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	<title>maria grazia calandrone &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Gli Scomparsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 05:34:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[maria grazia calandrone]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Maria Grazia Calandrone I muschi pavimentano le primavere Era buio, quella sera – un buio molto lento e tranquillo – dal quale apparve la vecchia con lo scialle e la lunga gonna nera. Disse se vuoi salvare la tua bambina, lasciala digiuna tutto il giorno, e la notte le devi solamente parlare della grande [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Maria Grazia Calandrone</strong></p>
<p><strong>I muschi pavimentano le primavere</strong></p>
<p>Era buio, quella sera – un buio<br />
molto lento e tranquillo – dal quale apparve<br />
la vecchia con lo scialle e la lunga gonna<br />
nera. Disse se vuoi salvare<br />
la tua bambina, lasciala digiuna<br />
tutto il giorno, e la notte le devi<br />
solamente parlare<br />
della grande distanza del paradiso.</p>
<p>Di lei mi resta<br />
il lapsus sulla lingua tra <em>figlia</em> e <em>vita mia</em>.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Lo spiegamento di forze all’apparire del chiaro </strong><br />
Gli alberi occupano l&#8217;aurora della famiglia. L’animale<br />
è una massa di attenzione, musica che sale<br />
dai gomiti appoggiati alla terra. La campagna, quel grumo essenziale<br />
di rondoni e polvere serena, è ora tavola, macero<br />
e orinatoio, principio attivo dell’anima.<br />
Lei trasformata<br />
dalla scoperta che l’amore vibrava come un timpano d’acqua dalla base del tempo. Lo rivelano<br />
le tracce ritrovate successivamente in mare – sulla città di pietra degli scogli<br />
e l’impronta caucasica della scomparsa.</p>
<p>Mamma – mi sento come se volassi – davanti<br />
a queste statue che ti somigliano. Indagine<br />
della sbordatura plantare, la luce – poco incline – sulla spalla:<br />
rosa vinosa<br />
d&#8217;alba fiorentina. Non mi hanno ridato l’impermeabile<br />
che avevo offerto<br />
per coprire il suo eccesso di opacità.</p>
<p>Domando cosa non l’abbia fatta risplendere: il mio corpo da latte<br />
era carico di misericordia. Sovrastate – restituite<br />
allo stato di cose, le sue ossa dolevano grandiosamente, mute<br />
come respira muto dalle origini il neutro.</p>
<p>17 febbraio 2004</p>
<p>***</p>
<p><strong>Vendemmia delle spade</strong></p>
<p>Lui veniva attraverso il tramonto con le coperte militari e il corpo di ragazzo<br />
frastornato – ma io l’ho visto dritto sulle scale<br />
come una spanna di salute, spasmo<br />
di calore nel lago bianco del vento<br />
elettrico, pronto alle piogge e ad assecondare<br />
le bolle d’erba del terreno. Diceva appena: io ricordo tutto<br />
della fonderia – tutti i camion, che invece sono<br />
cose solide, cose alle quali si deve prestare attenzione come a un flusso autodisciplinato del pensiero.</p>
<p>Mamma, tutti i malati – tutti<br />
i moribondi – ciò che era vivente perché respirava e ora soffre e ancora<br />
resta unito – o durante<br />
la severa scissione della morte:<br />
tutti quelli che parlano ancora, la loro ultima<br />
parola in vita è<br />
quella – e io<br />
la sento, la schiena china sul lavatoio dei corpi per debolezza, non più<br />
per amore.</p>
<p>Io dichiaro di non riconoscere. Avevo<br />
la fabbrica chimica della sua voce fortemente infusa<br />
nel pensiero<br />
nella clausura dove si parla a gesti<br />
come per una distratta evoluzione che fa chiudere gli occhi<br />
come per una grande stanchezza sul pavimento della terra<br />
che ci ha sostenuti e mette un sentimento<br />
che tende alla lentezza ed è dotato come un’ala di strutture leggere<br />
nel raccoglierci: adesso, dopo la vendemmia che le spade hanno consumato per calare sull’erba<br />
il vuoto verde dei cieli.</p>
<p>13 ottobre 2004</p>
<p>***</p>
<p><strong>L’altare della specie</strong></p>
<p>Era facile amarla ma era destinata<br />
ad andarsene frettolosamente e insieme ad aderire<br />
a certi preparativi che gli indizi rivelano<br />
meticolosi. Di pomeriggio si prendeva cura del giardino<br />
in silenzio. Non capivamo quello che pensasse, era<br />
tranquilla. Oppure<br />
trafficava su un notes. Tutte le notti – rivestitosi<br />
l&#8217;ultimo cliente – comprava un dolce per la colazione della madre.</p>
<p>Nell&#8217;acqua viaggiano i rifiuti e vengono<br />
trattenuti a intervalli regolari dalla grata sepolta<br />
nel buio e nel silenzio che si formano molti metri sotto<br />
l&#8217;aspetto superficialmente aereo dell&#8217;acqua<br />
che dipende dall’attardarsi del sole alla sommità come una lacca<br />
democratica, un getto straripante di ottimismo<br />
anche nelle orticaie disossate dall’urto delle fabbriche.<br />
Si chiama strada del canapificio e porta<br />
in una mescolanza di fanghiglia e zolla<br />
resistente all&#8217;imprimersi del cascame animale alla centrale<br />
idroelettrica – è un sentimento interrotto, una deriva dei continenti e dei relativi disastri sommersi<br />
nell&#8217;isola del corpo che finisce<br />
alla porta del grande casamento: c&#8217;è soltanto un custode e controlla<br />
l&#8217;andirivieni tra le due parti d&#8217;acqua e fiamma serpentina o forse<br />
trasmigrazione.</p>
<p>La trovammo in uno strano abbandono<br />
come se tutti scissi i legamenti:<br />
quasi niente dell’acqua del canale<br />
nessun cattivo pensiero<br />
nessuna ironia<br />
non una goccia d&#8217;acqua nei polmoni, neppure<br />
diatomee – il corpo sostenuto da una luce critica<br />
oltre il proprio abbandono – pulsava al sole come in preda a un’estasi.</p>
<p>25 ottobre 2004</p>
<p>***</p>
<p><strong>Non avrai che la vita </strong></p>
<p>Le scarpe non vennero ritrovate.<br />
Ma la luce batteva coitale sul corpo della ragazza<br />
cristallizzato nella testimonianza.<br />
Tra gli occhi e il ventre<br />
tracce di lavatoio – un percorso a ritroso per stabilire gli alibi.<br />
Il portone risultò chiuso con molte mandate.</p>
<p>Ardeva come un’ostia nella materia<br />
lacrimale del tardo pomeriggio – con il capo impigliato tra gli arbusti<br />
e la pervicace ripetizione dei giri. Per cause sconosciute<br />
non ha potuto compiere i suoi anni<br />
qualsiasi funzione avessero singolarmente ma un immobile<br />
addio alla bellezza del mondo<br />
riscaldava la fibra che resiste<br />
grido di gioia del corpo senza dolore.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Deposto il nome</strong></p>
<p>Diceva sempre<br />
ditele che la amo<br />
e ditele che ho fatto tanta strada<br />
per amarla.</p>
<p>Ditele che se uscivano<br />
angeli e diavoli dalla sua bocca,<br />
io vedevo soltanto la sua bocca.</p>
<p>Ditele che mi abita<br />
per sempre.<br />
Diteglielo, vi prego. Diceva sempre.</p>
<p>30 aprile 2016</p>
<p>___</p>
<p><a href="http://www.lietocolle.com/shop/collana-gialla/calandrone-maria-grazia-gli-scomparsi/"><strong>Testi tratti da Maria Grazia Calandrone, <em>Gli scomparsi</em>, Lietocolle-pordenonelegge, 2016</strong></a></p>
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		<title>Tutto accade ovunque</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/08/20/tutto-accade-ovunque/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2016 05:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
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		<category><![CDATA[Tutto accade ovunque]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta &#160; anche oggi ho visto qualcosa che di continuo ritorna anche oggi ho visto qualcosa indistintamente Pubblicato ad aprile 2016 da Nino Aragno Editore, nella bella collana i domani, curata da Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno, Tutto accade ovunque è l’ultima raccolta poetica di Italo Testa. Composta da quattro sezioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64072" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa-192x300.jpg" alt="Testa" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/Testa.jpg 332w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" />anche oggi ho visto qualcosa<br />
che di continuo ritorna<br />
anche oggi ho visto qualcosa<br />
indistintamente</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Pubblicato ad aprile 2016 da Nino Aragno Editore, nella bella collana <em>i domani</em>, curata da Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno, <span style="text-decoration: underline;">Tutto accade ovunque</span> è l’ultima raccolta poetica di Italo Testa.<span id="more-64071"></span><br />
Composta da quattro sezioni (<em>la casa perfetta</em>, <em>g.c.</em>, <em>i camminatori</em>, <em>non ero io</em>), il libro ospita anche alcuni testi apparsi precedentemente sulla rivista <em>Il caffè illustrato</em>, il sito <em>gammm.org</em> e nella plaquette <em>i camminatori</em>, vincitrice del Premio Ciampi &#8211; Valigie Rosse nel 2013, e oggi diventata opera video-musicale, con traduzione inglese di Paul Vangelisti.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">spalanco le porte<br />
e le immagini si annullano<br />
fermo gli occhi<br />
e le immagini si schiudono</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questa è esattamente la sensazione predominante, che percorre tutta la prima sezione del testo &#8211; e poi, via via, l’intera raccolta: una sorta di sconfinato, mai pago straniamento, un’apparentemente quieta e laconica distonia, lo slittamento congiunto di piani, di spazio, di tempo, di sentimento, di rigore stilistico, di ragionamento intellettuale.<br />
Tutto sembra sgretolarsi per poi ricomporsi in maniera arbitraria e immaginifica, sotto gli occhi complici di autore e lettore, che finiscono per viaggiare all’unisono, quasi sulla scia di note flautate, con passi felpati, attraversando uno schock evidente senza però grossi strappi, senza incappare in davvero brusche lacerazioni: un trauma che, se c’è, è ben nascosto, celato, persino accarezzato, mai veramente divelto.<br />
Un’ossessione senza rimedio, e perciò ossessione divenuta amica, sorella, compagna di sguardi, di sogni, amante di parola. Amante di parola sì, e di contatto: con l’altro, l’esterno, il passante, lo sconosciuto.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">mi sfiorano<br />
e sono io a toccarli<br />
li sfioro<br />
e sono loro a dire</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Vive di scambi continui, il verso di Italo Testa, che tanto più nel confronto con l’altrui e l’altrove trova la sua ragion d’essere più intima, la parola più acuta, la possessione che diremmo universale.<br />
Trova a volte la scelta, tra essere felice o triste, come in <em>g.c.</em>, o piuttosto l’attesa, il momento opportuno, come ne <em>i camminatori</em>.  Ma infondo è una cosa, sostanzialmente, quella che &#8211; forse &#8211; l’autore cerca, e quella che senz’altro il libro, magistralmente, raggiunge: l’equilibrio.<br />
Un solido equilibrio fra paura e convinzione, fra oblio e lucidità, fra dinamismo e stasi; un equilibrio che si mostra tanto più solido, appunto, quanto più lievi appaiono i tempi verbali, quanto più addolcite le aggettivazioni, quanto più incredibilmente rarefatti i nomi e le ambientazioni, mentali e fisiche, che incontriamo attraversando tutta la raccolta.<br />
E, del resto, già il titolo ci aveva avvertiti: Tutto accade ovunque. Anche se poi non succede niente.<br />
E perciò, addirittura, anche l’autore arriva alla fine all’estremo tentativo di spersonalizzazione: <em>non ero io</em>, così l’ultima sezione, che cambia improvvisamente ritmo alle passeggiate oniriche precedenti, scardina il verso e si riaccosta alla prosa, per scatenarsi in un vortice ancora più perseverante di surrealtà, una rincorsa senza fiato verso il paradosso, l’ossimoro, il più totale e inappellabile disincanto.<br />
O forse no. Un omicidio (freudiano)? Una violenza feroce? Un odio panico, mal dissimulato, l’annientamento di quel tanto cercato &#8211; e raggiunto &#8211; equilibrio, proprio nel momento, a parer mio, più alto, più ragionevole, più assennato. O forse no.<br />
Qui Testa sente il bisogno di far precipitare ogni cosa: la casa alberata e ventosa dell’inizio si riduce a un cumulo di lenzuola stropicciate, il muro è una facciata di calce viva, il rubinetto della doccia resta aperto; i corpi indefinibili, se non per qualche accennata tumefazione, per una colluttazione continua, ostentata e negata, negata e perciò ancora più fortemente asserita, perché non c’è vero scambio, sembra concludere l’autore, se non nel disumanar.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">ma non conta, ancora una volta, sembrava qui, proprio qui, qui e ovunque, non vedi, come tutto, come tutto sembri definito, netto, e poi niente, è proprio qui, è proprio qui che accade, è proprio qui, ancora, come tutto, ovunque.</p>
</blockquote>
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		<title>Esce L&#8217;Ulisse n.18. Poetiche per il XXI secolo.</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/05/05/esce-lulisse-n-18-poetiche-per-il-xxi-secolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 16:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo. &#160; INDICE &#160; Editoriale, di Stefano Salvi &#160; IL DIBATTITO IDEE DI POETICA Fabiano Alborghetti Gian Maria Annovi Vincenzo Bagnoli Corrado Benigni Vito Bonito e  Marilena Renda Gherardo Bortolotti Alessandro Broggi Maria Grazia Calandrone Gabriel Del Sarto Giovanna Frene Vincenzo Frungillo Florinda Fusco Francesca Genti Massimo Gezzi Marco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg"><img decoding="async" class="alignnone  wp-image-53613" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg" alt="Doug Aitken New opposition  II - 2001" width="384" height="333" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001-300x260.jpg 300w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></a></p>
<p><a href="http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/ULISSE-182.pdf" target="_blank">L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>INDICE</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Editoriale</strong>, di Stefano Salvi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL DIBATTITO</strong></h3>
<h3></h3>
<p><em>IDEE DI POETICA</em></p>
<p>Fabiano Alborghetti</p>
<p>Gian Maria Annovi</p>
<p>Vincenzo Bagnoli<span id="more-53599"></span></p>
<p>Corrado Benigni</p>
<p>Vito Bonito e  Marilena Renda</p>
<p>Gherardo Bortolotti</p>
<p>Alessandro Broggi</p>
<p>Maria Grazia Calandrone</p>
<p>Gabriel Del Sarto</p>
<p>Giovanna Frene</p>
<p>Vincenzo Frungillo</p>
<p>Florinda Fusco</p>
<p>Francesca Genti</p>
<p>Massimo Gezzi</p>
<p>Marco Giovenale</p>
<p>Mariangela Guatteri</p>
<p>Andrea Inglese</p>
<p>Giulio Marzaioli</p>
<p>Guido Mazzoni</p>
<p>Renata Morresi</p>
<p>Vincenzo Ostuni</p>
<p>Gilda Policastro</p>
<p>Laura Pugno</p>
<p>Stefano Raimondi</p>
<p>Andrea Raos</p>
<p>Stefano Salvi</p>
<p>Luigi Socci</p>
<p>Italo Testa</p>
<p>Mary Barbara Tolusso</p>
<p>Giovanni Turra</p>
<p>Michele Zaffarano</p>
<h2><em> </em></h2>
<p><em>NUOVI CRITICI SUL NOVECENTO</em></p>
<p>Vittorio Sereni</p>
<p>di Mattia Coppo</p>
<p>Attilio Bertolucci</p>
<p>di Giacomo Morbiato</p>
<p>Franco Fortini</p>
<p>di Filippo Grendene</p>
<p>Corrado Costa</p>
<p>di Riccardo Donati</p>
<p>Anni Novanta. Individui e fluidità</p>
<p>di Maria Borio</p>
<p>Poesia e ispirazione</p>
<p>di Raoul Bruni</p>
<p>Poetiche dell’informale</p>
<p>di Filippo Milani</p>
<p>Poetiche della relazione</p>
<p>di Jacopo Grosser</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>FUOCHI TEORICI</em></p>
<p>Domande ingenue</p>
<p>di Jean-Marie Gleize</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>POETICHE DEL ROMANZO</em></p>
<p>Le idee letterarie degli anni Zero</p>
<p>di Morena Marsilio e Emanuele Zinato</p>
<p>Walter Siti</p>
<p>di Gian Luca Picconi</p>
<p>Don DeLillo</p>
<p>di Federico Francucci</p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><strong>LETTURE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mariasole Ariot</p>
<p>Daniele Bellomi</p>
<p>Alessandra Cava</p>
<p>Claudia Crocco</p>
<p>Francesca Fiorletta</p>
<p>Franca Mancinelli</p>
<p>Luciano Mazziotta</p>
<p>Manuel Micaletto</p>
<p>Fabio Orecchini</p>
<p>Giulia Rusconi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>I TRADOTTI </em></p>
<p>Thomas James</p>
<p>tradotto da Damiano Abeni</p>
<p>Óskar Árni Óskarsson</p>
<p>tradotto da Silvia Cosimini</p>
<p>Dieter Roth</p>
<p>tradotto da Ulisse Dogà</p>
<p>Thomas Sleigh</p>
<p>tradotto da Luigi Ballerini</p>
<p>Eva Christine Zeller</p>
<p>tradotta da Daniele Vecchiato</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Una prima presentazione della monografia, che vedrà presenti Vincenzo Bagnoli, Vito Bonito, Alessandro Broggi, Mariangela Guatteri, Morena Marsilio, Luciano Mazziotta, Italo Testa ed Emanuele Zinato, si terrà venerdì 8 maggio alle 19.00 presso l&#8217;Atelier Sì, in via San Vitale 69, a Bologna)</p>
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		<title>Insieme MRK 1034</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/04/10/insieme-mrk-1034/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2015 12:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[galassie]]></category>
		<category><![CDATA[maria grazia calandrone]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[stelle]]></category>
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					<description><![CDATA[di Maria Grazia Calandrone . le spirali delle due ammoniti sul tuo petto ripetono la forma delle galassie gemelle PGC 9074 e PGC 9071 della costellazione del Triangolo una (la 9074, di tipo Sa) mostra una sporgenza luminosa, l’intenzione di un’alba, ma porta i bracci avvolti strettamente intorno al proprio nucleo l’altra, la galassia che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Maria Grazia Calandrone</strong></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>le spirali delle due ammoniti sul tuo petto<br />
ripetono la forma delle galassie gemelle<br />
PGC 9074 e PGC 9071<br />
della costellazione del Triangolo</p>
<p>una (la 9074, di tipo Sa) mostra una sporgenza luminosa, l’intenzione di un’alba, ma porta i bracci avvolti strettamente intorno al proprio nucleo</p>
<p>l’altra, la galassia che si srotola più a Nord nel nero siderale (la 9071, di tipo Sb), ha allargato le braccia da un discreto numero di anni-luce.<br />
il buio dell’universo è sottoposto a magnetismi incommensurabili. altrimenti, è cieco.<br />
questa forma di abbraccio<br />
disabitata, questa custode con le ali aperte nel silenzio profondo, reca un dolore alla spalla destra. è un oggetto celeste dai tendini infiammati, a Nord-Est del tuo cielo</p>
<p>le due galassie sono scientificamente inseparabili. cito, da un articolo di Eleonora Ferroni, in Notiziario dell’Istituto Nazionale di AstroFisica: “sono abbastanza vicine da sentire l’una la gravità dell’altra, ma non ci sono disturbi gravitazionali visibili”</p>
<p>entrambe hanno prodotto “giovani e calde stelle retrostanti”, mentre “formazioni stellari più antiche e fredde” pulsano, gialle del giallo bestiale della savana, accanto al loro nucleo<br />
e un corteo di stelle ormai lontane le circonda, come una corona di detriti</p>
<p>le due astrali Signore delle porte accanto hanno lasciato scie di sangue e dolcezza, scorie di amori ormai assorbite dal rombo dei venti galattici. ma la forza di gravità di ciascuna nei confronti dell’altra le porterà a confondersi in un unico grande fenomeno, in un abbraccio pieno.<br />
l’articolo chiude infatti così: “tra qualche centinaio di milioni di anni le due strutture si fonderanno, perché l’attrazione gravitazionale che già le vincola avrà definitivamente attirato le due ormai inseparabili gemelle”.</p>
<p>sacre stelle pazienti. oggetti che non forzate<br />
la curvatura spaziotemporale, limpide forze che state<br />
nell’intervallo naturale<br />
che sulla terra viene detto rispetto.<br />
le stelle hanno la calma delle stelle.</p>
<p>questa forma cretacica fossile ha un disegno terrestre: le sue spirali, formate da rigoni d’inchiostro organico, riproducono la rotazione delle due galassie. cose forse avvenute nello stesso momento in terra e in cielo. 180 milioni di anni fa. cose delle quali siamo il futuro. o l’utopia.<br />
questa insiemistica fantascientifica, lo stadio fossile-astrale della materia, è il mio dono per te.</p>
<p>in attesa di formare l’insieme al quale sono destinate, le due vicine svolgono un’intensa attività interiore, che porta entrambe a uno sprigionamento di energie attive, utili alla creazione di pianeti. esse sono due splendide officine, due fervidi laboratori di stelle. esse irradiano luce.</p>
<p>l’osservatorio on-line del telescopio spaziale Hubble della NASA-ESA, che le ha individuate, ha pubblicato la notizia il 24.6.2013 (di quel pomeriggio, ricordo un allegrissimo braccio di ferro al bar, sotto una parete di grappoli di glicine. non ha vinto nessuno. le nostre forze sono strutture equivalenti e complesse)</p>
<p>la suggestiva scoperta ha subito rimbalzato sui siti astronomici internazionali, nei primi giorni del luglio 2013. di quei giorni ricordo un dialogo sull’ironia della natura: scoprivamo che gli alveoli polmonari e il meconio si formano nel medesimo stadio evolutivo del feto umano: pneuma e feci. come sempre. l’umano.</p>
<p>poi, ricordo la musica di un amore immortale sulla rovina di Massenzio: “e si ’na stella canta pe’ ammore rimmane ’n cielo mill’anne e nun more”. poi, ricordo un sorriso, così profondo da perdonare i morti, invincibile come la forza gravitazionale che sulla terra viene detta destino. e poi ricordo un suono di campane, semplice come il caldo della tua bocca</p>
<p>che dura qui, ben oltre la mia vita</p>
<p>16.11.14</p>
<p>°</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>[Mi sono innamorato di questa poesia, leggendola per caso, una mattina a Roma, luce solita che assolve tutte le malefatte cittadine, persino nazionali, luce stronza-belissima, e la leggevo, questa poesia sulle galassie, nell&#8217;ultimo libro di Maria Grazia Calandrone, <em>Serie fossile</em>, Crocetti, Milano, 2015. È il testo che chiude il libro. I poeti dovrebbero scrivere di stelle anche oggi, ma è difficilissimo, meglio non farlo, eppure qui, Maria Grazia Calandrone, ci è riuscita con estrema efficacia e disinvoltura. <em>a. i.</em>]</p>
<pre></pre>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tre poesie</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/02/10/tre-poesie-5/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2014 08:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[maria grazia calandrone]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[serie fossile]]></category>
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					<description><![CDATA[di Maria Grazia Calandrone da Serie fossile, inedito. (°) – seme hai una debolezza di spiga, muscoli di cavalla, un’arsura di sabbia calpestata nella spina dorsale e un solco di aratura, la solitudine di una bestia santa all’angolo destro della bocca, dove un’intelligenza appena nata ti sfiora quasi senza svegliarti metti il dito nel solco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Maria Grazia Calandrone</strong></p>
<p style="text-align: justify">da <em>Serie fossile</em>, inedito.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Philip-Parham.jpg"><img decoding="async" class="alignnone  wp-image-47523" alt="Philip Parham" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Philip-Parham.jpg" width="367" height="367" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Philip-Parham.jpg 612w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Philip-Parham-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Philip-Parham-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Philip-Parham-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 367px) 100vw, 367px" /></a></p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px"><strong>
(°) – seme</strong> 

hai una debolezza di spiga, 
muscoli di cavalla, un’arsura 
di sabbia calpestata 
nella spina dorsale 
e un solco di aratura,
la solitudine di una bestia santa all’angolo
destro della bocca, dove un’intelligenza 
appena nata ti sfiora
quasi senza svegliarti

<em>metti il dito nel solco del tuo cuore, indicami
</em>
scopri la crepa tua da dove stilla
il mio sangue sulla foresta dei simboli e nel sonno che specie di amore 
trabocchi 
sugli oggetti intorno 

                                   (quanto eccede 
la misura del corpo finisce 
per agire tra i legamenti elettrici del mondo
come la bruciatura
del neutro – l’inizio 
dell’anonimo – poggia con tutto il peso
sulla Terra Straniera del tuo corpo – <em>per favore
non dirlo, chiudi la bocca</em>)

perché il tuo occhio destro sfiora le acque
di un mare sepolto
                                – seme,
profondamente
rovo e corona
di specie 
sconosciuta – 
                        apertamente tace come bronzo, cammina 
nel presente 
come in un tempio, come nella memoria – 

                                                                      fin che dal fondo
dal teatro del mare 
una creatura adulta disarmata
si alza in piedi, crede al tuo perdono

23.5.13

-

<strong>© – fossile 
</strong>
metti una mano qui come una benda bianca, chiudimi gli occhi, 
colma la soglia di benedizioni, dopo che 
sei passata attraverso
l’oro verde dell’iride 
come un’ape regale 
e – pagliuzza
su pagliuzza,
d’oro e grano trebbiato – 
hai fatto di me 
il tuo favo di luce

una costellazione di api ruota sul tiglio
con saggezza inumana, un vorticare di intelligenze non si stacca 
dall’albero del miele

                                   – <em>sarebbe riduttivo dire amore
questa necessità della natura</em> – 

                                                    mentre un vuoto anteriore rimargina 
tra fiore e fiore senza lasciare traccia:

                                                              usa la bocca, sfilami dal cuore 
il pungiglione d’oro, 
la memoria di un lampo che ha bruciato la mia forma umana
in una qualche preistoria 

dove i pazzi accarezzano le pietre come fossero teste di bambini:

                                                                                                           avvicinati, come la prima
tra le cose perdute
e quel volto si leva dalla pietra per sorridere ancora

24.5.13

-</span></pre>
<p><strong>breve disamina del fenomeno amoroso in un soggetto umano non esemplare</strong></p>
<p>la terra perdonata<br />
espone i corpi come su un altare al magnifico niente<br />
perché c’è dentro così tanto di vivo<br />
che basta al cielo<br />
per essere cielo</p>
<p>io benedico<br />
questo tuo corpo buono come pane<br />
nel fuoco verde dell’erba e benedetta l’aria che respiri, beato il pane<br />
dentro la tua bocca,<br />
benedetto lo smalto dei tuoi denti<br />
e beata la crema, che chiara all’angolo della tua bocca<br />
chiede luce alla luce. quando ti appoggi<br />
alla corteccia nuova del tiglio<br />
come un sintomo della dolcezza terrena<br />
la pasta calda e morbida della tua bocca<br />
prende luce diretta<br />
dagli apparati radicali</p>
<p style="text-align: center">poi quel corpo di cardo e catena<br />
che dice all’altro fermati</p>
<p>data l’immersione del corpo incandescente Alfa nel liquido freddo dello sguardo di Omega e data la scrupolosa osservazione alla quale esso è stato sottoposto durante i ripetuti tentativi di affondamento, si evidenziano i primi risultati provvisori:<br />
1. proiezione di schizzi in forma di corona irregolare, accompagnati da<br />
2. sfrigolii e seguiti da<br />
3. una produzione decrescente di fumo sottile di colore azzurrino.</p>
<p>si sottolinea che, per tutta la durata dell’esperimento, il corpo Alfa non ha collaborato: dimenandosi in maniera irragionevole, esso ha prodotto un costante fenomeno di autocombustione, che ha impedito l’ottenimento del risultato sperato, ovvero il silenzio e l’immobilità finale del corpo stesso.</p>
<p>si conclude che: il corpo umano Alfa è ostinato e tende a recuperare il suo stato di primitivo calore.<br />
tende inoltre a esprimersi in modo incomprensibile nei confronti di Omega:</p>
<p>ricordo sempre<br />
il contatto<br />
fra il tuo viso e la terra e il tuo viso<br />
diventare l’autunno, la primavera e il sole<br />
sopra i campi del grano</p>
<p>indotti dunque, nostro malgrado, a una prima ispezione empatica dell’osservatore Alfa si rileva che:</p>
<p>per tutta la durata dell’incontro un impulso elettrico primordiale<br />
stacca il cuore dal petto di Alfa come una foglia<br />
e lo inoltra nel petto di Omega, nel suo corpo obbediente<br />
come una residenza imperiale, che Alfa osserva ininterrottamente</p>
<p>mentre registra i continui lapsus del corpo di Omega, Alfa sorride internamente e dice: “tra poco avremo la fioritura dei mandorli, sarà bello”. poi abbassa gli occhi, non aggiunge:</p>
<p>io ricordo la mandorla del seno e la figura<br />
che sporgeva una mano dal fondo<br />
del tempo e della natura. io ricordo l’invito e la fusione<br />
di minerali primari<br />
e ricordo che tutto rideva<br />
dal tuo sorriso-arco<br />
baleno<br />
e brillavi all’interno come una cosa che non ha paura e sta vicina</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline">conclusioni</span></p>
<p>a conclusione della presente disamina si nota che, da qualche tempo, l’osservatore Alfa non rivolge più all’osservato Omega espressioni quali: “ti prego”. si immagina che Alfa non preghi più.</p>
<p>pare altresì opportuno segnalare che, dal medesimo intervallo di tempo, l’osservatore Alfa si alza dal letto e cammina, nel sonno, in direzione della casa di Omega, obbedendo a un segnale di natura apparentemente magnetica. si può dunque ritenere l’omissione oratoria di Alfa quale semplice effetto di un’autoregolamentazione, operata al fine di non turbare l’osservato Omega con estrinsecazioni inopportune.</p>
<p>compiuti pochi passi, l’osservatore Alfa, tuttora addormentato, comincia a produrre un’abbondante misura di lacrime davanti alla porta per raggiungere Omega. si suppone che ciò avvenga perché la porta per raggiungere Omega è stata chiusa dall’osservatore stesso, in stato di veglia.</p>
<p>risvegliandosi nel cuore della notte invernale nelle condizioni descritte, l’osservatore Alfa si siede e aspetta. se richiesto di cosa stia aspettando, risponde: che infine sia l’alba</p>
<p>27.1.14</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Foto: Philip Perham)</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Poesia 13 (e oltre) &#8211; Tre nuove collane di poesia e letture</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/26/poesia-14-e-oltre-tre-nuove-collane-di-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 10:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cortellessa]]></category>
		<category><![CDATA[aragno]]></category>
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		<category><![CDATA[SYN]]></category>
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					<description><![CDATA[ESCargot – Scrivere con lentezza e Più libri più liberi  presentano                                                         POESIA 13 (E OLTRE)   Giovedì 28 novembre, presso la Biblioteca di Villa Mercede (Via Tiburtina 113, San Lorenzo)   [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2008" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2007" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;font-size: large"><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2360"><a id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2359" href="https://www.facebook.com/escargot.scrivereconlentezza" target="_blank" rel="nofollow">ESCargot – Scrivere con lentezza</a></b> e <b id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2006"><a id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2004" href="http://www.piulibripiuliberi.it/" target="_blank" rel="nofollow">Più libri più liberi</a></b> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2010" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2358" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">presentano</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2011" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2357" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">                                                       </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2012" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2356" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><b id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2355"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2354" style="font-size: large">POESIA 13 (E OLTRE)</span></b></span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2216" style="text-align: center" align="right"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2217" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2352" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Giovedì <b id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2351">28 novembre</b>, presso la <b>Biblioteca di Villa Mercede</b></span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2277" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2329" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">(Via Tiburtina 113, San Lorenzo)</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2327" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2326" style="text-align: center"><i id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2325"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2323" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Dopo POESIA 13, lo scorso maggio a Rieti, il gruppo ESCargot ripropone la sua formula di lettura-ascolto, mettendo a fuoco nuovi autori e nuovi progetti editoriali </span></i></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2350" style="text-align: center"><b><i><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></i></b></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2322" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2321" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="color: #ff0000"><b>17.30</b> <b><span style="text-decoration: underline">Nuove collane di poesia</span></b></span><span style="color: #000000">:</span> Nino Aragno «i domani», IkonaLíber «Syn», Tielleci «Benway Series»</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><b>         </b><b> </b><b>Intervengono</b>: Andrea Cortellessa, Marco Giovenale e Giulio Marzaioli</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><b>         </b><b> </b><b>Leggono</b>: Damiano Abeni e Moira Egan (testi di John Ashbery), Maria Grazia Calandrone (testi di Alfonso Guida e propri), Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli, Gilda Policastro, Laura Pugno (testi di Giulio Mozzi e propri) e Michele Zaffarano</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2319" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2318" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><b>         </b><b> </b><b>Coordinano</b>: Francesca Fiorletta e Massimiliano Manganelli</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="color: #ff0000"><b>20.30</b> <b><span style="text-decoration: underline">Letture</span></b></span><span style="color: #000000"> di </span>Marco Caporali, Elisa Davoglio, Roberta Durante, Paolo Febbraro e Lidia Riviello</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">L&#8217;evento su facebook:</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><a href="https://www.facebook.com/events/418589124936087/" target="_blank" rel="nofollow">https://www.facebook.com/events/418589124936087/</a><span style="color: #000000"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">ESCargot:</span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><a href="https://www.facebook.com/escargot.scrivereconlentezza" target="_blank" rel="nofollow">https://www.facebook.com/escargot.scrivereconlentezza</a><span style="color: #000000"><br />
</span></span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2309" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2308" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Più libri più liberi:</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2301" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><a href="https://www.facebook.com/piulibri.piuliberi" target="_blank" rel="nofollow">https://www.facebook.com/piulibri.piuliberi</a><br />
</span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2302" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"> </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2303" style="text-align: center"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif">Il flyer in rete: </span></p>
<p id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2304" style="text-align: center"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2315" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2314" style="color: #000000"><a id="yui_3_13_0_ym1_1_1385388530150_2313" href="http://esc-argot.blogspot.it/2013/11/escargot-villa-mercede-28-novembre-2013.html" target="_blank" rel="nofollow">http://esc-argot.blogspot.it/2013/11/escargot-villa-mercede-28-novembre-2013.html</a></span></span></p>
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		<title>I poeti appartati: Eliana Deborah Langiu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Oct 2013 09:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Eliana Deborah Langiu]]></category>
		<category><![CDATA[I poeti appartati]]></category>
		<category><![CDATA[maria grazia calandrone]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia (Crocetti)]]></category>
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					<description><![CDATA[La Silloge del Disonore Giovedì 3 ottobre, alle 21, Eliana Deborah Langiu ha presentato alla libreria Trebisonda, La Silloge del Disonore (Galassia Arte Edizioni), da Malvina, eroica libraia di San Salvario a Torino. Di questa sua opera ha scritto Maria Grazia Calandrone sul numero 284 (Lugio Agosto) di Poesia “Eliana D. Langiu analizza la sventura [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/La-silloge-del-disonore.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-46506" alt="La silloge del disonore" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/La-silloge-del-disonore-1024x720.jpg" width="420" height="295" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/La-silloge-del-disonore-1024x720.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/La-silloge-del-disonore-300x211.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/La-silloge-del-disonore-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/La-silloge-del-disonore.jpg 1118w" sizes="auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p><strong> La Silloge del Disonore<br />
</strong></p>
<p>Giovedì 3 ottobre, alle 21, Eliana Deborah Langiu ha presentato alla libreria Trebisonda, La Silloge del Disonore (Galassia Arte Edizioni), da Malvina, eroica libraia di San Salvario a Torino.</p>
<p>Di questa sua opera ha scritto Maria Grazia Calandrone sul numero 284 (Lugio Agosto) di <a href="http://www.poesia.it/Archivio/2013/somm_07_13.htm">Poesia </a></p>
<p><em>“Eliana D. Langiu analizza la sventura di essere creatura umana in territorio di guerra, ovvero in luoghi completamente disertati dalla grazia. E lo fa inserendo il gergo tecnico militare in una lingua dell’umanesimo.<br />
La Silloge del Disonore &#8211; dedicata alla missione in Afghanistan come centro del vissuto bellico più prossimo – si divide in tre sezioni, anticipate da una introduzione, aspra abbastanza da farci aprire le orecchie, come avvertiti da un’iscrizione sul cancello: qui non si usano simboli o lirismo, qui si analizzano i resti, si avanza frantumati tra i frantumi di ciò che è stato umano. Le quattro parti del ragionamento di Langiu, ciascuna aperta da una citazione da L’arte della guerra di Sun Tzu, possono essere applicate a qualsiasi conflitto: la stessa autrice precisa di avete scelto l’Afghanistan a causa della quantità di notizie diffuse proprio a ridosso di noi, che le ha offerto l’occasione di mettere al lavoro la leva silenziosa della poesia. in un discorso divulgativo confezionato in anni recentissimi, nel cuore di un errore umano che è partito dalla definizione della nostra missione di pace.“</em></p>
<p>Ho chiesto a Eliana di dare la possibilità ai lettori di Nazione Indiana di leggere alcune delle poesie contenute nella silloge. Eccole. effeffe</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ouverture</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
Quando le forze delle stesso Stato si combattono a vicenda,<br />
questo è territorio dispersivo. […]<br />
Dunque, su territorio dispersivo, non combattere.</em><br />
Sun Tzu, L&#8217;Arte della Guerra.</p>
<p>con il coltello</p>
<p>nel petto</p>
<p>apro</p>
<p>da far uscire esistenze</p>
<p>dal taglio longitudinale</p>
<p>perpendicolare al cesareo</p>
<p>si aprono vite a croce<br />
a piste desertiche</p>
<p>deserto questo vivere<br />
a pezzi<br />
tessere dei tuoi ricordi ricucite<br />
chiusi a chiave</p>
<p>bianche pagine non stampate<br />
scritte con succo di limone<br />
criptate<br />
a profani</p>
<p>eretici del rigirare esistenze tra le righe<br />
nell&#8217;opportunismo poetico<br />
in questa forma scolpita in forma aperta</p>
<p>di porta socchiusa a spiare</p>
<p>una squarcio quadretto familiare acustico<br />
fa valutare te<br />
persona<br />
quasi raggiungibile l&#8217;umanità<br />
di cui ti liberi nei liquidi torbidi<br />
di bottiglie agli sgoccioli</p>
<p>odio e fastidio declinano l&#8217;affetto<br />
quel poco che basta al ribrezzo<br />
della normalità cui ti riferisci<br />
che quasi nella polvere<br />
a linee orizzontali e un poco oblique<br />
a sostenere oggetti neri longilinei<br />
nel giallo sabbioso di una terra</p>
<p>rivedo la figura e il viso<br />
che per errore ho cancellato<br />
tanti anni trasmissioni video<br />
per rivedere un volto ignoto e nitido</p>
<p>nella casuale registrazione del ricordo</p>
<p><strong>PARTE I</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Per sottomettere un nemico, devi valutare te stesso, valutare lui,<br />
e ottenere il sostegno del popolo. Questo è tutto.<br />
</em> Sun Tzu, L&#8217;Arte della Guerra.</p>
<p>non ringraziarmi per le cattive parole<br />
sono parole vere</p>
<p>è la verità l&#8217;evoluzione un divenire</p>
<p>dici non contare su di me per quelle buone<br />
un male portatore di bugie e mezze verità<br />
masticate nel chicco di caffè corretto<br />
perduto nel sambuca<br />
verde vetro del bancone</p>
<p>in tua presenza<br />
tessi arazzi di cattivo gusto<br />
con le dita<br />
tenute appese dai capelli grigi</p>
<p>siete in tanti appesi ai fili<br />
di un coiffeur a sorpresa<br />
dalla forbice facile e distratta<br />
che taglia rasoiate dalla strada<br />
o da una torretta</p>
<p>non mendicare quindi la tua unicità<br />
venduta a mazzi di generazioni e scelte<br />
non sei unico nemmeno in questa strada</p>
<p>città fu bellica per antonomasia</p>
<p>dio tua patria e famiglia</p>
<p>nel rinnegarlo costante<br />
nell&#8217;accusarlo negl&#8217;altri<br />
tua allucinazione karmica<br />
vomitata su parole secolari<br />
che poco hanno a che fare<br />
con esperienza ecclesiastica</p>
<p>lo sottolinei ad ogni pie&#8217; sospinto<br />
questo cristo questa chiesa<br />
che ti stanno tanto a noia<br />
dalla scatola stretta che ti muove<br />
non avendo dubbi sull&#8217;essenza cristianica<br />
dell&#8217;interlocutore</p>
<p>prendi le distanze capitano<br />
distanze di pensiero<br />
tra te e te dieci anni prima<br />
persona persa fraintesa<br />
in congelata adolescenza</p>
<p>dio patria famiglia<br />
affondano radici in te come<br />
radici di un ficus secolare<br />
invadono la strada i marciapiedi le case<br />
la necessità deflagrante<br />
di uccidere il cristo e sue diramazioni<br />
sublimano esplosioni di polvere e chimiche<br />
esaltazioni di potere decisionale</p>
<p>occasionale incontro favorisce criptate<br />
battaglie di urne contraddizioni<br />
nel tuo mostrarti agile<br />
nello schivare l&#8217;eredità pesante di un paese<br />
immensamente chiesa<br />
di cui rinnegandola sei parte</p>
<p>blocca la crescita una vita accademica<br />
sono ore di scultura a inaridire<br />
il punto di vista<br />
l&#8217;equilibrio sul limite estremo<br />
troppo presto<br />
sul tempo di crescita</p>
<p>la bocca si accosta alla vita<br />
stordita dal non oltre<br />
l&#8217;oltre girandola a vortice<br />
tentativi di banali trasgredire</p>
<p>ascolti ascolti oltre mai presente<br />
nei giri veloci d&#8217;inchiostro nero<br />
della penna ricercata</p>
<p>nei giorni di terra lasciata<br />
a casa</p>
<p><strong>PARTE II</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Col termine terreno, intendo la distanza, e se il territorio da percorrere è agevolo</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> o arduo, se è ampio o ristretto, e le eventualità di sopravvivenza o di morte che offre.</em><br />
Sun Tzu, L&#8217;Arte della Guerra.</p>
<p>neve o polvere senza continuità<br />
questa terra ignara a chiazze<br />
degli eserciti<br />
degli amici dei nemici</p>
<p>di questo simbolo vivente di democrazia<br />
acquisita ad occidente<br />
per tutti quelli che stanno ad ovest dell&#8217;Afghanistan</p>
<p>karzai presidente a macchia di leopardo<br />
karzai sindaco di Kabul</p>
<p>la concentrazione bassa di attentati<br />
nei territori più calmi<br />
della NATO</p>
<p>non cambia la disposizione mentale<br />
in vista della personale esplosione</p>
<p>divise e mezzi blindati<br />
sono sempre equivalenti della guerra<br />
per una popolazione occupata</p>
<p>sebbene non siano mancati casi<br />
di evidente discriminazione<br />
delle basi</p>
<p>le trame che ci legano l&#8217;un l&#8217;altro<br />
ci sfogliano per strada pezzi a pezzi<br />
non più uomini o donne ricordi</p>
<p>il vivo continua la sua vita per istinto<br />
la sopravvivenza a volte è solo<br />
questione di scelta</p>
<p>al di qua di una professione<br />
quasi morti bianche sempre omicidi<br />
alla fin fine<br />
commessi da mani trasparenti<br />
nate senza impronte né segni<br />
mani di bambole assenti di linee<br />
tirano i fili e succede che le trame<br />
non reggano si spezzino prima<br />
del tempo</p>
<p>una morte bianca è sempre casuale<br />
ti pesca come una roulette russa e cadi<br />
nella polvere perdendoti in quello<br />
che ti è accanto</p>
<p>come chiedere scusa e le scuse<br />
non sono mai abbastanza davanti<br />
al disonore dei fatti</p>
<p>il quotidiano preferito<br />
restituisce la giusta indignazione<br />
su misura per le nostre inclinazioni politiche<br />
in tutto questo non capiamo è tutta<br />
un&#8217;astrazione questa metrica d&#8217;articoli<br />
questo gergo editoriale<br />
segna vendite e titoli più che le notizie<br />
e non sapere cosa fare è forse l&#8217;unico<br />
senso</p>
<p>ci restituiscono i giornali notizie calibrate<br />
senza sottotesto<br />
e lo cerchiamo per morbosità della natura</p>
<p>forse è vero che non c&#8217;è complotto<br />
è tutto semplice tutto naturale</p>
<p>una giungla di cemento armata<br />
di segnali e mezzi</p>
<p>che se non li capisci sei il prossimo a cadere</p>
<p>poi succede nella previsione<br />
del disgelo<br />
il nemico sorprende d&#8217;esuberanza<br />
il nemico senza forma<br />
il nemico senza faccia</p>
<p>a scadenza annuale prevedibili<br />
i mezzi i tempi<br />
solo i gusti più teatrali<br />
tirano a contrattazioni fuori sede<br />
tirano a delegittimare</p>
<p>chiusi nelle basi<br />
chiusi nelle basi finché passa<br />
questa primavera<br />
finché smette di saltare a zolle<br />
questa terra</p>
<p>ed è ritorno</p>
<p><strong>PARTE III</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Quando sei inferiore in tutto, se puoi ritirati.</em><br />
Sun Tzu, L&#8217;Arte della Guerra.</p>
<p>un tuffo</p>
<p>dall&#8217;argilla alla vita<br />
nella vita d&#8217;asfalto<br />
vortici colorati della movida<br />
tutto distante e stinto e confuso<br />
nella gradazione della ripresa<br />
di coscienza civile</p>
<p>ritorni mai del tutto</p>
<p>pezzi lasciati a parte sulla pista<br />
segnaletica enzimatica<br />
nella mappa grigia</p>
<p>si allontana il malessere<br />
della tua pelle</p>
<p>è un incendio lontano fa capolino<br />
se provo a pensarci tra il giorno e la notte</p>
<p>è con mia nonna l&#8217;incendio della tua pelle</p>
<p>è con i morti</p>
<p>resta una traccia nella memoria<br />
un rievocare soffocato di sensazioni</p>
<p>è rapido cambiare tra l&#8217;uno e l&#8217;altro viaggio<br />
nel tempo che porta cambiamento</p>
<p>nella sua definizione</p>
<p>lascio laggiù<br />
i quattro graffi nella memoria<br />
corto circuito destinato a bruciare nella scatola nera</p>
<p>costruisco in difetto il contenitore</p>
<p>non esisti negli altri universi sei morto<br />
è in questo che ti ostini a vivere<br />
per tentare di uccidermi<br />
snocciolo parole per esorcizzarti<br />
per ricacciarti nella tomba<br />
da cui vieni</p>
<p>assetato di sangue vitale povero<br />
come questo mio sangue annacquato<br />
da decenni mestruali<br />
periodicamente la tua mano<br />
mi lacera l&#8217;utero<br />
periodicamente la tua mano<br />
strappa ovuli maturi</p>
<p>ti ricaccio dentro all&#8217;aut aut mentale<br />
affondo un pugnale passando<br />
a misura<br />
all&#8217;ingresso dell&#8217;utero</p>
<p>avverto l&#8217;apparato riproduttivo<br />
del pericolo</p>
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		<title>Dieci per Elio Pagliarani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2013 06:55:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[In occasione del primo anniversario della morte di Elio Pagliarni è appena uscito per la collana I domani di Nino Aragno un volume celebrativo a cura di Andrea Cortellessa, con contributi poetici, saggistici e testimoniali portati da autori e critici che ne hanno conosciuto, studiato e amato la poesia (Cetta Petrollo, Edoardo Albinati, Luca Archibugi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<pre><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/pagliarani.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45628" alt="pagliarani" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/pagliarani.jpeg" width="200" height="260" /></a></pre>
<p><i>[In occasione del primo anniversario della morte di Elio Pagliarni è appena uscito per la collana </i>I domani<i> di Nino Aragno un volume celebrativo a cura di Andrea Cortellessa, con contributi poetici, saggistici e testimoniali portati da autori e critici che ne hanno conosciuto, studiato e amato la poesia<span id="more-45577"></span> (</i><i>Cetta Petrollo, Edoardo Albinati, Luca Archibugi, Mariano Bàino, Nanni Balestrini, Luigi Ballerini, Renato Barilli,Cecilia Bello Minciacchi, Francesca Bernardini, Gherardo Bortolotti, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Marco Caporali, Simone Carella, Biagio Cepollaro, Carla Chiarelli, Laura Cingolani, Orazio Converso, Franco Cordelli, Andrea Cortellessa, Maurizio Cucchi, Fausto Curi, Claudio Damiani, Elisa Davoglio, Carla De Bellis, Raffaella D’Elia, Cesare De Michelis, Tommaso Di Francesco, Enzo Di Mauro, Giorgio Falco, Paolo Febbraro, Giulio Ferroni, Michele Fianco, Francesca Fiorletta, Gabriele Frasca, Vincenzo Frungillo, Enzo Golino, Elio Grasso, Angelo Guglielmi, Andrea Inglese, Jolanda Insana, Niva Lorenzini, Rosaria Lo Russo, Mario Lunetta, Romano Luperini, Valerio Magrelli, Giorgio Manacorda, Massimiliano Manganelli, Francesco Muzzioli, Aldo Nove, Vincenzo Ostuni, Tommaso Ottonieri, Marco Palladini, Giorgio Patrizi, Elio Pecora, Gabriele Pedullà, Walter Pedullà, Plinio Perilli, Jonida Prifti, Laura Pugno, Massimo Raffaeli, Lidia Riviello, Tiziano Scarpa, Alberto Scarponi, Siriana Sgavicchia, Gabriella Sica, Francesco Targhetta, Alberto Toni, Roberto Varese, Carla Vasio, Sara Ventroni, Lello Voce e Ade Zeno). Un ampio percorso critico e umano per e attraverso un poeta di importanza capitale, anche per le generazioni di autori a lui successive; e allo stesso tempo un testo utile anche per un primo avvicinamento alla sua opera. Per </i>Nazione Indiana<i>, ho provato a trascegliere pochi assaggi esemplificativi. </i>AB<i>]</i><i></i></p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px"> </span></pre>
<p>Da <em>Ma dobbiamo continuare. 73 per Elio Pagliarani a un anno dalla morte</em>, Aragno/I domani, 2013.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ELIO PAGLIARANI</strong></p>
<p>Libera labirintiche litanie<br />
Inventa ignote ibridazioni<br />
Ordisce olimpici oltraggi</p>
<p>Privilegia pindariche pipate<br />
Annuncia agguerriti alfabeti<br />
Galvanizza giocose girandole<br />
Lampeggia lussureggianti lallazioni</p>
<p>Improvvisa incantevoli illusioni<br />
Abita acrobatiche allegorie<br />
Rivendica ruggenti rivelazioni</p>
<p>Accumula apocalittiche aurore<br />
Narra numinose navigazioni<br />
Incendia ipotetiche iridescenze</p>
<p style="text-align: right"><em>Nanni Balestrini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>«Non ho capito!»</strong></p>
<p>«Non ho capito» premessa di un taciuto «ma che state<br />
combinando» fu, del monologo a pause, il punto più<br />
esplicito e lacerante. Altro che «mehr licht» (Goethe)<br />
o «What is the question» (Stein): un ricapitolo di chi<br />
nel dirci addio, con un suo garbo e ritmo da rime aspre<br />
e chiocce ci ricorda con chi abbiamo avuto a che fare:<br />
bisogna che sia robusta la poesia, se il suo fine è la gioia<br />
(«se scriverai di me dirai di gioia, e che sia gioia attiva,<br />
trionfante, che sia una barzelletta spinta, magari»),<br />
senza <em>nec ultra crepidam</em>, e con intatta la voglia di fare<br />
del valore d’uso una merce non esclusa. Ce n’è che<br />
basta per dire, rovesciando il verdetto, che tutto nella<br />
sua vita conferma il modo con cui volle prenderne<br />
commiato. «Ancora non resuscita questo Lazzaro».<br />
E «io vi dico che bisogna rompere questo sepolcro».</p>
<p style="text-align: right"><em>Luigi Ballerini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Dittico per Elio</strong></p>
<p style="text-align: right">s.t.t.l</p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">    
I

Cimitero di Viserba le fotografie
Di quelli che conosci o conoscevi
Zie dei padri
E vittime delle moto i transigenti
Nipoti.
A loro modo una comunità,
        Un piccolo paese,
Mentre nella metropoli di niente
Hanno conferma i vivi dei seppelliti
Nei falansteri fuori porta
O in transito verso la civiltà
Del vaso delle ceneri
In tinello.

II

Cade così non lontana
Dall’esistenza
La bestemmia a gote piene
Reiterata
Al distruttore fulmine
Che per quest’anno ha cancellato
La vendemmia a ottobre
L’acino che si gonfia.
</span></pre>
<p style="text-align: right"><em>Franco Buffoni</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Pagliarani sul Niagara</strong></p>
<p>Parlavi dei bambini,<br />
dicevi della loro furia molecolare,<br />
davanti alla cascata,<br />
anzi, dietro il suo velo,<br />
dentro un cunicolo scavato nella roccia<br />
per sbucare sul retro delle acque.</p>
<p>Al buio, fra la guazza,<br />
con quel film bianco che scorreva in fondo<br />
velando il mondo,<br />
come ficcati dentro un ombelico,<br />
parlavi della nascita,<br />
descrivevi la nascita,<br />
affidavi alla nascita<br />
la parola segreta di ogni storia:</p>
<p>CONTINUA.</p>
<p style="text-align: right"><em>Valerio Magrelli</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">La persona, che diventa personaggio se solo ne scriviamo una riga, e che nel caso di Elio Pagliarani diventa personaggio due volte, non fu per me meno saettante del poeta. Quel che si dice personaggio – Pagliarani aveva le stimmate per esserlo. Lavorare con lui – con tale persona, con tale personaggio, così esuberante – per quindici anni, ha prodotto una quantità di aneddoti (per dire il minimo) cui gli amici più giovani hanno attinto con giusta voluttà. Poiché Elio negli ultimi anni l’ho visto poco, non posso aggiungere altri aneddoti. E poiché questa non è la sede per infine rivolgersi al poeta (in realtà non l’ho mai fatto, anche se sapevo <em>Inventario privato</em> a memoria), mi piace allora rivederlo nelle vesti di bibliofilo goloso, felice tra i suoi libri antichi e antichissimi negli intervalli d’un luminoso pranzo domenicale. Eravamo nella casa alle pendici di Monte Mario, con la moglie Cetta e la figlia Lia Rosa – con me venne Maria Pia, che per lui ha grande affetto. Aggiungo una parola sul sentimento che ho condiviso con un buon numero di persone. Di questo sentimento si parlò il giorno dell’ultimo saluto, il dieci marzo, sui gradini della Chiesa Nuova. Tutti eravamo stupiti d’esser lì, usciti da una chiesa, per quanto prestigiosa. Certo, rispettiamo le volontà familiari. Ma è proibito non pensare a Elio come a un uomo il più provvisto d’una religione laica, e solo laica. Pagliarani era fedele alle sue radici romagnole, il suo senso di giustizia era feroce e terreno. A che cosa erano dovute le sue pazze ire se non all’idea che ogni acquiescenza, ogni rinuncia, ogni mortificazione sarebbero risultate (a se stessi prima di tutti) inique, indegne, suscettibili d’altra ira, d’altro furore? Era in questo modo che anche il dieci marzo a lui pensavamo; ed è così che ora preferisco ricordarlo.</p>
<p style="text-align: right"><em>Franco Cordelli</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Il vero battesimo, me ne rendo conto adesso, senza volerlo me l’ha dato Pagliarani. Doveva essere il Novantacinque. Tornavamo assieme in macchina da Reggio Emilia, mi aveva battezzato critico il mio primo Ricercare, ed ero tutto contento. Elio pure era tutto contento perché alla guida c’era Tommaso che, secondo lui, al volante era il migliore. Lui e Cetta stavano seduti dietro, io accanto al guidatore. Unico intruso in una macchina colma di poeti, mi sentivo in dovere di parlare di poesia. Prima Elio, a bassa voce, aveva avuto parole colme d’ammirazione per Sandro Penna e io sfoggiai un libretto fresco di stampa, il suo carteggio con Montale, dicendo qualcosa sulla bellezza di quest’amicizia fra poeti. Una cosa molto retorica, suppongo; Elio s’incazzò però non per il tono, ma per l’ignoranza. Ma come amici! Ma se Montale gli ha fatto le scarpe tutta la vita! Per la prima volta, stupefatto e terrorizzato, assistevo alla sua collera omerica; tanto urlava e si agitava che l’auto, un paio di volte, ha sbandato sensibilmente. Ecco, in quegli zigzag ho capito una cosa che nessuno mi aveva mai spiegato – che la poesia non sta tutta nei libri. La lezione di quel viaggio non era stata solo di mestiere, ma di vita.</p>
<p style="text-align: right"><em>Andrea Cortellessa</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Ho sempre pensato che Elio Pagliarani avesse un modo tutto suo di rapportarsi alla realtà, come avvertendone il ritmo nascosto, afferrando le sfasature e le dislocazioni in cui si dispiegano le cose, le presenze umane, i linguaggi, ruminando in sé quelle sfasature e riproiettandole, complicandole espandendole nella propria voce e nella propria poesia. Una poesia dall’eccezionale tensione ritmica, che ci ha trasmesso in modo potente, vorticoso, avvolgente, straniante, tutto il senso della complicazione e della contraddizione del mondo che egli si è trovato ad attraversare e che con lui abbiamo attraversato. Elio ha conquistato questa poesia traendo frutto da quella «asimmetria» a cui l’aveva costretto, come racconta nel bellissimo <em>Pro-memoria a Liarosa</em>, la perdita di un occhio all’età di 19 mesi: questa asimmetria ha vivificato e sostenuto la sua illimitata passione «romagnola» per il presente e per la concretezza del mondo, la sua disposizione all’ascolto delle cose, delle persone, dei linguaggi, e lo ha portato a sperimentare, insieme da dentro e da fuori, l’asimmetria costitutiva del mondo e dell’esperienza. <em>Proviamo ancora col rosso</em>, Elio; proviamo a risentire la tua voce e la forza dislocante della tua poesia!</p>
<p style="text-align: right"><em>Giulio Ferroni</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">C’è una corrispondenza fra politica e poetica in Pagliarani. Come sul piano politico Pagliarani mescola istanze moralistiche, populistiche, riformatrici, interpretazione classista della storia e atteggiamenti libertari e anarchici, così su quello letterario l’accettazione di una «funzione sociale», consistente nel compito di «mantenere in efficienza, per tutti, il linguaggio», si accompagna all’esigenza di non accontentarsi della «negazione» radicale sul piano del linguaggio ma di puntare a una «opposizione» o «contrapposizione determinata», verificata sul reale, e capace di produrre «nuovi significati». Pagliarani subisce indubbiamente l’influenza della tradizione illuministica e realistica lombarda, e la fonde col proprio sperimentalismo letterario e con la forza travolgente e corporale con cui inventa il ritmo del verso soppiantando tutta una tradizione metrica di stampo lirico. Di qui un certo isolamento di Pagliarani all’interno del Gruppo 63: era troppo classista e «rivoluzionario» per i fenomenologi e i neopositivistici asettici, troppo riformista per i puri eversori del linguaggio. In fondo, almeno all’altezza della <em>Ragazza Carla</em>, è più l’erede di «Officina» (col suo moralismo e i suoi poemetti narrativi) che un seguace delle nuove teorie elaborate nella redazione del «verri». E per questo giustamente Sanguineti nella sua antologia del 1969 lo pone nella sezione dello «Sperimentalismo realistico» e non in quella della «Nuova avanguardia», dove colloca invece gli altri Novissimi. Fra <em>La ragazza Carla</em> e <em>La ballata di Rudi</em> Pagliarani è stato il maggior poeta espresso dalla temperie sperimentale del secondo Novecento, quello che in modo più realizzato e compiuto ha saputo fondere «opposizione» politica determinata e una innovazione radicale capace di portare alle estreme conseguenze la crisi del genere lirico e la negazione dell’io, non tramite lo sprofondamento in labirinti o in paludi di putredine bensì attraverso il recupero della narratività, e l’invenzione di una espressività realistica nutrita di una coralità e di un ritmo che è giusto definire epici.</p>
<p style="text-align: right"><em>Romano Luperini</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Proviamo con l’invettiva, si disse Pagliarani, e scrisse <em>Epigrammi ferraresi</em>. Ferrarese come Savonarola, «il suo blasone», confessa il poeta evocando la bile. Che in lui rima sempre con pile, la scossa elettrica che si alterna con gli umori del fegato per fulminare le Chiese e gli Imperi di ogni tempo. Il corpo e la tecnica sono uniti dallo stesso scopo, come sempre in Pagliarani il dire e il fare, che qui si corrono incontro lungo la scorciatoia. Prima il linguaggio (l’invettiva), il significato verrà poi in uno sperimentalista le cui forme sono sempre gravide di contenuti da estrarre con dolore, sdegno e sarcasmo. Il messaggio s’è fatto più breve, appuntito, rovente e spezzato dal furore del «moralista padano» e dalla memoria del genere. La frase è una lama di coltello o mannaia <em>(«Quelli</em> sei con la mannaia furono angeli»), dove il ritmo scandisce le parole come strumento a percussione («Ancora non resuscita questo Lazzaro / Io vi dico che bisogna rompere questo sepolcro»). Se è in gioco la giustizia, tocca dire brutalmente la verità, senza timor di Dio («Tommaso Muntzer disse che cacava addosso a quel Dio che non parlava con lui»). Nel mondo nessuno può dirsi innocente: Pagliarani non salva nemmeno se stesso («Non so se avete capito: siamo in troppi a farmi schifo»). Con l’invettiva il poeta ferisce e picchia, flagella e si autoflagella. L’esperimento riesce sempre a Pagliarani: il linguaggio oggettivo incontra sempre la sua vicenda personale.</p>
<p style="text-align: right"><em>Walter Pedullà</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Muore un poeta, e non si può fare a meno di pensare a quel che ha significato per te, al di là della storia della letteratura, del canone, delle antologie e dei monumenti. Un pensiero semplicistico, forse, che riguarda quella cosa chiamata «vita», parola impresentabile, ma che insomma rende l’idea. Allora ripenso al mio incontro con Pagliarani, con la poesia di Pagliarani, non tanto con la sua cara persona, che ho visto qualche volta, da vecchio, quel che si dice un vecchio amabilmente burbero, con i vestiti gualciti, la voce abrasiva, le guance molli, una voce abrasiva foderata di guance molli. All’università ho registrato <em>La ragazza Carla</em> in un’audiocassetta, per poterla ascoltare con le cuffiette. Ascoltavo il poemetto di Pagliarani e riuscivo a sopportare la mia voce che lo leggeva, che lo infettava. Altri poeti invece non sopportavo che fossero infettati dalla mia voce, avrei voluto avere a disposizione una voce impersonale, assoluta, per registrare le loro poesie, invece la poesia di Pagliarani no, mi sembrava che bisognasse sentire che c’era qualcuno che la leggeva, con un’inflessione e un carattere, e allora riuscivo a sopportare persino la mia voce. Ricordo che poi l’ho pure «portato all’esame», Pagliarani, mi fecero una domanda su una poesia, era <em>provano ancora con l’oro</em>, mi chiesero di leggerla, e mi domandarono che cosa voleva dire, secondo me, provare ancora con l’oro, per una poesia, non ricordo cosa dissi ma so che non fu gran che, perciò continuai a chiedermelo, me lo chiedo ancora, che cosa significa, provare ancora con l’oro, ora che ci penso la mia vita è un tentativo di dare una risposta all’altezza di quella poesia, provare ancora con l’oro, dare fiducia all’oro, alla parola che lo nomina, che non vale niente, che non è oro, provare a vedere se dà un po’ di valore alla frase, se dà valore al provare, provo ancora a provare con l’oro, ogni volta che scrivo, che penso, che parlo, riprovo con l’oro ancora con l’oro ci provo.</p>
<p style="text-align: right"><em>Tiziano Scarpa</em></p>
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		<title>Poesia13</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 22:01:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="center"><b><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45601" alt="poesia13" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg" width="850" height="340" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg 850w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13-300x120.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13-700x280.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px" /><br />
</a><br />
</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>dal 17 al 19 maggio a Rieti</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">&gt; presso la ex chiesa di San Giorgio e la Sala San Giorgio della Biblioteca &lt;</p>
<p align="center">tre giorni di letture e discussioni aperte al pubblico, con <b>poeti e critici</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>Incontro</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">(<a href="https://www.facebook.com/events/191832644300119/" target="_blank">https://www.facebook.com/events/191832644300119/</a>)</p>
<p align="center">a cura di <b>ESCargot</b></p>
<p align="center">(<a href="https://www.facebook.com/pages/ESCargot-Scrivere-con-lentezza/379992238774953" target="_blank">https://www.facebook.com/pages/ESCargot-Scrivere-con-lentezza/379992238774953</a>)</p>
<p align="center">Intervengono:</p>
<p style="text-align: center" align="center">Gian Maria <strong>Annovi</strong><br />
Vincenzo <strong>Bagnoli</strong><br />
Cecilia Bello <strong>Minciacchi</strong><br />
Maria Grazia <strong>Calandrone</strong><br />
Alessandra <strong>Cava</strong><br />
Fiammetta <strong>Cirilli</strong><br />
Andrea <strong>Cortellessa</strong><br />
Elisa <strong>Davoglio</strong><br />
Paolo <strong>Febbraro</strong><br />
Giulio <strong>Ferroni</strong><br />
Michele <strong>Fianco</strong><br />
Francesca <strong>Fiorletta</strong><br />
Federico <strong>Francucci</strong><br />
Florinda <strong>Fusco</strong><br />
Roberto <strong>Galaverni</strong><br />
Paolo <strong>Giovannetti</strong><br />
Marco <strong>Giovenale</strong><br />
Mariangela <strong>Guatteri</strong><br />
Antonio <strong>Loreto</strong><br />
Massimiliano <strong>Manganelli</strong><br />
Giovanna <strong>Marmo</strong><br />
Giulio <strong>Marzaioli</strong><br />
Renata <strong>Morresi</strong><br />
Vincenzo <strong>Ostuni</strong><br />
Tommaso <strong>Ottonieri</strong><br />
Giorgio <strong>Patrizi</strong><br />
Maria Concetta <strong>Petrollo</strong><br />
Gilda <strong>Policastro</strong><br />
Laura <strong>Pugno</strong><br />
Marilena <strong>Renda</strong><br />
Lidia <strong>Riviello</strong><br />
Luigi <strong>Socci</strong><br />
Sara <strong>Ventroni</strong><br />
Michele <strong>Zaffarano</strong><br />
Fabio <strong>Zinelli</strong><br />
Paolo <strong>Zublena</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center" align="center">Con il sostegno della <strong>Fondazione Varrone</strong><br />
In collaborazione con la <strong>Libreria Moderna</strong> di <strong>Rieti</strong><br />
Sarà presente il fotografo <strong>Dino Ignani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center" align="center">*</p>
<p>ESCargot è un gruppo di poeti e critici unito da un&#8217;esigenza di confronto sulle forme e i modi della scrittura contemporanea. A partire dal 2009, ESCargot ha dato vita a una lunga serie di incontri letterari soprattutto presso l&#8217;atelier occupato ESC di San Lorenzo a Roma.</p>
<p>Tra gli eventi più significativi organizzati negli anni si segnalano le serate dedicate a Edoardo Sanguineti, a cinema e poesia, al cinquantenario dei Novissimi, alla prosa contemporanea, a Elio Pagliarani, oltre a presentazioni collettive di libri di poesia. Critici e autori esterni al gruppo sono stati regolarmente coinvolti nelle attività di ESCargot.</p>
<p>Nel tempo, tra i suoi componenti, si è consolidata l&#8217;idea di sviluppare un vero e proprio laboratorio di confronto fra poetiche: &#8220;Poesia13&#8221; è la prima risposta a questa comune esigenza. L&#8217;appuntamento riunirà a Rieti diciannove poeti e quattordici critici, che saranno impegnati per tre giorni in letture e commenti ai testi ascoltati e, più in generale, in interventi relativi allo stato della poesia contemporanea.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tre poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 06:00:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Gian Maria Annovi Da Italics, Aragno/I domani, 2013. LA GLORIOLA La gloriola... O povero fanciullo! Giovanni Pascoli la neonata dentro il cassetto forse dimenticata nella credenza o dietro la pila dei giornali di ieri ha certamente fame (morirà, probabilmente) tu invece sopravvivi al cadere dei tronchi di pino nella legnaia alla lezione su Dante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Annovi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-45364" alt="Annovi" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Annovi-191x300.jpg" width="191" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Annovi-191x300.jpg 191w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/Annovi.jpg 332w" sizes="auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px" /></a></p>
<p style="text-align: right">di <strong>Gian Maria Annovi</strong></p>
<pre><span style="font-family: Georgia;font-size: 15px">Da<em> Italics</em>, Aragno/I domani, 2013.

LA GLORIOLA

                                                                        <em>La gloriola...
                                                                       O povero fanciullo!</em>
                                                                          Giovanni Pascoli

la neonata dentro il cassetto
forse dimenticata nella credenza
o dietro la pila dei giornali di ieri
ha certamente fame

(morirà, probabilmente)

tu invece sopravvivi
al cadere dei tronchi di pino
nella legnaia
alla lezione su Dante
nel fienile:

la gloria della lingua
(pare)
non piange per farsi nutrire

ma se la gloria è gloria
(dunque)
sappia dire la gloria delle cose

ad esempio
il nome per dire
l’ossatura delle piante:
legnanza o legnagione o
legnosura oppure semplicemente
un segno inciso sulla corteccia del cervello
illeggibile se non ti spaccano la testa coi manganelli

sappia dire le cose nuove

ad esempio
il nome dei suoi nuovi cittadini
il nome del paese che ha confini
di corpi affogati e vulcani:

(questo paese ha un nome
impronunciabile)

lingua che cede e cade dalle gengive

che dica l’assoluto tremore
di questa donna: sulla barca che sbanda
di notte col neonato schiacciato
tra le cosce
che non respira<span id="more-45356"></span>

                                                           --

la lingua che ti riceve sull’isola
tra lampàre e turisti e sirene
non ha la grazia né la gloria
di una madre:

dici il tuo nome
poi dici: <em>water </em>dici
ti manca la parola per dire sete
(dice la tua disperazione)

allora ti danno pane ti danno
parecchia televisione
e impari a dire:

mia figlia galleggia nel mare

                                                           --

lingua perduta in assoluta
sommessa rabbia:

<em>cunîn </em>ripete alla badante
polacca: fanciulla del dialetto
adesso che l’alzheimer le
ha sepolta la voce nel cervello:
vuole dire <em>coniglio</em>

mai ha saputo del latino <em>cuniculus</em>
e che a <em>Coney </em>coniglio è <em>rabbit</em>

cosa che s’insabbia
tra pannolini e rifiuti
lunaparkolo semi-russo
pendula appendice e
penisola nella bocca:

incompresa lingua che interra

</span></pre>
<p>&#8212;</p>
<p>Un file (non incluso nel volume) con la lettura di questi stessi testi da parte dell&#8217;autore è scaricabile e ascoltabile a questo link: https://www.dropbox.com/s/nt0f4nyxd6z14lw/Italics.wav.</p>
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