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	<title>Minturno-Scauri &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>In lungo e al largo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 06:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Baia Domizia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[fresco di stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli archivi dell’Istituto Luce c’è addirittura un filmato NC del 1975 (notizie cinematografiche) di quattro minuti. La didascalia recita: nel villaggio svedese di Baia Domizia (Caserta) una &#8216;fettina&#8217; di Svezia in Italia. 217 cottages per 1600 posti, un villaggio nato nel 1968 grazie ad una cooperativa, protagonisti i sindacati svedesi. La telecamera inquadra una bellissima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/39681_422420772070_705382070_4563039_1887348_n.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-36351" title="39681_422420772070_705382070_4563039_1887348_n" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/39681_422420772070_705382070_4563039_1887348_n-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/39681_422420772070_705382070_4563039_1887348_n-300x224.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/39681_422420772070_705382070_4563039_1887348_n.jpg 630w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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<div>Negli archivi dell’Istituto Luce c’è addirittura un filmato NC del 1975 (notizie cinematografiche) di quattro minuti. La didascalia recita:<em> nel villaggio svedese di Baia Domizia (Caserta) una &#8216;fettina&#8217; di Svezia in Italia. 217 cottages per 1600 posti, un villaggio nato nel 1968 grazie ad una cooperativa, protagonisti i sindacati svedesi. </em>La telecamera inquadra una bellissima ragazza che accompagna lo spettatore attraverso ogni singola stanza di quel piccolo mondo. Si vedono le camere, socialdemocratiche, mobili in stile Ikea, e le spiagge di sabbia scura percorse da capelli biondi al vento.</div>
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<div><em><strong>Palme (Olof) di Baia Domizia</strong></em></div>
<div><em><strong><span style="font-weight: normal;">di</span></strong></em></div>
<div><em><strong><span style="font-weight: normal;"><strong>Francesco Forlani</strong></span></strong></em></div>
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<p>Le storie mica si scrivono a tavolino, lo sguardo perso nel nulla, gli occhi a cercare un&#8217;ispirazione, no, no, caro lettore di Fresco di Stampa, le storie, ma sarebbe meglio dire, la storia, ti affonda la penna nelle narici e senti un odore di miscela e gomme. Ferro, come quello del ponte del Garigliano &#8211; perché l&#8217;umanità in quegli anni si divideva in al di qua del fiume e nell&#8217;al di là. Da Caserta Noi ci arrivavamo con la 500 guidata da mamma. Noi, perché nelle famiglie numerose l&#8217;io non esisteva nemmeno per i primogeniti che manco cominciavano a parlare che già c&#8217;era una sorella e un fratello a mettere la N di noi a IO. Da questa parte del Garigliano c&#8217;era il mondo, il nostro, preso tra due cumuli di terra e verde, monte d&#8217;oro e monte d&#8217;argento, da quella il bel mondo, il loro. Baia Domizia. Le classi si dividevano sopra quel ponte, e se prima dell&#8217;estate con i grembiuli si era tutti uguali, con la stagione perfino i compagni di banco si separavano per affermare il diritto della proprietà. Ville da una parte e appartamenti da questa, dalla nostra parte. La villeggiatura durava due mesi interi trascorsi a fare tuffi, capricci con gli altri, gli amici, a cercare una vocazione, i primi baci, la nobile visione dei peli sotto le ascelle di Lucy, che poi non ci dormivi la notte. Da quella parte del fiume invece, ci arrivavano poi al rientro di fine settembre, nelle aule  di scuola, racconti fantastici, come di sopravvissuti dal paese dei balocchi, e allora ci sembrava ancora più povero il campo di calcio con le porte senza rete di fronte al lido Italia e senza alcun appeal la discoteca del Lido del Sole con l&#8217; insegna, Poubelle.</p>
</div>
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<p><span id="more-36350"></span></p>
<p>Dall&#8217;altra parte del Garigliano c&#8217;erano loro: le svedesi. Da noi, al Lido del Sole i più a nord erano Paola e Stefano in terza fila, e Massimo Meleo in prima, di Frosinone. Settimana dopo settimana, mentre sui giornali locali e nelle omelie tuonava il vescovo di Sessa Aurunca &#8211; nomen omen- tutto il suo risentimento contro Baia Domizia, l<em>a pietra dello scandalo</em>, l&#8217;impudicizia delle ragazze straniere che osavano fare il bagno semi nude, degenerate, svergognate &#8211; ovvero liberate, visto che libertà è senza vergogna- noi avremmo di gran lunga preferito quell&#8217;inferno se solo avessimo potuto con i nostri mezzi guadare il fiume e passare il ponte di ferro sospeso accanto a quello antico, sul Garigliano.<br />
Saremmo stati i saraceni che governavano nei ribat, dalla foce il territorio, più forti dei Longobardi che ce ne avrebbero voluti privare. Saremmo stati cavalieri francesi imbattibili perfino per gli spagnoli nel cinquecento e nel 1860 i Borboni che avrebbero respinto l&#8217;assalto dei piemontesi. Per quel pezzo di Svezia avremmo indossato finanche le divise grigio verdi delle truppe tedesche a difesa della Linea Gustav. E fu a fine estate che mettemmo a punto il piano. C&#8217;era da scegliere il motorino, &#8216;o papariello o la vespa cinquanta truccata di Corrado. Che gliel&#8217;aveva manipolata Gualtiero e schizzava come una Kavasaki. Se ci pigliava la polizia ci mandavano al Polo Nord ma poi. Allora il Ciao, che minimo minimo ti avrebbe fatto ciao con la mano sul ponte alla prima folata di vento, o il Garelli, sì il Garelli di Anna Maria, bianco pulito, degna ricompensa di una brillante promozione in prima liceo, al Diaz di Caserta. Il patto da non tradire mai era che non si sarebbe detto nulla a nessuno. Nemmeno ai fratelli e alle sorelle. Io però a mia sorella Rosaria ce lo avevo detto. Fu il giorno più bello della mia vita. una corsa contro il tempo, contro il vento e dopo aver superato Marina di Minturno, man mano che ci avvicinavamo alla meta mi batteva forte il cuore senza sapere se fosse per la paura di incontrare un posto di blocco &#8211; e noi avevamo la Vespa 50 truccata visto che Anna Maria ci aveva dato picche- o di vedere di prima mano, per la prima volta un volto e un corpo che significasse amore. Il passaggio del Garigliano avvenne più rapido del previsto, imboccammo la strada lungo il fiume raccogliendo sui Ray Ban tutte le specie di insetti del litorale. Chiedemmo a più di uno, informazioni, sfacciatamente, ma a volte ci precedevano, ammiccanti, prima ancora che aprissimo bocca: “Per il villaggio delle svedesi? e ci ridevano appresso e ci trattavano come buzzurri. Quando finalmente giungemmo a destinazione. trovammo un portale di ferro altissimo, e davanti a noi una ventina di altri paparielli che schizzavano da tutte le parti che sembrava un rodeo. Noi non eravamo i soli. Ci guardammo negli occhi attraverso le lenti e accordammo al crepuscolo che stava avanzando di suonare per noi poche note, di una ritirata che era simile a un farsi da parte, e a pensare, senza nemmeno dirlo, che l&#8217;Inferno è un privilegio che solo il tempo potrà elargire.</p>
<p><em>Gli anni ottanta esplosero con violenza inaudita il 23 novembre. Terremoto e camorra spazzarono via quell’inutile sogno. All’inizio degli ottanta Sessa Aurunca accolse il vescovo straniero Raffaele Nogaro, illuminato prelato nemico di tutte le ingiustizia. Sul finire, fu assassinato Olof Palme. “L&#8217;albero svedese sarà abbattuto&#8221;, aveva scritto in un telegramma Licio Gelli.</em></p>
<p>Pubblicato sul numero di Agosto di <a href="http://www.frescodistampa.info/presentazione.html">Fresco di Stampa</a></p>
</div>
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