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	<title>melissa bassi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Sopraluogo provvisorio a una strage</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2012 08:17:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Leogrande]]></category>
		<category><![CDATA[melissa bassi]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Brindisi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Leogrande Solo un&#8217;altra volta una bomba era esplosa in una scuola. A caldo, avevamo tutti scritto che, con l&#8217;attentato di Brindisi, per la prima volta veniva colpito un edificio scolastico. C&#8217;è invece un precedente, come ricordato da Cinzia Gubbini ieri sulle pagine de “il manifesto”. Il 12 novembre del 1974, alle 18,30, una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Leogrande</strong></p>
<p>Solo un&#8217;altra volta una bomba era esplosa in una scuola. A caldo, avevamo tutti scritto che, con l&#8217;attentato di Brindisi, per la prima volta veniva colpito un edificio scolastico. C&#8217;è invece un precedente, come ricordato da <a href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7533/">Cinzia Gubbini</a> ieri sulle pagine de “il manifesto”. Il 12 novembre del 1974, alle 18,30, una bomba al tritolo esplose nell&#8217;atrio della scuola media Bartolomeo Guidobono di Savona.<span id="more-42554"></span> Per fortuna non morì nessuno. Era pomeriggio inoltrato, e il Collegio dei docenti si era concluso da oltre mezz&#8217;ora. Ma in quei mesi, tra l&#8217;aprile del 1974 e il maggio del 1975, ben 12 bombe esplosero nella città ligure. Si tratta di uno degli episodi più oscuri, per quanto dimenticati, dello stragismo italiano negli anni settanta.<br />
Nel caso di Brindisi le bombe sono esplose a ridosso dell&#8217;inizio delle lezioni. Hanno ucciso una ragazza, ridotto un&#8217;altra in fin di vita, ferito delle loro amiche. Questo costituisce sicuramente un salto in avanti, rispetto al precedente savonese. E non a caso la stessa parola inquietante, stragismo, torna a circolare. Ieri l&#8217;ha ripetuta persino il Presidente della Repubblica Napolitano. Seppure in un contesto storico radicalmente diverso, ha detto, “non possiamo escludere un ritorno della strategia stragista.”<br />
Chi ha messo le bombe di Brindisi? E quanti erano gli attentatori: uno, due, più di due? Le due domande, sinora prive di una risposta certa, sono strettamente intrecciate tra loro, quasi in un gioco di rimandi logici. Escluse di fatto dagli inquirenti come piuttosto improbabili sia la pista mafiosa che quella del terrorismo anarco-insurrezionalista, solo due ipotesi restano sul terreno. La prima è stata avanzata dal procuratore Dinapoli il giorno dopo dell&#8217;attentato: si tratterebbe un “gesto individuale”. Beninteso, “individuale” non è automaticamente sinonimo di “folle”. Potrebbe segnare invece l&#8217;irrompere di forme di terrorismo nichilistico-individuale nel nostro paese, un tipo di terrorismo nord-americano o nord-europeo. Si pensi ad esempio a Breivik, l&#8217;autore della strage di Utoya, o alla vicenda narrata nel bellissimo libro dello scrittore svedese Gellert Tamas, “L&#8217;uomo laser” (Iperborea): si racconta la biografia di un “uomo della porta accanto” che inizia a sparare con un fucile munito di mirino laser contro gli immigrati, colpendo una quindicina di vittime individuate a caso.<br />
Anche se la preparazione di un attentato come quello di Brindisi ha richiesto probabilmente una certa organizzazione, una certa meticolosità, non si può escludere a priori che si sia trattato di un solo uomo. In tal caso, saremmo sicuramente davanti a uno spartiacque: qualcuno spunta dal nulla e fa saltare in aria delle ragazzine davanti a una scuola. E questo come detto dagli inquirenti, dallo stesso Grasso e dallo stesso ministro Cancellieri è, comunque lo si voglia osservare, terrorismo puro.<br />
Ma se l&#8217;uomo immortalato dalle telecamere del chiosco verde situato davanti alla Morvillo Falcone ha avuto uno o più complici, le cose cambiano. Saremmo allora in presenza di un evento organizzato da un gruppo, tesi peraltro per cui propende il procuratore Cataldo Motta. In questo caso non ci sarebbero turbe individuali da scandagliare psicologicamente, e chi ha piazzato la bomba proprio lì, in quel giorno, ha voluto consapevolmente giocare con i simboli: i nomi di Falcone e Morvillo, l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;anniversario della strage di Capaci, la vicinanza del tribunale&#8230;<br />
Perché? Con quale finalità? E soprattutto: se si tratta di un gruppo di persone, chi sono? Abbiamo detto che è scarsamente probabile che siano stati uomini della Sacra corona (peraltro alcuni esponenti di ciò che è – o è stata – la mafia pugliese, sia in carcere che a piede libero, hanno fatto capire chiaramente di non avere niente a che fare l&#8217;attentato). E abbiamo anche detto che non si tratta quasi certamente di anarco-insurrezionalisti. E allora di chi si tratta?<br />
“Se sono due, è un vero casino”, ha detto uno degli investigatori. Perché ciò, in un gioco di logiche esclusioni, vorrebbe poter dire che siamo in presenza di un gruppo oscuro e, forse, di “menti raffinatissime” che lo hanno utilizzato. Di sicuro c&#8217;è che questa è una strana bomba, un rompicapo investigativo, in cui tutte le piste hanno pro e contro, e finiscono per non stare in piedi. Vien quasi da pensare che chi l&#8217;ha messa l&#8217;abbia fatto non con l&#8217;intento di firmare un&#8217;azione e affermare chissà che cosa, bensì di mietere vittime gettando fumo negli occhi e spargendo un&#8217;enorme confusione.<br />
Quali sarebbero, oggi in Italia, le finalità di un nuovo stragismo di cui lo stesso Presidente della Repubblica non esclude il ritorno? Il fatto che dopo cinque giorni l&#8217;uomo in giacca nera che compare nel video non sia stato ancora individuato (non è escluso che venisse addirittura da fuori) sembra far ridurre le possibilità che si tratti di un “folle”. E fa aumentare, al contrario, quelle di un foschissimo ritorno al passato: quando le bombe potevano anche essere piazzate da una sola persona, ma alle spalle c&#8217;erano sicuramente trame complicatissime e obiettivi destabilizzanti.</p>
<p><em>pubblicato su</em> Corriere del Mezzogiorno<em>, 24 maggio 21012</em>.</p>
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		<title>Il saluto di Mesagne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 13:17:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[domenico pinto]]></category>
		<category><![CDATA[melissa bassi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Domenico Pinto</strong></p>
<p>Un desiderio di chiarezza, come dire di pace, imperturbabile e dirimente, sarebbe il sogno di qualunque osservatore. Non si hanno invece che frammenti, una sequenza di fotogrammi, nulla che ancora custodisca un senso fuorché la corrente di emozioni che continua a attraversare la città di Mesagne. Ora che una larga folla si va adunando in piazza IV Novembre, dopo due giorni dall’attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, tutti i piani interpretativi di questa realtà, infinitamente mediata e congetturale, irrisolta, contraddittoria, si aprono per far posto al più duro degli oggetti di realtà: il corpo di Melissa Bassi entra  per l’arco della Porta Grande, viene seguito da un applauso; dalle finestre della biblioteca comunale si vede la folla dei vivi richiudersi su di esso.<span id="more-42531"></span><br />
Nel dominio della funzione religiosa ricade adesso ogni sentimento, è lo spazio in cui si trasmette, per contatto, il dolore, è l’involucro della rabbia. Tuttavia nei giorni che sono preceduti, l’urto della bomba aveva già mosso, in un istante, qualcosa: dalla massa schiacciante delle nostre paure – la Sacra Corona Unita, l’eversione anarchica e anche, più oscuramente, statale, oppure il terrorismo internazionale –, da questa nebbia di ipotesi, che in forza della sua aleatorietà si rivela persino più paralizzante, è sorta una reazione limpida e generosa. Nel punto in cui si aspetta l’arretramento della società civile – la SCU, benché in disarmo, è un antagonista concreto e spaventa -, è accaduto che i cittadini, di fronte a una minaccia gravissima, abbiano replicato con una condivisione profonda, attiva, commovente, rompendo l’incanto della paura. Sabato la città si è svuotata per riversarsi nelle piazze di Brindisi; le ragazze e i ragazzi di Mesagne e dei paesi limitrofi, gli studenti e i lavoratori, hanno non solo simbolicamente, bensì materialmente avocato a sé il terreno della vita comune, opponendosi ai nemici quali che fossero, il terreno dello stato di diritto come un possesso definitivo. La carovana antimafia, che è poi passata, la sera, per le strade, raccogliendo sul percorso numerosi partecipanti, ha ‘cucito’ i cammini cittadini, ridisegnando una nuova geografia umana dei luoghi. Sul sagrato della Chiesa Matrice, infine, più forte dei duemila anni di retorica che rotolano sulle nostre teste, si sono formati gruppi di preghiera spontanei che hanno intonato canti. Tutto questo ci ha abbagliato, così come la chiusura totale dei negozi, i lumini a ogni angolo di strada, il furore che ha segnato i social-network, la coesione improvvisa e senza ripensamenti, la messa a nudo del dolore, la riappropriazione immediata dei luoghi e del paesaggio cittadino dopo l’esplosione di una bomba.<br />
Una giovane ragazza non è più qui con noi. Era bella, mostrava una grande dolcezza. Scrive Fortini, in un appunto su Robert Walser, che tutto quel che aveva potuto fare è stato osservare, giorno dopo giorno, come si confondesse, sovrapponendosi alle voci dell’Io, «l’urlio detto mondo e storia». Per poco, in questi giorni, l’urlio si è placato, sostituito da un gesto collettivo di pietà e di forza. </p>
<p><strong><em>Articolo pubblicato sul «manifesto», oggi 22.05.2012.</em></strong> </p>
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