Giordano</strong> &amp; <strong>Livio Borriello </strong><em>(Mettre en pratique la Poésie)</em>, <strong>Cocina Clandestina (Francesco Forlani </strong>e <strong>Marco Fedele</strong>)<strong> </strong> e <strong>Don Pasta</strong>, <strong>Enrico Remmert</strong> e <strong>Luca Ragagnin</strong>, <strong>Pino Tripodi</strong> &amp; <strong>Giorgio Mascitelli</strong>.<br />
↓<br />
<strong>21.30</strong><br />
<strong>Manifesti per il XXI secolo</strong><br />
La poesia al potere, chiaroveggente e profetica, con la più grande libertà, in versi come in prosa, attraverso un sonetto o una performance, con il supporto di materiale video e sonoro o il proprio strumento di fonazione naturale. Si prevede la partecipazione di <strong>Massimo Rizzante</strong>, <strong>Biagio Cepollaro</strong>, <strong>Beppe Sebaste</strong>, <strong>Paolo Gentiluomo</strong>, <strong>Francesca Genti</strong>, <strong>Enzo Campi</strong>, <strong>Nikolina Silla, Emanuele Buganza &amp; Compagnia dei Lettori d’Assalto</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Beniamino Servino</strong>, <strong>Raffaele Cutillo</strong>.<br />
↓<br />
<strong>22.30-23.30</strong><br />
<strong>Lettere al Principe</strong><br />
La poesia e il potere, missive a chi, nelle istituzioni e nei governi di questo mondo, in quanto eletti o esperti, dittatori o capi spirituali, in modo legittimo o illegittimo, governa, detta legge, determina i nostri destini, si fa portavoce della parola altrui. Si prevede la partecipazione di <strong>Elisa Alicudi</strong>, <strong>Filippo Balestra</strong>, <strong>Arsenio Bravuomo</strong>, <strong>Sergio Garau</strong>, <strong>Marko Miladinovic</strong>, <strong>Alexandra Petrova</strong>, <strong>Alessandra Racca</strong>, <strong>Giacomo Sandron</strong>, <strong>Luigi Socci</strong>, <strong>Sparajurij</strong></p>
<p style="text-align: center;">↓</p>
<p style="text-align: center;"><strong>00.00</strong><br />
<strong>Notte cinematografica</strong><br />
a cura del Centro Culturale <strong>La Camera Verde</strong> – Roma</p>
<p style="text-align: center;">∴∴∴</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-51753" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-507x1024.jpg" alt="locandina-lop" width="507" height="1024" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-507x1024.jpg 507w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-149x300.jpg 149w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-900x1817.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop.jpg 1000w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px" /></a></p>
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		<title>In realtà, la poesia: critica da un blog</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/25/in-realta-la-poesia-critica-da-un-blog/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2014 13:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>
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					<description><![CDATA[di Lorenzo Mari .[L’intervento di Lorenzo Mari segue quello di Luigi Bosco a proposito della critica letteraria e consiste in uno sviluppo di quanto detto nella serata dedicata a questo tema nell&#8217;ambito della rassegna milanese  Tu se sai dire dillo 2014. Luigi Bosco, Davide Castiglione, Lorenzo Mari e Michele Ortore danno vita al blog di critica letteraria In realtà,la poesia. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Biagio-CepollaroKun2008.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-49447 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Biagio-CepollaroKun2008-213x300.jpg" alt="Biagio-CepollaroKun2008" width="213" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Biagio-CepollaroKun2008-213x300.jpg 213w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Biagio-CepollaroKun2008.jpg 586w" sizes="auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px" /></a></p>
<p>di <strong>Lorenzo Mari</strong></p>
<p>.[L’intervento di Lorenzo Mari segue quello di <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/11/18/il-gesto-critico/">Luigi Bosco</a> a proposito della critica letteraria e consiste in uno sviluppo di quanto detto nella serata dedicata a questo tema nell&#8217;ambito della rassegna milanese  <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/09/16/tu-se-sai-dire-dillo-terza-edizione/">Tu se sai dire dillo</a> 2014. Luigi Bosco, Davide Castiglione, Lorenzo Mari e Michele Ortore danno vita al blog di critica letteraria <a href="http://www.inrealtalapoesia.com/">In realtà,la poesia</a>. B.C.]</p>
<p>Parlando di <a href="http://www.inrealtalapoesia.com"><em>In realtà, la poesia</em></a>, mi interessa sottolineare, innanzitutto, l’esistenza di una particolare disponibilità materiale (lo spazio di un sito web), che trova la propria ragion d’essere in una particolare disposizione (o pre-disposizione) strategica.</p>
<p>Per quanto riguarda la disponibilità, è forse opportuno sgombrare il campo da un equivoco, che, di fatto, avevamo già tentato di arginare stilando l’elenco delle <a href="http://www.inrealtalapoesia.com/linee-guida-per-linvio-di-materiale/">linee guida</a> per l’invio di materiale al sito… Ebbene, <em>In realtà, la poesia</em> non è affiliato ad alcun esperimento di nuovo realismo o <em>New Realism</em> che dir si voglia (così come, ad esempio, <a href="http://www.leparoleelecose.com"><em>Le parole e le cose</em></a> non è un sito d’ispirazione foucaultiana…). Inoltre, <em>In realtà, la poesia</em> non risponde neppure all’esigenza di tornare alla realtà così com’è stata espressa in molta poesia, per così dire, “neolirica” di recente pubblicazione ed emersione critica…</p>
<p>Tutti questi approcci possono trovare spazio nel sito, accanto a posizioni diverse, anche di segno diametralmente opposto. La disponibilità materiale del sito, infatti, resta aperta verso ogni tipo di interpretazione e di posizione, purché sorretta da analisi testuali chiare e verificabili e dalla propensione al dibattito, in luogo della polemichetta in odore di troll o, come più spesso e tristemente accade, di narcisismo individuale.</p>
<p>Quanto al rapporto con la realtà, esso consente a chi vuole contribuire, cito dal sito, di “parlare della realtà<em> rappresentata</em> da un testo (p. es. l’arrivo delle truppe naziste in <em>Primavera Hitleriana</em> di Montale) o di quella che <em>precede </em>il testo (p. es. il contesto storico, sociale e biografico in cui il testo o l’opera sono stati composti) o ancora quella <em>d’arrivo</em> (p. es. nel contesto della ricezione: la rilevanza di un testo straniero nella situazione attuale italiana). Tutte queste scelte possono essere esclusive (ci si può concentrare su uno o sull’altro aspetto) o può esserci il tentativo di connetterle (p. es. ragionare sulla distanza tra il contesto di produzione, quello di ricezione e il mondo creato dal testo stesso), ancora una volta a discrezione del critico”.</p>
<p>Come si può facilmente osservare, la parola “realtà” allude a molti altri significati, tra i quali quello di “opera”, un dato che si impone sempre di più, a nostro avviso, a partire dall’esigenza di considerare i testi poetici non soltanto come ‘post’, all’interno di esperienze moltitudinarie ed effimere, ma anche e soprattutto come ‘opere’, qualora ne possiedano i crismi. Il primato del <em>textus</em> – incredibile a dirsi: vero, Zuckerberg? – sembra passare ancora da quelle parti…</p>
<p>Questo tipo specifico di disponibilità materiale trova origine in una specifica disposizione, o pre-disposizione, strategica, che è necessariamente multipla: nasce dai quattro approcci, spesso convergenti, ma non sempre collimanti, dei quattro fondatori del sito.</p>
<p>Aldilà dei posizionamenti individuali, la strategia comune parte da un interrogativo sulla <em>lettura</em> della poesia. Questa domanda precede e finisce allo stesso tempo per innervare l’esercizio della critica, dando così una nostra prima, parziale risposta alla domanda che Biagio Cepollaro, in linea con le sue <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/11/13/note-per-una-critica-futura/"><em>Note per una critica futura</em></a> di qualche anno fa, ha posto nelle tre giornate milanesi di “Tu se sai dire dillo” di quest’anno: “cosa vuol dire leggere un testo poetico?”.</p>
<p>Parlare di ‘critica futura’ significa, nell’ambito di <em>In realtà, la poesia</em>, impegnarsi in un lavoro che si potrebbe definire forse di ‘retroguardia’: tornare <em>indietro</em>, ai significati mossi dalla lettura di un testo poetico, per poi tentare il balzo <em>in avanti</em>, tornando a proporre forme di intervento critico.</p>
<p>Si tratta di una posizione che, per altri versi, si può definire “militante”, ma che, allo stesso tempo, muove i primi passi da alcune aporie individuate nella critica militante di oggi. Vi è certamente la consapevolezza che ogni esercizio critico propriamente detto costituisce “critica militante”, com’è stato ricordato anche nelle giornate milanesi. Tuttavia, le basi per un simile intervento – in un dibattito letterario che è più che altro uno scontro di posizioni mantenute in chiave di  ‘politica’ pseudo-partitica e non di ‘politica’ conflittuale – devono, a nostro avviso, essere rielaborate a partire da un esercizio, anche nascosto, di lettura e non – <em>non soltanto</em> – di post contenenti recensioni, testi magari neanche vagliati da una redazione web, eppure messi “in coda di pubblicazione”, oppure articoli sui supplementi culturali del sabato o della domenica…</p>
<p>Non è così facile, allo stato attuale delle cose, parlare di critica militante. A nostro avviso, è possibile declinare questa ed altre pratiche soltanto all’interno di quel movimento dialettico che è proprio della lettura di un testo, nel confronto tra testualità, inter-testualità ed extra-testualità, tra dimensione soggettiva e inter-soggettiva.</p>
<p>Una dialettica che può sussistere anche nel confronto tra <em>reale</em> e <em>irreale</em> suggerito da Luciano Mazziotta, ricordando <a href="http://puntocritico.eu/?p=5678">questa splendida intervista di Loredana Magazzeni a Giuliano Mesa</a>. Quell’intervista costituisce un punto di riferimento solido per il lavoro di <em>In realtà, la poesia</em>, anche quando entra apparentemente in conflitto con alcuni dei presupposti qui confusamente elencati:</p>
<p>“Intanto, direi che la poesia ha <em>sempre</em> bisogno di interrogarsi sul proprio rapporto col reale. La poesia dovrebbe <em>sempre</em> interrogarci sul <em>nostro</em> rapporto col reale, e può farlo soltanto interrogando <em>sempre</em> anche se stessa, il suo linguaggio, le sue forme. Dunque, non può che essere <em>sempre nuova</em>, poiché il reale muta costantemente. Che poi non muti “verso il meglio”, ebbene, ciò non attiene al concetto di <em>nuovo</em> inteso come proprio di un certo tempo storico in un certo luogo, bensì, e mettendolo in crisi, al <em>nuovo</em> inteso come “tappa di un progresso”. Invece, e per molti anni e ancora oggi, è stata  accolta come “ovvia” l’equazione “fine del progresso” –  “fine del nuovo”. <em>Quel</em> progresso, il procedere teleologico della storia umana verso la sua perfettibilità, se non perfezione, non è mai esistito: è stato, è ancora nella sua versione dominante – neoliberista, per intenderci -, ideologia. Ma  il <em>nuovo</em> inteso come mutamento dei linguaggi, delle forme dell’arte <em>in rapporto</em> col mutare delle condizioni non è finito, non può finire. Sarebbe inutile dirlo, dirne, non fosse che, invece, si va dicendo, con insistita ottusità, che, ad esempio, la poesia italiana è <em>finita</em> trenta e più anni fa, che poi non c’è stato altro che epigonismo postmoderno. Anche ammesso che sia così – e non è così – quell’epigonismo rappresenta comunque, nelle sue forme, il <em>nuovo</em> di fine secolo… Cerco di riannodare i fili: finché ci si interroga sull’ipotetica fine della storia, sull’ipotetica morte della poesia intendendo il nuovo come mera ed “eclatante” innovazione tecnico-formale, su intenzioni più o meno avanguardistiche, non del “rapporto col reale” ci si sta occupando bensì di ciò che esso potrebbe essere se… esercitazioni masturbatorie – irrelate – della teoresi sistematica, sistematizzante, che ha spesso perso la testa perché la realtà gliel’ha, impietosamente, tagliata… “?Adesso occorrerebbe mettere in corsivo la parola <em>reale,</em><em> </em>che io di solito non uso perché presuppone un <em>irreale</em>. Mi limito a dire che<em> </em>se la poesia è un modo del pensare, del conoscere, dunque del “mettere in relazione”, è anche, nella concretezza delle  <em>poesie</em>, <em>realtà</em>, oggetto che, nel suo esistere, o sussistere, è immediatamente e inevitabilmente in rapporto con altri oggetti: a partire da questa condizione, da questo prerequisito, se ne può forse considerare la capacità di <em>interrogare</em>… “</p>
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		<title>&#8220;Previsioni e lapsus&#8221;: tre  estratti e una nota di lettura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 13:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Editrice Zona]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Filia]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Mazziotta]]></category>
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					<description><![CDATA[ Luciano Mazziotta tre estratti &#62; da maturità berlinese III. fine della città *che dire? di cosa parlare se non di meteo, oroscopi e cose? a berlino, di ora in ora, cambia il tempo e la stagione, per questo il luogo dell&#8217;appuntamento non è dicibile, nonostante la lingua, fino a pochi minuti dall&#8217;incontro. è lingua, spazio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"> <strong>Luciano Mazziotta</strong></p>
<p><em>tre estratti &gt;</em></p>
<p>da <em>maturità berlinese III. fine della città</em></p>
<p align="JUSTIFY">*che dire? di cosa parlare se non di meteo, oroscopi e cose? a berlino, di ora in ora, cambia il tempo e la stagione, per questo il luogo dell&#8217;appuntamento non è dicibile, nonostante la lingua, fino a pochi minuti dall&#8217;incontro. è lingua, spazio e atto meteorologico o funzione dello stesso insieme. sulla weserstrasse, per dire, raccontava l&#8217;ispanica di una rivoluzione lontana che era impossibile non partecipare. e che, se la lingua è universale, e con lei la città che vivevamo, avremmo dovuto cospargere il suolo di voci, spargere la voce come chicchi di noi, che un pollicino, sedotto, avrebbe raccolto e ci avrebbe raggiunto. che tutti gli oggetti, diceva, di cui impariamo il nome, non sono che apparizioni e fantasmi che utilizziamo per costrizione indiretta. e se l&#8217;ascoltavo e imparavo la sua lingua madre, era perché volevo sedurla, che poi l&#8217;ho anche fatto, a berlino, a luglio e ad agosto, ma prima di adesso, se non l&#8217;ho detto, è perché la lingua era impedita dalla colpa di averlo fatto con il divieto di dirlo. e lei continuava, dicendo, che berlino era un balocco e che tutto sarebbe rimasto in quella città, che non avremmo potuto dirlo a nessuno se non agli specchi e un riflesso che parla non fa una realtà. che non volevo parlare perché, se avessi detto, l&#8217;avrei interrotta e avrei chiesto: ti ho mai parlato della felicità?</p>
<p> <span id="more-49496"></span></p>
<p style="text-align: left;">da<em> maturità berlinese II. ipotesi di controllo</em></p>
<p align="JUSTIFY">*a berlino pioveva, ma in pochi aprivano ombrelli e non per tutti. nell&#8217;unico giorno di sole a treptower, il bianco del monumento al soldato sovietico, bianco di cubi, regole e simmetrie, tutto al suo posto, e l&#8217;unico punto di fuga il soldato col bambino in braccio. saliamo più in alto a vedere quel bianco, per controllare il controllo, che chi ci accompagna ci chiede di farci una foto. rifiuta! che se fuori, se quello che vedi è astrazione dell&#8217;ordine, si cova qualcosa da qualche altra parte, nel corpo, magrezza fittizia, che se la fotografi è vera, che se ti fotografi l&#8217;interno diventa un esterno da controllare. un museo. il museo della stasi che niente era fuori controllo, che si viveva in ascolto e per addizione. e invece qualcosa qui cova e starà per aprirsi una faglia, altrove. poi piove: qualcuno, per noi, apra l&#8217;ombrello</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Con noncuranza però</em></p>
<p>Con noncuranza però<br />
per arrivare al finale<br />
su pianure che chiamo pianure<br />
di case coi tetti crollati<br />
e nastri e pellicole attorno<br />
che i piedi non possono: chiodi<br />
sporgono, chiodi<br />
e tutto da carcassa è finestra<br />
se un piede calpesta il pilastro<br />
fissato per reggere il tetto<br />
ma è sopra e lo copre e si apre:<br />
si fa da fessura finestra<br />
su pianure che chiamo distese<br />
di ghiaccio che i piedi non possono<br />
che mettersi in fila ai bordi dei fossi<br />
o esporsi per cogliere il fondo dei lapsus<br />
della pianura che chiamo pianura<br />
che chiamo pianura crepata:<br />
ché i piedi non possono<br />
che mettersi in fila ai bordi dei fossi<br />
o spingere il corpo a stare seduto:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>né dire, disdire, né chiedere aiuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>e una nota di di lettura &gt;</em></p>
<p style="text-align: right;">di <em><strong>Francesco Filia</strong> </em></p>
<p><em>Previsioni e Lapsus</em> di Luciano Mazziotta (Zona 2014), è una vera e propria fenomenologia poetica della percezione, una ricognizione di ciò che catturiamo attraverso i sensi, ricognizione che però, sospendendo la visione ordinaria dei fenomeni, rileva l’assenza di ordine della realtà e ne rivela quindi la dimensione originariamente caotica. Anche dietro l’apparente regolarità degli eventi a uno sguardo ravvicinato, che è quello che assume Mazziotta, gli eventi si deformano, si disgregano, risultano eccentrici rispetto a qualsivoglia ordine, per mostrarsi nella loro dimensione di passaggio, di transito (<em>Si scelga una forma, un esagono./ Lasciamo scivolare su di un lato/ un altro forma, un altro esagono./ Come impronte sul marmo ritoccate/ costruiamo agli angoli figure/ pavimenti/ moquette:/ così la vedo la neve caduta/ sul muschio: né acqua né ghiaccio/ stadio intermedio di freddezza// che abbaglia: transito</em>). L’incontro tra il soggetto percipiente e l’oggetto percepito si mostra come un vero e proprio scontro, ma anche come uno sfuggirsi reciproco tra i fenomeni e chi tenta di percepirli, anzi spesso la differenziazione tra il soggetto e l’oggetto diventa indistinguibile, se non addirittura si rovescia nel desiderio da parte dell’io di diventare cosa, desiderio che non ha nemmeno il filtro rassicurante della similitudine come avviene in Natale di Ungaretti, ma assume invece una volontà metamorfica, che liberi l’io dal suo principio d’individuazione fino al raggiungimento di un impossibile grado zero (<em>cosa che diventi cosa/ per fare a meno delle cose</em>). Lo sfasamento, questo continuo proiettarsi e mancarsi dell’io con le cose, non è solo dovuto al momento della percezione sensoriale ma è rafforzato, nella sua caoticità, nell’immaginazione e nella memoria: l’io non manca solo le cose, ma manca anche se stesso nel momento in cui cerca di ricordare ciò che è stato, di immaginare ciò che potrà essere. E da questo doppio assedio all’io, del passato come nevrosi che ritorna e del futuro come ansia che incombe, che subentra in maniera perentoria la dimensione drammatica del testo, quando l’io si scopre colpevolmente incapace di trovare un ordine nel mondo e anche in se stesso, ne deriva una caduta nella dimensione nevrotica dell’esistenza, nella vita come malattia e quindi nella ricerca impossibile di una cura, di un rimedio. A tal proposito basti pensare che il titolo del libro cita uno degli atti mancati per eccellenza della teoria freudiana della psicopatologia della vita quotidiana (<em>Sì, ma dei lapsus, quanti lapsus/ per fare una storia?In un’eternità/ avremo tutt’al più formato un’anamnesi/ un vago senso di reminiscenza</em>). Si vedano, inoltre, le tre poesie di Prognostico, con inserti dell’omonimo testo di Ippocrate, in cui il medico greco descrive il metodo di diagnosi delle malattie acute. Non è un caso che, sia nel titolo dell’opera che nel Prognostico, vi sia un rapporto dell’io con il futuro sotto la dimensione della pre-occupazione, nel senso etimologico del termine (<em>I segni ci sono e sono segnali/ senza rimandi o meglio la fonte/ si nasconde fugge sguizza/ tra i denti della diagnosi/ (trovarla l’origine)/ e i suoi margini di errore</em>). Il domani crea ansia, angoscia, la cura sarebbe nel saperlo prevedere, ma questa previsione risulta impossibile, il mondo si dà in maniera imprevedibile in un senso radicale. Perché gli oggetti, e qui la doppia citazione del pittore Malevic è sintomatica, non sono interessanti di per sé, non reggono all’investitura di senso dell’io, si sfaldano e lasciano spazio all’indistinto compatto e minaccioso del colore o, come accade alle particelle subatomiche, che perdono la loro realtà, se mai l’hanno avuta, nel momento in cui entrano in contatto con l’occhio dello scienziato osservatore (<em>Si dica, concludendo, movimento/ per conoscere/ lo sforzo ché quadri/ ché Malevic/ non l&#8217;ha mai capito che in fondo/ nel quadro o il quadrato qualcosa/ dovrà pur quadrare: il tempo/l’errore, l’immobilità/ma l’occhio non sbatte a va avanti/ di corsa: e non quadra, oscilla e non quadra/e se quadra è lì, di nuovo, che acceca:// alla sola condizione di/ rallentare a ridosso della meta</em>). Mazziotta mostra &#8211; anche attraverso un uso dei versi in cui prevale una dizione franta, compulsiva, sincopata con un continuo slittamento tra significante e significato &#8211; lo iato che c’è tra realtà e rappresentazione, l’incapacità di sovrapporre l’ordine geometrico della res cogitans all’informe di quella che una volta fu la res extensa. Ciò accade anche quando l’oggetto dell’esperienza è una intera città, come nel caso delle prose Maturità berlinesi, titolo ironico come fa notare Andrea Inglese nella sua postfazione, ma che mostra, non una distaccata contemplazione da  flâneur che coglie il bello nel dettaglio, ma uno sguardo, a volte furioso a volte sgomento, che accelera l’azione delle forze statiche ed opprimenti o di quelle centrifughe che agiscono nella vita dell’uomo contemporaneo, anche in luoghi che dovrebbero essere costruiti per la felicità: l’utopia urbana che contraddistingue la nostra civiltà che si rovescia, invece, si trasforma in distopia paranoica (<em>La linea si spezza, è naturale si spezzi./ Prendi ad esempio la Karl-Marx-Allee:/ la memoria geometrica, la storia è/ compatta, compatto l’asfalto:/ non ci sono buche né vuoti/ gli edifici non ammettono fughe/ né pause, se pausa è un salto tra tempi/ un ordine ordinario e non volontario</em>). Ecco il paradosso che il libro di Mazziotta mette in evidenza, con ironia e disperazione: se non c’è un’agnizione, un processo salvifico, non c’è nemmeno la possibilità di rifugiarsi nell’indistinto dell’inanimato, perché quel principio di morte, per rifarci ad al di là del principio di piacere, rimane nostro e non può essere scaricato sulle cose perché, nonostante la loro compattezza, una volta entrate in contatto con la malattia-uomo si sfaldano, diventano niente, nulla. E all’io non più lirico, perché non spera più di ricostruire un mondo partendo da sé, tocca addentrarsi, senza compiacimento, nell’indeterminatezza del (ir)reale, con gli strumenti della parola che cercano, approssimandosi in maniera statisticamente sempre più precisa, non di dare forma a ciò che non potrà mai averlo, ma di dire l’informe, il transitorio, l’indeterminato, senza compiacimento, appunto, ma anche senza rassegnazione.</p>
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		<title>Il cane di Frungillo e l&#8217;anitra di Inglese</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/05/05/il-cane-di-frungillo-e-lanitra-di-inglese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2014 12:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Il cane di Pavlov]]></category>
		<category><![CDATA[La grande anitra]]></category>
		<category><![CDATA[libreria Tadino]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Mazziotta]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Frungillo]]></category>
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					<description><![CDATA[ Milano &#8211; Libreria Popolare di via Tadino  Sabato 10 maggio  ¦  ore 19.30 Presentazione e lettura di Vincenzo Frungillo, Il cane di Pavlov &#38; Andrea Inglese, La grande anitra °  Oltre agli autori interverranno Alessando Broggi e Luciano Mazziotta ° Libreria Popolare di via Tadino Soc. Coop.S.r.l.- Via A.Tadino,18 &#8211; 20124 Milano Tel.02 2951 3268 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em> Milano &#8211; Libreria Popolare di via Tadino</em><em> </em></p>
<p align="center">Sabato <strong>10 maggio</strong>  ¦  ore <strong>19.30</strong></p>
<p style="text-align: center;" align="CENTER">Presentazione e lettura di<br />
<strong>Vincenzo Frungillo</strong>, <em>Il cane di Pavlov</em><br />
&amp;<br />
<strong>Andrea Inglese</strong>, <em>La grande anitra</em></p>
<p style="text-align: center;" align="CENTER">°</p>
<p style="text-align: center;" align="CENTER"> Oltre agli autori interverranno<br />
<strong>Alessando Broggi</strong> e <strong>Luciano Mazziotta</strong></p>
<p style="text-align: center;" align="CENTER">°<span id="more-48048"></span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><strong>Libreria Popolare di via Tadino Soc. Coop.S.r.l</strong>.- Via A.Tadino,18 &#8211; 20124 Milano Tel.02 2951 3268 <a href="http://webmail1h.orange.fr/webmail/fr_FR/read.html?FOLDER=SF_INBOX&amp;IDMSG=58325&amp;check=&amp;SORTBY=1#" target="_blank">i</a><a href="http://webmail1h.orange.fr/webmail/fr_FR/read.html?FOLDER=SF_INBOX&amp;IDMSG=58325&amp;check=&amp;SORTBY=1#" target="_blank">nfo@libreriapopolare.it</a></p>
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