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	<title>mondo marcio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2006 13:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Michele Monina [Il trasloco di Michele Monina pare biblico. E’ per questo che, di comune accordo, abbiamo deciso di pubblicare il suo articolo uscito su Diario il 20 gennaio scorso, al posto di un pezzo scritto apposta per NI. Per, diciamo, placare i sensi di colpa nei confronti di Andrea Barbieri, che chiedeva delucidazioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Michele Monina</strong></p>
<p><a class="imagelink" title="milano_jam" href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/Milano_Jam.jpg"><img decoding="async" id="image1744" height="83" hspace="5" vspace="5" align="left" alt="milano_jam" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/Milano_Jam.thumbnail.jpg" /></a></p>
<p><em>[Il trasloco di Michele Monina pare biblico. E’ per questo che, di comune accordo, abbiamo deciso di pubblicare il suo articolo uscito su</em> Diario <em>il 20 gennaio scorso, al posto di un pezzo scritto apposta per NI. Per, diciamo, placare  i sensi di colpa nei confronti di Andrea Barbieri, che chiedeva delucidazioni sul fenomeno Mondo Marcio in un suo commento (</em><a href="https://www.nazioneindiana.com/2006/01/05/dentro-una-scatola/" target="_blank"><em>qui</em></a><em>); sperando così di captare la sua benevolenza. Sicuramente non riuscendoci. G.B. ;-) ]</em></p>
<p>Milano, città del fumo. L’incontro con Mondo Marcio avviene in un angolo di strada, come dentro il testo di una sua canzone. È mezzogiorno, e ci si incontra per una colazione da <em>Spizzico</em>. Fuori è arrivata la prima neve, a rendere più ovattato il traffico prenatalizio di Corso Buenos Aires.</p>
<p><span id="more-1741"></span>Oggi la città del fumo e un po’ meno grigia del solito, mi viene da pensare, mentre dal cd player escono le note di <em>Dentro la scatola</em>, primo singolo di <em>Solo un uomo</em>, album con cui il giovane rapper milanese debutta per una major, la Virgin, dopo l’esordio avvenuto due anni fa con una piccola etichetta indipendente. Mondo Marcio arriva all’appuntamento col giornalista, cioè con me. È inconfondibile, nonostante sia imbacuccato per il freddo con una gigantesca giacca a vento nera e un cappello di lana che ne lascia a malapena intravedere gli occhi. Ho davanti questo ragazzotto di appena diciannove anni alto circa un metro e novanta dalla voce profonda che mi chiede se prendo un caffé o un pezzo di pizza, dimostrazione che artista e giornalista sono spesso regolati su fusi orari differenti, per lui la colazione è la prima colazione, per me è il pranzo.<br />
“Uomo, tra pochi giorni parto per Los Angeles, vado a registrate il mio primo video. A Los Angeles, uomo&#8230;” Uomo. Mondo Marcio mi chiama uomo, mentre mi parla davanti a un bicchiere di carta pieno di caffè americano (una vera schifezza, sia chiaro). Ha senso, visto che ho esattamente il doppio dei suoi anni, e probabilmente sono più vecchio dei suoi genitori. Ma Mondo Marcio non mi chiama Uomo per questioni anagrafiche, né per scimmiottare lo slang dei suoi colleghi americani. Questo l’ho capito già anni fa, quando il suo nome ha cominciato a farsi largo, con violente spallate,  nella schena hip-hop di Milano. Mondo Marcio, così si è sempre fatto chiamare, anche in quelle sue prime esibizioni in freestyle, era un ragazzino che si faceva notare come una mosca bianca nel marsma omologato del <em>Chiringuito</em> (locale dalle parti di via Farini), nelle serate Show Off, quelle organizzate da Bassi Maestro e da Rido. Lo si notava non solo per il suo essere così giovane, ma soprattutto perché dava l’aria di essere un solitario, uno che aveva trovato nel rap una via di salvezza a una vita altrimenti segnata. E in più lo si notava per le sue rime, sempre affilate, compatte come un muro, pronte a sperimentazioni verbali e stilistiche.<br />
“L’altro giorno è uscito un pezzo sul <em>Corriere della Sera</em> che parla di me,” prosegue, mentre addenta una Margherita. “Mia madre ha ritagliato l’articolo e l’ha attaccato al frigo con una calamita, e anche i tipi della <em>Virgin</em> si sono esaltati. Peccato che da quel pezzo io esca come una specie di ragazzo difficile con la chitarra in mano. Pensa, dicono che canto la vita di strada&#8230; e poi mi chiamano per nome, anche nella foto c’è scritto il mio nome, mica Mondo Marcio&#8230;” Siamo a inizio dicembre, e già sta cominciando il lancio dell’album, Solo un uomo, che uscirà solo a fine gennaio. Potere delle major, e di un artista che è riuscito a farsi ben volere da discografici che fino a questo momento si sono sempre tenuti distanti dall’hip-hop, se si esclude la fortunata esperienza di Caparezza, artista in tutti casi sui generis. “Non posso assolutamente lamentarmi della Virgin, anzi. Lì mi stanno davvero coccolando. Non hanno assolutamente cercato di cambiare il mio modo di comporre, i temi delle mie canzoni. Ci hanno creduto sin dall’inizio e hanno addirittura scelto una canzone dura come Dentro la scatola come singolo, uno dei brani più tosti dell’album. A proposito, che ne pensi?” Che ne penso? Questa dell’essere fagocitati dalle major è da sempre la paura di chi, ancora giovane (sia anagraficamente che artisticamente) si affaccia nel mondo dei grandi. Una paura legittima, specie se si fa parte di una nicchia di mercato, o di quella che come nicchia di mercato viene vista da chi il mercato poi lo fa e lo disfa. <em>Dentro la scatola</em> è una canzone dura, molto dura. Lo è musicalmente, col suo incedere cupo, vagamente eminemiamo e lo è nel testo, affilato come una lama arruginita. In <em>Dentro la scatola</em> Mondo Marcio non fa sconti nel raccontare la propria storia, quella di un ragazzo cresciuto nella parziale assenza del padre, affidato alle “cure” degli assistenti sociali, passato attraverso difficoltà economiche, e approdato a poco edificanti situazioni di strada, non sempre ascrivibili nei marcati margini della legalità. Una ottima scelta, mi viene da pensare, un ottimo biglietto da visita, specie se si ascoltano anche le altre tracce di <em>Solo un uomo</em>, tutte altrettanto dirette e sincere.<br />
“La mia paura, è che la canzone uscirà come singolo per le radio il 16 dicembre (nei negozi arriverà solo il 21 gennaio, una settimana prima dell’uscita dell’album, NDR), proprio sotto Natale. E diciamo che la mia non è proprio una canzone da cantare sotto l’albero. Però è anche vero che il fatto che sia stata scelta come primo singolo dimostra che la casa discografica vuole presentarmi per quello che sono”. Ma chi è veramente Mondo Marcio, questa è la vera domanda arrivati a questo punto. “Io sono Mondo Marcio. Infatti fatico non poco a rispondere a questa domanda. Non è che abbia scelto questo nome per interpretare un personaggio. Le canzoni di questo album, Solo un uomo, così come quelle del lavoro uscito per l’etichetta indipendente o del Mixtape (sorta di album fatto in casa, tipico del rap americano, una specie di appunti in musica messi a disposizione del pubblico&#8230;), come pure quelle dei miei freestyle, parlano della mia vita, dei marci che mi circondano, delle cose che ho visto per strada, in giro per Milano. Nessuna finzione. Nessuna posa. Io sono Mondo Marcio e canto la vita di strada&#8230;” Mondo Marcio scoppia in una fragorosa risata, mentre con le braccia finge di suonare la chitarra. Il riferimento è ancora al pezzo del <em>Corriere della Sera</em>, in cui, oltre a paragonarlo a Luca Carboni, lo dipingono come una sorta di cantautore esistenziale, invece che  a un rapper di talento quale è. In realtà dovrà farci l’abitudine, se a due mesi dall’uscita dell’album la soglia di attenzione nei suoi confronti è già così alta, del resto il <em>Corriere</em> è il principale quotidiano nazionale, e non capita proprio tutti i giorni di finirci dentro. Se per la stragrande maggioranza della gente, quella che non segue la scena hip-hop, e che quindi non sa chi siano, per dire, un Fabri Fibra o i Cor Veleno (non sto qui a spiegarvi chi sono, ovviamente, ma un giro su google vi potrebbe dare una mano, in tal senso&#8230;), il rap è quello degli stacchetti “ballati” dalle veline, o intonato da Giucas Casella all’interno del reality Show <em>Il Ristorante</em>, non deve sorprendere che per descrivere un giovane talento come il suo si ricorra a paragoni con Luca Carboni, cantautore il cui universo, in realtà, sembra davvero distante da quello messo in scena da Mondo Marcio.<br />
“Spero proprio che alla gente arrivi la mia musica, le mie canzoni. Solo quelle. Le canzoni devono essere al centro dell’attenzione.” Le canzoni, in effetti sono proprio le canzoni di Mondo Marcio a colpire, come un pugno sul naso. Anche se è innegabile che, specie per chi non segue l’hip-hop, il rischio grande è che uno che racconta un mondo così ben definito, possa essere confuso come un clone di Eminem. “Io ho un grande rispetto per Eminem e tutto quello che ha fatto. Anche se io ho cominciato a fare rap ascoltando più che altro 2Pac Jay-Z, ma anche perché erano altri tempi. Allora mi sono rinchiuso in casa e ho cominciato a lavorare alle mie basi e a scrivere le mie rime. Il fatto che abbia avuto una vita difficile ha sicuramente contribuito alla composizione delle mie canzoni, visto che la mia vita è dentro le mie canzoni, ma quello che racconto è il mio mondo, non quello di Eminem&#8230; anche se non mi dispiacerebbe arrivare ad avere il suo conto in banca, perché ho un grande rispetto di chi arriva ad avere un grande conto in banca, io&#8230;” L’Eminem italiano. Questo, in effetti, è l’etichetta con cui  potrebbero vendere Mondo Marcio sul grande mercato, se quelli della <em>Virgin</em> avessero voglia e intenzione di comunicare bene l’universo complesso di questo giovanissimo artista (ha solo diciannove anni, non dimentichiamolo&#8230;). E non che essere etichettato come l’Eminem italiano sia un’offesa, è chiaro, ma le etichette servono solo a chi ha poca voglia di approfondire. A onor del vero va detto che, almeno per ora, il rischio è stato fugato da un atteggiamento piuttosto propositivo tenuto dall’etichetta di casa EMI. “Anche l’idea di girare il video a Los Angeles un po’ mi spaventa. Non perché io non voglia volare fino in California, uomo, ci mancherebbe altro, ma perché l’idea di girare con Marco Solom, che mi hanno spiegato essere uno dei migliori videomaker in circolazione, mi carica di responsabilità. Mi sembrava quasi troppo, ma se me l’hanno proposto significa che ci credono e io di loro, della Virgin, mi fido. Del resto finora si sono sempre comportati bene. Io gli ho fatto ascoltare alcune delle mie nuove canzoni, perché ne ho scritte davvero molte, e gliene ho fatte ascoltare solo una selezione. A loro sono piaciute e mi hanno affidato a un produttore esecutivo, una persona cui hanno affidato un budget per la registrazione dell’album. Allora siamo andati in uno studio di Pavia e lì sono state risuonati dal vivo gli strumenti che io avevo inciso con le macchine a casa. Poi ho registrato le voci, ho avuto alcuni ospiti, come Torme o Fish, e abbiamo finito il lavoro. Le basi le ho prodotte tutte io, tranne una che mi ha dato Fish (cortesia ricambiata dal nostro, che rappa in un brano del nuovo album dell’ex Sottotono). E in tutto questo la casa discografica si è limitata a tirare fuori i soldi, senza entrare nel merito delle canzoni, cioè senza chiedermi di cambiare le basi o di togliere alcune rime. Nessun tipo di censura, o di indicazione di stile, ma semmai incoraggiamenti e consigli, come quello di ascoltare il brano di Alberto Radius, che confesso non avevo proprio mai sentito in vita mia, che poi è diventato il motivo dominante del brano Ancora qua. In Virgin mi hanno rispettato, del resto ormai sono un loro artista, come Lenny Kravitz o Pharrel Williams&#8230;” mentre lo dice, sempre ridendo di gusto, Mondo Marcio mi fa vedere una card grigia su cui sono riportati i nomi di tutti gli artisti della casa. Anche se il suo nome è scritto tutto attaccato, inconvenienti di essere una specie di esordiente. Esordiente che invece è ben conosciuto negli ambienti dell’hip-hop, ambienti che, probabilmente, vedranno come un tradimento il suo passaggio a una major. Il solito discorso di chi si vende al mercato&#8230;<br />
“Guarda, l’ho già detto prima, io faccio le mie cose senza interferenze, situazione non sempre possibile quando si lavora in piccole realtà. In più vengo ben pagato per farlo, e visto che questo è il mio lavoro, mi sembra più che legittimo cercare di guadagnare il più possibile senza sputtanare il mio operato. Se a qualcuno non vanno bene le mie scelte, e non piacciono le mie canzoni, perché è soprattutto alle canzoni che bisognerebbe guardare quando si tratta di album, il mercato offre altre possibilità. Io sto già guardando a domani&#8230;” Un domani che vedrà Mondo Marcio impegnato in una turnè? “Ci stiamo già pensando, anche perché è da quella che arrivano i veri soldi, più date si fanno più si guadagna. E poi, magari, in futuro non mi dispiacerebbe guardare un po’ a fuori dell’Italia. Ma qui sto proprio sognando&#8230;” L’intervista finisce con queste parole. Ci salutiamo, con quella serie di gesti delle mani che mi rimangono sempre estranei, forse per questioni anagrafiche. Esco da <em>Spizzico</em> che ha già smesso di nevicare. Il traffico e lo smog hanno già reso la neve una poltiglia nera e  appiccicosa, benvenuti nella città del fumo, direbbe Mondo Marcio, strana figura mitologica, per metà Eminem e per metà Luca Carboni.<br />
<em>[La striscia a fumetti (cliccateci sopra) e tratta da </em><a href="http://www.rapper.it" target="_blank"><em>questo</em></a><em> sito.]</em></p>
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