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	<title>maurizio cattelan &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Normali, normali, normali, normali, normali, normali, normali, normali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 11:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Carnaroli]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Luisa Betti]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio cattelan]]></category>
		<category><![CDATA[Montalto di Castro]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza]]></category>
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					<description><![CDATA[(Alessandra Carnaroli mi manda una poesia su questa vicenda. 6 anni fa a Montalto di Castro 8 minorenni violentano 1 ragazza di 15 anni. Quando il fatto viene denunciato il paese, sindaco compreso, insorge: sono bravi ragazzi, normali. Gli avvocati della difesa sostengono che gli 8 rapporti fossero &#8220;consecutivi e consensuali&#8221;. Nei giorni scorsi arriva una sentenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/cattelan-2008.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45291" style="width: 402px;height: 702px" alt="cattelan 2008" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/cattelan-2008.jpg" width="410" height="735" /></a></p>
<p><em>(Alessandra Carnaroli mi manda una poesia su questa vicenda. 6 anni fa a Montalto di Castro 8 minorenni violentano 1 ragazza di 15 anni. Quando il fatto viene denunciato il paese, sindaco compreso, insorge: sono bravi ragazzi, normali. Gli avvocati della difesa sostengono che gli 8 rapporti fossero &#8220;consecutivi e consensuali&#8221;. Nei giorni scorsi arriva <a href="http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/2013/03/26/anti-sentenza-montalto-litalia-ferma-a-processo-per-stupro/" target="_blank">una sentenza </a>che lascia sbigottiti.)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>poesia venuta con la rima</p>
<p>8 rapporti</p>
<p>consecutivi</p>
<p>consecutivi</p>
<p>consecutivi</p>
<p>consecutivi</p>
<p>consecutivi</p>
<p>consecutivi</p>
<p>consecutivi</p>
<p>consecutivi<span id="more-45290"></span></p>
<p>e consensuali</p>
<p>perché bravi</p>
<p>ragazzi (branco coerente)</p>
<p>costanti. sani.</p>
<p>senza alcuni disturbo</p>
<p>della personalità. in una sola parola</p>
<p>normali.</p>
<p>normali</p>
<p>normali</p>
<p>normali</p>
<p>normali</p>
<p>normali</p>
<p>normali</p>
<p>normali.</p>
<p>se disturbati</p>
<p>forse</p>
<p>si sarebbero</p>
<p>fermati (prima).</p>
<p>il sindaco di</p>
<p>Montalto</p>
<p>intanto</p>
<p>paga</p>
<p>le spese per gli avvocati</p>
<p>degli imputati</p>
<p>(come difendere /del resto</p>
<p>una che resta</p>
<p>a terra mentre</p>
<p>le sue amiche fanno</p>
<p>festa</p>
<p>mentre i pini</p>
<p>pure</p>
<p>a lato</p>
<p>quale stupro</p>
<p>se l&#8217;hai</p>
<p>data /un testimone parla</p>
<p>di</p>
<p>offertasessuale parla di</p>
<p>coperta</p>
<p>inferta</p>
<p>con la forza</p>
<p>tu coperta</p>
<p>facilissima da</p>
<p>piegare</p>
<p>ora sei</p>
<p>un cambio di stagione</p>
<p>invernale)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Nell&#8217;immagine una scultura di Maurizio Cattelan, senza titolo, 2008]</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Organismi Foneticamente Modificati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2004 10:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio cattelan]]></category>
		<category><![CDATA[tiziano scarpa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Tiziano Scarpa Oggi Maurizio Cattelan (nell’immagine, uno dei suoi lavori più famosi, La Nona Ora, 1999) riceve una laurea ad honorem in sociologia dall’Università di Trento. Per l’occasione, la rivista “Work. Art in progress”, mi ha chiesto un intervento. _______________________________ IL MIO AMICO VENETO: Be’, almeno un caffè poteva offrirtelo… IO: E perché avrebbe [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Tiziano Scarpa</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/A021716.jpg" alt="A021716.jpg" align="left" border="0" height="225" hspace="4" vspace="2" width="300" /><em>Oggi <strong>Maurizio Cattelan</strong> (nell’immagine, uno dei suoi lavori più famosi, <strong>La Nona Ora</strong>, 1999) riceve una <strong>laurea ad honorem</strong> in sociologia dall’<strong>Università di Trento</strong>. Per l’occasione, la rivista “<strong>Work. Art in progress</strong>”, mi ha chiesto un intervento.</em><br />
_______________________________</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Be’, almeno un caffè poteva offrirtelo…</p>
<p><strong>IO</strong>: E perché avrebbe dovuto?</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Non fare il modesto. Nel 1998 tu pubblichi la storia di un papa travolto da una frana, il successore di <strong>Karol Wojtyla</strong> resta prigioniero di un masso, disteso a terra con una gamba spezzata, mentre è in vacanza sulle Dolomiti…</p>
<p><strong>IO</strong>: Ah, per quella faccenda lì, dici… Coincidenze.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Tu minimizzi, ma la statua di <strong>Wojtyla</strong> colpito da un meteorite…<br />
<span id="more-348"></span><br />
<strong>IO</strong>: Non è una statua.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Sì, insomma, chiamala come vuoi: il pupazzo, il manichino, il clone iperrealista…</p>
<p><strong>IO</strong>: A me invece ha fatto piacere… Una sintonia fra il mio lavoro e quello di un artista della mia epoca. Metti pure che si sia ispirato al mio racconto: e allora? La cosa mi farebbe onore.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Ti fa onore che uno diventi ricco e famoso con un’idea tua?</p>
<p><strong>IO</strong>: Non è proprio così, dài. L’idea è simile, ma tanto per cominciare il <strong>Wojtyla</strong> della <strong>Nona Ora </strong>è tridimensionale, reale. Non è un semplice fantasma mentale evocato dalle parole.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Be’, certo. Ma è ovvio. Lavorate con materiali diversi. Tu le parole, lui le immagini.</p>
<p><strong>IO</strong>: Piano: si fa presto a dire <strong>immagini</strong>. C’è stato tutto un lavoro di resa dei dettagli, nella <strong>Nona Ora</strong>. La carnagione, le vesti, la porosità della roccia, i frammenti di vetro. Un artista deve prendersi la briga di fartele vedere, queste cose, e il rischio di realizzarle difettosamente, o di mettere in scena un ammasso kitsch, è sempre in agguato. A me la <strong>Nona Ora</strong> continua a impressionare molto per la sua forza visionaria, quasi sguaiata… Ma nello stesso tempo è anche un’opera molto elegante.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Ma l’immagine di un papa colpito da una roccia c’era già nel tuo racconto…</p>
<p><strong>IO</strong>: Ti dico, le nostre due “immagini” possono avere qualche somiglianza, ma alla fine raccontano due storie diverse. Nel mio racconto, il papa rimane sotto la frana, sopravvive grazie a una cappa d’aria, ha un masso che gli pesa sulla gamba fratturata, viene salvato da una coppia di esseri umani selvatici che vivono in una caverna. È l’inizio di un’avventura che lo fa regredire a una dimensione esistenziale precristiana, creaturale. Si spoglia della sua identità, del suo nome, della sua storia, comincia a chiedersi che cosa sono le parole, lo sguardo, il cielo… Non è più sicuro di niente. Vede il mondo per la prima volta…</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Mentre nella <strong>Nona Ora</strong> sembra che Dio castighi <strong>Wojtyla</strong>.</p>
<p><strong>IO</strong>: Sì, quella mi pare un’opera più esplicitamente politica, a metà fra bestemmia e battuta satirica. Il papa è infagottato nei suoi paramenti, sta celebrando una funzione liturgica: dobbiamo immaginare una folla molto grande che lo attornia, e un collegamento televisivo in mondovisione… e improvvisamente c’è questa assurda coincidenza del caso, questo prodigio della balistica interplanetaria, questa irruzione da un altro mondo, questo intervento soprannaturale… O questo miracolo punitivo, forse. Dio, o chi per Lui, prende perfettamente la mira, decide di stroncare il pontefice con un meteorite, visto che non ce l’hanno fatta gli uomini. Una divinità terrorista fa un attentato al Papa… È l’opera di un’<strong>Ali Agca</strong> teologo!</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Il tuo racconto è più intimista…</p>
<p><strong>IO</strong>: Quello di <strong>Cattelan</strong> è decisamente più spettacolare. È una visione spettacolaristica, che infatti è riuscita a circolare molto più efficacemente, nella società dello spettacolo…</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Come l’hai chiamato?</p>
<p><strong>IO</strong>: Chi?</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: L’artista.</p>
<p><strong>IO</strong>: Cattelan. <strong>Maurizio Cattelan</strong>. Non è di lui che stiamo parlando, scusa?</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Sì, ma come lo pronunci.</p>
<p><strong>IO</strong>: C<strong>à</strong>ttelan.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Ma guarda che si dice Cattel<strong>à</strong>n. Maurizio <strong>Cattelàn</strong>. È veneto. Di Padova.</p>
<p><strong>IO</strong>: Eh, lo so, ma ormai tutti dicono <strong>Càttelan</strong>.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Come B<strong>è</strong>netton. Sono cognomi veneti che hanno subito una proparossitonizzazione.</p>
<p><strong>IO</strong>: Come??</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Nomi che erano ossitoni, o tronchi – insomma, con l’accento sull’ultima sillaba – Benett<strong>ó</strong>n, Cattel<strong>à</strong>n, sono diventati famosi all’estero e adesso si pronunciano all’inglese, con l’accento sulla prima sillaba: B<strong>è</strong>netton, C<strong>à</strong>ttelan…</p>
<p><strong>IO</strong>: C’era anche quello stilista delle nostre parti, ti ricordi? <strong>Piero Cardìn</strong>…</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Sì, che ha fatto fortuna in Francia, ed è diventato <strong>Pierre Cardin</strong>, pronunciato alla francese, “<strong>Cardèn</strong>”, con l’ultima sillaba nasalizzata…</p>
<p><strong>IO</strong>: Succedeva intorno agli anni Sessanta, Settanta. <strong>Parigi</strong> era ancora la capitale della moda mondiale. Prima dell’ascesa della moda italiana.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Essere stilisti significava essere francesi. Era necessario travestirsi da francesi. Non potevi presentarti sul mercato con un cognome veneto. Con quel diminutivo misero, poi! Il suffisso delle cosine: <strong>-ìn</strong>, <strong>Cardìn</strong>. Un piccolo cardo, o un piccolo cardatore di lana… Impossibile!</p>
<p><strong>IO</strong>: Poi c’era anche la fabbrica di elettrodomestici… Quella di <strong>Conegliano</strong>.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: La Z<strong>ò</strong>ppas!</p>
<p><strong>IO</strong>: A Conegliano si era sempre pronunciato “<strong>Soppàss</strong>”.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Ma il passaggio da <strong>Soppàss</strong> a <strong>Zòppas</strong> è un’altra cosa ancora. È il dialetto che si traslittera in italiano. Perde in autenticità, in espressività, ma ci guadagna in decoro. Nel momento in cui una fabbrica vende i suoi prodotti a tutta la nazione, deve parlare la lingua di tutti. Prima comunicava <em>inter nos</em>: “<strong>Soppàss</strong>” era un rapporto di fiducia tra compaesani, “noi ci capiamo, non ti tiro una fregatura, sei del mio paese, ti ricevo in casa mia in canottiera e ciabatte perché c’è confidenza fra noi, niente formalità, ti offro un bicchiere di vino buono”&#8230; Con la traslitterazione in italiano, invece, ci si presenta in società in giacca e cravatta, si mette il vestito buono, l’uniforme seria. La fonetica è persino più importante dell’evocazione semantica, perché ovviamente <strong>Zòppas</strong>, pronunciato così, fa venire in mente una donna zoppa, un difetto… Ma nonostante questo, Zòppas suona meglio di “Soppàss”… che è in assonanza con <strong>sconquasso, ammasso, fracasso, collasso</strong>… cose caotiche, catastrofiche.</p>
<p><strong>IO</strong>: E Benett<strong>ò</strong>n?</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: è un cognome greve, con quel suffisso eccessivo, accrescitivo: -ón, <strong>Benettone</strong>, <strong>panettone</strong>&#8230; B<strong>è</strong>netton <strong>sposta l’accento</strong>, letteralmente:  e cioè <strong>focalizza l’attenzione altrove</strong>, la distoglie da quel nasone, da quell’escrescenza un po’ grottesca, quell’esuberanza dialettale: “<strong>-ón</strong>”.  È una sillaba grave, baritonale, pronunciando <strong>Benettón</strong> in dialetto si scende anche musicalmente, nella tonìa fonica, le prime due sillabe, “be-ne-“ si pronunciano, mettiamo, con due note ripetute, facciamo due <strong>mi</strong>, mentre il finale “<strong>-ttón</strong>” scende di uno o due note, è un <strong>re</strong>, un <strong>do</strong>, rende più scura la parola, in veneto si pronuncia con la “o” chiusa, Benettón: suona un po’ greve, contadinesco… Il contrario del sofisticato…</p>
<p><strong>IO</strong>: La conquista del mercato mondiale ha cambiato tutto.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Certo. La mutazione fonetica di questo cognome rappresenta, simbolicamente, la globalizzazione di alcuni marchi. <strong>Benetton</strong> ha sponsorizzato le auto di <strong>Formula Uno</strong>, ha vinto il Campionato Mondiale, e poi il cognome Benetton si è ridotto a un elemento del sintagma angloamericano “<strong>United Colors of Benetton</strong>”, che è il vero marchio… Noi italiani pronunciamo la parola <strong>Benetton</strong> non filologicamente, secondo la sua origine locale, ma come la pronuncia il mercato mondiale: B<strong>è</strong>netton. E “<strong>Bènetton</strong>” non produce vestiti con caratteristiche locali, ma capi di vestiario che possano andare bene in tutto il mondo.</p>
<p><strong>IO</strong>: Be’, <strong>Càttelan</strong> almeno non è una ditta.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Ma sì che lo è. Anche tui lo sei.</p>
<p><strong>IO</strong>: Ma <strong>Càttelan</strong> non ha sponsorizzato macchine, come <strong>Bènetton</strong>!</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Però fa il testimonial per un marchio di vestiti.</p>
<p><strong>IO</strong>: Oh be’, non è l’unico… Ma parlami della sua storia fonetica.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Anche in questo caso una versione cognominale globalizzata. La vicenda del suo cognome coincide con quella dell’arte italiana recente. Per essere riconosciuti come grandi artisti in Italia, bisogna aver avuto successo nel mercato mondiale, valer a dire nel mondo anglosassone, in America soprattutto, o comunque in quella <em>koinè</em> culturale dei circuiti internazionali (critici, galleristi, curatori, istituzioni museali, riviste d’arte…) che si esprimono in inglese. I due artisti italiani più famosi nel mondo hanno nomi, o inglesi: <strong>Vanessa Beecroft</strong>, oppure…</p>
<p><strong>IO</strong>: Scusa se ti interrompo, ma mi hai fatto venire in mente una storia che ho sentito dal direttore della più famosa collana di fantascienza pubblicata in Italia e venduta in edicola, “<strong>Urania</strong>”: quando stampavano i romanzi di <strong>Ben Bova</strong> vendevano meno copie, perché sembra un cognome italiano, e i nostri lettori non volevano autori di fantascienza nostrani, perché per raccontare di astronavi e di alieni bisogna essere americani. Il futuro non ci appartiene, e nemmeno l’immaginazione del futuro… Il monopolio della visione non è nostra. Ma ho divagato, scusami…</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Non preoccuparti. Che poi mi risulta che la <strong>Beecroft</strong> si chiami proprio così. Voglio dire, non credo sia uno pseudonimo.</p>
<p><strong>IO</strong>: Nemmeno <strong>Càttelan</strong> è uno pseudonimo. E non è un nome inglese.</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Ma ha subìto questa mutazione fonetica del cognome.</p>
<p><strong>IO</strong>: È un organismo foneticamente modificato!</p>
<p><strong>IL MIO AMICO VENETO</strong>: Sì. Ci è “tornato indietro”, in Italia, in forma globalizzata, anglificata. Da padovano, <strong>Cattelàn</strong>, <strong>Castelàn</strong>, <strong>Cappelàn</strong>, castellano, cappellano, eccetera (le parole simili che vengono spontaneamente alla lingua a noi veneti sono parecchie)… a artista internazionale, ovvero foneticamente angloamericano: Càttelan. Tipo C<strong>à</strong>meron, S<strong>ù</strong>therland, W<strong>ì</strong>nterson…</p>
<p>____________________________________________</p>
<p><em>Per inserire commenti vai a &#8220;Archivi per mese – marzo 2004&#8221;</em></p>
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		<title>Piacenza, 10 maggio 2003</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/05/08/piacenza-10-maggio-2003/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2003 22:48:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[aldo nove]]></category>
		<category><![CDATA[antonio riello]]></category>
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					<description><![CDATA[Cover Theory L’arte contemporanea come re-interpretazione a cura di Marco Senaldi OFFICINA DELLA LUCE, ex Centrale Emilia via Nino Bixio 27, Piacenza inaugurazione: sabato 10 maggio 2003, ore 19 dall’11 maggio al 29 giugno 2003 orario: martedì-domenica, ore 16-20 Cover’s Masters Alighiero Boetti, Marcel Broodthaers, James Lee Byars, Robert Longo, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Salvo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cover Theory<br />
L’arte contemporanea come re-interpretazione</strong><br />
a cura di <strong>Marco Senaldi</strong><br />
OFFICINA DELLA LUCE, ex Centrale Emilia<br />
<span id="more-34"></span><br />
via Nino Bixio 27, <strong>Piacenza</strong><br />
inaugurazione: sabato 10 maggio 2003, ore 19<br />
dall’11 maggio al 29 giugno 2003<br />
orario: martedì-domenica, ore 16-20</p>
<p><strong>Cover’s Masters</strong></p>
<p>Alighiero Boetti, Marcel Broodthaers, James Lee Byars, Robert Longo, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Salvo, Antonio Trotta</p>
<p><strong>Special Covers</strong></p>
<p>Stefano Arienti, Bertozzi &amp; Casoni, Mike Bidlo, Vincenzo Cabiati + Armin Linke, Pierluigi Calignano, Massimo Carozzi, Maurizio Cattelan, Loris Cecchini, Douglas Coupland, Roberto Cuoghi + Valerio Carrubba, Thomas Demand, Antonio De Pascale, e.g.ø, Eredi Brancusi, Maurizio Finotto, Fischli &amp; Weiss, Sylvie Fleury, Fulvio Guerrieri + Paola Dallavalle, Massimo Kaufmann, Thorsten Kirchhoff, Michele Lombardelli, Claudia Losi, Mauro Maffezzoni, Eva Marisaldi, Amedeo Martegani, Maurizio Mercuri, Sabrina Mezzaqui, Paul D. Miller a.k.a. DJ Spooky, Yasumasa Morimura, Simon Morley, Luis Felipe Ortega + Daniel Guzman, Luca Pancrazzi, Leonardo Pivi, Richard Prince, Tobias Rehberger, Antonio Riello, Lorenzo Scotto Di Luzio</p>
<p><strong>Eventi speciali nella serata inaugurale: </strong></p>
<p><strong>Special Guest Poetry</strong></p>
<p>Raul Montanari + Aldo Nove + Tiziano Scarpa: reading di poesie-cover dal loro libro Nelle galassie oggi come oggi: Covers, Einaudi, 2001</p>
<p><strong>Special Guest Music </strong></p>
<p>Stereoelectric Sound System: DJ set con &#8220;cover di cover&#8221;</p>
<p><strong>Eventi a latere</strong></p>
<p>Nel corso dell’esposizione si susseguiranno serate &#8220;a tema&#8221;:</p>
<p><strong>domenica 11 e domenica 25 maggio</strong>, ore 18,30: Rivisitazione, brani classici, neoclassici e contemporanei, interpretati dall’Accademia di danza Domenichino da Piacenza sotto la direzione di Giuseppina Campolonghi</p>
<p><strong>sabato 24 maggio</strong>, ore 18: Installazione sonora, a cura di Fringers Records</p>
<p><strong>giovedì 12 giugno</strong>, ore 18: Originale, copia, re-interpretazione, dibattito intorno ai temi di <strong>Cover Theory</strong> a cui saranno invitati filosofi, antropologi, critici ecc. L’idea è di trasformare la classica forma-convegno in un talk-show, ambientato nella scenografia costituita dalla mostra stessa, con risposte a domande anziché interventi lunghi.</p>
<p><strong>Concetto della mostra</strong></p>
<p>Il concetto di <strong>cover</strong> proviene dalla pratica, abbondantemente in uso nel mondo della musica contemporanea, consistente nel realizzare versioni alternative di pezzi famosi, appunto le cosiddette <strong>cover</strong> (in inglese &#8220;copertina&#8221;, nel senso di brano famoso o di successo che appare sulla copertina del disco). La diversa interpretazione, il remix, la nuova versione, si sovrappone al brano originale, talvolta in lingua diversa, con arrangiamenti diversi, ma costituisce sempre un’opera a se stante, che vive di vita propria indipendentemente dall’originale. Gli esempi sono infiniti, da <em>Pregherò</em> di Ricky Gianco, cantata da Celentano, ripresa dall’inglese <em>Stand by Me</em>, alla versione punk a opera dei Sex Pistols di <em>My Way</em> di Sinatra, dai Balanescu Quartet che nell’album <em>Possessed</em> hanno fatto ben quattro cover di brani dei Kraftwerk, tra cui <em>Autobahn</em>, a <em>Tainted Love</em> dei Soft Cell &#8220;coverizzata&#8221; da Marilyn Manson. Nel 2000 e nel 2002, Franco Battiato ha realizzato due interi cd di cover (Fleurs e Fleurs 3) riscuotendo un enorme successo.</p>
<p>Recentemente questo meccanismo, preso a prestito dalla musica, è però dilagato anche in altri ambiti espressivi: in poesia, ad esempio, sono nate le <strong>covers</strong> a opera dei tre scrittori/poeti Raul Montanari, Aldo Nove, Tiziano Scarpa (Einaudi, 2001), ispirate da altrettanti successi della musica rock; anche il design non è stato da meno, con le riedizioni di &#8220;pezzi&#8221; famosi da decenni fuori produzione (il televisore <em>Cubo</em> di Zanuso per Brionvega), e anche la produzione industriale ha seguito la tendenza riproponendo non il semplice restyling ma una vera e propria &#8220;new version&#8221; di famosi successi del passato come il Maggiolino VW, o la Mini Minor. In ambito cinematografico infine, l’esempio più eclatante è costituito da Psycho (1998) di Gus Van Sant, non un semplice remake, ma rifacimento maniacalmente identico all’originale Psycho di Hitchcock (1960), una vera cover cinematografica. Per non parlare della moda dove gli esempi di cover sono infiniti (ci sono indumenti icona, la giacca Chanel per tutti, continuamente &#8220;citata&#8221; dagli stilisti più attuali).</p>
<p><strong>Cover Theory</strong> è la mostra che intende allargare il concetto e il modus operandi della <strong>cover</strong> anche all’ambito dell’arte contemporanea. Di fatto, questo è già accaduto molte volte, anche se in modo non dichiarato: la famosa Gioconda coi baffi di Duchamp non è forse una <strong>cover</strong> dell’originale leonardesco? Ma Duchamp stesso non ha forse &#8220;coverizzato&#8221; se stesso, realizzando, negli anni Sessanta, le repliche dei suoi famosi ready-made andati dispersi?</p>
<p>Negli spazi spettacolari della ex Centrale elettrica Emilia, a Piacenza, tra turbine, caldaie e sala comando, sono esposte opere di più di quaranta artisti, alcune pensate e realizzate espressamente per l’occasione, accanto a opere già esistenti, che comunque abbiano utilizzato l’idea di &#8220;replica&#8221; o <strong>cover</strong> ispirandosi a famose opere d’arte di un passato, più o meno recente, ma anche a immagini popolari, merci, oggetti, entrati a far parte del nostro &#8220;corredo&#8221; culturale</p>
<p>Nella sezione <strong>Cover’s Masters</strong> sono esposte celebri reintepretazioni di opere d’arte prodotte da maestri dell’arte contemporanea, da Marcel Broodthaers che riproduce il frontespizio dei libri di Mallarmé a James Lee Byars che rifà le edizioni Gallimard, a Luigi Ontani che, con un suo d’apres, reinventa Guercino. E ancora le copertine di riviste realizzate da Alighiero Boetti a ricalco negli anni Ottanta accanto al famosissimo <em>Giovane che guarda Lorenzo Lotto</em> di Giulio Paolini (1967), realizzato impiegando la riproduzione fotografica del famoso Ritratto di giovane di Lotto (1505) e di cui Paolini stesso ha realizzato una seconda versione nel 1981 (una vera &#8220;cover di cover&#8221;), esposta in questa occasione per la prima volta in Italia.</p>
<p>Tra le <strong>Special Covers</strong> si alternano, tra le altre, opere come quella di Yasumasa Morimura che &#8220;interpreta&#8221; Frida Kahlo; quelle di Bertozzi &amp; Casoni che rifanno, con scrupolo maniacale, una versione in ceramica della celeberrima &#8220;merda d’artista&#8221; di Manzoni inserita in una scatola Brillo di Warhol; si vede Roberto Cuoghi che addirittura realizza una &#8220;cover&#8221; non dell’opera di un artista affermato, ma del quadro di un giovane amico artista, Valerio Carrubba; Leonardo Pivi che con grande perizia, compone dei mosaici a tessere piccole, nel solco della tradizione più consolidata, utilizzando però l’immagine della più famosa eroina virtuale, Lara Croft; Tobias Rehberger che, servendosi di abili artigiani thailandesi, ha fatto realizzare repliche di famosi modelli di automobili &#8220;da sogno&#8221;, sulla base di schizzi tracciati &#8220;a memoria&#8221;; Vincenzo Cabiati + Armin Linke che invece si sono divertiti a riproporre una loro versione di <em>Legami! </em>, il film di Almodovar; fino ad arrivare a DJ Spooky di cui forse molti appassionati di musica non conoscono il talento artistico nel remixare nientemeno che i <em>Rotoreliefs</em> di Marcel Duchamp e a Douglas Coupland, l’acclamato scrittore canadese, che, molto coinvolto dal tema non solo ha scritto un testo per il catalogo ma partecipa anche come artista, progettando un lavoro ad hoc.</p>
<p>Su tutto e tutti fluirà una colonna sonora costituita da una scelta delle più famose cover musicali, selezionate dagli Stereoelectric Sound System, che, nella serata inaugurale, intervengono dal vivo con un DJ set.</p>
<p>Sempre nella serata inaugurale è previsto un reading di testi in versi (già attuato con successo in numerose città italiane) dei tre scrittori/poeti già citati, cioè Raul Montanari, Aldo Nove, Tiziano Scarpa che leggeranno le loro &#8220;<strong>covers</strong>&#8220;, col sottofondo delle canzoni rock a cui si sono ispirati.</p>
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