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	<title>Miti Moderni &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Miti Moderni/21: violent femmes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 08:30:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta &#160; L’odore intenso di dopobarba, fra le pieghe delle lenzuola, l’alba che stenta ancora un attimo fuori dai vetri, l’umidità pesante di un nuovo fine settimana. Era sembrato troppo facile, svegliarsi, persino per un’assassina come lei, seriale. Aveva trovato il modo di liberarsi, e definitivamente, di tutti gli uomini con cui aveva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-65926" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/cielo-300x225.jpg" alt="cielo" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/cielo-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/cielo-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/11/cielo.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’odore intenso di dopobarba, fra le pieghe delle lenzuola, l’alba che stenta ancora un attimo fuori dai vetri, l’umidità pesante di un nuovo fine settimana. Era sembrato troppo facile, svegliarsi, persino per un’assassina come lei, seriale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-65924"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Aveva trovato il modo di liberarsi, e definitivamente, di tutti gli uomini con cui aveva avuto a che fare: insegnanti di scuola elementare, maestri di yoga e pianoforte, istruttori di tennis e pilates, docenti universitari, capo famiglia ingrigiti e goderecci, e capi scout alle prese con fischietti di ferro e calzoncini di velluto; s’era disfatta senza remore di tutti i datori di lavoro maneschi e viscidi, di tutte le imprese di pulizia a cottimo e squallore, delle pompe funebri in via Lucina 33, del bricolage, del poker e del rodeo di paese, del capostazione al binario come amico d’infanzia, perduto, e delle fermate degli autobus, sempre troppo frequentate; scartava con sospetto gli sguardi supplici dei vigili urbani e dei venditori di calzini spaiati, gli ammiccamenti ragguardevoli dei modelli di intimo dai balconi in piazza, degli attori delle fiction in seconda serata.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei, con gli uomini, non voleva avere niente a che spartire.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, per potersi sentire finalmente libera, finalmente “se stessa”, come amava dire, sparava a tutti, indistintamente, li faceva fuori con quel gesto fulgido e veloce della mente, che taglia la gola al reticolato dei ricordi, che dissangua le vertebre dell’attesa spasmodica attaccata a un cellulare che non squilla mai, che fa deperire ogni pretesa di orgasmi multipli dentro un piatto di minestra troppo cotta, col formaggino bollito, rappreso ai bordi del cucchiaio, perfettibile e mai domo oggetto contundente, arma esiziale di difesa e attacco, allontanamento volontario dal genere maschile 2.0.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei gli uomini li ha sempre odiati, come ha sempre odiato la violenza, i soprusi, i maltrattamenti, i lividi, le botte, le rinunce, le risacche, le risalite, le scuse pietose, le bugie asfittiche dall’altro capo dello schermo di un pc, “sei bella, ti amo”; gli ansiolitici, e le corse in ospedale, “cara, è stato un incidente”, i referti medici falsificati, il distacco della retina, la cornea che si sgretola, va in frantumi, una testata contro lo stipite della porta, una maniglia conficcata per sbaglio in un polmone, sia chiaro, scivolare da soli nella doccia, la schiuma dello shampoo che non perdona, l’avarizia.</p>
<p style="text-align: justify;">“Questo non è l’amore”, ma anche l’amore può assumere diverse forme, i serpenti al netto delle spire, gliel’ha spiegato tante volte quel suo nuovo, giovane medico, ha preso a cuore il suo caso, ha provato a calmarla, tranqullizzarla, “Non tutto è perduto”, ma lei niente, ossessiva compulsiva patologica, monomaniacale, disdicevole esistenzialista senza tempo né spazio, senza prospettive sul domani, niente fiducia, soprattutto, vesto il genere umano, nei confronti dell’”altro sesso”; fare l’amore mai più, neanche a parlarne, traumi che si aggravano, che si accumulano ad altri traumi, presi dalla rete, presi dalle notizie sugli eccidi e i mostri di famiglia, ripescati dai ricordi degli abusi, dei discrimini mai domi, le speranze non pagate, l’incandescenza di un futuro anteriore che ha il sapore amaro dell’aspirina per la congiuntivite che nasconde i pugni, il medicamento per i dolori muscolari senza strappi di sorta, il silicone per le abrasioni sottocutanee, il veleno del dopobarba.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi si sveglia, è allegra, un’altra volta.</p>
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		<title>Miti Moderni/20: ipocondria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 05:00:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[francesca fiorletta]]></category>
		<category><![CDATA[Miti Moderni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta I put a spell on you.  I turni di lavoro non esistono. Punta la sveglia alle 7:45 per aspettare una telefonata, il cellulare tra le coperte; lo schermo nel buio è troppo luminoso, posticipa il trillo di dieci minuti. Si riaddormenta come al solito, continua a rigirarsi ancora un poco dentro al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64554" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14445744_10210953709908210_1650667800_n-300x225.jpg" alt="14445744_10210953709908210_1650667800_n" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14445744_10210953709908210_1650667800_n-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14445744_10210953709908210_1650667800_n-768x577.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14445744_10210953709908210_1650667800_n.jpg 852w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>I put a spell on you.</em>  I turni di lavoro non esistono.<br />
Punta la sveglia alle 7:45 per aspettare una telefonata, il cellulare tra le coperte; lo schermo nel buio è troppo luminoso, posticipa il trillo di dieci minuti.<br />
Si riaddormenta come al solito, continua a rigirarsi ancora un poco dentro al letto, &#8220;cinque minuti, cinque minuti&#8221;; le mani chiuse a pugno sotto i cuscini, i capelli viscosi sul naso.<br />
Vede aprirsi, sparsa, tutta la città. Nella pigrizia.<span id="more-64552"></span>Il rumore dei cani che giocano, al nono piano. I tacchi veloci della dottoressa innamorata, il clacson dei tassì.<br />
Si sveglia nuovamente, apre gli occhi piano. Profumo di caffè, ansia di limone, che depura l&#8217;organismo e stuzzica l&#8217;incognita sul futuro.<br />
Prende in mano il cellulare, le 7:43.<br />
<em>Ritorna dal Brasile, per amore.</em><br />
<em> Affronta una fase molto delicata della sua vita.</em><br />
<em> Non riesce ad identificarsi.</em><br />
Alcune frasi restano in testa, la radio che va.<br />
La telefonata non è arrivata, nemmeno stavolta: non si ricorda nemmeno più a chi stava pensando.<br />
È una recidiva.<br />
La malattia.<br />
La malattia è un’ossessione, nausea e mal di testa; ipocondria.<br />
Non riesce a muoversi, poi si prepara per una cena in centro, compra un vestito borghese, le galoche per la pioggia, la bigiotteria ornamentale.<br />
Prenota il parrucchiere, calca la mano col rossetto, resta seduta per terra, tra la peluria dei gatti e dei troppi amanti. Cerca su internet il significato di quel sogno: disattese continue.<br />
Le medicine non servono a niente, ha gli occhi bovini, pieni d’acqua distillata, lunedì prossimo il nuovo turno di terapia: ha tutto un weekend davanti, eppure non sente ragioni.<br />
Il karaoke, la sala prove, il futuro compagno di stanza, l’asimmetria del rapportarsi al mondo, l’incoscienza dello stato febbrile.<br />
Ha le visioni, un tuono mistico, pensa che niente potrà mai tornare a posto, che niente è stato mai concepito per restare al posto giusto; poi si sente piena di vitalità, stappa una bottiglia, compone un numero di telefono a sei cifre, e svelta riaggancia.<br />
Un cenno del capo, non arriverà. Il fango morbido all’ingresso della metropolitana; preferisce di gran lunga spostarsi in tram.<br />
Dovrebbe tenere un diario, iscriversi a qualche corso di teatro.<br />
Non sopporta l’alito pesante e gli uomini troppo magri, guarda dall’alto in basso le persone che dimostrano più anni di quelli scritti sulla patente.  Ha il colon irritabile. La psoriasi tra le dita delle mani. L’alluce valgo. Il ginocchio del tennista. Da qualche giorno le è spuntata anche una coda di serpente, da dietro.<br />
La giornalista cucina i pancake, li fotografa senza assaggiarli, concepisce un post sul social network. Poi li butta nel secchio.<br />
Nessuno scampo alla raccolta differenziata.<br />
Sei perfettamente sana, le hanno detto.<br />
<em>You can&#8217;t regret. </em></p>
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		<title>Miti Moderni/19: ritorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2016 12:00:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[inediti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta Il mare era calmissimo, agitato. Le nuvole alte nel cielo, pesanti, si aprivano su un pomeriggio assolato di fine estate. Nelle orecchie il mugolio delle cicale, l’abbaiare dei gatti in calore dentro i vicoli deserti del centro storico, le terrazze di vetro, abbandonate, coi panni stesi ad asciugare, le tovaglie del giorno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64066" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13988667_10210550577070141_1771388825_n-300x225.jpg" alt="13988667_10210550577070141_1771388825_n" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13988667_10210550577070141_1771388825_n-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13988667_10210550577070141_1771388825_n-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13988667_10210550577070141_1771388825_n.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il mare era calmissimo, agitato.<br />
Le nuvole alte nel cielo, pesanti, si aprivano su un pomeriggio assolato di fine estate.<br />
Nelle orecchie il mugolio delle cicale, l’abbaiare dei gatti in calore dentro i vicoli deserti del centro storico, le terrazze di vetro, abbandonate, coi panni stesi ad asciugare, le tovaglie del giorno prima. Fare l’amore sotto le stelle, la via lattea in lontananza, l’abat-jour ben salda, appoggiata sul tavolino del salotto. Una villa in stile umbertino, il tetto basso, la fila rossa di mattoncini ordinati per cancello, un pozzo riarso da cui abbeverarsi, preparare il caffè con l’acqua piovana.<span id="more-64065"></span><br />
Quanto dura il sentimento d’empietà. Quanti manici possono avere le valigie per l’imbarco. Quanti braccialetti dorati tintinnano giù, alle caviglie. Quanti calici alzati, ricolmi di gelato, per festeggiare. Una sorpresa.<br />
Nella sala d’aspetto un finto infarto, un medico tutto boccoli e niente carisma, ha dimenticato il camice da stirare, in garage. Una nuova fidanzata è in sovrappeso, porta ciocche colorate sulle tempie, tinte male, scarpe col tacco e brillantini, pantaloni dozzinali da mercato rionale, bianchi da capirne anche il rovescio, un abbigliamento non adatto al rito funebre, anticipato.<br />
Pericolo scongiurato, tuttavia, si può tornare a friggere l’alloro; rassettare i teli per la spiaggia, uno scoglio piatto al centro della prospettiva, un faro in lontananza, tutto curve e smalti accesi, il tintinnio dei vagoni dell’epoca, i vapori che s’inalano dalla cabina per l’imbarco, l’ovvietà.<br />
Diventerà un ristorante a cinque stelle, un resort con tanto di vista sull’oceano, un albergo a ore, itinerante, un bad&amp;breakfast nel cuore vivo degli scavi normanni, la feroce civiltà dei greci, l’orologio che spunta squadrato da sotto il polsino, e ti numera quanti passi hai fatto oggi, quanti sceglierai di non farne più, domani.<br />
Una carovana di bambini urlanti, giovani donne e non ancora uomini, col baffetto spelacchiato, le ginocchia sbucciate e molli, i calzini bianchi come quel documentario alla tv, al rientro dalla gita del liceo, salgono in massa festanti, bevono Fanta e Spritz, maneggiano un involucro di pasticcini e fagotti ripieni di sugo alle mandorle, odore di lillà sulle pareti.<br />
I viaggi non sono i viaggi, un divertimento colossale, l’imperituro incedere del tempo, le necessarie contromisure per l’urgenza: inverti il gate, compara l’annata precedente, medita l’arredamento del prossimo ufficio di periferia.<br />
Mandi un messaggio vocale dopo aver dormito troppo, prova e riprova, senza convinzione, l’allaccio isterico a una connessione inesistente: l’eritema solare stringe i polsi di diniego, per la prima volta dopo tanto tempo sei felice, non c’avevi fatto ancora il callo.<br />
Bevi un sorso d’acqua, il frigorifero è vuoto e ghiacciato, rientrare in città non era mai stato un problema, anzi, una fortuna inconcludente; confondi le luci dei lampioni con le luminarie del Santo Patrono, il clacson dell’autobus col concertino jazz davanti al porto, la pineta di metallo blu cobalto, come specchietto per le allodole da marito.<br />
Attraccano le navi come se fosse un mistero sempre nuovo, quattro piani per ogni tipo di lusso, balli da discoteca e cene a tema svizzero, di formaggio; i cappelli illuminati dalla furia dei gironi, la spuma negli occhi di petrolio sembra plastica da riuso per l’aria condizionata sul Ponte numero 3.<br />
Anche le donne anziane di allora, struccate, ben vestite, compravano gli anelli al supermercato, le pietre veneziane dietro le sale del tabacco, si scambiavano tra loro audaci sguardi di sfida, meditavano in cuor loro una rivalsa senza via di scampo, e poi venivano senz’altro a passeggiare qui, dove comincia tutto, dove agosto finisce.</p>
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		<title>Miti moderni/18: Visite di cortesia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2016 05:00:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta Separa i fiori dall’armadio, la vita scorre come un filtro d’immagini. Leggi le stelle, parla alle nuvole: segui i consigli del buon vicinato. Ogni notte è una tappa, una scalinata bolognese, su cui baciarsi piano, toccarsi bene sotto i vestiti, e poi sparire piano, sopra un giubbotto di pelle sciupata. “Guardami negli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-63919" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13664404_10210404281852852_1358214894_n-300x300.jpg" alt="13664404_10210404281852852_1358214894_n" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13664404_10210404281852852_1358214894_n-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13664404_10210404281852852_1358214894_n-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13664404_10210404281852852_1358214894_n-768x768.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13664404_10210404281852852_1358214894_n-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13664404_10210404281852852_1358214894_n-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/08/13664404_10210404281852852_1358214894_n.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Separa i fiori dall’armadio, la vita scorre come un filtro d’immagini. Leggi le stelle, parla alle nuvole: segui i consigli del buon vicinato.<br />
Ogni notte è una tappa, una scalinata bolognese, su cui baciarsi piano, toccarsi bene sotto i vestiti, e poi sparire piano, sopra un giubbotto di pelle sciupata.<br />
“Guardami negli occhi”, le ripeteva. Guardami dentro, la testa. <span id="more-63917"></span><br />
La telefonata dei sicari, quando arriva, ha un dialetto improvvisato; squillano le trombe, ma è solo l’immaginazione della sostanza, una teoria con troppa pratica nel mezzo.<br />
Questo hai scelto, bevi un bicchiere, c&#8217;è bisogno di riposo; hai guardato fuori dal finestrino, hai fatto sedere l’anziana donna sull’autobus. Dormi male, per il troppo caldo, vai sempre in giro, per altre strade.<br />
Le pance scoperte, tutte nuove, le cuffiette bianco pallido calcate bene nelle orecchie, un giallo ocra, un verde limone, l’azzurro topo che svolazza in mezzo al traffico; urlano i clacson, sul ponte bloccato della ferrovia, e tu ridi.<br />
Sei in ritardo per l’appuntamento, avvisi con un messaggio di scuse, sul divano c’è un bebè in arrivo, un mastro di cerimonia, e una stagista; prova a fingere l’astuzia che non hai, quattro chiacchiere sulla manutenzione del dizionario, le cartoline del domani.<br />
Nessuno ride, tranne te, e non capisci come mai.<br />
L’antropologa viennese è arrivata, spiega la scienza coi film di Totò, e nel frattempo “Non sapevo che abitassi qui, adesso”, si spengono le luci e si accende la segreteria telefonica, le vibrazioni diventano man mano più scostanti, quel lieve sentimento d’impostura.<br />
Capisci d’essere dove non sei, tutto alimenta una distrazione perenne.<br />
Cerchi delle pillole perse in qualche borsa, hai bisogno di altre valvole di sfogo, la porta a vetri non vuole proprio restare ferma, l&#8217;alito si fa sempre più denso, a temperatura ambiente.<br />
Ti accorgi a mala pena del via vai, provi a confonderti nel tepore della moquette; guardi un anello cinese, uno smalto rosso sulle mani rugose, quel taglio di capelli un po’ retrò.<br />
Scegli una scusa come un altra, e fuggi via; compri uno yogurt in scadenza, cucini il cavolo in una pentola troppo grande, poi corri di nuovo giù, sulla strada, l&#8217;attraversi in fretta per l’aperitivo.<br />
Finalmente ti puoi rilassare, senti che tornano le energie perdute, dov’erano finite?<br />
Hai paura a dirlo, paura a compiere ogni singolo gesto: l’ultima volta ti sei rilassata, e t’è crollato un universo di pietà.<br />
Adesso piangi solo per difetto, quando ti sembra di fare l’attrice; quando stai chiusa in una stanza vuota, un microfono per l’uso del telecomando.<br />
Dov’è finita la pazienza, dov&#8217;è oggi l’esasperazione?<br />
Non avevi più gridato al telefono, si sente ancora l&#8217;eco, come tanti mesi fa.<br />
Non è vero che il tempo non passa, non è vero che tutto resta fermo.<br />
“Tu sei fatta apposta per la pratica”, un pupazzetto.<br />
Sbatti una porta nuova, le chiavi incastrate nella toppa. C’è odore di caffè, di vino buono della sera prima, di inchiostro permanente usato come olio per il corpo, la boccetta di vinavil col tappo rotto l’hai ritrovata in soffitta, fra le tavole da disegno e la maniglia del frigidaire; i ragni sanno tessere le loro ragnatele anche sugli zainetti chiari, di nylon, un pomeriggio come un altro.<br />
E ridi.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Miti Moderni/17 : di pietra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2016 12:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[© Aldo Costa]]></category>
		<category><![CDATA[francesca fiorletta]]></category>
		<category><![CDATA[Il mare]]></category>
		<category><![CDATA[Miti Moderni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta Non esiste il ricordo. Le passioni tutte uguali. Ridere per dimenticare, nella tazzina del caffè. Sperare di incontrarsi, dimenticare il futuro, una caduta libera. Fino alla sazietà. Pensi di essere libero, il pericolo scampato; sono ancora tutte armi di pietra. Il monte di pietà spalma un gran foro nell’ignoto. Appendi il badge [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_61088" aria-describedby="caption-attachment-61088" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-61088" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/04/04-il-mare-300x200.jpg" alt="© Aldo Costa. Il mare" width="300" height="200" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/04/04-il-mare-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/04/04-il-mare-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/04/04-il-mare-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/04/04-il-mare.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-61088" class="wp-caption-text">© Aldo Costa. Il mare</figcaption></figure>
<p>di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p>Non esiste il ricordo.<br />
Le passioni tutte uguali.<br />
Ridere per dimenticare,<br />
nella tazzina del caffè.</p>
<p>Sperare di incontrarsi,<br />
dimenticare il futuro,<br />
una caduta libera.<br />
Fino alla sazietà.</p>
<p>Pensi di essere libero,<br />
il pericolo scampato;<br />
sono ancora tutte<br />
armi<br />
di pietra.<span id="more-61085"></span></p>
<p>Il monte di pietà<br />
spalma un gran foro nell’ignoto.<br />
Appendi il badge alle pareti,<br />
gli angoli di vimini,<br />
stropicciati.</p>
<p>Sai arredare la notte<br />
con grandi favole erotiche,<br />
apri gli occhi nel buio,<br />
senza voce nella gola.<br />
La paura.</p>
<p>La paura ti fa restare<br />
immobile.<br />
Il vetro non ti preme<br />
abbastanza,<br />
le nocche.</p>
<p>La notte,<br />
poi passa.<br />
I pensieri,<br />
come d’imbuto.</p>
<p>Il corno,<br />
l’ebano,<br />
la cornamusa,<br />
le lenzuola di ghisa,<br />
il taffettà.</p>
<p>Un giorno nuovo,<br />
nella foresta dei clacson,<br />
nelle accuse del silenzio,<br />
nei ninnoli dei domani.<br />
Porgi<br />
alto<br />
lo stomaco.</p>
<p>Resta, appesa,<br />
la distanza.<br />
Di mare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Miti Moderni/16: api</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2015 05:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[francesca fiorletta]]></category>
		<category><![CDATA[Miti Moderni]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta Ti svegli per partire, vuoi continuare a dormire, decidi di non fare proprio niente. Ti prepari per lavorare, rimanda quell’appuntamento, ti alzi di corsa dal letto e non capisci dove sei. Asciuga gli occhi senza un senso, si lacera l’abbraccio, quel sogno fatto all’alba l&#8217;hai già dimenticato. Traduci piano l’abc, i bugiardini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-55161" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/unnamed-300x300.jpg" alt="unnamed" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/unnamed-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/unnamed-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/unnamed-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/unnamed-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/06/unnamed.jpg 628w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Francesca Fiorletta </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ti svegli per partire, vuoi continuare a dormire, decidi di non fare proprio niente.<br />
Ti prepari per lavorare, rimanda quell’appuntamento, ti alzi di corsa dal letto e non capisci dove sei.<br />
Asciuga gli occhi senza un senso, si lacera l’abbraccio, quel sogno fatto all’alba l&#8217;hai già dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;">Traduci piano l’abc, i bugiardini elettrici, la luce sul display sbarra il supermercato del futuro.<br />
C’è tanta strada davanti, le teche di vetro ancora vuote, fai lunghe code alla toilette, un grissino come piccolo sostegno.<br />
Fingere il suono delle api.<span id="more-55158"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In alto gli odori metallici, spezza i cuori di cemento, la bandana del combattente l’hai lasciata in tintoria.<br />
Un tatuaggio hawaiano, un braccialetto cingalese, senti i polmoni pieni pieni e non capisci che cos’è.<br />
<span style="line-height: 1.5;">Vivi ad agosto, ridi a settembre, dimentica l’autunno e passa oltre, con fierezza.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Scegli ancora di restare, cadono le coincidenze, un sipario ormai vecchio rammendato un po’ alla buona.<br />
Ti abitui a stento a quel disagio, vedi solo il tuo sorriso, l’orologio incontinente batte l’una e tentatrè.<br />
Un&#8217;altra volta ancora, trovi un appiglio per dimenticare, arranchi, e ti rigiri sul sofà.</p>
<p style="text-align: justify;">Smentirti non serve a niente, è una questione di tatto, abbandoniamoci al sapone liquido.<br />
Sai parlare con gli animali, scova i vicini di casa, la lacca condensata s’è scrostata dal muro, e tu hai preso la febbre gialla.<br />
In alto a destra, vai sempre dritto, scendi le scale, s’insinua un mormorio dall’inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">Partire o restare, premono le coincidenze, il sipario resta aperto, la botola del suggeritore.<br />
Piano piano, la mano sulla pancia, dimenticato ogni sarcasmo, le cinque e dieci, è quasi l&#8217;ora del caffè.<br />
Prova ancora l’ascensore, non vale la pena, che fatica, s’è spenta la candela all’idrogeno new wave.</p>
<p style="text-align: justify;">Stai bene solo quando dormi, sogni le vallate di luce, il mare col cappotto, il refrigeratore in saldo te l’ha venduto la tv.<br />
Scambia la rabbia con la passione, il bisogno col fallo, il desiderio è una scatola di scarpe, vuota.<br />
Hai visto tutto, hai detto troppo, perdiamo i sensi, è solo il gioco delle api.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Miti Moderni/15: tempo massimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 12:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[francesca fiorletta]]></category>
		<category><![CDATA[Miti Moderni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta Sei sempre fuori tempo massimo, mangi un panino, non hai voglia di spostarti dall’oblò, fumi una sigaretta, ti dovrai arrangiare, ti consigliano severi, infila al collo la cordicella, penzola al vento il cartellino, sei un impiegato, sei una massaia, bisogna accontentarsi, ti ripetono, troppo seri, che a questo mondo siamo sempre soli, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-54068" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/ponti-spettacolari-9-300x200.jpg" alt="ponti-spettacolari-9" width="300" height="200" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/ponti-spettacolari-9-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/ponti-spettacolari-9-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/ponti-spettacolari-9-900x600.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/ponti-spettacolari-9.jpg 980w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sei sempre fuori tempo massimo, mangi un panino, non hai voglia di spostarti dall’oblò, fumi una sigaretta, ti dovrai arrangiare, ti consigliano severi, infila al collo la cordicella, penzola al vento il cartellino, sei un impiegato, sei una massaia, bisogna accontentarsi, ti ripetono, troppo seri, che a questo mondo siamo sempre soli, in mezzo a tutti, non si riesce a stare da soli mai. <span id="more-54066"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E prendi svelto una caramellina, hai l’alito pesante, la peste asciutta della sera, continua a bere il tuo rum, hai un letto ancora troppo morbido, un materasso senza rete, lasciato sfatto giù per terra, la porta a vetri dell’ingresso, un cuscino avvolto di stracci, ti prudono le caviglie, compra le scarpe chiare, le ciabattine estive, le infradito da mare, ricevi l’affittuario in omaggio, il garage è pieno, senza l’angolo box.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraversi la strada senza guardare, la segnaletica degli ombrelli, cerchi una svolta, la quarta uscita, il gps per la fretta si è rotto, non si è aggiornato, quattro chilometri all’imbocco della tangenziale, due ore e tre quarti all’arrivo previsto, non hai bevuto il caffè, hai il trucco che ti cola sugli occhi, le guance tese, i pollini di maggio, le violacciocche sulla piazzola di sosta, l’autogrill a forma di ponte, sospiri.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché non vieni in vacanza con me, prendi le ferie dal lavoro, affitta un autobus con troppa benzina, risparmia sugli oleodotti, le ruote sgonfie, i sommergibili bucati, riempili di ammorbidente, gira la chiave nella toppa e prova a fare una telefonata, non risponde nessuno, il cestello della lavatrice è sempre fermo, carica il programma per i delicati mix.</p>
<p style="text-align: justify;">Risciacqua i pensieri a novanta gradi, bevi un altro sorso di vodka, annaspa coi denti da coniglio, apri la finestra e spogliati, riesci a pensare solo a quello che non va, alle contraddizioni, le apparenze d’attesa, è stata solo una parentesi, ma non vuoi più sentire ragioni, ti ricordi del miele, grondano le aspettative, segna la ricorrenza sul taccuino, dimentica di mandare un messaggio, infila la testa nella tua federa preferita, finalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rumore di fondo è levigato, è violento, sfama tutti i commensali, col disavanzo, sazia le bocche ingiallite, i denti di sperma, le unghie alla cannella, le hai lasciate a congelare, nel soggiorno, ti senti stanco, ti senti vecchia, la finale di campionato è vicina, e tu ancora non hai capito per chi fare il tifo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si rimescola, nello stomaco, quella stessa assenza, la doppia misura, una fialetta di buon gusto, acido muriatico per sorelle, al discount fanno lo sconto famiglia, decidiamo di non uscire mai più, restiamo chiusi dentro alle scatole per le scarpe, abbandonati tutti i ninnoli sul comodino, la circospezione dei dintorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Stai vicino ma non troppo.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Miti Moderni/14: esposizione</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/05/04/miti-moderni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2015 06:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[francesca fiorletta]]></category>
		<category><![CDATA[Miti Moderni]]></category>
		<category><![CDATA[rinko kawauchi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta La devastazione che si posa, con calma, davanti. Prendi sotto braccio gli idranti e sguinzaglia i cani da alleggerimento, sono già scattate le manette, mentre fervono gli ultimi preparativi per la festa, restano blindati gli ingressi, la regressione è stupefacente, che sia chiara la nostra determinazione, nel cuore degli scontri si scambiano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_53747" aria-describedby="caption-attachment-53747" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-53747" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/rinko-kawauchi-.-300x296.jpg" alt="Rinko Kawauchi" width="300" height="296" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/rinko-kawauchi-.-300x296.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/rinko-kawauchi-.-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/rinko-kawauchi-..jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-53747" class="wp-caption-text">Rinko Kawauchi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Francesca Fiorletta </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La devastazione che si posa, con calma, davanti. Prendi sotto braccio gli idranti e sguinzaglia i cani da alleggerimento, sono già scattate le manette, mentre fervono gli ultimi preparativi per la festa, restano blindati gli ingressi, la regressione è stupefacente, che sia chiara la nostra determinazione, nel cuore degli scontri si scambiano di fretta i vestiti, abbandonano il campo di battaglia, i giovanili concorrenti, ma la replica arriva celere, a mezzo stampa: sei uno sciacallo!<span id="more-53742"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il crescente divario geologico, abbozzato dalle isole albine, due paure sovraesposte, mentre nuoti a tentoni nel canale, in risalita, muovi le braccia impazzite, diventi un grillo di cemento, e le critiche arrivano all’imporvviso, proprio quando ti raccontavi fortunata, godevate degli effetti benefici delle riforme, ancora, i nuovi catalizzatori dell’affetto interinale: oggi è arrivato lo stipendio, ti sei creduta in pace, troppo all’erta.</p>
<p style="text-align: justify;">Un pericoloso incapace, raccontano fra loro, e chi se lo aspettava, nonostante le condizioni internazionali siano per lo più favorevoli, i risvolti no, qualche migliaio di problemi sopiti, i pensieri nascosti dalla bruma polverosa che segnava la fine dell’inverno, che si apriva senza dirlo su una landa ancora più brulla, spaesata, incontestabile. Stasera gioca la Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una figura al di sopra di ogni sospetto, la mano che afferra il magro bottino, ma il giocattolo si è rotto, non tiene più la piega degli eventi, il tettuccio apribile di un’automobile sportiva, la lampadina sempre accesa nel soggiorno, il corridoio è meglio lasciarlo al buio, in sordina, a rimarcare l’attesa, la presenza sgradita di un ospite ozioso, fuori stagione.</p>
<p style="text-align: justify;">Persone oneste e per bene, ecco il ritratto dell’incomunicabilità: la sconfitta è autentica solo nella tua testa, i dadi rotolano sul tavolo da gioco, le carte scoperte, l’allegria coatta dell’ultima cena, quando ti avvicini al buffet e puoi scegliere soltanto ostriche, bignè alla crema, liquore amaro di colore ferrigno, l’aroma appeso di un augusto imperatore, l’intimità sfuggita contro il tempo, nell’agguato coatto dei perché.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ti squilla il telefono, le notizie che ti fanno andare avanti, prevedi già una prima occhiata di dissenso, le strategie composite per le larghe intese, evviva: l’ennesima settimana di prolasso, decidi di lasciartela alle spalle, senti che tira più forte il vento, le panchine assolate per metà, il foulard che ti ricorda la famiglia, ti è rimasta in tasca una caramella, non sopporti più nemmeno l’odore del caffè.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Miti Moderni/13: il primo sole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 12:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[francesca fiorletta]]></category>
		<category><![CDATA[Miti Moderni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta “Certe cose si capiscono al volo”, ripete lei, spegne una sigaretta, cerca un comico americano prima di andare a dormire, senza piangere, e intanto il piatto resta sporco, la cena ferma da due giorni, quante parole contate, che non devi usare, per spiegare, il disavanzo.  “L’anno prossimo partiamo noi”, dicono alla tv, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-53284" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/luce-300x300.jpg" alt="luce" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/luce-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/luce-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/luce-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/luce-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/luce.jpg 625w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Francesca Fiorletta </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Certe cose si capiscono al volo”, ripete lei, spegne una sigaretta, cerca un comico americano prima di andare a dormire, senza piangere, e intanto il piatto resta sporco, la cena ferma da due giorni, quante parole contate, che non devi usare, per spiegare, il disavanzo. <span id="more-53283"></span></p>
<p style="text-align: justify;">“L’anno prossimo partiamo noi”, dicono alla tv, quando consegnano un premio, e la notte diventa verde, non si tengono più insieme i rumori del tram, del taxi, la metropolitana in sciopero, il primo cittadino che si lecca i baffi, un cruscotto rotto, parcheggiare l’automobile con precisione, quando scocca la mezzanotte.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ci piacevano tanto”, offri un profumo alla violetta, il vino rosso è rimasto in caldo, i capelli appena rasati, s’intonano coi fascicoli sul cuscino, i capitoli scritti fitti, in francese, non rimane più molto tempo, adesso, che la centrifuga è finita, un collutorio per le gengive, senti il rimorso che brucia in mezzo ai denti, e non ti fa dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">“Vieni al corso di disegno”, insieme alle sorelle, tutte donne, e sbircia le lanterne, le luci elettriche da esposizione, la luce del sole quando è passato il tramonto, troppo presto, l’incantesimo s’è rotto, torna l’inverno in mezzo al mese d’aprile, il volo degli uccelli tra le fronde dei rami, il ciliegio, il pino silvestre, il tetto conico della scuola elementare.</p>
<p style="text-align: justify;">“Proprio non riesci a riposare un po’?”, sono passate troppe ore, il mal di testa che gonfia la faccia, le lenzuola non le vuoi toccare più, le brioches rafferme del giorno prima, la musica classica, la musica punk, l&#8217;hai capito ormai, quando hai sbagliato i calcoli, le prospettive, è svanito tutto, come le piume d’oca, l’arpa giapponese, le onde elettromagnetiche.</p>
<p style="text-align: justify;">“Cambiare gli accordi”, è un’esperienza londinese, un viaggio programmato già sul mare, si riscopre la fretta, la villetta che non vedrete più, la passeggiata come sarebbe potuta andare, il parco al freddo è innaturale, la santa maieutica degli amici innocui, ma non riusciranno a convincerti, col mento all’insù.</p>
<p style="text-align: justify;">Spunta già il primo sole.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Miti Moderni/12: c&#8217;è tempo&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 05:00:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta «Che ore sono?» disse Michèle sbadigliando. «Insisti, dopo tutto quello che ti ho detto?» rispose Adam. «Sì, che ore sono?». «È l’ora in cui, chiara nella notte, vaga intorno alla terra errante con la sua luce altèra…» [Il verbale,  J.M.G. Clézio, :duepunti edizioni] Il tempo non c’è, non avanza mai, s’è perduto, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_52427" aria-describedby="caption-attachment-52427" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-52427" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/04-300x234.jpg" alt="Luigi Ghirri " width="300" height="234" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/04-300x234.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/04-1024x799.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/04-900x702.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/04.jpg 1198w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-52427" class="wp-caption-text">Luigi Ghirri</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Francesca Fiorletta</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>«Che ore sono?» disse Michèle sbadigliando.</em><br />
<em>«Insisti, dopo tutto quello che ti ho detto?» rispose Adam.</em><br />
<em>«Sì, che ore sono?».</em><br />
<em>«È l’ora in cui, chiara nella notte, vaga intorno alla terra errante con la sua luce altèra…»</em></p>
<p style="text-align: right;">[<em>Il verbale</em>,  J.M.G. Clézio, :duepunti edizioni]</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo non c’è, non avanza mai, s’è perduto, piano piano, il tempo. <span id="more-52422"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo non insiste, per fare tutte le cose che vuoi fare, e nemmeno una piccola parte, la zona minima, che resta nell’ombra, l’aspettativa; ti mangia dentro, invece, e non aumenta, non diminuisce l’attesa, riempi di favole l’assenza, l’hai imparato, metabolizza i palliativi, lo sai fare, ma il tempo resta sempre lì, a guardarti muto, senza senno, di spalle, non si muove di un passo, non è blasfemo, non cammina, poi semplicemente muore.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo giusto per un viaggio caldo, la passeggiata e il belvedere, un bagno al largo, tra i gabbiani, sogni di continuo l’automobile, lo sbandamento, le montagne russe, non ti bastano gli incidenti della mattina, quando la colla fredda si mischia ancora alle pozzanghere, prendi in fretta le prime scarpe colorate di stagione, c’indossi sopra la giacca di lino, troppo leggera, il tempo non lo puoi condizionare, non lo sai valutare davvero, mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ritmo forte della prima batteria, del cantante americano che sembra un fungo acido nel bosco, gli occhi di sale e la saliva spalmata sul bavero, continua a rincorrere una scala, una croma, la tromba mistica con gli orecchini ricamati di ottone, se lo bagni insieme all’oro viene via anche tutto il rame, te lo spiegano sui banchetti delle fiere cittadine, alla domenica, quando non circolano gli autobus, il trasporto è interrotto, e perdi tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è tempo per incontrarsi, i convenevoli degli amici impertinenti, la barba che si allunga nel disgelo, le unghie arcuate che ancora indugiano sui colori pastello; era finita male, prolunghi tutti i giorni l’insano gesto, scegli uno sformato di vitamine, una caraffa di vin santo senza il bollitore, lo dimentichi acceso, la fiamma divampa, cadiamo tutti già per terra, nell’albergo suonano gli allarmi, la vecchina del secondo piano non si accorge di niente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo è sempre quello che scegli di non avere, ti senti perseguitata, le ossessioni della nonna, le rivendichi con astuzia, cerchi dopo i pasti la blanda compagnia di un animale domestico; al centro storico c’è una donna che strilla, seduta per terra, sui gradini, ha il rossetto calcato sotto il naso, il mento all’insù, indica di getto i passati, si gratta le gambe e ripete: “ormai è tardi, ormai è troppo tardi”.</p>
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