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	<title>OEI &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Qualche asserzione sparsa (e magari trascorsa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2015 12:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Prosegue la pubblicazione di interventi sul tema &#8220;scrittura non assertiva&#8221;. Vedi l&#8217;incontro sulla poesia “non assertiva“ il 25 ottobre a Milano, nell’ambito di bookcity (con Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Andrea Inglese, Lucio Lapietra, Renata Morresi, Italo Testa e Michele Zaffarano). Il primo intervento di Mariangela Guattteri è qui. &#160; di Marco Giovenale &#160; I. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Prosegue la pubblicazione di interventi sul tema &#8220;scrittura non assertiva&#8221;. Vedi l&#8217;<a href="http://bookcitymilano.it/scheda-evento/la-poesia-non-assertiva"><span style="color: #1c638c;">incontro sulla poesia “non assertiva</span></a></em><em>“ il</em> 25 ottobre a Milano, nell’ambito di bookcity (con <em>Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Andrea Inglese, Lucio Lapietra, Renata Morresi, Italo Testa e Michele Zaffarano). Il primo intervento di Mariangela Guattteri è <a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/10/08/scrittura-non-assertiva/">qui</a>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I.</strong></p>
<p>Parto assai volentieri dall’intervento di Mariangela Guatteri, che esorto a rileggere: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/10/08/scrittura-non-assertiva/">https://www.nazioneindiana.com/2015/10/08/scrittura-non-assertiva/</a>. Qui di séguito tento di esprimere alcune precisazioni e – perfino – azzardo una diversa <em>versione</em> del (e una non spiccata diversione dal) testo.<span id="more-56851"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>II.</strong></p>
<p>Facendo riferimento molto generosamente anche ad alcune mie pagine critiche di anni fa, la redazione di «OEI» ha raccolto, sotto il titolo complessivo di <em>Scrittura non assertiva!</em> (esclamativo incluso!), un numero della rivista dedicato non solo alla scrittura di ricerca italiana, ma anche a quei materiali ‘fuorilegge’ e culturalmente innovativi (il lavoro di Jesi, i progetti di Baruchello) che spostano l’asse della pagina da una formalizzazione riconoscibile e attestata, e lo collocano in territori ancora incerti, esplorabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul fronte della scrittura, si potrebbe dire che questo numero di «OEI» propone un tipo di lavori definibili anche – volendo – <em>di ricerca</em>. Sull’espressione “scritture di ricerca” sono sorti molti dubbi in passato (ricordo interventi di Biagio Cepollaro e Giulio Marzaioli, negli anni). Sull’uso di “assertivo” o “non-assertivo” possono nascerne ora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una pre-premessa potrebbe esser fatta, del tutto personale, ossia da semplice <em>ospite</em> del numero della rivista «OEI», ossia non potendo che parlare a nome mio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco: queste espressioni (che non casualmente definisco pressoché sempre “espressioni”) non si configurano come categorie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali espressioni?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se vado con la memoria a prima del 2005, precisamente al 2003 o anche precedentemente, rammento la mia ipotesi di una scrittura definita come coerente con una idea di “informale freddo” (a differenza della corrente tellurica/vulcanica dell’informale in arte, oltre mezzo secolo prima): cfr. <em>Note di ricerca e ascolto di autori: un informale freddo – e una rete tesa ai punti</em>, in «L’Ulisse», n. 1, giugno 2004, <a href="http://www.lietocolle.com/cms/img_old/ulisse_1.pdf">http://www.lietocolle.com/cms/img_old/ulisse_1.pdf</a>). Se andiamo al 2006, troviamo l’ipotesi – di Bortolotti e mia – di un differenziarsi (e forse vicendevole precisarsi) di “installazione” e “performance”: <a href="http://gammm.org/index.php/2006/07/16/tre-paragrafi-gbortolotti-mgiovenale/">http://gammm.org/index.php/2006/07/16/tre-paragrafi-gbortolotti-mgiovenale/</a>. Nel 2009 esce il volume collettivo <em>Prosa in prosa</em> (<a href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&amp;TS02_ID=1502">http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&amp;TS02_ID=1502</a>), il cui titolo è formula che si deve a Jean-Marie Gleize. Nel 2010 o poco prima ha iniziato a diffondersi una mia fissazione: quella che tutti si sia incappati recentemente/felicemente in un evento avviatosi già coi primi anni Sessanta: un “cambio di paradigma” (cfr. il n. 43 del «verri», giugno, 2010, e poi <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/">https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/</a>). Se andiamo al 2011 abbiamo “loose writing”, espressione che ho pensato di poter riferire soprattutto a gran parte del lavoro di Carlo Bordini, e ad altri autori: <a href="http://puntocritico.eu/?p=952">http://puntocritico.eu/?p=952</a>. (Di recente la collana Syn ha ospitato un testo di Alessandra Carnaroli che mi pare decisamente esemplare, in questi termini: <a href="http://www.ikona.net/alessandra-carnaroli-elsamatta/">http://www.ikona.net/alessandra-carnaroli-elsamatta/</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine: la coppia “assertivo” / “non assertivo” è rintracciabile daccapo sia nel testo <em>Cambio di paradigma</em> (2010, cfr. sopra) sia in un documento caricato nel marzo dello stesso anno sul mio blog: Prosa in prosa<em> e gammm.org in (non)rapporto con le avanguardie storiche</em>, <a href="https://slowforward.files.wordpress.com/2010/03/mg_nonrapp.pdf">https://slowforward.files.wordpress.com/2010/03/mg_nonrapp.pdf</a>, così come in un dibattito in corso su Absolute poetry, di cui si è purtroppo perso il link, ma in cui mi riferivo alle prose in prosa come a testi che sono “non versi in prosa, non poème en prose, non prosa lirica, non narrazione, non epica, non prosa filosofica, non prosa d’arte, non prosa assertiva-artaudiana (Noël), non frammenti/aforismi che segmentano un pensiero (Bousquet, Cioran), non voyage/onirismo (Michaux)”. (E cfr. inoltre: <a href="http://slowforward.wordpress.com/2013/07/05/corrispondenza-privata-_-1-assertivo-non-assertivo/">http://slowforward.wordpress.com/2013/07/05/corrispondenza-privata-_-1-assertivo-non-assertivo/</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bon. A valle di questo non richiesto iter mnemotecnico, tornando a quanto dicevo, ecco: “informale freddo”, “cambio di paradigma”, “loose writing”, “non assertività”, così come altre espressioni che mi è capitato di usare o addirittura coniare (penso anche a vocaboli inglesi: “installance”, “to drawrite”), non sono categorie, non vogliono essere scatole, definizioni. Vengono usate come tali, spesso. Ma sono, probabilmente, ambienti, costantemente dotati di tutti i comfort dubitativi degli ambienti che – da architetto deviante – escogito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abitare in un ambiente provvisorio e dubitante collide spesso con l’intento di mettervi radici, o di sedersi comodi. Il dubbio serve a questo: a non fermarsi troppo, e a non sentirsi troppo a proprio agio. Autori o critici stanziali, invece, si trattengono, o al contrario scappano a gambe levate come si fosse intenzionati a vender loro una casa infestata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A scanso di equivoci (che resisteranno) reinsisto: le espressioni sopra elencate sono espressioni, non scatole. Non vorrebbero essere categorie. Tuttavia sono e fanno “critica”, quindi sono a loro volta asseveranti, assertive (con quota d’ombra). È evitabile? Non credo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>III.</strong></p>
<p>Detto ciò, se siamo d&#8217;accordo su due premesse che qui in calce elenco, potrebbe essere a mio parere molto proficuo riprendere/variare l&#8217;intervento denso e preciso di Mariangela Guatteri, in tema di scrittura non assertiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le due premesse:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>La critica e la possibilità stessa di applicazione di una (attività) critica, non &#8216;creativa&#8217; in senso stretto/artistico, vengono &#8216;dopo&#8217; i testi. Prendono atto del panorama e su quello lavorano. Prima i testi, poi la critica letteraria.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li>La critica è giocoforza assertiva. È precisamente il suo lavoro, asserire, anche attraverso formule dubitative, di domanda. In ogni caso si muove parlando non in mare aperto, ma stando con lo sguardo puntato sulle acque precise che ha nel campo ottico. Delimitare un campo significa in fondo non smettere di interrogarsi sui suoi confini.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Detto ciò, a me sembrava e sembra tutt&#8217;ora del tutto evidente che se parliamo (come faccio almeno dal post <em>Cambio di paradigma</em>) di &#8220;scrittura assertiva&#8221;, lo facciamo sempre tutti (non solo io, e non solo la rivista che ha voluto generosamente collegarsi ad alcune mie ipotesi) in modo assertivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È assertivo affermare che esistono testi assertivi, e altri non-assertivi? Certo che sì. Visto che ne parliamo in sede critica. Vedi sopra, premessa 2.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La critica è assertiva sempre, perfino quando tace. Anche compilando un&#8217;antologia senza altro aggiungere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, con riferimento alla premessa 1, se la critica lavora (ed è di fatto proprio così che lavora) sui testi <em>dopo</em> i testi, post factum, essa usando il termine &#8220;assertività&#8221; evidentemente lo spiega e piega nelle direzioni date &#8216;già&#8217; (in precedenza) da quegli stessi testi. Ergo, il lettore intenderà bene che gli viene chiesto di operare una flessione semantica, non ancora precisabile, forse sempre imprecisabile, proprio in base al fatto che quei testi tra loro differenti vengono tenuti coesi o catturati in un moto stranamente centripeto da un’espressione che è stata per forza di cose intaccata e flessa, semanticamente: “non assertività”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Assertività&#8221; e “non assertività” significano allora: cosa? Evidentemente non il solo atto affermativo positivo, o la narrazione (apparente o meno), o l&#8217;iterazione di statements in liste anche banali. Eccetera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’accezione delle espressioni (strumenti d’indagine, non categorie) &#8220;assertività&#8221; e “non assertività” è mutata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il lettore lo percepirà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo detto, riprenderei assai volentieri l’intervento citato in incipit, ma così variato (senza nulla perdere della sua energia, <em>asserirei</em> :)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 30px;">Logico e utile può essere assumere la sottrazione della qualità <em>assertiva</em> come essenziale a tale scrittura (così essenziale da poterne essere la sintesi) e vedere se un’attività ermeneutica rileva, in tale non-proprietà, un qualche nodo <em>critico</em> avviando alcune domande, a partire ad esempio da:</p>
<p style="padding-left: 30px;">cosa ulteriormente sottrae questo <em>non</em> nella rete di relazioni che la scrittura innesca nel mondo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 30px;">Possiamo anche chiarire che evidentemente non parliamo di forme assertive delle frasi ma dell’architettura o spazio che queste frasi costruiscono oppure organizzano; e parliamo forse (talvolta) del tono, della postura, del punto di osservazione che il testo trasferisce all’autore;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ci possiamo anche orientare alle funzioni e ai modi di essere della scrittura, privilegiando quelle che consentono una lettura critica del mondo, e domandarci:</p>
<p style="padding-left: 30px;">rispetto al contesto con cui questa scrittura è in dialogo, che cosa il testo non può affermare, dire con convinzione, dichiarare? (Non può essere ed essere trattato).</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ad esempio, sempre in forma interrogativa:</p>
<ol>
<li>non può darsi come «grande narrazione» o come narrazione compiuta del reale;</li>
<li>non può essere la conferma di un’ordinaria visione delle cose;</li>
<li>non può essere <em>intraducibile</em>, tanto da passare indenne, immutato, per paura di smentirsi;</li>
<li>non può essere stanziale, confermandosi all’interno di un <em>luogo</em> interpretativo, di una categoria, di uno stile, eccetera;</li>
<li>non può avere chiavi interpretative desunte da uno schema conoscitivo incongruo rispetto a ciò che è il testo come complesso di relazioni (= il testo non richiede una lettura o decodifica che si appoggia su modelli critici consolidati; necessita molto probabilmente di uno sguardo critico sul reale).</li>
</ol>
<p style="padding-left: 30px;">Procedere per sottrazione di possibilità della scrittura non equivale a depotenziarla, se ciò che le si nega è già visibile così com’è, già conosciuto in quel modo, allora atteso come una conferma di ciò che si crede, di un segno che ha <em>già</em> valore.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Pensare a una scrittura <em>non assertiva</em> necessita di un approccio paradossale ed è come stare in relazione con qualcosa che esiste, non esiste ed è indescrivibile. E questa relazione non si riferisce a un oggetto oscuro e inaffrontabile ma, probabilmente, a una condizione di intermittenza, di <em>glitch</em> sensoriale rispetto allo scorrere <em>agitato</em> del <em>real time</em>.</p>
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		<title>&#8220;Scrittura non assertiva!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2015 12:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Mariangela Guàtteri]]></category>
		<category><![CDATA[OEI]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 25 ottobre a Milano, nell&#8217;ambito di bookcity, alle ore 14 alla Casa delle Arti &#8211; Spazio Alda Merini, via Magolfa 32, si terrà un incontro sulla poesia &#8220;non assertiva&#8220;. Leggeranno i loro testi: Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Andrea Inglese, Lucio Lapietra, Renata Morresi, Italo Testa e Michele Zaffarano. Qui di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 25 ottobre a Milano, nell&#8217;ambito di bookcity, alle ore 14 alla Casa delle Arti &#8211; Spazio Alda Merini, via Magolfa 32, si terrà <a href="http://bookcitymilano.it/scheda-evento/la-poesia-non-assertiva">un incontro sulla poesia &#8220;non assertiva</a>&#8220;. Leggeranno i loro testi: Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Andrea Inglese, Lucio Lapietra, Renata Morresi, Italo Testa e Michele Zaffarano. Qui di seguito il primo di una serie d&#8217;interventi teorici e critici sull&#8217;argomento.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Mariangela Guatteri</strong></p>
<p>Partendo dal titolo del #67-68 della rivista svedese OEI, dedicato ad alcuni autori italiani contemporanei e ad alcune loro scritture, ho provato a riﬂettere sulle possibilità di questo <em>non essere in un determinato modo</em>. Propongo alcune domande forse utili per uno sguardo critico su certi <em>modi</em> di scrittura, trovando questo titolo, assertivo e <em>incongruo</em> (non possiede la proprietà che predica), molto funzionale, non tanto a tracciare i contorni delle scritture in questione, quanto a ragionare sul rapporto che tali scritture intrattengono con la realtà.<span id="more-56849"></span></p>
<p>Se delle scritture vengono assertivamente deﬁnite<em> non assertive</em>, il loro comprenderle all’ombra di tale etichetta fa i conti con la loro complessiva descrizione, che sarà concretamente irrealizzabile: il denominatore comune di tali scritture si riduce alla sottrazione di una qualità possibile per la scrittura. Ma dall’ipotizzare: <em>questa scrittura non è in un certo modo</em> a: <em>quindi è tutto il resto che non è in un certo modo</em>, il salto non è logico e non è utile. Logico e utile può essere invece assumere la sottrazione della qualità assertiva come essenziale a tale scrittura (così essenziale da poterne essere la sintesi) e vedere se un’attività ermeneutica rileva, in tale non-proprietà, un qualche nodo <em>critico</em> avviando alcune domande, a partire ad esempio da: cosa ulteriormente sottrae questo <em>non</em> nella rete di relazioni che la scrittura innesca nel mondo?</p>
<p>Possiamo anche chiarire se: parliamo di forme assertive delle frasi o dell’architettura o spazio che queste frasi costruiscono oppure organizzano; parliamo del tono, della postura, del punto di osservazione che il testo trasferisce all’autore.</p>
<p>Ci possiamo anche orientare alle funzioni e ai modi di essere della scrittura, privilegiando quelle che consentono una lettura critica del mondo e domandarci: rispetto al contesto con cui questa scrittura è in dialogo, che cosa il testo non può aﬀermare, dire con convinzione, dichiarare? (Non può essere ed essere trattato). Ad esempio, sempre in forma interrogativa:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>non può darsi come «grande narrazione» o come narrazione compiuta del reale;</li>
<li>non può essere la conferma di un’ordinaria visione delle cose;</li>
<li>non può essere <em>intraducibile</em>, tanto da passare indenne, immutato, per paura di smentirsi;</li>
<li>non può essere stanziale, confermandosi all’interno di un luogo interpretativo, di una categoria, di uno stile, eccetera;</li>
<li>non può avere chiavi interpretative desunte da uno schema conoscitivo incongruo rispetto a ciò che è il testo come complesso di relazioni (= il testo non richiede una lettura o decodiﬁca che si appoggia su modelli critici consolidati; necessita molto probabilmente di uno sguardo critico sul reale).</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Procedere per sottrazione di possibilità della scrittura non equivale a depotenziarla, se ciò che lesi nega è già visibile così com’è, già conosciuto in quel modo, allora atteso come una conferma di ciò che si crede, di un segno che ha già valore. Pensare a una scrittura <em>non assertiva</em> necessita di un approccio paradossale ed è come stare in relazione con qualcosa che esiste, non esiste ed è indescrivibile. E questa relazione non si riferisce a un oggetto oscuro e inaﬀrontabile ma, probabilmente, a una condizione di intermittenza, di <em>glitch</em> sensoriale rispetto allo scorrere agitato del <em>real time</em>.</p>
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