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	<title>Nogaredo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Di lunari e di streghe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 06:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[anna lamberti-bocconi]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
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		<category><![CDATA[processo alle streghe]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Nel 1988 compare nelle librerie italiane il romanzo Felice anno vecchio del brasiliano Marcelo Rubens Paiva, tradotto per Feltrinelli da Anna Lamberti Bocconi. Non ho letto il romanzo, anche se mi ha colpito questa frase che ho trovato in una sua recensione: «Na verdade, Feliz Ano Velho mostra toda a inquietação de [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="445" height="364" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/c1TAniYFvYU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x402061&amp;color2=0x9461ca&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Nel 1988 compare nelle librerie italiane il romanzo <em>Felice anno vecchio</em> del brasiliano <strong>Marcelo Rubens Paiva</strong>, tradotto per Feltrinelli da <strong>Anna Lamberti Bocconi</strong>. Non ho letto il romanzo, anche se mi ha colpito questa frase che ho trovato in una sua <a href="http://www.mood.com.br/literatura/9.asp">recensione</a>: «Na verdade, <em>Feliz Ano Velho</em> mostra toda a inquietação de um jovem que viveu plenamente, como se cada minuto de sua vida como se fosse o último.», ma Anna mi ha raccontato che è pieno di musica e questo è stato ciò che l’ha reso interessante nel momento in cui Anna, allora “ragazzina assoluta” (espressione da lei usata nel suo racconto) si è trovata a essere una fan di <strong>Ivano Fossati</strong> e a promettergli, avuta l’occasione di una parola al volo, di inviargli qualche bel regalo. Anna gli inviò il romanzo da lei tradotto e un po’ alla volta tra Anna e Ivano si instaurò un rapporto di amicizia e collaborazione musicale.<br />
Già all’epoca il demone della poesia possedeva Anna, e fu così che realizzò il suo sogno<span id="more-26739"></span> di fargli leggere le sue poesie – e quando Ivano lesse <em>Alla Luna</em>, chiese ad Anna di permettergli di inserirla in una sua canzone. Vi lascio immaginare la risposta di Anna. Ecco la poesia originale:</p>
<p><span style="color: #b812ec;"><strong>Alla Luna</strong></span><br />
<em> Ma tu chi sei, cos’hai, perché non parli,<br />
non argenti di stelle anche lo scialbo<br />
mattino? Sei tu stessa a incasellarli,<br />
gli astri lucenti, dentro il grande albo<br />
del cielo, o sei anche tu una figurina,<br />
senza potere, se non nelle notti<br />
di ferire gli amanti come spina?<br />
E quanto più sei gelida più scotti.<br />
Ahi, bella, se potesse tutto il male<br />
che mi consuma mutare la spada<br />
di luce tua in un giro di scale<br />
armoniche, ascendenti, in una strada<br />
che a te mi conducesse! Ma non vale<br />
niente che io faccia, che resista o cada.<br />
Tu non mi ami. E’ questo il grande lutto<br />
che oscura le mie vesti. Ma ora voglio<br />
dirti la verità del lato brutto,<br />
paradossale, a cui non si rimedia:<br />
tu non mi ami: questo è il grande male;<br />
io non ti amo: questa è la tragedia.</em></p>
<p>Testo che Anna poi inserì nella raccolta <em>Sale rosso</em>, uscita nel 1992 (Stampa Alternativa) e in <em>Il vino di quella cosa</em> (Campanotto 1995).</p>
<p>Per capire la canzone in cui Ivano Fossati inserì <em>Alla Luna</em>, occorre sapere la storia delle streghe di Nogaredo, che racconterei così, senza ovviamente tener conto di tutte le varianti esistenti nei documenti e nei racconti pervenutici e seguendo abbastanza fedelmente <a href="http://www.girovagandointrentino.it/puntate/2003/estate/rovereto/streghe.htm">questa traccia</a>:</p>
<p>Corre l’anno 1646: Galileo è morto da quattro anni e Newton balbetta le prime frasi, l&#8217;Europa è sconvolta e ormai stremata dalla guerra dei trent&#8217;anni, che si concluderà due anni dopo e che ha visto tra l&#8217;altro inasprirsi ancora i conflitti tra protestanti e cattolici.<br />
A <strong>Nogaredo</strong>, comune della Vallagarina, ora in provincia di Trento, dall’altra parte dell’Adige rispetto a Rovereto, una certa Mercuria accusa Domenica Chemelli di furto e stregoneria: a seguito di tale accusa, le due donne sono rinchiuse nelle carceri di <a href="http://www.comune.nogaredo.tn.it/storia_e_arte/castel_noarna.htm">Castel Noarna</a>, e vengono loro tagliati i capelli come segno delle accuse mosse nei loro confronti. Mercuria, che viene a sua volta accusata di stregoneria, afferma che sono state Domenica e la figlia Lucia a insegnarle come diventare una strega, trattenendo l&#8217;ostia consacrata sotto la lingua dopo la Comunione e imprimendole il marchio del demonio su una spalla. Anche Lucia e Domenica vengono quindi arrestate, rinchiuse nelle carceri del castello e sottoposte a varie torture.<br />
Mercuria, dopo le torture subite, ammette di essere una strega, di partecipare ai sabba e di aver praticato guarigioni con unguenti satanici e polvere di ossa di persone morte. Afferma inoltre di aver avuto rapporti con tale stregone Delaito. A seguito degli interrogatori, Mercuria venne rilasciata.<br />
Lucia invece, sempre sotto tortura, narra di quella volta in cui lei ed altre donne stregarono il signor Cristoforo Sparamani: una notte, trasformate in gatti, entrarono nella sua camera da letto e lo cosparsero con un unguento dato loro dal diavolo, poi, riprese le sembianze umane, festeggiarono con pane, formaggio e vino sottratti alla sua cucina. Spesso, durante questi festeggiamenti, il diavolo si univa a loro, sotto sembianze sia umane che animali (una capra).<br />
Successivamente, altre donne delle giurisdizioni di Castel Noarna e Castellano vengono arrestate per stregoneria. Domenica, Lucia e le altre donne, stremate dalla tortura, ammettono la loro stregoneria e narrano di sabba e pozioni magiche.<br />
Il processo, che si tiene a Palazzo Lodron, si protrae per un anno. Durante il processo, l&#8217;avvocato difensore delle imputate, Marco Antonio Bertelli di Nomi, dimostra come gli interrogatori non siano stati eseguiti correttamente e ottiene il permesso di far sottoporre a perizia medica le accusate. Dalla perizia risulta che le donne non portano segni diabolici sul corpo e l&#8217;avvocato – bontà sua – sostiene quindi come le loro colpe siano sempre inferiori in quanto le donne sono &#8220;fragili, imbecilli nell&#8217;intelletto, ignoranti, credulone e facilmente soggiogabili&#8221;.<br />
Nonostante le tesi sostenute dalla difesa, le donne vengono dichiarate colpevoli. Questo il testo della sentenza di condanna:</p>
<p style="padding-left: 50px;">SENTENZA di CONDANNA delle STREGHE del 13 APRILE 1647<br />
Noi Paride Madernino, Giudice Delegato, sentenziamo e codanniamo<br />
DOMENICA CHEMELLI &#8211; LUCIA CAVADEN &#8211; DOMENICA GRAZIADEI &#8211; CATERINA FITOLA &#8211; GINEVRA CHEMOLA &#8211; ISABETTA e PAOLINA BRENTEGANI<br />
che per mano del Ministro di giustizia, a tutte sopra le Giare, luogo a questo effetto destinato, gli sii tagliata la testa dal busto, a tale che se ne morino e le anime loro si separino dalli corpi; e inoltre gli cadaveri di quelle siino abbruciati e le reliquie sue in dette giare seppellite ad esempio d&#8217;altri.</p>
<p>Il giorno seguente, 14 aprile 1647, in località Giare, la sentenza venne eseguita dal boia Ludovico Oberdorfer di Merano: decapitazione e successivo rogo, alla quale dovette assistere tutta la popolazione, pena un&#8217;ammenda di 25 ducati a persona.<br />
Nel processo venne incriminato anche un uomo, Santo Graziadei, che morì in prigione nel 1651.</p>
<p>Ed ecco il testo della canzone che Fossati dedicò alla vicenda e che inserì nell’album &#8220;Discanto&#8221; del 1990:</p>
<p><span style="color: #b812ec;"><strong>Lunario di settembre</strong></span><br />
(<em>Il processo di Nogaredo</em>)<br />
(Fossati &#8211; Lamberti Bocconi)</p>
<p><span style="color: #b812ec;"><strong>L&#8217;Accusa</strong></span><br />
<em>Durante gli interrogatori è riuscito<br />
che le imputate<br />
in tempo di luna al primo quarto<br />
hanno rinunziato al sacramento<br />
del battesimo<br />
seducendosi l&#8217;una per l&#8217;altra<br />
a commettere tale mancamento<br />
permettendo per maggiore dannazione<br />
delle loro anime<br />
di essere ribattezzate<br />
con una nuova infusione d&#8217;acqua<br />
sopra il capo<br />
essendosi sottoposte a tal legame<br />
di obbedienza<br />
al Nemico del genere umano. </em></p>
<p><em>Che in tempo di luna piena<br />
a ore comode, ai malfatti propizie<br />
erano portate in aria<br />
invisibilmente<br />
in maledetti congressi<br />
dove venivano compiute<br />
diversità e quantità di incantagioni, sortilegi<br />
giochi bestiali ed ereticali. </em></p>
<p><em>Che in luna di ultimo quarto<br />
hanno esse confessato le violenze<br />
i venefici, i danni infiniti<br />
le infermità incurabili<br />
alle persone, agli animali. </em></p>
<p><em>In luna nuova di settembre<br />
la distruzione dei raccolti<br />
nelle campagne<br />
mediante la sollevazione<br />
di venti e tempi<br />
impetuosi. </em></p>
<p><span style="color: #b812ec;"><strong>Dialogo fra l&#8217;inquisitore e un&#8217;imputata</strong></span><br />
<em>Ma tu chi sei<br />
cos&#8217;hai perché non parli<br />
non argenti di stelle<br />
questo scialbo mattino<br />
non sei tu stessa<br />
a incasellarli<br />
gli astri lucenti<br />
nel grande albo del cielo<br />
o sei anche tu una figurina<br />
senza potere<br />
se non nelle notti<br />
di ferire i viandanti<br />
come spina. </em></p>
<p><em>Ahi signore<br />
se potesse tutto il male<br />
che mi consuma<br />
mutare la spada tua<br />
in un giro di scale armoniche<br />
ascendenti<br />
o in una strada<br />
che via mi conducesse.<br />
Ma non vale niente che io faccia<br />
che resista o che cada<br />
tu non capisci<br />
è questo il grande lutto<br />
che oscura le mie vesti<br />
ma voglio dirti la verità<br />
dal lato brutto a cui non si rimedia<br />
tu non capisci<br />
è questo il grande male<br />
io non ti amo<br />
è questa la tragedia. </em></p>
<p><span style="color: #b812ec;"><strong>La sentenza </strong></span><br />
<em>Visto il processo<br />
coi testimoni esaminati<br />
dove manifestamente si comprova<br />
il corpo dei diversi delitti<br />
per essere stati commessi<br />
viste le dottissime difese<br />
per parte delle dette rappresentate<br />
viste finalmente<br />
le cose che devono vedersi<br />
e considerate<br />
quelle che devono essere considerate<br />
avuto il parere decisivo<br />
dei molti illustri e chiari signori<br />
commissari di questa giurisdizione<br />
affinché non abbiano a gloriarsi<br />
delle loro pessime opere<br />
ad esempio di altri<br />
in via definitiva<br />
sentenziamo e condanniamo. </em></p>
<p><em>Il 14 aprile 1647, nel luogo designato<br />
davanti ai contadini obbligati ad assistere al supplizio vengono decapitate:<br />
Lucia Caveden, Domenica, Isabetta e Polonia Graziadei,<br />
Caterina Baroni, Ginevra Chemola e Valentina Andrei<br />
i corpi sono bruciati, i resti seppelliti alle Giarre in terra maledetta.<br />
I beni delle donne confiscati.</em></p>
<p>Per amor di precisione si può notare che Fossati cambia qualche parola rispetto al testo di Anna; forse il cambiamento più rilevante, oltre al salto del verso <em>E quanto più sei gelida più scotti</em>, è la sostituzione di “amanti” con “viandanti” e di “tu non mi ami” con “tu non mi capisci”, cambiamenti del resto coerenti con la logica e il contesto della canzone.</p>
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