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	<title>Margaret Mazzantini &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Libri italiani nel mondo &#8211; L&#8217;immaginaria patria degli edonisti infelici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2012 07:00:39 +0000</pubDate>
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<figure id="attachment_44229" aria-describedby="caption-attachment-44229" style="width: 592px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/?attachment_id=44229" rel="attachment wp-att-44229"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-44229" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/hiroshi-watanabe-Marco-Andreatta-as-Pulcinella-From-the-series-Comedy-of-Double-Meaning-Venice-2010.jpg" alt="" width="592" height="600" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/hiroshi-watanabe-Marco-Andreatta-as-Pulcinella-From-the-series-Comedy-of-Double-Meaning-Venice-2010.jpg 592w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/hiroshi-watanabe-Marco-Andreatta-as-Pulcinella-From-the-series-Comedy-of-Double-Meaning-Venice-2010-296x300.jpg 296w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/11/hiroshi-watanabe-Marco-Andreatta-as-Pulcinella-From-the-series-Comedy-of-Double-Meaning-Venice-2010-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 592px) 100vw, 592px" /></a><figcaption id="caption-attachment-44229" class="wp-caption-text">Hiroshi Watanabe &#8211; Marco Andreatta as Pulcinella, From the series Comedy of Double Meaning, Venice, 2010</figcaption></figure>
<p>Sul <em>Corriere della Sera</em> dell’8 ottobre, un articolo di Ranieri Polese, riportando dati e chiacchiere con agenti letterari ed esperti del settore alla vigilia della Buchmesse, attestava una sorta di spread alla rovescia – di dimensioni molto più ridotte in realtà – nel rapporto tra autori italiani di narrativa tradotti in Germania e autori tedeschi  di narrativa tradotti in Italia. Le ragioni di questo successo del, direbbe Montezemolo, <em>romanzo made in Italy</em> sono, a sentire gli intervistati: “l’elemento folklorico, pasta, un bel paesaggio, un intreccio giallo, magari un thriller fra i vigneti del Chianti con un ispettore simpatico e un morto con un coltello nella schiena”, oppure “un immaginario arcaico femminile, la Sardegna. Per un po’ di anni anche mafia camorra e ‘ndrangheta hanno funzionato bene”.  Insomma un grande amore per le storie che non tradiscono l’immagine del Belpaese vagheggiata dai nordeuropei (una mescola di tradizioni, crudeltà, passione e gioia di vivere), anche se, in verità, in questi anni l’editoria tedesca, come quella francese, non è stata del tutto disattenta alla nostra letteratura cosiddetta di ricerca.</p>
<p>È ancora più difficile farsi un’idea di quali siano le logiche che guidano la pubblicazione di romanzi italiani in lingua inglese, un mercato storicamente poco attento alla narrativa straniera, e forse per abbondanza di prodotto interno oltre che di sciovinismo letterario. Su Amazon.com si trovano edizioni in inglese di Piperno, Ammaniti, Veronesi, Avallone, Giordano; c’è una notevole invasione di crime novel nella patria del crime novel (Camilleri, Carofiglio, Carlotto); ma sono anche annunciate per il 2013 di due romanzi complessi, non proprio dei best-seller, <em>Storia della mia purezza</em> (Pacifico) e <em>Il tempo materiale</em> (Vasta); mentre sono del tutto assenti i nomi considerati più alti e influenti della nostra letteratura contemporanea: Siti, Moresco, Nove, Trevi; Tommaso Pincio che, forse superficialmente, potrebbe sembrare lo scrittore più in sintonia con quell’immaginario, è presente, e per motivi credo più musicali che letterari, con <em>Un amore dell’altro mondo </em>e basta. Se ne potrebbe trarre la conclusione che la forma romanzo compiuta abbia maggiori garanzie di riscuotere attenzione e che lo sperimentalismo sia visto con diffidenza, con le eccezioni di Pacifico e Vasta, che però scrivono di due temi molto sentiti in America: il problema dell’identità religiosa e il terrorismo.</p>
<p>Un altro dato interessante viene dal Premio Alassio 100 libri, che ogni anno incorona un “libro per l’Europa” a opera di una giuria composta da italianisti stranieri. Vincitrice di quest’anno Valeria Parrella, che segue Michela Murgia, Margaret Mazzantini. Tutte a vario titolo rappresentanti di una letteratura che verrebbe da definire normale.</p>
<p>Qualche giorno fa mi è capitato di leggere sulla <em>Los Angeles Review of Books</em> un lungo articolo su una edizione bilingue dei <em>Canti</em> di Leopardi curata da Jonathan Galassi, celebrato traduttore di Montale, oltre che poeta e presidente di Farrar, Strauss &amp; Giroux. Alan Williamson, l’autore della recensione, si soffermava sulla difficoltà di tradurre Leopardi, citando Calvino – “oltre i confini dell’Italia, Leopardi non esiste” – e, attraverso qualche esempio, riconosceva a Galassi la buona riuscita in un’impresa così difficile. La parte finale del pezzo era dedicata, invece, a un ragionamento interessante sull’immagine degli italiani. Per quale ragione, si chiedeva l’autore, gli italiani, percepiti da nordeuropei e americani come un popolo caldo, amichevole ed edonista, hanno nel loro pantheon letterario scrittori cupi come Leopardi, Montale, Pavese?</p>
<p>Le risposte che ipotizzava Williamson non convincono del tutto: un passato troppo più glorioso del presente (pessimismo storico); condizioni di vita estremamente dure fino al Ventesimo secolo. Ci vorrebbe forse una maggiore conoscenza dell’identità italiana e della sua letteratura per concludere che la profonda cupezza di cui parla Williamson è un elemento tuttora presente nei nostri venerabili maestri letterari, e anche una caratteristica rimossa nella nostra autorappresentazione. In quanto a cupezza, proviamo a tracciare una linea che unisca i puntini Leopardi e Pavese, appunto, fino a Pasolini e Moresco… Se è vero che la nazione italiana è una costruzione letteraria prima che geografica (Carducci, Volponi) – tema tra l’altro approfondito ne <em>L’Italia letteraria</em> di Stefano Jossa, uscito qualche anno fa per Il Mulino – bisognerebbe forse abbandonarsi alla letteratura per scoprire qualcosa di più su noi stessi; la cupezza dei nostri classici potrebbe indicare che il modo in cui amiamo rappresentarci e odiamo essere rappresentati sia una falsa pista, che sole pizza e mandolino siano specchietti per le allodole per dissimulare un antropologico mal di vivere.</p>
<p>Nelle <em>Lezione americane</em> Italo Calvino dà una definizione magnifica di Leopardi dipingendolo come un “edonista infelice”. Ed è bizzarro come questa stessa definizione si possa applicare a molti prototipi di arci-italiano, veri o solo scritti, dai personaggi di Alberto Sordi a Silvio Berlusconi. Leopardi, a ben vedere, non sarebbe come vuole il luogo comune, il mostro, l’alterità, l’anticorpo, ma l’incarnazione di un elemento ben presente nel nostro DNA. La cupezza è in noi e nel nostro spirito, sotto la maschera di Pulcinella.</p>
<p>[Questo articolo è stato pubblicato su <a title="orwell" href="http://twitter.com/orwellp" target="_blank">Orwell</a>]</p>
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		<title>Da Cantone in poi&#8230; [Libri sulla riviera di Ulisse]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 08:00:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Libri sulla cresta del&#8217;onda &#8211; XIV edizione Piero Grasso e Raffaele Cantone Giovedì 9 luglio 2009 &#8211; ore 21.15 Formia &#8211; Centro CONI, via Appia L. Napoli 7 Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto Martedì 14 luglio 2009 &#8211; ore 21.15 Gaeta &#8211; Via Annunziata, Quartiere Medioevale Roberto Vecchioni Martedì 21 luglio 2009 &#8211; ore 21.15 [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.librisco.it/">Libri sulla cresta del&#8217;onda &#8211; XIV edizione</a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Piero Grasso</strong> e <strong>Raffaele Cantone</strong><br />
Giovedì 9 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Formia &#8211; Centro CONI, via Appia L. Napoli 7</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Margaret Mazzantini</strong> e <strong>Sergio Castellitto</strong><br />
Martedì 14 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Gaeta &#8211; Via Annunziata, Quartiere Medioevale</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Roberto Vecchioni</strong><br />
Martedì 21 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
Gaeta &#8211; Via Annunziata, Quartiere Medioevale</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Piergiorgio Odifreddi</strong><br />
Venerdì 24 luglio 2009 &#8211; ore 21.15<br />
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