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	<title>Marie-Louise von Franz &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un pensare per campi. Divinazione e Sincronicità in Marie-Louise von Franz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2019 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Carl Gustav Jung]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Babuin]]></category>
		<category><![CDATA[Divinazione]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; di Chiara Babuin [con un estratto dal libro]   &#160; Marie-Louise von Franz è stata una delle più importanti e prolifiche figure della psicologia analitica. Fedele allieva e collaboratrice di Carl Gustav Jung, von Franz è conosciuta soprattutto per aver intrecciato i suoi studi di lingua e filologia classica alla psicologia, generando diverse opere sulla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Chiara Babuin</strong></p>
<p style="text-align: center;">[con un estratto dal libro]</p>
<p><strong> <img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-81511" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/446701880_110056-646x1024.jpg" alt="" width="551" height="862" /></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marie-Louise von Franz</strong> è stata una delle più importanti e prolifiche figure della psicologia analitica. Fedele allieva e collaboratrice di Carl Gustav Jung, von Franz è conosciuta soprattutto per aver intrecciato i suoi studi di lingua e filologia classica alla psicologia, generando diverse opere sulla simbologia archetipica della fiaba, quest’ultima intesa junghianamente come l’espressione più pura dell’inconscio collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, il tratto forse più caratteristico della psicanalista svizzera è il suo eclettismo, che nella sua vita le ha permesso di trattare moltissimi temi.<br />
Proprio in questi giorni, grazie a <strong>Edizioni Tlon</strong>, è uscito uno dei testi più affascinanti della sua vasta ricerca psicanalitca e filosofica. Stiamo parlando di <strong><em>Divinazione e Sincronicità: psicologia delle coincidenze significative</em></strong>, che si presenta come una raccolta di lezioni, tenute dalla dottoressa von Franz, al C. G. Jung Institute di Zurigo, nel 1969.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova traduzione di<strong> Nicola Bonimelli</strong> sin dal titolo rende giustizia al tema cardine del libro, cioè quelle “coincidenze significative”, tratto caratteristico dei sistemi di divinazione (come l’IChing e i Tarocchi), che fanno storcere il naso agli scettici e, spesso, ai matematici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma andiamo con ordine. “&#8230;prima di procedere nei dettagli legati ai problemi della divinazione, dobbiamo ricordare ciò che Jung ha detto della sincronicità“, puntualizza la psicologa proprio all’inizio del libro. Che cos’è dunque la sincronicità? È una particolare concezione del tempo, introdotta nel mondo occidentale da Jung, mentre stava studiando l’<em>I Ching. Il Libro dei Mutamenti</em>, il testo oracolare cinese.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Il pensiero sincronico, che in Cina è il modo classico di pensare, è un pensare per campi, per così dire.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nella filosofia cinese questo pensiero si è sviluppato e articolato molto più che nelle altre civiltà; lì la domanda non è perché sia accaduto qualcosa, o quale fattore abbia causato un certo effetto, ma: quali eventi amano accadere insieme, in un modo significativo e nello stesso momento? I cinesi si chiedono sempre: “Cosa tende ad accadere insieme nello stesso tempo?”. Perciò il centro del loro concetto di campo è un istante temporale in cui sono stretti gli eventi a, b, c, d, e così via. [&#8230;] il pensiero sincronico può essere considerato un campo di pensiero, il cui centro è il tempo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Scrive von Franz, chiosando Jung, che nella sua celebre introduzione all’ I Ching del 1949, definì la sincronicità come “un concetto che formula un punto di vista diametralmente opposto a quello causale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si hanno dunque due concezioni temporali: quella causale, in cui i fatti si manifestano nella realtà secondo il rapporto di causa-effetto, cioè in un prima e un dopo (pensiero occidentale); e la concezione sincronica in cui un evento si manifesta grazie alla contingenza acausale di fatti oggettivi, indipendenti tra loro. In poche parole: il pensiero occidentale si basa sul concetto di <em>causalità</em>, mentre quello cinese su quello<em> casualità</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questi due pensieri, dice e dimostra von Franz in <em>Divinazione e Sincronicità</em>, si determinano anche due visioni del mondo diverse. Ed è in questa fase che la studiosa svizzera chiama in causa la scienza e i matematici del suo tempo argomentando come la loro disciplina non potrà mai cogliere la verità delle cose, poiché nell’approccio scientifico il caso, l’accidente è “una scocciatura” che tentano in tutti i modi di debellare e/o ignorare. La loro iper razionalizzazione del reale è una via fallimentare, perché se i loro sistemi matematici sono volti a eliminare costantemente la particella del caso, significa che questa costante è l’essenza stessa della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“È evidente che sono due approcci del tutto complementari, volendo utilizzare il linguaggio della scienza contemporanea. Gli esperimenti eliminano il caso, l’oracolo lo mette al centro; l’esperimento si basa sulla ripetizione, l’oracolo si basa su un unico atto. Il primo si basa sul calcolo delle probabilità, il secondo si serve del numero unico e individuale per ottenere informazioni.”, conclude costruttivamente la psicologa.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a dissertare sui limiti del metodo scientifico, von Franz in <em>Divinazione e Sincronicità</em> parla diffusamente di numeri naturali e di come la capacità dell’uomo di fare conoscenza del mondo tramite la misura (e quindi i numeri), abbia etimologicamente a che fare con la narrazione del mondo stesso “in tedesco la parola che significa «raccontare» è <em>erzählen</em>, che deriva da <em>Zahl</em>, numero. <em>Erzählen</em> è «enumerare» immagini archetipiche. In francese «raccontare» è <em>raconter</em>, affine a <em>compter</em>, contare enumerare; Nora Mindell mi ha segnalato che, in cinese, la parola «enumerare», <em>Suan</em>, vuol dire contare il <em>chi</em>, cioè l’origine, del <em>lai</em>, cioè contare l’origine di ciò che accadrà, di ciò che sta per accadere.”</p>
<p style="text-align: justify;">E anche l’italiano si allinea a questo legame: la parola <em>cunto</em> in napoletano designa sia il racconto, che le scritture contabili di registrazione delle operazioni economiche.</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora, nel libro, la brillante allieva di Jung parla di fiabe, archetipi, oracoli africani e miti Maya che avevano a che fare con la sincronicità. Insomma, von Franz pare suggerire che “tutto ciò che noi chiamiamo tempo sia un’idea archetipica che non ha ancora raggiunto propriamente la coscienza in noi. Non sappiamo ancora che cosa sia il tempo e sembra che sia venuto il momento in cui l’archetipo del concetto di tempo si avvicina alla soglia della coscienza.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Divinazione e Sincronicità &#8211; piscologia delle coincidenze significative</em> è un saggio di notevole importanza per la comprensione di uno degli aspetti più complessi e illuminanti della ricerca junghiana. Il tempo ha a che fare con la nostra origine e il nostro posto nel mondo. Studiarlo e conoscerlo è parte integrante e necessaria di un possibile percorso di autoconoscenza</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p style="text-align: center;">Estratto da</p>
<p style="text-align: center;"><span style="letter-spacing: 0.05em;"><strong>Lezione 5</strong>: </span><em style="letter-spacing: 0.05em;"><strong>Unus mundus</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-81517" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/rb0015_enlarge.jpg" alt="" width="659" height="663" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/rb0015_enlarge.jpg 725w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/rb0015_enlarge-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/rb0015_enlarge-298x300.jpg 298w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/rb0015_enlarge-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/rb0015_enlarge-250x252.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/rb0015_enlarge-200x201.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/rb0015_enlarge-160x161.jpg 160w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /></p>
<h6 style="text-align: center;">&#8220;Mandala of Auspicious Beginnings,&#8221; in <em>Chibetto &#8220;mandara&#8221; sh usei</em> (Tibetan Mandalas: The Ngor Collection).</h6>
<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 151">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">Nel suo scritto sulla sincronicità Jung sostiene che, poiché nell’evento sincronico il regno fisico e quello psichico coincidono, dev’esserci da qualche parte una realtà unitaria dei due mondi, alla quale egli diede il nome latino di unus mundus, uno o unico mondo, un concetto già presente nel pensiero di alcuni filosofi medioevali. Jung prosegue dicendo che non siamo in grado di visualizzare questo mondo e che trascende completamente la nostra capacità di cogliere la realtà in modo cosciente. Possiamo solo dedurre o supporre che vi sia da qualche parte una tale realtà, una realtà psicofisica, potremmo dire, che si rivela sporadicamente negli eventi sincronici. In seguito, nel Mysterium coniunctionis, egli affermò che il mandala è l’equivalente psichico interiore dell’unus mundus.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò significa, come sapete, che il mandala rappresenta un’unità ultima di realtà interiore ed esteriore. Indica un contenuto psichico trascendentale, che possiamo afferrare solo i modo indiretto, simbolicamente. Le varie forme del mandala sembrano indicare una simile unità. Gli eventi sincronici sono l’equivalente parapsicologico dell’unus mundus e anch’essi indicano quella stessa unità dell’universo psichico e fisico. Perciò non sorprende di trovare nella storia combinazioni di questi due motivi, del mandala e degli antichi tentativi divinatori per af<span style="letter-spacing: 0.05em;">ferrare la sincronicità: io chiamo questi mandala divinatori. </span><span style="letter-spacing: 0.05em;">Ci sono molte tecniche divinatorie che si servono di un mandala: le più note sono il tema natale e i transiti, in astrologia. Vi ho già parlato dei due ordini del mondo che i cinesi riportavano su due tavolette, che poi facevano ruotare in senso contrario a scopo divinatorio. Nell’antichità troviamo molti altri mandala del genere: per esempio, le cosiddette “sfere divinatorie” della medicina antica. Il medico prendeva in considerazione l’età del paziente, il giorno del mese e la posizione della luna al momento in cui si era ammalato e faceva ruotare tali informazioni su un mandala matematico fino a ottenere una prognosi. Se il risultato ricadeva sulla metà inferiore della sfera, il paziente era destinato a morire; se cadeva sulla metà superiore, la prognosi era positiva.</span></p>
<div class="page" title="Page 152">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">Tali cerchi o sfere vanivano usati anche per i fini divinatori più generali: per esempio, se uno schiavo era fuggito, si poteva interrogare quel tipo di oracolo per sapere se sarebbe tornato, se sarebbe stato ritrovato, oppure se era perduto per sempre. Il metodo era lo stesso: si prendeva l’età dello schiavo, il giorno in cui era fuggito e alcuni altri numeri, che venivano riportati sulle sfere e, a seconda del risultato, si riteneva di poter prevedere l’esito della circostanza.</p>
<p style="text-align: justify;">A ogni modo, queste tecniche piuttosto assurde mostrano che nella mente di coloro che le inventarono era presente, sullo sfondo, l’idea che la possibile conoscenza sugli eventi fosse legata all’unus mundus; perciò la divinazione prendeva la forma di un mandala.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più notevole è che, quando si usava un man- dala a fini divinatori, si trattava spesso di strutture co<span style="letter-spacing: 0.05em;">stituite da un doppio mandala: cioè, in generale, di due ruote sovrapposte, una, che era mantenuta fissa, per un aspetto della realtà, e un’altra, che veniva ruotata, per un aspetto ulteriore.</span></p>
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</div>
<div class="page" title="Page 153">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">In Cina il doppio mandala era costituito, come ho già detto, dal Vecchio Ordine Celeste, una certa disposizione dei sessantaquattro esagrammi dell’I Ching, e dal Giovane Ordine Celeste, che conteneva una diversa disposizione degli stessi trigrammi ed esagrammi. Nel Vecchio Ordine Celeste non vi sono processi energetici temporali, bensì una sorta di dinamismo in equilibrio, mentre il Giovane Ordine Celeste è un processo energetico ciclico.</p>
<p style="text-align: justify;">Jung, nel suo scritto sulla sincronicità, pervenne anche alla conclusione che gli eventi sincronici non sono solo sporadici accadimenti privi di ordine. Alla fine dell’opera egli suggerisce l’ipotesi che gli eventi sincronici siano fenomeni casuali di ciò che egli chiama «ordinamento acausale». In altre parole, possiamo supporre che nella realtà psichica, così come nella realtà fisica vi sia una specie di ordine atemporale costante e che gli eventi sincronici ricadano nell’ambito di quest’ordine, di cui sono singole attualizzazioni sporadiche.</p>
</div>
<div class="page" title="Page 153">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>Come esempio di ordine acausale nel mondo fisico, Jung cita il decadimento radioattivo degli atomi. Egli lo chiama acausale perché non è possibile spiegare in modo causale il motivo per cui esso debba avvenire in un certo ordine numerico piuttosto che in un altro. È, per così dire, una storia che è semplicemente così com’è. Come esempio di ordine acausale nel mondo psichico, Jung rimanda alle proprietà degli interi naturali. Per esempio, non possiamo spiegare in modo causale il fatto c<span style="letter-spacing: 0.05em;">he alcuni interi siano numeri primi, né il fatto che formino precisamente la specifica sequenza che formano: anche questo è un dato che è semplicemente così com’è, irriducibile a una causa. Domande come “perché?” o “da dove proviene?” sono irrilevanti in simili contesti; possiamo solo dire che le cose stanno così.</span></p>
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		<title>Calumet Voltaire della Festa Indiana: Afrodite e Immanuel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 06:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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		<category><![CDATA[Afrodite]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immanuel Kant]]></category>
		<category><![CDATA[Marie-Louise von Franz]]></category>
		<category><![CDATA[razionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[soggettivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Wolfgang Pauli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani come certo ricordate da quanto detto qui, Wolfgang Pauli, il luminare della fisica del secolo scorso, era in ottimi rapporti, oltre che con Carl Gustav Jung, con la sua più stretta collaboratrice, Marie-Louise von Franz. In occasione del trentasettesimo compleanno di lei, il 4 gennaio 1952, le invia, come testimonianza di affetto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/marie-louise-von-franz-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-71016" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/marie-louise-von-franz-215x300.jpg 215w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/marie-louise-von-franz.jpg 350w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" /><br />
come certo ricordate da quanto detto <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/07/27/pauli-e-la-guerra/" rel="noopener" target="_blank">qui</a>, Wolfgang Pauli, il luminare della fisica del secolo scorso, era in ottimi rapporti, oltre che con Carl Gustav Jung, con la sua più stretta collaboratrice, Marie-Louise von Franz. In occasione del trentasettesimo compleanno di lei, il 4 gennaio 1952, le invia, come testimonianza di affetto e di vicinanza, un breve dialogo da lui scritto dieci anni prima, quando si trovava a Princeton, negli USA, per sfuggire ai molti pericoli della guerra che devastava l&#8217;Europa. Questo dialogo è stato letto, al Calumet Voltaire del 28 ottobre scorso a Fano, dal sottoscritto, nella veste di Immanuel e dall&#8217;indiana Orsola Puecher nella veste di Afrodite. Il testo è il seguente:</p>
<p><strong><em>La lotta dei generi &#8212; Una commedia filosofica</em></strong></p>
<p><em>Afrodite e Kant</em></p>
<p><em>Afrodite</em>: vorrei anzitutto scusarmi di ricorrere all’aiuto delle parole per comunicare emozioni. Sarebbe certo più gradevole se io impiegassi a tale scopo soltanto carezze; ma ciò, a parte un piccolo numero di casi, non sarebbe gradevole per me. Per questo adopero parole per rendere accessibili le mie emozioni ai pensatori, i quali hanno emozioni così indifferenziate e fanciullesche che, senza carezze e senza parole, non sono in grado di indovinare le mie. . Indubbiamente le parole non sono che razionalizzazioni delle emozioni. Ci fu pur chi, in modo infantile e incosciente, disse “in principio era il verbo” e anche “cogito ergo sum”, mentre all’inizio vi erano naturalmente le emozioni, altrimenti mai sarebbero state trovate le parole e “amo, ergo sum”, e soprattutto mai sarebbero nati i pensatori.</p>
<p><em>Immanuel</em>: ma v’è pur tuttavia l’ampio campo della scienza, con i suoi metodi classificatori, con gli esperimenti e la logica!</p>
<p><em>Afrodite</em>: questa è l’eccezione che conferma la mia regola. I metodi scientifici possono essere usati solo nel ristretto dominio in cui non esistono le emozioni umane. La logica è sempre la stessa, sia che a Lei un certo oggetto piaccia o non piaccia, sia che io parli di una piccola mosca o dell’intero cosmo. I metodi scientifici possono anche essere razionalizzazioni di immaginazioni intuitive, ma questo a me non interessa. Quel che invece mi interessa è la loro indipendenza dal valore degli oggetti. In questo piccolo dominio – che mi diletta assai come passatempo, per prendermi un po’ di ferie dalle mie emozioni, cioè dalla vita vera – ci sono espressioni così straordinarie come vero e falso. A parte questa piccola eccezione, che Lei ha appena definito come un ampio campo, non esiste alcuna verità oggettiva.</p>
<p><em>Immanuel</em>: Satana, Anticristo, non indurmi in tentazione! Non c’è dunque alcun criterio oggettivo per il bene e il male? I dieci comandamenti non sono una verità oggettiva? Non vi è alcuno scritto per il sistema della morale?</p>
<p><em>Afrodite</em>: Vi sono certo scritti di questo tipo, ma si tratta di razionalizzazioni di emozioni. Ad esempio sta scritto “tu non ucciderai”. Questa è appunto una razionalizzazione dell’esperienza emotiva elementare della “cattiva coscienza” che gli uomini si sono costruiti dopo aver ucciso altri uomini. Queste parole, così scritte, sono necessarie per pensatori baby con emozioni deboli o per uomini malati che sarebbe bene rinchiudere in ospedali piuttosto che in prigione, ma certo non per adulti con sane, chiare e profonde emozioni.</p>
<p><em>Immanuel</em>: Lei dunque mi spinge in un dominio di completo soggettivismo in materia di fede e di morale. Secondo quanto Lei afferma non avrebbe assolutamente alcun senso  la domanda “Perché il signor X non crede in un Dio personale?” oppure “perché la signorina Y è così nazionalista?” Così come nell’ambito dell’amore tra persone non ha alcun senso chiedere “perché la signorina X non ama il signor Y?”  Tutto quello che Lei ha dire su questo è che certe parole suscitano certe emozioni in alcuni uomini, mentre ne suscitano altre, o nessuna, in uomini diversi. Se le emozioni di qualcuno non sono sensibili al quinto comandamento “tu non ucciderai”, non ci si può fare proprio niente. La grande idea diventa ora “soltanto” una razionalizzazione che non raggiunge più il suo scopo di riprodurre e guidare le emozioni. “Il signor X non è più guidato dal quinto comandamento, egli ucciderà”. “Nella nazione A le canzoni nazionali richiamano, in grandi raduni di folla, emozioni tali da spingere la nazione ad intraprendere una guerra contro la nazione B.”  “Il signor X non può soffrire la comunità e si rifiuta di partecipare alla guerra”. Sono sicuramente tutte realtà emotive semplici e loro razionalizzazioni, proprio come “la signorina X si innamora del signor Y”. Soltanto i pensatori baby si chiedono perché.<br />
Comincio a disperarmi: ciò non avrebbe dunque nulla a che fare con una verità oggettiva, perché riguarda solo sentimenti; devo prendere tutte queste reazioni emotive come semplici dati di fatto. Ci sono soltanto amore, odio ed emozioni, indipendenti e libere, ci possono essere ragioni che li motivano, ma non hanno alcun interesse. Non c’è alcuna responsabilità morale, non c’è nessuno spirito santo!<br />
Tutto questo non mi soddisfa, sento proprio di dissociarmene!</p>
<p><em>Afrodite</em>: Povero pazzo, non ho mai detto che le emozioni siano libere e indipendenti, anche se nego che esse siano direttamente influenzate dalle idee. I filosofi sensisti dicevano “nihil est in intellectu, quod non antea fuerit in sensu”. Mentre io dico “nihil est in intellectu, quod non antea fuerit in corde”. Le emozioni non sono mai isolate, così come Lei le ha descritte. C’è un legame segreto tra tutte le emozioni del mondo, anche se non viene percepito. Per questo le emozioni sono influenzate da altre emozioni e hanno una vita propria. Esse sviluppano una loro tendenza interna a crescere e a propagarsi, come le piante. Perciò devo far di tutto per unificare, e rafforzare, emozioni diverse, e devo impiegare qualsiasi mezzo per raggiungere questo scopo. La musica, la poesia, lo spirito – e persino Lei. Ammetto che La sto usando, tuttavia non creda di essere altro che uno strumento per tale fine. Lo chiami pure “crescita della coscienza” se vuole, ma non si dimentichi che la coscienza non consiste soltanto di parole, idee e pensieri. Ogni emozione che sia abbastanza chiara, intensa e profonda, di per sé fa crescere la coscienza, senza parole.</p>
<p><em>Immanuel</em>: Sono ben lieto di vedere che anche una donna usa la logica, e che Lei mi usa. Ma ho ancora molte difficoltà a proposito del soggettivismo morale e le sue terribili conseguenze come la guerra, la fame e la povertà. Abbiamo bisogno di un sistema morale valido in generale, come i dieci comandamenti. </p>
<p><em>Afrodite</em>: dapprima sono stata rinchiusa nella famiglia e nelle chiese, poi nei libri di filosofia e infine si è cercato di comperarmi per la mia utilità. Ho bisogno del male, della guerra e delle catastrofi per essere liberata. Finché rimango rinchiusa tutto andrà avanti sempre così e le Sue razionalizzazioni saranno inutili.</p>
<p><em>Immanuel</em>: soltanto in assenza dello spirito Lei non sarà mai liberata ed avrà sempre bisogno di me, così come io avrò bisogno di Lei. Lei stessa è soltanto uno strumento per raggiungere scopi lontani e sconosciuti. Perciò sempre ci saranno amore, matrimoni e bambini. Questi sempre chiederanno “perché?” e “che cosa venne prima, il pensiero o l’emozione?”, il che mi ricorda l’antica scherzosa domanda “viene prima l’uovo o la gallina?”. Quello che davvero venne prima fu qualcosa che era tanto pensiero quanto emozione, e anche intuizione e sentimento, qualcosa da cui origina la radice della vita e dove nascita e morte sono un tutt’uno. Se abbiamo una sufficiente intensità e ci spingiamo a questa profondità, ciascuno a suo modo, Lei vedrà che io sono un’immagine dentro di Lei, così come io vidi che Lei è un’immagine dentro di me. È questo lo scopo del vero matrimonio e ne è anche la causa prima, perché a tale livello di profondità scopo e causa prima sono la stessa cosa. E l’intera morale è racchiusa nella coscienza che ciascuno è un’immagine all’interno di chiunque altro. È vero che questa immagine è soltanto una razionalizzazione della vita, ma è anche vero che la vita è soltanto la realizzazione di un’immagine.</p>
<p><em>Afrodite e Immanuel</em>: E così per sempre nei secoli!</p>
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