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	<title>Opra dei Pupi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>della serie: femmine toste (le pupe)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 20:31:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Donata Amico]]></category>
		<category><![CDATA[Opra dei Pupi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Donata Amico Da bambina ho assistito a numerosi spettacoli dell’Opera di pupi. Ne conosco i personaggi femminili anche per lo studio dei canovacci autografi del puparo Raffaele Trombetta, mio bisnonno, e per le favole cavalleresche raccontatemi da mia nonna Giuseppina Trombetta Amico (1892-1990), figlia di una figlia di Gaetano Crimi e parlatrice di ‘pupe’ [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pjlTcL8gNnM&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p>di<br />
<strong>Donata Amico</strong></p>
<p>Da bambina ho assistito a  numerosi spettacoli dell’Opera di pupi.<br />
Ne conosco i personaggi femminili anche per lo studio dei  canovacci autografi del  puparo Raffaele Trombetta, mio bisnonno, e per le favole cavalleresche  raccontatemi da mia nonna Giuseppina Trombetta Amico (1892-1990), figlia di una figlia di Gaetano Crimi e parlatrice di ‘pupe’  nei teatri  del padre e poi del marito Pasqualino.<br />
Sirene, spose fedeli e amazzoni dell’Ottocento maturo; memori, se guerriere, della Camilla virgiliana e della Pentesilea omerica, afroditiche o anagamiche che siano,   nell’economia narrativa  e spettacolare dell’Opera dei pupi, i personaggi femminili dell’Opra  sono molti e fondamentali poiché  traghettano con le arti  maieutiche   dell’  incanto amoroso, del  sacrificio fino al suicidio, della follia , della virtù guerresca, il logocentrismo, le struttura razionale del Testo alle passioni dell’anima, mescidando la chimica del Discorso all’ alchimia dei corpi e delle  cose, il teatro regolare  al rito catartico, la Ragione ai sensi, con registri  recitativi ora tragici ora melodrammatici o tratti dal romanzo d’ appendice.<br />
<span id="more-11378"></span><br />
Avvalora questo assunto l’avere accertato che i modelli di comportamento in antitesi, che la cultura popolare prescriveva come conformi o rilevava  come difformi ai doveri del genere femminile, non costituivano  per gli spettatori dell’ Opra  poli categoriali per connotare le ‘donne’ dell’ Opra e per giudicarle,  per discriminare le femmine oneste e compunte da quelle non lo fossero ( anche perché chi femmina onesta non è stata, e penso ad Angelica, alla fine della Storia di Orlando , si dà morte da sé).<br />
 Ritengo in definitiva che l’ opposizione tra madonna e  meretrice/ instrumentum diaboli che permeava il modello regolativo coevo, reale e concreto, della relazione uomo-donna, non venisse trasferita sulla scena dell’ Opra.</p>
<p>Per le funzioni ‘sciamaniche’ che le pertengono  nella rappresentazione  e che afferiscono alla creazione di  metaforiche ‘cotture’ di  pozioni magiche fatte di desiderio e ragione, logos testuale e caos spettacolare; per tali sue funzioni, mirate alla dinamica restituzione al personaggio virile di integrità umana ( sia che lo ‘conforti’ eroticamente, sia che gli porga occasioni per riflettere sugli schemi di mascolinità dominanti), anche quando  non è guerriera, il personaggio-donna  nell’Opera dei pupi  non serve mai il maschio , sia che  persegua il proprio obiettivo con perseveranza strategica, sia che lo faccia con più domestica femminile pazienza e costanza .</p>
<p>La donna all’  Opera dei pupi non  ne è mai serva, semmai lo idolatra , ma se lo fa , lo fa perché , come eroina dantesca, è grande anche nel peccato di lussuria  che diviene impeto predatorio  oppure oblazione di sé fino all’estasi, ed anche fino alla morte cercata, escogitata e raggiunta  con qualunque mezzo, anche, per esempio,   con l’imbonire un  filtro  magico spacciato come  foriero di invulnerabilità (e la cui prova di  efficacia viene scientemente proposta a costo della propria vita) al terribile saraceno  Rodomonte pronto a far  violenza, tanto terribile quanto, alla fine , pover’ uomo, tragicamente  gabbato : l’episodio ariostesco cui mi riferisco è quello di Isabella.  Per difendere la propria virtù insidiata dal lussurioso infedele, Isabella si fa uccidere dal re africano con lo stratagemma descritto e muore invocando il suo Zerbino, un attimo prima che il pagano. ignaro dell’inganno, le spicchi con la spada la testa dal collo.</p>
<p>E allora andiamo a incominciare, perdiamoci nella labirintica galleria dei ritratti dei personaggi femminili nell’Opera dei pupi!…</p>
<p><strong>Ci sono donne ideali</strong>, fedeli all’amato, remissive ma mai passive custodi del focolare (ma custodi del focolare solo in pectore, perché anche a loro tocca il vagabondare raminghe e sole per l’avversa Sorte: è il caso di Berta madre di Orlando che fugge con<br />
Milone e poi lo smarrisce; è il caso di Fedelsmonda moglie di Oliviero e madre di Grifone e Aquilante, ritrovata nuda e in stato stato brado e quasi ferino nel bosco dai figli ormai adulti, allevati dalla maga Bianca e dalla Maga Nera)</p>
<p><strong>Ci sono le spose ingiustamente tacciate di adulterio</strong> come Dusolina nel Fioravante e Rizzieri, Ginevra di Scozia, Beatrice madre di Rinaldo)<br />
 Da ricondursi al prototipo melusiniano sono <strong>le maghe-madrine</strong> come  Melissa, angelo custode di Bradamante, che è  destinata a divenire con Ruggero capostitipite della casa d’ Este : Melissa accompagna l’ eroina nel palazzo del mago Atlante dove libera l’ amato della sua protetta dall’ incantesimo; </p>
<p>Segue la schiera delle <strong>madri  che muoiono di parto</strong>, siano guerriere come Bradamante e Galiacella o non lo siano come Fedelsmonda;<br />
 E si continua con le   <strong>bellatrix virgines o mulieres</strong> che muoiono sacrificandosi per un congiunto come accade a Marfisa: con il fratellastro Cladinoro libera il nipote Guidone, figlio di Bradamante e Ruggero, dall’ incantesimo che lo tiene chiuso dentro una colonna. Ne morirà, con Cladinoro, fra le braccia del nipote: ma col suo sacrificio   avrà assicurato la salvezza  della religione cristiana dai saraceni e soprattutto un nuovo eroe per una nuova storia: perché Guidone diventerà il Guido Santo, eroe eponimo di un altro frequentatissimo ‘ciclo’ di rappresentazioni con pupi.</p>
<p>… <strong>Ci sono donne  innamorate</strong> cui la passione impone o diviene veicolo di decisioni drastiche che comportano la rottura con la famiglia d’ origine (Berta  è riammessa alla corte di Carlomagno solo per  intercessione a lungo perorata di Namo di Baviera). </p>
<p>Ci sono  l<strong>e amate e abbandonate </strong>come  Claudiana (in Lo Dico) o Gaudiana, secondo la lectio presente nei canovacci autografi del puparo Raffaele  Trombetta (Palermo 1858- Catania 1932), da cui testualmente citiamo la supplica a Ruggero di Risa in atto di fuga:” Ascoltami un istante de ti prego se m’ ami e se non m’ ai ingannata: furente ti vedo e dimentico del nostro amore – dove corri – dove vai – io ti seguo – Dè! se è ver che tu stimi a chi ti produsse al mondo, non mi lasciare in tale  estremo caso incinta son io e tu mi abbandoni – Nò! tu passerai la soglia di questa porta quando calpesterai il mio corpo”.<br />
Goduta, abbandonata e disperata fino al proposito di suicidio è Floriana che, posseduta da Rinaldo, dà alla luce Guidone e Carinda . </p>
<p>Ci sono poi donne che rubano al mondo gli eroi e, imprigionandoli nei loro edenici horti conclusi , giardini di delizie, padrone del diavolo ed esperte in scongiuri, li sviliscono nell’ incanto dei sensi, nell’ oblio del principio di realtà  ossia del dovere della prestazione bellica; nell’oblio, infine, del dovere di fedeltà alla sposa : sono  <strong>le maghe- maliarde</strong>.<br />
Echi delle omeriche Circe e Calipso, le discinte e lascive Giliana e Gualtiera (o Voltiera in Lo Dico) indossavano un copricapo a cono , un mantello, corti pantaloni a zucca su gambe nude e un bolerino che esibiva le braccia ornate da monili e lunghi guanti bianchi : “Voltiera è il nome mio; ed ho altre sorelle che vivono scherzando con me; ciò dicendo offrì volentieri al cavaliere il proprio fiore, sicchè Astolfo spogliossi delle armi per prendere tale possesso.”  Gualtiera e Giliana una volta abbandonate dai  rispettivi seduttori,  divengono madri, e madri  di eroi : Giliana  genera con Milone Agolaccio, Gualtiera genera con Astolfo Serabello. Gualtiera si vendicherà su Orlando che Astolfo dal suo  incanto  e su Astolfo stesso.<br />
 I due paladini guadagneranno da Gualtiera gli oscuri auspici:” <em>A te Orlando predico che un giorno sarai pazzo per una donna saracena. A te Astolfo la mia profezia e il mio sortilegio: ti tolgo la forza, ma ti dò il coraggio</em>”, tanto che Astolfo non avrà timore di salire sull’ippogrifo per recuperare sulla Luna il senno di Orlando; ed  entrerà poi per primo nella gola di Roncisvalle trovandovi immediata morte .<br />
Gualtiera spezza , disperata d’ amore,  così il binomio forza –coraggio da sempre ubi consistam della virtù cavalleresca e virile tout court .</p>
<p>Ci sono donne che si accendono di fiamma d’amore e intraprendono l’ iniziativa della cattura erotica prima che lo faccia il maschio prescelto: la giovanissima principessa di Armenia Drusiana nella storia di Buovo d’ Antona (Hanston in Inghiterra) di Andrea da Barberino, fa innamorare il giovanissimo  principe Buovo, ridottosi a “ trinciante di tavola” alla corte del re armeno, perché fuggiasco ed esule dalla patria . Durante un pranzo <em>“Ella lasciò cadere il coltellino e poi si chinava e fece vista di non lo potere aggiungere e disse:” Vello qui e preselo per i capelli e per lo mento e baciollo e prese il coltellino e rizzossi. E Buovo uscì di sotto la tavola tutto cambiato di colore per la vergogna.</em>”</p>
<p><strong>Ci sono donne guerriere fortissime</strong>  come Dama Rovenza dal Martello (presente nel Rubion d’ Anferna) che per godere la sola imago del nemico amato, Rinaldo paladino, dimentiche di tattica e prudenza  ed esperienza bellica , perdono la vita trafitte dall’ amato medesimo fintosi morto, guarda caso, nel sesso unico luogo corporeo, guarda caso,  vulnerabile: primo ed ultimo cruento immaginario amplesso , amplesso di amore e morte; donne per amore folli, come Azea dell’ Erminio (Azea innamoratasi di Tigreleone figlio di Erminio, ne resta gravida; perduto l’amato, morirà fra le sue braccia in un manicomio dell’isola di Samo dove Tigreleone  casualmente  ha riconosciuto la voce di lei che-pazza-  cantando, rievocava la loro vita) .<br />
E’ il sovvertimento del modello letterario della donna-angelo nell’ angelizzazione dell’eros, inteso  come eros captativo ma anche come eros oblativo: è  il trionfo dell’ uomo-angelicato. In questo rovesciamento della divisione  dei  ruoli maschile e femminile , che la Storia invece da parte sua al contempo ribadiva, è l’uomo il desiderato, e non di rado è  l’uomo ad essere  tramite di conversione e di conversione  istantanea alla fede dei nemici. E’ la donna a desiderare e, vinta d’amore, a far tutto perché la preda entri in suo possesso: e la preda è una sorta di angelo laico,  nunzio terrestre di ardori sensuali non differibili.<br />
Fedelsmonda, saracena regina di Costanza, (all’Opera dei pupi sono ‘saraceni’ tutti i non-cristiani), soccorsa da Oliviero contro Tilofarne (che le ha portato assedio poiché ella ne ha rifiutato la proposta di nozze), invaghitasi del suo soccorritore “ <em>disse…sono pronta ad adorare Dio” (Lo Dico)</em>.</p>
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