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	<title>Ordito &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un prodotto assolutamente inedito in natura [Opere su carta di Isabella Ducrot]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 16:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Ducrot]]></category>
		<category><![CDATA[La matassa primordiale]]></category>
		<category><![CDATA[Nottetempo]]></category>
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		<category><![CDATA[Trama]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Io amo molto i saggi. Domandare astrusa e ricevere risposte coerenti. Certe volte poi mi piace afferrarne qualcuno per farmi raccontare e basta. Come un bambino indifferente a novità e ripetizione la cui unica domanda sia E come continua?. Ne La matassa primordiale, Isabella Ducrot, con le parole tessili che stanno sulla [&#8230;]]]></description>
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<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p>Io amo molto i saggi. Domandare astrusa e ricevere risposte coerenti.<br />
Certe volte poi mi piace afferrarne qualcuno per farmi raccontare e basta. Come un bambino indifferente a novità e ripetizione la cui unica domanda sia E come continua?. Ne <em>La matassa primordiale</em>, Isabella Ducrot, con le parole tessili che stanno sulla pagina flessuose e ieratiche quanto i colori e collage di stoffa sulle [sue] tele, non solo mi ha detto come continua ma mi ha spiegato, da Cloto a Penelope, fino a Lhasa, che il filo del discorso, come quello del tessuto è tendenzialmente illimitato. Che quando si dice <em>(…) il filo del discorso o perdere il filo del ragionamento si dà per scontato che questo filo sia qualcosa di continuo e di irreversibile</em>. Che <em>(…) le metafore tessili perderanno la loro ragione di essere nel momento in cui il tessuto verrà sostituito da composti compatti (…)</em>.<br />
<span id="more-10648"></span><br />
In ventuno stanze di testo, riflessioni a margine sull’arte del tessere e chiose linguistiche sulla storia dei tessuti, e dodici riproduzioni [a colori] delle opere ordite alle parole, Ducrot analizza e sovrappone le metafore, le mitologie e le figure per illustrare quanto tessere sia umano troppo umano. Quanto la peculiare crocifissione di ordito e trama ci renda eterni e caduchi. <em>Si è tentati di pensare che se la materia tessile è il corpo del tessuto, il soffio che passa e attraversa i fili è la sua anima</em>. Con una prosa lineare e colta, favolistica e argomentativa, Ducrot sfila storia e contemporaneità rimandando una immagine garza o satinata dei giorni nostri e del resto.</p>
<p>I versi che introducono <em>La matassa primordiale</em> sono di Patrizia Cavalli. Io quando leggo questi versi intrecciati o <em>Duro intelligere e morbido sentire il peggio che ci possa capitare</em> lo capisco bene, e dalla prima volta, che tessere può essere solo umano.</p>
<p><em>Straccio o broccato,<br />
ogni tessuto è dunque il risultato<br />
di questo stringersi costretti insieme<br />
da un progetto il cui concepimento è dato<br />
solo all’ingegno umano: un matrimonio<br />
che mai in natura potrebbe avere luogo.<br />
Prendete il ragno, poveraccio. Imbroglia.<br />
Il ragno mica tesse, il ragno incolla.</em><br />
P. Cavalli, Tessere è umano</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Opere su carta</em> Mostra e Testo di Isabella Ducrot</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Martedì 11 Novembre, Galleria Carlo Virgilio, Via della Lupa 10, Roma. Dalle 18 alle 21 [Ingresso libero]</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>La matassa primordiale</em>, Figure Nottetempo (2008), </strong><strong>[testo + 12 riproduzioni in quadricromia], pp. 72, € 14,00.</strong></p>
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