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	<title>Lunga un anno &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Da &#8220;Lunga un anno&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2014 05:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[francesco accattoli]]></category>
		<category><![CDATA[Lunga un anno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco Accattoli . 1. Quanto pesa la neve Da queste altissime finestre si vede il bianco, la coltre sopra quella linea retta che in precedenza era traiettoria. Sono venuti i giorni che non aspettavi, i giorni della galera. Fuori. La luce tardi sui cantieri, a piedi, sempre soli, ostinati a dirci cose belle. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/tutto-potrebbe-esser-trasformato-in-oro.-125x83-acrilico-e-matita-bianca-su-tela-su-tela-2011.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-48880" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/tutto-potrebbe-esser-trasformato-in-oro.-125x83-acrilico-e-matita-bianca-su-tela-su-tela-2011-300x210.jpg" alt="tutto-potrebbe-esser-trasformato-in-oro.-125x83-acrilico-e-matita-bianca-su-tela-su-tela-2011" width="300" height="210" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/tutto-potrebbe-esser-trasformato-in-oro.-125x83-acrilico-e-matita-bianca-su-tela-su-tela-2011-300x210.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/tutto-potrebbe-esser-trasformato-in-oro.-125x83-acrilico-e-matita-bianca-su-tela-su-tela-2011-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/tutto-potrebbe-esser-trasformato-in-oro.-125x83-acrilico-e-matita-bianca-su-tela-su-tela-2011.jpg 448w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di <strong>Francesco Accattoli</strong></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>1. Quanto pesa la neve</strong></p>
<p>Da queste altissime finestre si vede il bianco,<br />
la coltre sopra quella linea retta<br />
che in precedenza era traiettoria.<span id="more-48863"></span><br />
Sono venuti i giorni che non aspettavi,<br />
i giorni della galera. Fuori. La luce tardi<br />
sui cantieri, a piedi, sempre soli, ostinati<br />
a dirci cose belle. Il bianco ci serra gli occhi,<br />
vedremo bianco ancora per altri mesi,<br />
purché qualcuno parlando si nasconda,<br />
ci nasconda, il vento è dentro le fessure, la conta<br />
dei moribondi non marca differenze alcune.<br />
Crepano di schianti i rami, i nodi cedono nella<br />
penombra che separa la notte dall’aurora.<br />
Tutto ci pesa. Eccoci il ritorno,<br />
in quel viluppo di aghi sotto le lenzuola.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>4. Nessuna nuova</strong></p>
<p>Così pure cadiamo lenti<br />
lentamente come morti ammazzati,<br />
facendo cose quotidiane,<br />
io cucinando paste buone, tu che cerchi un diversivo<br />
per lo sporco più ostinato.<br />
Qualcuno in sala ha parlato – senti?<br />
raccontano storie anche loro,<br />
hanno imparato in fretta, oppure ci sono nati.<br />
Qui da noi ci sono nati. Lo dico da sempre.<br />
I merli maschi schioccano tra gli ulivi<br />
per i crampi della fame<br />
tutto ha bruciato il gelo delle nevi,<br />
la terra corrugata non li mantiene.<br />
Nessuna nuova in primavera<br />
sui muriccioli degli orti. Altri dalla<br />
vergogna sono volati a sud.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>5. Guazza/ Rugiada</strong></p>
<p>La nengua s’è sciolta, c’è ‘rmasa la guazza<br />
un palmo de tera cullosa<br />
du fiori sporcadi de malta.<br />
Le scole riapre, la fila s’engrossa<br />
de fronte la chiese c’è ‘l morto,<br />
niusciù che se chiede<br />
‘ndo riva la gioia, ‘ndo more la stizza<br />
e fenisce ‘l dolore.<br />
La nengua s’è sfatta, c’è ‘rmasa la porta,<br />
ce passa davanti un cà vecchio e ce piscia,<br />
te spetto finanta<br />
che ‘l prete nun bussa.</p>
<p><em>La neve si è sciolta, c’è rimasta la rugiada/ un palmo di terra collosa/ due fiori sporcati di fango/ Le scuole riaprono, la fila s’ingrossa davanti la chiesa c’è il morto/ nessuno che si chieda dove arrivi la gioia, dove muoia il rancore/ e finisca il dolore/ La neve s’è disfatta, c’è rimasta la porta/ ci passa davanti un cane vecchio e ci piscia/ ti aspetto finchè il prete non bussa.</em></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>8. Variazione sul tema</strong></p>
<p>La buccia mangiata con il succo, la medicina<br />
nel cucchiaio, la colla vegetale delle buste<br />
sono amare.<br />
La fila delle auto col motore<br />
acceso, la nuvola di fumo bianco-grigio,<br />
la vita di paese sono amare.<br />
La notte dormita con un occhio, la mano<br />
che si posa sullo zigomo,<br />
la porta di casa che si apre<br />
sono amare.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>14. La cruna</strong></p>
<p>Ha questa forma<br />
il lunedì di fine agosto,<br />
lo spiazzo slabbrato dalle mareggiate<br />
dove s’infilano i cani e la gente del nord.<br />
Qualcuno dice che nulla<br />
sarà come qualche tempo fa,<br />
neppure si potranno fare bagni<br />
illimitati, o stare bene.<br />
Ci resta quella settimana<br />
che vivevamo da bambini tremando,<br />
filtrando dalle finestre uno spillo di frescura.<br />
Anche il mare si allontana dalla rena,<br />
la cruna del mezzogiorno è spalancata,<br />
smisurata la conta delle onde.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>16. Chiusura in tre mosse</strong></p>
<p>I</p>
<p>Acre la plastica sa di saliva<br />
hai contato le volte che<br />
ho detto basta e dopo questo c’è la morte,<br />
il lungo sonno delle sedie vuote.<br />
Ora mangiano gli avanzi<br />
di quella sera, l’unto<br />
amaro che galleggia sul piatto,<br />
la crosta del formaggio andato a male.<br />
Andato al male.</p>
<p>II</p>
<p>Adesso non ti dirò le paure<br />
che ormai non potrai più sapere.<br />
Mi curverò come un molo del nord,<br />
sarò il cemento di questo ponte bianco,<br />
la vertigine delle cicogne a collo torto.<br />
Poserò un contrafforte all’ingresso,<br />
un argine di contenimento<br />
al tuo ritorno<br />
tra gli odori della cucina e della pelle<br />
appena lavata, di amuchina.</p>
<p>III</p>
<p>Presto sputerò la buccia dei lupini,<br />
la tua buccia bianca e amara<br />
e berrò del vino rosato fresco<br />
ad altre latitudini, per altre lingue che non ti sei<br />
mai messa ad imparare;<br />
vorrà dire che non sarà più possibile parlare<br />
come quando si faceva giorno dopo l’amore,<br />
come due corpi massacrati.</p>
<p><strong><br />
17. Punti di vista</strong></p>
<p>Guarda la porta, la sua forma<br />
guarda la luce che filtra<br />
l’umidità che sosta, guarda la soglia<br />
e la serratura. E’ tutto una menzogna,<br />
un’impostura chiamare nostro tutto<br />
quello che è dentro casa<br />
o nel quartiere, o nel paese, lo spazio<br />
che ci tiene fermi, le voci nel cortile.<br />
A queste ore, nel ronzio degli apparati<br />
di una casa medio borghese, si posa<br />
la polvere che con la luce vediamo<br />
sostare e ci molesta<br />
spostarla e basta, senza poterla comandare.<br />
Pensiamoci bene prima di tornare<br />
il giorno dopo con i cenci delle lenzuola<br />
o la stoffa dei vestiti andati a male.<br />
La luce non nasconde ciò che indomito di natura.</p>
<p>**********</p>
<p>Dalla plaquette in tiratura limitata: <em>Lunga un anno</em>, con illustrazioni della pittrice Linda Carrara, Sigismundus, 2013.</p>
<p>Immagine di Linda Carrara</p>
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