<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mariolina Bongiovanni Bertini &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/mariolina-bongiovanni-bertini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 13 May 2008 12:37:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Alla ricerca della perla nera (#5 &#8211; fine)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/15/alla-ricerca-della-perla-nera-5-fine/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/15/alla-ricerca-della-perla-nera-5-fine/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2004 21:55:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Mariolina Bongiovanni Bertini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=383</guid>

					<description><![CDATA[di Mariolina Bongiovanni Bertini [Termina qui il racconto fatto in casa per i piccoli indiani. Ringrazio Mariolina per avercelo dato. DV.] 4. Il compleanno di Capitan Uncino Yessèr nuotava ormai da sei o sette ore , dritto verso la linea dell&#8217;orizzonte, quando cominciò a preoccuparsi un po&#8217;: ormai vedeva davanti a sé la costa aspra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mariolina Bongiovanni Bertini</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/galleon.jpg" alt="galleon.jpg" align="left" border="0" height="236" hspace="4" vspace="2" width="320" /> <em>[Termina qui il racconto fatto in casa per i piccoli indiani. Ringrazio Mariolina per avercelo dato. DV.] </em></p>
<p><strong>4. Il compleanno di Capitan Uncino</strong></p>
<p>Yessèr nuotava ormai da  sei o sette ore , dritto verso la linea dell&#8217;orizzonte, quando cominciò a preoccuparsi un po&#8217;: ormai vedeva davanti a sé la costa aspra e rocciosa della Corsica, ma dell&#8217;isolotto della Strega, nemmeno l&#8217;ombra. Forse si era spostato troppo verso oriente, visto che era partito da Bergeggi e non da Varigotti; o forse aveva girato a destra in un punto dove Espiègle, invece, il giorno prima  l&#8217;aveva fatto girare a sinistra.  Insomma, non sapeva più bene né dov&#8217;era né in che direzione doveva nuotare, e si sentiva anche molto stanco. D&#8217;un tratto, davanti a una piccola baia, gli apparve un grande veliero , ancorato a circa duecento  metri dalla costa. Era davvero imponente, con i suoi tre alberi altissimi e tante belle sculture di legno dorato che gli ornavano la prua. Sull&#8217;albero maestro ondeggiava al vento una bandiera fatta a questo modo:<br />
<span id="more-383"></span><br />
<img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/Pirateflag1.jpg" alt="Pirateflag1.jpg" align="middle" border="0" height="182" hspace="4" vspace="2" width="250" /></p>
<p>Era la bandiera dei pirati, ma Yessèr non lo sapeva. Si avvicinò alla nave per provare a farne il giro. Sapeva che dalle navi, a volte, i marinai gettano in acqua pane secco, torsoli di cavolo, lische di pesce e altre cose buonissime da mangiare. Per quanto preoccupato,  cominciava a sentire un certo languorino, perché dalla sera prima non aveva mangiato proprio niente: andava troppo di fretta per fermarsi a dare la caccia a qualche pescetto di passaggio.  Ormai era così vicino alla fiancata della nave che, da uno degli  oblò, poteva vedere un marinaio con il berretto bianco da cuoco  intento a sbucciare un mucchio gigantesco di patate, con un coltellaccio affilatissimo che sembrava una scimitarra. Mentre lo guardava stupito, Yessèr si accorse improvvisamente che non poteva andare né avanti né indietro: era chiuso in una rete fitta fitta,  a forma di sacco, che lo imprigionava da tutte le parti! Molte volte, quando i delfini finiscono nelle reti dei pescatori, riescono a liberarsi strappandole; ma quella rete lì sembrava fatta di maglie d&#8217;acciaio, tant&#8217;era robusta, e più  Yessèr si agitava, più lo stringeva forte, impedendogli a poco a poco ogni movimento.  Era ormai immobile, e mezzo soffocato, quando  dalla nave qualcuno cominciò a  tirare verso l&#8217;alto un capo della rete; e  in pochi minuti il delfinotto si trovò  sulle tavole di legno del ponte, legato come un salame, ai piedi di due pirati che ridevano e battevano le mani .<br />
&#8211; Evviva, Tappo! Abbiamo pescato un delfino! Ora lo portiamo nell&#8217;acquario di Capitan Uncino, chissà come sarà contento!<br />
&#8211; Guarda qui che cosa aveva in bocca, Spugna! Un sacchetto! E dentro c&#8217;è una bellissima perla!<br />
&#8211; Ma allora siamo a posto! Tu stasera per il compleanno al Capitano  gli regali il delfino, io gli regalo la perla, e tutto senza  spendere nemmeno  mezzo centesimo! Che fortuna sfacciata! Ma come facciamo a essere così fortunati?<br />
-Fortunati, fortunati&#8230; voi sarete anche fortunati- pensava Yessèr sempre chiuso nella rete, che ora i due pirati avevano trasferito velocemente sul fondo di  una scialuppa &#8211; ma più sfortunato di me non c&#8217;è nessuno! Se penso alla mia mamma che mi aspetta, chiusa in quella stupida grotta, con quegli odiosi squali che certamente le fanno i dispetti&#8230; Che disastro! Non solo non ho trovato la perla nera, ma mi sono anche messo nei guai&#8230; Se lo sapesse nonno Cutberto&#8230;<br />
Aveva quasi voglia di piangere, mentre i due pirati remavano vigorosamente verso terra. Spugna , rotondetto, con la barba bianca, cantava a squarciagola :<br />
I pirati ballano sul ponte delle navi<br />
e le casse scassano se mancano le chiavi &#8230;<br />
Tappo , molto più piccolo e più giovane di lui, con un musetto da topo , batteva il ritmo con i piedi, usando il fondo della scialuppa come una specie di tamburo. Quando sbarcarono nella piccola baia, Spugna prese in braccio Yessèr, come un neonato, e  lo liberò dalla rete . Sul  piccolo molo che chiudeva la baia c&#8217;era un&#8217; enorme boccia di cristallo , con dentro qualche alberello di corallo  per farla somigliare al fondo marino:  il pirata ci fece scivolare dentro il piccolo delfino e rimase a guardarlo tutto  compiaciuto.<br />
&#8211; Ora ti porto una scatoletta di sardine, devi avere proprio fame- annunciò a Yessèr strizzandogli l&#8217;occhio &#8211; Vedrai che qui con noi ti troverai benissimo. A parte assaltare le navi, incendiarle,  e  sgozzare o annegare i passeggeri per derubarli, dopo averli torturati, non facciamo mica niente di male!<br />
Sulla spiaggetta della baia regnava una grande agitazione. C&#8217;erano pirati che correvano da una parte all&#8217;altra, con le loro magliette a righe, portando  vassoi di pesce e di frutta; altri stavano accendendo il fuoco sotto un grosso fornello fatto di pietre, per la grigliata; altri ancora continuavano ad arrivare, con posate d&#8217;oro e d&#8217;argento, coppe di cristallo e piatti di porcellana provenienti di certo dall&#8217;assalto di qualche nave . C&#8217;era  chi sbatteva la maionese e  chi stappava le bottiglie di vino ;  su una lunga tavola, proprio  in riva al mare, qualcuno aveva steso una tovaglia bianca con grandi inserti di pizzo, e ora tutti si davano da fare ad apparecchiare, disponendo accuratamente piatti, posate, bicchieri e tovaglioli. Spugna e Tappo avevano  un compito delicato: quello di collocare il giusto numero di  candeline rosa  sulla torta di compleanno di capitan Uncino. Ma siccome nessuno dei due era bravo in aritmetica, e nemmeno sapevano esattamente quanti anni avesse davvero capitan Uncino, se la cavavano piantando a casaccio una candelina qua e un&#8217;altra là, con una bella leccata alle dita  quando incontravano uno sbuffo di panna o affondavano nella morbida crema di  cioccolato.<br />
Il sole era tramontato da un&#8217;oretta e ai quattro lati della tavola apparecchiata  erano state accese  delle grosse torce, quando per ben tre volte vibrò nell&#8217;aria il suono di un gong:<br />
Deng!  Deng! Deng!<br />
Era il segnale dell&#8217;arrivo di  Capitan Uncino e dei suoi invitati, che stavano sbarcando da quattro scialuppe. Uncino, vestito tutto di rosso,  elegantissimo,  si piazzò subito a capotavola; al posto d&#8217;onore, alla sua destra, si sistemò il gigantesco  Barbanera, mentre gli altri pirati di minor importanza e i loro equipaggi  si sedevano anche loro, un po&#8217; impacciati dalle lunghe spade, dai pugnali e dalle grosse pistole che avevano alla cintura.  Dopo tanta confusione, ora regnava un ordine perfetto: i marinai di capitan Uncino, rapidi e disciplinati come veri camerieri, andavano da un invitato all&#8217;altro con i vassoi carichi di antipastini, e i bicchieri di cristallo venivano continuamente riempiti di <em>nostralino  </em>e di <em>pigato  </em>dei migliori vigneti della Liguria. La grigliata fu un trionfo: Spugna portò in tavola un pescespada intero e non ci fu pirata che non se ne tagliasse una bella  fetta con la sua sciabola o col suo pugnale.  Quando poi  Uncino ebbe spento le candeline sulla torta, mentre tutti cantavano in coro<br />
Tanti auguri a te! Tanti auguri a te!<br />
arrivò il momento della consegna dei regali. Il capitano aveva accanto a sé un cofanetto foderato di metallo in cui faceva scivolare i doni più preziosi: bottoni di brillanti, pugnaletti,  orologi d&#8217;oro, orecchini, e anche la splendida perla donata di Spugna, che destò l&#8217;ammirazione di tutti. Il regalo più originale  però fu quello del pirata Barbanera: un grande pappagallo dalle penne di un rosso smagliante, che ogni tanto gridava con voce roca:<br />
All&#8217;arrembaggio! Fulmini e tempeste! Viva capitan Uncino!<br />
Non s&#8217;era mai vista  una festa così ben riuscita. Per l&#8217;ultimo brindisi, poi, Tappo e Spugna avevano in programma una cosa davvero speciale: il punch del pirata. Si prepara versando in una zuppiera di cristallo molto grande &#8211; tipo  vasca da bagno- tutte le possibili qualità di  liquore e grappa alla frutta, con molto zucchero e un pizzico di polvere da sparo: poi si avvicina una torcia accesa alla superficie  del liquido e lo si  porta in tavola coronato di fiamme rosse e azzurre, con gran divertimento di tutti quanti.  La zuppiera infiammata era appena stata posata davanti al festeggiato, tra gli applausi generali, quando Uncino si alzò in piedi  e con ampi gesti fece capire  che voleva fare un discorso. Agitando con grazia l&#8217;uncino che sostituiva la sua mano destra, cominciò a parlare in tono suadente, dolce e quasi affettuoso:<br />
-Carissimi  amici, ma che dico amici, carissimi fratelli! Sono commosso &#8211; e qui il capitano si asciugò una lacrima &#8211;  Non basterebbero cent&#8217;anni a ringraziarvi di questi doni meravigliosi e di questa splendida festa&#8230; E tanto più vi voglio ringraziare , in quanto ho capito il significato dei doni, di questa festa e della vostra presenza qui.<br />
Nell&#8217;ultima frase,   la voce si era fatta metallica, tagliente e molto  acuta. Non sembrava più accarezzare gli ascoltatori, ma afferrarli per il   collo , come se  il capitano li avesse stretti con il suo uncino d&#8217;acciaio:<br />
&#8211;  Sì, ho proprio capito, fratelli carissimi,  quel che mi volete dire con questi regali e con questo banchetto: volete dirmi   che sono ormai il vostro capo! Il vostro unico  capo adorato, al quale ubbidirete tutti fino alla morte  senza fiatare!<br />
-Fiiiiiiiii!Fiiiiiiiiiiiiiiiiiii! Buuuuuuuuuuuu! Buuuuuuuuuu!<br />
In un attimo i fischi e le proteste dei pirati furibondi, che battevano i piedi tutti insieme,  coprirono la voce di Uncino:<br />
&#8211; Ma quale capo! Beccati questo! &#8211; gridavano lanciandogli a piene mani i gusci delle noccioline e le scorze dei mandarini . &#8211; Uncino, ti sei bevuto il cervello! Faccia di merluzzo! Fiiiiiiiiiiiii! Buuuuuuuuuuuuuu!<br />
Il più indignato di tutti era il pirata Barbanera; si alzò in piedi in tutta la sua gigantesca statura e sferrò un pugno fortissimo nel bel mezzo della tavola apparecchiata. La zuppiera del punch si inclinò pericolosamente con la sua corona di fiamme. Una pioggia di scintille rosse cadde sul legno della tavola, una fiamma blu investì la sedia più vicina: in meno di un minuto un vero torrente di fuoco  aveva invaso tutta la piccola spiaggia, bruciando la tavola e le sedie, la tovaglia e i tovaglioli, le scialuppe e i loro remi,  le cassette di legno ammucchiate in disparte e soprattutto  le botti di rhum, che si accendevano come enormi torce.  Uno dopo l&#8217;altro, i pirati si tuffavano in mare e si allontanavano a nuoto, mentre il pappagallo rosso svolazzava sulle loro teste gracchiando a tutto spiano:<br />
All&#8217;arrembaggio! Fulmini e saette! Viva capitan Uncino!<br />
Dall&#8217;acquario di vetro  appoggiato sul molo, Yessèr seguiva la scena con molta preoccupazione: le fiamme crepitavano ormai a pochi passi da lui e l&#8217;acqua nella grande boccia di cristallo cominciava a  essere davvero un po&#8217; troppo calda per i suoi gusti. Pensava che i pirati si fossero ormai tutti allontanati a nuoto, lasciandolo lì a finire lessato come un nasello, quando  scorse, in mezzo al fumo, una figura vestita di rosso che stava proprio sulla punta del piccolo molo, come se volesse buttarsi in acqua ma non trovasse il coraggio.  Sporgendosi fuori dalla boccia, provò a chiamarla:<br />
-Ehi, tu ! Chi sei?<br />
In quel momento il vento disperse il fumo e vide che si trattava di Capitan Uncino, pallido e tremante, con il cofanetto dei doni ben stretto sotto il braccio sano.  Uncino si girò verso l&#8217;acquario e vide il delfinotto che gli aveva rivolto la parola. &#8211; Ah, sei tu! &#8211; brontolò &#8211; Il regalo di Tappo! Accidenti a tutti i compleanni e a tutti i regali! Lo vedi in che  guaio siamo finiti!<br />
&#8211; Perché non sei scappato come tutti gli altri, capitano? &#8211; chiese stupito Yessèr.<br />
-Perché, perché&#8230; è il mio segreto, non l&#8217;ho mai detto ad anima viva.  Bé, a te posso dirlo, dato che finirai bollito entro mezz&#8217;ora e quindi non potrai certo ripeterlo a nessuno: io non so nuotare! Non ho mai imparato!<br />
Sul molo risuonò una gran risataccia sgraziata: era il pappagallo che aveva sentito la confessione di capitan Uncino e si divertiva come un matto. Anche Yessèr avrebbe avuto voglia di ridere, ma  aveva ancora più voglia di allontanarsi a nuoto dall&#8217;incendio e dall&#8217;acqua ormai calda dell&#8217;acquario, in cui cominciavano a salire inquietanti bollicine.<br />
&#8211; Capitano, non perderti d&#8217;animo: tirami fuori da questa boccia, tuffiamoci insieme e io ti porterò fino alla tua nave . Potrai aggrapparti a me, come se fossi un salvagente.<br />
Non era facile per Uncino, che disponeva di un&#8217;unica mano, estrarre il delfinotto dall&#8217;acquario senza mollare il cofanetto dei suoi doni di compleanno. Alla fine ci riuscì ,  contorcendosi come un serpente; poi,  tenendosi ben stretto Yessèr, si lasciò scivolare pian piano in acqua dalla punta del molo.  A contatto con l&#8217;acqua fresca del mare, il piccolo delfino si sentì rinascere; prese a nuotare a grandi balzi verso la nave del capitano, che era  ancorata a circa duecento metri da riva, mentre il pirata, aggrappato alla sua coda, faceva ben attenzione a non perdere  il prezioso cofanetto e brontolava tra i denti:<br />
&#8211; Che spavento, accidenti, che spavento! Proprio nel giorno del mio compleanno! Barbanera stramaledetto! Stramaledetto punch del pirata!<br />
Quando arrivarono sotto la fiancata del grande veliero, Uncino si aggrappò alla scaletta di corda e guardò con un certo affetto &#8211; per quanto può essere affettuoso capitan Uncino- il delfinotto che lo aveva portato in salvo.<br />
-Mi raccomando &#8211; gli bisbigliò all&#8217;orecchio-  non una parola del mio segreto con nessuno&#8230; Pensa se venisse a saperlo Barbanera&#8230; Ma non gli dirai niente, vero? Siamo amici? Ecco, per dimostrarti quanto siamo amici, voglio farti un regalo.<br />
Il capitano aprì il cofanetto annerito dalle fiamme e tirò fuori con la punta  dell&#8217;uncino il sacchetto di seta bianca con la perla del Coboldo. -Ecco qua &#8211; sospirò posandolo delicatamente in bocca a Yessèr &#8211; Grazie di tutto e arrivederci!<br />
-Vado bene di qua per Ombracupa? &#8211; gli chiese Yessèr, puntando verso destra, con la testa e le pinne pettorali ancora fuori dall&#8217;acqua.<br />
-Benissimo: ci sarai per l&#8217;ora di colazione, sta già spuntando l&#8217;alba. Buon viaggio!<br />
-Eccomi al punto di prima- pensava Yessèr mentre nuotava verso il regno della Strega del mare . &#8211; Ho riavuto la mia perla, ma è una perla bianca&#8230; Vedremo se la Strega sarà disposta ad accontentarsi, o se  terrà ancora la mia mamma in quella grotta per chissà quanto tempo&#8230;  Mah!<br />
Aveva nuotato da un paio d&#8217;ore, quando i primi banchi di nebbia gli fecero capire che Ombracupa era ormai vicinissima. Ancora due balzi, e si trovò  nel punto stesso da cui era partito: esattamente di fronte alla grotta azzurra, sempre chiusa dal pesante cancello di ferro. Sul piccolo scoglio nero era seduta la Strega;  teneva in mano una boccettina  e la studiava con la più grande attenzione. Aveva deciso di dipingersi di azzurro le unghie dei piedi, ma voleva che fosse assolutamente lo stesso azzurro della grotta incantata, e non era proprio sicura di aver trovato proprio lo smalto giusto.<br />
-Streghina &#8211; chiamò  Yessèr spuntando dall&#8217;acqua &#8211; Ehi, Streghina! Ti ho portato la perla!<br />
&#8211; La perla! &#8211;  La Strega era così convinta di aver chiesto al delfinotto una cosa impossibile, che fu molto stupita di trovarselo di nuovo davanti. -Hai trovato una perla nera?<br />
&#8211; Hmmm&#8230; ecco&#8230;insomma&#8230;  diciamo che ho trovato una bellissima perla&#8230; prova a guardarla, Streghina!<br />
Yessèr posò il sacchettino bianco sullo scoglio,   ai piedi della Strega del mare. Incuriosita, la Strega lo afferrò per il fondo, in modo da rovesciarsene il contenuto nel palmo della mano sinistra. Lanciò subito un grido di vittoria, che fece arrivare sul momento i suoi due squali, tutti scodinzolanti:<br />
-Stan, Nick, venite a vedere! Mi ha portato la perla nera! Guardate! Guardate!<br />
Dal sacchetto, in effetti, era rotolata fuori una grossa perla nerissima: nera come la notte, come il carbone, come gli aculei di un riccio di mare.  Dopo un attimo di sbalordimento, Yessèr capì quello che era successo: la perla era diventata nera  per il terribile calore delle fiamme che avevano avvolto il cofanetto  di capitan Uncino!<br />
&#8211; La principessa delle sirene morirà d&#8217;invidia!  Una perla nera come questa non ce l&#8217;ha nessuno ! &#8211; La Streghina sorrideva  battendo le mani a Stan e Nick, che come al solito facevano cenno di sì con la testa. Era così eccitata, che per cinque minuti si sentì buonissima;  premette senza discutere la leva nascosta nel piccolo scoglio nero e il pesante cancello di ferro che chiudeva la grotta azzurra salì cigolando verso l&#8217;alto,  lasciando libera  l&#8217;imboccatura dell&#8217;antro. Con un balzo, Espiègle fu vicina al suo piccolo, e un minuto dopo nuotavano  verso la Baia dei Delfini, lasciandosi alle spalle Ombracupa e i suoi banchi di nebbia.  Ogni tanto, tra grandi spruzzi bianchi, Espiègle saltava fuori dall&#8217;acqua, girando su se stessa come una trottola ; Yessèr ci provava anche lui, ma non ci riusciva  altrettanto bene, perché  scivolava  sulla cresta delle onde, e si prendeva una bella panciata.  Varigotti era ancora lontana, ma loro si sentivano  come se fossero già a casa;  come se il rosa e il giallo delle casette di Borgo Vecchio già si confondessero davanti a loro nella luce del tramonto, tra il nero delle palme controluce e quello delle colline già inghiottite dalla notte.</p>
<p>***<br />
Mentre Guglielmo raccontava, i lampi-senza-tuono si erano fatti poco a poco sempre più rari; alla fine della storia erano finiti del tutto, si era levato il vento e , tra le nuvole tutte stracciate, brillava  una bellissima luna piena.<br />
&#8211; Tedda è guarita, non ha più febbre, è freschissima! &#8211; , annunciò Evelina , con la mano sulla fronte dell&#8217; orsacchiotta.<br />
-Si vede che non era poi questa  gran malattia- brontolò il Tigrotto, maligno come sempre. E con la testa tra le zampe si addormentò profondamente sulle ginocchia della sua padroncina.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>5 &#8211; fine</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/15/alla-ricerca-della-perla-nera-5-fine/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">383</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alla ricerca della perla nera (#4)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/14/alla-ricerca-della-perla-nera-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2004 16:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Mariolina Bongiovanni Bertini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=379</guid>

					<description><![CDATA[di Mariolina Bongiovanni Bertini 3. Il Coboldo di Bergeggi. Quando Yessèr arrivò in vista della costa di Varigotti, il sole era già sceso dietro la collina , che si stagliava tutta nera contro il cielo luminoso. Di tornare alla Baia dei Delfini, bisogna dire che non ne aveva troppa voglia. Già gli sembrava di sentire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mariolina Bongiovanni Bertini</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/kobold2.jpg" alt="kobold2.jpg" align="left" border="0" height="316" hspace="4" vspace="2" width="210" />       <strong>3. Il Coboldo di Bergeggi.</strong></p>
<p>Quando Yessèr arrivò in vista della costa di Varigotti, il sole era già sceso dietro la collina , che si stagliava tutta nera contro il cielo luminoso.  Di tornare alla Baia dei Delfini, bisogna dire che non ne aveva troppa voglia. Già gli sembrava  di sentire nonno Cutberto: &#8221; Eh, ve l&#8217;avevo detto io&#8230; Ai miei tempi  sì che eravamo  prudenti&#8230;  Ai miei tempi&#8230;&#8221;<br />
&#8211; Ho bisogno di qualcuno che,  invece di sgridarmi, mi dia una mano a trovare questa famosa perla nera  &#8211; pensava Yessèr &#8211;  Insomma,  di qualcuno che mi aiuti senza farmi una testa così&#8230; Ma certo, la medusa Carlotta! E&#8217; la migliore amica della mamma e sarà contentissima di fare qualcosa per noi. Questa sì che è una buona idea!<br />
Voltando la coda alla Baia dei Delfini, Yessèr si diresse verso l&#8217;abitazione  di Carlotta. Carlotta  viveva nel minuscolo braccio di  mare che separa tra   loro quei due grandi scogli scuri chiamati &#8220;i paggèi&#8221; ( in lingua varigottese vorrebbe dire &#8220;i pagliai&#8221; , perché hanno la forma di quei mucchi di paglia che si vedono a volte in campagna).  Era la medusa più discreta e gentile che si possa immaginare: per darvi un&#8217;idea del suo carattere, vi dirò soltanto che quando nuotava vicino alla spiaggia, si metteva certi guantini  e una cuffietta di alghe, lavorati a maglia, per essere ben sicura di non pungere qualche nuotatore di passaggio.  In una rientranza dello scoglio-pagliaio  più grande si era arredata quello che chiamava con fierezza il suo salottino o,  come si diceva allora, il suo <em>buduàr</em>: cuscinetti ricamati  e centrini di pizzo di alghe da tutte le parti , candelabri di marmo verde  , tazzine di corallo rosa con il bordo dorato , portaceneri di conchiglie, statuine di cristallo a forma di   stella marina , di cavalluccio marino, di pesce spada, di gambero, di cozza gigante.  Forse l&#8217;insieme era un po&#8217; troppo affollato di cose inutili per essere davvero di buon gusto, un po&#8217; come quei salotti delle nonne pieni di porcellane, bambole , vassoietti e  bicchierini , ma  lei ci stava benone e quando poteva invitare qualcuno ad ammirare  i suoi tesori era la medusa più felice di tutta la costa.<br />
<span id="more-379"></span><br />
All&#8217;arrivo di Yessèr, Carlotta stava per andarsene a letto; le bastò però guardare gli occhi cerchiati di nero del delfinotto, tutti gonfi di lacrime, per capire che era successo qualcosa di grave. Senza perdersi d&#8217;animo, gli  mise davanti  una bella fetta della sua famosa torta d&#8217;acciughe, in un  piattino d&#8217;ambra con l&#8217; immancabile centrino di pizzo , e  si preparò ad ascoltare tutto quello che era successo. Mentre Yessèr raccontava, scuoteva il capo disperata, agitava i tentacoli e tremava  per la paura: per poco non ruppe contro la roccia la tazzina  di corallo  in cui si era versata un po&#8217; di camomilla per cercar di ritrovare la calma. Quando Yessèr, però, le ebbe spiegato la faccenda della perla nera, si illuminò tutta , convinta  di poterlo aiutare; all&#8217;improvviso,  si era messa a diffondere intorno a sé un meraviglioso chiarore rosato, e sembrava la lampada più bella  del suo <em>buduàr</em>.<br />
-Yessèr,  ma io so chi può avere una perla nera!  Se non ce l&#8217;ha lui, non ce l&#8217;ha nessuno!<br />
Yessèr  spalancò gli occhi, pieno di speranza.<br />
&#8211; Il Coboldo dell&#8217;isola di Bergeggi! I miei coralli più rari me li ha regalati lui! E sai il medaglione con il ritratto  della mia bisnonna, quello che metto la domenica? E&#8217; sempre lui che mi ha sistemato le perle tutt&#8217;intorno&#8230; In genere comincia a lavorare la mattina alle sette; se partiremo di qui domani verso le cinque, lo troveremo certamente già alzato.<br />
L&#8217;indomani mattina,  prima dell&#8217;alba, il mare si era molto calmato e  Carlotta era pronta, più rosea e luminosa che mai . Si attaccò alla pinna  della coda di Yessèr, come quei ragazzini in skateboard che si attaccano dietro le macchine, e gli diede il segnale della partenza:<br />
&#8211; Avanti tutta! A Bergeggi!-<br />
L&#8217;isoletta di Bergeggi, Yessèr la conosceva bene: ci aveva nuotato intorno con Espiègle un sacco di volte, quando i loro vagabondaggi li portavano al di là  di Noli, verso le zone sconosciute che facevano tanta paura a  nonno Cutberto. Così prese senza esitare la direzione giusta; superò il molo, la spiaggetta, il porto dei Saraceni , capo Malpasso e  puntò diritto verso le rive scoscese del minuscolo isolotto dall&#8217;aria selvaggia , ancora più piccolo del regno della Strega del mare. Carlotta gli faceva da pilota:<br />
&#8211; Gira a destra, così.. adesso accosta&#8230; lo vedi l&#8217;ingresso dell&#8217;antro? Ora proviamo a chiamare il Coboldo; ma bisogna strillare molto forte, perché a furia di battere lamine di metallo e di spaccare pietre dure è diventato parecchio sordo. Coboldo! Coboldo!! CoboldoooooO!!!    Al terzo richiamo, uno gnomo dalla lunga barba grigia e dagli occhi vivacissimi, in pigiama azzurro , sbucò dall&#8217;apertura dell&#8217;antro, con in mano una tazza di caffé. In piedi su uno spunzoncino di roccia  che si affacciava sul mare, provò a guardare un po&#8217; in tutte le direzioni, finché vide Carlotta e il piccolo delfino, che dall&#8217;acqua gli facevano grandi cenni di saluto; allora sul suo faccino rugoso comparve un sorriso straordinariamente simpatico e ospitale. &#8211; Benvenuta, Carlotta!- gridò alla medusa, che era una sua vecchia conoscenza &#8211; Vedo che mi hai portato un nuovo amico. Venite più vicini, o non riuscirò a sentire una parola di quel che avete da dirmi.  Non abbiate paura, qui l&#8217;acqua è bella profonda e la costa è tutta scoglio, non  correte certo  il rischio  di finire <em>spiaggiati</em>.<br />
Quando furono vicinissimi al suo spunzone di roccia, il Coboldo si accucciò, sempre con la sua tazza di caffé in mano, e si preparò ad ascoltarli attentamente. La vocina di Carlotta gli arrivava dall&#8217;acqua ben distinta, perché la medusa si sforzava non solo di parlare forte, ma anche di scandire bene le sillabe:<br />
&#8211; Coboldo, è successa una cosa terribile! La Strega del mare ha preso prigioniera la mamma di questo delfinotto e si rifiuta di liberarla.<br />
&#8211; Eh, &#8211; sospirò il Coboldo- la Strega del mare&#8230; Un bel caratterino, la Strega del mare!  Te lo ricordi, Carlotta,  il suo fidanzamento con il principe dei Tritoni? Lui era innamoratissimo, e mi aveva ordinato per lei una lunga collana di piccole conchiglie di madreperla, una cosa di uno chic&#8230; Be&#8217;, sapete cos&#8217;ha fatto lei quando lui gliel&#8217;ha data? L&#8217;ha guardato disgustata, come se gli avesse offerto un calamaretto andato a male,  e gli ha detto: &#8221; Se volevo una collana di vongole, me l&#8217;andavo a cercare in pizzeria!&#8221;  Povero principe!   Tre settimane dopo era già sposato con la principessa delle sirene. E lo strano è che la Strega non ne è stata per niente, ma per niente contenta : non sanno mai quello che vogliono, queste ragazze!<br />
-Coboldo &#8211; intervenne Yessèr per sveltire i tempi &#8211; Adesso purtroppo  la Strega lo sa quello che vuole, me l&#8217;ha detto molto chiaramente: vuole una perla nera, e solo se io gliela porterò come riscatto lascerà libera la mia mamma!<br />
&#8211; Una perla nera? &#8211; lo stupore del Coboldo sembrava senza limiti &#8211; Delfinotto , ma lo sai da quanti anni io non vedo una perla nera? Vieni più vicino, e guarda il palmo della mia mano destra.<br />
Yessèr si avvicinò e sul palmo della mano  del Coboldo, tutta fitta di rughe,  vide una piccola cicatrice a forma di stella, proprio nel mezzo.<br />
&#8211; Lo vedi questo segno, delfinotto?  Sai da quando ce l&#8217;ho? Da quando ero poco più grande di te. Devi sapere che mio padre, il Grande Coboldo, era così bravo a lavorare le pietre e i metalli che venivano a trovarlo sin dalla Cina e dall&#8217;India pur di avere un cofanetto, una spada o un medaglione che uscisse dalle sue abilissime mani. Un giorno me ne stavo proprio su questo spunzoncino di roccia a pescare i gamberi, quando mi chiamò improvvisamente, con la voce alterata dall&#8217;emozione. Al centro del suo antro, accanto alla fornace accesa, c&#8217;era un  principe indiano, con un gran turbante bianco, e teneva in mano, mostrandola a mio padre, una grossa perla nera. Mio padre mi disse di guardarla con molta attenzione; poi mi prese la mano destra e me l&#8217;appoggiò per un attimo sulla stufa accesa. &#8211; Così non potrai dimenticare quello che hai visto oggi!- mi spiegò, mentre  strillavo a squarciagola per il male.  Era un metodo un po&#8217; brutale, ma infallibile: niente si incide nella memoria più del dolore, e  la perla nera del principe indiano è  ancora davanti ai miei occhi come quella mattina di settant&#8217;anni fa.<br />
Yessèr fissava la cicatrice stellata sul palmo della mano del Coboldo e si sentiva stanco e disperato come non mai. Se in settant&#8217;anni quello gnomo esperto di tutte le pietre preziose del mondo aveva visto un&#8217;unica perla nera,  com&#8217;era possibile che ne trovasse una lui, che aveva soltanto tre giorni di tempo a  disposizione? Anche Carlotta, sconfortata, taceva, e la sua bella luce rosata era impallidita di molto. Il Coboldo, commosso, cercava di trovare una via d&#8217;uscita senza riuscirci. Alla fine si alzò, andò a frugare in un grande cofano in un angolo del suo antro e tornò  da Yessèr e da Carlotta con una grossa perla e un sacchettino di seta bianca sul palmo della mano.<br />
&#8211; Delfinotto, guarda qua. Purtroppo perle nere non ne ho, e credo tu abbia capito ormai quanto è difficile trovarne. Però ti metterò in questo sacchetto la perla più bella di tutta la mia collezione: forse se la porti alla Strega del mare lei si commuoverà, e lascerà libera la tua mamma. Vedi com&#8217;è grande? Sembra un uovo di piccione.<br />
Sul palmo calloso e annerito del Coboldo, la perla brillava: era bianca, ma non come un dentino o come un pezzo di porcellana, piuttosto come una di quelle nuvole trasparenti dietro alle quali si intravede appena la forma del sole. Era così straordinariamente bella, che Yessèr ricominciò a sperare : magari la Strega non aveva mai visto una perla così luminosa, e l&#8217;avrebbe accettata anche se non era nera&#8230; Con la punta del rostro, Yessèr baciò gentilmente la mano rugosa del Coboldo per ringraziarlo ; poi prese in bocca il sacchettino con dentro la perla, fece un cenno di saluto a Carlotta e sfrecciò verso la Corsica, solcando a grandi balzi la superficie tranquilla del mare.  Nel sole che si stava facendo sempre più caldo, le rocce di Bergeggi ormai scottavano, e i suoi magri cespugli profumavano di selvatico. Ma là dov&#8217;era diretto Yessèr  non era mai cresciuto il più piccolo filo d&#8217;erba e non arrivava nemmeno la luce del sole: non c&#8217;erano che  rocce nere,  pallida nebbia e la capricciosa cattiveria della Strega del mare.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p><em>4 &#8211; continua</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">379</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alla ricerca della perla nera (#3)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/08/alla-ricerca-della-perla-nera-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2004 20:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Mariolina Bongiovanni Bertini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=369</guid>

					<description><![CDATA[di Mariolina Bongiovanni Bertini [Terza puntata. Attenti a questi due! DV.] 2. Ombracupa Tra le raccomandazioni che nonno Cutberto ripeteva senza stancarsi mai, ce n&#8217;era una che aveva colpito Espiègle più di tutte le altre. &#8211; Per carità, &#8211; diceva il vecchio delfino &#8211; se vi capita di arrivare fin verso le coste della Corsica, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mariolina Bongiovanni Bertini</strong><br />
<img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/squalo1.gif" alt="squalo1.gif" align="right" border="0" height="200" hspace="4" vspace="2" width="220" /><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/squalo1.gif" alt="squalo1.gif" align="left" border="0" height="200" hspace="4" vspace="2" width="220" /></p>
<p><em>[Terza puntata. Attenti a questi due! DV.]</em><br />
<span id="more-369"></span><br />
<strong>2. Ombracupa</strong></p>
<p>Tra le raccomandazioni che nonno Cutberto ripeteva senza stancarsi mai, ce n&#8217;era una che aveva colpito Espiègle più di tutte le altre. &#8211; Per carità, &#8211; diceva il vecchio delfino &#8211; se vi capita di arrivare fin verso le coste della Corsica, e vedete un isolotto di rocce nerissime e  lucide, sempre circondato da un velo di nebbia, fate ben attenzione a non accostarvi! Quell&#8217;isolotto è Ombracupa, il  regno della perfida Strega del mare: nessuno che l&#8217;abbia visto da vicino è mai tornato a raccontare com&#8217;è fatto!<br />
Espiègle e Yessèr avevano nuotato tanto, quel giorno, che ormai la costa della Corsica, con le sue colline rocciose, cominciava a disegnarsi di fronte a loro. Era passato mezzogiorno, era una giornata bellissima e  tutt&#8217;intorno a loro il mare  , a perdita d&#8217;occhio, luccicava come fosse coperto di pagliuzze dorate.  Il primo ad accorgersi che però, sulla destra, c&#8217;era qualcosa di strano, fu Yessèr:<br />
-Guarda, mamma! Guarda  quell&#8217;isolotto, sembra coperto di tanti veli di fumo! E&#8217; fatto di rocce nere, nere, e di una piccola lingua di spiagga, nera anche quella, piena di rottami, di scheletri di navi.. . Mi fa venire i brividi!<br />
Espiègle capì subito che si trattava di Ombracupa e  rabbrividì anche lei, dal rostro fino alla pinna della coda: non c&#8217;era luogo più pericoloso di quello, eppure la attirava come le calamite attirano il ferro, o come certi gorghi profondissimi, fatti d&#8217;acqua che gira vorticosamente, attirano le navi per poi inghiottirle.  &#8211; Mi avvicinerò appena appena &#8211; pensò, muovendo in tre balzi verso la striscia di spiaggia che s&#8217;intravedeva nella nebbia &#8211; Soltanto un pochino, e sarò sempre in tempo a mettermi in salvo prima che si veda la strega&#8230; Per ora la spiaggia è completamente deserta. Sembra un cimitero, con quegli scheletri di nave mezzi sfondati&#8230;<br />
In quel momento si accorse che accanto alla spiaggia, nella roccia nerissima,  si apriva una grotta che sembrava molto profonda. L&#8217;arco d&#8217;ingresso per metà era sott&#8217;acqua: ci si sarebbe potuti entrare con una barchetta.  Seguita da Yessèr, si avvicinò, e insieme sbirciarono dentro. Lo spettacolo che videro era davvero strano: dentro la grotta, le  nerissime pareti rocciose e l&#8217;acqua stessa del mare diventavano di un meraviglioso azzurro scuro ; la luce stessa sembrava azzurra , come se la grotta si aprisse nel cuore di un grandissimo zaffiro.  &#8211; Yessèr &#8211; sussurrò Espiègle- tu resta lì fuori a far la guardia, dietro quel piccolo scoglio nero; io entro a dare un&#8217;occhiata. Se senti qualche rumore, o se  vedi arrivare la strega, chiamami subito .- Nuotando sott&#8217;acqua,  entrò nella grotta e riemerse proprio al centro: in quella luce magica sembrava azzurra anche lei, come le lunghe stalattiti brillanti che scendevano dal soffitto. &#8211; Vengo anch&#8217;io, mamma! E&#8217; troppo bello! &#8211; gridò Yessèr, preparandosi a seguirla; ma proprio in quel momento, con un cigolio secco e sinistro, un pesante cancello di ferro scese dall&#8217;alto a sbarrare completamente l&#8217;ingresso della caverna, imprigionando Espiègle tra le azzurre pareti di roccia. Nascosto con il cuore che batteva fortissimo dietro il piccolo scoglio nero, Yessèr vide spuntare dall&#8217;acqua, proprio davanti al cancello , due squali non troppo grandi,  che sghignazzavano sinistramente mostrando le loro temibili e affilatissime dentature.<br />
&#8211; E vvai! &#8211; strillava il primo, tutto eccitato- Guarda, Stan, è scattata la trappola, abbiamo catturato un delfino grosso così!<br />
Il secondo sembrava molto più calmo, e gli rispose in tono di grande autorità  : &#8211; Tranquillo, Nick!  Non dimentichiamoci che dobbiamo andare di corsa ad avvertire la Regina. Lo sai che vuol sapere subito  le novità, sennò si innervosisce.<br />
Mentre si allontanavano  veloci verso il retro dell&#8217;isola, Yessèr scivolò fuori dal suo nascondiglio e si piazzò davanti al cancello, cercando di infilare il rostro tra le sbarre che purtroppo erano molto fitte e robuste. Immersa nella luce azzurra della sua fantastica prigione, Espiègle lo guardava teneramente. &#8211; Yessèr &#8211; bisbigliò &#8211; fai ben attenzione a quel che ti dico: volta la coda all&#8217;isola, nuota sempre diritto davanti a te e al tramonto sarai a Varigotti, lontano da ogni pericolo. Non devi preoccuparti per me , io riuscirò certamente a scappare;  non è mica  la prima volta che finisco in una  trappola, figurati se non riesco a cavarmela in un modo o nell&#8217;altro.<br />
Con il muso tra le sbarre del cancello, però Yessèr le leggeva nel pensiero, e quel che leggeva non gli piaceva per nulla. Perché Espiègle in verità pensava:<br />
&#8211; Forse non ce la farò mai a tornare a casa , dal regno della Strega del mare non è mai tornato nessuno .   Non che me ne importi molto , perché ho avuto proprio la  vita  avventurosa e bellissima che desideravo . L&#8217;importante è che ti metta in salvo tu, che sei ancora così piccolo&#8230;<br />
Mentre Espiègle continuava ad indicargli la direzione della Baia dei Delfini, Yessèr, testardo e disubbidiente come lei, non si muoveva di un millimetro. Era ben deciso ad aspettare l&#8217;arrivo della famosa Strega e a convincerla, con le buone o con le cattive, a liberare la sua mamma. Il cuore gli batteva sempre più forte e cominciava ad avere un gran freddo, perchè la nebbia intorno all&#8217;isolotto nero si faceva sempre più spessa; ma per niente al mondo si sarebbe schiodato da quel cancello che imprigionava con le sue sbarre di ferro la dolcissima Espiègle.<br />
Nel frattempo Stan e Nick, i due squali,  erano arrivati a nuoto dalla parte opposta dell&#8217;isolotto, dove la Strega del mare, distesa in una sorta di vasca  di roccia su cui si rompevano le onde,  si dedicava ai suoi soliti trattamenti di bellezza. Addosso aveva una specie di tunichetta cortissima, di cuoio nero, stretta in vita da una cintura alta  di coralli e di pietre colorate. Sul viso si era spalmata una spessa maschera di fango, che doveva cancellare le piccole rughe intorno agli occhi e alla bocca; e mentre la maschera si asciugava, due polipetti le massaggiavano  le gambe e le braccia con le alghe, per  rendere la pelle morbida come seta e sciogliere i cuscinetti di grasso. Intendiamoci, non era né brutta né grassa la Strega del mare: era una bella streghina con le gambe lunghe lunghe, il naso all&#8217;insù, i capelli neri e gli occhi verdi. Era però vanitosissima , invidiosa e sospettosa;  se appena le veniva il dubbio che nelle acque della Corsica, della Liguria o della Sardegna qualcuno avesse visto una piccola sirena più bella e più giovane di lei, non aveva pace finché non aveva trovato una pettinatura nuova per i suoi capelli neri &#8211; lunghi e drittissimi-, o qualche cura di bellezza mai provata che le assicurasse una linea perfetta e una  pelle luminosa.  Prima ancora di arrivarle davanti, Stan e Nick ne sentirono la voce , terribilmente acuta, che sembrava rimbalzare tra le onde e le pareti di roccia nera:<br />
&#8211; Strofinate più forte! più forte! Dovete farmi dimagrire, mica farmi il solletico con quegli stupidi tentacoli&#8230; Volete finire nell&#8217;insalata di mare che mi mangerò stasera a cena?<br />
Mentre i polipetti terrorizzati si sforzavano più che potevano di massaggiare la Strega con la massima energia, i due squali salutarono la padrona agitando la coda, come due bravi cagnoni da guardia, e cominciarono a farle il loro rapporto:<br />
&#8211; Regina, è scattata la trappola della Grotta Azzurra! Abbiamo catturato un grosso delfino ! Vieni a vedere, Regina! Vieni a vedere che cosa abbiamo pescato!<br />
Con un gesto piuttosto villano, la Strega si sbarazzò dei poveri polipetti massaggiatori ributtandoli in fondo al  mare e  si sciacquò dal viso  la maschera di fango ; in meno di due minuti nuotava dietro ai suoi fidi squali che le facevano da guida, eccitatissima all&#8217;idea di aver preso prigioniero un delfino. Dovete sapere che per la Strega, sempre irritata, dispettosa e scontenta, l&#8217;allegria spensierata  dei delfini era un continuo motivo di fastidio. Era come la spina di un riccio che le si fosse infilata sotto l&#8217;unghia di un dito del piede: provava un dolore lancinante a vederli felici, e le sembrava che solo facendo loro del male , distruggendo in qualche modo la loro gioia, sarebbe riuscita ad avere un po&#8217; di sollievo. Così, quando vide Espiègle  umiliata e abbattuta dietro le fitte sbarre del cancello di ferro, provò una sensazione deliziosa, come se l&#8217;acqua di tutto il mare intorno al suo isolotto si fosse trasformata in sciroppo di zucchero.  Sedette sul piccolo scoglio nero davanti alla grotta e guardò con aria di trionfo la sua prigioniera, mentre Stan e Nick  scodinzolavano soddisfatti ai suoi piedi. Proprio in quel momento, del tutto inaspettato,  spuntò dall&#8217;acqua con la testa e con il petto  Yessèr, arrabbiato come non lo era mai stato in vita sua. Era un delfino piccolo, ma la sua voce risuonò alta e forte:<br />
-Strega del mare, libera subito la mia mamma! Ho detto <em>subito</em>, altrimenti farai i conti con me!<br />
La Strega fece un acido sorrisino, mentre Stan e Nick si tenevano la pancia con le pinne dal ridere:<br />
&#8211; Sai che paura! Ma se sei poco più grande di un&#8217;acciuga! Io a liberare la tua mamma non ci penso nemmeno: ho sempre desiderato avere un delfino nella grotta azzurra. I miei ospiti si divertiranno un sacco con le sue evoluzioni e  con i suoi tuffi.<br />
La situazione sembrava disperata, ma Yessèr si ricordò di certi antichi racconti di Nonno Cutberto che potevano tornargli utili.<br />
&#8211; Ascolta, Streghina. Tu conosci le leggi del mare e sai che a queste leggi devono ubbidire tutti, ma proprio tutti: le sirene e i marinai, gli squali e i delfini, i folletti e le streghe. Tra queste leggi ce n&#8217;è una che rispettano perfino i pirati barbareschi, quelli che vivono tra le palme e le sabbie dell&#8217;Africa . E&#8217; la legge che dice che un prigioniero può sempre essere riscattato: se i suoi amici o i suoi parenti pagano il riscatto, chi l&#8217;ha imprigionato lo deve per forza liberare. Tu dimmi  che riscatto vuoi per liberare la mia mamma e io lo pagherò nel giro di tre giorni.<br />
&#8211; Ma guarda l&#8217;acciughina che parla come un libro stampato! Ne sai di cose, per essere un delfinotto  che avrà sì e no un anno di vita! D&#8217;accordo, ti metterò alla prova, e se sarai in grado di pagare il riscatto la tua mamma sarà libera di tornare a casa. La vedi la mia cintura?<br />
Yessèr fissò gli occhioni cerchiati di nero sulla cintura scintillante.<br />
&#8211;  Bella, eh, la mia cintura?- continuò la Strega-  Vedi quanti coralli rossi, quante pietre di tutti i colori! Ci manca soltanto una cosa, che vorrei mettere qui, proprio nel mezzo: una bella perla nera!  Se me la porti entro tre giorni, lascerò libera la tua mamma, e potrete riprendere quelle vostre insipide capriole che vi piacciono tanto.<br />
La Strega non aveva ancora finito di parlare , e Nick e Stan ai suoi piedi non avevano ancora finito di far cenno  di sì con la testa, come facevano sempre,  che il delfinotto era già sfrecciato lontano, deciso a trovare la perla nera a qualsiasi costo. Espiègle lo seguiva con lo sguardo, preoccupata ma anche commossa dal suo coraggio; la Strega sogghignava, incredula e maligna  come i suoi squali; e Yessèr galoppava tra i cavalloni , scomparendo ogni tanto sotto la superficie dell&#8217;acqua, e ogni tanto riemergendo tra altissimi spruzzi. Veloce come il vento, veloce come il fulmine, veloce come un delfino.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p><em>3- continua</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">369</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alla ricerca della perla nera (#2)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/06/alla-ricerca-della-perla-nera-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2004 09:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Mariolina Bongiovanni Bertini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=364</guid>

					<description><![CDATA[di Mariolina Bongiovanni Bertini [Seconda puntata del racconto per le criature. Potete stampare il delfinotto qui di fianco e occupare la criatura con i pennarelli per un paio di minuti, giusto il tempo di fare quella benedetta telefonata che rimandate da stamattina. Nota del curatore: avevo scritto una canzone di argomento delfinesco. Credo che la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mariolina Bongiovanni Bertini</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/delfino.gif" alt="delfino.gif" align="left" border="0" height="231" hspace="4" vspace="2" width="238" /> <em>[Seconda puntata del racconto per le criature. Potete stampare il delfinotto qui di fianco e occupare la criatura con i pennarelli per un paio di minuti, giusto il tempo di fare quella benedetta telefonata che rimandate da stamattina. Nota del curatore: avevo scritto una canzone di argomento delfinesco. Credo che la si possa ascoltare cliccando <a href="http://www.nicolacampogrande.com/mp3/mosorro/tuttiflutti.mp3">qui</a>. Alla prossima. DV.]</em><br />
<span id="more-364"></span><br />
<strong>1. La Baia dei Delfini. </strong></p>
<p>“ Sino a un paio di secoli fa &#8211; cominciò Guglielmo &#8211; al porto dei Saraceni, allora totalmente disabitato, viveva in buona armonia un branco di delfini; delfini con il rostro lungo, come quelli che più facilmente si trovano vicino alle coste, con gli occhi ben cerchiati di nero e il petto bianchissimo. La nostra storia comincia nel 1802, in una mattina d&#8217;estate, e ha come personaggi principali una simpatica delfina di nome Espiègle (che in francese significa monella, sfacciata, giocherellona) e il suo cucciolo, un vivace delfinotto chiamato invece Yessèr.”<br />
-Yessèr? E che razza di nome è? &#8211; interruppe il Tigrotto, sempre petulante e polemico,  &#8211; Come fa uno a chiamarsi Yessèr?<br />
“ Ora ve lo spiego &#8211; riprese paziente Guglielmo &#8211; ma dovete promettere di non interrompermi più, altrimenti finiamo domani mattina. Dunque, dovete sapere che quando Espiègle aspettava il suo cucciolo &#8211; che sarebbe nato, come tutti i delfini, tra la fine della primavera e l&#8217;inizio dell&#8217;estate- non c&#8217;era delfino del branco né animaletto del mare che non avesse qualche consiglio da darle su come battezzarlo. Mentre facevano i loro balzi e le loro capriole all&#8217;indietro nel tranquillo specchio d&#8217;acqua davanti al porto, che allora si chiamava Baia dei Delfini, amici e parenti non stavano zitti un solo minuto:<br />
&#8211; Espiègle, mi è venuto in mente un nome originalissimo: Princisbecco!<br />
&#8211; Espiègle, è più bello quello che ho pensato io: Scilinguagnolo!<br />
&#8211; Macché Scilinguagnolo, ci vuole un nome corto: Flip!<br />
&#8211; Flip, Flip&#8230; non è mica un cane! Fulmine, piuttosto.<br />
&#8211; Fulmine? Ma è un nome da cavallo, Fulmine!<br />
Ci si mettevano anche i gabbiani:<br />
&#8211; Espiègle, Espiègle, perché non lo chiami Volapuk?<br />
Quanto alla  medusa Carlotta, forse la più vecchia amica di Espiègle, non rinunciava certo a dire la sua:<br />
&#8211; Che cosa se ne fa di un nome senza il cognome? Io ho l&#8217;idea migliore di tutte, la più completa: lo chiameremo Polifemo Piccantini!<br />
Espiègle, che già per carattere faceva sempre tutto di testa sua , dei consigli di amici e parenti non ne voleva proprio sapere. Prese allora una decisione che risolveva la faccenda senza offendere nessuno. Se ne sarebbe andata al largo a fare una bella nuotata; e il primo nome che le fosse capitato di sentire quella mattina, sarebbe diventato il nome del suo cucciolo. Mentre nuotava nel mare limpido e calmo, vide d&#8217;un tratto un piccolo,  elegantissimo veliero con la bandiera inglese. Quella fatta così:</p>
<p>Ai delfini piace molto seguire le imbarcazioni, o saltarci intorno: sono animali socievoli, amanti della compagnia. Così anche Espiègle cominciò a fare qualche garbata evoluzione intorno alla piccola nave, osservando curiosa l&#8217;unico passeggero seduto sul ponte. Era un signore alto con i capelli grigi, vestito di velluto color nocciola; i bottoni d&#8217;argento della sua lunga giacca scintillavano al sole. D&#8217;un tratto, da sottocoperta, salì un altro signore, vestito di nero ma con la camicia bianca, e  si mise sull&#8217;attenti davanti al signore seduto, come per ascoltarne gli ordini. Allora il signore seduto cominciò a fargli la lista di tutto quello che voleva per colazione (in inglese, naturalmente): uova fritte con la pancetta, salamini in salsa, patate, pesce fritto, budino, té bollente, toasts con la marmellata d&#8217;arancia&#8230; E a ogni piatto o cibo che nominava, l&#8217;altro sull&#8217;attenti rispondeva:<br />
-Yes, Sir! &#8211;<br />
-Yessèr, Yessèr&#8230; eccolo il nome che cercavo! Così si chiamerà il mio cucciolo!- pensò Espiègle soddisfatta. E quando una settimana dopo nacque il suo piccolo, spingendolo pian piano verso il pelo dell&#8217;acqua perché respirasse, gli sussurrò gentilmente:<br />
-Benvenuto, Yessèr! Benvenuto a questo mondo, benvenuto nel mare di Varigotti!<br />
Era passato soltanto un anno dalla nascita di Yessèr e già il piccolo delfino aveva esplorato, seguendo Espiègle, tutto il tratto di mare che va da Noli a Finalmarina. Espiègle filava velocissima tra le onde, e lui dietro; saltava verso l&#8217;alto ricadendo sulla pancia, e così faceva anche lui; saltava un&#8217;altra volta, lasciandosi cadere sul dorso o sul fianco, e lui la imitava alla perfezione, prendendo a schiaffi la superficie dell&#8217;acqua con la pinna della coda. La mattina d&#8217;estate nella quale comincia questa storia, il mare era piuttosto grosso.  Espiègle aveva voglia di nuotare molto ma molto al largo, fino a quel punto lontanissimo da cui la costa diventa una righina quasi invisibile; e Yessèr, come al solito, non domandava di meglio che andarle dietro, ripetendone salti e capriole nella speranza di diventare disinvolto e sicuro come lei. Stavano per partire , quando il più anziano delfino del branco, nonno Cutberto, fece qualche balzo verso di loro, guardandoli con aria di disapprovazione, e cominciò ad ammonirli:<br />
&#8211; Espiègle, Yessèr, dovete smetterla di andare in giro da soli! E soprattutto, non vi dovete allontanare troppo! Sapete che cosa succede ai delfini e alle balene che finiscono sulla spiaggia, e non riescono più a tornare in acqua? E le reti dei pescatori, sapete quanto sono pericolose le reti dei pescatori? Ai miei tempi&#8230;<br />
Quando nonno Cutberto cominciava a spiegare quanto i suoi tempi fossero  più tranquilli , pacifici e sicuri  dei tempi attuali , il rischio era che si facesse notte ben prima che avesse finito.<br />
&#8211; Uffa- pensava Espiègle &#8211; io queste storie le ho già sentite mille volte !<br />
&#8211; Uffa- pensava Yessèr &#8211; non se ne può proprio più!<br />
Nei primi anni di vita, i delfinotti leggono nel pensiero della loro mamma, e sono sempre d&#8217;accordo con lei. E&#8217; così che imparano a pensare, proprio come imitando i suoi tuffi  imparano a fare quelle capriole spettacolari che lasciano a bocca aperta i marinai . Nonno Cutberto non aveva ancora finito di predicare, e già Espiègle filava verso l&#8217;orizzonte, uscendo dall&#8217;acqua ogni due o tre metri, per respirare. Yessèr le teneva dietro, cercando di nuotare il più veloce possibile. A ogni balzo fuori dall&#8217;acqua, si sentiva più leggero e felice. &#8211; Andremo così lontano-  pensava- che nessuno riuscirà a raggiungerci, tanto meno nonno Cutberto! Andremo dove nessun delfino di Varigotti è mai riuscito ad arrivare!- E mentre uscendo dall&#8217;acqua si avvitava su se stesso, dritto sulla coda, era proprio contento; come un bambino che si tuffi in un grande mucchio di foglie secche, mentre la mamma lo guarda sorridendo ,  o  come un piccolo pipistrello , guidato anche lui dalla sua mamma, che impari  a farsi portare dal vento ad ali aperte, nel cielo pallido dove si accendono, sopra le colline nere, le prime stelle.</p>
<p>&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>2 &#8211; continua</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		<enclosure url="http://www.nicolacampogrande.com/mp3/mosorro/tuttiflutti.mp3" length="2047965" type="audio/mpeg" />

		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">364</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alla ricerca della perla nera (#1)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/03/alla-ricerca-della-perla-nera-1/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/03/alla-ricerca-della-perla-nera-1/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Apr 2004 21:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Mariolina Bongiovanni Bertini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=359</guid>

					<description><![CDATA[di Mariolina Bongiovanni Bertini [Ecco il racconto &#8220;fatto in casa&#8221; destinato ai visitatori di Nazione Indiana dotati di criature, siano esse reali o interiori. Ve lo affiggo a puntate, come un vero feuilleton. Ringrazio Mariolina per averlo regalato a mia figlia e permesso di distribuirlo a tutti. Un abbraccio a tutte le criature. DV.] Prologo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mariolina Bongiovanni Bertini</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/perlanera.jpg" alt="perlanera.jpg" align="left" border="0" height="84" hspace="4" vspace="2" width="89" /> <em>[Ecco il racconto &#8220;fatto in casa&#8221; destinato ai visitatori di Nazione Indiana dotati di criature, siano esse reali o interiori.<br />
Ve lo affiggo a puntate, come un vero feuilleton.<br />
Ringrazio Mariolina per averlo regalato a mia figlia e permesso di distribuirlo a tutti.<br />
Un abbraccio a tutte le criature. DV.]</em><br />
<span id="more-359"></span><br />
<strong>Prologo . La notte dei lampi-senza-tuono</strong></p>
<p>Nelle notti serene o nelle belle giornate di sole, Varigotti è un paesino della costa ligure come tanti altri, stretto tra il mare e la collina, con le sue casette rosa o gialle dal tetto piatto, qualche cupoletta che ricorda il passaggio degli arabi e, in alto, la torre saracena tra il cielo e gli ulivi, come una sentinella che sorvegli tutto quanto dalla cima di Punta Crena.  Questo pacifico panorama però cambia completamente in certe notti di agosto, le notti più magiche e terrificanti di tutta l&#8217;estate: quelle notti che io chiamo le Notti-dei-lampi-senza-tuono. Non sono notti di vento o di pioggia: l&#8217;aria è immobile, calda e come impregnata di un&#8217;acqua dolce invisibile che non si decide a cadere. Sul mare si ammucchiano nuvoloni grossi e scuri di tutte le forme possibili: giganteschi funghi, dischi volanti, faccioni dalle guance a palloncino, dinosauri, balene. D&#8217;un tratto, una luce bianchissima ne illumina uno, da sotto; poi si spegne, ed è un&#8217;altra figura ad accendersi per un istante, come se il lampo la disegnasse a tratti splendenti sullo sfondo scurissimo. A volte lo spettacolo, nel più profondo silenzio, dura tutta la notte, ed è molto difficile, in quel caso, decidere di andarsene a letto, staccarsi dalle finestre rivolte verso il mare,  distogliere lo sguardo da quella cavalcata di spettri che cambiano profilo di continuo a seconda che il lampo li investa dal basso o dall&#8217;alto, oppure li squarci attraversandoli da un capo all&#8217;altro, a zig zag. Proprio in una di queste notti &#8211; dico notte, ma saranno state le dieci di sera- sulla terrazza grande che fa da tetto alla casa di Mariolina, in riva al mare, Evelina e il suo vecchio amico, il pipistrello Guglielmo, se ne stavano a guardare il cielo illuminato a giorno: Guglielmo appeso a testa in giù (è la sua posizione preferita) a una delle corde per stendere la biancheria, Evelina compostamente seduta per terra, con l&#8217;orsacchiotta Tedda in braccio da una parte ,  il Tigrotto dall&#8217;altra e gli occhioni ben spalancati per non perdere nemmeno un guizzo dei candidi lampi tra le mutevoli montagne di nubi.<br />
D&#8217;un tratto, proprio mentre un lampo più bianco degli altri tracciava in un nuvolone l&#8217;immagine sogghignante di un orco, Evelina sussultò.<br />
&#8211; Guglielmo-, chiamò a bassa voce &#8211; Guglielmo, ho paura che a Tedda stia venendo la febbre. Ha la fronte caldissima, batte i denti e le trema un orecchio, quello che è stato ricucito dalla mia mamma. Ce l&#8217;avresti un po&#8217; di tachipirina?<br />
-Accidenti, Eve &#8211; brontolò Guglielmo &#8211; Non ce l&#8217;ho, a noi pipistrelli la febbre non viene mai. Avrei lo sciroppo di mosche del dottor Pipistrone, che serve contro la tosse: andrà bene lo stesso?<br />
A sentir nominare lo sciroppo di mosche, Tedda cominciò a battere i denti ancora più forte, per lo schifo, mentre il Tigrotto, sempre pronto a immischiarsi di quello che non lo riguarda, batteva gli zampini:<br />
-Sì, sì, che bello! Voglio vedere Tedda che beve la spremuta di mosche! Dài, Tedda, dài! Chissà che buona, la spremuta di mosche!<br />
Evelina lo zittì con uno sculaccione poi, molto preoccupata, si tolse la felpa rosa per avvolgere ben bene l&#8217;orsacchiotta, come fosse in un sacco a pelo. Nel frattempo Guglielmo aveva chiamato il dottor Pipistrone con il cellulare e gli stava esponendo il caso di Tedda con tutti i particolari, compreso il tremito dell&#8217;orecchio, che sembrava il sintomo più inquietante.<br />
&#8211; Hum, hum- si raschiò la gola il dottor Pipistrone per darsi importanza &#8211;  la malata è molto raffreddata, le cola il naso?<br />
&#8211; Ma no, per niente, rispose Guglielmo dopo aver consultato Evelina con lo sguardo.<br />
&#8211; Allora &#8211; tuonò il dottor Pipistrone, solenne e pomposo come al solito, &#8211; non ci sono dubbi, né sulla <em>diagnosi</em>, né sulla <em>terapia</em>&#8230;<br />
&#8211; Ma dottore, lasci perdere questi paroloni, e ci dica che cos&#8217;ha Tedda e che cosa dobbiamo fare per farla guarire.<br />
&#8211; Tedda ha una gran crisi di Tremarella, caro il mio Guglielmo, e per farla guarire c&#8217;è una sola cura: raccontarle una bella fiaba che finisca bene, in modo da farle passare la paura che, nelle Notti-dei-lampi-senza-tuono, viene un po&#8217; a tutti quanti. Comunque, anche una bella cucchiaiata di sciroppo di mosche male non le farà, agirà sulla &#8230;<br />
Prima che il dottor Pipistrone ricominciasse con i suoi incomprensibili termini medici, Guglielmo lo ringraziò calorosamente e chiuse la comunicazione. Sempre appeso a testa in giù, posò lo sguardo su Evelina, su Tedda imbacuccata e sul Tigrotto, che alla luce dei lampi lo guardavano preoccupati. &#8211; Miei cari &#8211; annunciò &#8211; la febbre di Tedda è una febbre da fifa, e secondo il dottor Pipistrone c&#8217;è un solo modo di farla passare: raccontarle una fiaba bella lunga, che la distragga dalle sue paure.<br />
&#8211; Io saprei la storia del Golem &#8211; intervenne Evelina, piena di buona volontà.<br />
&#8211; La storia del Golem! Ma quella fa più paura di tutti i lampi messi insieme!- protestò Guglielmo . &#8211; Minimo minimo, con la storia del Golem a Tedda le viene la febbre a quarantadue&#8230; E se invece vi raccontassi io una fiaba, una fiaba di quando a Varigotti c&#8217;erano i delfini?<br />
Alla parola &#8220;delfini&#8221;, Evelina fece un salto di gioia, Tedda smise di battere i denti e  Tigrotto cominciò a fare le fusa; allora Guglielmo capì di essere sulla buona strada, si mise comodo, sempre a testa in giù, e cominciò a raccontare. Neanche a farlo apposta, proprio mentre cominciava, il lampo disegnò nel cielo due nuvole allungate, una grande e una piccola, due nuvole che sembrava avessero il rostro, le pinne e la coda: una mamma delfino accompagnata dal suo piccolo, che attraversava a grandi balzi il cielo in tempesta, nel bagliore silenzioso dei fulmini muti.</p>
<p>&#8212;-</p>
<p><em>1 &#8211; continua</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/03/alla-ricerca-della-perla-nera-1/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">359</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-06-19 19:38:27 by W3 Total Cache
-->