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	<title>mio salmone domestico &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Emmanuela Carbè, Mio salmone domestico</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Aug 2013 11:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Cortellessa Stringi stringi, la vita è tutta una questione di fuori e dentro. Lì fuori c’è un mondo grande e terribile, il mondo vero. Ma non meno vero è il dentro, quello al di qua del vetro, che il mondo fuori non conosce e mai conoscerà, forse. Se succede qualcosa di davvero importante, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di<strong> Andrea Cortellessa</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft" alt="" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/ad/1983._%D0%9D%D0%B5%D1%80%D0%BA%D0%B0_%D0%BE%D0%B1%D1%8B%D0%BA%D0%BD%D0%BE%D0%B2%D0%B5%D0%BD%D0%BD%D0%B0%D1%8F.jpg/800px-1983._%D0%9D%D0%B5%D1%80%D0%BA%D0%B0_%D0%BE%D0%B1%D1%8B%D0%BA%D0%BD%D0%BE%D0%B2%D0%B5%D0%BD%D0%BD%D0%B0%D1%8F.jpg" width="288" height="205" />Stringi stringi, la vita è tutta una questione di fuori e dentro</span><span style="font-size: medium;">. Lì fuori c’è un mondo grande e terribile, il mondo vero. Ma non meno vero è il dentro, quello al di qua del vetro, che il mondo fuori non conosce e mai conoscerà, forse. Se succede qualcosa di davvero importante, per esempio se ti innamori, è perché qualcosa, fuori, si avvicina e sbircia dentro; e tu ricambi lo sguardo. Allora ci sono due possibilità: o esci fuori tu, a tuo rischio e pericolo; oppure riesci a trascinare dentro, da te, quello che ti piace. <span id="more-46140"></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Così sintetizza la faccenda Emmanuela Carbè, trentenne veronese filologa a Pavia, nelle poeticissime trenta pagine in forma di fumetto che concludono il suo primo libro, appena uscito nella collana «Contromano» di Laterza. C’è un pesce rosso, anzi </span><span style="font-size: medium;"><i>una</i></span><span style="font-size: medium;"> pesce rosso, al sicuro dentro una palla di vetro in fondo al mare. Contempla l’avvicendarsi delle creature, strane e talora minacciose, di là dal vetro. Un bel giorno s’innamora d’un elegante pesce barbuto di nome Palomar. Dopo tanto occhieggiarsi, Palomar si assopisce; Pesce-Rosso allora si fa coraggio, si procura una scala, si arrampica sulle pareti dell’acquario sino a fuoriuscirne. Il tempo di prendere Palomar, sottrarlo all’«inferno dei viventi» e portarlo nel suo mondo, lì dove ciò che «non è inferno» può «durare» e avere il suo «spazio». </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Con queste citazioni calviniane si conclude </span><span style="font-size: medium;"><i>Mio salmone domestico</i></span><span style="font-size: medium;">, il libro più singolare e coraggioso della stagione. Ma non è il Calvino strutturalista, algido e combinatorio, del suo primo e da tempo disperso discepolato. L’ultimissima parola del </span><span style="font-size: medium;"><i>Salmone</i></span><span style="font-size: medium;"> è «struggente», presa da un altro venerato maestro di artifici come David Foster Wallace: che quell’elettricità di pensiero univa al più disarmato abbandono emotivo. E proprio un continuo, lampeggiante pantografo emotivo è la cifra di questa scrittura fatta di «acido acitilemotivico», che per anni – dal 2005 in avanti – avevamo seguito sul blog </span><span style="font-size: medium;"><i>Lumicino</i></span><span style="font-size: medium;"> (ma frammenti ne erano stati ripresi qui su </span><span style="font-size: medium;"><i>Nazione indiana</i></span><span style="font-size: medium;"> e su </span><span style="font-size: medium;"><i>Sud</i></span><span style="font-size: medium;">). Entusiasmante per poche righe al giorno quanto ardua da assecondare, una volta sottratta all’acquario digitale. Il rischio è calcolato: «io per me funziono a brevi tratti, a segmenti, a pezzi». E, anticipando il fumetto conclusivo: «è vero che sono un pesce rosso […] e quello che mi si dice lo metto nell’acquario, che vaga insieme al resto. Ricordo cose molto precise e piccole piccole, ma le cose giganti sono distratta, le perdo». Sa bene, la giovane filologa, come proprio </span><span style="font-size: medium;"><i>Pesci rossi</i></span><span style="font-size: medium;"> s’intitolassero le prose «d’arte» di Emilio Cecchi (non per caso amate da Calvino, proprio) da noi esecrate a emblema di scrittura liquida, iper-concentrata e iper-espressiva, priva però delle emozioni di quello che si chiama – con metafora infatti, a ben vedere, perfettamente anti-acquatica – </span><span style="font-size: medium;"><i>intreccio</i></span><span style="font-size: medium;">. Così si rivolge la narratrice al sardonico avatar che chissà perché a un certo punto è entrato nella sua vita, Salmone domestico appunto: «il popolo si lamenta che non abbiamo mai storie […]. Il popolo vuole intrecci e colpi di scena». Ma se Salmone è arrivato fin lì, è proprio per non farle scrivere un romanzo siffatto. Come l’Anguilla montaliana a un certo punto evocata, il Salmone vive in mare ma il richiamo d’amore lo attira in acque dolci e alvei circoscritti. «Iride breve», bellezza cangiante, sa tingere il mondo delle sue screziature. È come la (pure citata) «felicità mentale» di un memorabile titolo di Maria Corti, </span><span style="font-size: medium;"><i>voluptas intellectualis</i></span><span style="font-size: medium;"> che contempla il mondo e lo reinventa a suo piacimento. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Un po’ come in un film d’una decina d’anni fa scritto dal grande Charlie Kaufman, </span><span style="font-size: medium;"><i>Se mi lasci ti cancello</i></span><span style="font-size: medium;"> (</span><span style="font-size: medium;"><i>Eternal Sunshine of the Spotless Mind</i></span><span style="font-size: medium;">), senza posa con la forza del pensiero ogni cosa viene costruita e decostruita: così nel mondo mentale di Lumicino – «regno» minimo ma perfettamente organizzato – ogni presenza, magari in forma di «sagoma» attaccata alla parete, assurge a panteistico emblema per sparire, poi, così com’era apparsa: con uno strizzare d’occhio o un impercettibile tic linguistico. Certo, pensando alla parabola di Foster Wallace e all’apologo che ha lasciato come un testamento proprio nell’anno in cui nasceva </span><span style="font-size: medium;"><i>Lumicino</i></span><span style="font-size: medium;">, </span><span style="font-size: medium;"><i>Questa è l’acqua</i></span><span style="font-size: medium;">, chiuse le pagine di </span><span style="font-size: medium;"><i>Mio salmone domestico </i></span><span style="font-size: medium;">ci si chiede cosa mai combinerà, Pesce-Rosso, ora che ha preso il mare fuori dall’acquario. Ma per il momento si resta convinti che sì, «guardare il mondo da dietro un vetro era tutto sommato un modo buffo di esistere e di fare esistere gli altri». O, persino, «un modo struggente di stare al mondo».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Emmanuela Carbè, </span><span style="font-size: small;"><i>Mio salmone domestico. Manuale per la costruzione di un mondo, completo di tavole per esercitazioni a casa</i></span><span style="font-size: small;">, «Contromano» Laterza, pp. 149, € 12.00</span></p>
<p align="JUSTIFY"><i><strong>Una versione più breve di questo articolo è uscita su «Tuttolibri» il 27 luglio.</strong> </i></p>
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