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		<title>NEW ITALIAN EPIC, un altro manifesto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 12:00:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Carlo Tirinanzi Nell’introduzione a New Italian Epic (Enaudi 2009) Wu Ming 1 nota che il «memorandum» sul NIE è stato scaricato oltre trentamila volte in pochi mesi. Un dato impressionante, come l’autore nota giustamente. E c’è da rallegrarsene: si scrive per essere letti e trentamila download vogliono dire che almeno ventimila persone (togliendo quel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Carlo Tirinanzi</strong></p>
<p>Nell’introduzione a <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806196782/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8806196782&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>New Italian Epic</em></a> (Enaudi 2009) Wu Ming 1 nota che il «memorandum» sul NIE è stato scaricato oltre trentamila volte in pochi mesi. Un dato impressionante, come l’autore nota giustamente. E c’è da rallegrarsene: si scrive per essere letti e trentamila download vogliono dire che almeno ventimila persone (togliendo quel terzo di curiosi che scaricano e poi si dimenticano) hanno letto il memorandum. L’uso della rete, la particolare ricettività del pubblico di Wu Ming a questo strumento, il passaparola, hanno dato a Wu Ming 1 un vantaggio spesso fondamentale: egli ha potuto scegliere le posizioni, il che nel mondo letterario vuol dire nominare le cose — fissare una griglia attraverso cui leggere e conoscere il mondo (almeno una porzione di mondo). Questo è proprio quello che fa la teoria letteraria. In realtà però lo fa anche, nel suo piccolo, il libretto d’istruzioni della lavapiatti.<span id="more-31934"></span> Il «memorandum» però (cosa che non compete al libretto d’istruzioni della lavapiatti) fornisce coordinate per leggere un frammento di storia letteraria patria, stabilisce una serie di categorie esattamente come fa un testo di teoria letteraria. Si tratta allora per davvero di un testo di teoria letteraria, come dice l’autore?<br />
La teoria letteraria è un esercizio, innanzitutto, di memoria. È un confronto con il passato, prima che uno sguardo sul presente. Di memoria nel «memorandum» ce n’è poca: Walter Benjamin ha l’onore di una breve citazione, ma più per quanto riguarda l’allegoria che per quanto riguarda il concetto di costellazione: che, con pochissime modifiche, torna nel testo di Wu Ming 1 sotto forma di «nebulosa». Mentre del formalismo russo non c’è traccia: eppure lo «sguardo obliquo» che tanto ha colpito l’autore assomiglia in maniera incredibile allo straniamento, termine che per altro compare qua e là nel testo, ma che per è uno degli aspetti fondamentali della «letterarietà», ovvero della proprietà fondante di ogni testo letterario. Questi sono solo due esempi, i più vistosi, di «dimenticanze» critiche che attraversano il testo. Per essere un testo di teoria, inoltre, il libro è incredibilmente scarso di rimandi ad altri pensatori, dà per scontate alcune categorie («romanzo», «narrativa»), mentre per altre si limita a una definizione a negativo («Unidentified Narrative Objects») che però forse crea più problemi di quanti non risolva.<br />
Tutto ciò, prevedo, mi esporrà a rappresaglie durissime. Vorrei, tuttavia, solo sottolineare come tutta una serie di aspetti del «memorandum» non rispondono bene a una definizione di genere, «teoria letteraria», che si basa sui punti sopra espressi e su alcuni altri, altrettanto fondamentali. Un respiro ampio e una certa distanza critica tra fatto letterario e sua registrazione. I due punti possono non essere compresenti, ma uno dei due deve esserci — altrimenti possiamo, al più, parlare di “critica letteraria”. Ma anche questa definizione non sembra del tutto attinente. Allora questo «memorandum» è a sua volta indefinibile, un «oggetto critico non identificato»?<br />
Mi sembra piuttosto che il testo sul New Italian Epic abbia la forma di una classica entità del XX secolo, il manifesto d’avanguardia. Il «memorandum» tocca dei punti nevralgici del nostro mondo, non del mondo di venti e nemmeno di dieci anni fa. Storia, narrativa, pop, stile, «transmedialità». C’è tutto l’oggi. Non lo ieri: l’oggi. Wu Ming 1 guarda al passato per parlare del presente, certo non per sistematizzare un’operazione già conclusa. Il dibattito sul NIE è un dibattito sul potere della letteratura di informare il mondo di oggi, di spiegarlo. E il «memorandum» offre, più che una semplice chiave di lettura, una serie di strumenti per farlo. Stabilisce canoni, metodi «vincenti»; teorizza una tipologia particolare di allegoria. Un’urgenza che non è descrittiva, ma direi prescrittiva. Come un manifesto codifica una serie di elementi formali e contenutistici propri del movimento. Come ogni manifesto sanziona l’esistenza di un gruppo di artisti che si muovono intorno a un progetto simile. L’unica vera differenza è che mentre un manifesto si pone come atto d’inizio di un’avanguardia Wu Ming 1 ne crea uno a posteriori. Questo dato è forse l’aspetto più interessante di tutto il progetto-NIE, quello che lo caratterizza maggiormente e che ci dice più cose su di esso. Perché tutto un dibattito intorno all’Italian Epic nasce proprio dalla labilità del confine che lo caratterizza. Le opere sono state incluse nel canone neoepico all’insaputa dei loro autori che poi magari (penso per esempio a Gianfranco Manfredi) se ne sono tirati fuori. C’è bisogno di fare massa: e le metafore sulla massa (campi di forze, nebulose) abbondano. È una necessità tipica dell’avanguardia, mentre la critica e la teoria si possono tranquillamente accontentare di tirar fuori tre o quattro autori da sette secoli di letteratura (penso alla linea Dante-Montale, per fare un esempio noto ai più). E altrettanto tipica è la necessità di essere nuovo: ecco perché nel «memorandum» lo sguardo dell’autore si posa su fenomeni stranoti e strastudiati come se li vedesse per la prima volta. Il che, peraltro, è il regno (guardacaso) dell’epica, laddove il romanzo sin dai tempi di Don Chisciotte si confronta sempre con il già detto, con il già accaduto. A essere epico è il memorandum stesso, come tutti i manifesti che fondano un mondo, uno spazio di pensiero.<br />
Resta solo da vedere se, come avanguardia, questa avrà più o meno fortuna delle precedenti.</p>
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