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	<title>malasanità &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Quel senso morale che abbiamo smarrito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 17:20:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franz Krauspenhaar Essere imprenditori, si sa, costa sacrificio e responsabilità. Se poi si è imprenditori nel settore sanitario, questa responsabilità aumenta di intensità e di significato, esponenzialmente. La triste, assurda vicenda dell’ospedale Santa Rita di Milano, dove le morti, molte di queste, sono divenute da qualche tempo atrocemente sospette, come se ci si trovasse, [&#8230;]]]></description>
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<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p>Essere imprenditori, si sa, costa sacrificio e responsabilità. Se poi si è imprenditori nel settore sanitario, questa responsabilità aumenta di intensità e di significato, esponenzialmente.<br />
La triste, assurda vicenda dell’ospedale Santa Rita di Milano, dove le morti, molte di queste, sono divenute da qualche tempo atrocemente sospette, come se ci si trovasse, invece che in un luogo di cura, nel gabinetto del dottor Caligari convenzionato con Mabuse, diventando di ora in ora più drammatica, ci porta ad evidenziare nella nostra mente di cittadini alcune cose che spesso, nel passato, ci sono sfuggite. A parte il fatto che la malasanità in questo paese non si misura dalla rotondità delle cifra del 740, perché, convenzionati o no, è possibile morire insanamente ma in piena cura anche pagando, e profumatamente, ormai – e il caso del Santa Rita lo dimostra abbondantemente – siamo arrivati al prontuario sanitario commerciale, al catalogo d’estrazione dell’oro rosso – dicasi volgarmente sangue. Sangue nostro.<span id="more-6220"></span><br />
Il pozzo di petrolio umano non ha limiti d’estrazione: di anziani, in questo sciagurato <em>paese senza</em>, come titolò Arbasino un suo libro celeberrimo, sono piene non solo le fosse ma anche le strade d’ogni città e borgo; questa nostra Italia, questa “Italia qua”, come cantava Celentano in “Svalutation” con leggero fastidio venato nell’intonazione sarcastica, è divenuta un paese d’anziani convenzionati con la mutua, un paese pullulante di mortiferi Guido Tersilli che non fanno ridere neanche se muoiono (difficile, al posto loro muoiono gli altri, i loro assistiti). Mi sto accorgendo di usare metafore antiche, di ripescare proprio automaticamente vecchi totem alti come nani da giardino dell’Italietta andreottiana, personaggi da commedia all’italiana di seconda visione. E questo non è strano, non è vezzo da cinefilo e da vecchio appassionato del Cantagiro: è che questo paese non cambia anche se ce lo vogliono dare ad intendere sui giornali e alla televisione, anche se acquista sofisticati software, manda un astronauta in orbita nello spazio, diventa cosiddetta – ma pare una barzelletta buona per compiacere la claque di Berlusconi &#8211; potenza mondiale: non cambia mai, come l’uomo della canzone di Mina, che, saggia e pratica donna moderna, “caramelle non ne vuole più”; quest’uomo – Alberto Lupo, altro reperto umano troppo umano sempre valido di un paese fermo nella sostanza delle sue inadempienze agli scorsi decenni – è uno che promette e non mantiene, che va avanti, o per meglio dire indietro, solo a “parole parole parole”.<br />
Di reperto in reperto, ci siamo illusi che le vecchie canzonette fossero state soppiantate da nuovi microsolchi tutti digitali, da ricopiature e risciacquature di piatti delle hit inglesi e americane. Ma a noi sta bene – perché ce lo meritiamo- condire le nostre giornate con colonne sonore d’antan, con ricordi albertosordiani di cliniche convenzionate con la mutua. Così il chirurgo Brega Massone, agli arresti con l’accusa di omicidio volontario, non essendo nemmeno simpatico come il comico romano di cento film di “storie di un italiano”, e con quel doppio cognome dai risvolti inquietanti nel significante, diventa il simbolo molto concreto di un affarismo senza confini, che si beffa d’ogni decoro, d’ogni morale, d’ogni logica. Un affarismo che calpesta la dignità umana, che si “convenziona con la mutua” frodandola impunemente come fa il ladruncolo con la vecchietta; come se questo facesse finta di aiutare l’anziana ad attraversare la strada, e in quel mentre le sfilasse il portamonete dalla borsa della spesa. Un “mostro” proprio alla Dino Risi.<br />
Ma qui ci sono andate di mezzo decine di persone. Di pazienti, precisamente, che hanno pazientato fin troppo, andando fuori tempo massimo, penetrando la loro stessa vita e passando al reparto definitivo, quello dei defunti. Reparto Ade. <em>Padiglione Cancro</em>, titolerebbe Solgenitzyn. In cambio della convenzione mutualistica, questi farabutti fingevano di operare coloro che poi sono puntualmente morti. Non si tratterà di omicidio volontario ma “soltanto” colposo, ma è pur certo che, esistendo il rischio palpabile e auscultabile del decesso, che se non operi non curi, Brega Massone e la sua banda di killer sanitari hanno lasciato morire i loro assistiti, come quelli che passano per una statale qualsiasi, notano un corpo che si contorce tra le lamiere di un’auto da poco incidentata, e non fanno nulla, proseguendo la loro marcia colposa. Anzi, qui la cosa è ancora più grave, perché il danno è stato voluto; l’omissione di soccorso è stata omissione di cura, e dietro, a monte di ignominia, c’è stata la truffa, la beffa, l’inganno al paziente, ai suoi familiari, a tutta la collettività.<br />
Se la magistratura scioglierà in breve, come ci si deve augurare, i nodi di questa bruttissima faccenda – e intanto, con la speranza che si vada a indagare anche in altri ospedali, perché le disgrazie non possono essere mai sole,  soprattutto in questo vergognoso paese – possiamo stare certi che ne verranno fuori orrori senza fine né, si può facilmente presumere, inizio. Non possiamo essere più i creduloni e i benpensanti faciloni di una volta, quelli che credevano nello “stellone” italiano, che pensavano al sicuro “salvataggio in corner” anche nei momenti più bui e brucianti della nostra storia. Tangentopoli, l’avvento di una sciagurata seconda repubblica che ci fa rimpiangere spesso la vergognosa prima, un indebitamento cronico, la difficoltà sempre più marcata a stare al passo con gli altri paesi altamente industrializzati, tutto questo, svelato ormai a profusione dai media sempre più incontrollabili, ci hanno reso finalmente consapevoli del pantano alto come muri di cinta nel quale ci troviamo e sguazziamo senza spesso rendercene conto. Dobbiamo recuperare, una volta per tutte e davvero alla svelta, un senso morale forte. Occorre partire dalla base, come in tutte le rivoluzioni. Credere che la politica possa fare per noi sempre  è come credere nelle cure di un cartomante televisivo, o di un primario chirurgo milanese convenzionato con la mutua.  </p>
<p>(Pubblicato il 15.06.2008 su <a href="http://www.latribunaonline.net">La Tribuna</a>)</p>
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