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	<title>obama &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Poesia civilizzata sul popolo egiziano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 11:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Cari amici indiani, visto che sono stato ormai sufficientemente edotto sui tabulati di Ruby vorrei spendere qualche parola almeno sulla cacciata dello zio questa volta scrivendo una poesia civilizzata in lingua umana, tutta scaturita da dentro, per spiegare che io, anche se sono un tipo qualunque, e non me ne intendo molto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/bandiera_egitto3.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-38128" title="bandiera_egitto" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/bandiera_egitto3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Cari amici indiani,</p>
<p>visto che sono stato ormai sufficientemente edotto<br />
sui tabulati di Ruby<br />
vorrei spendere qualche parola almeno<br />
sulla cacciata dello zio</p>
<p>questa volta scrivendo una poesia civilizzata<br />
in lingua umana, tutta scaturita da dentro,<br />
per spiegare che io, anche se sono un tipo qualunque,<br />
e non me ne intendo molto di diplomazia e geopolitica<br />
e non faccio il giornalista pagato esperto in problemi<br />
islamici<br />
ebbene, che ci crediate o no, io stasera non sono preoccupato<br />
anzi sono scioccamente contento (ho brindato con la mia compagna)<span id="more-38123"></span> </p>
<p>io sono contento come quegli europei qualunque<br />
che la democrazia sia bella anche quando ce l’hanno gli altri</p>
<p>(in <em>ABC Africa</em>, Kiarostami, un regista iraniano neppure lui uscito<br />
dalla scuole della diplomazia mondiale,<br />
scopriva all’inizio di questo secolo<br />
che l’Africa non era il paese perduto di cui parlavano tutti i media<br />
l’Africa era un paese pieno di futuro:</p>
<p>penso anche a lui in questo momento<br />
perché deve essere uno di quelli che oggi è contento<br />
senza essere più di tanto sorpreso)</p>
<p>io sono contento malgrado gli esperti stiano ancora ponderando<br />
senza mostrare che c’hanno i coglioni girati<br />
soprattutto i consulenti militari statunitensi<br />
le polizie politiche ad Algeri o in Cisgiordania<br />
i raffinatissimi del Mossad gli sbirri di Gheddafi</p>
<p>e anche tutte le cancellerie europee hanno dovuto<br />
riscrivere ponderando un sacco di discorsetti<br />
e gli specialisti nei telegiornali sono abbastanza fiduciosi con riserva<br />
tutti gli uomini politici stavolta<br />
ci sono andati con i piedi di piombo<br />
perché la democrazia va bene<br />
ma è un gran salto nel buio<br />
la sovranità popolare piace<br />
ma è scarsa in garanzie diplomatiche in accordi economici</p>
<p>si dicevano: “guarda in Tunisia mica che ne fanno<br />
un’altra mica che gli riesce<br />
una seconda volta…”</p>
<p>tutti i segretari di stato altamente democratici in Europa<br />
non è gente di facili entusiasmi di decisioni avventate<br />
non si sono precipitati a dire: “egiziani<br />
fateci sognare”</p>
<p>però ho trovato scritto questo in un documento<br />
della Comunità Europea:</p>
<p>“La Commissione europea crede fermamente che lo stato di diritto, il rispetto dei diritti fondamentali, elezioni libere ed eque, una democrazia pluralista poggiante su una società civile attiva, sono i migliori strumenti per raggiungere stabilità e prosperità.”</p>
<p>Un discorsetto che fila<br />
ma poi sentite questa:</p>
<p>“Questi sono i principi  fondativi dell&#8217;Unione europea e sono anche i valori fondamentali della cooperazione con i nostri Stati partner, in particolare quelli fanno che parte della Politica di Vicinato europea nella sponda meridionale del Mediterraneo.”</p>
<p>per i trent’anni di regime di Mubarak, i valori fondamentali di cooperazione tra Stati europei e l’Egitto sono stati “una democrazia pluralista”?</p>
<p>forse il livello dei diplomati in diplomazia<br />
è calato di molto in questi trent’anni e anche gli inviati speciali<br />
avevano le piramidi da fotografare, le incredibili<br />
distrazioni<br />
delle classi dirigenti<br />
queste sì che sono un po’ preoccupanti</p>
<p>io vista la situazione avrei detto<br />
(senza troppo ponderare):<br />
“egiziani fateci sognare<br />
toglieteci un po’ dalle nostre miserie<br />
le quattromila piccole paure le novecentomila divisioni<br />
che ci fanno splendida isolata preda per i più forti<br />
egiziani toglieteci le invenzioni da intellettuali, come la moltitudine<br />
il meticciato<br />
il corpo del capro<br />
fateci vedere, ma così anche solo in prova<br />
per una settimana dieci giorni<br />
come si può essere popolo<br />
(ma non quello dei divani<br />
delle ronde contro i barboni sotto casa)”</p>
<p>(ma quello yankee di Obama<br />
malgrado tutto il lavoro lercio<br />
che hanno fatto e vorranno fare ancora<br />
i soliti consulenti dell’Intelligence<br />
i supervisori diplomati in tortura<br />
terrorismo di stato censura telematica<br />
malgrado il solito lavoro lui<br />
Obama<br />
ha mostrato una certa reattività almeno retorica<br />
almeno simbolica<br />
che negli europei poverini<br />
è andato perduta – ha detto:<br />
“gli egiziani ci ispirano”)</p>
<p>(gli USA a scuola di democrazia dagli ARABI!!!!!!!!!??????<br />
dagli AFRICANI!!!!!!!???????<br />
da gente MUSULMANA!!!!!!!???????<br />
– questa frase gliela faranno pagare –) </p>
<p>no questo gli europei che contano non lo hanno detto<br />
gli europei informati hanno tenuto il profilo basso<br />
quando la gente si fa la democrazia da sola<br />
senza l’aiuto dei nostri cannoni c’è molto scetticismo<br />
ma ora che tutto è stato fatto<br />
valutano in modo positivo la svolta<br />
ma senza facili entusiasmi (c’è un problema<br />
che suscita una responsabile preoccupazione<br />
– non i morti ammazzati dagli sbirri di Mubarak –<br />
ma l’esistenza dei fratelli musulmani – ma quanti potranno essere poi<br />
questi fantomatici fratelli?)</p>
<p>comunque io volevo mettere un contenuto in lingua umana<br />
in questa poesia civilizzata e universale<br />
perché ognuno lo capisca<br />
io sono un uomo medio irresponsabile<br />
ma devo confessare che non sono per nulla preoccupato<br />
a me questa democrazia non mi preoccupa per nulla<br />
dicono che ci sono i fratelli musulmani, ma noi abbiamo<br />
bossi borghezio dell’utri e ghidini e abbiamo avuto previti gava<br />
lima e andreotti, abbiamo bertone e ruini<br />
che paura volete che mi facciano i fratelli musulmani?</p>
<p>perché dovrei preoccuparmi?</p>
<p>vedo migliaia, ma centinaia di migliaia, ma alcuni milioni di egiziani<br />
che o sono dei gran simulatori oppure sono felici come delle pasque</p>
<p>perché la gioia della gente<br />
dovrebbe procurarmi angoscia?</p>
<p>certo da qui non si capisce niente<br />
certo da qui è facile<br />
tirarsi un po’ su il morale<br />
con tutto quello che gli è costata una rivoluzione<br />
(su “Repubblica” dei giornalisti in gamba hanno calcolato<br />
quanto costa al giorno la rivoluzione<br />
insomma quasi nessuno se la può permettere una rivoluzione<br />
salvo quei poveri cristi di tunisini ed egiziani<br />
– a quanto pare<br />
costa un fottìo –</p>
<p>io capisco questo calcolo difficile che non so fare<br />
d’altra parte mi viene da dire che anche senza il finanziere europeo<br />
gli egiziani lo sanno che la rivoluzione costa<br />
perché gli ammazza le persone<br />
che in genere è il costo massimo<br />
che umanamente si può calcolare</p>
<p>poi possiamo stare tranquilli con la rivoluzione egiziana<br />
sono le rivoluzioni come piacciono agli Stati Uniti e agli altri<br />
che ci capiscono a fondo<br />
le rivoluzioni pacifiche<br />
perché è bene che un centinaio di persone si faccia ammazzare<br />
ma senza fare troppo casino<br />
certo le rivoluzioni pacifiche sono belle anche se grondano sangue<br />
ma è solo sangue del popolo niente di grave<br />
non è che hanno ammazzato Mubarak o un altro politico<br />
perché questo sì che sarebbe stato grave, un atto non di democrazia<br />
ma di terrorismo<br />
ma sono stati ammazzati solo un centinaio di egiziani qualunque<br />
chi vuol essere pacifico nella rivoluzione<br />
deve metterlo in conto che all’inizio si fa ammazzare<br />
e se finisce bene alla fine non l’ammazzano più</p>
<p>(comunque questa moda delle rivoluzioni democratiche africane<br />
queste rivoluzioni democratiche arabe così <em>à la page</em><br />
in mezzo a tutti<br />
questi musulmani antidemocratici, mi chiedo ancora<br />
come abbiano fatto anche qui sarà una gran simulazione<br />
di questi arabi fingono di amare la libertà fanno le rivoluzioni<br />
ma a vederli mentre gli sparavano contro<br />
sembrava che facessero davvero&#8230;)</p>
<p>però mi fanno sognare anche se io non conosco niente<br />
ho parlato una volta<br />
con un egiziano che mi metteva le piastrelle sul balcone<br />
c’era questo egiziano mi ha detto che sono in tanti nell’edilizia<br />
aveva proprio i baffi come uno si aspetta da un egiziano<br />
ma anche se era musulmano era simpatico e gentile<br />
e faceva bene il lavoro il suo capo era il vicino di casa italiano<br />
che poi il condominio gli ha fatto causa<br />
ma quell’egiziano ora va in giro contento<br />
e io sono contento per lui<br />
perché anche se un italiano con la pressione bassa e poco sangue al cervello<br />
gli dice che lui deve tornare sul cammello per il rispetto delle regole<br />
che noi italiani in Italia sulle regole è peggio dei tedeschi in Germania<br />
e che lui invece è un egiziano con la poligamia<br />
e tutto quell’incredibile vespaio di problemi connessi al fatto<br />
che sei nato in un cazzo di paese musulmano<br />
che quando arrivi in Europa ti ritrovi un portatore mondiale di problemi<br />
ebbene quell’egiziano lì secondo me guarda l’italiano con la pressione bassa<br />
e pensa<br />
“ma zitto tu: venti anni di fascismo, quarant’anni di democrazia cristiana<br />
altri vent’anni di Berlusconi<br />
e non hai mai fatto una cazzo di rivoluzione<br />
democratica e di popolo<br />
né pacifica né a martellate<br />
e c’hai ancora tre o quattro mafie che spadroneggiano nel tuo paese<br />
più il vaticano<br />
io sono un egiziano<br />
il mio popolo ha cacciato lo zio di Ruby<br />
con l’esercito in piazza e la polizia che ammazzava”</p>
<p>che è un discorso un po’ brutto da farsi<br />
tra un egiziano oggi e un italiano oggi<br />
ma almeno l’egiziano lo pensa<br />
e a volte lo penso pure io che sono italiano<br />
che il più lungo 68 d’Europa non è cha lava via tutto<br />
che i partigiani non è che lavano via i repubblichini<br />
e tutti i fascisti dei vent’anni di prima<br />
che il governo d’Alema non lava proprio niente, ecc.</p>
<p>beati quelli che hanno il popolo mi dico<br />
noi ci hanno detto i pensatori radicali<br />
meglio avere la moltitudine<br />
che però la moltitudine<br />
alla fine le prende sempre in piazza</p>
<p>noi ci resta il corpo del capro</p>
<p>ma oggi sono contento<br />
perché c’è un popolo che ha rotto i coglioni<br />
a tutta l’intelligence araba israeliana statunitense europea<br />
non hanno avvisato nessuno<br />
non hanno chiesto il permesso<br />
completamente imprevisti e guastafeste<br />
con la loro festa di popolo democratica<br />
sono davvero felici orgogliosi contenti<br />
mi fanno davvero sognare<br />
su quella vecchia faccenda<br />
che mi hanno insegnato a scuola<br />
vi ricordate?<br />
… come si chiamava… ?<br />
“sovranità popolare”, credo….</p>
<p>.</p>
<p style="padding-left: 90px;"><em>11 febbraio 2011</em></p>
<p>[P.s. Anche la rivoluzione scorsa, quella tunisina, avevo brindato, mandandovi <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/01/15/cartolina-da-parigi/">una cartolina</a>.]</p>
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		<title>Désherbage</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 09:00:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Fabrizio Tonello Minacciato di sfratto dalla mia compagna, ho intrapreso la straziante opera di désherbage annuale della biblioteca. Cosa eliminare senza il rischio di morire di crepacuore? Partiamo dalle cose semplici: domandiamoci se il numero di libri non letti che possediamo eccede di un fattore 100 il numero di anni che l’aspettativa di vita [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/tritacarta-500x500.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-30007" title="tritacarta-500x500" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/tritacarta-500x500-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/tritacarta-500x500-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/tritacarta-500x500-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/tritacarta-500x500.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Minacciato di sfratto dalla mia compagna, ho intrapreso la straziante opera di désherbage annuale della biblioteca. Cosa eliminare senza il rischio di morire di crepacuore? Partiamo dalle cose semplici: domandiamoci se il numero di libri non letti che possediamo eccede di un fattore 100 il numero di anni che l’aspettativa di vita media ci promette (77, nel caso dei maschi italiani). Se sì, occorre procedere spietatamente. Questo è un decalogo che può essere utile a tutti i bibliomaniaci.</p>
<p><span id="more-30006"></span><br />
<strong>Step n. 1</strong>. libri doppi si regalano, o si vendono al nuovo negozio di libri usati che ha recentemente aperto a Bologna in via Oberdan (ogni tanto una buona notizia). Ma non si eliminano se:<br />
&#8211; una copia è in lingua originale e l’altra in italiano<br />
&#8211; una copia è cartacea e l’altra sul Kindle<br />
&#8211; una copia è vostra e l’altra della biblioteca</p>
<p><strong>Step n. 2</strong>. altre cose semplici: se un Paese non esiste più (l’Unione Sovietica, la Jugoslavia, la Cecoslovacchia) le guide del medesimo con annotazioni del 1989 su “quella meravigliosa birreria di Bratislava” possono andarsene.</p>
<p><strong>Step n. 3</strong>. i libri regalati dagli amici che non si è osato rifiutare, per esempio quello sulle radio locali in Calabria, quello sull’evoluzione storica del dialetto nella zona di Valdobbiadene e quello sulle esperienze amorose degli iscritti all’università della Tuscia si possono buttare. Il problema è che a volte i donatori li ritrovano nei mercatini, con tanto di dedica originale, il che rovina le amicizie. A New York, almeno, c’è <em>Strand</em>, una storica libreria su Broadway e la 12° strada, che inghiotte tutto e basta strappare la pagina dove il rompiscatole ha scritto “All’amico carissimo…”</p>
<p><strong>Step n. 4</strong>. l’enciclopedia di <em>Repubblica</em>, che era così carina e costava solo € 12,90 a volume, che ne facciamo? E’ vero che qualsiasi notizia oggi può essere trovata sul sito di Wikipedia o equivalenti, ma abbiamo proprio bisogno dello spazio occupato da quei 27 volumi sullo scaffale più in alto?</p>
<p><strong>Step n. 5</strong>. quei sonetti di Shakespeare regalati da un fidanzata che non ricordate più, quel manuale di giardinaggio ricevuto da un’amica che, sotto sotto, avrebbe voluto sposarvi, quella copia del <em>Paziente inglese</em> con una romantica dedica della bella sconosciuta: tutto nello scatolone e in fretta, per favore. Se poi avete dimenticato lettere compromettenti nelle<em> Opere complete</em> di Platone (l’edizione in un volume unico, peso 4,5 kg., pubblicata da Rusconi) o bigliettini profumati nella <em>Guerra del Peloponneso </em>di Tucidide (Boringhieri 1963), ebbene: al macero! (Nella biblioteca pubblica sotto casa ci sono entrambi i volumi, disponibili pure on line, anche se non necessariamente in italiano).</p>
<p><strong>Step n. 6</strong>. un’area che si può liberare facilmente sono le biografie. E’ proprio necessario tenere in casa <em>Vita e amori di Caterina de’ Medici</em>? Il Kantorowicz su Federico II di Svevia non si può scaricare alla vicina di sotto? I volumi su Andy Warhol, Willem de Kooning e Roy Lichtenstein contribuiscono al progresso dell’umanità?</p>
<p><strong>Step n. 7</strong>. i dizionari dal portoghese acquistati quando avevate una morosa brasiliana, il <em>Petit Robert</em> di quando dovevate fare l’esame di riparazione in francese, il <em>Brockhaus</em> italiano-tedesco che sembrava così necessario nel 1964, forse possono essere rimossi.</p>
<p><strong>Step n. 8</strong>. i classici della saggistica. Sì, David Riesman era un gigante della sociologia ma quell’edizione del Mulino, <em>Collezione di testi e studi</em>, Bologna 1956, la vogliamo donare all’archivio della casa editrice, che ve ne sarà infinitamente grata?</p>
<p><strong>Step n. 9</strong>. d’accordo, i romanzi ambientati a Chicago sono di moda, almeno da quando un certo Obama si è installato con moglie e figlie (fastidiosamente carine e diligenti) al 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington DC. Non è detto, però, che <em>Windy City</em>, 420 pagine in corpo 8 di Scott Simon pubblicate da Random House in un momento di magra editoriale non possano essere vantaggiosamente sostituite da un giallo Mondadori, per esempio un McBain, che era un grande, oltre ad occupare molto meno spazio sullo scaffale.</p>
<p><strong>Step n. 10</strong>. Che ne facciamo della trilogia Millennium di Stieg Larsson in svedese, un cofanetto acquistato quella volta che volevamo impressionare una hostess della Scandinavian Airlines? Via, via, nessuna pietà. Terremo, invece, la collezione completa di <em>Fjärde internationalen</em>, il giornale trozkista di cui Larsson era stato direttore prima di darsi alla letteratura.</p>
<p>I libri acquistati a New York, invece, sono sacri: inutile che insistiate, non riuscirete a convincermi a separarmi da <em>Black Athena</em> di Martin Bernal (che era un sinologo ma si occupava di Cleopatra) né da <em>Sexual Personae</em> di Camille Paglia e nemmeno da <em>The Last Moghul</em> di William Dalrymple (544 pagine tradotte da Rizzoli col titolo <em>L’assedio di Dehli</em>). E giuro, la mano destra posata sul Corano, che sì, quest’anno leggerò Vassili Grossman, quindi la mia copia di <em>Vita e destino</em> in russo non si tocca.</p>
<p><span style="color: #333399;">[C&#8217;è qualcosa in questo pezzo di Fabrizio Tonello che mi ha fatto pensare a una lettera di Virginia Woolf a Ethel Smith, che ho letto anni fa senza mai riuscire a togliermela dalla testa. Perché è una lettera terribile e scanzonata e perché parla di libri. La lettera datata 28 dicembre 1932. Diceva<em> -Oh quanti libri- non ti si spezza il cuore a pensare a me con questa passione, eternamente divorata dal desiderio di leggere, stroncato, logorato, sciupato, maltrattato dalle voci, dalle mani e dalle facce, dalla presenza fisica di coloro che si compiacciono di dichiararsi miei amici? E come scuotere in eterno un moscone dalla sua zolletta di zucchero. Sono in vena di esagerazioni. Dovrei sottolineare ciò che dico con un sottile rigo rosso, per significare “esagerazione” (…)</em>]</span></p>
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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.2</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 11:30:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Fabrizio Tonello Martedì sera vado tranquillamente a dormire e mercoledì mattina penso che il mondo continui come sempre: Obama alla Casa Bianca, i paracadutisti della 101° divisione a Haiti, il salmone affumicato di Barney Greengrass a New York sempre in testa alle classifiche mondiali. E invece no. Apro, dopo aver compiuto opportuni riti purificatori, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/scottbrowncongress.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-29237" title="scottbrowncongress" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/scottbrowncongress-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/scottbrowncongress-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/scottbrowncongress.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Martedì sera vado tranquillamente a dormire e mercoledì mattina penso che il mondo continui come sempre: Obama alla Casa Bianca, i paracadutisti della 101° divisione a Haiti, il salmone affumicato di Barney Greengrass a New York sempre in testa alle classifiche mondiali. E invece no. Apro, dopo aver compiuto opportuni riti purificatori, l’edizione on line di <em>Libero </em>e leggo: “il dato veramente rilevante è che <a href="http://www.libero-news.it/news/331431/Buio_sulla_Casa_Bianca__Obama_perde_la_maggioranza_in_Senato.html">l&#8217;elezione di Brown fa perdere a Obama la maggioranza in Senato</a>”. Ostia!, come diceva mio nonno quando pensava che mia nonna non lo sentisse.<br />
<span id="more-29235"></span><br />
Mi devo essere perso qualche puntata, forse sono stato trascinato in uno buco spaziotemporale e siamo in un universo parallelo, oppure mi è successo come al protagonista di Uno Yankee alla Corte di Re Artù di Mark Twain e siamo già nel novembre 2012, nel 2016, o magari addirittura nel 2036. Stai a vedere che mago Merlino mi ha fatto un incantesimo e ho dormito fino a delle elezioni americane lontane nel futuro. Vado a vedere sul sito del New York Times e vedo che la data è quella che mi aspettavo, 21 gennaio 2010. Non solo: il rispettato quotidiano della 42° strada non sembra aver registrato l’avvenimento riferito da Libero. Cosa sarà mai successo?</p>
<p>Secondo il quotidiano (&#8230;) di Maurizio Belpietro, sarebbe stata l’elezione di un repubblicano in Massachusetts a rovesciare la maggioranza nel Senato americano. Essendo che i senatori americani sono 100, di questi 58 sono democratici, 2 indipendenti che abitualmente votano con i democratici e 40 i repubblicani, l’elezione di Brown non dovrebbe aver condotto a un ribaltone, a meno che 10 senatori democratici non abbiano improvvisamente deciso di cambiare partito e gettarsi nelle braccia dei repubblicani. Dopo puntuali verifiche, scopro che non è successo nulla del genere e quindi i 60 senatori democratici o alleati rimarranno tali fino a quando Brown non sarà formalmente insediato, sostituendo il senatore “provvisorio” del Massachusetts che oggi occupa il seggio. Quando questo sarà avvenuto la loro maggioranza diventerà 59 su 100, invece di 60 su 100, percentuale comunque non spregevole.</p>
<p>A dire la verità, i giornali italiani si sono buttati, questa settimana, sulle notizie del Massachusetts, e poi sulle difficoltà per la riconferma di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve (l’equivalente della nostra Banca d’Italia), “scoprendo” che nel Senato degli Stati Uniti ci vuole una supermaggioranza di 3/5 per fare qualsiasi cosa. E così, sabato 23, Mario Platero rivelava ai lettori del Sole-24 Ore che “Non c’è più il segreto: il voto per confermare Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve è stato rimandato perché non c’erano tutti i 60 voti necessari all’approvazione”.</p>
<p>In effetti, il segreto non c’è più perché non c’è mai stato: i voti necessari all’approvazione di qualsiasi nomina presidenziale che richieda il consenso del Senato sono 51 e non 60, almeno secondo la costituzione. E’ vero che 60 voti sono necessari per mettere fine all’ostruzionismo contro una nomina o una proposta di legge (<em>filibustering</em>) ma lo statuto costituzionale di questa prassi seguita dal Senato è assai incerto e, in ogni caso, è dubbio che 40 repubblicani decidano di ricorrere all’ostruzionismo contro un banchiere centrale nominato da George W. Bush. Può essere che i senatori repubblicani, per orgoglio di partito, decidano di votare contro la conferma, ma è molto dubbio che riescano a trovare i 40 voti necessari <em>per impedire la votazione</em>, anche contando sull’appoggio di alcuni democratici, come Barbara Boxer, e l’indipendente Bernie Sanders, l’unico senatore americano che si potrebbe definire “socialdemocratico”. Secondo il canale televisivo CNBC, il 71% dei  repubblicani, compreso il leader dei senatori <a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=newsarchive&amp;sid=a.AOkNzUGDxA">Mitch McConnell</a>, sostiene Bernanke.</p>
<p>E un programma di alfabetizzazione rapida rivolto ad alcuni giornalisti per imparare a contare fino a 100, quello chi lo sostiene?</p>
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		<title>CONFRONTI A DISTANZA</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 18:27:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Mentre in Italia un Parlamento di nominati boccia la proposta di legge presentata da Paola Concia, divenendo così oggettivamente complice di chi istiga odio e violenza nei confronti degli omosessuali (violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra), negli Stati Uniti in data odierna Barack Obama ha firmato una legge specifica contro le violenze nei confronti dei gay.<br />
Il testo prende il nome da Matthew Shepard, studente di college torturato e ucciso da due bulli nel 1998, e da James Byrd, un uomo di colore che nello stesso anno fu legato a un&#8217;auto e trascinato per diversi chilometri a Jasper, in Texas.<br />
Con la nuova legge le violenze contro i gay vengono accomunate a quelle scatenate da motivi razziali, religiosi e etnici. Ogni anno sono oltre mille negli Stati Uniti i crimini commessi sulla base della discriminazione sessuale.  La firma di Obama conclude una lunga battaglia da parte delle associazioni per i diritti dei gay, da ultima la Human Right Campaign, l&#8217;organizzazione davanti alla quale il presidente ha parlato poche settimane fa.<span id="more-25660"></span><br />
Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare l’una e giustificare allo stesso tempo l’altra. Mi limito al riguardo a ricordare la direttiva approvata dal Parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso” e condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
La settimana scorsa il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, nella lectio magistrialis con la quale ha aperto l’anno accademico dell’ateneo Regina Apostolorum, ha dichiarato: “Se fino a ieri la famiglia era sotto l’attacco dell’ideologia collettivista, oggi subisce il fuoco concentrico di una deriva individualista nella quale confluiscono il femminismo radicale e i militanti gay. Il supporto ideologico e’ offerto dalla teoria del gender: conta non il sesso biologico ma l’orientamento sessuale. Si rivendicano i cosiddetti nuovi diritti umani, sessuali e riproduttivi: il diritto degli omosessuali di adottare bambini…”.<br />
Ho detto tutto, diceva Totò.</p>
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