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	<title>mel gibson &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Cristo vietato ai minori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2004 09:14:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[diego de silva]]></category>
		<category><![CDATA[mel gibson]]></category>
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					<description><![CDATA[di Diego De Silva Qualche giorno fa ho chiamato un cinema della mia città dove in questi giorni danno La passione di Cristo. Mi ha risposto una garbata signorina. Le ho chiesto se il film era vietato. “No” – ha detto esitando – “Ma quanti anni ha il bambino?”. Bambino? ho pensato. Boh. “Quattordici”, ho [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Diego De Silva</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/chmgib.jpg" alt="chmgib.jpg" align="left" border="0" height="142" hspace="4" vspace="2" width="210" />Qualche giorno fa ho chiamato un cinema della mia città dove in questi giorni danno <strong>La passione di Cristo</strong>. Mi ha risposto una garbata signorina. Le ho chiesto se il film era vietato.<br />
“No” – ha detto esitando – “Ma quanti anni ha il bambino?”.<br />
<em>Bambino?</em> ho pensato. Boh. “Quattordici”, ho buttato lì.<br />
Lei ha un po’ sospirato.<br />
“Be’, veda un po’ lei”, mi ha detto.<br />
<span id="more-398"></span><br />
“In che senso?”, ho chiesto io.<br />
“Il film è piuttosto cruento, stiamo cercando di dirlo ai genitori che magari non lo sanno”.<br />
“Ah, fate opera di dissuasione?”.<br />
“No, nessuna dissuasione. Semplicemente facciamo presente che il film mostra sangue e sofferenze, visto che racconta quella sola fase della vita di Cristo”.<br />
“Quindi vengono molti bambini a vederlo”.<br />
“Molti no; ma ce ne sono, sì”.<br />
Abbiamo continuato a chiacchierare piacevolmente per un po’. La tipa sembrava prendere molto sul serio l’argomento.</p>
<p>Morale telefonica: il divieto alla visione del film di <strong>Gibson</strong> è consegnato alla libera coscienza degli adulti.</p>
<p>Se uno ci pensa, l’idea di <strong>vietare Cristo ai minori</strong> fa un po’ impressione. E non è neanche una novità: quello di <strong>Martin Scorsese</strong>, per esempio, lo era, anche se in quel caso lo scandalo non era la passione, ma il desiderio (bello, quel film; bella anche la musica di Peter Gabriel).</p>
<p>In realtà ci sono diverse buone ragioni per vietare Cristo ai minori. E la ragione di fondo è che <strong>ai bambini bisogna nascondere la verità</strong>. Stiamo sempre a ripetere ai nostri figli che non si dicono le bugie, ma poi mentiamo continuamente su quasi tutto. Sui rapporti familiari. Sull’amore. Sul mondo. Sugli altri. Sul lavoro. Sui soldi. Quando proprio non possiamo tirarci indietro, raccontiamo solo una parte della verità, la meno irrespirabile, infiocchettata alla meglio. Perché non c’è verità senza male. E il male, più tardi lo si incontra e meglio è.</p>
<p>Dio è una faccenda di adulti: che gliene frega, in fondo, ai bambini? Loro ci credono. Ci credono perché gliel’hanno detto mamma e papà. Ci credono come credono a <strong>Babbo Natale</strong> e alla <strong>Befana</strong> (solo che smettere di credere alla befana non fa male, mentre interrogarsi sull’esistenza di Dio produce traumi frequenti). Se lo figurano come una specie di grande nonno di tutti, vanno pure a trovarlo a pranzo a casa sua, una volta alla settimana (poi quando crescono smettono di andarci, che è il destino di quasi tutti i nonni). Il sacerdote gli mette in bocca il corpo di <strong>Cristo</strong>, glielo sussurra pure, come una cosa che debba restare fra pochi. Loro non sanno di partecipare a un rito cannibalico, e anche se qualcosa l’hanno sentita non hanno capito veramente di che si tratta. Però sono contenti, e quando quella sfoglia insipida si scioglie sulla lingua, pare che stia succedendo davvero qualcosa.</p>
<p>Ai bambini, il racconto della passione arriva censurato. La Chiesa cattolica ha fatto un lavoro di comunicazione straordinariamente efficace, da questo punto di vista. Ha raccontato un delitto atroce, una fine orribile, senza sangue. È per questo che il film di <strong>Gibson</strong> fa rumore. Perché nel tentativo di raccontare la verità, realizza a suo modo una pornografia della sofferenza.</p>
<p>E lasciare ai genitori, e non all’istituzione, la libertà di permettere o impedire ai figli la visione del film, mi sembra un atto di civiltà piuttosto inusuale, di questi tempi.</p>
<p>__________________________</p>
<p><em>Per <strong>inserire commenti</strong> vai a &#8220;<strong>Archivi per mese – aprile 2004</strong>&#8220;</em></p>
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		<title>The Passion of the Christ, pro Mel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo guerriero]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Apr 2004 19:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Guerriero]]></category>
		<category><![CDATA[mel gibson]]></category>
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					<description><![CDATA[di Jacopo Guerriero Ho scritto questi appunti prima e dopo aver visto l&#8217;ultimo film di Mel Gibson. Magari possono contribuire al dibattito che si è aperto, ho l&#8217;impressione di una prevenzione ingiustificata. «Vidi la Vergine lavare il capo e il volto insanguinato del Signore, Tolse il sangue che gli riempiva gli occhi, le narici e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Jacopo Guerriero</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/com0308r.jpg" alt="com0308r.jpg" align="left" border="0" height="199" hspace="4" vspace="2" width="300" /><em>Ho scritto questi appunti prima e dopo aver visto l&#8217;ultimo film di Mel Gibson. Magari possono contribuire al dibattito che si è aperto, ho l&#8217;impressione di una prevenzione ingiustificata.</em></p>
<p><em>«Vidi la Vergine lavare il capo e il volto insanguinato del Signore,<br />
Tolse il sangue che gli riempiva gli occhi, le narici e le orecchie.<br />
Allo stesso modo gli pulì la bocca semiaperta, la lingua, i denti e le labbra.<br />
Poi divise i capelli: quando li ebbe sgrovigliati davanti li fece passare dietro le orecchie.<br />
L’Addolorata lavò e ripulì, a una a una, le numerose e orribili piaghe. Allora solamente le fu possibile vedere nei minimi particolari gli spaventosi martìri subiti da suo Figlio..»</em><br />
<span id="more-391"></span><br />
Se rifletto sulle visioni e sulla teologia mistica di <strong>Anna Katharina Emmerick </strong>mi vengono in mente espressioni come “incessante consumazione d’amore”. Siamo a  Flamske, Münster, 1774.  L’opera della monaca matura solo in modo imperfetto. Senza l’iniziativa di <strong>Clemens Brentano</strong>, poeta, che dalla venerazione della Emmerick si sentì spinto a scrivere e ad annotare le visioni, non sapremmo nulla né di lei né del suo  percorso. Durante le feste liturgiche, nel santuario della preghiera e della contemplazione, apparivano alla monaca, costretta a letto da debolezza continua, diversi momenti della vita e, soprattutto, della Passione di Cristo. «Ciò che vedeva la rendeva profondamente partecipe: riempiendole misteriosamente l’anima, le visioni si trasformavano in lei in interiori esperienze della persona e delle azioni di Gesù». Così scrive oggi la consorella Giovanna della Croce.</p>
<p>Alle visioni della monaca tedesca pare si sia ispirato <strong>Mel Gibson </strong>per il suo film  <em>The Passion of the Christ.</em></p>
<p>Brentano aveva un sommo rispetto per Anna Emmerick. Quasi una venerazione, come ho detto.<br />
Un rapporto simile ai nostri giorni è quello che ha legato il teologo svizzero <strong>Hans Urs von Balthasar</strong> e <strong>Adrienne von Speyr</strong>, anch’ella mistica. Nei giorni del triduo pasquale, Adrienne –un medico protestante poi convertitosi al cattolicesimo- scendeva all’inferno con il Cristo.<br />
I due casi tuttavia vanno separati. Per Brentano  le visioni non vanno intese come uno studio teologico o come un approfondimento dottrinale.  Piuttosto vanno viste come un’espressione viva di uno spirito popolare, la facoltà dell’immaginazione, un immaginario tutto, anzi, fanno la loro parte: accade anche quando si guarda un quadro celebre, il Cenacolo di Leonardo o, più esplicitamente, un quadro d’autore che prende ad oggetto la Passione di Cristo.  Balthasar, invece, figura coltissima, fra le più brillanti della sua epoca addirittura  -l&#8217;uomo più dotto del secolo lo chiamavano-  riconosce un vero e proprio potere superiore all&#8217;idea di mistica. Tutta la sua opera –più di ottanta volumi, quasi tutti oltre le cinquecento pagine- egli li considera come una formazione “per accogliere la ricchezza delle intelligenze teologiche di Adrienne, per dar loro un’espressione conveniente”.<br />
In entrambi i casi, però, si intravede una dimensione planetaria del rapporto d’amore uomo-donna, una trasformazione dolorosa e violenta dell’eros in agape. C’è una figura che diventa guida e per la capacità di vedere ne trasporta un’altra fino alle ferite e alle umiliazioni. Poi il Cristo realizza l’impossibile e fa redentivo tutto il dolore del mondo. Il mistico lo sente. Ne partecipa da lontano.</p>
<p>Sul film di Gibson <strong>Claudio Bernardi </strong>ha scritto:  “lo choc che colpisce gli spettatori è dovuto al crudo realismo e all’estrema violenza delle scene in cui Gesù viene flagellato, condotto al patibolo e crocifisso. Annegano in un lago di sangue le immagini oleografiche delle precedenti edizioni della Passione (…). I film, prima di Gibson, assomigliavano molto alle sacre rappresentazioni popolari in cui devozione e amore circondano la figura dell’attore che interpreta Cristo e la violenza delle torture inflitte è simbolica, ben lontana dalla realtà”.<br />
Penso sia questo l’approccio giusto.<br />
C’è una  distinzione da compiere  tra un teatro esteriore della Passione e un teatro interiore. Un <strong>teatro della crudeltà </strong>alla cui tradizione il regista australiano si richiama. “Solo inciampando nell’ostacolo della violenza gratuita, feroce, senza tregua, rivolta contro un uomo innocente si squarcia il velo della nostra crudeltà da una parte e si scopre, dall’altra, la nostra sottomissione all’ingiustizia, il nostro silenzio e la nostra fuga davanti al massacro degli innocenti”.</p>
<p>I percorsi mistici di Anna Katharina Emmerick e di Adrienne von Speyr sono diversi e plurali. Entrambi però convergono su un solo obbiettivo. La grande mistica sente spontaneamente lo scandalo del dolore atroce sull’Uno. Non solo, lo sente con un vivo desiderio di compartecipazione. Le stigmate ne sono la rivelazione più evidente. Quel sangue di cui voleva sporcarsi Caterina da Siena è il sangue che gronda da tutte le parti in <em>The Passion of Christ</em>. E’ l’essenza stessa del cristianesimo la volontà di rivivere, di fare memoria del dramma del Calvario. E’ attorno alla Passione che nascono i Vangeli. E’ attorno a una morte.<br />
Gli errori grossolani che questo film compie sono tanti. Zeffirelli dice che la croce di <strong>Jim Cazeviel </strong>pesa troppo per essere reale (non conosce evidentemente il torchio mistico). Altri dicono che la scritta in aramaico posta sul capo di Gesù è palesemente falsa, altri ancora che certi effetti filmici sono da misero b movie. Tutto giusto, certo. Ma queste affermazioni fanno fare un passo indietro al dibattito.<br />
Il film non sbaglia nel riconoscere il sacrificio come il centro reale dell’Alleanza. Il Dio che ha salvato il figlio di Abramo non può fare più nulla per salvare se stesso, può solo offrirsi.<br />
In quei pochi casi in cui i sacerdoti <em>à la page </em>non fanno un’opposizione serrata a questo film per partito preso è perchè questo scandalo –tanto ostico a certo irenismo- finisce per respingere e scandalizzare. “Ti piace Gibson? Sei pre-conciliare, conservatore..”<br />
Quella morte invece interroga tutti. Anche e soprattutto nei termini in cui la presenta Gibson. Poi ognuno può reagire nel modo in cui crede. Come ha scritto ancora Bernardi “c’è chi manda Cristo sulla forca, chi se ne frega, chi sputa, chi ride, chi piange, chi fugge, chi tradisce, chi rimane…”</p>
<p>Il male e la ferocia sono la rivelazione dentro alla rappresentazione. Qualcosa che si insegue, proprio come fanno i mistici, per provare pietà…</p>
<p>____________________________________</p>
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