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	<title>Melampo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Scaffali nascosti (7) Melampo Editore</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:39:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it). di Andrea Gentile A due passi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p>A due passi dal Padiglione d’arte contemporanea, a quattro passi da Piazza San Babila, sorge nel 2004 in via dei Cappuccini, a Milano, la <a href="http://www.melampoeditore.it/" target="_blank">Melampo</a>. Si presenta in libreria con <em>La fantastica storia di Silvio Berlusconi </em>di Nando Dalla Chiesa, uno dei fondatori, tra l’altro, della casa editrice.  La copertina è bianca e al centro compare un Berlusconi «astratto» su un cavallo a dondolo rosa. Il nome dell’autore è in alto, in una bandella orizzontale che attraversa tutto il libro. Le tre parole che compongono il titolo e la veste grafica comunicano già molto. Si tratta di una storia, ma è una storia fantastica, quasi una favola grottesca; ma è la favola grottesca di un uomo che almeno da quel lontano 26 gennaio 1994, il giorno della discesa in campo, condiziona il nostro paese.<span id="more-30250"></span></p>
<p>Nel 2005 escono 8 titoli. Dalla Chiesa riaffronta l’argomento del libro precedente, con la stessa ironia ma meno successo in libreria, in <em>Vota Silviolo!</em>, Mario Consani scatta una  <em>Foto di gruppo da Piazza Fontana </em>e soprattutto Gian Carlo Caselli ci regala un’intima riflessione in <em>Un magistrato fuori legge</em>.</p>
<p>Sono temi centrali, di storia d’Italia, quelli che affronta la Melampo, creando una scuderia di autori piuttosto noti (inizialmente Lidia Ravera, Lella Costa, Livia Pomodoro). Collocarsi in un settore già ampiamente sfruttato è una sfida raramente compiuta dalle piccole, se non sorrette da una solida struttura alle spalle, come farà anni dopo la Chiarelettere – tra titoli ottimi e altri di cui si può fare a meno – con la Gems.</p>
<p>Non mancano, firmate Melampo, pubblicazioni che non t’aspetti da chi si presenta come editore d’attualità, come <em>Le memorie di Adriano (quello vero) </em>(2005) di Luigi Ferro e Giampiero Rossi, sul brasiliano ex interista.</p>
<p>Tra i 9 titoli del 2006 spiccano quelli di mafia, <em>Le ribelli </em>di Nando Dalla Chiesa e <em>Nata il 19 luglio </em>di Rita Borsellino, e l’agile <em>Quant’era bello il mio Pci </em>di Diego Novelli. Qui poi ricompare il calcio, ma sottoforma di inchiesta che analizza uno degli innumerevoli scandali del nostro paese: Gianluca Mazzini, Michele Girola P. e Alberto Picci scrivono <em>Sistema Juventus. </em></p>
<p>«Partiamo dall’attualità nella pretesa di fare libri duraturi, cerchiamo di intercettare temi che covano sotto la cenere e che sono destinati a esplodere» ci dice Lillo Garlisi, amministratore e cofondatore; e forse l’obiettivo sembra veramente raggiunto – per coerenza di catalogo e per qualità delle pubblicazioni – nel 2008, quando escono libri-inchieste come <em>Inferno Bolzaneto </em>di Mario Portanova (non a caso giornalista di <em>Diario</em>, che delle «inchieste vecchio-stile» aveva fatto un marchio di fabbrica),  <em>La bestia </em>di Raffaele Sardo, sulle vittime di camorra, e <em>I boss di Chinatown </em>di Giampiero Rossi e Simone Spina, sulla mafia cinese in Italia. Il 2008 è anche l’anno dell’ <em>Infiltrato. La vera storia di un’agente sotto copertura </em>di Carlo Brambilla, che fonde inchiesta e narrativa sul modello Saviano.</p>
<p>Continuano poi a essere pubblicati libri più leggeri, quasi come se ci fosse bisogno di una pausa l’anno, di rilassarsi e dimenticare quello che c’è attorno. È così che se nel 2007 era uscito <em>Lo chiamavano Giacinto </em>di Massimo Arcidiacono, su Facchetti, nel 2008 compare nei pressi delle casse delle librerie milanesi <em>Cent’anni da interisti </em>di Mauro Colombo.</p>
<p>Per il resto, libri inchieste: criminalità organizzata, temi bollenti. «Non cerchiamo la denuncia a tutti i costi, se c’è da essere duri lo facciamo ma cerchiamo di non urlare» ci dice Garlisi.</p>
<p>Nel 2009 la Melampo – pochi dipendenti e molte collaborazioni esterne, come vuole l’attuale consuetudine editoriale – pubblica il suo bestseller: <em>Le due guerre </em>di Gian Carlo Caselli. Il libro, in cui il procuratore capo racconta le sfide al terrorismo e alla mafia, è caratterizzato da un’architettura binaria (Caselli alterna parallelamente «le due guerre») e si fa leggere con interesse, presentando un riuscito effetto «dietro le quinte». Memorabili alcune citazioni; quella di Falcone secondo il quale «la mafia è un carro armato e l’arma a disposizione dello Stato è una cerbottana»; e quella, più recente di Cossiga, che nel salotto d’Italia, <em>Porta a porta</em>, invita gli italiani a prendere «a calci nel culo» Caselli, «con una volgarità e una violenza che – ovviamente – il signor Bruno Vespa si è guardato dal contenere». Il libro è spesso in alto nelle classifiche e potrà godere, 6 mesi dopo l’uscita, anche dell’effetto Fazio, che inviterà Caselli a fine 2009. Tra i 10 titoli del 2009 – migliore annata, forse, per qualità  –  compaiono <em>Se telefonando </em>di Gianni Barbacetto, sulle «intercettazioni telefoniche che non leggerete mai più», <em>Regione straniera. Viaggio nell’ordinario razzismo padano </em>di Giuseppe Civati, <em>Il grande bluff </em>di Giovanni La Torre, su Tremonti, e <em>Allonsanfan </em>di Riccardo Orioles, uno dei fondatori nel 1982 insieme a Pippo Fava dei <em>Siciliani</em>.</p>
<p>Le inchieste si presentano in libreria con una foto al centro e la consueta banda orizzontale in alto. Una buona parte ha lo sfondo nero. In <em>Il grande bluff </em>per esempio c’è uno sguardo di Tremonti tra il perplesso e l’imbambolato. Si tratta di vesti grafiche un po’ tradizionali, a volte stridenti con i contenuti «d’attacco».  Più riuscite quelle illustrate, come quella di <em>Tutti gli uomini del Presidente</em>, con un Berlusconi circondato da biondone tre volte più alte di lui e con una Veronica che lo guarda indignata, o come quella più artistica e non vignettistica della <em>Donna gigante </em>di Lidia Ravera. «Chiudemmo i primi due libri molto in fretta e come fattore caratterizzante ci affidammo alla banda in alto che fa da sfondo al nome dell’autore – ci dice ancora Garlisi – ma il progetto grafico è in continua evoluzione e sappiamo solo da dove siamo partiti, non dove arriveremo».</p>
<p>Nel 2010 la Melampo – distribuzione Messaggerie – ha intanto presentato il <em>Berlusconario. Tutte le gaffe del presidente </em>di Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli,  e ha in programma una raccolta di inediti di Danilo Dolci, per un’operazione che si allontana dall’attualità, restituendoci però – se riuscita – un nuovo lato dell’attivista nonviolento e poeta, morto ormai già da 13 anni.</p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria 1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009), ha curato, con Aurelio Pino, <em>Mala storie </em>di Piero Colaprico (il Saggiatore, 2010). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
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